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Mara-Carfagna

Carfagna: Femmina, tu si’ ‘na Marafemmina


Carfagna: Femmina,tu si’ ‘na Marafemmina

Qualsiasi ragazza bella conosce il potere sui maschi di un capriccio con occhioni indifesi. Ha avuto quest’effetto il lamento ben portato del ministro Mara Carfagna, che ha occupato la politica per una settimana (Silvio Berlusconi: «Il gossip ha oscurato il mio risultato epocale al vertice Nato»). Continua

Alessandra Mussolini: “Io vajassa? Peggio, e Mara Carfagna se ne accorgerà”

I manifesti elettorali sovrapposti di Mara Carfagna e Alessandra Mussolini durante la campagna del 2008

I manifesti elettorali sovrapposti di Mara Carfagna e Alessandra Mussolini durante la campagna del 2008

“Il siluro è partito e si vedrà già oggi dove andrà a colpire”.

Dalle minacce - “t’insulto e i tuoi occhi sgranati saranno ancora più sgranati” - Alessandra Mussolini passa ai fatti e preannuncia a Panorama.it un atto politico contro la collega di partito del Pdl, nonché ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, colpevole di averle dato della “vajassa” – una serva - , in un’intervista apparsa su Il Mattino dopo la foto scattatale dalla Mussolini in Aula e che la ritraeva al fianco del capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà, Italo Bocchino. Continua

Mara Carfagna, una “signora” ministro


Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità  (ANSA / Alessandro Di Meo)

Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità (ANSA / Alessandro Di Meo)

Lasciando da una parte il siparietto con la collega Alessandra Mussolini, cui ha rivolto quel vajassa sfuggitole in un accesso di collera, se alle dichiarazioni di Mara Carfagna seguiranno decisioni coerenti con quanto ha detto, allora proprio dalla “signora” ministro (copyright Berlusconi), che ipocritamente è stata bollata per mesi dalla stampa di centrosinistra come simbolo del velinismo del centrodestra, verrà una lezione di serietà politica e, soprattutto, di riconoscenza verso coloro che hanno da sempre creduto nelle sue capacità. Continua

Mara Carfagna: ero cenerentola, ora parlo da ministro


Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna (foto di Alberto Bevilacqua)

Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna (foto di Alberto Bevilacqua)

Per difendere le donne da soprusi e violenze ha varato la legge contro lo stalking. E dentro la maggioranza
è tra i pochi schierati a favore delle coppie gay.
Ma adesso la responsabile delle Pari opportunità ha molto da dire su Gianfranco Fini, che esaspera i toni. Sui giovani al governo, e su chi
ce li ha portati. Sulla riforma delle intercettazioni,
che «deve essere varata quanto prima». Sui tanti voti che ha preso alle regionali in Campania. Su Israele.
E su un complesso d’inferiorità che non ha più.


Intervista di Andrea Marcenaro
Continua

Donne che odiano le donne

Mara Carfagna sul testamento biologico

Solo per aver ricordato la lapalissiana verità che “il potere resta maschio” le hanno dato della “agnosa”. Chi: i maschi? No, le femmine. E tutte di rango. Figuriamoci di cosa avrebbero accusato Mara Carfagna (Pdl), ministro delle Pari opportunità, se invece avesse detto che il potere è, sì, maschio, ma l’invidia resta femmina.
E dire che il ministro, complice anche il clima natalizio, era stato molto carino con le sue sorelle di sesso. Tanto da sottolineare: “Le donne sanno aprirsi al dialogo con più garbo, ma a parlare di riforme sono i vertici dei partiti, composti da maschi“. Continua

Violenza sulle donne, la mappa della paura. Lombardia prima per lo stalking

Una performance artistica contro la violenza di genere - Roberto Monaldo/Lapresse

Una performance artistica contro la violenza di genere - Roberto Monaldo/Lapresse

Dallo stalker della porta accanto allo sconosciuto molestatore per strada. Ma il pericolo più grande rimane quello che è già in casa (o ne è stato cacciato). Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne (qui il blog di Donna Moderna). Continua

Taranto, giunta sciolta: le donne della politica affilano le unghie?

Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità

Bipartisan. In questo modo potremmo definire la reazione delle “quote rosa” della politica italiana alla sentenza del Tar che ieri ha ordinato lo scioglimento della giunta di Taranto a causa della mancata presenza di donne fra gli assessori. Continua

Sante badanti, l’immigrazione che piace a tutti: dalle famiglie alla politica

Viva le badanti, dunque. Ma, a fronte di tanta utilità, si fa poco o niente per agevolare loro e i datori di lavoro. “Non esiste un elenco delle badanti, non esiste una categoria riconosciuta. Sono tutte inserite nel mucchio dei cosiddetti ‘collaboratori domestici’” dice Francesco Di Maggio, direttore dei Flussi migratori dell’Inps. “E questo favorisce di fatto una grande evasione. Oltre alla detraibilità dei contributi versati si dovrebbe istituire un albo delle badanti che devono avere cognizioni di psicologia, di infermieristica, di geriatria”. “Abbiamo registrato per le badanti il fenomeno dell’immigrazione pendolare: vengono, stanno un po’ e poi tornano al loro paese con qualche soldo da parte” dice Guglielmo Loy, responsabile della Uil per l’immigrazione. Anche la ricerca Iref-Acli: “Il welfare fatto in casa” evidenzia che 3 badanti su 4 non vogliono rimanere a lungo nel nostro Paese e quindi sono disponibili a lavorare in nero o ad accettare contributi irrisori per una pensione che non verrà mai corrisposta.
A volte però l’angelo si ribella ai soprusi e si rivolge al sindacato. Dice ancora Soldini: “Abbiamo un sacco di vertenze in corso, anche cose delicate, tra famiglie di gente iscritta alla Cgil. Si parla di violenze private e sessuali, documenti trattenuti e stipendi da fame per lavorare 24 ore su 24 senza riposi né ferie”. Per questo i sindacati, le associazioni che fanno capo al mondo cattolico, gli enti locali chiedono al governo misure per incentivare il cittadino a regolarizzare davvero la badante. Prima tra tutte la defiscalizzazione della spesa.

Poi l’istituzione presso i comuni di un albo riconosciuto al quale le badanti si iscrivono dopo un corso di formazione finanziato con la riconversione di istituti un po’ desueti come quello dell’accompagno. Ancora: un elenco di “supplenti” a disposizione degli enti locali per consentire le ferie e i permessi alle lavoratrici regolarmente assunte. “La badante è diventata a tutti gli effetti una colonna del nuovo welfare e come tale va riconosciuta” dice Franco Pittau della Caritas di Roma.
Ci sono realtà che già si muovono autonomamente. A Ferrara, per esempio, c’è l’associazione badanti Nadiya (che in russo significa speranza) che mette in contatto lavoratrici dell’Est europeo con famiglie che hanno bisogno di qualcuno che faccia assistenza agli anziani. Il presidente di Nadiya, che lavora a stretto contatto con lo Sportello immigrati della Cisl, è Roberto Marchetti, ex dirigente dell’Eridania, che ha conosciuto la crisi aziendale fino al licenziamento e la cassa integrazione per due anni. Ora è segretario dell’Istituto diocesano, amministra i beni della chiesa di Ferrara ma nel tempo libero si dedica volontariamente alle assistenti familiari: “Abbiamo in città 5.200 badanti di cui solo 2.800 in regola. Abbiamo istituito una sorta di albo professionale, vagliamo i curricula delle donne e poi le mettiamo in contatto con le famiglie che si rivolgono a noi. Solo per le badanti, in provincia c’è una evasione di 8 milioni di euro l’anno tra Inps e Irpef”.
Esperienza analoga a Sesto San Giovanni dove lo Sportello assistenza familiare (realizzato in partnership con il comune di Brescia, l’Irs Istituto di ricerca sociale di Milano, la Cgil e la Caritas) ha messo in contatto un migliaio di badanti con le famiglie bisognose e ha anche finanziato tre corsi di formazione.

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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