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Mara-Carfagna

Prostituzione: il ministro Carfagna dice no ai quartieri a luci rosse

Una casa chiusa austriaca

Via le prostitute dalle strade, ma di case chiuse o di quartieri a luci rosse non se ne parla. In un’intervista a Panorama in edicola da venerdì 19 settembre, il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, è categorica: “Noi siamo un paese cattolico. Non sarebbe pensabile quello che avviene in alcune città europee”.
E aggiunge: “È importante chiarire che il disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri, vieta la prostituzione in luoghi pubblici. Ognuno in casa propria fa ciò che vuole. Ma non saremo noi a creare dei ghetti. Non sarà il governo ad autorizzare quartieri a luci rosse. Anche per questioni di ordine pubblico e di decoro”. Poi risponde a chi, come Daniela Santanchè, lancia l’idea delle cooperative autogestite dalle prostitute: “Non è un aspetto che ci interessa regolamentare. Il governo ora si pone il problema di eliminare questo scempio dalle strade, per salvaguardare i cittadini e anche le lucciole costrette a vendere il proprio corpo”.
E con la sinistra (per esempio Livia Turco che l’accusa di aver dato vita ad un regolamento perbenista e ipocrita), taglia corto: “Non accetto critiche da chi ha governato per anni senza mai tentare di risolvere il problema”.

Prostituirsi non sarà reato e nemmeno rivolgersi al sesso mercenario. Ma non lo si potrà fare più per strada. Siete d’accordo con le misure il contenuto del ddl Carfagna?

Vietata la prostituzione in strada e carcere per chi approfitta dei minori

prostitute
Lucciole e clienti in gabbia? No, prostituirsi continuerà a non essere reato, ma sarà vietato farlo per strada. È stato approvato oggi dal consiglio dei ministri il disegno di legge su “misure contro la prostituzione” presentato dal ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna. Che nella conferenza stampa tenuta insieme ai ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Giustizia, Angelino Alfano, ha così commentato il successo della sua proposta: “È uno schiaffo durissimo al mercato della prostituzione, le toglie linfa”. Uno dei punti fondamentali del nuovo provvedimento è l’inasprimento delle pene per chi favorisce o sfrutta la prostituzione minorile.
Il ddl prevede il carcere da sei a dodici anni e una multa da 15 a 150 mila euro per chi recluta o induce alla prostituzione minorile o chi trae profitto, anche solo nelle forme di favoreggiamento, dalla prostituzione di minori.
E per chi compie atti sessuali con prostitute tra 16 e i 18 anni è prevista la reclusione (da 6 mesi fino a 4 anni) e una multa che potrà oscillare tra i 1.500 e i 6 mila euro. Se il minore ha meno di 16 anni, la pena aumenta di un terzo a due terzi. I minori stranieri che esercitano la prostituzione potranno inoltre essere rimpatriati, (sarà emanato un regolamento entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge) sempre che la decisione sia nell’interesse del minore. L’obiettivo è infatti il ricongiungimento del minore con la propria famiglia. Il ministro Carfagna ha assicurato che “non saranno rimpatriati quei minori per i quali non c’è convinzione di accoglienza nel proprio paese”.
Un’altra novità del ddl riguarda “l’attività all’aria aperta”: comprare e vendere sesso in luogo pubblico diventa infatti reato. Se sinora con l’attuale normativa era punibile solo il reato di adescamento che, però, risultava di difficile definizione, da oggi prostituirsi nei parchi, nelle strade, in aperta campagna sarà vietato. Il ddl prevede per i trasgressori, clienti ed operatori del sesso, l’arresto da cinque a quindici giorni e un’ammenda da 200 a 3 mila euro.
Carcere tra i quattro e gli otto anni anche per i promotori e gli organizzatori di associazioni a delinquere finalizzate allo sfruttamento della prostituzione, mentre la reclusione andrà dai due ai sei anni per i partecipanti.
Nei quattro articoli di cui è composto il disegno di legge, il ministro Carfagna ha voluto sottolineare che il provvedimento mira a “contrastare la criminalità organizzata che sfrutta donne e minori e dà vita al triste fenomeno della tratta”.
Ci sono voluti 50 anni per portare di nuovo in Parlamento il tema della prostituzione, il ministro delle Pari opportunità ha sottolineato che “è dal 1958, dal varo della legge Merlin, che si interviene per la prima volta su questo tema”, e ha ribadito che “ciò che sta cuore al governo è la prostituzione in strada perché procura un allarme sociale. E non è solo per decoro urbano”. Inoltre, ha smentito di aver ipotizzato nel passato la creazione di cooperative del sesso.

E sul “No Cav Day” indaga la procura di Roma

Beppe Grillo

Un fascicolo processuale intestato ”atti relativi a” (quindi privo per il momento di ipotesi di reato) è stato aperto dalla procura di Roma sui fatti avvenuti l’8 luglio scorso durante la manifestazione ”No Cav Day”, in piazza Navona. Al vaglio del procuratore Giovanni Ferrara ci sono già alcuni filmati degli interventi, tra gli altri, di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, fatti durante la manifestazione. Gli inquirenti dovranno valutare se siano configurabili ipotesi penalmente rilevanti per i riferimenti fatti nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di Benedetto XVI e del ministro Mara Carfagna. Sarà poi il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a dover autorizzare lo svolgimento delle indagini, secondo quanto previsto dall’articolo 290 del codice di procedura penale.

L’ex pm Antonio Di Pietro difende la sua scelta a favore della piazza rispetto all’aut aut di Veltroni: “Noi stiamo con la piazza e non con il potere, nell’eterna lotta fra Davide e Golia, stiamo con Davide. Faremo una, cento, mille piazze perché nelle piazze c’é la politica dell’impegno, mentre nelle stanze del potere c’è la politica dello scandalo, del compromesso e del do ut des”. Replica il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti: “Tutti pensavano che con la manifestazione di piazza Navona si fosse toccato davvero il fondo. Invece vediamo che non c’è mai limite al peggio”.

Stop alle prostitute in strada, le lucciole tornano in casa

Prostitute in strada

Chiuse le case, 50 anni fa dalla Legge Merlin, ora per le squillo potrebbero essere chiuse anche le strade e i vialoni delle città. Con sanzioni e possibile arresto anche per i clienti. A questo punta infatti la bozza del disegno di legge dei ministri dell’Interno (Roberto Maron) e delle Pari opprtunità (Mara Carfagna) che verrà esaminata venerdì dal Consiglio dei ministri: punta all’”eliminazione della prostituzione di strada”.
Non praticabile, per le critiche del mondo cattolico ma anche dei sindaci, la strada del ministro Maroni di realizzare i quartieri a luci rosse, tramontata l’idea di presentare il foglio di via alle squillo di strada a suo tempo presentato come emendamento al decreto sulla sicurezza da Filippo Berselli e Carlo Vizzini, per la prostituzione resteranno solo le case. Ma anche tra le mura domestiche saranno molte le limitazioni.
Il testo, che in pratica riprende la proposta Prestigiacomo-Fini–Bossi del 2002, si compone di quattro articoli: il primo introduce nel codice penale un nuovo reato (prostituzione di strada e in luoghi aperti al pubblico: bar, club, etc): la prima volta, la lucciola e il cliente pagheranno sanzioni amministrative che oscillano tra i 200 e i 3.000 euro; in caso di reiterazione del reato, oltre alla sanzione tra i 200 e i 1.000 euro, scatta l’arresto da cinque a 15 giorni. Non verrà considerata punibile la prostituta costretta a vendersi con la violenza o le minacce.
Molto pesanti le pene (da sedici a 18 anni) se la prostituta è una minorenne (o un minorenne) che verrà rimpatriata con la procedura utilizzata per i minori in stato di abbandono.
Nel mirino del Ddl anche chi affitta una casa dove ci si prostituisce, ma solo se il canone è superiore a quello di mercato. È previsto l’arresto da due a sei anni e la multa da 250 a 10mila euro. Chi presta assistenza a una squillo senza fini di lucro o profitto, inoltre, non è imputabile di favoreggiamento alla prostituzione (oggi la Merlin prevede il favoreggiamento). Infine, l’articolo 4 inasprisce le pene per l’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione: le sanzioni vengono aumentate fino a due terzi per promotori e organizzatori e da un terzo a metà per gli altri partecipanti.
È la terza volta in cinque anni che il Governo tenta di intervenire in questo ambito (che “fattura” 90 milioni di euro mensilmente in Italia). Nel dicembre 2002 venne approvato dal Governo Berlusconi un disegno di legge che, proprio come questo, vietava la prostituzione nei luoghi pubblici e aperti al pubblico. Il provvedimento non è stato approvato dal Parlamento. Così come è rimasto sulla carta il disegno di legge Amato-Lucidi della fine dell’anno scorso, che, tra l’altro, prevedeva maxi sanzioni per la prostituzione minorile. Ora il nuovo piano che si presenta come una rivoluzione per un mercato che conta milioni di clienti e 70mila professioniste.

Identikit dei clienti delle squilo

Berlusconi: “Soddisfatto della squadra e del lavoro”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
Il premier, nella nota in cui motivava ieri il suo no a Matrix, spiegava che non voleva offuscare quanto fatto in questi due mesi di governo andando in una trasmissione a parlare di gossip.
E oggi al termine del Consiglio dei ministri, dove non si è parlato di intercettazioni, si è presentato nella sala stampa di palazzo Chigi per tracciare un bilancio di questi primi sessanta giorni di esecutivo.
Un governo che per Silvio Berlusconi è stato “eccezionale a dispetto del gossip dei giornali e del fango gettato da certa magistratura”.
“A due mesi dall’inizio dell’attività del governo sono estremamente soddisfatto della squadra e del lavoro che siamo riusciti a fare”. E’ questo l’esordio in conferenza stampa affiancato dai ministri Maurizio Sacconi, Roberto Calderoli, Mara Carfagna, Angelino Alfano, Ignazio La Russa, Gianfranco Rotondi e Stefania Prestigiacomo. Poi entra nel merito di tutte le insinuazioni di questi giorni: “Nonostante tutto questo fango che, senza fondamento e senza base, viene gettato sul governo e su singoli ministri, i sondaggi ci premiano e continua a crescere la fiducia degli italiani”. Una fiducia che il premier indica essere cresciuta nelle ultime settimane ancora di uno 0,3%”. Come spesso gli accade agli attacchi Berlusconi risponde non mollando, ma anzi attaccando: “Non ci facciamo impressionare dagli attacchi delle toghe. Sui giornali in primo piano campeggiano continui attacchi da certa magistratura. Vogliono sovvertire il voto degli italiani, ma il tentativo fallirà. Quel tentativo che è riuscito nel 1994 non riuscirà questa volta non 2008”.
Quindi la frase nuova. Dopo aver ribadito che non si avvarrà della norma blocca-processi e aver detto che non si tratta di una norma salva-premier, ma di una norma salva tutti esclama: “Il premier non ha bisogno di essere salvato. Si salva da solo: ha un’autorevolezza che va oltre i magistrati militarizzati e militanti”. E riguardi ai suoi processi si fa sfuggire una frase che frena subito dopo: “Alcuni non sono processi… li definirei in altro modo ma non voglio acuire la polemica”.
Il premier quindi spiega che il governo dovrà non solo lavorare, ma anche spiegare agli italiani i risultati conseguiti. E per questo accanto a lui in conferenza stampa siedono tanti ministri a cui non risparmia lodi: “Sono estremamente soddisfatto della squadra di governo e voglio ringraziare l’entusiasmo la passione di ministri nuovi e giovani che ci hanno già fatto realizzare alcuni impegni elettorali”. Per spiegare agli italiani le cose fatte dal governo il premier sceglie la strada, già attuata con Forza Italia, dei gazebo: “Vogliamo comunicare i risultati del nostro lavoro e ogni fine settimana il Pdl, tramite i gazebo in tutta Italia, farà conoscere i risultati del governo”. Un’idea a cui si aggiunge la conferenza programmatica che ha annunciato il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi per il 24 luglio: “sarà la prima, poi gireremo le cento città italiane in tutta la legislatura, per raccontare quel che il governo ha fatto, ascoltare le proposte dei cittadini ed essere presenti sul territorio”.
Il presidente del Consiglio, dopo aver promesso che i rifiuti di Napoli verranno rimossi entro il 20 luglio, ha quindi svolto una ricognizione dei provvedimenti – ha parlato contandone 67 – approvati del governo. E così i ministri che erano in conferenza stampa con lui.
Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi oltre alla promessa “per il mese di luglio di una riforma della giustizia sul lavoro”, ha ricordato quanto già fatto: “dalla detassazione degli straordinari e dei premi di produttività alla deregolazione della gestione dei rapporti di lavoro, fino all’abolizione del divieto di cumulo tra pensioni e redditi da lavoro”.
Per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il lavoro è stato tanto “e lo abbiamo fatto in completa coerenza con il nostro programma elettorale”. Ma Alfano ha parlato anche di giustizia civile: “Non di sola giustizia penale si vive e – ha aggiunto il Guardasigilli - Berlusconi ha voluto un grande impegno sul fronte della giustizia civile, la cui riforma è inserita nella manovra del governo”.
Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, spiega che ci sarà presto “un garante per l’infanzia” e ha parlato dell’introduzione della nuova figura di reato, lo stalking e del ddl contro la violenza sessuale che tende a rafforzare la tutela penale introducendo delle
aggravanti”.
Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha parlato di lavoro da smaltire per colpa di un’eredità pesante del precedente governo: “Abbiamo dovuto smaltire l’eredita’ del governo Prodi che ci ha lasciato 159 provvedimenti in materia ambientale non portati a compimento”.
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha sottolineato la compattezza politica dell’esecutivo: “Questo è il governo più compatto e unito che si sia visto. Non dimentichiamo quello che succedeva nei precedenti governi, anche di centrodestra: contrasti e frizioni, cosa che non accade con questa squadra che sta lavorando per risolvere i problemi della gente”.
Finale del Cavaliere con stilettata ai giornali: “Sto per partire per il Giappone per il G8. E lì parleremo e dovremo risolvere problemi quali la fame, il prezzo del petrolio, quello del grano, parleremo di ambiente e mutamenti climatici: quelli sono problemi molto seri. Mentre le pagine dei nostri provincialissimi giornali sono piene di polemiche da cortile”.
LEGGI ANCHE: Il Consiglio dei ministri non parla di intercettazioni

Berlusconi non andrà a “Matrix”: “Niente gossip”

Il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi
“No Martini, no party”, diceva George Clooney nella celebre pubblicità. E il Cavaliere ha fatto più o meno lo stesso con Matrix: “No intercettazioni, no tv”. Si potrebbe riassumere così la giornata politica di oggi che è vissuta pericolosamente sul filo e in attesa delle intercettazioni. Più o meno presunte. Più o meno hard.
Alla fine le intercettazioni sul premier, di cui si parla da giorni nei palazzi della politica, non sono uscite. Su nessun giornale. Di conseguenza Silvio Berlusconi non andrà a Matrix questa sera. Eppure l’attesa della possibile pubblicazione delle intercettazioni ha comunque movimentato la giornata politica.
Facendo lievitare enormemente le insinuazioni. Fino ad arrivare al top con il capogruppo alla Camera dell’Idv, Massimo Donadi: “Negli Usa Bill Clinton è stato al centro di una bufera mediatica per vicende sessuali con Monica Lewinsky, ma poi non l’ha fatta ministro…”. La risposta del Cavaliere a “Matrix” non ci sarà, ma Niccolò Ghedini, deputato del Pdl ed avvocato di Berlusconi, ha spiegato che la misura è colma: “L’emergenza c’è e sarà il Consiglio dei ministri, domani, a valutare collegialmente se sulle intercettazioni si procederà per decreto legge”. Il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna - al centro del massimo dei pettegolezzi - taglia corto: “Non mi occupo di intercettazioni, di gossip, di stupidaggini. Non fanno parte della delega del mio ministero, e quindi non me ne occupo”.
Il Cavaliere è stato blindato tutto il pomeriggio con i suoi più stretti collaboratori per decidere se andare o meno a Matrix e per sciogliere il dubbio tra decreto e disegno di legge sulle intercettazioni. Alla fine la decisione è stata quella di non andare a farsi “mitragliare” da Enrico Mentana. Nessuna colpa per l’anchorman del Tg5. Berlusconi ha spiegato di aver rinunciato alla diretta Mediaset per non oscurare il lavoro del governo con il gossip: “Abbiamo lavorato tanto e benissimo in questi primi due mesi”. Per questo, ha aggiunto in una nota il premier, “non mi pare opportuno e producente intervenire sui temi proposti da Matrix (giustizia e intercettazioni) che farebbero passare in secondo piano le tante cose realizzate dal Governo per cedere il passo ad argomenti e gossip negativi che inquinano ed ammorbano il dibattito politico e parapolitico di questi giorni deviando l’attenzione del Paese dai problemi concreti e dai risultati dell’azione di governo”.
Conferma invece la sua presenza prevista per la settimana prossima a Matrix il leader del Pd, Walter Veltroni: “Io parlerò di temi sociali che interessano ai cittadini e non certo delle cose cui fa riferimento il presidente del Consiglio, ovvero il gossip”. Per Veltroni non serve un decreto sulle intercettazioni, ma piuttosto sui salari.
E proprio sul provvedimento anti-intercettazioni si accendono i riflettori. Ci sarà domani nel Cdm? E sarà un decreto o un disegno di legge? Ai posteri, ma soprattutto all’ordine del giorno di palazzo Chigi che è atteso in queste ore, l’ardua sentenza.
FORUM

Un Gay Pride alla Bolognese

Immagini dal Gay Pride del 2006

Sfileranno sotto le due torri al ritmo di “Tango diverso” (canzone di chiusura del film “La patata bollente” di Steno) e con la benedizione, rigorosamente laica e via videomessaggio, dell’astrofisica Margherita Hack, madrina della manifestazione. Gay, lesbiche, trans d’Italia (e amici e simpatizzanti) sono pronti per il Pride nazionale, oggi pomeriggio a Bologna. Attese tra le 15 e le 30 mila persone, con più di 30 pullman provenienti da Napoli a Trieste. Il corteo si ritroverà sotto le due Torri alle 14, lungo il percorso si aggiungeranno 30 mezzi motorizzati. Vietata da Cofferati la vendita di bevande alcoliche. La sfilata si concluderà in piazza VIII Agosto. Qui sui maxi schermi sarà trasmesso il messaggio di benvenuto dell’astrofisica fiorentina, mentre sul palco nelle vesti di conduttrice ci sarà Vladimir Luxuria. La festa continuerà dalle 22 fino al mattino al parco Nord. L’intera manifestazione sarà trasmessa in diretta su Radio Popolare network e radio DeeGay.

Omosessuali con orgoglio tra i colonnati del capoluogo emiliano e tra le polemiche, con il cardinale felsineo Caffara che dalle colonne di Avvenire afferma “L’omosessualità inficia ogni rapporto sociale” e il poeta Davide Rondoni che ha annunciato leggerà il canto della Divina Commedia sui sodomiti. “Dante non fa mai male” risponde Flavio Romani, del comitato organizzatore, sul Corriere di Bologna “e poi era un perseguitato, come noi”. Opinione non condivisa dalla ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna, che già in occasione della sfilata di Roma aveva negato il patrocinio alla manifestazione. Ci sarà invece la ministra “ombra” del Pd, Vittoria Franco. Ma nel partito veltroniano a livello locale le anime più vicine alla Chiesa hanno gradito poco e in consiglio provinciale hanno emesso un documento il cui succo è: “Sì ai principi, no al corteo”. Una scelta criticata dai tanti partiti della Sinistra usciti dal parlamento che cercano di proporsi come referenti per il mondo Glbt.

In piazza ci saranno tutti, dai socialisti di Boselli a Vladimir Luxuria ai marxisti-leninisti. Scontata la presenza dei Radicali. D’altronde nel documento politico degli organizzatori si legge: “Il movimento lgbt deve essere lucidamente consapevole del mutato quadro politico in cui si agisce: non coltiviamo alcuna illusione rispetto al governo delle destre, che anzi potrebbe tentare una vasta politica di restringimento di diritti e libertà”. Eppure qualche rappresentante del Pdl a Bologna ci sarà, come il deputato Benedetto della Vedova, ex radicale, che però puntualizza: “Andrò in giacca, non mi piace l’ostentazione. Ma la cravatta la lascio a casa, troppo caldo”. A livello di associazioni il gay pride di sabato ha incassato decine di adesioni: ovviamente Arcigay e ArciLesbica, ma anche Anpi, Cgil, Lila, Unione Universitari e molti altri. Coinvolti anche personaggi del mondo dello spettacolo, i cui video di “sostegno” alla manifestazione sono visibili su Youtube: Simona Ventura, Angela Baraldi, Neffa, Lucia Ocone, Lella Costa, i Modena City Ramblers, Barbara Alberti tutti coinvolti dall’associazione “Il Cassero” di Bologna.

Simona Ventura presenta il Gay Pride di Bologna

Nella conferenza stampa di presentazione del Gay Pride è stata ribadita anche l’iniziativa che porterà all’istituzione in tutta Italia dei registri per le coppie Lgbt. Bologna è tra le 53 città che in via sperimentale il 18 e il 19 ottobre daranno vita alle prime “iscrizioni” con una cerimonia pubblica. Una curiosità: tra i pupazzetti disegnati dagli organizzatori sui manifesti del Pride c’è anche il Papa e un calciatore (campione nel mondo) in maglia azzurra e in incognito.

LEGGI ANCHE: “Le Cesarone”, vita quotidiana di una famiglia con due mamme e partecipa al FORUM

Nasce il reato di stalking, fino a 4 anni per i molestatori ossessivi

La violenza contro le donne è un flagello mondiale

Il molestatore, l’assassino, il violentatore, raramente ha un volto sconosciuto. La maggior parte delle violenze sessuali sulle donne è commesso da conoscenti, parenti, amici, ex fidanzati, ex mariti.

E frequentemente si tratta di violenze annunciate dalle telefonate ossessive, dai pedinamenti, dalle minacce, da un’invadenza degli spazi personali che si fa sempre più pressante. In gergo si chiama stalking (in inglese persecuzione, pedinamento). “Atti persecutori”, così sono definiti nel disegno di legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri: saranno un vero e proprio reato, non più un fastidio contro il quale era inutile appellarsi. Fino a 4 anni di reclusione le pene previste, fino all’ergastolo se le minacce si concretizzano e la vittima muore. La proposta è stata portata in Cdm dai ministri della Giustizia Angelino Alfano e da quello delle Pari Opportunità Mara Carfagna. “L’introduzione del reato di stalking mette l’Italia al passo con gli altri paesi che hanno già legiferato in proposito” ha detto Carfagna, “la tutela delle vittime delle molestie insistenti è necessaria per la prevenzione di violenza sessuale e omicidi passionali”.

Da una recente ricerca citata dal guardasigilli Alfano “risulta che su 300 crimini commessi tra partner o ex partner, l’88% ha come vittime le donne e, nel 39% dei casi, si tratta di crimini annunciati poiché si consumano dopo un periodo più o meno lungo di molestie”. Un’attività persecutoria che attualmente è punita con sanzioni penali modeste.
Per l’Osservatorio nazionale stalking le molestie in un caso su due sono a opera di ex mariti, ex conviventi, ex fidanzati, ma possono essere compiute anche da conoscenti, colleghi o estranei: almeno il 20 per cento di italiani, soprattutto donne, ne sono stati vittime dal 2002 al 2007. Nel provvedimento varato, si stabilisce che “il reato consiste ‘nel porre in essere minacce reiterate o molestie con atti tali da creare nella vittima un perdurante stato di ansia o paura o un fondato timore per l’incolumità propria o di persona legata da relazione affettiva o a costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita”.
I limiti della pena sono stati adeguati alla gravità del reato (da uno a quattro anni) e possono essere aumentati ‘’se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata alla vittima da relazione affettiva”. La pena inoltre è aumentata da un terzo alla metà ‘’se il fatto è commesso ai danni di un minore”, se a compierlo è una persona armata o mascherata, e, infine, si tratta di una violenza ”di gruppo”.

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