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Primo caso: dichiarava al fisco un reddito da fame nera ma sul conto corrente muoveva somme a sei cifre. Secondo caso: aveva denunciato solo il possesso di una barca a vela, poi si è scoperto che l’amore per il mare lo aveva condotto fino alle spiagge dei più esotici paradisi fiscali.
Terzo caso: come una specie di Dottor Jekyll e Mister Hyde si baloccava con Bmw appariscenti e appartamenti da sogno, ma come contribuente risultava un uomo a dir poco modesto.
Sono storie diverse per il sesso e la professione dei protagonisti, i luoghi e i tempi in cui si sono svolte. Ma c’è un filo che le collega: il fatto che i contribuenti infedeli siano stati stangati nel corso dell’offensiva che l’Agenzia delle entrate, guidata da Attilio Befera, ha lanciato su tre diversi fronti per rimpinguare le casse dello Stato, colpite dalla crisi ma anche dalla perdurante evasione fiscale. Un fenomeno che in Italia fa ancora mancare all’Erario, secondo stime, sui 100 miliardi di euro ogni anno. Primo fronte scelto per la campagna d’estate: le vacanze.
Attraverso un’offensiva condotta dai militari della Guardia di finanza e dal personale civile del l’Agenzia delle entrate, il fisco ha cominciato a registrare il livello di vita sfoggiato da un certo numero di contribuenti al mare o in montagna, valutando poi il reddito minimo necessario per possedere o affittare yacht, ville, automobili costose, per riservare campi da golf, stanze in alberghi di lusso, consumare cene e pranzi in ristoranti inavvicinabili o partecipare a feste in locali da milionari. In secondo luogo l’Agenzia delle entrate ha confermato l’impegno nell’uso delle rilevazioni di cui dispongono il fisco e gli altri settori dello Stato.
Il sistema è quello dell’incrocio via computer delle notizie disponibili: un metodo capace di far emergere le differenze tra le dichiarazioni dei redditi consegnate al fisco e i movimenti finanziari che risultano da conti correnti e investimenti in titoli e immobili.
Infine, ma non in ordine di importanza, è partito l’attacco contro chi ha nascosto all’estero ricchezze. Dopo le ultime norme sui paradisi fiscali, varate dal governo e approvate dal Parlamento, i patrimoni nascosti nei paesi inseriti nella lista dei paradisi fiscali con il bollino grigio o nero sono considerati di fatto sfuggiti al fisco, a meno di una prova contraria (sono invece rimaste salve le principali banche italiane, che pure in quegli stessi paradisi fiscali hanno società controllate).
Non basta, l’Agenzia delle entrate ha pure messo a confronto le dichiarazioni fiscali dei contribuenti e i movimenti di capitali che risultano dalle rilevazioni delle autorità valutarie. Sono così finiti nel mirino di Befera e collaboratori 170 mila italiani, perché nei documenti che hanno consegnato al fisco non risultano acquisti, pagamenti, spostamenti di denaro e patrimoni che invece sono emersi dalle banche dati pubbliche sui movimenti di capitale. Ora corrono il rischio di pagare cara la propria faciloneria, soprattutto se si scoprirà che su quelle somme non sono state pagate le tasse in Italia o all’estero. Inoltre, sono state passate al vaglio svariate liste di italiani con sospetta residenza all’estero. E alcuni risultati sono stati già raggiunti e pubblicizzati, come dimostrano i 3,3 miliardi di euro di redditi non dichiarati scoperti dalla Guardia di finanza nei primi 7 mesi del 2009. L’obiettivo di questo affondo sull’estero è chiaro: ottenere il massimo risultato di incasso con i controlli, ma soprattutto con il prossimo scudo fiscale.
Il fisco, cioè, ha suonato l’allarme, ricordando ai contribuenti che correranno un serio rischio se non hanno denunciato i redditi prodotti e lasciati all’estero e se non faranno rientrare i capitali illegalmente detenuti fuori dai confini. Tanto più che per godere dell’immunità per le violazioni fiscali, e restare nell’anonimato, basterà versare un’una tantum pari al 5 per cento del patrimonio, come prevedono le norme sullo scudo fiscale italiano, di gran lunga il più favorevole per i contribuenti infedeli fra quelli varati da diversi paesi. Come ulteriore avvertimento sono trapelate notizie su personaggi noti e potenti.
L’Agenzia delle entrate ha confermato, per esempio, di avere aperto un’indagine su un presunto tesoretto estero della famiglia Agnelli che sospettano sottratto al prelievo fiscale. E nell’ambito della ricerca sugli italiani che hanno spostato la residenza al di fuori dei confini è finito nel mirino il cantante Tiziano Ferro, trasferitosi a Londra. Insomma, il messaggio che l’amministrazione fiscale ha voluto dare quest’estate è che i controlli si fanno, portano a risultati e non riguardano solo alcune attività particolari, bensì le situazioni più disparate.

Come dimostrano anche gli esempi di blitz fiscali che seguono, scelti da Panorama fra le migliaia di casi di cui si è occupata e si sta occupando l’Agenzia delle entrate.
L’IMMOBILIARISTA
La signora M.A. era socia di un’azienda, con una base azionaria molto ristretta, che si occupa di attività immobiliari. Negli anni passati ha dichiarato al fisco un reddito lordo di 3 mila euro l’anno: come dire 250 euro al mese. Insospettiti da tanta povertà , i funzionari del fisco hanno avviato un’indagine finanziaria. E hanno scoperto versamenti non giustificati sul conto corrente bancario della signora per 196.325 euro. A quel punto, scattato l’accertamento, la contribuente ha chiuso l’accordo con la cosiddetta adesione. Importo complessivo pagato, fra imposta e sanzioni: 112 mila euro.
L’INVESTITORE
Passando al setaccio la dichiarazione fiscale del signor L.R., amministratore di società di capitali, gli agenti del fisco hanno rilevato che denunciava appena 28 mila euro lordi. È bastata, però, una ricerca al computer per far emergere che lo stesso contribuente aveva acquistato azioni con tre diversi atti per un valore totale di oltre 1,7 milioni di euro. Non solo, allo shopping sul mercato azionario si era aggiunta l’acquisizione in leasing, quindi attraverso il pagamento di un canone, di due macchinoni Cherokee. E subito dopo anche la sottoscrizione di polizze assicurative e di fondi esteri per un ammontare pari a circa 150 mila euro. La stangata è stata inevitabile. Il fisco, sulla base di questi elementi, ha accertato un reddito “sintetico”, cioè valutabile attraverso spese e consumi secondo un meccanismo codificato e che è volto anche a difendere il contribuente, di 457 mila euro lordi. Come dire 16 volte la somma dichiarata dal signor L.R. L’esito? Di fronte all’accertamento il contribuente ha scelto la strada dell’adesione, pagando in tutto 194 mila euro. Ma è scattato anche un accertamento sulla società di cui L.R. era amministratore, mossa che ha prodotto un ulteriore incasso in tema di iva.
L’EVASORE TOTALE
Al fisco G.R. aveva dichiarato di avere percepito modesti redditi per prestazione di lavoro occasionale. Insomma, il prototipo dell’italiano appartenente al mondo del precariato. Poi sono spuntati contratti pesanti. L’indagine finanziaria è scattata e si è scoperto che sul conto corrente c’erano movimenti per oltre 8 milioni di euro. Il contribuente, invitato, non si è presentato al contraddittorio. Sono stati quindi accertati sinteticamente redditi per oltre 4 milioni di euro. L’accertamento non è stato impugnato e le imposte e le sanzioni dovute sono state iscritte a ruolo.
CAPITALI ALL’ESTERO
Si sa, chi ama andare per mare pensa sempre a magnifiche spiagge, magari con le palme. Se però la titolarità della barca a vela conduce a un porto offshore la curiosità degli agenti del fisco si risveglia. È accaduto al signor M.G., che sottoposto per questo a indagine finanziaria è finito nei guai per una complessa movimentazione di fondi attraverso fiduciarie e trust in paradisi fiscali. L’accertamento, notificato dopo un lungo contraddittorio con la persona fisica titolare dei conti, ha portato alla notifica di un avviso di accertamento con maggiore reddito imponibile pari a circa 6 milioni di euro.
TROPPE AUTO
M.L. aveva dichiarato un reddito tutto sommato non modesto, 60 mila euro lordi l’anno. Solo che bastava guardare il parco automobili, tutte superpotenti, e l’elenco degli immobili per dubitare che fosse vero. È scattata la verifica e, inevitabile, anche la stangata.
CONTROLLI PER 30MILA
Nella cartina il numero di italiani (30mila) segnalati dai comuni e iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero (Aire). Su di loro il fisco ha deciso di incrementare i controlli nel dubbio che la loro residenza fiscale sia di comodo

Parole dure. Forti. Senza appello.
Dal gornale della Cei, Avvenire. E da monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni. Tema: “L’Occidente a occhi chiusi” non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei.
L’accusa di Avvenire
A paragonare l’indifferenza verso gli immigrati dispersi in mare con quella delle popolazioni al tempo della Shoah è Avvenire con un editoriale in prima pagina all’indomani della tragedia denunciata da migranti eritrei, ieri, a Lampedusa.
Un dramma con oltre 70 morti del quale, peraltro, non si ha al momento alcun riscontro: “Tutte le procedure”, ha detto all’Agi il prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione “sono state attivate. La segnalazione è arrivata da Malta al Gruppo aeronavale della Guardia di Finanza di Messina che l’ha subito girata a Lampedusa. Immediatamente sono uscite le motovedette che hanno soccorso i cinque, che sono stati subito portati al molo Favaloro e sottoposti al triage sanitario. Sulla barca” ha detto ancora il prefetto “i finanzieri non hanno trovato tracce di altre persone. Poi hanno raccontato della traversata durata tre settimane e della morte degli altri compagni e di questo sie sta occupando l’autorità giudiziaria”.
E comunque, scrive Marina Corradi in un commento sulla prima del quotidiano dei vescovi, “almeno un equivoco in cui non è ammissibile cadere. Nessuna politica di controllo dell’immigrazione consente a una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufragi al suo destino. E questa legge ordina: in mare si soccorre. Poi, a terra, opereranno altre leggi: diritto d’asilo, accoglienza, respingimento. Poi. Ma le vite, si salvano”.
Invece quel barcone vuoto dice del farsi avanti della “nuova legge del non vedere”: “Come in un’abitudine, in un’assuefazione. Quando, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei soto il nazismo” scrive Corradi “ci chiediamo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il totalistarismo e il terrore, a far chiudere gli occhi. Oggi no. Una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione, sul Mediterraneo. L’Occidente a occhi chiusi“. “Così è stata violata una legge antica” conclude “che minaccia le nostre stesse radici. Le fondamenta. L’idea di cos’è un uomo, e di quanto infinitamente vale”.
Lo sfogo di Monsignor Schettino
Amaro lo sfogo monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e arcivescovo di Capua, per il quale la morte di oltre 70 immigrati che cercavano di raggiungere la Sicilia rappresenta una “grave offesa all’umanità e al senso cristiano della vita”. Si percepisce, ha aggiunto monsignor Schettino “un senso di povertà dell’umanità , non c’è attenzione verso l’altro, verso gente che è in fuga dalla guerra, dalla miseria, dalla povertà in cerca di serenità e di pace”.
“E’ una morte assurda” ha aggiunto “donne bambini innocenti gettati in mare, è il senso dell’uomo che decade, urge l’impegno dei cristiani di attivarsi concretamente verso coloro che soffrono, il problema è umano prima che politico”. Rispetto al problema dell’immigrazione così come esso si presenta oggi nel nostro Paese “come educatori di umanità e di umanesimo” afferma monsignor Schettino “dobbiamo essere propositivi, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, nel senso di una vera accoglienza verso i poveri. Davanti al povero bisogna inchinarsi. Il tema dell’accoglienza riguarda cristiani e non cristiani, l’umano è sempre umano”.
“Dobbiamo superare le distinzioni di parte” ha aggiunto l’arcivescovo “e affrontare il problema nella sua globalità il primato dell’uomo serve a costruire un’umanità rinnovata. Io per esperienza personale mi prodigo molto in favore degli immigrati, non abbiamo bisogno di declamazioni di principi ma di esperienze concrete forti”.
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Spiagge più pulite (con meno rifiuti) e più accoglienti: insomma, più belle. Nei lidi delle vacanze cresce l’impegno sulla raccolta differenziata e continua la scalata del made in Italy versione marinara.
Per la prossima estate sono 227 le spiagge “big” dove sventoleranno le Bandiere Blu 2009, 12 in più rispetto allo scorso anno e il 10% delle spiagge premiate a livello internazionale; 113 le località rivierasche coinvolte (9 in più) nella mappa del mare italiano doc. Bandiera blu anche a 60 approdi turistici (erano stati 56 lo scorso anno). Sul podio la Liguria raggiunge Marche e Toscana con 16 vessilli a testa.
Questi i risultati del riconoscimento di qualità ambientale assegnato questa mattina a Roma dalla Fee (la Fondazione per l’educazione ambientale) in collaborazione con il Consorzio nazionale batterie esauste (Cobat), giunto alla 23/a edizione.
Con 16 bandiere il primato 2009 spetta ancora a Toscana (che aggiunge una bandiera, Pietrasanta in provincia di Lucca) e Marche (+1, Mondolfo in provincia di Pesaro-Urbino) raggiunte però dalla Liguria (+2, Savona-Fornaci in provincia di Savona e Ameglia-Fiumaretta in provincia di La Spezia), mentre l’Abruzzo rimane stabile con 13. Una in più per la Campania, dove quasi tutte le località candidate sono riuscite a raggiungere l’ obiettivo, portando così la regione a quota 12. Stabile invece l’Emilia Romagna che rimane a 8.
Due bandiere in più per la Puglia con 7 vessilli ed 1 in più per il Veneto che sale a 6. Sicilia, Calabria e Lazio ne hanno acquistata una raggiungendo quota 4; il Friuli Venezia Giulia riconferma le 2 dell’anno scorso come la Sardegna. Il Molise ne perde una rimanendo con 1 sola Bandiera Blu, come la Basilicata.
I laghi sono presenti con 2 bandiere blu. Uno in particolare è di significato: il Lago di Scanno in provincia dell’Aquila.
L’altra bandiera per i laghi è stata confermata a Cannero Riviera in provincia di Verbania in Piemonte.
A livello di Mediterraneo, l’Italia si colloca al 5/o posto dopo Spagna, Grecia, Turchia e Francia.
La Bandiera Blu premia le località con acque di balneazione eccellenti e nelle quali le Amministrazioni si sono impegnate a migliorare lo stato dell’ambiente, promuovendo un turismo sostenibile. In pagella anche il grado di funzionalità degli impianti di depurazione; lo smaltimento dei rifiuti con particolare riguardo alla raccolta differenziata e alla gestione dei rifiuti pericolosi; le iniziative per una migliore vivibilità nel periodo estivo; la valorizzazione delle aree naturalistiche eventualmente presenti sul territorio; la cura dell’arredo urbano e delle spiagge; la possibilità di accesso al mare per tutti i fruitori senza limitazioni.
“Siamo certi che investire sulla qualità ambientale” ha detto Claudio Mazza, Segretario Generale della Fee Italia “sia il modo migliore per sviluppare un’economia locale sana e duratura incentrata sul turismo”. Analizzando i dati, la Fee sottolinea quindi il trend positivo appunto per Toscana, Marche, Liguria e Veneto con giudizio in miglioramento in alcune regioni meridionali, come Campania, Calabria e Puglia. “In linea generale però” afferma la Fee “i comuni, ad eccezione delle località vincitrici, dimostrano ancora troppo spesso una scarsa sensibilità ambientale”.
Anche se c’è stata una risposta all’obiettivo in più sulla differenziata. “Nonostante nel 2009 sia stato richiesto ai Comuni un incremento sulle percentuali di raccolta differenziata” ha detto Carla Creo dell’Enea, operatrice nazionale del Programma “l’aumento del numero di Bandiere Blu, dimostra l’attenzione di alcune Amministrazioni locali su tale problematica così attuale nel nostro Paese”.
Ecco la mappa delle spiagge per l’estate al sole e al caldo
PIEMONTE (1- lago) Cannero Riviera (Verbania)
FRIULI VENEZIA GIULIA (2) Grado (Gorizia), Lignano Sabbiadoro (Udine)
VENETO (6) Caorle, San Michele al Tagliamento-Bibione, Eraclea-Eraclea mare, Jesolo, Cavallino Treporti (Venezia), Venezia-Lido di Venezia
LIGURIA (16) Camporosso, Bordighera (Imperia), Finale Ligure, Noli, Spotorno, Bergeggi, Savona-Fornaci, Albisola Superiore, Albissola Marina, Celle Ligure, Varazze (Savona), Chiavari, Lavagna, Moneglia (Genova), Lerici, Ameglia-Fiumaretta (La Spezia)
EMILIA ROMAGNA (8) Comacchio-Lidi Comacchiesi (Ferrara), Lidi Ravennati, Cervia (Ravenna), Cesenatico, San Mauro Pascoli-San Mauro mare (Forlì-Cesena), Bellaria Igea Marina, Rimini, Cattolica (Rimini)
TOSCANA (16) Forte dei Marmi, Pietrasanta, Camaiore, Viareggio (Lucca), Pisa-Marina di Pisa-Tirrenia-Calambrone, Livorno-Antignano e Quercianella, Castiglioncello e Vada di Rosignano Marittimo, Cecina, marina di Bibbona, Castagneto Carducci, San Vincenzo, Riotorto-Piombino: parco naturale della Sterpaia (Livorno), Follonica, Castiglione della Pescaia, Marina e Principina di Grosseto, Monte Argentario (Grosseto)
MARCHE (16) Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo (Pesaro-Urbino), Senigallia, Sirolo, Numana (Ancona), Porto Recanati, Civitanova Marche, Potenza Picena-Porto Potenza Picena (Macerata), Porto S.Elpidio, Fermo, Porto San Giorgio, Grottammare, Cupra Marittima, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno)
LAZIO (4) Sabaudia, San Felice Circeo, Sperlonga, Gaeta (Latina)
ABRUZZO (13) Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido, Giulianova-lungomare Zara, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina (Teramo), Francavilla al Mare, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Vasto, San Salvo (Chieti). Per i laghi bandiera blu a Scanno (L’Aquila)
MOLISE (1) Termoli (Campobasso)
CAMPANIA (12) Massa Lubrense (Napoli), Positano, Agropoli, Castellabate, Montecorice-Agnone e Capitello, Acciaroli-Pioppi di Pollica, Casalvelino, Ascea, Pisciotta, Centola-Palinuro, Vibonati-Villammare, Sapri (Salerno)
BASILICATA (1) Maratea (Potenza)
PUGLIA (7) Rodi Garganico (Foggia); Polignano a Mare (Bari), Ostuni-Marina di Ostuni (Brindisi), Castellaneta, Ginosa-Marina di Ginova (Taranto); Castro, Salve (Lecce)
CALABRIA (4) Cariati-Marina di Cariati (Cosenza), Cirò Marina-Punta Alice (Crotone); Roccella Jonica, Marina di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria)
SICILIA (4) Pozzallo, Ragusa-Marina di Ragusa (Ragusa), Menfi (Agrigento), Fiumefreddo di Sicilia-Marina di Cottone (Catania)
SARDEGNA (2) Santa Teresa di Gallura-Rena Bianca, La Maddalena-Spalmatore e Punta Tegge (Olbia-Tempio).
Il VIDEO servizio:
Almeno duecento dispersi, quasi sicuramente morti. Ma il bilancio potrebbe essere anche peggiore: l’ultima tragedia dell’immigrazione racconta di un barcone affondato al largo della costa libica dopo un viaggio funestato da un vento fortissimo e dalle condizioni disperate del mezzo, stracarico di migranti. Secondo quanto ha reso noto l’agenzia egiziana Mena, tutti i clandestini - molti dei quali di nazionalità egiziana - erano diretti in Italia. Una delle imbarcazioni era partita da Sid Belal Janzur, un sobborgo di Tripoli e dopo tre ore di navigazione il battello è affondato 30 chilometri al largo della Libia.
Le notizie si rincorrono da ore: si è parlato di altre due imbarcazioni naufragate, ma il dato non trova conferme. In questo caso il numero dei dispersi, e dei morti, potrebbe salire. Gli unici dati certi - diffusi dal responsabile dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) di Tripoli Laurence Hart - riguardano 20 persone annegate (di cui 6 egiziani) e 23 tratte in salvo (di cui 10 egiziani).
Le informazioni sull’accaduto sono ancora confuse. Si parla - a quanto riferito alla Reuters da funzionari locali - di quattro imbarcazioni in difficoltà non lontano dalla costa della Libia.
Di queste due sono sicuramente affondate. Delle altre due non si sa niente, anche se il ministero dell’Interno libico ha reso noto che una nave cisterna italiana ha salvato 350 clandestini che si trovavano a bordo di una imbarcazione alla deriva.
Per il momento sono state tratte in salvo 23 persone mentre di altre 21 sono stati recuperati i corpi senza vita. I dispersi: considerando che su una imbarcazione affondata si trovavano 253 persone e sull’altra 365, sono pertanto più di 500.
Delle altre i libici affermano di non avere certezza del luogo di partenza.
Quanto al salvataggio effettuato da una nave italiana, resta qualche incertezza. Fino alla tarda serata - secondo quanto si è appreso - sia del naufragio sia del soccorso da parte di una nave cisterna non era giunta alcuna segnalazione alle autorità italiane competenti per la ricerca e il soccorso in mare.
L’ennesima tragedia sulla rotta tra la Libia e la Sicilia non ha comunque fermato i viaggi della disperazione verso l’Italia: oltre 400 extracomunitari sono approdati infatti nelle ultime ore sulle coste della Sicilia orientale, dopo i 222 giunti ieri a Lampedusa. Sbarchi che, ha assicurato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, “termineranno il 15 maggio prossimo, quando entrerà in vigore l’accordo siglato dal governo italiano con quello libico sul pattugliamento congiunto delle coste”.
Il primo barcone si è arenato nella serata di ieri sulla spiaggia di Scoglitti, una frazione di Vittoria, in provincia di Ragusa. A bordo c’erano 153 immigrati, tra cui 29 donne, che dopo le procedure di identificazione sono stati portati nella palestra comunale di Pozzallo. Una carretta di circa 20 metri con a bordo 249 persone, tra le quali 31 donne - tre incinte - e otto minori, è approdata invece all’alba a Portopalo di Capo Passero, nel siracusano. Gli extracomunitari, in gran parte somali ed eritrei, sono stati scortati in porto dall’unità navale delle Fiamme Gialle e da una motovedetta della Guardia Costiera. Un giovane somalo di 24 anni è stato arrestato dalla Guardia di Finanza, con l’accusa di essere lo scafista che ha condotto l’imbarcazione, partita dalle spiagge libiche.
Intanto a Lampedusa si registra una nuova fuga dal Centro di identificazione ed espulsione: una ventina di migranti sono riusciti ad allontanarsi dal Centro, prima di essere bloccati qualche ora dopo dai carabinieri. Due di loro, sorpresi a rubare all’interno di alcune villette disabitate, sono stati arrestati; altri cinque sono stati denunciati per violazione di domicilio.
Episodi che fanno salire nuovamente la tensione sull’isola, dove in questi momenti si trovano complessivamente 720 extracomunitari distribuiti tra il Cie di contrada Imbriacola e l’ex base Loran di Capo Ponente. Lunedì 30 marzo, il sindaco, Dino De Rubeis, aveva lamentato la mancanza di assistenza medica adeguata per i 222 migranti sbarcati nel pomeriggio.
Affermazioni seccamente smentite dal responsabile del Dipartimento immigrazione del Viminale, Mario Morcone: “Il sindaco dice il falso. Sul molo, hanno operato quattro medici e un infermiere e l’ambulanza che il dipartimento libertà civili ha acquistato e che è costantemente a disposizione delle necessità sull’isola”
Per interrompere le stragi continue durante le traversate dei disperati che tentano di raggiungere le coste italiane, il Segretario Generale del Consiglio d’Europa, Terry Davis, suggerisce di creare - nonostante la crisi economica in atto - opportunità di lavoro nei paesi di origine di questi emigranti. Davis sottintende che tale investimento sarebbe, per altro, inferiore alle spese di contenimento dei flussi migratori. “Il numero delle vittime della disperazione è in continuo aumento e io ne sento il peso sulla mia coscienza”, ammonisce Terry Davis. “Duecento persone, forse anche di più, sono scomparse ieri al largo delle coste della Libia dopo il naufragio di due barconi diretti presumibilmente in Italia. Queste povere vittime si aggiungono a una lunghissima lista di migliaia di disperati che ogni anno muoiono nel tentativo di raggiungere l’Europa”. “Il Mediterraneo è ormai una trappola mortale”, conclude il Segretario Generale del Consiglio d’Europa. “Non possiamo continuare ad assistere indifferenti a tale tragedia umana. Il problema non è solo dei paesi di approdo ma di tutta l’Europa. L’unico modo per risolvere il problema è di creare risorse nei paesi da cui gli emigranti provengono”.
Il VIDEO servizio:

Il mare in burrasca non ha fermato i barconi della speranza. E in più di 600, in meno ventiquattr’ore, sono sbarcati sulle coste siciliane. Dopo i 240 migranti giunti domenica sera a Lampedusa, altri due sbarchi si sono registrati nella notte sul litorale siciliano tra Siracusa e Ragusa. Cento sono giunti a Scoglitti, nel Ragusano, dopo essere stati soccorsi dalla capitaneria di porto di Pozzallo, altri 250 a Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano. Questi ultimi sono approdati dopo la segnalazione della presenza di un barcone diretto verso le coste siciliane.
Il gruppo aeronavale della Fiamme gialle di Messina aveva attivato il dispositivo di sorveglianza delle coste comunitarie e nazionali con l’impiego del guardacoste “g.105 Ballali” della stazione navale di manovra di Messina. Verso le 23, il mezzo della Guardia di finanza ha avvistato il barcone a poca distanza da Portopalo: un natante di 20 metri con a bordo i 200 migranti. Il guardacoste, in collaborazione con una motovedetta della capitaneria di porto, già in zona, ha scortato gli extracomunitari in porto.
Successivamente sono stati affidati alle cure del personale medico prontamente allertato per poi essere trasferiti presso le strutture di prima accoglienza. I militari della Guardia di finanza e i responsabili del gruppo di contrasto all’immigrazione della procura di Siracusa hanno subito avviato le attività investigative per individuare gli scafisti.
E a proposito il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis ha lanciato un appello per avere sull’isola un presidio sanitario permanente: “È necessario ripristinare a Lampedusa un servizio medico di pronto intervento da utilizzare per i migranti che sbarcano come quello di Medici senza Frontiere cui non è stata rinnovata la convenzione”.
Il sindaco dice di aver notato i ritardi nel soccorso ad alcuni migranti fatti sbarcare nel molto di punta Favaloro dovuti alla presenza di un’ unica ambulanza: quella del poliambulatorio di Lampedusa. ”È necessaria” aggiunge il sindaco “la presenza di medici e di più ambulanze per potere soccorre al meglio gli immigrati. I Medici senza Frontiere operavano bene. Ora ci sono troppi militari e pochissimi medici di pronto intervento”
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Via alle partenze per le festività di Natale, quest’anno sotto l’ombra della crisi economica e con l’incubo maltempo. La fotografia di Intesaconsumatori (che riunisce Federconsumatori, Codacons, Adoc e Adusbef) illustra un Paese che tira la cinghia: rispetto ad un anno fa, infatti, ha deciso di rimanere a casa il 15% in più degli italiani; calano, inoltre, anche le partenze per i weekend (-3%) ed i viaggi di una settimana (-5%).
Ma le festività rischiano di essere condizionate dal gelo. Freddo, vento e neve ci accompagneranno dal 25 dicembre ai primi giorni del 2009. “Fra oggi e mercoledì 24″ spiega Andrea Giuliacci del Centro Epson Meteo “l’alta pressione garantirà prevalenza di tempo bello e temperature pomeridiane piuttosto miti su gran parte delle nostre regioni. Ma a Natale la nostra Pensiola verrà investita da un nucleo di aria gelida polare che farà crollare ovunque le temperature, spingerà nuove nuvole su quasi tutte le regioni e darà vita a un vortice di bassa pressione che poi a Santo Stefano porterà maltempo in gran parte d’Italia, con la neve che oltre alle montagne imbiancherà anche la Valpadana Occidentale e le coste centrali adriatiche. Molto probabilmente” aggiunge Giuliacci “nevicherà anche a Torino, Milano, Bologna e Ancona. Pioggia, freddo intenso e nevicate fino a bassa quota, alternati a brevi e temporanee pause, ci accompagneranno quindi fino alla fine dell’anno”. Ma ecco in dettaglio le previsioni per i prossimi giorni.
Mercoledì 24: molte nubi e qualche acquazzone in Calabria e Sicilia. Un po’ di nuvole anche su Campania, Basilicata e Sardegna; tanto sole altrove. Venti moderati, di Tramontana o Grecale, al Centrosud. Temperature massime quasi ovunque in diminuzione.
Natale: nuvole su gran parte dell’Italia, ma in generale alternate a qualche sprazzo di sole e accompagnate da qualche pioggia solo in Liguria, Toscana e Sicilia; qualche nevicata fino a quote collinari su Basso Piemonte ed entroterra ligure. Deciso calo delle temperature, con il freddo accentuato da gelidi venti orientali.
S.Stefano: le nubi copriranno tutta l’Italia. Piogge sparse su regioni centrali tirreniche, Sud e Isole, con nevicate in montagna al di sopra di 500-800 metri; nevicate fino a quote di pianura su Piemonte, Lombardia, Emilia, Romagna, Marche e Abruzzo. Ventoso per intensi e gelidi venti orientali. Freddo in ulteriore intensificazione.

Con i suoi 25 mila arrivi o tentativi di attraversamento illegali, da gennaio a settembre, l’Italia si piazza al primo posto della classifica europea per immigrazione irregolare via mare. Sulle coste, e soprattutto a Lampedusa, rispetto allo stesso periodo del 2007 gli arrivi sono incrementati del 107%. L’allarme viene dal vice direttore di Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere, Gil Arias, intervenuto a un incontro sull’immigrazione irregolare a Roma: “Mentre nelle isole Canarie” ha fatto notare Arias “l’arrivo di clandestini via mare nel 2007 è diminuita del 65% e nel 2008 di un ulteriore 10%, in Italia, da gennaio a settembre, è invece aumentata del 107%”.
I paesi d’origine? Soprattutto Nigeria ed Eritrea. Questi ultimi da luglio a settembre sono aumentati di dieci volte rispetto ai tre mesi precedenti. E secondo l’agenzia Frontex, in futuro la situazione dell’immigrazione irregolare vicino a Lampedusa, Linosa e Malta sarà sempre più “drammatica”.
I paesi da cui salpano? Principalmente la Libia. Anche se ultimamente, ha fatto notare Arias, gli immigrati irregolari cercano di arrivare in Italia anche attraverso le frontiere aeree: durante un’operazione condotta da Frontex è emerso che i nigeriani e i cinesi cercano di entrare soprattutto attraverso Fiumicino, gli eritrei attraverso Ciampino, i marocchini attraverso Milano e Bologna e i russi attraverso Rimini e Bologna.
La Libia, dunque. Benché con Tripoli siano stati sottoscritti patti e accordi per il pattugliamento congiunto in mare, Roma non riesce ancora a ottenere la cooperazione necessaria a fermare le partenze dei barconi dei disperati. Se l’immigrazione irregolare in Italia continua ad aumentare è perchè, a differenza di quanto fanno le autorità senegalesi e mauritane per prevenire le partenze verso le Canarie, “qui manca la cooperazione con paesi terzi”, denuncia il vice direttore dell’agenzia europea.
Secondo i dati forniti da Arias, sono Spagna, Grecia e Italia a detenere il primato dell’immigrazione illegale in Europa (75%), che nel 2008 è aumentata: nel 2007 gli immigrati irregolari intercettati nel Vecchio continente erano 163 mila, fino a settembre 2008 erano invece già 130 mila. “Rispetto al 2007″ ha commentato Arias “è rimasta stabile l’immigrazione irregolare attraverso le frontiere di terra, diminuita quella attraverso le frontiere aeree e aumentata in modo significativo quella via mare”. Infine, nel 2008 sono diminuiti del 7% i “respingimenti” alle frontiere aeree o di terra: dai 130 mila contati del 2007, nei primi nove mesi del 2008 ci si è fermati a 106 mila.
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Mentre a campo San Polo sfilavano i divi della prima serata della 65ª Mostra del cinema di Venezia, sulle banchine del porto sbarcavano i clandestini nascosti all’interno di rimorchi provenienti dalla Grecia: afghani, iracheni, siriani e curdi, stanchi, disidratati e malati. Alcuni affetti da tubercolosi. È l’altra faccia di Venezia, diventata ormai lo snodo della “rotta migratoria orientale”.
In meno di 8 mesi sono arrivati a bordo di motonavi e traghetti oltre 500 clandestini. Si imbarcano a Patrasso e Corinto, in Grecia, dopo aver attraversato la Turchia. Un percorso obbligato quello in terra turca, non solo geograficamente.
Sono i gruppi terroristici, a vocazione politica, etnica e religiosa, collegati alla criminalità organizzata turca che gestiscono il traffico dei clandestini asiatici verso l’Europa. Li guidano nelle aree balcaniche passando per Atene e li scortano fino agli imbarchi. Spesso li traghettano sull’isola di Aghatonisi o nel porto di Igoumenitza in attesa della nave per Venezia. Alle organizzazioni criminali i parenti dei clandestini rimasti nel paese d’origine pagano il “biglietto” per raggiungere la Laguna. Da dove spesso ripartono per il Nord Europa.
Il trasferimento fino in Grecia costa anche 4.500 euro. Poi altri 2.600 dollari per lasciare la penisola ellenica e raggiungere la destinazione. Due terzi dei clandestini sono afghani. In tasca hanno pezzi di carta con cifre e parole in arabo che vengono scritte dai trafficanti anche sui muri del porto, per aiutarli a uscire dallo scalo.
Ma a Venezia, sorta di Lampedusa del Nord Italia, c’è un’altra immigrazione che viene monitorata con particolare attenzione dai servizi segreti di svariati paesi europei e dagli Stati Uniti. È il flusso di clandestini arabi con passaporto falso che sbarcano sulle banchine del porto turistico nell’area doganale riservata ai paesi Ue. Arrivano a bordo di auto imbarcate su navi passeggeri, travestiti da turisti, e si comportano come turisti. Un fenomeno allo studio anche del Comitato parlamentare di controllo per i servizi di informazione e sicurezza. Risultano falsificati i visti e i permessi di soggiorno dei paesi Schengen, mentre tra i passaporti, anch’essi falsi, compare spesso la nazionalità egiziana.
Nel panorama vasto e sfaccettato delle tecniche di arrivo dei clandestini esiste anche un altro traffico difficilmente controllabile per le forze dell’ordine. Uno o due alla volta, gli irregolari vengono fatti scendere da panfili su piccole barche con documenti falsi; i barchini attraccano nei porti turistici del litorale tra Trieste e Venezia. Di solito i clandestini entrano in Italia carichi di denaro.
Ma perché Venezia? “La città ha una realtà economica e sociale complessa, da analizzare sia per la posizione geografica sia per la presenza di numerosi immigrati” suggerisce Ranieri Razzante, docente universitario ed esperto di antiterrorismo e antiriciclaggio. “Inoltre, figura tra le città con tasso di ripulitura del denaro tra i più alti in Italia. E vi è una presenza massiccia di intermediari finanziari che eludono completamente le leggi per prevenire riciclaggio e terrorismo. Le agenzie di money transfer accettano documenti anche palesemente falsi e le cosiddette crew card per compiere trasferimenti di contante”.
Le crew card sono attestati sostitutivi rilasciati dal comandante del traghetto in luogo del passaporto, documenti la cui validità non è riconosciuta dall’ordinamento italiano ma utilizzati dagli equipaggi delle navi. “Non è escluso che il denaro trasmesso in questo modo” continua Razzante “possa essere utilizzato per finanziare cellule terroristiche”.