
Il senatore Luigi Lusi (Credits: La Presse)
Sì, vabbè, il Partito democratico ha definitivamente espulso “per incompatibilità” il senatore Luigi Lusi. Ma intanto lui, Lusi, ha già inguaiato due leader politici e tre partiti e mezzo. Appropriandosi indebitamente di 13 milioni di euro dalla casse del partito, il tesoriere della (fu) Margherita ha trascinato nel ridicolo Pierluigi Bersani, Francesco Rutelli, il Pd (per il quale Lusi è stato eletto senatore), la vecchia erelativamente gloriosa Margherita, l’Api (attuale partito di Rutelli) e in un certo senso il Terzo polo di Pier Ferdinando Casini, con il quale l’Api è federata. Bingo. Continua

Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita. ANSA/GIUSEPPE LAMI
La Margherita era stata già sciolta ma i soldi fluivano ancora dalle casse del partito che non era più, dissolto petalo dopo petalo e innestato nella Quercia, a quelle del suo tesoriere vivo, vegeto e sempre più florido. Dal conto corrente del (fu) partito di Rutelli e Parisi a quelli personalmente collegati all’ex capo dei Boy Scout e senatore del PD alla seconda legislatura, Luigi Lusi. Certo, la prima legge che ha infranto Lusi è proprio quella dei benemeriti Scout. Con l’aggravante grottesca di succhiare linfa a un ramo morto, un partito zomby che aveva perso la sua funzione politica ma continuava a svolgere una funzione reale di drenaggio fondi (pubblici) e relativa redistribuzione (privata). All’insaputa anche di chi di quel conto era cointestatario, cioè l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli. Continua

Le indagini sull’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, indagato per essersi appropriato di 13 milioni dalle casse del partito, aprono il coperchio sul finanziamento pubblico ai partiti e sulla trasparenza interna nella gestione dei fondi pubblici. Continua

A PROPOSITO DELL’EX MARGHERITA…
A proposito dell’ex Margherita, il cui denaro sarebbe finito nelle tasche dell’ultimo tesoriere, Luigi Lusi, senatore del Pd, ora indagato, attraverso decine di bonifici destinati a se stesso. Ecco, a proposito: il sito dei Dl, che nel 2008 si sono fusi assieme ai Ds, è ancora online (qui). Però c’è solo l’home page. Continua

Luigi Lusi, il tesoriere della Margherita, indagato (Credits: LaPresse)
di Laura Maragnani
Sul sito del Senato, alla voce professione, sta ancora scritto: avvocato penalista, contratti d’affari, Real Estate. Con la maiuscola. Ma il vero talento di Luigi Lusi, classe 1961, tesoriere della Margherita e senatore al secondo mandato (prima elezione nel 2006 con la Margherita, in Veneto, e nel 2008 con il Pd in Liguria) a quel che ha scoperto la Guardia di Finanza pare soprattutto un altro: farsi gli affari propri. I suoi, quelli della moglie, quelli dei fratelli e dei parenti. Ma anche dei suoi elettori in Liguria e, come risulta a Panorama, degli elettori del fratello Nino, sindaco di Capistrello. Pure i suoi concittadini a Genzano, in provincia di Roma, hanno di che ringraziarlo abbondantemente. Continua

NUOVE NOME PER IL PDL
Che il Cavaliere voglia cambiare nome al PdL, lo si sapeva da inizio 2011. Di nomi poi ne sono stati fatti tanti in un anno, da i Popolari ad appunto l’ultimo, Democrazia e libertà, che risulterebbe il più gradito secondo un sondaggio segreto commissionato dallo stesso Berlusconi. La notizia rimbalza su twitter. L’hastag Democrazia e libertà è tra i più utilizzati. I più arrabbiati però sono appunto gli ex Dl. Rutelli cinguetta piccato, facendo notare che “quello sia il nome della Margherita. Qualcuno informi Alfano”. Continua


Mario Adinolfi, del Pd, con la passione per il poker | (ANSA/GIUSEPPE GIGLIA)
C’è un passaggio della lettera inviata a Pierluigi Bersani con cui Mario Adinolfi ha dato l’addio al Partito Democratico che è passato inosservato. Chi ne ha dato notizia, infatti, si è soffermato in particolare sulla prima parte, quella in cui l’ex sfidante di Veltroni alla segreteria nazionale scrive che nel partito di oggi i cattolici come lui, con un passato nella Dc - Ppi, fanno sempre più fatica a riconoscersi. Continua


Enzo Bianco (Pd) capo degli ex Margherita (Ansa)
Parlare di rischio scissione all’interno del Pd è ancora prematuro. Il maggiore partito del centrosinistra sta ancora all’opposizione e quando c’è un collante come l’antiberlusconismo è davvero difficile, se non suicida, riuscire a separarsi. Continua