Le indagini sull’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, indagato per essersi appropriato di 13 milioni dalle casse del partito, aprono il coperchio sul finanziamento pubblico ai partiti e sulla trasparenza interna nella gestione dei fondi pubblici. Continua

A PROPOSITO DELL’EX MARGHERITA…
A proposito dell’ex Margherita, il cui denaro sarebbe finito nelle tasche dell’ultimo tesoriere, Luigi Lusi, senatore del Pd, ora indagato, attraverso decine di bonifici destinati a se stesso. Ecco, a proposito: il sito dei Dl, che nel 2008 si sono fusi assieme ai Ds, è ancora online (qui). Però c’è solo l’home page. Continua

Luigi Lusi, il tesoriere della Margherita, indagato (Credits: LaPresse)
di Laura Maragnani
Sul sito del Senato, alla voce professione, sta ancora scritto: avvocato penalista, contratti d’affari, Real Estate. Con la maiuscola. Ma il vero talento di Luigi Lusi, classe 1961, tesoriere della Margherita e senatore al secondo mandato (prima elezione nel 2006 con la Margherita, in Veneto, e nel 2008 con il Pd in Liguria) a quel che ha scoperto la Guardia di Finanza pare soprattutto un altro: farsi gli affari propri. I suoi, quelli della moglie, quelli dei fratelli e dei parenti. Ma anche dei suoi elettori in Liguria e, come risulta a Panorama, degli elettori del fratello Nino, sindaco di Capistrello. Pure i suoi concittadini a Genzano, in provincia di Roma, hanno di che ringraziarlo abbondantemente. Continua

NUOVE NOME PER IL PDL
Che il Cavaliere voglia cambiare nome al PdL, lo si sapeva da inizio 2011. Di nomi poi ne sono stati fatti tanti in un anno, da i Popolari ad appunto l’ultimo, Democrazia e libertà, che risulterebbe il più gradito secondo un sondaggio segreto commissionato dallo stesso Berlusconi. La notizia rimbalza su twitter. L’hastag Democrazia e libertà è tra i più utilizzati. I più arrabbiati però sono appunto gli ex Dl. Rutelli cinguetta piccato, facendo notare che “quello sia il nome della Margherita. Qualcuno informi Alfano”. Continua


Mario Adinolfi, del Pd, con la passione per il poker | (ANSA/GIUSEPPE GIGLIA)
C’è un passaggio della lettera inviata a Pierluigi Bersani con cui Mario Adinolfi ha dato l’addio al Partito Democratico che è passato inosservato. Chi ne ha dato notizia, infatti, si è soffermato in particolare sulla prima parte, quella in cui l’ex sfidante di Veltroni alla segreteria nazionale scrive che nel partito di oggi i cattolici come lui, con un passato nella Dc - Ppi, fanno sempre più fatica a riconoscersi. Continua


Enzo Bianco (Pd) capo degli ex Margherita (Ansa)
Parlare di rischio scissione all’interno del Pd è ancora prematuro. Il maggiore partito del centrosinistra sta ancora all’opposizione e quando c’è un collante come l’antiberlusconismo è davvero difficile, se non suicida, riuscire a separarsi. Continua
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Francesco Rutelli alla presentazione del suo nuovo libro La svolta
“Figurarsi se un tema serio come le alleanze e i rapporti con i partiti, come l’Udc, si può liquidare con i giochini che servono a Vespa per lanciare i suoi libri…”. Così il presidente del Copasir Francesco Rutelli, conversando con i suoi collaboratori, commenta in serata le anticipazioni dell’ultimo libro di Bruno Vespa: Donne di cuori - Duemila anni di amore e potere da Cleopatra a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Berlusconi, in uscita da Rai Eri Mondadori il 6 novembre prossimo. Continua
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Che fine ha fatto il patrimonio dei partiti della seconda repubblica? Sezioni, cimeli storici, opere, palazzi e persino giornali. In tempi di crisi, insomma, anche la politica mette al sicuro i gioielli di famiglia. I primi a farlo sono stati i Ds. Ora ci sta pensando An. Il Pd e il Pdl hanno unito e semplificato, a sinistra e a destra, la politica italiana, ma con la separazione dei beni.
Fioccano, difatti, le fondazioni, a volte think thank, come “Fare Futuro” di Gianfranco Fini e “Italianieuropei” di Massimo D’Alema, ma spesso vere e proprie casseforti per custodire i beni di due partiti che hanno attraversato il ‘900, come Ds e An. La spiegazione? La dà Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds, intervistato due anni fa all’ultima Festa dell’Unità di Reggio Emilia, mentre stava progettando la messa in sicurezza (come disse anche a Panorama) del patrimonio diessino nel futuro Pd. “Chi ha avuto la ventura di celebrare matrimoni civili sa che quando si presentano davanti al sindaco un uomo e una donna che non hanno nulla, e il sindaco gli dice: ‘Fate la comunione dei beni o la separazione dei beni?’, non sanno nemmeno cosa significhi quella domanda. Ma se quei due, quell’uomo e quella donna che si presentano, hanno qualche cosa, sicuramente fanno la separazione dei beni. È così, il 90% è così”. “Questo perché non ci si fida?”, chiedeva l’intervistatore malizioso. “Sono matrimoni d’amore, però con separazione dei beni”, rispose Sposetti. “Non ci si fida l’uno dell’altro…”, continuò il cronsita. “Nooo… è una cosa che… Meglio fare così. Meglio stare all’erta”. I partiti della seconda repubblica, infatti, non si sono fidati.
Sposetti, il cognome un programma, ex sindaco di Bassano in Teverina (Viterbo) per due mandati consecutivi, di matrimoni ne ha celebrati parecchi e quando è stato nominato tesoriere dei Ds ha traghettato l’ingente patrimonio della storia del Pci – Pds -Ds in 50 fondazioni create ad hoc. Un vero e proprio tesoretto da custodire, formato da 2399 immobili per un valore stimato in almeno mezzo miliardo di euro. Senza contare un cospicuo numero di cimeli e donazioni, con oltre quattrocento opere d’ arte, a cominciare dal celebre quadro di Renato Guttuso “I funerali di Togliatti”.
Ma c’è pure chi, dall’unione, ci ha guadagnato. Come la Margherita, che in eredità aveva ben poco: l’unico bene da tutelare era il giornale di partito, Europa, perché tutti gli immobili erano stati presi in locazione, compresa la sede di via San Andrea delle Fratte, diventata poi quartier generale dei Democrats che vantano tre fondazioni di peso, come Fondazione White di Pierluigi Castagnetti, Astrid di Franco Bassanini ed Enrico Letta, e Fondazione Centro per un futuro sostenibile di Francesco Rutelli.
Nell’emiciclo opposto lo scenario non muta. Anche nel Pdl sposarsi è bene, ma separare il patrimonio è meglio. Il coniuge ricco, un po’ a sorpresa in questo caso, è Alleanza Nazionale che, con i suoi 63 anni di storia, è stata la prima a muoversi in anticipo. Chiuso il bilancio 2008 in attivo, ora sta facendo un censimento di tutte le proprietà per circa 300 - 400 milioni di euro: 100 appartamenti, sedi delle federazioni di An. Tra questi, i locali che ospitano la sede del partito e il quotidiano ‘Il Secolo d’Italia’, ora organo vicino al Pdl, in via della Scrofa. Una fondazione, dal nome Fondazione Alleanza Nazionale, gestirà l’intero patrimonio, il simbolo della fiamma tricolore e l’archivio storico nazionale della destra. “La sua sede sarà quella storica di via della Scrofa, al numero civico 39″, spiega Donato La Morte, memoria storica di An e parlamentare di lungo corso. Nessun problema, invece, per Forza Italia, l’altro coniuge del Popolo della libertà, che non ha blindato il patrimonio in fondazioni, perché non ha mai avuto immobili di proprietà. Tutto è sempre stato preso in affitto. A cominciare dalla sede storica di via dell’Umiltà, a Roma, vicino alla Fontana di Trevi. Stesso discorso per palazzo Grazioli, che il Cavaliere ha eletto a residenza -ufficio nella capitale. Per il resto, nel centro destra la maggior parte delle fondazioni sono think thank, come Magna Carta presieduta da Gaetano Quagliariello; Medidea, promossa dall’ex ministro dell’Interno e attuale presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu; Nuova Italia, che è presieduta dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno; Res Publica, che ha nel comitato Giulio Tremonti, e la Fondazione Craxi, diretta della figlia Stefania.