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Universitari sul piede di guerra: “Un’altra volta, un’altra Onda” (in arrivo)

Manifestazione a Roma © Roberto Monaldo / LaPresse

Manifestazione a Roma © Roberto Monaldo / LaPresse

Proprio come un’onda, che torna a colpire le scogliere dopo il riflusso dell’estate. Le mobilitazioni studentesche sono riprese in tutta Italia, per ora quasi sottovoce, senza attirare più di tanto l’attenzione dei media (il 16 ottobre scorso a Torino hanno sfilato gli studenti delle superiori, cortei anche il 24 ottobre a Genova, ieri alcune decine di ragazzi sono entrati nel ministero dell’Istruzione a Roma per un’occupazione simbolica). Continua

Università italiana in vergognosa caduta libera: peggio di Taiwan

Università La Sapienza

Stati Uniti, Gran Bretagna… Sì, certo, gli atenei di Cambridge e Harvard non possono non eccellere. Canada, Giappone, Svizzera… Continuiamo a scorrere.
Hong Kong, Francia, Australia, Irlanda, Corea del Sud… Corea del Sud? Ma l’Italia nella speciale classifica delle migliori Università del mondo dove sta? Continua

Brunetta anti sinistra: “Non mi pento”. Con lui, la collega Gelmini e il popolo della Rete

Renato BrunettaNon si pente, Renato Brunetta, di aver mandato “a morire ammazzata” quella che lui definisce “la sinistra del male”, dei giornali, delle banche e degli interessi economici. Non si pente e lo dice chiaramente: “Non sono un ipocrita, non mi scuso per i toni che ho usato: se i giornalini o i giornaloni si attaccano a una battuta ironica fatta in romanesco facciano pure, nel merito di quello che ho detto non ho ricevuto nessuna obiezione”.
Continua

Gelmini: “In alcune classi gli immigrati sono il 100%”. Ma è questa l’integrazione?

Scuola e immigrati

“Queste non sono le condizioni adatte per favorire l’integrazione”. Non lascia spazio a interpretazioni, quello che dice il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini: “in alcune classi la presenza degli immigrati sfiora il 100 per 100″.

E allora la proposta-rivelazione: un provvedimento, ancora allo studio, per limitare al 30% il numero di alunni non italiani nelle classi. Un modo per facilitare l’integrazione degli studenti stranieri che, in caso di maggioranza numerica, non avrebbero lo stimolo a inserirsi e adattarsi alla cultura italiana.

In Rete, ovviamente, le opinioni sono contrastanti. C’è chi riporta alla mente le “classi ghetto”, e storce il naso. E chi, invece, è d’accordo con la Gelmini. Continua

In mutande, in catene, sul tetto: protesta l’Italia dei precari della scuola

Le insegnanti sul tetto a Benevento

Drammatica o ironica, dura o provocatoria. Di sicuro, più spettacolare: dal Nord al Sud d’Italia si salda e si scalda la protesta dei precari della scuola e per strappare l’attenzione non rinuncia al clamore.
Quasi a voler dire, promettere, che quello che verrà sarà un autunno caldo, difficile e lungo. A Roma docenti in mutande, in una sorta di Full Monty de Noantri, dinanzi il liceo Newton; a Milano incatenti sulla porta dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex Provveditorato), a Benevento sette insegnanti sul tetto dell’ex provveditorato con lo striscione: “Come gli operai dell’Innse, fino a quando non avremo risposte.
È la protesta dei precari della scuola, anche se tengono a sottolineare che in molti, precari, lo sono diventati con i tagli e i conseguenti accorpamenti delle classi.
Contestazioni, quelle del personale scolastico, sostenute dagli studenti, pronti a una mobilitazione comune, e dai sindacati che chiedono al Governo interventi immediati e, soprattutto, risolutivi.
Precari e supplenti milanesi che aderiscono al “Coordinamento precari scuola 3 Ottobre” si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico provinciale per protestare contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. In provincia di Milano sono oltre mille i disoccupati tra insegnanti e personale Ata, ha denunciato via web il Coordinamento facendo notare ironicamente come il governo stia mantenendo le promesse: “il nuovo anno scolastico si apre con 43mila cattedre in meno in tutta Italia”.
A Torino, il sit in si è svolto davanti alla sede dell’Ufficio regionale del ministero dell’Istruzione. A manifestare un gruppo di genitori e alcuni sindacalisti. Al centro dell’iniziativa il problema delle risorse assegnate alle scuole: un taglio, secondo i sindacati della scuola Cgil, Cisl e Uil, di 1800 posti nelle graduatorie per l’insegnamento e di 600 addetti tecnico-amministrativi per l’anno scolastico 2009-2010 in Piemonte.
Clima incandescente a Napoli dove i precari sono al secondo giorno di protesta di piazza contro i tagli che in Campania si traducono in quasi 8.000 posti in meno tra docenti e personale Ata. I manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale, si sono registrati momenti di tensione e una donna si è sentita male. “Dal ministero arrivano segnali di apertura anche se non ancora formali” ha rassicurato il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Alberto Bottino.
E sempre in Campania non mollano le insegnanti che da 4 giorni protestano sul tetto dell’ufficio scolastico provinciale di Benevento. Maretdì primo settembre è salito a parlare con loro il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, informandole che “Governo e Regione Campania sono impegnati alla definizione di un’intesa, in tempi brevissimi”.
Fermento pure in Sicilia: occupazione degli ex provveditorati a Palermo (dove alcuni insegnanti stanno facendo lo sciopero della fame) e Catania, presidio permanente davanti all’ufficio scolastico a Messina e manifestazioni in diverse parti della regione; i precari protestano contro la riduzione delle ore formative, prevista dal ministero della Pubblica istruzione, che nell’isola mette a rischio, secondo i sindacati, 7 mila posti di lavoro.
A Roma, prendendo spunto da Full Monty, il popolare film inglese del ‘97, cinque supplenti in attesa di ricevere l’assegnazione per una cattedra si sono spogliati rimanendo in mutande davanti al liceo scientifico Newton per protestare - hanno spiegato - contro il loro stato di precarietà in quanto da anni non sono stati ancora messi in ruolo.
I sindacati della scuola invitano il Governo a non indugiare oltre. “Sono 25.000, tra docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi i lavoratori che quest’anno non avranno più un contratto. Ora” ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima “la situazione sta assumendo i connotati di una vera e propria emergenza scolastica e sociale. Chiediamo pertanto un incontro urgente con il Governo, per portare finalmente a soluzione una vertenza che altrimenti rischia di farsi esplosiva”.

Di situazione esplosiva parla anche la Gilda che annuncia “tutte le forme di protesta possibili” per contrastare la politica del Governo. “A soffrire maggiormente - osserva il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio “è il Mezzogiorno, dove la scure del Governo si è abbattuta in maniera più drastica“.
Esprime solidarietà ai precari della scuola l’Unione degli studenti, il sindacato studentesco, auspicando che i prossimi mesi autunnali “possano vedere mobilitazioni comuni tra studenti e lavoratori della scuola per contrastare l’idea di scuola del Governo e costruire una concreta alternativa”.
Intanto per il 3 settembre la Rdb-Cub ha indetto un presidio dei precari davanti al ministero dell’Istruzione “per dire no a un futuro a scadenza”.


Visualizza La protesta l’Italia dei precari della scuola in una mappa di dimensioni maggiori

Un anno di tirocinio: ecco le uove norme per fare gli insegnanti

scuola

Un anno di tirocinio per legare teoria a pratica; assunzioni solo in base alla necessità per evitare il precariato; più inglese e competenze tecnologiche: queste alcune delle novità contenute nel nuovo regolamento presentato dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini (qui il suo canale su YouTube) per chi vuole accedere all’insegnamento.

Linee Guida
Son quindi quattro le grandi linee in cui si dipana nuovo regolamento voluto dal Miur : il tirocinio da svolgere direttamente a contatto con le scuole e col “mestiere” di insegnante, “perché insegnare non può essere solo teoria ma anche pratica” si legge in una nota. Il numero di nuovi docenti sarà poi deciso in base al fabbisogno. L’obiettivo è quello di porre così fine all’accesso illimitato alla professione che creava il precariato. In questo modo sarà consentito ai giovani l’inserimento immediato in ruolo.

Il nuovo regolamento, informa il Ministero dell’Istruzione, “è il frutto del lavoro della Commissione presieduta dal professor Giorgio Israel, a cui è seguita una azione di primo confronto col mondo della scuola e delle associazioni per l’integrazione scolastica”. L’obiettivo dei nuovi percorsi “è di garantire una più equilibrata preparazione disciplinare, didattica e pedagogica nel corso delle lauree magistrali e lo svolgimento di un anno di percorso, il Tirocinio Formativo Attivo, direttamente a contatto con le scuole”.

Cosa cambia
Con il nuovo sistema, dunque, per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria sarà necessaria la laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso che consentira’ di conseguire l’abilitazione per la scuola primaria e dell’infanzia. Sono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche ed è previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie. Per la prima volta, viene sottolineato, si è data “specifica attenzione al problema degli alunni con disabilità, prevedendo che in tutti i percorsi ci siano insegnamenti in grado di consentire al docente di avere una preparazione di base sui bisogni speciali”.  Per gli alunni con disabilità, in tutti i percorsi è previsto che ci siano insegnamenti in grado di consentire al docente di avere una preparazione di base sui bisogni speciali.

Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado sarà necessaria la laurea magistrale più un anno di Tirocinio formativo attivo. È prevista una prova di ingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie. L’anno di tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di presenza a scuola sotto la guida di un insegnante tutor.

Nodo Siss
Il Tirocinio formativo attivo della durata di un anno prenderà il posto delle Siss per le secondarie di primo e secondo grado. Il numero dei tirocini sarà deciso in base al fabbisogno di insegnanti. Nel regolamento è stato dato riconoscimento al sistema nazionale dell’istruzione (formato dalle istituzioni scolastiche statali e paritarie), tanto nel coinvolgimento nei tirocini quanto nel calcolo dei fabbisogni di personale docente, e si inizia a prevedere la possibilità di svolgere tirocini anche nelle strutture di istruzione e formazione professionale dove c’è la sperimentazione dell’obbligo formativo. Gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni scolastiche accreditate e avranno funzione di controllo.

Gelmini: Da oggi si cambia
“Oggi iniziamo a progettare un nuovo tassello per il cambiamento del nostro sistema scolastico” scrive il ministro Gelmini “un tassello fondamentale, perché riguarda la formazione iniziale dei futuri insegnanti. Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avrà in mano il futuro dell’Italia e sostituiamo alle vecchie Ssis un percorso più snello, di un anno, coprogettato da scuole e università, concentrato nel passaggio dal semplice sapere al saper insegnare”.

Maturità 2009: dall’orologio bigliettino alla penna video, il kit digitale per copiare

orologiodigitale

Guarda la GALLERY: gli stratagemmi dei maturandi 2009 per copiare all’esame

La frenesia del copiare è sempre la stessa, come riconosce anche il ministro Maria Stella Gelmini. A cambiare però sono i mezzi a disposizione.
Quelli per la Maturità 2009 sono tutti contenuti in un kit digitale degno dell’ex agente segreto MacGyver. Dall’orologio alla penna video alla consolidata maglietta-bigliettino, tutti forniti da Scuolazoo, sito ideato da studenti universitari per studenti. Il ministro dell’Istruzione (qui tutte le circolari sul tema) chiosa: “L’attitudine a copiare c’è sempre stata, a cambiare sono le tecnologie”.

L’orologio bigliettino. Stealth One sembra un comunissimo orologio e invece… è un archivio digitale di 1 GB per foto e, soprattutto, bigliettini, caricati come file txt. Si manovra con solo quattro tasti e se il professore si aggira in zona si preme il “bottone d’emergenza” per tornare prontamente alla funzione contaore. Ovviamente ha un prezzo, 49 euro, si compra on line o in tremila cartolerie italiane (ogni cartoleria non ne più di otto esemplari “per evitare che ce ne siano troppi in circolazione e che anche i professori lo vengano a scoprire”, dicono gli ideatori). Per ridurre al minimo lo sforzo contiene già anche alcuni bigliettini, tipo la vita di Leopardi e l’analisi della poesia A Silvia.

La penna video. Anche questa apparentemente non si discosta da una normale biro ma… in realtà nasconde una micro videocamera e un microvideoregistratore digitale con 2 GB di memoria. Permette di registrare e spiare senza essere visti, dai movimenti dei prof a quelli dei propri compagni… Al costo di 59,90 euro.

La maglietta bigliettino. Detta anche il magliettino, è pensata per la seconda prova, con bigliettini e formule di matematica stampate sopra per passare la seconda prova. Il motto è “ciò che non è impresso nella testa è stampato nella maglietta”. Prezzo: 10 euro.

Diario. Ma anche il diario Scuolazoo che ha accompagnato gli studenti per i nove mesi dell’anno ha una sezione ovviamente dedicata a copiare. E quindi chi già l’ha tra le mani può strappare cinque pagine con i bigliettini pronti per matematica, chimica e fisica.

Mamme e ministre contrarie: la scuola Pisacane multietnica di fatto non di nome

La scuola Carlo Pisacane

Makiguchi sì, Makiguchi no. Il pedagogo giapponese, Tsunesaburo Makiguchi appunto, che nei primi anni del novecento rinnovò il sistema educativo, all’epoca molto restrittivo, del suo Paese. Ormai in Italia, perlomeno tra gli insegnanti, lo conoscono tutti. Diventerà di sicuro un simbolo. Perché?

Perché a lui avrebbe dovuto portare il suo nome una scuola elementare di Roma, al centro del quartiere di Tor Pignattara, sostituendo l’attuale intitolazione a Carlo Pisacane, eroe del Risorgimento italiano. Lo aveva annunciato nei giorni scorsi la dirigente scolastica, Nunzia Marciano, pedagoga e autrice di libri sull’educazione infantile, che però oggi ci ha ripensato, senza attendere il parere di rito dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio: “Si è creata una distorsione mediatica sulle scelte decise democraticamente dagli organi collegiali del nostro istituto per questo abbiamo deciso che sospenderemo il processo attivato per il cambio di nome”.
La scuola che dirige, infatti, conta oltre l’85% di iscritti di origine straniera e due anni fa era finita al centro dell’attenzione dei media perché nel presepio le statuine delle donne indossavano il velo, in nome della globalizzazione e del rispetto delle religioni. Sempre in nome della multiculturalità, alla Pisacane ne hanno pensata un’altra: nelle scorse settimane è stata avanzata dal Consiglio di istituto la richiesta di sostituire il nome di Carlo Pisacane con quello del pedagogo giapponese. E le polemiche non sono mancate. “Inaccettabile che una scuola italiana cancelli un simbolo così importante del nostro Risorgimento. Il Ministero si opporrà con tutti gli strumenti che la legge gli riconosce per evitare che la scuola modifichi il nome”, ha dichiarato il ministro dell’istruzione, Maria Stella Gelmini (Pdl). Si è aggiunto al coro il sindaco di Roma, Gianni Alemanno (Pdl): “Mi attiverò anch’io presso le istituzioni competenti per chiedere che il cambiamento non venga autorizzato”. E c’è pure chi, nella bagarre, ha parlato di “razzismo anti-italiano”, come il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni (Pdl).

In aiuto della preside era sceso in campo l’ex ministro dell’Istruzione dell’ultimo governo Prodi, Giuseppe Fioroni (Pd). “L’integrazione non si fa dimenticando il Risorgimento, ma nemmeno riducendo le scuole al collasso. Resta poi qualche altro interrogativo: che fare delle scuole che si chiamano Montessori in America e nel mondo? E delle steineriane in Italia, tra l’altro molto apprezzate anche dal premier visto che le ha scelte per i propri figli?”.
Ma accanto alla questione del nome, assai cara ai politici, rimangono le proteste dei genitori italiani che dalla Pisacane vogliono ritirare i loro figli. L’integrazione, al di là delle etichette, ha davvero funzionato in quella scuola? Secondo il Comitato delle mamme si va verso il fallimento. “Vogliamo capire il motivo per cui la scuola abbia fatto finta di non capire il problema oggettivo portato alla luce dalle mamme sull’equa distribuzione degli alunni e continui ad affermare che una classe con 20 bambini stranieri e un solo italiano rientri nella normalità e sia garanzia di scambio di culture e fonte di arricchimento”, scrivevano in una lettera due settimane fa. Il rischio è che il prossimo anno restino solo i bambini immigrati o le classi monoetniche.

LEGGI ANCHE: Migranti, triplice affondo dei cattolici: “Respinti su strade di fame e morte” -  Padova, preside chiede il permesso di soggiorno agli studenti - Lo SPECIALE sull’immigrazione

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