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I nomi dei dieci parlamentari gay ma omofobi secondo i blogger di listaouting
Alla pubblicazione del suo nome nella lista di 10 politici che, secondo un blog pirata, sarebbero omofobi ma segretamente gay, Massimo Corsaro, vicepresidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, l’ha presa nell’unico modo possibile: con una battuta fulminante: «Mi era giunta notizia - ha dichiarato all’Ansa - che il mio nome sarebbe stato strumentalmente inserito in un elenco infamante. Per un attimo ho temuto che mi inserissero in quello degli interisti occulti. Tutto sommato meglio così…». Maurizio Gasparri racconta che si è fatto qualche risata con gli amici, e aggiunge, le amiche. Elenco pesante, con nomi di primissimo piano, «sputtanati» sulla pubblica piazza non perché gay, sostengono i pirati di Listaouting, ma perché gay e per di più omofobi. Elenco pesante e iniziativa discutibile secondo gran parte del movimento omosessuale, con l’Arcy Gay in prima fila (contrarissima da sempre alla pratica dell’«outing», leggasi «sputtanamento» altrui) che definisce l’iniziativa «un rigagnolo miserevole di pettegolezzi». Ecco le voci che Panorama.it ha raccolto (e continuerà a raccogliere durante la giornata) dei protagonisti chiamati in causa dagli anonimi curatori di questo sito che annuncia, nei prossimi giorni, la pubblicazione di altri nomi, questa volta di «cardinali e alti prelati omofobi e omosessuali». Continua

L’emergenza sicurezza e la questione Alitalia sono stati i temi centrali del faccia a faccia tra i candidati a sindaco di Roma del centrosinistra Francesco Rutelli e del Pdl Gianni Alemanno nel corso della trasmissione televisiva Ballarò in vista del ballottaggio per le elezioni comunali di domenica e lunedì prossimi.
Non inganni la foto, di rito, sopra: la cordialità fra i due dura solo un attimo: prima che la trasmissione entri nel vivo. Nello studio arroventato dalle luci e dalla tensione, il fair play cede il posto allo scambio dei colpi. Già alla prima domanda, il confronto è serrato, ma senza grande picchi di nervosismo. A prendere la parola, dopo un sorteggio perso, è stato per primo Alemanno che mostrando il quotidiano Il Messaggero ha subito introdotto l’aggressione e la violenza della studentessa del Lesotho avvenuta giovedì scorso e il tema della sicurezza sostenendo che a Roma “ci vuole il cambiamento” perché “queste cose non devono più accadere. A Roma c’è bisogno di una svolta” perché “da 15 anni c’è lo stesso gruppo di potere” alla guida della città, riferendosi agli anni di governo del centrosinistra. Ma Rutelli ha replicato: “il primo ad aver sollevato questo tema è stato l’allora sindaco di Roma Veltroni. Non è un problema del sindaco, ma del Paese. Dobbiamo essere uniti contro questo problema”.
Rutelli ha poi mostrato “il dispositivo di comunicazione” più noto come braccialetto per le donne che tante critiche ha suscitato. E Alemanno ha replicato: “Non mi piace l’idea della sicurezza fai da te. Le ronde e il braccialetto elettronico non mi convincono. La sicurezza è un valore sociale, è un problema dei più deboli. Il paragone con Milano - ha aggiunto replicando a Rutelli - non regge molto. A Roma ci sono 85 campi nomadi, è una realtà impressionante”.
Riferendosi al precedente governo Berlusconi, Alemanno ha sottolineato che “noi abbiamo regolarizzato 640mila persone, che avevamo ereditato dal passato, erano già entrate nel nostro Paese, già lavoravano in nero e sono state prese le impronte digitali”. Il candidato del Pdl ha quindi ricordato che la Romania è entrata in Europa nel gennaio del 2007 quando il Governo Prodi era già in carica. Non sono mancate battute con Rutelli che rivolgendosi ad Alemanno ha detto: “Hai parlato di colonnine SS, hai avuto un lapsus”.
“Dai, dai”, ha replicato Alemanno. E poi è stata volta di Alemanno a prendere in giro Rutelli quando ha apostrofato il suo avversario: “No tesoro…” e lui ha risposto: “Tesoro mai”.
Poi a dominare è stato il tema dell’Alitalia. “Oggi” ha esordito Rutelli “La Padania scrive: ‘La lega vince, Air France vola via’. A chi la volete dare Alitalia? Ai russi? Oggi Alitalia vale meno perché voi, quando eravate al governo, avete fatto non una politica industriale ma una divisione tra Malpensa e Fiumicino che ha portato la compagnia di bandiera vicina al fallimento. Ma dove sta la cordata italiana di cui parlavate?”. “Noi riteniamo che si può costruire una cordata italiana” ha replicato Alemanno che, incalzato da Rutelli, ha ha aggiunto alzando il tono della voce: “Non si può svendere Alitalia. Alitalia, Rutelli, capito? Italia, Italia, Italia”.
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Rush finale tra Gianni Alemanno e Francesco Rutelli per la carica di sindaco di Roma. Domenica e lunedì prossimo i cittadini romani (ma si vota anche per l’elezione dei presidenti di 5 province, dei sindaci di altri 42 comuni, di cui 6 capoluoghi di provincia) torneranno alle urne per il turno di ballottaggio.
L’ex leader della Margherita è forte del 45,77% incassato il 13 e 14 di aprile, mentre il colonnello di An riprende la sua scalata dal 40,74%. Rutelli sarà appoggiato ufficialmente da tre liste in più (Michele Baldi che aveva ottenuto lo 0,8% e da due formazioni dal nome calcistico “Forza Roma” e “Avanti Lazio” rispettivamente 0,3% e 0,1%) rispetto al primo turno con un peso elettorale complessivo di poco più di un punto percentuale. Ma dovrebbe avvantaggiarsi anche dei voti di Franco Grillini (0,8%) a cui ha rifiutato l’apparentamento perchè, spiegano i bene informati di cose capitoline, se Rutelli ce la fa, sarà “grazie ai voti che la Chiesa non gli farà mancare”.
Invariato invece lo schieramento che appoggerà il candidato del centrodestra. Pur senza apparentamenti si dovrebbe giovare dei voti de La Destra di Francesco Storace (3,3%) e di quelli di Mario Baccini (0,7%). La corteggiatissima Udc, che al primo turno ha schierato Luciano Ciocchetti (3,1%), ha lasciato libertà di voto.
Poi due endorsement che non ti aspetti: per Rutelli quello di Giuliano Ferrara e per Alemanno quello di Mario Capanna.
E stasera i due si scontrano in un duello tv da Giovanni Floris a Ballarò. Panorama.it li ha messi a confronto su alcune tematiche.
Sicurezza
La cronaca nera delle ultime settimane ha messo in primissimo piano la questione sicurezza. Rutelli ha sollevato un vespaio di polemiche con la sua idea del braccialetto elettronico per la richiesta di aiuto in caso di bisogno per le donne. Immediata la risposta di Alemanno che l’ha giudicato “umiliante per le donne perché rappresenta la resa da parte delle istituzioni incapaci di garantire la sicurezza dei cittadini”.
Poi botta e risposta tra i due sulla gestione della sicurezza da sindaci. Rutelli ha detto che, qualora eletto, si avvarrà di un nuovo organismo: “la Commissione Consultiva per la Sicurezza Integrata (Csi), formata da personalità di alto profilo istituzionale e con provata esperienza nel campo della sicurezza”. E poi ha spiegato: “Roma è la vetrina del Paese e sarà la vetrina della sicurezza. Da sindaco guiderò le politiche per la sicurezza di competenza del Comune di Roma”, eliminando quindi l’apposito assessorato. Pronta la risposta di Alemanno: “Voglio trasformare la polizia municipale romana, oggi abbandonata, in una vera polizia locale come previsto nella Costituzione, una vera polizia di prossimità, armata, che sia destinata a fare la lotta al degrado”. E ancora: “Se sarò eletto sindaco, provvederò all’espulsione dei 20mila stranieri che hanno commesso reati, nomadi, immigrati o romeni che siano, non è una questione etnica”.
Alitalia
L’altra tematica calda della campagna elettorale è stata la questione Alitalia. Tema tanto più scottante a Roma dove i posti di lavoro nel settore sono tanti. E a rischio.
Il vicepremier Rutelli nelle settimane prima del voto per le politiche ha più volte criticato la posizione di Berlusconi sulla cordata italiana. E a proposito dell’abbandono di Air France ha spiegato: “Quello che sta succedendo in queste ore è una tragedia per Roma. Se Alitalia fallisce è un disastro, con decine di migliaia di persone che vanno per strada. Per noi è come la Fiat per Torino e forse di più”.
Alemanno, invece, prosegue nella linea adottata dal leader del Pdl, Berlusconi, di ricercare strade alternative: “Credo che una cordata italiana sia l’unica soluzione. Constatiamo con soddisfazione che Air France si è ritirata. Vogliamo mantenere la compagnia di bandiera in Italia e a Roma perché ci serve per il turismo e per mantenere elevato il livello internazionale”.
Grandi opere e traffico
Per il problema numero uno di Roma, il traffico, Alemanno punta sul potenziamento del trasporto pubblico sul ferro e sul decongestionamento del traffico. Secondo il candidato del centrodestra “è fallita la cura del ferro degli ultimi 15 anni di governo” della Capitale. Poi propone la realizzazione del secondo anello del Grande raccordo anulare e il completamento dell’anello ferroviario con un deciso aumento dei parcheggi.
Rutelli vuole proseguire con la cura del ferro già avviata con i lavori per la metro C, il prolungamento della metro B e la futura metro D. L’ex sindaco ha promesso più parcheggi di scambio, più offerta di trasporto pubblico, corsie preferenziali e la revisione del sistema tariffario della sosta differenziata a seconda delle zone. Ma spazio anche all’innovazione tecnologica: vendita di almeno un terzo dei biglietti del trasporto pubblico locale mediante pagamento on line e via sms.
Case e asili
Sulla questione casa il candidato del Pdl a sindaco di Roma ha ribadito di voler costruire “25 mila case nei prossimi anni”. Sugli asili nido, invece promette “10mila nuovi posti a Roma nel prossimo quinquennio”.
Rutelli per affrontare l’emergenza casa ha annunciato la realizzazione di 10mila case popolari, 10 mila case in affitto agevolato e 6 mila alloggi per studenti.
Unioni civili
I due candidati sono contrari alle unioni civili. Alemanno segue la linea del Pdl, che in materia di diritti prevede il pieno rispetto della Costituzione e quindi la tutela delle famiglie basate sull’unione tra uomo e donna.
Nel programma di Rutelli non c’è spazio per il Registro delle unioni civili (che già con Veltroni non ebbero successo). Saranno pero “garantite – si legge nel suo documento programmatico - pari opportunità alle persone che vivono in unioni di fatto. In tutti i regolamenti del Comune si dovrà fare riferimento alle risultanze delle convivenze anagrafiche, a prescindere dalle scelte sessuali liberamente adottate”.

Ad annunciare la chiusura dell’accordo tra Udc e Rosa Bianca è stato proprio l’uomo che ha dovuto ingoiare il boccone amaro e spendere notti intere (scrive sul suo blog) a rimuginare sul che fare. Ovvero quel Bruno Tabacci che era il candidato premier della Rosa Bianca e che ora dovrà rinunciare in favore di Pier Ferdinando Casini.
Tabacci, nella sua dichiarazione, sembra fare sfoggio di fair play e filosofia. La prende bene e la butta in alto, argomentando sulla costruzione del nuovo soggetto centrista: “Nel lungo termine c’è la costruzione di un nuovo soggetto politico, nel breve, per le politiche, la presentazione di una lista unitaria”. Lo schema dell’accordo? Casini candidato premier, mentre l’ex leader cislino Savino Pezzotta sarà il segretario della nuova formazione centrista. Il nome che gli elettori troveranno sulla scheda elettorale sarà “Costituente di Centro per Casini”.
Il vicepresidente del Senato, Mario Baccini - che dell’accordo è stato il vero deus ex machina e che nelle prossime ore potrebbe sciogliere la propria riserva sulla candidatura per il Campidoglio - ha spiegato: “Casini premier e Pezzotta ci guiderà nella costituente del centro”. Poi il boccone amaro per Tabacci: “Farà un passo indietro per farne due avanti, con la nascita della costituente di centro”.
Dunque, come anticipato da Panorama.it la settimana scorsa, la Cosa Bianca torna insieme sotto le insegne elettorali dello scudocrociato. Mentre alle amministrative, spiegano fonti della Rosa Bianca i due partiti dovrebbero andare separati e con i propri simboli (in Sicilia soprattutto per motivi di ordine “cuffariano”).
Rimangono i problemi sulle candidature, che peraltro stanno impegnando in queste ore tutte le coalizioni. Baccini ufficialmente fa proclami nobili: “Ci siamo lanciati nel progetto della Rosa Bianca senza paracadute. Figuriamoci se ora ci mettiamo a lottare per chi entra e chi no in Parlamento”. Ma è ovvio che la battaglia per le liste (tra candidature pulite e collegi sicuri) è tostissima. Specie se fatta da “vecchie volpi democristiane”, come rivela un deputato centrista. Come finirà? I bene informati di cose centriste dicono 75% di posti all’Udc, 25% ai Rosabianchisti.
Infine Ciriaco De Mita: il reprobo del Pd di Walter Veltroni su cui era stato impostato l’inizio di accordo: “Mi auguro e faccio a lui un appello” conclude Baccini “perché faccia parte del nostro progetto”. Un appello che il vecchio leader Dc difficilmente farà cadere nel vuoto.

Le granitiche certezze, oltre che i sondaggi (davvero bulgari), di cui disponeva fino alla settimana scorsa Francesco Rutelli, potrebbero essere intaccate in queste ore dalla discesa in campo per la poltrona di sindaco di Roma di Gianni Alemanno. La scelta di An, dopo un balletto di possibili nomi, è arrivata proprio perché le distanze nelle rilevazioni tra Rutelli e Giorgia Meloni o Maurizio Gasparri erano siderali. Oltretutto, nelle indiscrezioni che filtrano da Alleanza Nazionale, il colonnello di An potrà contare, qualora si arrivasse al secondo turno, sui voti che prenderà La Destra di Francesco Storace.
Ma a turbare l’inizio settimana del neocandidato sindaco di Roma, Rutelli, si aggiunge la possibile/probabile discesa in campo anche di Mario Baccini. Il leader della Rosa Bianca, sarebbe pressato dagli ambienti cattolici, movimenti e gerarchie, per candidarsi al Campidoglio.
Sebbene Rutelli, con la sua storia recente, sembri essere in grado di dare molte garanzie al Vaticano - tanto che Franco Grillini, candidato sindaco in polemica con Rutelli, considerato “troppo moderato e vicino ad ambienti di Oltretevere” ha scelto come slogan della propria campagna “voti Rutelli, scegli Ruini” - le recenti polemiche scoppiate dopo l’accordo con i Radicali e la candidatura di Umberto Veronesi hanno molto allarmato la Cei e le gerarchie ecclesiastiche.

Ambienti che per l’appunto starebbero spingendo l’esponente centrista Baccini, politico che a Roma dispone di un ampio bacino di voti, a candidarsi. Baccini interpellato da Panorama.it conferma l’intenzione della discesa in campo: “Confermo e deciderò nei prossimi giorni. Sono molto impegnato con la Rosa Bianca. Ma fin d’ora dico che le nostre liste correranno per il Campidoglio”. Quindi Rutelli non garantisce i cattolici? Baccini aggiunge: “Certamente no. Ma i cattolici non mi pare che li garantisca nessuno del Pd”. Quindi il segretario della Rosa Bianca chiude con una frase che è prodromica alla candidatura: “L’offerta delle candidature e dei progetti politici è molto carente nei confronti di una città che vuole uscire dal neo paganesimo e dalla città della Romanella costruita in questi 12-13 anni”.
E se i centristi cercano un loro candidato, da ambienti vicini al loft del Pd si apprende che il lavoro di ricucitura con i cattolici è ampiamente iniziato: a garanzia non soltanto il lavoro quotidiano del vicesegretario, Dario Franceschini, ma anche un pacchetto di candidature (dal fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, al rafforzamento della corrente teodem di Paola Binetti) di stretta marca cattolica.


Dentro la Cdl è partita la strategia per il dopo Prodi. Ormai danno tutti per scontato che questo governo sia arrivato al capolinea. E che gli ultimatum del Professore non servano a nulla: “Non saranno certo i suoi ‘esigo’ a frenare quella caduta che ogni giorno è evidente e sotto gli occhi di tutti”, è la frase più ricorrente nei corridoi della Camera che si vanno svuotando, come accade ogni venerdì.
E allora, gli occhi sono tutti puntati in alto: sul Colle. Dove, quando la crisi si formalizzerà, arriverà la patata bollente. Il Cavaliere non ha voglia di un braccio di ferro istituzionale, né tanto meno vuole scalfarizzare (da Oscar Luigi Scalfaro che non sciolse le camere dopo la caduta di Berlusconi nel 1994) Giorgio Napolitano. Ma di tenere alta la tensione sì. Ha infatti l’arma segreta in serbo: un documento segreto con illustri pareri di costituzionalisti che vorrebbe consegnare al Quirinale per spingere decisamente sulle elezioni.
Nel centrosinistra la linea è quella che dopo Prodi c’è solo il voto. Mentre il socialista Enrico Boselli la pensa diversamente: “Dopo la Finanziaria, meglio una crisi con tutti i crismi e un Prodi bis con dentro anche Veltroni. Un Prodi bis potrà essere più forte di quello attuale non solo se si baserà su un programma chiaro e stringato ma su un chiarimento che per essere davvero tale dovrà riguardare tutti”.
E anche dalla Cdl l’idea di andare con Prodi al voto non dispiace. Maurizio Gasparri di Alleanza Nazionale, spiega a Panorama.it: “Va bene pure Prodi a palazzo Chigi, ma ci devono dare la data del voto. Ci vuole un governo che ci porti rapidamente a votare dopo aver fatto la legge elettorale”. Poi Gasparri ammonisce: “Ma non deve accadere come con Scalfaro, che fece durare Dini un anno e mezzo”.
Diversi i toni con cui parla a Panorama.it il vicepresidente del Senato, Mario Baccini dell’Udc: “Sono contrarissimo al pressing sul Quirinale. Napolitano dovrà avere piena libertà di muoversi secondo le modalità che ritiene più opportune”. Su quale tipo di governo dopo Prodi, il centrista Baccini ha le idee chiare: “Se sarà un governo del presidente vedrei bene Franco Marini. Altrimenti si passi ad un governo istituzionale”. Poi Baccini lancia un amo al centrosinistra e a Walter Veltroni, che domani a Milano sarà ufficialmente incoronato segretario del Pd: “Sono curioso di capire se mantiene gli impegni che ha assunto di allontanare il Pd dalla sinistra estrema”. E se così fosse? “Allora” prosegue radioso l’esponente romano dell’Udc “accanto ad una sinistra estrema, al Pd e alla Cdl si potrebbero raccogliere tutti i moderati che vogliono far politica in maniera seria. E penso alla Margherita, a noi, a Savino Pezzotta e tanti altri”. E per favorire quest’aggregazione, infatti, lavorano tutti per il modello elettorale alla tedesca.