
“Ci vuole un fisico bestiale” per riuscire a sopportare una settimana di passione come quella che sta vivendo il presidente del Consiglio Romano Prodi. E non solo per questioni giudiziarie. Ma soprattutto per le (solite) fibrillazioni interne a governo e maggioranza.
Già, perché sul fronte pensioni rimane il rischio, per il Professore, di giocarsi la poltrona. A tirare il premier per la giacca ci si sono messi in tanti, in questi giorni: la Ue con i suoi richiami, Bankitalia con il governatore Mario Draghi, i sindacati, i senatori contrari alla condotta del Governo (vedi Lamberto Dini) il vicepremier Rutelli che ha preso le distanze dai rissosi alleati di Prc. Prodi deve fare i conti soprattutto con questi ultimi e con la loro volontà di non perdere la partita con l’ala moderata della compagine di Governo.
Moderati che da parte loro hanno alzato il tiro: martedì 17 Emma Bonino ha “sventolato” le sue dimissioni. Per ricucire lo strappo del suo ministro, Prodi le ha ribadito la fiducia e ha buttato giù l’ormai famosa ipotesi a “quota 96″. Cioè quella che dovrebbe permettere, a partire dal 1 gennaio del 2008, di andare in pensione a 58 anni invece che a 60 come previsto dalla legge Maroni. Dal 2010 invece potranno andare in pensione quelle persone che raggiungeranno “quota 96″ con la somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi pagati (ad esempio: 58 anni di età e 38 anni di contributi o 59 anni di età e 37 anni di contributi).
Ipotesi percorribile? Sembrava. Invece, mercoledì 18 (il giorno nero del fallimento della gara del Tesoro per Alitalia) è arrivato l’affondo di Rifondazione, a cui la quota 96 proprio non va giù (in realtà anche i sindacati spingono per una soluzione più soft: quota 95 nel 2010 da far crescere a 96 nel 2011 o 2012). E pensare che il meccanismo delle quote è invece giudicato dal ministro Padoa-Schioppa ancora poco. Per il titolare di via XX settembre, dopo Alitalia, perdere terreno anche sul fronte della previdenza sarebbe davvero un brutto colpo. A regime, cioè nel 2016, la nuova riforma dovrà garantire all’Inps gli stessi risultati finanziari che garantirebbe la Maroni qualora rimanesse in vigore (circa 9,8 miliardi di euro all’anno), tuona da tempo Tps. Che vorrebbe inoltre accorciare la lista dei cosiddetti “lavori usuranti” esonerati dall’aumento dell’età pensionabile (ad oggi interesserebbe circa un milione e mezzo di persone) lanciata martedì 17 dal leader della Uil Luigi Angeletti.
In tutto questo caos, l’unica certezza è che giovedì 19, a poche ore dalla presentazione del piano (e mentre il governo è alle prese col voto di fiducia sulla destinazione del tesoretto proveniente dall’extragettito) le cose sono ancora in alto mare. E non è ancora finita.
Il VIDEO servizio:
- Tags: amministrative, centrosinistra, Ds, Fabio-Mussi, Fausto-Bertinotti, Francesco-Rutelli, Giorgio Napolitano, Luca-di-Montezemolo, margherita, Mario-Draghi, Massimo D'Alema, Pd, presidente, Romano Prodi, saggi, segretario, sinistra, tommaso-padoa-schioppa, Unione
-

Romano Prodi presidente, un segretario da eleggere ad ottobre. La crisi nel (futuro) Partito democratico, con il Professore che ha minacciato di sbattere la porta e andarsene se fosse stato scelto, o magari solo immaginato qualcun altro, si chiude per ora con il classico compromesso (qui il video dell’Ansa).
Ma durerà? O, dopo le amministrative, inciamperà su qualche altro ostacolo? Per Prodi, per i suoi alleati guardati con sospetto (Massimo D’Alema e Francesco Rutelli) già il mese di giugno si presenta come un campo minato. Vediamo.
Le Considerazioni finali lette il 31 maggio dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, (ecco il video dell’Ansa) contengono almeno due espliciti richiami al governo: la necessità di agire sulle pensioni (e Draghi ha detto testualmente che una legge esiste già, quella Maroni, mentre dovrebbero anche essere modificati i coefficienti della legge Dini, tutte cose di cui i sindacati e la sinistra dell’Unione non vogliono sentir parlare), e l’urgenza di ridurre le tasse: “L’Italia ha la pressione più alta d’Europa dopo la Francia. Prima della Francia se si tiene conto di quanto pagano i contribuenti onesti”. Sono argomenti destinati a finire dritti nelle trattative sulla previdenza, che il governo aveva rinviato a dopo le amministrative, ed a quelle sull’elaborazione del Dpef, il documento di programmazione economica. Documento che dovrà indicare a chi e come destinare le risorse, e dove risparmiare sulle spese.
Come è noto le opinioni in materia sono totalmente divergenti. La Margherita vorrebbe ridurre le tasse, in particolare l’Ici. Padoa-Schioppa mira a destinare il tesoretto alla diminuzione del debito. Prodi, in campagna elettorale, ha promesso sostegni alle famiglie e ai ceti deboli.
L’1 e 2 giugno, a Santa Margherita ligure, la Confindustria tiene un importante convegno. Tra gli ospiti ci sarà Walter Veltroni, l’avversario più insidioso di Prodi nel Pd, sempre più presente sulla ribalta nazionale. E Luca di Montezemolo difficilmente rinuncerà a riprendere la questione dei costi della politica e delle inefficienze del governo.
Mercoledì 4 il Senato discute del caso Visco-Guardia di Finanza. La Cdl propone di ritirare al viceministro le deleghe a sovrintendere sulle Fiamme gialle. Ma anche Italia dei Valori e Udeur stanno presentando mozioni simili. Vincenzo Visco non è popolarissimo nella maggioranza per altri motivi, perché il il “ministro delle tasse”. La maggioranza, e Prodi in persona, dovrà stare attentissima perché un ko su Visco potrebbe rivelarsi fatale.
La trattativa sulle pensioni riprenderà, appunto, subito dopo. Dopo aver salvato in extremis l’accordo con i sindacati sugli statali, il governo non può scivolare sulla previdenza. Ma occorrono soldi. Da prelevare dal tesoretto. Ancora più complessa è la partita sul Dpef. La sinistra massimalista vuole le mani libere. Alle amministrative Rifondazione ha ottenuto risultati deludenti (mentre sono andati bene i candidati di Sinistra democratica, gli scissionisti del Pd guidati da Fabio Mussi). Lo stesso Fausto Bertinotti ha annunciato che tra quattro anni lascerà la politica.
Ed a proposito di sinistra massimalista, il 9 giugno George Bush arriverà a Roma. Per incontrare il Papa, ma anche per stringere la mano a Romano Prodi e Giorgio Napolitano. Bertinotti ed i ministri dell’estrema sinistra ritireranno la loro? E le due manifestazioni anti Bush vedranno la presenza di qualche ministro o segretario dell’Unione? Altro problema per Prodi. Che ora non ha più neppure l’alibi di essere “solo” il capo del governo. È anche il presidente del Partito democratico: è insomma personalmente nella mischia della maggioranza.