
Mariastella Gelmini (Foto: LaPresse)
Bisognerà attendere il voto di fiducia del 14 dicembre 2010 per sapere quando sarà calendarizzata la discussione sulla riforma universitaria al Senato. «Ammesso - ha detto un’esultante Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd - che il governo sia ancora nelle sue funzioni». È proprio questo il punto. Benché la decisione non sia proprio un fulmine a ciel sereno, la decisione odierna dei capigruppo di Palazzo Madama, avversata dal PdL che avrebbe voluto la discussione della riforma in Senato entro la prossima settimana, rischia di far saltare tutto il banco. Esultano, non a caso, gli studenti di Ateneiinrivolta.org, uno dei siti più seguiti del movimento schierato contro il DdL Gelmini, che con giovanile baldanza e un po’ di imprudenza titolano «Abbiamo vinto!». Continua


«Ritengo legittimo il dissenso. Ma quelli che si oppongono alla riforma dovrebbero suggerire proposte alternative. Invece sanno soltanto chiedere più risorse». È battagliera e puntuta Mariastella Gelmini. Ferma le parole soltanto quando Emma, la sua creatura di 6 mesi, reclama attenzioni. Finito però il tempo della mamma, riprende immediato quello da ministro dell’Istruzione. E con esso la foga, educata sì, ma spietata. Allora, per dare un inizio all’intervista, serve ripartire dalla cosa a lei più cara. Continua
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Mille alla Statale di Milano. Picchetti in molti atenei e traffico bloccato. Lo slogan ripetuto è: “La vostra crisi non la pagheremo noi”. Minacciosa la dichiarazione degli studenti del Politecnico che per l’inaugurazione dell’anno accademico, il 3 novembre, alla presenza del ministro all’Istruzione, hanno annunciato “cose incontrollabili”. Quelli dei collettivi universitari di Bologna hanno bloccato la stazione, al grido: “noi la crisi non la paghiamo” e brandendo striscioni, fumogeni e petardi.Oltre 40 mila per la questura, almeno il doppio per gli organizzatori, manifestano in centro a Firenze. “L’università pubblica non si tocca, la difenderemo con la lotta”. Corteo anche a Napoli: in mille sfilano per le strade della città . In testa, uno striscione con la scritta: “Fuori Confindustria da scuole e università ”. Lezioni in strada a Genova. Assemblea anche nelle università di Cagliari, all’Aquila, a Parma, Pavia e Perugia. A Palermo, dopo il corteo di ieri di 15.000 studenti, una nuova manifestazione si snoderà attraverso le strade della città a conclusione delle assemblee organizzate in tutte le 12 facoltà .
Insomma, va avanti così da giorni. E ora l’offensiva studentesca (ma non solo, visto che tanti docenti si sono schierati a fianco degli universitari) si sta allargando a macchia d’olio. E i rettori vedono nero.
La crisi dell’università italiana, dicono, è peggio di quella dell’Alitalia: senza la restituzione dei fondi alle università che hanno bilanci in regola sarà la catastrofe per tutto il sistema.
E allora per salvare il salvabile un drappello di rettori, riuniti nella redazione dell’Ansa, propone al ministro Gelmini un Patto in extremis, una sorta di “do ut des” per scongiurare il collasso imminente del sistema universitario. I Magnifici aderenti all’associazione Aquis (Associazione per la qualità delle università italiane statali) si dicono pronti a spendere meglio le risorse di cui dispongono, ad appoggiare la politica del ministro dell’Istruzione e a sedersi, da subito, intorno a un tavolo per siglare, ateneo per ateneo, patti di stabilità che facciano quadrare i conti senza penalizzare l’offerta didattica. La contropartita però, è chiara: al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, i rettori chiedono di abbandonare la politica della mannaia perchè i tagli indiscriminati servono forse allo Stato per “fare cassa”, ma non aiutano gli atenei. Meglio, cioè, che il governo usi il “bisturi del chirurgo”.
I rettori dell’Aquis (alla guida di 13 atenei, “virtuosi” dal punto di vista dei conti finanziari: Giulio Ballio, del Politecnico di Milano; Davide Bassi, di Trento; Luigi Busetto in rappresentanza di Bologna; Franco Cuccurullo, di Chieti-Pescara; Alessandro Finazzi Agrò di Roma Due; Vincenzo Milanesi, di Padova) hanno già inviato il documento (qui il .pdf integrale) alla Conferenza dei rettori auspicando che venga condiviso. Certo è che non si può più perdere tempo.
Una mano tesa al governo, dunque, anche se i creditori sono fuori la porta: il primo timore per molti rettori è quello di non riuscire addirittura a pagare gli stipendi a fine mese e, a più lungo periodo, c’è il rischio di non poter più assumere giovani ricercatori e di dover aumentare le tasse universitarie, dal 2010, per pagare l’Ici. “E se proprio tagli si devono fare” hanno osservato provocatoriamente i rettori “meglio spegnere i condizionatori d’estate e i riscaldamenti d’inverno piuttosto che tagliare opportunità per i ragazzi”.
La richiesta al governo e ai ministri di Economia e Istruzione è di “iniziare immediatamente una trattativa per arrivare nei tempi più brevi possibile alla condivisione dei principi e dei criteri necessari alla stipula di accordi di programma”. Il fine è rientrare gia’ dalla finanziaria 2009 dai tagli ”drastici e generalizzati” fatti dalla manovra estiva.
Si chiede anche di liberare quote di finanziamento “che dovrebbero essere reimmesse nel sistema e ridistribuite, con gradualità ma in tempi certi e concordati, secondo parametri di qualità accertata delle performances degli Atenei nella loro gestione, innanzitutto, nella ricerca e nella didattica”.
Ma dicono la loro anche sulle occupazioni, i rettori. E le bocciano: “Crediamo che la miglior risposta in un momento difficile come questo sia che ciascuno nelle istituzioni svolga il suo compito. I blocchi della didattica e le occupazioni non servono” e rischiano un effetto boomerang proprio sugli studenti. Attaccare il ministro Gelmini paga poco: piuttosto va sostenuta all’interno del Governo - dicono i rettori secondo i quali ci sono buone possibilità che il nuovo Patto per l’università (ci avevano già provato nel precedente Governo i ministri Mussi e Padoa Schioppa, senza però ottenere buoni risultati) possa essere accolto e dare una boccata d’ossigeno all’agonizzante università italiana.
Non lasciano spazio a sottintesi e urlano il loro malumore a suon di post. La protesta degli studenti che da giorni sta svuotando le scuole e occupando le piazze contro le misure del ministro Gelmini passa anche per il web, dove si rincorrono i blog infiammati di studenti, come di docenti e genitori.
Nel mirino delle sollevazioni l’adozione del maestro unico e la revoca del tempo pieno, il taglio agli organici e agli orari di lezione, il blocco del turnover, la chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri. E spesso la Rete diventa anzi il luogo d’incontro per organizzare scioperi e chiamare in adunata “in difesa della scuola”, passando anche per gruppi specifici su Facebook, slogan scaricabili da Flickr, raccolte di video di manifestanti su YouTube.
È abbastanza chiaro già dal nome, lo spirito che anima il blog TagliaLaGelimini, movimento studentesco in difesa della scuola.”Senza la protesta studentesca per noi sarà sempre peggio, non ci saranno altri che combatteranno le nostre battaglie! Organizzati, lotta, taglia la Gelmini!”, scrivono i ragazzi, invitando anche a scaricare il volantino di “pericolo - studente incavolato”. E già sono pronte nuove date per dar voce alla protesta: “Il Comitato ‘Taglia la Gelmini’ ha deciso che nei giorni 21, 22 e 23 ottobre occuperemo tutte le scuole d’Italia. Non si può più aspettare. Abbiamo deciso di farlo in questo periodo proprio perché queste date rappresentano i giorni in cui si terrà in Senato la discussione del Decreto Gelmini”.
L’Assemblea No-Gelmini, invece, unisce gli studenti universitari torinesi, ma anche ricercatori, docenti e lavoratori. Il suo simbolo è un segnale stradale di divieto con il volto del ministro dell’Istruzione. Anche qui si chiama a riunirsi il 21 e il 22 ottobre, con lezioni all’aperto.
ControGelmini è un blog che raccoglie tutte le notizie su scioperi e manifestazioni contro la solita Maristella Gelmini. “Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini!” è lo slogan di MaestroUnico, sito dietro al quale c’è il coordinamento “Non rubateci il futuro”, movimento spontaneo di genitori e insegnanti nato nella scuola romana “Iqbal Masih” con l’obiettivo di creare luoghi e momenti di confronto e informazione sul decreto legge Gelmini. Scrivono: “Un proverbio africano dice che per far crescere un bambino serve un intero villaggio. Noi diciamo che per far crescere 25 alunni non basta un solo maestro”.
Buon successo ha avuto, grazie anche al tam tam via e-mail, la petizione on line “Firmiamo contro il maestro unico“: sono più di 27mila ad oggi le firme raccolte, e ad aver dato il loro appoggio sono soprattutto insegnanti (30%), seguiti da impiegati (28%) e studenti (8%).
La Rete degli Studenti medi manda on line il suo invito: “Teniamo la Gelmini fuori dalle nostre scuole”. Insieme di associazioni di studenti delle scuole superiori, indipendente dai partiti e attivo in tutta Italia, presenta on line il calendario di tutte le manifestazioni e sollecita a bloccare l’entrata a scuola con musica, murales e giocoleria, fotografare la “creatività studentesca” e quindi spedire le immagini al portale per la pubblicazione. Inoltre offre la possibilità di scaricare il cartello “NoGelmini” da mettere “fuori dalla tua classe”, o il volantino per le manifestazioni del 23 e 30 ottobre, con la scritta “Stop al ballismo”.
E anche su Facebook non mancano gruppi di protesta. Come quello firmato proprio Rete degli Studenti medi, o l’altro che raccoglie le manifestazioni a Milano contro il ddl Gelmini, o “Scommetto che almeno 5.000.000 di persone detestano la Gelmini!“, dove la fondatrice del gruppo si chiede: “Come si può far passare per riforma un qualcosa che nega, che toglie, che limita? Come si può pensare che nel 2008 a un bambino e quindi a un adulto del futuro, possa bastare leggere scrivere e fare di conto?”.
Anche su Flickr, il sito di condivisione di immagini, alcuni amanti di fotografia e Photoshop rendono disponibili e scaricabili da tutti manifesti contro la riforma Gelmini.
E dove vanno a finire i video dei cortei degli studenti in piazza? Ovviamente su YouTube, dove confluiscono i filmati del blog Maestrounico, o dell’Unione degli Studenti o di altre associazioni, come di singoli manifestanti. Qui un esempio:
Estensione dell’inglese e matematica nei licei classici, più istituti comprensivi- quelli che comprendono in un’unica istituzione scolastica le scuole dell’infanzia, elementari e medie-, aumento delle sezioni “primavera” con uno stanziamento di 30 mln di euro per il 2008-2009 e di 50 mln nel 2009-2010 e riduzione degli attuali indirizzi di studio nella secondaria superiore.
Sono alcune delle novità previste dal nuovo piano per la scuola del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Il piano è stato presentato anche ai sindacati e prevede, oltre al docente unico per le classi di scuola primaria, funzionanti 24 ore a settimana, anche l’insegnante di inglese. Tornano poi gli anticipi nella scuola dell’infanzia con l’aumento delle sezioni primavera e del tempo pieno (+50%). Si tratta di “un piano” secondo la nota del ministero dell’Istruzione “che pone le premesse per un innalzamento della qualità del sistema di istruzione, innescando un circolo virtuoso: efficienza, maggiori risorse da investire, più qualita”. Secondo il piano, i 2 miliardi di euro di risparmi realizzati col piano saranno investiti in formazione, nuove tecnologie e premialità per docenti.
Intanto sono già scattate le prime proteste nelle scuole contro tagli e voto in condotta del piano Gelmini. La Rete degli Studenti Medi ha indetto “Emergenza Ballismo”, la singolare protesta degli studenti italiani che ha visto striscioni calati dalle finestre, volantinaggi e azioni dimostrative per denunciare le “balle” del piano Gelmini-Berlusconi.
Qui, nel dettaglio, il piano del ministro Gelmini:
- Due miliardi di investimenti: Verranno dai risparmi effettuati e saranno utilizzati per la formazione, le nuove tecnologie e per innalzare il livello di prestigio degli insegnanti attraverso forme di “premialità ”.
- Salvaguardati livelli servizio e occupazionali: Il piano prevede la tutela delle scuole in aree disagiate, la conferma dei livelli occupazionali del personale a tempo indeterminato, l’ampliamento delle opzioni per le famiglie.
- Individuazione costo standard: Si passa dal costo storico per alunno all’individuazione del costo standard, cioé quello che serve veramente eliminando gli sprechi.
- Non saranno toccati sostegno e scuole montagna: Confermato il personale docente che si occupa degli alunni disabili. Non si toccano le scuole di montagna: in Italia ci sono più di 10.000 classi con meno di 10 studenti. E’ indispensabile analizzare caso per caso i singoli istituti per verificare una razionalizzazione del sistema che eviti gli sprechi. Per questo é escluso che verranno chiuse le scuole di montagna e tutte quelle di rilevanza sociale.
- Anticipi a 2 anni e mezzo: Introdotti dalla riforma Moratti e abrogati dal governo Prodi, tornano per la scuola dell’infanzia.
- Più sezioni primavera: Il nuovo servizio educativo per bambini tra i due e i tre anni, attualmente a gestione regionale, viene confermato e implementato, con uno stanziamento di 30 milioni di euro per il 2008-2009 e 50 milioni nel 2009-2010. E’ previsto che nelle aree montane possano essere accolti piccoli gruppi di bambini di 2-3 anni anche nelle scuole dell’infanzia. Il piano sarà di concerto con regioni e comuni.
- Maestro unico più inglese: Per le classi di scuola primaria a 24 ore a settimana sarà presente anche l’insegnante di inglese.
- Tempo pieno aumentato del 50%: Con il passaggio al maestro unico, nella scuola primaria ci saranno più docenti. L’insegnante unico ha un carico obbligatorio di lezioni di 24 ore settimanali a fronte del carico orario di 27 o 30 ore settimanali attuali dei docenti del modulo.
- Estensione degli istituti comprensivi: Il piano intende privilegiare, dove possibile, il modello degli istituti che uniscono sotto un’unica istituzione scolastica (e sotto un’unica presidenza) scuole dell’infanzia, elementari e medie.
- Meno ore alle superiori: Riduzione dell’orario negli istituti tecnici e professionali, che passeranno da 36 a 32 ore la settimana e nei licei classici, scientifici, linguistico e delle scienze umane (da 33 a 30 ore).
- Riduzione indirizzi studio alle superiori: Oggi sono circa 900, includendo le sperimentazioni nazionali e autonome. Si interverrà soprattutto negli istituti tecnici e professionali, eliminando le duplicazioni.
- Accorpamento classi concorso: L’intento è quello di semplificare e aumentare la flessibilità nell’impiego dei docenti.
- Più matematica e inglese al classico: La lingua straniera sarà insegnata in tutti e cinque gli anni di corso.
- Corsi di italiano per stranieri: Previsti sia corsi pomeridiani che ore di lezione la mattina.
Il ritorno del grembiule a scuola, almeno alle elementari, piace alla maggioranza degli italiani.
Il sondaggio svolto dalla Fn & G ricerche (600 interpellati, dati completi su www.agcom.it), mostra che è d’accordo con la proposta lanciata qualche giorno fa dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini il 57 per cento degli interpellati, contro un 35,9 contrario e un 7,1 per cento che non si pronuncia.
L’approvazione risulta del 59 per cento fra gli elettori di centrodestra e del 56,3 per cento tra quelli di centrosinistra. Il sì è più alto tra le donne (64,6 per cento) che tra gli uomini (48,9).