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Così parlavano i due marocchini arrestati: “Vendichiamoci di Kabul”

Marocchini arrestati per terrorismo
Cani sciolti ma infervorati da un radicalismo islamico che avevano imparato a coltivare e diffondere e che stava per concretizzarsi con l’ideazione dei primi attentati. Ecco il profilo dei due marocchini arrestati dalla Digos di Milano, accusati di progettare attentati contro sedi delle forze dell’ordine, da eseguire con bombole di ossigeno, perché era troppo complicato farlo con un camion da riempire di esplosivo.
I due, Rachid Ilhami, 31 anni, uno dei predicatori del centro culturale “Pace” di Macherio (Milano), e Gafir Abdelkader, 42 anni, sono accusati di “associazione con finalità di terrorismo internazionale” e “concorso esterno alla rete terroristica internazionale denominata Al Qaeda” con altri sette connazionali. Rachid è accusato anche di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di falsificazione di documenti.
“Stiamo verificando se si tratti di una rete o di un caso isolato” dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni che oggi ha presieduto un Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, sottolineando che si tratta di una “situazione nuova e preoccupante” perchè, “per la prima volta, parliamo di persone che avevano progettato un attentato in Italia”.
Fortunatamente, aggiunge, “siamo riusciti ad intervenire prima”. L’attenzione, non solo per Milano, resta comunque “altissima” tanto che il ministro non esclude la possibilità di “prendere provvedimenti per mettere in sicurezza i cittadini e combattere il terrorismo internazionale”. Così come è stata prevista un’intensificazione dei controlli sui luoghi di aggregazione dei cittadini islamici, focalizzando l’attenzione sui money transfert e gli internet point. “Abbiamo una mappa aggiornata dei centri culturali, delle moschee, dei luoghi dove si fa proselitismo e si raccolgono anche fondi per il terrorismo” prosegue il ministro. “Luoghi concentrati soprattutto nelle regioni del nord”. Le nostre forze di polizia comunque “sono in grado di monitorare accuratamente la situazione e quindi di scongiurare rischi” di attentati come a Mumbai. Certo è che ci sarà una stretta dei controlli sugli obiettivi sensibili, cosi come si è ritenuto opportuno fare una verifica e un aggiornamento del dispositivo di sicurezza anche in vista delle prossime festività natalizie.
Quanto agli arresti di Milano, gli investigatori hanno seguito sin dal suo nascere la cellula, i cui componenti rivendicavano - parlando tra loro - l’appartenenza ad Al Qaeda, perchè la Digos, dal marzo del 2007, aveva avuto notizia di estremisti che si incontravano in una piccola sede (un magazzino abusivo) a Macherio, paese della Brianza in cui si trova anche la villa in cui abita con la famiglia il premier Silvio Berlusconi. Quando hanno cominciato a tenerli d’occhio hanno potuto osservare lo sviluppo del gruppo, che all’inizio si limitava ad ascoltare le prediche di Rachid, “un uomo che sapeva a memoria interi sermoni di Zawahiri”, e che in un’intercettazione dice, riferendosi al figlio: “che bel bambino, diventerà come lo zio Osama”. Dalle parole, però, i due, scaricando video da Internet, avevano presto cominciato un percorso di istruzione militare da autodidatti, studiando gli effetti degli ordigni, le tecniche di autodifesa, e imparando a usare sostanze comuni per creare ordigni. “Ci vuole qualcosa che rimanga nella storia, così avresti il riconoscimento di Dio e la grazia di Dio”. A dirlo proprio i due arrestati in una conversazione intercettata nel settembre scorso. “Tu vai dentro, per esempio in una caserma dei carabinieri e ci sono 10, 15 militari, e se li terrorizzassimo?” commentavano. “Stiamo parlando di personaggi non inseriti in nessuna organizzazione” ha precisato il dirigente della Digos, Bruno Megale “che, non essendo riusciti a trovare i contatti necessari per recarsi nelle zone di guerra, alcuni mesi fa hanno deciso di combattere la loro battaglia qui, nella realtà dove erano peraltro ben inseriti, con lavori stabili e figli. Prima cominciando a istruire se stessi e i loro compagni con filmati, poi cominciando a fare sopralluoghi a presunti obbiettivi. La loro massima aspirazione era diventata quella di”farsi saltare in aria contro un obbiettivo” anche se pare che la prima azione, una specie di ‘provà, avrebbe dovuto essere il ben più modesto incendio di auto in un parcheggio a Giussano, il paese dove i due, operai, vivevano. A casa dei marocchini la Digos ha trovato materiale propagandistico e didattico. Perquisita anche la sede dell’associazione, di cui Rachid era uno dei fondatori pur senza avere, attualmente, cariche. Nel mirino del gruppo c’erano il distaccamento dell’Ufficio stranieri, in via Cagni, a Milano, sede del Terzo Reparto mobile della Polizia, e la caserma Santa Barbara di via Perrucchetti, sempre a Milano, sede dell’Artiglieria a Cavallo. Nell’hinterland, invece, le caserme dei carabinieri (la stazione di Giussano e la Compagnia di Desio), il parcheggio di un supermercato Esselunga, a Seregno, e di un night club nei pressi. Gli aspiranti terroristi si erano accorti di una cimice, nel centro, e stavano pensando alla fuga.
Non si erano accorti, però, di averne altre in macchina.

Il VIDEO servizio:

Terrorismo: in manette due marocchini “pronti a colpire Milano”

Marocchini arrestati per terrorismo

Volevano colpire l’Italia e, in particolare, Milano. E stavano progettando attentati contro obiettivi civili e militari, come ad esempio le caserme di polizia e carabinieri. Per questo motivo stavano cercando di reclutare adepti da avviare sulla via del terrorismo. Ma la loro attività di proselitismo è stata stroncata sul nascere dagli uomini dell’antiterrorismo della Questura del capoluogo lombardo.

Rachid Ilhami, 31 anni, uno dei predicatori del centro culturale “Pace” di Macherio (il piccolo comune dove sorge anche Villa Belvedere, residenza di Silvio Berlusconi), e Gafir Abdelkader, 42 anni, entrambi di nazionalità marocchina, sono però finiti in manette. Per loro l’accusa è di terrorismo internazionale (articolo 270 bis del Codice penale). Dalle intercettazioni si evince che gli indagati, complessivamente una decina e che nei loro dialoghi rivendicavano la propria appartenenza ad Al Qaeda, avrebbero avuto inizialmente intenzione di utilizzare un camion di esplosivo. Resisi conto delle difficoltà, avrebbero ripiegato su alcune bombole ad ossigeno il cui uso era stato tratto da Internet.
Secondo quanto si è appreso, Ilhami e Abdelkader, arrestati su provvedimento emesso dal gip Silvana Petromer, non sono, come già avvenuto in passato per altri personaggi e gruppi legati all’estremismo islamico, solo sospettati di reclutare adepti per azioni all’estero, ma avevano in progetto di colpire in Brianza, dove vivevano e svolgevano la loro attività di proselitismo.
Tra gli obiettivi di cui si sente parlare nelle varie intercettazioni telefoniche e ambientali, c’erano il supermercato Esselunga di Seregno e i parcheggi di un locale notturno adiacente, inoltre la caserma dei carabinieri di Giussano e l’Ufficio immigrazione della Questura.
Dalle intercettazioni si evince che gli indagati, che nei loro dialoghi rivendicavano la propria appartenenza ad Al Qaeda, avrebbero avuto inizialmente intenzione di utilizzare un camion di esplosivo. Resisi conto delle difficoltà, avrebbero ripiegato su alcune bombole ad ossigeno il cui uso era stato tratto da internet.
Anche il centro culturale “Pace” di Macherio è stato perquisito. Nell’edificio, dopo i sermoni ufficiali, dal tenore moderato, si svolgevano delle riunioni serali a cui partecipavano cinque/sei persone in cui i toni erano decisamente fondamentalisti.

Milano, nonno eroe salva 2 bambini da un incendio

Un vigile del fuoco

Eroe per caso. A Milano. A quasi 80 anni.
Si chiama Giuseppe Viganò: è un pensionato ex autotrasportatore di origini brianzole, ma trasferitosi in città con la moglie 42 anni fa. Per salvare due bambini, prigionieri nel loro appartamento invaso dalle fiamme, il settantanovenne non ha esitato a compiere un balzo di quasi mezzo metro tra due balconi, sfidando il vuoto di ben sette piani d’altezza. Solo così infatti è riuscito a raggiungere i piccoli, visto che la porta di casa era chiusa a chiave.
L’agilità di Viganò, la sua prontezza di spirito, hanno insomma evitato che due fratellini di 3 e 5 anni, lasciati soli per qualche momento dalla madre marocchina, finissero vittime di un incendio divampato nella loro abitazione per cause accidentali.
“Ho sentito odore di bruciato e ho visto che dai palazzi di fronte alcune persone si agitavano e gridavano ‘Al fuoco! Al fuoco!’ indicando il piano sopra al nostro” ha raccontato Elide Casagrande, moglie di Viganò. “Mio marito si è precipitato al piano di sopra, il settimo, ha sentito le voci dei due bambini ma non è riuscito a sfondare la porta blindata”. Il pensionato si è così fatto aprire dalla vicina di pianerottolo e, arrivando sul suo balcone, ha raggiunto con un balzo quello dell’appartamento in fiamme. A quel punto non è stato difficile per Viganò forzare la tapparella e sfondare il vetro della porta-finestra. Uno dei due bambini ha subito riconosciuto Giuseppe, che normalmente chiama “nonno” quando lo incontra per le scale, e gli si è buttato tra le braccia. Grazie all’aiuto di alcuni vicini accorsi nel balcone accanto, l’anziano è riuscito a mettere in salvo il primo bambino, di 5 anni, passandolo alle braccia protese dall’altro davanzale. Proprio in quel momento è rincasata anche la madre dei due bambini, ma davanti alla propria porta, sentendo l’acre odore proveniente dall’appartamento e prefigurando già la tragedia, ha subito perso i sensi.
Un uomo che era con lei ha recuperato le chiavi di casa e, con un estintore, ha prima cercato di domare le fiamme e dissolvere la cortina di fumo; poi, con l’aiuto di Viganò, ha messo fuori pericolo il bambino di tre anni, trasferendolo sull’altro balcone. Mentre i vigili del fuoco spegnevano definitivamente l’incendio, i sanitari del pronto soccorso hanno trasportato la madre e i due figli in ospedale.
I due fratellini sono stati ricoverati in due diverse cliniche: le loro condizioni non appaiono gravi ma le cure hanno comunque scongiurato ogni rischio di intossicazione. Dopo la dura prova di coraggio, invece, Giuseppe Viganò ha preferito lasciare per qualche ora la propria abitazione, per sciogliere con una passeggiata la tensione accumulata. “Mio marito è sempre stato un uomo in forma” ha spiegato la moglie Elide “ma davanti al rischio di veder morire due bambini ha davvero tirato fuori tutto il suo coraggio”.

Immigrati: 2,4 milioni regolari. Centro-nord sempre più straniero

Musulmani in preghiera a Milano. Oltre un milanese su dieci è di cittadinanza non italiana (la percentuale sulla popolazione totale è del 12,4%).
Italia nelle retrovie in Europa per numero di stranieri in rapporto al totale dei residenti (sono il 5%). Ma c’è una netta differenza tra il Centro-Nord, dove gli immigrati rappresentano il 6,8% della popolazione ed il Sud, dove la quota di stranieri si ferma all’1,6%. è quanto emerge dal primo Rapporto del ministero dell’Interno sull’immigrazione in Italia (curato da Marzio Barbagli) presentato oggi dal ministro Giuliano Amato.
Quindi, rileva il Rapporto, se l’Italia ha oggi un numero di stranieri ancora di gran lunga inferiore a quello del resto d’Europa, il dato del Centro-Nord si colloca vicino, o anche superiore, a quelli di Francia, Svezia, Danimarca, Irlanda e Paesi Bassi. “La crescita solo modesta della presenza straniera al Sud e quella assai più forte al Nord” sottolinea lo studio “potrebbero rendere, in assenza di fattori che ne cambino la direzione, questa forbice ancora più ampia, avvicinando rapidamente le zone centro-settentrionali ai Paesi di più antica immigrazione”. Secondo l’Istat, all’1 gennaio 2007, più dell’88% della popolazione straniera risiede al Centro-Nord, ben un quarto in Lombardia; seguono Veneto, Lazio ed Emilia Romagna.
Tra gli stranieri prevalgono i minori e le persone in età attiva e riproduttiva. L’età media è di 30,4 anni, inferiore a quella dei residenti complessivi (42,3 anni). Quasi un quarto degli stranieri residenti in Italia è minorenne. Inoltre, un cittadino straniero su due ha tra i 18 e i 39 anni, contro il 29,2% della popolazione totale nella stessa classe di età.
Per quanto riguarda le nazionalità, negli ultimi anni c’è stato un calo per marocchini, tunisini e filippini, con aumento di albanesi e cinesi. A partire dalla seconda metà degli anni ‘90 hanno cominciato a guadagnare posizioni anche i romeni che all’1 gennaio 2007 sono una delle comunità più numerose (278.000 permessi), subito dopo quella albanese (280.000). Incrementi straordinari sono stati poi registrati per ucraini (in quattro anni da 12.730 a 120.070) e moldavi (da 6.974 a 55.803): sono soprattutto donne.
Nel 2006 i bambini nati in Italia da genitori stranieri sono stati 57.765 (+11% rispetto all’anno precedente), pari a circa il 10% del totale dei nati in Italia. Il numero dei nati per mille stranieri residenti in Italia è praticamente raddoppiato nel corso di poco più di 10 anni: da 11,6 nati per mille stranieri nel 1993 si è passati a 22 nel 2006. In totale sono presenti circa 398 mila cittadini stranieri residenti nati in Italia; questi rappresentano la seconda generazione di immigrati, che è pari al 13,5% del totale della popolazione straniera residente. Dato che il fenomeno migratorio è relativamente recente, nota il Rapporto, è probabile si tratti, per la quasi totalità, di cittadini minorenni.
I matrimoni misti celebrati nel 2004 sono stati 17.835 e costituiscono il 9% del totale delle unioni registrate in quest’anno, fino a punte del 12% nelle aree centro-settentrionali del Paese. Nel 76% dei casi si tratta di uomini italiani che scelgono una moglie straniera. Nella categoria immigrati irregolari coesistono tipi assai diversi di stranieri: ci sono quelli che entrano legalmente, ma poi rimangono oltre i tempi consentiti; poi ci sono tutti coloro che entrano illegalmente; seguono quelli che entrano per l’azione delle organizzazioni dedite al traffico di esseri umani; infine, parzialmente sovrapposta alla precedente, c’è una forma di immigrazione illegale con scopi direttamente criminali, o per sfuggire a indagini o arresti al Paese di origine. Sono particolarmente elevate le presenze irregolari dall’Europa dell’Est, in particolare Romania e Ucraina.
Sempre il sondaggio svela che nell’ultimo anno è raddoppiato il numero di italiani che guardano con diffidenza agli immigrati: dal 5,9% al 11,3%. Anche se resta molto più ampio il numero delle persone che si dicono disponibili all’accoglienza, il 42%, per più della metà degli italiani (55,3%): “l’immigrazione da paesi islamici pone più problemi delle immigrazioni da altri paesi”. Il 33% dei cittadini contrario alle moschee.

Quota di stranieri sulla popolazione totale dei Paesi europei
Svizzera 20,2%
Austria 9,4%
Germania 8,8%
Belgio 8,8%
Grecia 8,1%
Francia 5,7%
Irlanda 5,6%
Svezia 5,4%
Danimarca 5,4%
Regno Unito 5,2%
Norvegia 5,1%
Italia 5%
Spagna 4,6%
Paesi Bassi 4,3%
Portogallo 2,7%
Finlandia 2,1%

Il VIDEO servizio:

Bologna: extracomunitari al voto per una poltrona alla Provincia

Una donna di colore al voto
Trecento posti per trenta candidati. Trentaquattro nazionalità rappresentate, con una netta prevalenza dei paesi dell’Africa centrale e del Maghreb.
Il 2 dicembre, la provincia di Bologna eleggerà il suo primo Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi.

Un nuovo organo consultivo, che non ha mancato di suscitare polemiche e vivaci dibattiti. La nuova assise si riunirà almeno tre volte l’anno (nei mesi di febbraio, giugno e ottobre) e il più importante tra i suoi compiti sarà quello di esprimere un parere non vincolante sul bilancio della Provincia, che comunque sarà tenuta a dare una risposta motivata alla sue obiezioni. Il Presidente della Consulta parteciperà poi a tutte le riunioni della giunta provinciale e avrà diritto di parola su tutti i temi trattati.
Alla tornata, gli immigrati non comunitari si sono preparati da tempo. I più solerti e attivi, sono stati i marocchini e gli albanesi (questi ultimi presentano anche il candidato più giovane: un diciottenne). Mentre non c’è traccia di cittadini romeni (che, prima di finire nell’occhio del ciclone per i fatti di Roma, proprio a Bologna furono al centro delle prime azioni di polizia volute dal sindaco Cofferati).

Non potevano mancare, anche in questo caso, le quote rosa: uno dei criteri per l’ammissibilità delle liste è infatti quello del “fifty/fifty”, ma le donne candidate sono poco più del 40%.
Una volta eletti, i rappresentanti provinciali resteranno in carica cinque anni. Toccherà a loro dimostrare se il nuovo organo, già tacciato di essere corporativista e poco rappresentativo, aiuterà o meno l’integrazione degli immigrati regolari e l’estensione di altri diritti amministrativi.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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