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Genova: il vero errore di Marta Vincenzi

Il Sindaco di Genova Marta Vincenzi  ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Il Sindaco di Genova Marta Vincenzi ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Claudia Daconto Dispiace, di fronte a una tragedia come quella che ha colpito Genova in questi giorni, dover rigirare il coltello nella piaga dell’inadeguatezza con cui è stata affrontata e dell’inopportunità delle dichiarazioni rese da parte di chi della città è, oltre che rappresentante, anche e soprattutto responsabile. Continua

A Genova manifestazione contro la moschea. E la Lega porta in piazza la Svizzera

Manifestazione

Mercoledì pomeriggio a Genova si è svolta una manifestazione di militanti della Lega Nord contrari alla costruzione della nuova moschea nel capoluogo ligure. Continua

Genova, il ritorno della moschea. “In darsena, come nel ‘500″

Genova, il Porto Antico

Nel 1500 le navi dei genovesi, sotto il controllo dell’Ammiraglio Andrea Doria, dominavano il Mediterraneo. Il porto della Superba era un crocevia di merci e culture. Schiavi (e mercanti), turchi e arabi si trovavano spesso nelle zone del porto e avevano la loro moschea.

Mezzo millennio dopo, le navi sono poche, i musulmani sono tanti ma la moschea potrebbe tornare. Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi (Pd) e l’imam portavoce della comunità islamica, Salah Hussein, hanno firmato un patto d’intesa che dà ufficialmente il via libera alla realizzazione di un luogo di culto islamico. “Non un luogo di preghiera generico. Ma una moschea che per noi è fondamentale. Vorrei che fosse visibile, quindi con un minareto, conosciuta, rispettata, vorrei che nessuno si sentisse cittadino di serie B. La vogliamo in posizione centrale, con dimensioni adeguate” ha detto il rappresentante degli islamici.

E la vecchia Darsena del porto, scrive il Secolo XIX, potrebbe essere il luogo scelto. Adesso l’area è occupata solo dalla facoltà di Economia dell’Università degli studi di Genova, ma lo spazio non manca. Il soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici della Liguria Giorgio Rossini ha dato un primo via libera: “La moschea c’è stata fino al ‘700 nell’antico arsenale”. Ma il tutto è ancora in stato embrionale.

C’è da fare i conti, infatti, con la contrarietà dell’opposizione comunale e anche di molti cittadini: il 75 per cento dei votanti al sondaggio del giornale della città ha risposto che “non c’è spazio a Genova” per la moschea. Nelle discussioni online però l’opposizione non è netta, c’è chi dice “sì, ma senza minareto nè preghiera mattutina” o “meglio nell’entroterra”. Intanto, la Lega annuncia battaglia, mentre il segretario locale di An Gianfranco Gadolla chiede che “L’Ucoii sia tenuta fuori dalla gestione e le donne non portino il velo”.

Bracciale antiviolenza. Utile, sì… Se c’è chi risponde all’allarme

Tra gli omicidi che si consumano in famiglia quelli di coppia (tra coniugi, conviventi, partner ed ex coniugi/partner) sono prevalenti. Per 68 uomini che uccidono la propria compagna 12 donne sono pronte a fare altrettanto, spesso in conseguenza delle violenze che subiscono dal marito.
“Una proposta che mi fa tornare in mente gli allarmi ai semafori che il sindaco Moratti voleva installare a Milano. Rimasti, per ora, sulla carta”. Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, commenta, dalla parte delle donne, l’idea del nuovo sindaco diessino di Genova, Marta Vincenzi, di dare alle signore che escono sole un bracciale antiaggressione.
L’ennesima posizione di un primo cittadino di sinistra che potrebbe benissimo appartenere a un politico dello schieramento opposto, dopo quelle di Cofferati, Veltroni, Chiamparino. Il dispositivo individuato da Marta Vincenzi, che dovrebbe costare 1.000 euro, sarebbe direttamente collegato alla centrale operativa dei vigili urbani, attiva 24 ore su 24.
“Braccialetto o allarme ai semafori, il problema rimane chi sta dall’altra parte”, continua Gabriella Moscatelli. “La notte ci sono pochissime pattuglie in servizio, che non possono coprire tutta la città. È una questione di uomini e mezzi impiegati per la sicurezza, spesso insufficienti”.
A chi lavora da sempre nel soccorso alle donne vittime di violenza certe proposte appaiono estemporanee e di facciata. “Si pensi piuttosto ad affrontare questo fenomeno, che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti, in modo più serio e più ampio”, suggerisce il presidente di Telefono Rosa. “Con programmi di prevenzione, che partano dalle scuole, e con un’assistenza psicologica alle persone violente”.

Super Marta contro il giovin Enrico: la sfida di Genova tra incognite e veleni


Una poltrona per 10 candidati e 23 liste (di cui una legata al blog del comico Beppe Grillo, che i lettori di Panorama.it vorrebbero come candidato premier).

La corsa per diventare sindaco di Genova (nel capoluogo ligure si voterà anche per la Provincia) si annuncia avvincente. La favorita è la candidata del centro-sinistra Marta Vincenzi (nelle primarie ha battuto Stefano Zara, ex presidente della Confindustria genovese, ed il poeta Edoardo Sanguineti). La sua elezione sino a poche settimane fa sembrava una questione di percentuali più o meno bulgare, ma negli ultimi giorni i sostenitori del campione del centrodestra, Enrico Musso, sventolano sondaggi favorevoli (anche se dal quartier generale del centro-sinistra ribattono che il distacco supererebbe i 20 punti). Per i Musso-boys la forbice tra i due si sarebbe ridotta e non escludono sorprese. Un ribaltone che avrebbe pesanti ripercussioni anche a livello centrale. Ecco perché le elezioni genovesi sono così importanti.
Visti da vicino, chi sono i due candidati principali? Lei, SuperMarta (come la chiamano i sostenitori), classe 1947 (compirà 60 anni il giorno delle elezioni), viene dalla Valpolcevera, periferia operaia della città, è un’ex preside di scuola media ed è una, anzi “la”, primadonna della politica ligure: ex presidente di provincia per due cicli amministrativi, poi eurodeputata da 150 mila voti.
Lui, Enrico Musso, 45 anni, enfant prodige del mondo accademico genovese, docente di Economia dei trasporti, risponde con un curriculum chilometrico e una faccia da attore di serial tv. Nei dibattiti si sono scontrati su temi concreti: dall’inceneritore al numero eccessivo dei dipendenti comunali. Nel suo programma SuperMarta dice “qualcosa di sinistra” e detta le priorità: “elevare la qualità della vita”, promuovendo un nuovo sviluppo del porto da riportare al centro dell’economia genovese, “contrastare le disparità sociali, le situazioni di povertà e di emarginazione che riguardano in primo luogo gli anziani” con il risanamento delle periferie, “riconoscere il ruolo delle donne e dei giovani”. Nella sintesi del programma elenca i diritti dei cittadini (dalla sicurezza alla sanità, dalla cultura al verde ai servizi collettivi). Sulle tasse comunali propone un fisco solidale meno opprimente per le fasce più deboli.
Il programma di Musso (motto: “Risvegliati Genova”), non dimentica i più deboli e la “vivibilità della città”, dai trasporti pubblici alla pulizia urbana, ma risponde anche alle richieste dell’elettorato di centro-destra: rilancio dell’economia per arrestare il declino demografico (la città negli ultimi venticinque anni ha perso più di 200 mila abitanti), maggiore sicurezza (propone 170 vigili di quartiere da recuperare negli uffici), più efficienza nella macchina comunale, meno tasse per tutti (”800 euro all’anno per i cittadini genovesi, più di Milano, Roma e Torino”).

Panorama.it, invece di elencarne i pregi (molti), ha cercato di scoprire i difetti dei due candidati. Interpellando chi li conosce bene. Isabella De Martini, medico psichiatra, è stata membro del staff della Vincenzi in provincia (responsabile marketing territoriale), oggi appoggia la lista di Sandro Biasotti (l’ex presidente della Regione), che sostiene il centrodestra: “È una donna assai preoccupata per la propria immagine personale, per questo investe molto in manifestazioni ludiche, come i concerti, a discapito di progetti meno visibili, ma più concreti”. Non è finita: “Sente la rivalità con gli altri politici della coalizione e con i suoi collaboratori, soprattutto le donne”. De Martini contesta a Vincenzi anche “un’operazione sbagliata”: “La svendita delle quote di proprietà della provincia dell’autostrada Genova-Milano. Un esempio di scarsa lungimiranza politica”.
Il professor Renato Midoro, è uno dei promotori della lista civica “La nuova stagione” (che appoggia Vincenzi) ed è ordinario di Economia e gestione delle imprese di trasporto. Per questioni anagrafiche (ha 60 anni) è stato professore di Musso ed è coordinatore del corso in cui entrambi insegnano. Qui dà i voti all’ex allievo: “Da buon professore è un tecnocrate a cui manca un progetto di città, si vede che non ha esperienza politica”. Esempi? “Le proposte, ingenue, di un quartiere a luci rosse e di una moschea galleggiante”.
Un altro difetto? “L’esibizionismo. La sua discesa in campo è motivata secondo me dall’egocentrismo. La prova? L’incoerenza: nei mesi scorsi ha votato alle primarie per Romano Prodi, ha fatto parte di un circolo legato al presidente della Regione, il diessino Claudio Burlando, e ha collaborato con profitto con gli enti locali genovesi”.

Genova al voto: la Vincenzi sbaraglia a sinistra, ma Musso non molla

www.martavincenzi.it
Da tutti i sondaggi salta fuori un dato: la politica locale interessa assai di più di quella nazionale. Attenzione: non ci riferiamo alle intenzioni di voto. Qui il «sangue» continua a scorrere, come dimostra l’ultimo rilevamento di Ipr Marketing. Si parla invece dell’attenzione riservata ad un candidato sindaco rispetto a quella che circonda, per esempio, il partito democratico. O, per par condicio, la federazione delle libertà.
Ovviamente anche queste ultime sono questioni rilevanti perché ci riguarderanno (forse) alle prossime elezioni. Ma per ora incombono le amministrative. E dunque vediamo che cosa accade a Genova, principale città del Nord interessata alla consultazione, sia comunale sia provinciale.

Sulla carta per la poltrona di sindaco non dovrebbe esserci gara. La candidata del centrosinistra, Marta Vincenzi , distanzia nei sondaggi il rappresentante del centrodestra, Enrico Musso. Ma attenzione: mentre la coalizione unionista ha un gradimento del 55% contro il 45 della Cdl, la Vincenzi ottiene personalmente il 52% contro il 48%. Una marcia di avvicinamento, quella di Musso, che almeno per ora non sembra preludere ad un ribaltone.

Marta Vincenzi, 60 anni, è una navigatrice di lungo corso della politica, prima come deputata del Pci poi come europarlamentare Ds. Il che le ha permesso, alle primarie della sinistra, di distanziare sia l’imprenditore Stefano Zara sia l’intellettuale Edoardo Sanguineti. Musso è un docente universitario e manager, è sponsorizzato da Forza Italia, che anni fa, con Sandro Biasotti, era pure riuscita a conquistare la regione oggi in mano al ds Claudio Burlando.
Stessa situazione, ma a parti invertite, alle provinciali, dove il centrodestra candida Renata Olivieri, un’intera carriera come dirigente politica, e l’Unione Alessandro Repetto , della Margherita, presidente uscente. Alle politiche 2006 il centrosinistra ottenne nella provincia il 57,8 % dei voti, contro il 42,2 della Cdl. Ridurre questo distacco sarebbe già un buon risultato per l’opposizione, che a Genova, a differenza di Verona si presenta compatta con l’Udc.

Quali sono i problemi principali di Genova? Il proseguimento della riconversione del porto al turismo e ai servizi, ed i collegamenti con Milano ed il Nord Europa. Gli interessi economici e non sono cospicui. Per occuparsene, a quanto pare, si punta più sulle persone che non sui partiti. A differenza dell’altro capoluogo di regione interessato alle amministrative, Palermo. Dove prosegue il nostro viaggio.

Luci rosse in città: riparte la polemica

Una prostituta africana in una zona periferica di una città italiana
Domanda: come si combattono la prostituzione e il suo sfruttamento?
Il candidato sindaco del centrodestra a Genova, Enrico Musso, ha fatto l’esempio di Anversa, “dove il fenomeno è circoscritto ad una ristrettissima area – due brevissime strade collegate da una “galleria” di recente costruzione – in cui le condizioni igienico-sanitarie sono controllabili, e il fenomeno dello sfruttamento e della schiavitù è assente.”
Reazioni critiche dalla candidata sindaco dell’Ulivo, Marta Vincenzi, ma anche da esponenti del centrodestra ligure. Il problema, da sempre, divide in modo trasversale gli schieramenti politici e l’opinione pubblica. Negli ultimi anni altri esponenti politici (anche di sinistra) e operatori sociali hanno avanzato proposte analoghe.
Il ragionamento in genere è più o meno questo: la prostituzione è un fenomeno complesso, e va combattuto. Ma non è mica facile. Da subito, allora, bisogna trovare soluzioni concrete. Si parla per esempio di cooperative di prostitute, per sottrarre le donne al racket.
Un’ipotesi ricorrente è poi quella di indicare alcune aree circoscritte della città, subito ribattezzate zone a luci rosse, dove poter controllare il fenomeno, garantire condizioni igienico sanitarie decenti alle prostitute e sottrarle allo sfruttamento della criminalità. In questo modo, si dice, si può provare a rispondere anche ai problemi di chi vive in quartieri dove la prostituzione crea disagio e insicurezza.
Tutti concordano sul fatto che le prime vittime della prostituzione sono naturalmente le donne (in molti casi bambine) che si prostituiscono, sempre più spesso ridotte in condizioni di schiavitù da organizzazioni criminali. Tutti sono consapevoli del fatto che la prostituzione rappresenta un problema anche per le persone che abitano in zone frequentate da lucciole (e, soprattutto, dai relativi clienti).

E allora, come si combattono la prostituzione e il suo sfruttamento?

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