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Massimo-Cacciari

Venezia sta morendo. Caccia al Dna dei lagunari

L'acqua alta a Venezia

Il centro storico di Venezia sta morendo. La soglia dei 60.000 abitanti, ritenuta da molti come critica per l’equilibrio dell’insediamento lagunare, è stata sorpassata. Continua

L’Udc sogna un nuovo partito con Rutelli. Ma per le regionali è indecisa: Pdl o Pd?

Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini

Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini

Tutti la vogliono, ma nessuno la piglia. L’Udc, cenerentola della politica italiana, è tornata alla ribalta in queste settimane. Francesco Rutelli, in uscita dalla casa del Pd, vorrebbe sposarla, ma ancora non può. Il Pd e il Pdl se la contendono da mesi, ma lei ancora non ha deciso. Continua

Bollicine a Venezia? Con Coca Cola, salta l’accordo. Via alla gara pubblica

Massimo Cacciari
Venezia sponsorizzata dalla Coca Cola? No: il matrimonio “non s’ha da fare”. Il comune lagunare ha deciso di fare marcia indietro e indire, a partire da oggi, una gara pubblica per la collocazione di nuovi distributori automatici nel centro storico. La decisione è stata presa alla luce delle polemiche per le quali l’azienda americana, attraverso il distributore italiano Coca-Cola Hbc (Hellenic bottled company), avrebbe pagato due milioni e mezzo di euro più le provvigioni sulle vendite. “Ho dato indicazioni affinché, sulla base delle collocazioni individuate per i distributori e con tutti i vincoli e le prescrizioni della Soprintendenza per gli stessi, sia predisposto un avviso pubblico per la ricerca del miglior offerente”, conferma il sindaco Massimo Cacciari. “In tal modo tutti coloro i quali hanno pubblicamente dichiarato che alle stesse condizioni dell’accordo con Coca-Cola Hbc avrebbero volentieri fatto offerte più vantaggiose, avranno modo di farsi avanti e concorrere”.

La vicenda è nota: qualche settimana fa Coca Cola aveva avuto il via libera dal comune di Venezia per installare in città 60 distributori di bibite, panini e snack in cambio di 2 milioni e 500 mila euro in 5 anni. La notizia era stata data dal quotidiano “La Stampa” ed era subito scoppiata la polemica. Oltre a chi inorridiva all’idea di frigoriferi che deturpano un patrimonio dell’umanità come Venezia, baristi ed esercenti temevano per i loro affari. Immediata la risposta per bocca del sindaco: “Venezia non è stata venduta a Coca Cola ma si tratta di una strategia finanziaria indispensabile per la salvaguardia del nostro patrimonio monumentale e artistico”. Singolari alcune clausole del contratto che, secondo i bene informati, si sarebbe dovuto firmare proprio oggi. Coca-Cola, per la cifra pattuita, si portava a casa anche la possibilità di allestire due cene di gala aziendali all’anno, una nelle Sale Apollinee della Fenice, l’altra al piano nobile di Cà Vendramin Calergi, sede del Casinò. Inoltre la società americana avrebbe avuto a disposizione venti posti sul palco della regata storica e sul galleggiante del Redentore per i suoi ospiti. Il ramo italiano dell’azienda sarebbe poi figurato ufficialmente tra gli “Amici di Venezia”.

La notizia aveva fatto il giro del mondo, tanto che anche il quotidiano spagnolo El Pais ne aveva dato ampio risalto in un articolo intitolato “Venezia sta sprofondando nelle acque di … Coca Cola“. Ora la retromarcia di Cacciari e la decisione di una gara pubblica. Una scelta non del tutto condivisa da chi al comune si occupa di marketing e che, interpellato da Panorama.it, dice a chiare lettere: “Quella con la Coca Cola era la scelta migliore. Quando abbiamo chiesto contributi ai commercianti, ci hanno risposto facendo spallucce. L’unico modo per non chiudere la città è quello di puntare su sponsorizzazioni con i privati”. Dal 2006 al 2011 l’ufficio marketing dell’amministrazione comunale ha chiuso contratti per circa 12.500.00 euro. “Senza contare le royalties che saranno maturate da qui al 2011″, insistono dal comune.
Il sindaco Cacciari si è detto “stupefatto delle polemiche scatenate sul progetto di partnership che segue perfettamente il metodo già adottato per altre e altrettanto prestigiose collaborazioni, per il restauro di Palazzo Ducale, per la Biblioteca Marciana, per la Scala d’Oro”. Restauri, appunto, come a Roma per le fontane gemelle di Piazza Farnese, grazie a Laura Biagiotti e Procter & Gamble. Oppure a Firenze dove il restauro di palazzo Pitti, costato oltre 2 milioni di euro, fu merito della Deloitte, ma senza affissione diretta del marchio E poi ancora Milano: dal 2003 gli interventi di conservazione, consolidamento e pittura della facciata del Duomo, i primi così ampi dal suo completamento nel 1814, sono costati circa 10 milioni di euro, ripagati in buona parte con gli sponsor locali. Per le sponsorizzazioni dirette servono le gare di appalto, che devono essere pubbliche. Come avvenuto, ad esempio, al comune di Milano che, pochi mesi fa, ha promosso “avviso pubblico di selezione per la ricerca di sponsor per il sostegno alla realizzazione di “progetti artistici d illuminazione natalizia della città di Milano per dicembre 2008 - gennaio 2009“.

Secondo Italgrob, la federazione italiana distributori di bevande, “dopo l’attivazione di una rete di distribuzione diretta dei propri prodotti in tutti i pubblici esercizi del centro nord Italia, Venezia compresa, e l’acquisizione della Eurmatik, società italiana di distribuzione automatica, Coca Cola Hbc Italia si appresterebbe a compiere un nuovo passo avanti nella sua strategia di invasione di nuovi canali. E tutto questo a pochi mesi dal tanto contestato accordo con la Federazione italiana tabaccai, che ha permesso la commercializzazione e la rivendita dei prodotti Coca Cola presso le tabaccherie di tutta Italia. La sezione italiana della multinazionale statunitense si dichiara “favorevole alla procedura di evidenza pubblica tra le società di distributori automatici, annunciata dal sindaco Cacciari“. Risposta diplomatica, in attesa della gara. E della nuova campagna pubblicitaria che si chiamerà “Stappa la felicità” e che nasce da una ricerca secondo cui, nei momenti di crisi, Coca-Cola in Europa è tra le prime 3 marche che viene associata ai momenti di felicità. In tutta Europa, ma per ora, non a Venezia.

Venezia con l’acqua alla gola e Cacciari è messo sotto accusa

La marea a Venezia

Tutte le sere alle 5, prima di prepararsi a chiudere la loro bottega, Rosa e Rita, le sorelle paralumaie, fanno la stessa sofferta telefonata: chiamano il Centro maree per sapere se quella notte il loro cestino pieno di mollette di legno potrà rimanere sul pavimento o dovrà essere messo al sicuro sulla mensola in alto. “Dobbiamo tenerci tutto stretto, anche gli attrezzi del mestiere, che qui da noi costano di più” spiegano in veneziano le due artigiane. “Con l’ultima acqua alta di dicembre, per la prima volta in 48 anni, abbiamo avuto paura: i tempi, a Venezia, sono cambiati e noi dobbiamo riuscire a pagare l’affitto”.
Nello sguardo quasi infantile delle signorine Greco si legge un po’ della malinconia che si respira nella città bagnata e segnata dall’ultima acqua alta del 1° dicembre. Per più di una ragione, la Serenissima sembra essere in crisi. E non è solo questione di centimetri. Esasperati dall’ultima inondazione e dalle polemiche intorno all’incerto risarcimento dei danni (calcolati intorno ai 10 milioni di euro), i veneziani chiedono attenzione, risvegliandosi forse da quel torpore di cui, già negli anni Sessanta, Indro Montanelli li accusò prevedendo la futura decadenza della città. Continua

Venezia e lo “scivoloso” Ponte della Costituzione

Il quarto ponte sul Canal grande a Venezia

Per paura delle contestazioni dei vari comitati, il 435mo ponte di Venezia (il quarto ponte sul Canal Grande), detto della Costituzione, è stato inaugurato alle 23:44 del 11 settembre.
Niente tagli di nastro, ma tanti bambini e tanta gente per l’apertura a sorpresa dell’opera del genio spagnolo Santiago Calatrava. Una “meraviglia” disse il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lo visitò accompagnato dal sindaco-filosofo Massimo Cacciari.
Indispensabile (collega piazzale Roma alla ferrovia: una media di 15mila passaggi al giorno), costosa (”Non è certo mia intenzione nascondere i problemi e il fatto che è costato molto di più di quanto era stato previsto” ammetteva l’assessore Mara Rumiz, cioè 11.276.794 euro) e imponente (è lungo 94 metri, realizzato con 156 tasselli in pietra d’Istria, ognuno diverso dall’altro, a rivestire le basi del ponte, 90 pannelli del parapetti in vetro, 200 lampade per l’illuminazione degli archi inferiori e 420 tonnellate di struttura d’acciaio, fatte di costole anch’esse una diversa dall’altra), l’opera d’arte da un paio di settimane fa barcollare i turisti che la percorrono.

Anzi, li fa proprio scivolare, provocando ruzzoloni a volontà. Se sia per la bellezza dell’opera non è dato sapere. Quel che è certo è che in tanti sono finiti lunghi distesi passando su quei 300 gradini in vetro.
E allora meglio correre ai ripari: il ponte oltre a essere bello dev’essere percorribile. In attesa dell’incontro, fissato per la prossima settimana, tra i tecnici del Comune di Venezia e quelli dell’architetto spagnolo, Calatrava stesso ha diffuso una nota per comunicare che il 23 settembre scorso il suo studio ha ufficialmente informato i tecnici del Comune di Venezia circa i modi più opportuni per risolvere il problema: “Come noto” spiega Calatrava “alcuni gradini hanno larghezza doppia rispetto a quelli che precedono e a quelli che seguono. I doppi gradini marcano appunto il cambio di larghezza delle pedate, il pavimento del ponte è diviso in tre corsie: ai lati vetro opaco antiscivolo, al centro pietra. Secondo il direttore dei lavori, ingegner Salvatore Vento, i più distratti e/o le persone con problemi alla vista possono non percepire immediatamente il cambio di ritmo della pedata e rischiano dunque di cadere. Abbiamo subito proposto la soluzione più adeguata: sostituire le 32 pedate di vetro interessate con analoghe pedate di pietra”. “È un lavoro” da poco, sottolinea l’architetto spagnolo “per niente complicato o costoso. Smontaggio e montaggio sono possibili in una sola notte, due al massimo se si vuole tenere il ponte sempre aperto. La decisione spetta unicamente alla direzione dei lavori. Inoltre, lo studio Calatrava ha avanzato una doppia proposta circa il ventilato pericolo per gli ipovedenti rappresentato dalle 4 estremità dei parapetti del ponte che presentano delle sporgenze: alzare di 3 centimetri il pavimento davanti ai parapetti per una superficie di 60 cm quadrati o installare sul pavimento dei marcatori di acciaio o di gomma del tipo normalmente utilizzato per i non vedenti”.
Roba da nulla, insomma.

Ma il Comune, nonostante questo lasciapassare rilasciato dal maestro Calatrava, non se la sente proprio di sconfessare la filosofia del ponte più all’avanguardia della città. E così, attraverso le dichiarazioni dell’assessore Rumiz, assicura un rimedio alternativo e ugualmente, a suo dire, efficace: “Lavoreremo di più sulla segnaletica” spiega l’assessore “e faremo in modo che tutti abbiano la percezione del cambio di larghezza della pedata”.
Se poi qualcuno dovesse cadere comunque, pazienza. D’altronde, sempre secondo Rumiz, le cadute sui ponti a Venezia “sono naturali”, ovvero ogni settimana vengono segnalati diversi casi di questo tipo. Per quanto riguarda il ponte di Calatrava “sono meno di dieci le persone cadute in 20 giorni e che si sono rivolte al pronto soccorso”.

Festa del Pd: ci sono tutti i big, tranne Prodi e Berlusconi

Presentazione della Festa del Partito Democratico

Il dove è la Fortezza da Basso a Firenze. Le date: dal 23 agosto al 7 settembre. Ed è il debutto per la Festa nazionale del Partito Democratico. Saranno, assicurano gli organizzatori durante la conferenza stampa di presentazione, quindici giorni ad alta intensità politica, grazie ai dibattiti e ai confronti tra i protagonisti del Palazzo, nazionale e locale. Confronti: cioè, il segno distintivo della kermesse veltroniana sarano i duelli tra gli esponenti del Pd e quelli di sindacati, partiti e del governo con molte occasioni per vedere di fronte i ministri dell’esecutivo con quelli del governo ombra del Partito democratico. Qualche nome? Eccoli. La festa si apre il 23 agosto alla Fortezza da Basso ricordando Bruno Trentin ad un anno dalla sua morte, e poi subito nello stesso giorno un confronto tra Enrico Letta e Raffaele Bonanni: welfare e contratti i temi sul tappeto. Domenica i faccia a faccia saranno due. Il primo tra il sindaco di Torino Chiamparino e il ministro delle Riforme Umbero Bossi, il secondo tra il senatore Nicola Latorre e il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.
Poi sarà la volta di Vannino Chiti e il governatore lombardo Roberto Formigoni (26 settembre), di Ermete Realacci e Grazia Francescato (27), di Pierluigi Bersani e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (28), di Rosi Bindi e Antonio Di Pietro (29). Sulla sicurezza il confronto è tra Marco Minniti e il ministro dell’Interno Roberto Maroni (30) mentre sull’opposizione dialogheranno Anna Finocchiaro e Pierferdinando Casini (1 settembre). Cultura e non solo nel dibattito fra Vincenzo Cerami e il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi (2), mentre Beppe Fioroni sarà di fronte al segretario del Prc, Paolo Ferrero (2). Giuliano Amato sarà faccia a faccia col presidente della Camera Gianfranco Fini (3), Antonelli Soro con Elio Vito. La crisi Russia-Nato e gli scenari internazionali nel confronto Fassino-Frattini (4) e il lavoro in quello tra Damiano e Epifani (sempre il 4 settembre).
Nessun comizio ma una serie di interviste per molti leader del Partito Democratico, cominciando da Franco Marini (1 settembre), seguito da Dario Franceschini (2), Massimo D’Alema (3), Artuto Parisi (5) e Francesco Rutelli (5). Walter Veltroni per il sabato conclusivo della Festa: davanti alla grande platea ad intervistare il segretario del Partito Democratico sarà Enrico Mentana. Domenica 7 l’intervista avrà come protagonista Leonardo Domenici, presidente dell’Anci e sindaco della città che ospita questa prima Festa democratica. Ma il programma politico non finisce qui: ogni giorno diversi incontri a più voci su tutti i temi dell’attualità con esponenti del Pd, sindaci e governatori (Cofferati, Bassolino, Vincenzi, Penati, Martini, Renzi, Vendola, Emiliano, Bresso), associazioni sindacali e di categoria (Angeletti, Bombassei) e anche rappresentanti della maggioranza. Ma anche una lunga serie di iniziative culturali, dal dibattito su Aldo Moro a trent’anni dalla tragica scomparsa alla presentazione di libri e di autori.
Già: tutti nomi di richiamo. Ma a scorrere la lista, sono due a spiccare sugli altri. Per la loro assenza: non ci saranno infatti il premier Silvio Berlusconi. E non ci sarà nemmeno l’ex premier, Romano Prodi. Il primo perché, “semplicemente”, non è stato invitato. Con buona pace di chi auspica dialogo e confronto bipartisan.
Il secondo perché ha declinato l’invito. Sì, lui, il “padre” dell’Unione e del Pd, che da qualche mese ha lasciato ogni poltrona - anche quelle ad honorem - all’interno del loft, ha detto basta: “Io sono della scuola che quando uno esce, esce. Non deve più rompere le scatole. È una delle tante vecchie regole che andrebbero rispettate. E anzi dico solo che se molti in Italia vi si attenessero, sarebbe meglio. E stavolta non mi riferisco, mi creda, all’interno del Partito democratico”. Chiaro? Per chi ancora avesse dubbi, dale colonne della Stampa, il Professore ribadisce: “Io sono fuori”, dice, e spiega: “Quando uno volta pagina, volta pagina. Ne comincia una nuova e sulla vecchia non ci torna più”. Al giornalista che più volte torna a chiedergli se vi sia una qualche carica polemica nel suo atteggiamento, Prodi dice che sarebbe una interpretazione errata: “Sbagliereste. Del resto avrà visto che non ho fatto nemmeno un’intervista, una dichiarazione, una polemica, assolutamente niente”. E gli attacchi a Veltroni di Arturo Parisi sono mossi d’intesa con lui? ”Io” dice Prodi “non c’entro niente. Se lei venisse qui e vedesse i libri che ho sul tavolo! O roba di evasione oppure testi internazionali…”.
La festa democratica sarà uno dei luoghi di Salva l’Italia, la petizione che lancia la manifestazione del 25 ottobre a Roma e che unisce i temi della libertà e quelli sociali. Alla Fortezza da Basso, spiegano gli organizzatori, sarà possibile sostenere la campagna di raccolta firme recandosi a sei banchetti. Gli scatoloni con le firme verranno spediti poi a Palazzo Chigi. Fosse stato invitato a Firenze anche Silvio Berlusconi gliele avrebbero potute consegnare di persona…

Salva l’Italia inguaia Veltroni. Le firme anti Cav e le mille anime del Pd

Il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni

Altro che Salva l’Italia (la petizione del Partito Democratico che sta girando le piazze del Belpaese). Va salvato Walter Veltroni dal rischio flop dell’iniziativa, che intende raccogliere 5 milioni di firme, in vista della grande manifestazione del 25 ottobre.
Al di là del numero delle firme anti-Berlusconi raccolte, a fronte dei Km macinati dal pullman (on line sono poco più di 17mila), è il se firmare o meno che sta diventando un altro pretesto di contesa all’interno del partito fluido e girovagante. A dire no all’appello cominciano a essere in tanti, tra i vip.
Dopo il rifiuto del governatore campano, Antonio Bassolino (”Io con Berlusconi ci collaboro, non gli firmo contro”, ha detto. “Ognuno fa ciò che la sua coscienza gli dice”, la laconica risposta che il segretario del Pd Walter Veltroni ha dà allargando le braccia, in Transatlantico), si sfila anche il sindaco torinese Sergio Chiamparino (che non andrà alla festa del partito). Il governatore piemontese Mercedes Bresso firma “soltanto per militanza”. Ciù che invece non condiziona il sindaco veneziano Massimo Cacciari: “Nemmeno io firmerò, perché sono il sindaco di Venezia e non il segretario del Pd della mia città. Ma a parte questo, mi sembra un’iniziativa sballata”. Intervistato da Affaritaliani, Massimo Cacciari aggiunge che “il problema oggi del Partito Democratico è quello di organizzare se stesso e non di dare una spallata al governo che significherebbe frantumarsi la spalla. Perciò non firmo, assolutamente no”. E commentando la nascita di YouDem.tv, tira fendenti al suo stesso partito, segretari compreso: “Sarebbe il caso di concentrare gli sforzi per avere mezzi di comunicazione più efficienti di quelli attuali”. Delle due web tv “Non penso bene, mi pare ovvio. Anzi, è uno specchio del fatto che certamente nel Partito Democratico ci sono diverse correnti. Usiamo pure questa parola, così come ci sono state in tutti i partiti, ivi compreso il Partito Comunista Italiano. Solo che non c’erano tanti organi di stampa”. Cogli bene il punto il sindaco-filosofo: dietro questi distinguo si agita l’eterno fantasma della guerra interna ai democratici. Colpi bassi per destabilizzare Veltroni? Massimo D’Alema respinge tutti i sospetti: “Io dietro Bassolino? Solo un imbecille può pensarlo. Non è che io non faccio una cosa e la faccio fare a lui… “.
Nervi a fior di pelle, insomma. E quella che doveva essere un’iniziativa unitaria, sta per trasformarsi in un’azione di pochi: gli amici di Walter di qua e gli altri di là. Tanto che nemmeno il luogotenente veltroniano, Goffredo Bettini riesce a ricucire lo strappo, consigliando a Bassolino la linea del ma anche: “Ha il dovere di collaborare con il governo, ma anche il dovere di contrastare le scelte dannose del governo”. Più sarcastica la deputata Marina Sereni (vice capogruppo degli onorevoli del Pd) che butta lì: “Leggo che il presidente della Campania chiede a gran voce il congresso anticipato del Pd e dice che non firmerà la petizione…. Buon per lui che ha sempre le idee chiare, sa sempre da che parte stare e che ha dimostrato in tutti questi anni di saper costruire un gran partito di popolo, radicato, di massa, senza macchia e senza paura”.
Insomma, tra i democratici è il caos totale: “La domanda sorge spontanea: se Veltroni e Bettini non sono riusciti a convincere neanche Bassolino sulla bontà della loro inutile petizione antigovernativa, come pensano di poter convincere 57 milioni di italiani?”, si chiede in una nota Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. Vero, l’opinione è quella di un avversario, ma la sensazione è che il menù preparato in questi giorni agostani al loft sia roba per stomaci forti.
Ma c’è anche un’altra domanda che attanaglia gli iscritti: la manifestazione di Salva l’Italia (qualora la questione firme venisse superata) su quale canale andrà in onda? Sulla Red dalemiana o sulla You-dem veltroniana? Risponde per tutti la Jena su La Stampa: “La sfida sarà all’ultimo telespettatore: mezzo per uno”.

Mestre, sit-in della Lega contro il campo nomadi in costruzione

Solidarietà con il popolo rom

Il campo nomadi non s’ha da fare. Non lo vogliono esponenti e simpatizzanti della Lega Nord, che poco dopo l’alba, a Mestre (Venezia) si sono riuniti per bloccarne i lavori di costruzione, finanziati dal Comune con 2,8 milioni di euro. Alla manifestazione - hanno riferito gli organizzatori - partecipano alcune decine di persone; alcuni di loro si stanno incatenando per impedire l’avvio dei lavori che, già previsti per i giorni scorsi, stanno subendo dei rinvii. Oltre agli esponenti del Carroccio, sono presenti i rappresentati del comitato di cittadini contrario alla costruzione del campo, che è destinato a una comunità sinti che da decenni vive a Mestre. Sono previste piccole casette con annessa, a ciascuna, lo spazio per parcheggiare una roulotte.
“Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari” ha detto il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Alberto Mazzonetto “con questa iniziativa ha tradito i veneziani. I costi del campo incideranno sulla finanza locale e impediranno altre opere che sono prioritarie. A Venezia c’é una emergenza abitativa per almeno 2000 persone, sfrattate o prive di casa: i soldi per il campo dovevano andare a loro. Per Cacciari vengono prima i nomadi che i veneziani indigenti”.
Il sit-in è controllato da un nutrito gruppo di uomini delle forze dell’ordine, carabinieri, polizia e vigili urbani. Ma i leghisti si dicono pronti a proseguire la loro protesta ad oltranza. “Noi” dice Mazzonetto “non ce ne andremo di qui finche’ il comune non cambiera’ idea sulla costruzione di questo campo, anche se il sindaco Cacciari ha minacciato di farci sgomberare per mano della forza pubblica”.
Di fronte al blitz leghista è stato duro il giudizio del sindaco Cacciari: “La Lega cerca evidentemente lo scontro” afferma “ma noi andiamo avanti. Prima o poi si stancheranno”. Sulla possibilità dell’uso della forza, il sindaco precisa tuttavia che sta “alla Questura decidere come muoversi, non al Comune”. “È un’iniziativa vergognosamente strumentale” prosegue Cacciari “priva di ogni fondamento. La decisione di istituire il campo” ricorda “risale addirittura al 1997, è stata approvata da tutti i consigli comunali possibili, e la richiesta di sospensiva è stata rigettata dal Tar”. Il sindaco sottolinea peraltro che le persone che si insedieranno nel campo “sono una quarantina di famiglie di sinti che sono a tutti gli effetti e da tempo cittadini veneziani e quindi il nuovo campo nulla ha a che vedere con un “campo nomadi” né con la presenza di clandestini o immigrati irregolari. Infatti i sinti ospitati nel campo hanno un lavoro regolare e non usufruiscono di alcuna forma di assistenza pubblica e in particolare del minimo vitale”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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