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La vittoria anche al Senato, le riforme istituzionali, la riduzione dei costi della politica, la copertura finanziaria del suo programma di governo, i rapporti con Gianfranco Fini e la futura costituente del Popolo della Libertà.
Questi sono alcuni temi di cui ha parlato il leader e candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi in una video intervista con il direttore di Panorama Maurizio Belpietro. Il testo completo della conversazione è pubblicato sul settimanale in edicola da venerdì 11 aprile.
Il voto utile
La costituente del Pdl
L’impegno sul programma
La copertura finanziaria
Nessun inciucio

La candidatura di Calearo, la critica di Massimo D’Alema sulla scelta dello slogan, che cosa “si può” e “non si può fare” e lo scatto di reni chiesto dal ministro Pierluigi Bersani.
Questi i principali temi affrontati in questa video intervista di Maurizio Belpietro a Walter Veltroni.
Il dialogo completo tra il direttore di Panorama e il candidato premier del Pd sarà pubblicato sul numero del settimanale in edicola da venerdì 4 aprile.
La candidatura di Calearo:
D’Alema e lo slogan moscio
Che cosa “non si può fare”?
Lo scatto di reni

“Prima legga i progetti, poi parli. Anzi è meglio che canti”. Così il sindaco di Milano, Letizia Moratti, fresca di successo sull’Expo2015, non le manda a dire, anzi le canta proprio ad Adriano Celentano. Occasione: Panorama del giorno di Maurizio Belpietro su Canale5.
Il “Molleggiato” aveva provocatoriamente detto che l’Expò 2015 sarebbe stato il “colpo di grazia per Milano” a causa di “una colata di cemento sulla città”.
Ma Donna Letizia non si è risparmaita: “Preferisco sentire le sue canzoni” ha sostenuto il primo cittadino. “Non credo che Celentano abbia una competenza urbanistica tale da potersi permettere di fare critiche senza conoscere il progetto”.
Quindi, “nessuna colata di cemento” insiste Letizia Moratti. “Ci sarà un’area di 110 ettari di cui metà sarà destinata al verde e ci saranno 22 chilometri di strade d’acqua che collegheranno questa grande area vicina alla nuova Fiera fino alla Darsena. Un’area che sarà per metà verde e tutto è stato fatto e sarà fatto nel massimo rispetto dell’ambiente. Addirittura nel progetto, che ieri abbiamo iniziato a pianificare, è prevista una consulta ambientale”. Consulta di cui farà certamente parte “un personaggio che sta già lavorando con noi: il premio Nobel Al Gore. Credo che per l’ambiente sia un testimonial un pò più importante di Celentano”. E il simbolo dell’Expò “sarà un centro per lo sviluppo sostenibile. Sarà un punto di una rete globale, che noi ci auguriamo possa essere la più ampia possibile per creare aiuto concreto nei paesi in via di sviluppo. Aiuto concreto significa non solo aiuti economici ma aiuti a creare in ogni paese capitale umano, quindi talenti, posti di lavoro, persone che possano avere un’istruzione, un’educazione, persone che possono essere padrone della propria vita e del proprio futuro”. Nessun rischio che le spese siano superiori agli incassi? “Noi abbiamo fatto un progetto economico già validato dalla banca europea di sviluppo e da due grandi banche internazionali. Saranno molti più i ricavi di quanto saranno gli investimenti. Non si tratta comunque di spese, sono investimenti che rimangono alla città”.
Per quanto riguarda il voto che ha visto trionfare il capoluogo lombardo sulla turca Smirne, secondo Moratti “è stato molto trasversale. Abbiamo avuto voti di tutti i continenti, dall’America Latina, dai Carabi dalle Isole del Pacifico, dall’Asia, dall’Africa, dall’Europa. Credo abbiamo convinto i paesi sulla base di un progetto che poggia sua una soluzione molto chiara: sviluppare relazioni bilaterali in ogni paese e aiutare chi ha bisogno. Con questo progetto abbiamo già allacciato e consolidato rapporti con tanti paesi nel Mondo. Credo che questo voto sia la testimonianza di quanto Milano e l’Italia sono stimati nel mondo”.
Per quanto riguarda infine la Torre “si fa o non si fa?”, ha chiesto Belpietro. “Io ho già deciso. Ci sarà però un concorso di idee. Ci saranno dei bandi internazionali. Il segno, come per Parigi è stata la torre Effeil, per Milano sarà il Centro per lo sviluppo sostenibile. Vorrei soltanto aggiungere che comunque questa Expò porterà anche un grande beneficio alla nostra città. Noi prevediamo di avere oltre cento paesi presenti, 29 milioni di visitatori. Nei cinque anni precedenti, le stime che abbiamo fatto sono creare 70 mila posti di lavoro”.
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“Veltroni leader anche sotto il 35 per cento; Visco competente ma con un cattivo carattere; non stiamo oscurando Prodi e non ci saranno intese tra Pd e Pdl in caso di pareggio al Senato”.
Così Piero Fassino ha risposto ad alcune delle domande del direttore di Panorama Maurizio Belpietro durante una video intervista (prodotta da Dolmedia) realizzata per il blog dell’ultimo segretario dei Ds, oggi capolista del Pd in Piemonte per la Camera.
È stato lo stesso Fassino a chiedere di essere intervistato dal direttore di Panorama per un faccia a faccia a 360 gradi, durato circa un’ora.
Il VIDEO dell’intervista:

Il Governo Marini? “Lo vedo difficile, ma la politica deve essere sempre in grado di tentare imprese difficili perché c’è l’interesse generale del Paese”.
La maggioranza del centrosinistra non esiste più? “Difficile dire il contrario. Politicamente vuol dire che la maggioranza che ha vinto le elezioni su un preciso mandato, con la sconfitta del Senato è finita. E c’è stato anche l’abbandono da parte di alcune parti della stessa maggioranza”.
Elezioni subito quindi? Prima servirebbe una “riforma elettorale che in primo luogo elimini le maggioranze coatte, quelle in cui cioè prevale la logica del vincere su quella di avere un programma forte e condiviso”.
E dopo? E dopo per la Cosa Rossa, correre da sola è una “scelta obbligata, il punto però è sapere come, con quale indirizzo programmatico. Penso che strategicamente non c’è altra possibilità per la sinistra radicale che costituirsi in un soggetto politico unitario”.
Così parlò Bertinotti, presidente della Camera, tornato a essere il subcomandante Fausto. Così parlò, incalzato da Maurizio Belpietro in Panorama del giorno, programma mattutino di Canale 5.
È chiaro il leader di Rifondazione. E come suo solito non le manda a dire. All’Unione, innznai tutto: a causa della legge elettorale vigente, la coalizione di centrosinistra è stata una coalizione coatta: “Tutte le maggioranze sono coatte perché prevale la logica di vincere su quella del programma condiviso. Il programma del centrosinistra era molto dettagliato” ha proseguito Bertinotti “per sopperire al limite posto dalla vastità di schieramento” E ancora: “Per il governo si è creata una instabilità ed essa è dovuta dalla parte destra. Si è conclusa una storia”. Vie d’uscita? Sì, da sinistra, ovviamente, per il presidente della Camera: “Io credo che non ci siano altre possibilità per la cosiddetta sinistra radicale che quella di costituire un soggetto politico unico”. Con quale candidato, si vedrà.
Anche se ormai da più parti della sinistra radicale si alza sempre più insistente il coro: “Bertinotti for President”. E non per le primarie del candidato del centrosinistra, ma come avversario sia di Berlusconi, per il governo del Paese, sia Veltroni per l’”egemonia” a sinistra. Con buona pace della Sinistra democratica, dei Verdi e del Pdci, che avrebbero preferito correre di nuovo in coalizione col Pd. Con buona pace di chi aveva scommesso che l’uomo indicato da Fausto fosse il governatore della Puglia Nichi Vendola.
“Una contesa tra il Pd e la sinistra ci deve essere, una sfida aperta su chi è più in grado di dare una risposta ai problemi drammatici della società contemporanea”, diceva Bertinotti qualche giorno fa “come viandante della politica”. Un viandante con una strada precisa in mente: quello che porta al governo, magari da percorrere in ticket con una donna.
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Sbatte i tacchi, da buon militare. Ma sbatte anche la porta, il generale.
Due volte: prima dice no all’incarico alla Corte dei Conti, poi fa sapere di non avere intenzione di “ricorrere al Tar. Mi sento violentato”.
I passi ufficiali, l’ormai ex comandante della GdF Roberto Speciale, li compie tutti: in una lettera indirizzata “a chi me lo aveva proposto”, cioè il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, ha fatto sapere che non accetterà l’incarico presso la Corte dei Conti.
Mentre al presidente della Commissione Difesa Sergio De Gregorio, il generale ha detto: “Non voglio dare l’impressione di volermi svendere per un piatto di lenticchie. Nemmeno l’ultimo degli italiani deve pensare che io voglia restare abbarbicato ad una poltrona…”.
Speciale avrebbe potuto far ricorso al Tar contro la decisione presa dal Consiglio dei ministri, che lo ha destituito dal’incarico venerdì scorso, ma al senatore il generale spiega: “Mi sento come se mi avessero violentato, non mi hanno dato neanche l’onore delle armi…”.
Dal punto di vista politico, intanto, l’attesa del dibattito parlamentare, mercoledì 6 al Senato, si fa sempre più rovente. Vuoi perché la Procura di Roma ha chiesto al Comando della GdF copia della corrispondenza (estate 2006) tra il viceministro dell’Economia e l’ex comandante generale delle Fiamme Gialle. Vuoi perché dalla maggioranza provengono critiche e dubbi, in grado anche di mettere in crisi il governo. Apre le danze, il presidente Fausto Bertinotti che teme “ricadute politiche molto pesanti“. Mentre il Guardasigilli Clemente Mastella pensa che “al Senato la maggioranza debba presentare una mozione di solidarietà con la GdF”.
In tutto ciò, il quotidiano Il Giornale pubblica un’altra lettera del viceministro diessino a Roberto Speciale, datata 16 marzo 2007, nella quale l’esponente della Quercia chiedeva al generale delle Fiamme Gialle di “confrontarsi con l’autorità politica” per la nomina del capo e sottocapo di Stato maggiore. La tesi del quotidiano diretto da Belpietro è netta: in barba alla regole che assicurano solo un potere di indirizzo, il viceministro dell’Economia cercò di influenzare le decisioni sull’organigramma della Guardia di Finanza.
Quali prove a sostegno userà Prodi per difendere Visco a Palazzo Madama?