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Maurizio-Gasparri

Politici gay ma omofobi? I parlamentari coinvolti scelgono l’ironia

I nomi dei dieci parlamentari gay ma omofobi secondo i blogger di listaouting

I nomi dei dieci parlamentari gay ma omofobi secondo i blogger di listaouting

Alla pubblicazione del suo nome nella lista di 10 politici che, secondo un blog pirata, sarebbero omofobi ma segretamente gay, Massimo Corsaro, vicepresidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, l’ha presa nell’unico modo possibile: con una battuta fulminante: «Mi era giunta notizia - ha dichiarato all’Ansa - che il mio nome sarebbe stato strumentalmente inserito in un elenco infamante. Per un attimo ho temuto che mi inserissero in quello degli interisti occulti. Tutto sommato meglio così…».  Maurizio Gasparri racconta che si è fatto qualche risata con gli amici, e aggiunge, le amiche. Elenco pesante, con nomi di primissimo piano, «sputtanati» sulla pubblica piazza  non perché gay, sostengono i pirati di Listaouting, ma perché gay e per di più omofobi. Elenco pesante e iniziativa discutibile  secondo gran parte del movimento omosessuale, con l’Arcy Gay in prima fila (contrarissima  da sempre  alla pratica dell’«outing», leggasi «sputtanamento» altrui) che definisce l’iniziativa «un rigagnolo miserevole di pettegolezzi».  Ecco le voci che Panorama.it ha raccolto (e continuerà a raccogliere durante la giornata) dei protagonisti chiamati in causa dagli anonimi curatori di questo sito che annuncia, nei prossimi giorni, la pubblicazione di altri nomi, questa volta di «cardinali e alti prelati omofobi e omosessuali». Continua

Maurizio Gasparri: la senti questa voce? È la mia


Maurizio Gasparri: la senti questa voce? È la mia

di Emanuela Fiorentino

Fabrizio Cicchitto, con fraterna riflessione, dice che a volte bisogna creargli un gioco tutto suo, un arsenale simbolico di razzi, bombe e mitragliette. E lasciarlo lavorare così, in un mondo pirotecnico che a Maurizio «Esternator» Gasparri serve per non perdere mai la consapevolezza del sé ideologo. Continua

  • biker
  • Mercoledì 12 Gennaio 2011

Che cosa successe davvero il 7 aprile 1979

Antonio Negri, ai tempi del carcere seguito agli arresti del 7 aprile 1979

Antonio Negri, ai tempi del carcere seguito agli arresti del 7 aprile 1979

«Evocare un nuovo 7 aprile è una sciocchezza. Per il momento non vedo nessun piano preordinato di ribaltamento del sistema  come c’era allora». Non ha dubbi Pietro Calogero,  nel 1979 grande accusatore dei vertici della cosiddetta Autonomia operaia organizzata e oggi procuratore generale di Venezia presso la Corte d’Appello. La boutade di Maurizio Gasparri sull’arresto preventivo dei manifestanti  in vista del voto decisivo della riforma Gelmini a Palazzo Madama non tiene conto, secondo Calogero, né del clima politico né dell’effettiva pericolosità  del movimento di contestazione sceso in piazza  a Roma.

Alla fine degli anni 70, secondo questo magistrato padovano considerato allora vicino all’ala dura del Pci (Ugo Pecchioli e Luciano Violante), c’era un «filo rosso»  che teneva insieme il «partito armato» e il gruppo dirigente dell’Autonomia. Oggi non c’è né il terrorismo diffuso, né un movimento così capillare e organizzato come quello che incendiò le città italiane dopo la famosa cacciata di Luciano Lama dalla Sapienza.  «Non servono nuove misure emergenziali», dice Calogero. Il punto di vista di questo magistrato padovano che, nel 1979, ordinò l’arresto di tutto il gruppo dirigente di Potere Operaio (Toni Negri, Oreste Scazone, Franco Piperno) è condiviso anche da Virginio Rognoni, 86 anni, nel 1979 ministro degli Interni democristiano del primo governo di unità nazionale che vedeva l’appoggio esterno (in chiave antiterroristica) del Pci di Enrico Berlinguer. «Quello di oggi è un problema di ordine pubblico - dichiara -  quello dei miei tempi era terrorismo». Continua

Maurizio Gasparri: scappo a Marettimo per non vedere alcuni brutti ceffi della politica


Maurizio Gasparri: scappo a Marettimo per non vedere alcuni brutti ceffi della politica

di Romana Liuzzo

A Marettimo, isoletta delle Egadi, per tutti, amici e paesani, lui è solo Maurizio. Siede al ristorante Da Peppe al Veliero, mangia tonno alla griglia servito su tovagliette di carta, poi fa lo struscio fino al bar di Tata per il marocchino, il caffè schiumato. Argomento vietato: la politica.

A Marettimo, dove non esistono alberghi se non il residence di Fausto, niente aria condizionata, no comfort (Romano Prodi e Massimo D’Alema ci hanno dormito), vivono 300 persone in inverno e il mare è una riserva naturale. Qui Maurizio Gasparri sveste i panni di presidente del gruppo parlamentare del Pdl al Senato. E resta solo Maurizio, Continua

Il no svizzero ai minareti. Per il governo un’altra Croce leghista: “Mettiamola nel tricolore”

Atmosfere e sapori di una irresistibile Damasco

Gli svizzeri votano contro la costruzione di nuovi minareti (che stanno alle moschee come i campanili alle chiese) in territorio elvetico e al di qua della Alpi i leghisti esultano. E non sono i soli. Continua

Giustizia: tante parole, nessun dialogo. Ed è polemica, televisiva, tra magistrati e Governo

Il pm Armando Spataro intervistato da Lucia Annunziata su Raitre

Il pm Armando Spataro intervistato da Lucia Annunziata su Raitre

Dagli scioperi in aula ai giudizi in tv. Il passo dalla piazza allo schermo è breve. Soprattutto per una parte della magistratura che da mesi boccia i tentativi del Governo per riformare la giustizia italiana, dopo il no al lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Continua

Morta Eluana, il Parlamento riparte dal testamento biologico

Il Senato Italia

Eluana è morta. Eluana si è spenta. Ma i toni dello scontro politico sono rimasti accesi. E alti. Mentre le massime cariche dello Stato si sono unite al dolore della famiglia Englaro, le polemiche scoppiate negli ultimi giorni non si sono placate. Anzi.
La morte di Eluana Englaro ha infranto il copione che la politica si apprestava a scrivere sulla falsarigha di quello di Terry Schiavo, la donna americana a cui fu più volte tolto e rimesso il sondino tra battaglie legali e politiche. La notizia del decesso è infatti giunta mentre il Senato aveva iniziato la discussione generale sul disegno di legge del governo in cui la maggioranza si apprestava ad inserire una norma che imponeva la ripresa della nutrizione artificale.

L’iter della legge aveva assunto in Senato i connotati di una corsa contro il tempo, con il centrodestra che ha esplicitato l’intenzione di approvare quanto prima il testo per “salvare la vita a Eluana”. La Conferenza dei capigruppo ha così deciso una seduta notturna, con l’approvazione definitiva del disegno di legge martedì mattina alle 9:30, in modo da trasmetterlo subito alla Camera.
Nel primo pomeriggio, in commissione Sanità, Sacconi ha annunciato la modifica al provvedimento visto che, così come era scritto, non sarebbe stato applicabile a Eluana. E infatti ecco arrivare un emendamento di Pdl e Lega, con l’appoggio dell’ Udc, che specificava non solo il divieto di “sospendere” l’alimentazione artificiale, ma anche di “ripristinarla” nei casi in cui era stata già interrotta.
Quando alle 19 comincia l’esame in aula, vengono respinte le pregiudiziali di costituzionalità presentate da radicali, da Idv e da alcuni senatori del Pd. Mentre è appena iniziata la discussione generale, ecco la notizia choc: il vicepresidente Vannino Chiti legge l’agenzia: Eluana è morta.
Arriva immediatamente il presidente Renato Schifani a guidare i lavori, e chiede un minuto di silenzio ad un’aula incredula. Interviene subito dopo un commosso ministro Maurizio Sacconi, che esprime il “dolore” del governo e la vicinanza al papà Peppino Englaro: “Da parte nostra” dice “c’è sempre stata comprensione delle sue scelte anche se non ne abbiamo condiviso lo scopo”. Queste parole di riconciliazione sono accompagnate dalla richiesta di andare comunque avanti con l’approvazione del ddl, in attesa di “una disciplina organica” sul testamento biologico.
Schifani si unisce al dolore a alla richiesta del governo, ma il clima dura un minuto. “Eluana” tuona in aula il solitamente mite Gaetano Quagliariello (vice capogruuppo Pdl): “non è morta, Eluana è stata ammazzata e noi non ci stiamo”.
A chiarire che l’obiettivo degli attacchi è il Quirinale ci pensa Maurizio Gasparri, che guida il gruppo dei deputati del Pdl: “Su questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe”. Che replica le sue accuse dopo il comunicato di Napolitano che invita al rispetto e al silenzio: “Non può chiederci di tacere”. E anche il premier Silvio Berlusconi sembra alludere al Quirinale: “È grande il rammarico che sia stata resa impossibile l’azione del governo per salvare una vita”.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, però, non ha intenzione di farsi trascinare su questo piano e bolla come “irresponsabile” Gasparri, “deve imparare a tacere”, lo attacca con inusitata durezza. E anche Schifani telefona al Quirinale. Per il Pd l’attacco del Pdl al Colle è troppo: Anna Finocchiaro parla di “sciacallaggio politico” e preannuncia che il Pd non parteciperà più all’esame del ddl, chiedendo invece di esaminare in tempi certi la legge organica sul testamento biologico.

Schifani media, e dopo due ore di bagarre, il governo tramite il minsitro Sacconi definisce “accettabile” la controproposta, accantonando il suo ddl e passando a esaminare rapidamente un testo organico sul testamento biologico. Un provvedimento già incardinato in commissione Sanità a Palazzo Madama e che avrà tempi stretti e sul quale l’opposizione promette che non farà ostruzionismo. Martedì 10 intanto, annuncia Schifani, si discuteranno le mozioni, che verranno presentate sul tema del “fine vita” che, hanno, tra l’altro, come spiega il presidente dei senatori dell’Udc, Giampiero D’Alia, l’obiettivo di impegnare Palazzo Madama con “un pronunciamento politico chiaro” perché in breve tempo ci sia la legge sul testamento biologico.

A Tremonti? Harry Potter. Ecco le strenne natalizie per il governo

Il governo a Palazzo Chigi

Regali di Natale nel segno dell’ironia tra le file della maggioranza. Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, presidente e vice dei senatori del Pdl, regalano dvd agli amici del governo.
A Roberto Maroni (Interno) Il poliziotto super più, con Terence Hill. A Giulio Tremonti (Economia) una doppia scelta: L’avaro, o Harry Potter (il maghetto). A Mariastella Gelmini (Istruzione) Notte prima degli esami. A Mara Carfagna (Pari opportunità) Evita. Ad Altero Matteoli (Infrastrutture) Quel treno per Yuma. A Stefania Prestigiacomo (Ambiente) A piedi nudi nel parco. A Sandro Bondi (Cultura) Una notte al museo. Per il paladino dell’ippica Alessandro Zaia (Politiche agricole) Febbre da cavallo; per il nuclearista Roberto Scajola (Attività produttive) Il dottor Stranamore; e per Umberto Bossi (Riforme), ovviamente, Braveheart.
Strenna di lama anche per Ignazio La Russa (Difesa): L’ultimo samurai. A Maurizio Sacconi (Welfare), che tribola con la sanità, Il medico della mutua; a Renato Brunetta (Pubblica amministrazione), che invece scova i fannulloni, Il malato immaginario; a Franco Frattini (Esteri), con l’augurio d’incontrare il Dalai Lama, Sette anni in Tibet. Ad Angelo Alfano (Giustizia) Accadde al penitenziario; ad Andrea Ronchi (Politiche comunitarie) Amici miei. E al sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta? Alta fedeltà.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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