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Maurizio-Sacconi

Fiom in piazza. Roma di nuovo blindata ma niente corteo

Partecipanti al corteo della Fiom del 16 ottobre 2010 a Roma (ANSA / ETTORE FERRARI)

Partecipanti al corteo della Fiom del 16 ottobre 2010 a Roma (ANSA / ETTORE FERRARI)

Claudia Daconto Non un corteo ma un sit i in Piazza del Popolo nel giorno dello sciopero nazionale di 8 ore dei lavoratori Fiat e Fincantieri indetto per oggi dalla Fiom contro la chiusura degli stabilimenti e i licenziamenti degli operai. Continua

Come saranno i pensionati tra trent’anni?


Foto d'archivio di un giovane in attesa davanti ad ufficio di collocamento (FARINACCI / ARCHIVIO / ANSA)

Foto d'archivio di un giovane in attesa davanti ad ufficio di collocamento (FARINACCI / ARCHIVIO / ANSA)

Il 2011, che inizierà fra circa due mesi, sarà l’anno delle pensioni. Non solo perché entreranno in vigore le novità introdotte dal legislatore (le finestre scorrevoli e il nuovo limite d’età per le dipendenti pubbliche), ma anche perché l’anno prossimo si parlerà molto di previdenza, come ha ricordato in un recente intervento il ministro del Welfare Maurizio Sacconi.

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Bamboccioni, il lavoro c’è: basta andarlo a cercare


Bamboccioni, il lavoro c'è: basta andarlo a cercare. Parola di Maurizio Sacconi

di Stefano Lorenzetto

Anche a Maurizio Sacconi capitò di perdere il lavoro. «Avevo 43 anni, non ero né giovane né vecchio. Mi candidarono alla Camera per la sesta volta ma non venni rieletto. Fu uno shock». Da buon veneto, ne uscì con l’unico rimedio conosciuto dalle sue parti: la fatica. Continua

Influenza H1N1: “Niente allarmismi”. Dall’Avvenire a Sacconi, tutti contro Fazio

Pandemia H1N1, le preoccupazioni dei cittadini
Povero Ferruccio Fazio, ce l’hanno tutti con lui. Cosa avrà fatto mai il viceministro della Salute, a parte causare un po’ di sana preoccupazione negli italiani in relazione alla (erroneamente) cosiddetta “influenza suina”?

Allertato forse dalla diffusione della pandemia del virus A-H1N1 su scala mondiale, Fazio si era spinto a “non escludere” un possibile ritardo nella riapertura delle scuole italiane, seguendo l’esempio della Gran Bretagna (dove però i nuovi casi di infezione si rincorrono). Previsioni che sono state seguite da una valanga di prevedibili smentite.

Niente allarmismi, tutto sotto controllo

Ferruccio FazioFra le prime, Maria Stella Gelmini, che come ministro dell’Istruzione avrebbe probabilmente preferito essere informata prima di rilasciare alla stampa dichiarazioni di questa entità: “Faremo tutte le verifiche necessarie, anche se al momento la situazione non preoccupa”.

Ma anche lo stesso “superiore” di Fazio, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ha preso una posizione netta: “È un’influenza al di sotto di quelle che abbiamo sempre conosciuto nella stagionalità. Ogni allarmismo è quindi davvero ingiustificato”.
Posizioni chiare, quelle dei suoi colleghi, tali da spingere lo stesso Fazio - a margine di una audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali - a una rapida ritirata, sottolineando che no: “Non si è mai parlato di ritardi nella apertura delle scuole. Alla domanda specifica sulla possibilità che un rinvio si potesse escludere ho risposto che in un piano pandemico questo non si può escludere. Però nessuno ha mai parlato di una possibilità di questo genere. La risposta del governo fin dall’inizio è stata uniforme e compatta”.

Ma tutto ciò non gli è bastato per evitare i tuoni de L’Avvenire, che in un editoriale ha definito la strategia del vice ministro “discutibilissima”. Il quotidiano nei vescovi aveva affidato alla firma di Elio Maraone le critiche al governo. “È chiaro” si legge nel pezzo “che la stonatura di Fazio esige non soltanto il richiamo all’ordine del medesimo, ma una correzione di rotta generale, ossia l’adozione e il rispetto da parte dell’intero esecutivo di una strategia comunicativa all’altezza dei bisogni, che sono molti e crescenti, del Paese. Sarebbe desiderabile, anzi doveroso” ha proseguito il giornale della Cei “che l’esecutivo si rivolgesse ai cittadini con una sola voce”.

La pensa, sorprendentemente, come Avvenire anche il ministro alla semplificazione Roberto Calderoli: in casi così delicati, in cui serve comunicare una linea chiara e condivisa, dovrebbe essere solo il premier Silvio Berlusconi quello autorizzato a parlare: “Qualcuno ha bisogno di una tirata di orecchie, perché un problema di salute non può diventare lo strumento per campagne mediatiche o peggio ancora…”, chiosa il senatore Calderoli.
Che la carica di Fazio, che in tanti vedono come promosso a ministro, sia diventata a rischio, come insinua fra le righe il quotidiano cattolico?

Le reazioni della Rete

Allarmismo pandemico e costi sociali

“Diciamoci la verità, sul piatto della partita non c’è la salute degli italiani, perché è ben nota la lieve entità dei sintomi dell’H5N1[...]. Sul piatto della partita ci sono, tanto per cambiare, i soldi dello Stato. Se la gente si ammala di H5N1 [...] si farà visitare presso un Pronto Soccorso qualsiasi e, una volta accertata l’effettiva presenza patogena del virus, si farà ricoverare. E allora saranno cazzi di Brunetta, che dovrà pagare lo stipendio per intero e anche i compensi accessori.”

Valerio Di Stefano » Diceria dell’untore: Fazio e la Gelmini sulla chiusura dele scuole per l’H5N1

La facciamo facile?

“C’è da augurarsi che Ferruccio Fazio venga rapidamente nominato ministro della Salute, così potrà smettere di agitarsi e di elaborare contingency plan di agevole attuazione, come la chiusura delle scuole, per far vedere quanto è sul pezzo.”

Phastidio » All’erta sto

L’ottimismo non è un antivirus

“Forse il metodo Berlusconi ha una logica in campo economico: spargendo ottimismo a piene mani, anche a dispetto delle evidenze, si può sperare di incoraggiare la ripresa. Ma con i virus non funziona. Gli esperti internazionali sono ancora in disaccordo su molte cose, ma sulla filosofia di fondo il consenso è chiaro: la sottovalutazione è pericolosa quanto l’allarmismo.”

Anna Meldolesi » Politica Pandemica

LEGGI ANCHE: Virus H1N1, domande e risposte - Influenza A: le mappe del contagio nel mondo

G8 sul Welfare, Berlusconi: “A rischio 20 milioni di posti. Pronti 40 mld”

Silvio Berlusconi

“Siamo alla fine di un incontro molto approfondito sul tema del lavoro, un lavoro che comincia a venir meno con numeri preoccupanti. Venti milioni di posti di lavoro in meno per il 2010 sono una grande preoccupazione per tutti i governi”. Così il premier Silvio Berlusconi, durante la conferenza di chiusura del G8 sul lavoro di Roma, allargato ai ministri del Welfare dei Paesi emergenti.
Ma, ha aggiunto il premier: “Il Governo non lascerà nessuno da solo. Lo stato sarà vicino ai lavoratori”. Il Cavaliere ha poi invitato “i governi a far sì che sia mantenuta la coesione sociale. È questo il fattore più importante”. Cioè, il presidente del Consiglio è pronto a proporre un “social pact” ai governi che parteciperanno al G20. Un “patto globale che possa sostituire al pessimismo l’ottimismo, alla sfiducia la fiducia e trasformare la paura in speranza”. “Garantiremo a tutti” spiega ancora una volta il premier “che usciremo dalla crisi senza lasciare nessuno indietro e” aggiunge “lavoreremo insieme per uscirne”.
Il Cavaliere ha tenuto anche a sottolineare come non vi sia alcuna contraddizione tra quello che egli stesso e il suo governo considerano un “imperativo categorico”, vale a dire l’economia sociale di mercato, e la dottrina sociale della Chiesa. È proprio in base a questo imperativo che, ha spiegato il capo del governo, “gli Stati devono impegnarsi a sostenere i lavoratori che perdono il posto di lavoro fintanto che durerà la crisi”.
Quanto al suo di impegno, Berlusconi assicura che in tempo di crisi “gli italiani si troveranno di fronte a uno Stato che li sosterrà”. “Non sono spaventato di aumentare il deficit” dice “se dovessimo affrontare una spesa di primaria importanza. Garantiremo che lo Stato sarà vicino ai lavoratori”. E comunque “i fondi previsti sono abbondanti rispetto ai costi che l’Italia sta sostenendo. Tremonti mi ha detto che quanto è previsto è sufficiente ma io voglio sottolineare che nel caso in cui sia necessario non possiamo privilegiare il bilancio pubblico lasciando le persone da sole nella fame”.
Poi Berlusconi entra nel dettaglio delle misure prese dal suo esecutivo: Palazzo Chigi ha già stanziato 12 miliardi di euro e nell’ultimo Cipe ne abbiamo stanziati altri 8. In tutto sono 36 miliardi, che però possono arrivare a 40 perché gli italiani hanno di fronte uno Stato che li sosterrà. “Nessuno” ha aggiunto il Cavaliere “può dire e dice di avere la ricetta giusta, ma il governo italiano ha agito con saggezza, tempestività e rigore usando il buon senso”. Oltre a una cassa integrazione allargata ai precari, Palazzo Chigi ha infatti previsto aiuti per chi vuole diventare imprenditore fondare un’impresa. “Come ho già detto se io stessi in cassa integrazione non starei in casa a guardare la televisione e girarmi i pollici” ha spiegato il premier “ci saranno, quindi, incentivi nei confronti di nuove forme di imprenditoria”.
Secco no, invece, alle ipotesi di politiche protezionistiche che fanno “male” all’economia. In particolare a paesi come il nostro che sono grandi esportatori. “Non dimentico quanto successo in Inghilterra ai nostri lavoratori che avevano partecipato ad una gara d’appalto” conclude il premier rifendosi alla rivolta dei lavoratori inglesi contro l’arrivo di nostri connazionali. Quello che serve, invece, è un patto tra tutti i paesi del G8: “Faremo di tutto per arrivare al G20 e a La Maddalena per firmare un patto globale per cercare di sconfiggere la crisi”. Un social pact che “possa sostituire al pessimismo l’ottimismo, alla sfiducia la fiducia e trasformare la paura in speranza”.
Infine un applauso alla Fiat. L’ncoraggiamento del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, alla sigla dell’accordo tra Fiat e Chrysler è stata salutata da Berlusconi come “una soddisfazione per tutti gli italiani”. È il riconoscimento dell’eccellenza di una nostra grande impresa”, ha detto il presidente del Consiglio augurandosi che “l’accordo si concluda con il finanziamento da parte dello Stato americano”.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: 10 motivi per essere ottimisti

Dal governo sì agli aiuti per i precari. E Bossi apre al piano casa

Lavoratori precari

E dal governo, nella riunione del Consiglio dei ministri di questa mattina, arriva l’ok al pacchetto di norme in favore dei precari e dei lavoratori con contratti co.co.pro. Le misure, a quanto si apprende da fonti di governo, saranno inserite come emendamenti al decreto incentivi (auto, elettrodomestici) all’esame delle Commissioni della Camera.

Le misure prevedono un’indennità di disoccupazione una tantum per i co.co.pro. raddoppiata (dal 10% al 20%) e la velocizzazione delle procedure per la concessione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.
Come ha spiegato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi “l’indennità di reinserimento per i collaboratori a progetto (co.co.pro) con un solo committente è innalzata al 20% di quanto percepito l’anno precedente in un intervallo che va da 1000 a circa 2600 euro”. E i tempi si accorciano: “Si passa dai 120-140 giorni che servivano per l’erogazione degli ammortizzatori sociali a 20-30 giorni”. Inoltre il ministro ha spiegato che “i lavoratori che ricevono dei sussidi potranno accettare piccoli lavori, il che non significa però che non potranno accettare un corso di formazione o un posto di lavoro congruo. Però per loro è prevista la possibilità di accettare lavori per un massimo di tre mila euro per la parte restante del 2009. In questo modo, potranno fare un’integrazione all’80% del reddito che ricevono dagli ammortizzatori sociali”.
Sulle pensioni Sacconi ha anche ribadito che “in questo momento di crisi, non vogliamo metter mano alle pensioni: non possiamo allungare l’età pensionabile” ha spiegato il ministro del Welfare “che è anche un ammortizzatore sociale”.
Nel corso della lunghissima conferenza stampa Sacconi ha anche fatto un appello ai giovani affinché accettino lavori semplici e umili: “In questa stagione” ha detto Sacconi “è bene accettare qualunque opportunità di lavoro, anche se non corrispondente agli studi fatti o alle aspettative. Nel dopo crisi” ha aggiunto il ministro ” conterà nel curriculum il fatto di essersi messi in gioco”. E ancora sui giovani è stato netto: “L’età di ingresso nel mondo del lavoro per i giovani è drammatica”. E per questo ha promesso: “Il governo guarderà con molta attenzione ai giovani attraverso un approccio all’occupabilità strutturale”. Guardando al fenomeno italiano, Sacconi ha spiegato che “ci sono giovani vecchi, perché entrano nel mondo del lavoro a 30 anni, con un titolo di studio debole, spostando tutta la loro vita in avanti. Una cosa è essere precari a 22 anni, una cosa è esserlo a 30. Sono due vite diverse”.
Rimandata invece l’approvazione del piano casa. Il Cdm ha iniziato questa mattina la discussione preliminare. E, facendo seguito alle parole pronunciate ieri sera dal premier durante la consegna dell’Oscar del Riformista come miglior politico dell’anno, è possibile che l’esecutivo guardi ad un decreto. Dell’ipotesi è tornato a parlarne proprio il Cavaliere nella riunione dell’esecutivo: avrebbe ribadito la necessità di un intervento rapido sul settore per far rimettere in moto l’edilizia e quindi il resto dell’economia.
Berlusconi ha illustrato le linee guida del piano casa in Consiglio, poi sono intervenuti tutti i ministri. In particolare il ministro Sacconi avrebbe sottolineato la “grande sofferenza” in cui il settore dell’edilizia si trova in questo momento. E lo stesso Sacconi in conferenza stampa subito dopo ha aggiunto: “Nel Cdm c’è stata una discussione molto intensa e partecipata di tutti i ministri. Stiamo lavorando ad un pacchetto molto significativo, ma vogliamo discuterlo con le Regioni. Speriamo quanto prima di vararlo e renderlo operativo”.

Discussione franca che pare abbia anche tolto i dubbi al leader del Carroccio, Umberto Bossi: “Ci siamo fatti spiegare bene”, ha spiegato il ministro per le Riforme interpellato dai cronisti a Montecitorio, salvo riservarsi di valutare il testo prima di assicurare il “sì” del suo partito, la prossima settimana in consiglio dei ministri. “Riguarda” ha aggiunto il Senatùr “solo la possibilità di allargare case già costruite per chi ha bisogno di un locale in più. Mi pare un passaggio positivo. Poi” ha concluso “non riguarda chi ha costruito case abusivamente”. Il “sì” in Cdm sul provvedimento non è però ancora scontato: “Dobbiamo controllarlo questa settimana”.
Tra gli altri provvedimenti il Cdm ha anche dato il via libera al regolamento sulla valutazione degli studenti nella scuola primaria e secondaria. Per il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, “si passa così dai giudizi ai decimali e si superano giudizi fantasiosi e poco chiari, in favore del voto”. La Gelmini ha ribadito che “con il 5 in condotta si verrà bocciati, ma prima sarà necessaria almeno una sorta di ammonizione, una nota, per arrivare all’insufficienza”. Con l’insufficienza in condotta verranno inoltre bocciati “gli studenti che non vanno ai corsi, quelli che non hanno rispetto per insegnanti e compagni e coloro che provocano danni alle strutture”.

Nel 2008, 2.195 scioperi proclamati. E Fini chiede nuove regole.

Gianfranco Fini, neo presidente della Camera

Ne è convinto il presidente della Camera Gianfranco Fini: il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali “non può compromettere oltremisura il godimento di altri diritti della persona ugualmente garantiti in Costituzione. Non si tratta ovviamente di soffocare il diritto di sciopero, ma di armonizzarlo con l’esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini in un’opera di bilanciamento che deve tenere conto dell’evoluzione sociale”.
Questo è il nocciolo dell’intervento del numero uno di Montecitorio alla presentazione della relazione annuale della Commissione di Garanzia sull’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. E i dati presentati da Antonio Martone, presidente della commissione di Garanzia, parlano chiaro: nel 2008 sono stati effettuati 856 scioperi tra nazionali e locali, oltre la metà dei quali nei trasporti; in crescita quindi rispetto ai 731 del 2007 è stata del 17%. Gli stop del lavoro con rilevanza nazionale sono stati 201, 77 dei quali nei trasporti.
Hanno scioperato soprattutto i lavoratori del trasporto aereo con 171 fermate nel complesso e 57 di rilevanza nazionale (quasi una ogni sei giorni) in forte crescita rispetto alle 39 del 2007 soprattutto a causa della vicenda Alitalia. Proprio questi ultimi casi, secondo Martone, mostrano “le anomalie e l’inadeguatezza” dell’attuale normativa sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. La verifica potrebbe essere affidata alla stessa commissione di Garanzia e il referendum preventivo, analogamente a quanto proposto dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, “potrebbe essere previsto solo per le proclamazioni di sciopero da parte di organismi privi di una data rappresentatività”.
Parlando del caso Alitalia, Martone ha sottolineato come in questo settore “si sono verificati scioperi dove, pur essendo la percentuale di adesione estremamente bassa, si è verificata, nella stessa occasione, un’altissima percentuale di assenza dal servizio dei dipendenti e, di riflesso, la soppressione di centinaia di voli”. E lo stesso Martone ha citato il “caso emblematico” del 30 novembre 2007 “quando sono stati soppressi ben 220 voli, con nessuna adesione da parte dei lavoratori previsti in turno mentre risultavano assenti per altri motivi 263 sui 790 in turno e 749 assistenti di volo su 1.750 unità”. Secondo il presidente della Commissione di Garanzia: “questi esempi hanno dimostrato come, in particolare nel settore del trasporto aereo, la sola proclamazione dello sciopero in mancanza di attendibili previsioni sul grado di partecipazione, può incidere pesantemente sul servizio, indipendentemente dalla percentuale della concreta adesione” e “questa conseguenza è ancor più ingiustificata in caso di revoca quando l’informativa all’utenza si rivela di scarsa utilità”. Anche qu i dati: nel biennio 2007/08 sono arrivate alla Commissione oltre 4.000 dichiarazioni di sciopero (2.017 nel 2007 e 2.195 nel 2008) mentre gli scioperi effettivamente realizzati sono stati nel complesso 1.587, poco più di un terzo (731 nel 2007 e 856 nel 2008).
Per attenuare gli effetti negativi dell’effetto annuncio, bisognerebbe assicurare “la proporzionalità tra l’esercizio del diritto di sciopero e i danni agli utenti, in applicazione di criteri elaborati dalle stesse parti sociali, oltre che sulla base dei dati relativi a precedenti proclamazioni di sciopero da parte della medesima organizzazione”. Questa soluzione, per Martone, consentirebbe di poter prevedere il grado di partecipazione allo sciopero e “la tempestiva informativa all’utenza”. Martone, come il Governo nel ddl Sacconi, si detto favorevole allo sciopero virtuale.
Il provvedimento dovrebbe essere discusso nella riunione del Consiglio dei ministri di venerdì. Stando a quanto ha precisato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervistato da Canale 5, nel prossimo futuro non sarà più possibile fare scioperi selvaggi nei servizi pubblici: “È nel testo di legge che probabilmente approveremo domani nel consiglio dei ministri presentato dal collega Sacconi che ha perfettamente ragione” ha detto l’esponente del governo. “Non è possibile che una minoranza tenga in ostaggio una maggioranza. Anche qui bisogna essere molto chiari. Lo sciopero è un diritto tutelato dalla Costituzione (all’articolo 40, ndr) ma anche la mobilità, la vita, il lavoro sono valori tutelati dalla Costituzione. Quando ci sono due valori tutelati dalla Costituzione che entrano in conflitto, cosa che può succedere, serve la regola, la regolazione, la legge e la legge deve definire la priorità. In questo caso la priorità è la vita, la mobilità, l’economia dei cittadini rispetto al diritto di sciopero che potrà essere comunque espletato secondo regole tali da non incidere nella libertà degli altri”. La Cgil ha già annunciato un parere negativo, ma Brunetta non sembra preoccuparsene: “Ce ne faremo una ragione”.

La nuova normativa sullo sciopero: arriva quello “virtuale” nei trasporti

Sciopero mezzi

Niente più fermi selvaggi, basta con i sindacati che con, forti di “quattro iscritti” fermano un Paese intero, stop ai ai ribelli del tram, delle metrò, delle ferrovie. Almeno questo è l’intento del governo che ha analizato i dati della Commissione di garanzia sugli scioperi, che proprio in questi giorni presenta la nuova relazione sul 2007-2008, la conflittualità nel settore dei trasporti si è mantenuta a livelli altissimi, si è calcolato che tra vertenze nazionali e proteste locali, in media si contano circa 3 scioperi proclamati ogni giorno, mille in un anno.
E allora ecco l’inevitabile stretta: il ministero del Lavoro ha messo a punto una bozza di riforma che approda domani al Consiglio dei ministri e che di fatto riscrive la legge 146 del 1990. La novità principale? Si chiama sciopero “virtuale” (si proclama, ma si lavora ugualmente) per le categorie cosiddette “essenziali”.
La norma è contenuta nella bozza di disegno di legge delega sulla regolamentazione dello sciopero nei trasporti che il consiglio dei ministri esaminerà nella prossima seduta di venerdì 27. Lo rivela l’Adnkronos che spiega i contenuti del provvedimento. Contenuti che sembrano corrispondere alle indiscrezioni che già circolavano e che avevano messo in allarme i sindacati. Ecco i punti principali del testo.

1) Referendum consultivo obbligatorio
Le nuove norme prevedono il referendum consultivo preventivo obbligatorio prima dello sciopero, a meno che non si tratti di proclamazioni da parte di organizzazioni sindacali complessivamente dotate di un grado di rappresentatività superiore al 50% dei lavoratori. per servizi o attività di particolare rilevanza è prevista anche la dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero stesso da parte del singolo lavoratore.

2) Sciopero virtuale
Per alcune categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale, arriva lo sciopero virtuale. lo sciopero virtuale prevede che un lavoratore dichiari l’astensione dal lavoro ma in realtà presti comunque la sua attività, perdendo però la retribuzione. questa, insieme alla somma che deve erogare l’azienda, viene poi destinata a fini sociali. in questo modo non si danneggiano i cittadini e si fa comunque una pressione sull’azienda.

3) Norme anti-effetto annuncio
È prevista la comunicazione con un ampio anticipo della revoca dello sciopero.

4) Nuova commissione e nuovi poteri
Al posto della commissione di garanzia nascerà la commissione per le relazioni di lavoro a cui saranno attribuiti competenze di natura arbitrale e conciliativa. avrà anche il compito di verificare l’effettivo grado di partecipazione agli scioperi e scambierà informazioni con le autorità amministrative competenti per l’adozione della ordinanza di precettazione.

5) Tipi di proteste vietate
Addio all’occupazione di strade, autostrade linee ferroviarie o aeroporti in seguito a uno sciopero. È previsto infatti anche il divieto di forme di protesta o astensione dal lavoro lesive, anche per la durata o le modalità di attuazione, del diritto alla mobilità e alla libertà di circolazione anche attraverso l’individuazione, nei contratti e negli accordi collettivi relativi a servizi non essenziali, di specifiche formalità e procedure per la proclamazione.

6) Autotrasporto
Regole specifiche riguarderanno l’autotrasporto, con riferimento specifico alle prestazioni essenziali da garantire e la durata massima delle astensioni nel comparto.

7) Sanzioni
Il governo sarà delegato a rivedere e aggiornare il regime sanzionatorio, (le multe), nel caso di violazione delle regole sul conflitto da parte dei promotori del conflitto, delle aziende che tengono comportamenti sleali e dei singoli lavoratori, con specifico riferimento al fenomeno degli scioperi spontanei. le sanzioni individuali previste dalla normativa sulla regolamentazione del diritto di sciopero sono riscosse da equitalia e non più dai datori di lavoro.

Ma quanto piace la riforma? A Cisl e Ugl abbastanza: da loro arriva un via libera di massima; d’accordo anche la Uil che però boccia il meccanismo dell’adesione preventiva. La Cgil, invece, è preoccupata: “Mi auguro che a guidare l’iniziativa del governo sul diritto di sciopero non sia, dopo aver favorito la rottura del sindacato, il tentativo di impedire che il dissenso possa manifestarsi” afferma il segretario confederale Fabrizio Solari. Il Pd, con Cesare Damiano, chiede al governo di concertare le nuove misure coi sindacati, mentre il segretario di Rifondazione Ferrero attacca a testa bassa: “È una controriforma, siamo pronti alle barricate”.

Il VIDEO servizio:

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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