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Maurizio-Sacconi

Morta Eluana, il Parlamento riparte dal testamento biologico

Il Senato Italia

Eluana è morta. Eluana si è spenta. Ma i toni dello scontro politico sono rimasti accesi. E alti. Mentre le massime cariche dello Stato si sono unite al dolore della famiglia Englaro, le polemiche scoppiate negli ultimi giorni non si sono placate. Anzi.
La morte di Eluana Englaro ha infranto il copione che la politica si apprestava a scrivere sulla falsarigha di quello di Terry Schiavo, la donna americana a cui fu più volte tolto e rimesso il sondino tra battaglie legali e politiche. La notizia del decesso è infatti giunta mentre il Senato aveva iniziato la discussione generale sul disegno di legge del governo in cui la maggioranza si apprestava ad inserire una norma che imponeva la ripresa della nutrizione artificale.

L’iter della legge aveva assunto in Senato i connotati di una corsa contro il tempo, con il centrodestra che ha esplicitato l’intenzione di approvare quanto prima il testo per “salvare la vita a Eluana”. La Conferenza dei capigruppo ha così deciso una seduta notturna, con l’approvazione definitiva del disegno di legge martedì mattina alle 9:30, in modo da trasmetterlo subito alla Camera.
Nel primo pomeriggio, in commissione Sanità, Sacconi ha annunciato la modifica al provvedimento visto che, così come era scritto, non sarebbe stato applicabile a Eluana. E infatti ecco arrivare un emendamento di Pdl e Lega, con l’appoggio dell’ Udc, che specificava non solo il divieto di “sospendere” l’alimentazione artificiale, ma anche di “ripristinarla” nei casi in cui era stata già interrotta.
Quando alle 19 comincia l’esame in aula, vengono respinte le pregiudiziali di costituzionalità presentate da radicali, da Idv e da alcuni senatori del Pd. Mentre è appena iniziata la discussione generale, ecco la notizia choc: il vicepresidente Vannino Chiti legge l’agenzia: Eluana è morta.
Arriva immediatamente il presidente Renato Schifani a guidare i lavori, e chiede un minuto di silenzio ad un’aula incredula. Interviene subito dopo un commosso ministro Maurizio Sacconi, che esprime il “dolore” del governo e la vicinanza al papà Peppino Englaro: “Da parte nostra” dice “c’è sempre stata comprensione delle sue scelte anche se non ne abbiamo condiviso lo scopo”. Queste parole di riconciliazione sono accompagnate dalla richiesta di andare comunque avanti con l’approvazione del ddl, in attesa di “una disciplina organica” sul testamento biologico.
Schifani si unisce al dolore a alla richiesta del governo, ma il clima dura un minuto. “Eluana” tuona in aula il solitamente mite Gaetano Quagliariello (vice capogruuppo Pdl): “non è morta, Eluana è stata ammazzata e noi non ci stiamo”.
A chiarire che l’obiettivo degli attacchi è il Quirinale ci pensa Maurizio Gasparri, che guida il gruppo dei deputati del Pdl: “Su questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe”. Che replica le sue accuse dopo il comunicato di Napolitano che invita al rispetto e al silenzio: “Non può chiederci di tacere”. E anche il premier Silvio Berlusconi sembra alludere al Quirinale: “È grande il rammarico che sia stata resa impossibile l’azione del governo per salvare una vita”.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, però, non ha intenzione di farsi trascinare su questo piano e bolla come “irresponsabile” Gasparri, “deve imparare a tacere”, lo attacca con inusitata durezza. E anche Schifani telefona al Quirinale. Per il Pd l’attacco del Pdl al Colle è troppo: Anna Finocchiaro parla di “sciacallaggio politico” e preannuncia che il Pd non parteciperà più all’esame del ddl, chiedendo invece di esaminare in tempi certi la legge organica sul testamento biologico.

Schifani media, e dopo due ore di bagarre, il governo tramite il minsitro Sacconi definisce “accettabile” la controproposta, accantonando il suo ddl e passando a esaminare rapidamente un testo organico sul testamento biologico. Un provvedimento già incardinato in commissione Sanità a Palazzo Madama e che avrà tempi stretti e sul quale l’opposizione promette che non farà ostruzionismo. Martedì 10 intanto, annuncia Schifani, si discuteranno le mozioni, che verranno presentate sul tema del “fine vita” che, hanno, tra l’altro, come spiega il presidente dei senatori dell’Udc, Giampiero D’Alia, l’obiettivo di impegnare Palazzo Madama con “un pronunciamento politico chiaro” perché in breve tempo ci sia la legge sul testamento biologico.

Federalismo, sì del Senato. Bossi ringrazia: “Con Veltroni un buon lavoro”

Giulio Tremonti e Umberto Bossi

Via libera dell’Aula di Palazzo Madama al ddl sul federalismo fiscale. Il provvedimento ora passa alla Camera. Hanno dato il loro voto favorevole Pdl, Lega ed Mpa, il Pd e l’Idv si sono astenuti. L’Udc di Pier Ferdinando Casini ha votato contro (”Non ci interessa votare un provvedimento che e’ un manifesto della Lega. Noi siamo federalisti, ma non possiamo dare il nostro voto a un provvedimento confuso e pasticciato”).
Presenti in Aula molti membri del governo, a partire dal premier Silvio Berlusconi, secondo il quale grazie alla riforma la pressione fiscale dovrà diminuire, altrimenti: “Verrebbe meno al suo principale obiettivo”, dando agli enti locali “la piena responsabilità delle spese per ogni servizio”, avvicinando così amministratori e cittadini.
Ovviamente al completo la delegazione ministeriale della Lega con in testa il leader (e ministro delle Riforme) Umberto Bossi.
Che di persona ha voluto elogiare il comportamento dell’opposizione: “È stato fatto un lavoro importante con la sinistra. Senza la sinistra eravamo ancora in commissione”, dice il leader del Carroccio, in Transatlantico. Bossi ha poi garantito che “Tremonti mi ha assicurato che i conti li tirerà fuori” mentre sulla decisione dell’Udc di votare contro butta lì una frecciata: “Vorrà fare il partito antifederalista e prendere i voti del sud ma ho i miei dubbi perché la legge non penalizza il sud e anche lì sono stufi di amministratori che non fanno il loro lavoro. Chissà dove finirà…”.
Ritiene positiva l’astensione del Pd anche il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri: “Quella del Pd di astenersi sul voto finale al federalismo fiscale è una scelta positiva, che apprezziamo, e che dimostra che si è lavorato in profondità in commissione su un tema delicato e complesso come il federalismo fiscale”.

La decisione di astenersi in Aula è stata presa dall’assemblea del gruppo del Pd, presieduta dal segretario del partito Walter Veltroni. Un’astensione, spiega al termine Veltroni, per dimostrare il senso di responsabilità del Pd. Non un assegno in bianco però, quello dei Democrats: nel corso del proseguo del iter parlamentare del federalismo l’atteggiamento del Pd potrebbe cambiare: “La maggioranza deve sapere che il banco di prova saranno la copertura finanziaria del provvedimento e l’attuazione del pacchetto Violante di riforme istituzionali”, spiega Veltroni. L’assemblea del gruppo del Senato del Pd, spiega Veltroni al termine della riunione, “ha votato a larghissima maggioranza (sono 9 i voti contrari, tra cui Marco Follini che nel suo intervento ha motivato le sue perplessità sul disegno di delega, ndr) per una decisione giusta. Perchè siamo una forza responsabile che raccoglie la sfida dell’innovazione e abbiamo contribuito a cambiare il testo originario”.
Dal testo originario è stato inoltre momentaneamente accantonato, su richiesta del ministro delle Semplificazione Roberto Calderoli, l’articolo 22, riguardante Roma Capitale. Calderoli ha annunciato che ci sarà un emendamento sull’argomento che verrà affrontato, comunque, più avanti, insieme alla questione delle città metropolitane.
Parlando del chiarimento sulle cifre chiesto dall’opposizione il ministro “taglia leggi” Calderoli aggiunge: “Non c’è bisogno di nessun chiarimento perché non c’è stata mai la volontà di non dare le cifre. Non si possono fare delle stime in un giorno per quello che va dal 1948 ad oggi. Quando queste saranno in nostro possesso le forniremo”. Il federalismo fiscale, spiega ancora il senatore della Lega, “è il tassello di una riforma complessiva che prevede anche la riforma della Costituzione per cui serviranno quattro passaggi parlamentari. Io penso” aggiunge “che nel giro di un anno e mezzo avremo il federalismo fiscale, la riforma della costituzione e la carta delle autonomie”.
Commentando inoltre il metodo che ha accompagnato il federalismo fiscale fino al voto in Aula, il ministro per la Semplificazione legislativa aggiunge: “È l’avvio di un percorso e di un metodo che può essere usato anche per le altre riforme e che fa di questa una legislatura costituente”.

Su Eluana, Sacconi al contrattacco: “Non mi faccio intimidire”

Maurizio Sacconi

“Assurdo che questo atto sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire”. Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha commentato da Londra la sua condizione di indagato presso la procura di Roma in seguito alla denuncia dei radicali sull’atto di indirizzo collegato al caso di Eluana Englaro. Il responsabile del Welfare, a Londra per un incontro con il suo omologo britannico, ha spiegato nel corso di un incontro con la stampa italiana: “È stato un atto di governo doveroso, di indirizzo al servizio sanitario nazionale affinchè avesse comportamenti omogenei sul dovere di alimentazione ed idratazione delle persone in disabili, in ossequio alla legislazione italiana e alle carte dell’Onu”.
Non molla Sacconi: “Si è trattato” ha proseguito “di un atto responsabilmente assunto. Ho sempre detto che Ponzio Pilato non fu un buon esempio di governo. Tutte le posizioni, in una materia così delicata, vanno rispettate. Ma è assurdo che un atto del genere sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire”.
E sono in tanti a pensarla come il minsitro. Pier Ferdinando Casini, per esempio: “Io sto con il ministro Sacconi senza se senza ma, anzi colgo l’occasione per esprimergli solidarietà”, ha affermato Pier Ferdinando Casini, intervistato a Panorama del Giorno su Canale 5, da Maurizio Belpietro. “Il ministro Sacconi” ha proseguito Casini “ha posto una questione di ordine generale inerente al rispetto della legge. Francamente mi verrebbe da dire che è quasi uno scherzo la notizia dell’indagine giudiziaria che può riguardarlo su questo punto, noi stiamo con Sacconi evidentemente”.
Intanto torna a muoversi anche la Chiesa: il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, interviene sul caso di Eluana Englaro per chiedere che la donna in stato vegetativo non venga fatta morire in una struttura sanitaria dell’Emilia Romagna. Un’eventualità, afferma il porporato in una nota, che sarebbe “contro Dio” e contraria alla Costituzione. “A quanto è dato fino a questo momento di sapere” afferma Caffarra “l’ipotizzato ricovero di Eluana Englaro in una struttura sanitaria della nostra Regione sarebbe non per la vita ma per la soppressione della vita. Come cristiano e come Vescovo - sicuro interprete anche dei miei confratelli dell’Emilia Romagna - debbo denunciare con ogni forza che il porre in essere una tale eventualità sarebbe un atto gravissimo in primo luogo contro Dio, Autore e Signore della vita; e poi contro ogni essere umano, che vedrebbe così violata, perché negata nei fatti e anche in linea di principio, quella dignità della persona che invece permane sempre, in ogni circostanza, e sopravvive alle più crude offese della malattia: persino nella estrema fragilità e impotenza di una condizione deprivata della coscienza”.

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Settimana corta anti-crisi: piace a destra e a sinistra. E la Cgil apre

Operaio al lavoro

Piace, sia di qua che di là. Ai politici e anche ai sindacati. Ultima apertura (in ordine di tempo) quella della Cgil. Che per bocca del segretario Guglielmo Epifani dice “sì” all’utilizzo dei contratti di solidarietà a patto che “siano inseriti in un quadro di tutele che evitino il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro, non escludano i lavoratori precari e non costituiscano una furbizia per evitare al soggetto pubblico di investire tutte le risorse necessarie”.
Ecco una delle poche proposte in grado di ricevere un plauso, e un sostegno, bipartisan: “La settimana di quattro giorni lavorativi, proposta da Angela Merkel, è sul tavolo”. A fare da apripista in Italia è stato proprio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che nel corso della conferenza stampa di fine anno sembrava quantomeno considerare l’ipotesi al vaglio in Germania. E così Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, fa subito sapere che la proposta “lavorare anche meno, pur di lavorare tutti” è anche la sintesi del piano del governo per salvare i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi. E anche dall’opposizione arriva il plauso per questa proposta.
Sacconi sintetizza così, in un’intervista a La Repubblica, il piano del governo per salvare i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi. E sull’ipotesi che il Governo intenda quindi seguire la strada della settimana corta indicata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, Sacconi afferma ancora: “A differenza della Germania noi abbiamo già un robusto sistema di ammortizzatori sociali che ci consente di spalmare un minor carico di lavoro su più persone. Questa è la funzione della cassa integrazione a rotazione e non a zero ore, e della stessa cassa integrazione ordinaria”. Sacconi inoltre conferma che il piano prevederebbe che una persona potrebbe lavorare quattro giorni e gli altri due restare in cassa integrazione, e spiega: “Sì, si può andare in cassa integrazione per una parte della settimana e lavorare per la restante. Ma penso anche ai contratti di solidarietà”. Questo “vuole dire anche -continua Sacconi- meno salario ma non dimentichiamoci che ci sarà l’integrazione del sostegno al reddito. Alla fine la perdita sarà minima”. E se i contratti di solidarietà non hanno avuto mai successo, Sacconi sottolinea che “è andata” un po’ così “perché nel passato sono stati utilizzati solo quando per l’azienda non c’era alternativa al ridimensionamento”. “Vogliamo evitare esattamente questo. Per farlo si deve ancorare il lavoro alle imprese”.
Se il governo pensa a una settimana corta sul modello adottato da Angela Merkel in Germania è “un’ottima idea perché mantiene il posto di lavoro, riduce a tutti l’orario ed evita l’emarginazione e il licenziamento”: a sostenere l’idea c’è anche (oltre a Cisl che si dice pronta al confronto) il segretario del Prc, Paolo Ferrero. Che promuove a pieni voti la misura ripresa dal presidente del Consiglio nella conferenza stampa di fine anno per difendere i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi economica. In una intervista al Corriere della Sera, il leader di Rifondazione spiega però che “il nostro sistema produttivo è fatto di piccolissime imprese” che saranno quelle “più colpite. Bisognerebbe estendere il provvedimento anche a loro, anche alle partite Iva, anche ai garzoni”. Per reperire i fondi, l’ex ministro della Solidarietà Sociale suggerisce di “rimettere la tassa di successione e introdurre una patrimoniale sopra i 500mila euro”. E poi “aumentare le aliquote fiscali al di sopra dei 100mila euro e le imposte sulle rendite finanziarie al 20% sopra i 200-300mila euro”.

Per affrontare la crisi, il goveno ipotizza - come in Germania - la settimana di 3-4 giorni lavorativi finanziata con le risorse della cassa integrazione. Sindacati e sinistra sono d’accordo. Voi?

Caso Eluana, il giudice: “Sentenza esecutiva”. A Udine sono pronti: “Morirà qui”.

Giuseppe Englaro mostra la foto di sua figlia Eluana in un'immagine di repertorio del 25 aprile 2002
A voler mettere una parola definitiva sul caso di Eluana, è il giudice della prima sezione civile della corte d’appello di Milano, Filippo Lamanna: “Il decreto (del luglio scorso, ndr) non ha bisogno di alcuna ulteriore certificazione di esecutività perchè la legge dice che tutte le volte che un provvedimento giudiziario non è più soggetto a impugnazione diventa definitivamente esecutivo”.

Sono parole dell’estensore della sentenza con cui Beppino Englaro era stato autorizzato a interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali che da quasi 17 anni tengono in vita la figlia, in stato vegetativo permanente.
Il giudice ha spiegato che, nel caso specifico, il decreto del 9 luglio era già esecutivo e che, dopo il provvedimento dello scorso 11 novembre della Cassazione, che ha dichiarato inammissibile l’impugnazione della Procura Generale, è diventato definitivamente esecutivo. Comunque i legali di Englaro, ha precisato il magistrato, eventualmente possono chiedere alla cancelleria della Corte d’appello una attestazione che il provvedimento non è più soggetto a impugnazione e, di conseguenza, è esecutivo.
La precisazione del magistrato è una risposta indiretta al ministro della Salute, Maurizio Sacconi, che aveva diramato un atto di indirizzo per impedire di fatto alle strutture sanitarie private di praticare l’interruzione della idratazione e della nutrizione ai pazienti che si trovano in stato vegetativo. Un’azione, quella del ministro, che ha raccolto il plauso degli ambienti cattolici e delle forze politiche del centrodestra, ma che ha ricevuto critiche dal mondo laico e dai gruppi che si battono per i diritti civili. Lo stesso ministro è tornato ad intervenire dopo la diffusione delle parole di Lamanna da parte dei media, facendo presente che “certi comportamenti difformi da quei principi determinerebbero inadempienze con conseguenze immaginabili”.
Sacconi lo ha detto replicando da Bruxelles ai giornalisti gli chiedevano se la Casa di cura “Città Udine”, dove Eluana deve essere trasferita, rischia di perdere la convenzione con il servizio sanitario nazionale se esegue la sentenza della Cassazione per lo stop all’alimentazione forzata.

Infatti “Eluana Englaro morirà a Udine”, ha fatto sapere l’amministratore delegato della casa di cura , Claudio Riccobon. D’altronde la struttura si era detta disponibile ad “assistere” Eluana Englaro nel suo ultimo viaggio in Friuli, come auspicato dalla famiglia. L’iter però sembrava dover subire un altro, doloroso, stop: “Avevamo indetto la conferenza stampa per questa mattina” ha detto Riccobon “perché a quest’ora avrei confermato il ricovero della signora Englaro, affinché quanto stabilito dall Corte d’appello di Milano fosse messo in atto. Come sapete, così non è avvenuto”. Però: “Abbiamo sospeso temporaneamente l’iter, in attesa che i legali che tutelano Eluana Englaro e la sua famiglia dimostrino che l’incursione del ministro Maurizio Sacconi non intacca la validità del decreto della Corte d’appello di Milano e della Corte di Cassazione”.
L’ad della casa di Cura di Udine ha comunque riferito che “è già pronta una equipe di 20-25 professionisti, tutti esterni alla strutturà, per assistere Eluana. Una equipe” ha concluso “che lavorerà su base volontaria e gratuitamente”. “Non appena il provvedimento del ministro Maurizio Sacconi si rivelerà inefficace, come i legali della famiglia Englaro ritengono, Eluana sarà trasferita a Udine”, ha aggiunto Riccobon. Nella struttura convenzionata con il servizio sanitario regionale, “saranno quindi prestate le cure richieste per quell’accompagnamento decoroso, ha aggiunto, stabilito dalla Corte d’Appello di Milano”.
Eluana Englaro, secondo quanto si è appreso a Udine, potrebbe lasciare la clinica di Lecco già entro la fine di questa settimana. Il decorso alla casa di cura di Udine, secondo alcune previsioni, potrebbe durare circa quindici giorni. “Ora la questione è legale, o meglio giuridica. Noi confermiamo la nostra disponibilita’ ma in un percorso chiaro dal punto di vista legale. Saranno i legali della famiglia a decidere quando. Noi siamo pronti”.

Il VIDEO servizio:

Discutine sul FORUM: “Eluana: illegale staccare il sondino. E ora?

Non solo Eluana: in Italia 2000 persone in stato vegetativo

In Italia si stima siano tra le 2.000 e le 2.500 le persone che, come Eluana Englaro, sono in stato vegetativo persistente (come ha raccontato anche Panorama). In realtà, fare un censimento su questo fronte, non è semplice. E per avere un ordine di grandezza bisogna rifarsi agli ultimi dati ufficiali in materia, che emergono da un’indagine svolta nel 2005 da una commissione ad hoc istituita dal ministero della Salute.
Il documento finale prodotto al termine di lavori, condotti attraverso una proiezione su una serie di regioni campione, indicava appunto in 2.000-2.500 il numero di pazienti di questo tipo. L’incidenza e risulta compresa tra 3,5 e 5 pazienti in stato vegetativo ogni 100mila abitanti. Per curarli sono necessari 3-4 posti letto in strutture specializzate ogni 100mila abitanti. Secondo il rapporto, inoltre, il 40% dei casi deriva da malattie vascolari, il 21,7% da traumi e il resto da altre patologie. Ogni anno sono due-trecentomila sono le persone che entrano in coma per incidenti stradali o sul lavoro, per malattie o intossicazioni. Più di un terzo ne esce indenne, altri riportano danni più o meno gravi e per circa 500 di loro il coma evolve in stato vegetativo, che diventa persistente quando dura oltre 3 mesi.
Fra chi sopravvive ed esce dal coma, uno su 4 riporta gravi disabilità. In Italia, una persona su tre colpite dal coma ha un’età compresa fra 0 e 15 anni. Il 3% dei bambini rimane in coma oltre un mese. La maggior parte di questi piccoli pazienti riprende attività di coscienza, ma molti di loro manterranno gravi disabilità. In base alle stime disponibili più recenti, nel nostro Paese sono circa 700 i bambini in stato di coma vegetativo.

Eluana, altolà di Sacconi: Stop all’alimentazione in ospedale è vietato

Eluana Englaro

Un atto di indirizzo per le Regioni al fine di “garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto alla nutrizione e idratazione” in tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento è stato annunciato oggi nel corso di una conferenza stampa dal ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi.

L’iniziativa di Sacconi arriva nel giorno in cui da Udine arriva la notizia dell’esistenza di un protocollo di natura legale che stabilisce le modalita’ per l’esecusione a Udine della sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro. Secondo quanto anticipato dal Messaggero Veneto, il documento legale è stato concordato al termine di una serie di incontri, che si si sono svolti a Milano e Udine e che si sono conclusi nella giornata di ieri. Anche se dalla Casa di Cura Città di Udine è arrivata l’ennesima smentita di un imminente trasferimento della donna in stato vegetativo da 17 anni.

L’atto è stato firmato oggi stesso ed è “doveroso affinché tutto il Ssn” spiega Sacconi “si uniformi e garantisca a qualunque cittadino il diritto alla nutrizione e all’idratazione”. I riferimenti alla base di questo documento sono il parere del Comitato nazionale per la bioetica del 30 settembre 2005, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità approvata il 13 dicembre 2006, sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007 e attualmente in corso di ratifica. E ovviamente l’articolo 32 della Costituzione italiana. L’unica possibilità per interrompere l’idratazione e l’alimentazione è che questi atti siano “rifiutati dallo stesso paziente in stato vegetativo. Cioè nel caso in cui l’organismo del malato rigetti queste misure. In ogni caso - continua Sacconi - la valutazione clinica resta affidata al medico”.
L’atto di indirizzo firmato oggi da Sacconi ricorda che “ciò che va garantito ai malati in stato vegetativo persistente è il sostentamento ordinario di base: la nutrizione e l’idratazione. Sia che siano fornite per vie naturali che per vie non naturali o artificiali. Infatti, la nutrizione e l’idratazione vanno considerati atti dovuti eticamente in quanto indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere”. Questa regola recepisce in toto il parere del Cnb. Come pure la frase in cui si considera che “la sospensione di tali pratiche va valutata non come doverosa interruzione di accanimento terapeutico, ma piuttosto come una forma dal punto di vista umano e simbolico particolarmente crudele di abbandono del malato”.
Da queste frasi ne discende che, sempre in base all’atto del ministero del Welfare, la negazione della nutrizione e dell’alimentazione “può configurarsi come una discriminazione fondata su valutazioni della qualità della vita di una persona con grave disabilità e totalmente dipendente”. Per Sacconi le ragioni alla base di questo provvedimento sono “il dovere di uniformare gli atti all’interno delle strutture che operano per il Ssn, che devono essere omogenei in tutta Italia. In più, l’atto di indirizzo è uniformato” assicura “a criteri di laicità a cui non sono estranei i valori della centralità della persona”.

Ma per la famiglia di ELuana, l’atto di indirizzo del ministero della Salute: “Non vale niente, perchè la legge non la fa Sacconi”. È deluso e irritato il legale della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, nell’apprendere l’ultimo atto di una querelle che pare infinita, e che riapre la questione della morte di Eluana dopo che la sentenza della Cassazione, autorizzando il distacco del sondino, sembrava aver posto fine alla drammatica vicenda. “Un atto di indirizzo interrogativo” attacca Angiolini, “ma così non ha senso, o Sacconi ordina ai medici, come fanno i generali, di curare o non curare le persone o stia zitto. Mi sembra una cosa abnorme, i due precedenti citati (il parere del Comitato nazionale di bioetica e la convenzione dell’Onu sui diritti dei disabili) non c’entrano assolutamente niente con la nostra normativa. È un’uscita fuori dal seminato - conclude il legale - e mi stupisco di Sacconi che è una persona seria”.

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Sante badanti, l’immigrazione che piace a tutti: dalle famiglie alla politica

Viva le badanti, dunque. Ma, a fronte di tanta utilità, si fa poco o niente per agevolare loro e i datori di lavoro. “Non esiste un elenco delle badanti, non esiste una categoria riconosciuta. Sono tutte inserite nel mucchio dei cosiddetti ‘collaboratori domestici’” dice Francesco Di Maggio, direttore dei Flussi migratori dell’Inps. “E questo favorisce di fatto una grande evasione. Oltre alla detraibilità dei contributi versati si dovrebbe istituire un albo delle badanti che devono avere cognizioni di psicologia, di infermieristica, di geriatria”. “Abbiamo registrato per le badanti il fenomeno dell’immigrazione pendolare: vengono, stanno un po’ e poi tornano al loro paese con qualche soldo da parte” dice Guglielmo Loy, responsabile della Uil per l’immigrazione. Anche la ricerca Iref-Acli: “Il welfare fatto in casa” evidenzia che 3 badanti su 4 non vogliono rimanere a lungo nel nostro Paese e quindi sono disponibili a lavorare in nero o ad accettare contributi irrisori per una pensione che non verrà mai corrisposta.
A volte però l’angelo si ribella ai soprusi e si rivolge al sindacato. Dice ancora Soldini: “Abbiamo un sacco di vertenze in corso, anche cose delicate, tra famiglie di gente iscritta alla Cgil. Si parla di violenze private e sessuali, documenti trattenuti e stipendi da fame per lavorare 24 ore su 24 senza riposi né ferie”. Per questo i sindacati, le associazioni che fanno capo al mondo cattolico, gli enti locali chiedono al governo misure per incentivare il cittadino a regolarizzare davvero la badante. Prima tra tutte la defiscalizzazione della spesa.

Poi l’istituzione presso i comuni di un albo riconosciuto al quale le badanti si iscrivono dopo un corso di formazione finanziato con la riconversione di istituti un po’ desueti come quello dell’accompagno. Ancora: un elenco di “supplenti” a disposizione degli enti locali per consentire le ferie e i permessi alle lavoratrici regolarmente assunte. “La badante è diventata a tutti gli effetti una colonna del nuovo welfare e come tale va riconosciuta” dice Franco Pittau della Caritas di Roma.
Ci sono realtà che già si muovono autonomamente. A Ferrara, per esempio, c’è l’associazione badanti Nadiya (che in russo significa speranza) che mette in contatto lavoratrici dell’Est europeo con famiglie che hanno bisogno di qualcuno che faccia assistenza agli anziani. Il presidente di Nadiya, che lavora a stretto contatto con lo Sportello immigrati della Cisl, è Roberto Marchetti, ex dirigente dell’Eridania, che ha conosciuto la crisi aziendale fino al licenziamento e la cassa integrazione per due anni. Ora è segretario dell’Istituto diocesano, amministra i beni della chiesa di Ferrara ma nel tempo libero si dedica volontariamente alle assistenti familiari: “Abbiamo in città 5.200 badanti di cui solo 2.800 in regola. Abbiamo istituito una sorta di albo professionale, vagliamo i curricula delle donne e poi le mettiamo in contatto con le famiglie che si rivolgono a noi. Solo per le badanti, in provincia c’è una evasione di 8 milioni di euro l’anno tra Inps e Irpef”.
Esperienza analoga a Sesto San Giovanni dove lo Sportello assistenza familiare (realizzato in partnership con il comune di Brescia, l’Irs Istituto di ricerca sociale di Milano, la Cgil e la Caritas) ha messo in contatto un migliaio di badanti con le famiglie bisognose e ha anche finanziato tre corsi di formazione.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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