Leggi tutte le notizie su:


Mauro-Masi

Cambiano i direttori, non la Rai

Lorenza Lei, nuovo direttore generale della Rai (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Lorenza Lei, nuovo direttore generale della Rai (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Andiamo subito al cuore della questione Rai, tv di Stato finita in mezzo alle polemiche tra maggioranza e opposizione di questi mesi: siamo sicuri che il problema fosse Mauro Masi? E siamo sicuri che un nuovo direttore riesca a cambiare dalla sera alla mattina un’azienda pubblica in cui ancora regnano logiche da Prima Repubblica? Continua

Rai nella bufera: l’autunno di Masi


Rai nella bufera: l’autunno di Masi

di Antonella Piperno

Meno male che la sera del 29 ottobre Mauro Masi si è tirato un po’ su con gli applausi incamerati al party Telethon, quando con Pippo Baudo ha esposto alla platea vip l’impegno Rai per la ricerca. Perché al mattino a rovinargli la giornata era arrivato un telegramma. Firmato da tutti i consiglieri, di destra e sinistra, tranne l’ex an Guglielmo Rositani, lo invitava a trasferire la delega operativa per la guida di Rai Parlamento, affidata al vice Gianni Scipione Rossi (sponsorizzato da Rositani e fratello di Filippo, il direttore di Fare futuro) dai primi di agosto, quando era andata in pensione la direttrice Giuliana Del Bufalo. Continua

Telenovela Santoro: ora Masi querela Vauro

Il vignettista Vauro è ancora in attesa di firmare il contratto con la Rai

Il vignettista Vauro è ancora in attesa di firmare il contratto con la Rai

Il direttore  generale della Rai Mauro Masi ha dato mandato ai suoi legali di querelare ‘il manifesto‘,
il quotidiano comunista diretto da Norma Rangeri che oggi dedica alla vicenda della sospensione di Santoro l’apertura di prima pagina, con l’editoriale intitolato ‘Tagli e censura‘. Ma il motivo della querela sarebbe soprattutto la vignetta, firmata da Vauro (presenza fissa di Annozero) che raffigura lo stesso direttore generale della Rai vestito come un ultrà serbo, t-shirt con il teschio e passamontagna in mano, con la doppia scritta ‘Arrestato l’ultrà serbo che ha fatto sospendere la partita a Marassi’ e ‘Ancora a piede libero l’ultrà servo che ha fatto sospendere Annozero alla Rai’. Continua

Operazione trasparenza in Rai. Brunetta: “I compensi dei conduttori nei titoli di coda”

Il ministro Brunetta da Vespa, a Porta a Porta

Il ministro Brunetta da Vespa, a Porta a Porta

“Benvenuti a Porta a Porta. Per questa puntata ho guadagnato XXX euro.” Oppure “E ora Annozero può cominciare. Ma prima dovete sapere che il mio compenso è di 684mila euro l’anno“.
Sarebbe più divertente (e trasparente), la televisione pubblica, se la dirigesse il ministro Renato Brunetta. Continua

Annozero, Santoro rincara la dose: “Siamo un Tg4 fatto bene”

santoro

Michele Santoro dedica la cosiddetta puntata “ripatrice” di Annozero a Vauro, sospeso dal direttore generale della Rai Mauro Masi per una vignetta sul terremoto. Ma si toglie anche la soddisfazione di rispondere ironicamente al Giornale, di far pace con Guido Bertolaso e lasciare spazio alla Protezione Civile, senza tuttavia smettere di chiedersi come e perché la prevenzione del terremoto non sia stata messa in atto.
Questa la cronaca di una puntata a due facce, intitolata “Caccia all’abusivo” e chiusa dall’invettiva di Sabina Guzzanti che, in studio, mette in scena un processo farsa a Vauro. Ma l’inizio della trasmissione è ironico: “Siamo un Tg4 fatto bene. Noi facciamo vincere Berlusconi”.

Dopo una valanga di polemiche, gli attacchi di Berlusconi e Fini, e le decisioni del dg di Viale Mazzini, Santoro si presenta davanti alle telecamere e, come di consueto, tiene un breve prologo. Difende a spada tratta Vauro, annunciando che tornerà già dalla prossima puntata anche perché il vignettista e Annozero sono una cosa sola. Poi, l’affondo contro il Giornale, ”protagonista di memorabili battaglie per la libertà di satira”. ”Fate come Fede” dice il conduttore “che ha capito che, se non ci fosse Annozero, Berlusconi non vincerebbe. Noi siamo un Tg4 fatto bene. Lasciateci quindi lavorare: Vauro, che ora è San Pietroburgo, tornerà, Berlusconi vincerà e tutti saremo contenti”.
Immediata la replica di Mario Giordano, direttore del Giornale: ”Se questa è la puntata del riequilibrio … A me sembra piuttosto una puntata di sfida, di attacco e di rilancio”.

Vero protagonista della puntata è Vauro, assente fisicamente, comunque in studio: sia perché evocato e citato spesso da Santoro, sia perché le sue vignette (sulla Via Crucis del precario) sono state presentate lo stesso: una serie di disegni illustrati da un’altra autrice satirica, Francesca Fornario chiamata apposta da Santoro. ”Santoro non potendosela prendere, per ragioni di stipendio, con Berlusconi, grazie alle blasfeme vignette di Vauro, stasera se la prende con Gesù Cristo e la sua Santa Passione. Una indecenza vergognosa” dice Luca Volonté dell’Udc.

Anche nei collegamenti dall’Aquila, gestiti da Sandro Ruotolo, si è parlato della vignetta incriminata, quella sull’aumento della cubatura dei cimiteri. Ruotolo è andato a sentire l’Arcivescovo Giuseppe Molinari, fra i primi a far scoppiare il caso. Molinari però, a sorpresa, cita un’altra vignetta, quella che ritrae Berlusconi nei panni di Nerone e questo fa dire a Santoro: ”Caro direttore generale, abbiamo sbagliato vignetta. Questo significa che manca il corpo del reato…”.

In studio il dibattito registra qualche frizione fra gli ospiti, in particolare fra Niccolò Ghedini (Pdl) e Antonio Di Pietro (Idv), mentre Titti Postiglione -  responsabile del Servizio di coordinamento della Sala situazione Italia - difende il ruolo della Protezione Civile come responsabile della sala operativa. Ruolo che, sottolinea Santoro, non è mai stato messo in discussione.
Il giornalista riceve il ringraziamento di Guido Bertolaso e contraccambia, poi elenca le cifre che testimoniano l’impegno e la presenza della Protezione Civile sul territorio abruzzese colpito dal terremoto.
La puntata vive momenti di particolare intensità quando parla la gente colpita dal sisma, in particolare il neocomitato dei ragazzi della Casa dello studente. Santoro insiste sul tema della prevenzione e un giornalista della redazione di Annozero, inviato all’Aquila, chiede a Berlusconi se i tecnici potevano essere mandati prima ad eseguire i controlli preventivi. Ma, risponde il presidente, un’operazione di questo tipo e’ impossibile perche’ in Italia sono troppe le zone a rischio sismico.
Ci si avvia alla fine: l’ultima parola è affidata Sabina Guzzanti che, in toga e con marcato accento napoletano, recita la parte della pubblica accusa e processa Vauro, ovviamente in “contumacia”.

Il VIDEO del prologo della puntata di AnnoZero, da YouTube:

Rai, terremoto ad Annozero: sospeso Vauro, riequilibrio per Santoro

Vauro-lapresse

Un immediato riequilibrio relativo ai servizi andati in onda dall’Abruzzo giovedì scorso e la sospensione del vignettista Vauro, per il disegno dedicato all’aumento delle cubature dei cimiteri per accogliere le vittime del sisma: si concretizza in questi termini l’intervento del vertice della Rai nei confronti di Michele Santoro, dopo la contestata puntata di Annozero sul terremoto.
La vicenda sarà comunque all’attenzione del cda, previsto il 22 aprile. Dopo le critiche del presidente della Camera Gianfranco Fini e del premier Silvio Berlusconi, il direttore generale di Viale Mazzini, Mauro Masi, e il presidente, Paolo Garimberti, avevano immediatamente espresso solidarietà alla protezione civile - finita nel mirino di Annozero per la mancata pianificazione dell’intervento sul territorio - e attivato un’istruttoria per valutare le eventuali violazioni delle normative e dei regolamenti aziendali. Nel pomeriggio c’era stato un primo incontro - aggiornato a questa mattina - al quale - oltre a Masi e Garimberti - avevano partecipato anche il vice dg Giancarlo Leone, il responsabile Risorse artistiche Lorenza Lei e i rappresentanti dell’ufficio legale.
“Il direttore generale, Mauro Masi, con tutte le strutture aziendali competenti” spiega la nota diffusa oggi da Viale Mazzini “ha esaminato alla luce delle normative di legge vigenti e i regolamenti aziendali la puntata di giovedì scorso di Annozero. Fatte salve le valutazioni di competenza del cda, il direttore generale ha inviato a Michele Santoro e ai direttori del Tg3, Antonio Di Bella (testata sotto la quale è ricondotto Annozero in periodo di par condicio, ndr) e di Raidue, Antonio Marano, una lettera sulla necessità che sin dalla prossima puntata siano attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall’Abruzzo. Non sono stati invece ravvisati sostanziali elementi di squilibrio nel dibattito svolto in studio nel corso della trasmissione”.
Sempre in relazione alla puntata di giovedì scorso “è stata invece valutata gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico la vignetta di Vauro Senesi Aumento delle cubature. Dei cimiteri. Il direttore generale ha quindi comunicato ai direttori Antonio Di Bella e Antonio Marano e allo stesso Senesi che la Rai in via cautelativa e da subito non intende avvalersi delle prestazioni dello stesso Vauro Senesi”.

Il VIDEO con le vignette di Vauro nella puntata del 09/04/2009 di Annozero


La VIDEOINTERVISTA di Alberto Roveri a Vauro sul valore della satira oggi:

Rai, accordo tra Pdl e Pd: Garimberti presidente, Masi direttore generale

Paolo Garimberti

Alla quarta, forse è la volta buona. Dopo Ferruccio De Bortoli (autoesclusosi), Claudio Petruccioli e Angelo Guglielmi (poco graditi alla maggioranza), l’accordo per la presidenza della Rai è stato raggiunto sul nome di Paolo Garimberti. Non c’è stato bisogno della “rosa di nomi” richiesta dal Pdl: l’editorialista di Repubblica proposto dal leader Pd Dario Franceschini ha trovato il placet Gianni Letta e Silvio Berlusconi.

Si chiude così (a meno di ripensamenti dell’ultima ora) una vicenda iniziata più di nove mesi fa e complicata dal disaccordo tra maggioranza e opposizione prima sul presidente della commissione di vigilanza sulla tv di stato, spettante all’opposizione (la prima proposta era stata Leoluca Orlando, poi era stato eletto Riccardo Villari con i voti del Pdl, solo dopo mesi i due schieramenti erano riusciti a imporre all’epatologo napoletano le dimissioni e a mettere al suo posto Sergio Zavoli).
Garimberti è stato anche vicedirettore della Repubblica, direttore del Tg2, direttore del settimanale Il Venerdì e in precedenza corrispondente da Mosca e inviato speciale per La Stampa. La notizia è stata accolta con commenti positivi dal presidente della Camera Gianfranco Fini: “Io mi auguro che non sia un’ipotesi ma una notizia e sarebbe una bella notizia perché la persona indicata ha tutte le garanzie di professionalità”, ha detto al Tg1, e dal portavoce di Forza Italia Capezzone: “Siamo dinanzi ad un professionista di qualità e di alto profilo” dice Capezzone. “Ripeto: sarà davvero una buona notizia se si arrivera’ presto alla conclusione di questa vicenda”. Ora toccherà al ministro dell’ Economia Giulio Tremonti, di fatto azionista di maggioranza della tv pubblica, avanzare il nome all’assemblea degli azionisti Rai, convocata per mercoledì prossimo, per poi arrivare al voto in commissione di Vigilanza.

Per l’altra poltrona importante di Viale Mazzini, quella di direttore generale, in pole position sebra esserci Mauro Masi, già segretario generale della presidenza del Consiglio.
Con la probabile nomina di Garimberti, manca solo l’ottavo consigliere del Cda in aggiunta ai sette già nominati (Giovanna Bianchi Clerici, Rodolfo De Laurentiis, Alessio Gorla, Nino Rizzo Nervo, Guglielmo Rositani, Giorgio Van Straten e Antonio Verro).
E il protagonista cosa dice? “Sono stato un patito dei tre grandi canali americani e poi della Cnn, del suo ritmo, della sua qualità. Il mio mito è Walter Cronkite, sono impazzito per le corrispondenze su Tienammen di Bernard Shaw e per la night line di Ted Koppel”, svela a La Repubblica della tv che ama. C’è tanto sport: “Guardo l’Nba, il football americano e degli anni della mia corrispondenza da Mosca mi è rimasta la passione per l’hokey su ghiaccio”. Per l’intrattenimento: “quello di Letterman è il talk show preferito. I reality? Mai seguito uno nella mia vita”, ammette il giornalista.

Ai giornali di partito contributi per un miliardo. In sette anni

Giornali in Parlamento

di Laura Maragnani e Mario Sechi

Roma, piazza Colonna, ore 9.00 del 12 agosto: l’edicola davanti a Palazzo Chigi sta preparando le mazzette dei giornali per gli uffici parlamentari. Domanda a bruciapelo: scusi, ha una copia della Discussione? L’edicolante si consulta con un suo collaboratore: “Mi sa che è in ferie…”. E una copia di Linea? “Vacanza”. E un paio di pagine del Campanile? “In questi giorni nun ce sta’”. Notizie dell’Opinione? “È a riposo. La Voce Repubblicana è missing, il Secolo d’Italia è ai bagni, il Denaro oggi non è arrivato, di Rinascita dottò ce n’hanno mannato ’na copia sola e me dispiace ma è prenotata. Capirà, ’sti giornali piccoli”.
Piccoli come foliazione (in genere non superano le quattro pagine) e con la redazione (quando c’è) ai minimi termini, ma con grande appetito e una capacità incredibile di battere cassa. Ne sa qualcosa la presidenza del Consiglio e assai meno il contribuente italiano.

Solo per il 2006 lo Stato ha stanziato186 milioni di euro di contributi diretti per l’editoria. Nel 2000 erano “soltanto” 106 milioni: una crescita di 80 milioni in sette anni, altro che tasso d’inflazione programmata. Incassare il contributo è facile: basta dichiarare la tiratura, presentare un bilancio e poi aspettare la liquidazione della fattura. E le vendite? Non sono indispensabili.
Almeno fino a oggi: in autunno il sistema subirà una rivoluzione. Al Dipartimento per l’Editoria il trio composto da Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e Mauro Masi sta lavorando a uno schema di regolamento che sarà supervisionato dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e sarà presentato nei primi giorni di settembre (qui la bozza in .pdf).
Due le parole d’ordine: snellire la procedura e cambiare i parametri per l’assegnazione della parte variabile del contributo pubblico. Non sarà più la tiratura ma la diffusione certificata (vendite e abbonamenti) a stabilire l’importo dell’assegno. Questa semplice regola darà un taglio alle vendite in blocco delle copie stampate (oggi praticate da tutti i gruppi editoriali) e ai non isolati casi di giornali che esistono solo sulla carta e non hanno mai visto un’edicola o un giornalista regolarmente retribuito. Il timore di molti editori non è dunque per i tagli dei fondi, ma per un futuro molto più severo in cui i giornali devono essere imprese vere e i pirati della carta dedicarsi a un altro mestiere.
Il conto complessivo dell’attuale sistema-groviera è da tachicardia. Secondo le elaborazioni di Panorama sui dati forniti dal Dipartimento per l’editoria, dal 2000 al 2006 lo Stato ha staccato assegni per oltre 1 miliardo di euro. Nei prossimi tre anni l’esborso previsto per le casse pubbliche è di oltre mezzo miliardo di euro. Dal 2010 invece potrebbe andare a regime la riforma complessiva del settore che stabilirà nuovi criteri per l’ammissione agli aiuti. E i beneficiati già tremano.
Chi sono? L’elenco è sterminato: giornali di partito, testate legate a movimenti politici, cooperative (vere e presunte) di giornalisti, quotidiani editi da società controllate da fondazioni o enti morali… Una giungla che anche il più sprovveduto esploratore capisce aver bisogno di una radicale sfoltita. Fuori il machete, allora. C’è chi si accontenta di 6.320 euro di contributo all’anno, come L’amore vince edito dalla Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio, e chi incassa 6,3 milioni di euro, come l’Avvenire, quotidiano della Cei. Ci sono Motocross (517 mila euro) e Sportsman-Cavalli & Corse (2,5 milioni), Chitarre (296 mila) e Ti saluto fratello (44.960 euro), Rassegna sindacale (517 mila euro), Civiltà cattolica (66.700 euro), L’aurora della Lomellina della diocesi di Vigevano (45.197 euro). Fin qui siamo al censimento dei cespugli. Vegetazione bassa. Poi arrivano querce e sequoie, i pesi massimi del contributo di Stato: gli organi di reali o immaginari partiti e movimenti politici.
La Discussione? Difficile da trovare in edicola, ma nei decreti di stanziamento è sempre presente: 15,148 milioni di euro in 7 anni. Merito di due europarlamentari Udc e dell’attivismo di un deputato Pdl, Giampiero Catone, che per qualche anno è riuscito a bissare il contributo facendo l’editore del Quotidiano sociale. Linea, un mistero editoriale da quasi 16 milioni di euro, si presenta come organo del Msi-Fiamma Tricolore ma perfino la paternità è duramente contestata. Il Campanile nuovo non fa din don ma bingo: nelle solide mani dei figli di Clemente Mastella, Pellegrino ed Elio, ha incassato già quasi 6 milioni di euro. L’Opinione delle Libertà, diretta da Arturo Diaconale, ha messo in cassaforte 13.542.856 euro.
E che dire della diaspora editoriale socialista? L’Avanti! ha macinato quasi 15 milioni di euro. L’Avanti! della domenica, ovviamente settimanale, dal 2000 al 2003 ha messo in banca 2.360.545 euro. Il Socialista Lab, quotidiano della cui esistenza in pochi si sono accorti, in tre anni di euro ne ha ottenuti 758 mila. La Gazzetta politica, settimanale, dal 2002 al 2005 ha superato 1,6 milioni di euro. Il garofano è appassito, ma il portafoglio è sempre verde.
E che dire degli alfieri del mercatismo? La Voce repubblicana, ectoplasma da edicola, tra aperture e chiusure ha presentato un conto da 2,263 milioni di euro. Liberal ha un’etichetta politica lontana dal Leviatano dello Stato, ma vicina alla cassa di Palazzo Chigi: dal 2003 al 2006 ha incassato oltre 3 milioni di euro.
Persino chi fa la faccia feroce contro la casta, come Tonino Di Pietro, non è sfuggito alla tentazione di passare all’incasso: al minicontributo per Orizzonti Nuovi, la fanzine del partito in stile anni Settanta, 62 mila euro nel solo 2005, l’anno dopo ha preferito i 2,036 milioni di euro per il quartino di Italia dei valori, in cui casualmente è stata assunta la figlia Anna come praticante.
Una foresta politicamente trasversale in cui spiccano un paio di giganti. Il quotidiano Libero si contende la palma d’oro con l’Unità. La testata fondata e diretta da Vittorio Feltri ha avuto accesso ai contributi grazie “al Movimento monarchico che ci aveva appoggiati in questa iniziativa” aveva spiegato lo stesso Feltri a Report nel 2006. Libero tuttora gode del finanziamento come organo di movimento politico e in sette anni ha incassato 39,247 milioni.
Grande la soddisfazione dell’editore di riferimento, la famiglia Angelucci, che raddoppia il piatto con l’assegno del Riformista, organo del movimento Ragioni per il socialismo (10 milioni a partire dal 2003). L’anticomunismo perde la partita all’incasso contro l’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, organo dei Ds: 43 milioni di euro in 7 anni. Il nuovo editore, il presidente della Regione Sardegna e tycoon di Tiscali, Renato Soru, ha annunciato che rinuncerà ai contributi pubblici, per la gioia di Europa, quotidiano della Margherita (l’83 per cento delle quote è detenuto da Luigi Lusi, tesoriere del partito), che così sembra destinato a restare l’unico organo di stampa del Partito democratico. Europa è un foglio smilzo ma al totalizzatore segna 14 milioni di euro in 4 anni.
Smilzo non è mai stato l’Elefantino, alias Giuliano Ferrara, che con Il Foglio agganciato alla Convenzione per la giustizia ha finora incassato oltre 25 milioni di euro. Il direttore del Foglio è già in prima linea contro la riforma e il taglio dei contributi annunciati dal governo (vedi il botta e risposta con Maurizio Belpietro nelle Opinioni).

Al suo fianco, in questa saga bipartisan, s’è levato l’eterno grido di dolore del Manifesto che gode dei contributi (circa 30 milioni in sette anni) in quanto cooperativa di giornalisti. La galassia comunista annovera poi Liberazione (25,5 milioni), Rinascita (11 milioni) e La Rinascita della sinistra (6 milioni). Anche Notizie Verdi, ex Sole che ride (9 milioni) sta per transitare a sinistra con il passaggio di proprietà a Luca Bonaccorsi, editore di Left-Avvenimenti (mezzo milione l’anno).
Roma ladrona? Non quando si tratta di sbancare i contribuenti: il quotidiano leghista La Padania infatti si è assicurato 28 milioni in sette anni, circa 4 milioni ogni 12 mesi. E dal Nord al Mezzogiorno il refrain è sempre lo stesso. Il meridionalissimo Movimento Europa Mediterraneo porta a casa soldi per Il Denaro: quasi 14 milioni di euro. Quanto a Magna Grecia Sud Europa, che con la cooperativa Balena Bianca, made in Avellino, pubblica la rarissima Democrazia cristiana (un milione), non resta certo indietro rispetto ai duri e puri del profondo Nord. Le Peuple valdotain, settimanale di Aosta, in sei anni ha battuto cassa per un milione e mezzo; e il mensile Zukunft in Südtirol, edito dalla Svp, veleggia ormai oltre quota 5 milioni.

Fa tenerezza, allora, la Porziuncola di Assisi, mensile della Provincia Serafica di San Francesco dell’Ordine dei Frati Minori, che nel 2006 ha chiesto, e ottenuto, solo 8.995 euro. Una violetta all’ombra delle grandi sequoie, certo. Ma quante sono le diocesi italiane? Quante le case generalizie, le fondazioni, le pie società che editano, stampano, sopravvivono grazie ai contributi pubblici? Fuori dalla giungla comincia una sterminata prateria di carta.
E quelli che galoppano non sono todos caballeros.

LE CIFRE DEL FINANZIAMENTO
L’Avanti! (cooperativa giornalisti) 14.785.628
L’Avvenire (organo Cei; testata ammessa dal 2001) 37.184.896
Il Campanile nuovo 5.982.930
Il Denaro 13.732.251
Democrazia cristiana (2003-06) 997.757
La Discussione 15.148.169
Europa (dal 2003) 14.182.307
Il Foglio 25.262.522
Italia dei Valori (solo 2006) 2.036.107
Liberazione 25.409.676
Linea 15.954.509
Il Manifesto (cooperativa) 30.470.955
Nuovo Riformista (dal 2003) 10.199.005
L’opinione delle libertà 13.542.856
Libero (ex Opinioni Nuove) 39.247.110
La Padania 28.198.541
Il Popolo (2000-2002) 4.513.686
Rinascita (cooperativa) 11.254.824
Roma 18.736.909
Secolo d’Italia 21.691.187
Sole che ride (dal 2005 Notizie verdi) 9.045.304
L’Unità 43.023.213
La Voce repubblicana (non uscita nel 2002-3) 2.263.898

…CI SONO ANCHE I PERIODICI

Gazzetta politica (’02-05), settimanale, 1.610.178
L’Avanti! della domenica (2000-2003), settimanale, 2.360.545
Le Peuple Valdotain (fino al 2005), settimanale, 1.560.526
Liberal (dal 2003), bimestrale, 3.162.237
La Rinascita della sinistra, settimanale, 6.047.086
Zukunft in Südtirol, mensile, 5.117.223

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!