
“Il valore della Memoria è imparare quello che ci dicono le generazioni che ci hanno preceduto, imparare quello che ci ha insegnato la storia e stare attenti a non ripetere gli errori del passato”. È questo lo spirito che indica il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per commemorarei il 65/o anniversario dell’eccidio nazista alle Fosse Ardeatine. “Riflettere sulla Storia” ammonisce il capo dello Stato “e sulle sue lezioni, che sono sempre attuali e non possono dimenticarsi.
Alle Fosse Ardeatine - presenti il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti e il vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino nonché il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, il presidente dell’Ucei Renzo Gattegna e il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici - Napolitano esorta a “ricordare quello che è stato uno dei capitoli più spietati della persecuzione antiebraica e, allo stesso tempo, quello che rimane un capitolo significativo della dura Resistenza contro l’occupazione nazista, a Roma e in Italia”.
Il presidente ricorda che “si seppe molto tempo dopo dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, quando Roma venne liberata. Io, in quei giorni, ero a Napoli e ricordo bene i cento bombardamenti sulla mia città ”.
Toccante la cerimonia civile, con l’appello dei Martiri Ardeatini: i nomi delle 335 vittime, di cui 12 rimaste ignote, risuonano per ricordare il loro sacrificio. Per la celebrazione religiosa cattolica è stato letto il Salmo 22, e per il rito ebraico, il Salmo 130. Dopo l’omaggio ai Caduti sulle note del “Silenzio”, la visita delle autorità alle tombe dei Martiri Ardeatini.
“Alla base della pacificazione” ha dichiarato Alemanno “c’è un principio di tolleranza e un comune rifiuto di qualsiasi forma di totalitarismo, di dittatura e di intolleranza. Con queste basi credo sia possibile lavorare insieme per costruire un’Italia migliore, da destra e da sinistra”. “Qui” ha aggiunto il sindaco di Roma “si rafforza e si mantiene il valore della memoria per fare in modo che non si dimentichino gli orrori dei totalitarismi del nazismo, del fascismo e del comunismo e per costruire una coscienza democratica solida”.
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“Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo”. Così Primo Levi, in uno scritto, avvisava i visitatori del più celebre dei campi di sterminio nazisti. E affinché le sue parole e quelle di tanti altri sopravvissuti non rimanessero lettera morta è stata istituita dal parlamento italiano nel 2000 la “Giornata della memoria” dell’Olocausto. La data scelta non è casuale: il 27 gennaio del 1945 i cancelli di Auschwitz venivano aperti dall’Armata rossa, e l’orrore dei lager svelato al mondo. Per questo, da 9 anni, in Italia ma anche in altri paesi europei, questa data è sinonimo di commemorazioni, iniziative, marce, concerti, tutto con un solo obiettivo: non dimenticare.
Il culmine delle celebrazioni domani si avrà quando il presidente della repubblica Giorgio Napolitano incontrerà al Quirinale l’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei). La cerimonia, a partire dalle 11.00, sarà preceduta dalla consegna da parte del sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta di riconoscenze agli ex internati nei campi di concentramento. Sarà poi la volta dell’intervento del capo dello Stato e subito dopo di quello del ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini che premierà tre studenti vincitori del concorso nazionale per il miglior lavoro sulla Shoah. Quindi, interverrà il presidente dell’Ucei Renzo Gattegna.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 15.00, alla Camera, la commemorazione da parte del presidente Gianfranco Fini. Il tema “Memoria: dalle testimonianze dirette al Museo della Shoah” si intreccia con la presentazione del nuovo Museo sull’Olocausto di Roma presieduto da Leone Paserman e diretto dallo storico Marcello Pezzetti. Prenderanno parte alla cerimonia anche il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, quello della Provincia Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il segretario del Pd Walter Veltroni che è nel Cda del Museo, oltre il presidente dell’Unione Gattegna, del presidente della Comunità romana Riccardo Pacifici e Luca Zevi, uno degli architetti che ha progettato il Museo.
Alle 18.00 le manifestazioni si sposteranno al Vittoriano dove con il ministro dei beni culturali Sandro Bondi e Bruno Vespa sarà presentato ‘Il libro della Shoah italiana‘ (Einaudi) di Marcello Pezzetti, dedicato ai racconti di chi è sopravvissuto.
Il ministro incontrerà Sami Modiano, uno dei pochi tornati dai campi di sterminio, e saranno letti brani dal libro - presentato anche il giorno dopo a Milano al teatro Dal Verme - da parte di Paola Pitagora e Nuccio Siano.
Ma non saranno solo istituzionali le cerimonie per la memoria dell’orrore dei campi di sterminio. Alle numerose commemorazioni, consegne di medaglie, lapidi, si affiancano infatti i convegni, i concerti, le proiezioni a tema in tutta Italia. Per un elenco esaustivo si può vedere quello riportato sul sito dell’Ucei (a questo link). Particolarmente significativi sono i viaggi in treno che gli studenti di alcune scuole italiane (della Lombardia, di Firenze e di Roma) hanno compiuto o compiranno in settimana verso i campi di sterminio di Auschwitz, Birkenau, Mathausen. Partiranno dai binari sui quali stazionavano i vagoni piombati, come il 21, alla stazione di Milano. Ma i treni non andavano solo in Germania o in Polonia: in Friuli, alla Risiera di San Sabba, l’unico campo di concentramento italiano, sono morti in molti per la loro opposizione a nazismo e fascismo. Proprio in quel luogo alle 11 si svolgerà la cerimonia solenne mentre tre esposizioni approfondiranno le storie legate alle deportazioni nazifasciste: le opere di Mario Moretti, militare italiano deportato dal 1943 al 1945 in Polonia e Germania, una mostra sulla persecuzione degli ebrei in Italia e una sul diario di Nicolò Chiucchi, cittadino istriano deportato a Dachau. Per ricordare non solo l’Olocausto degli ebrei, ma anche tutti gli altri che persero la vita nei campi di sterminio: zingari, omosessuali, oppositori politici, prigionieri di guerra (furono circa 50mila i soldati italiani deportati). Sul treno in partenza da Firenze anche giovani stranieri che frequentano le università italiane: marocchini, palestinesi, rom. Per dire no a ogni discriminazione.
A Genova, ad esempio, il comitato Genova Pride presenterà nella sala delle esposizioni della Regione Liguria la mostra interattiva “Omocausto“, organizzata dal circolo Arcigay L’approdo. A Venezia invece partirà domattina da Chirignago, in terra ferma, la Fiaccolata delle memoria: una marcia che sarà accompagnata dalle testimonianze di sopravvissuti allo sterminio. Sempre nel capoluogo veneto, dove gli ebrei erano di casa da centinaia di anni (l’origine del termine Ghetto è veneziana), gli appuntamenti saranno distribuiti anche a febbraio. Tra gli altri, la prima dello spettacolo teatrale di Moni Ovadia dal titolo “Senza confini, ebrei e zingari“.
Oggi lo scrittore israeliano David Grossman (che sarà anche a Bergamo il giorno successivo) inaugurerà alle 18.00 al Teatro Argentina di Roma il progetto letterario del Teatro di Roma, da un’idea di Lisa Ginzburg, ‘Lettori di razza’. Grossman assisterà alla lettura di alcuni brani del suo ultimo libro “A un cerbiatto somiglia il mio amore”. A Torino invece al Teatro Vittoria ci sarà la prima dello spettacolo “I segni dell’offesa”, tratto dai ricordi di Giorgiona Arian Levi e Primo Levi e da testi di Peter Weiss.
E perché in futuro, anche quando l’ultimo superstite con il numero tatuato sul braccio non sarà più in vita, non si perda la memoria, è stato istituito (presentata oggi a Roma la IV edizione) un master internazionale di secondo livello in didattica della Shoah, con l’obiettivo di fornire una formazione di alta specializzazione interdisciplinare sulla storia e la memoria dell’Olocausto. Il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna ha sottolineato che ‘’si parla molto di Shoah ma pochi la sanno spiegare e insegnare. Per questo, considerato che presto i testimoni non ci saranno più, è necessario raccogliere i documenti e supplire così ai racconti”. E perché, come ricordava sempre Primo Levi, “La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere di Lavoro nell’Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. È vecchia sapienza, e già così aveva ammonito Enrico Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza è un seme che non si estingue”.
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In via Cherubini, di fronte al portone accanto al quale venne ucciso la mattina del 17 maggio 1972 Luigi Calabresi, c’è un piccolo prato. Qui, all’ora di pranzo, la città di Milano scoprirà un masso delle montagne lombarde per ricordare il commissario.
Poco prima, alle 10.30, al centro congressi della Provincia di via Corridoni, è stata scoperta una lapide in onore del commissario ucciso.
Al doppio appuntamento della memoria, è presente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Accanto al sindaco Letizia Moratti, al presidente della Provincia Penati, alla vedova e il figlio del commissario, Gemma Capra e Mario Calabresi.
A trentacinque anni di distanza, l’omicidio del commissario continua a dividere centrodestra e centrosinistra milanesi, seppure uniti dalla comune volontà di rendere omaggio alla sua memoria. E anche ammesso, come viene ripetuto da entrambi gli schieramenti, che non c’è nessuna volontà di fare “una guerra delle lapidi” né di creare contrapposizioni, nella settimana delle commemorazioni in ricordo di Calabresi organizzate da Comune, Provincia e Questura, si sono riaccese le polemiche: da una parte il vicesindaco Riccardo De Corato, che apprezza l’iniziativa della Provincia ma chiede di “sconfessare” la lapide in piazza Fontana dedicata a Pinelli dagli anarchici; dall’altra esponenti del centrosinistra, che ritengono giusto ricordare Calabresi ma esortano a non dimenticare Pinelli. Il presidente della provincia di Milano Filippo Penati ha definito Calabresi “vittima di una spirale di violenza politica che bagnò di sangue innocente le strade di Milano”: esattamente l’epitaffio che si legge sulla targa dedicata alla memoria del commissario.