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Dopo gli acquisti di Kakà (67 milioni) e Cristiano Ronaldo (94 milioni per il giocatore con lo stipendio più alto di tutti) pensavamo di averle viste tutte.
E invece la telenovela dell’estate doveva ancora arrivare: lo scambio tra Ibrahimovic ed Eto’o, praticamente ufficiale da ieri (mancano solo alcuni dettagli: cioè le firme), non batte record di spesa milionari ma sconvolge gli attacchi di due delle più forti squadre d’Europa, dopo una trattativa estenuante.
Così la domanda principale è “chi ci guadagna?” La prima risposta, più facile, è “Eto’o”. Chiaro, il camerunense passa da uno stipendio di 6,5 milioni l’anno a 10 (che possono pareggiare i 12 di Ibra, con i premi). Ma passa anche da una squadra che ha incantato il mondo a un’altra che non riesce a imporsi, per ora, oltre le Alpi. Vediamo quindi di analizzare lo scambio da differenti punti di vista.
Le cifre in gioco
Ibrahimovic raggiunge il Barça per Eto’o più il prestito gratuito di Hleb (sempre che il giocatore bielorusso accetti) più 46-47 milioni (le cifre ufficiali non sono ancora state confermate). La valutazione complessiva dello svedese è quindi di 80 milioni, perché Eto’o viene valutato intorno ai 30 e Hleb in prestito. Massimo Moratti e Joan Laporta hanno sottolineato che si tratta di valutazioni di mercato e non di valore assoluto. Vediamo quindi perché Eto’o vale tanto meno di Ibra:
1) il camerunense ha un contratto in scadenza nel 2010 e potrebbe liberarsi a costo zero.
2) ha sempre giocato la Coppa d’Africa (in programma a gennaio) e si impegna molto per la nazionale. Fatto sta che per l’età (28 anni) e i gol segnati (30 nella Liga) una differenza così alta appare esagerata e si spiega solo nella volontà del Barcellona di accontentare Guardiola. Bene ha fatto l’Inter a non abbassare le pretese.
Contratti e buste paga
In termini di salario netto Ibrahimovic guadagnerà meno, Eto’o di più. Lo svedese all’Inter prendeva 12 milioni (era il meglio pagato della Serie A con un milione di euro al mese: cioè, volendo fare i “moralisti”, circa 33 mila e 300 euro al giorno, più o meno quanto incassa un operaio in due anni), al Barcellona non potrà superare l’ingaggio di Leo Messi, che è di 8,5 milioni. Ma tra il regime fiscale più favorevole (in Italia le società di calcio pagano circa il 50% di trattenute; in Spagna l’aliquota fiscale non supera il 24%) e la maggiore visibilità del club catalano rispetto all’Inter per gli sponsor la cifra finale sarà più o meno sullo stesso livello.
Eto’o invece incrementa il suo salario, come già detto, e sarà lui adesso il più pagato in Serie A (ma non nell’Inter: se lo metta in testa da subito, anche qui comanda lo Special One coi suoi 11 milioni l’anno).
L’affaire mediatico
Uno dei motivi dell’affare è sicuramente la necessità che aveva il Barcellona di rispondere dal punto di vista mediatico all’offensiva monstre di Florentino Perez, con le sue presentazioni hollywoodiane e gli acquisti più cari della storia. Ibra è l’uomo giusto: sponsorizzato Nike, come la squadra, e più spettacolare di Eto’o in quanto a giocate. Le sue magliette andranno a ruba e lo si vedrà spesso in tv. I siti sportivi catalani stanno rilanciando da giorni le giocate dello svedese e la sfida con il “galactico” Ronaldo.
Anche il camerunense comunque è un bel personaggio: la sua storia personale di sogno africano, il suo carattere orgoglioso, lo stile di vita stravagante, le dichiarazioni mai banali lo hanno reso un mito in Africa e a Barcellona.
Questioni di tattica
Qui il discorso si fa più difficile: Ibra permette al giovane allenatore del Barça Pep Guardiola una varietà di schemi che Eto’o non garantiva (come ha ammesso pochi giorni fa: “Non c’è feeling tra noi”, invitando il camerunense a cambiare aria). Può usarlo come centravanti puro oppure come “boa” per lanciare le fughe di Messi o ancora per fraseggiare con Henry e Iniesta. Anche se, forse, non garantirà una media gol come quella dell’africano (in nerazzurro lo svedese ha fatto 66 gol, in tre anni, tra Campionato e coppe).
Eto’o infatti è una macchina da gol: 138 in cinque anni di Barça (con due infortuni che l’hanno tenuto parecchio lontano dal campo).
Rispetto allo svedese è meno potente, più veloce, più killer sottoporta e disposto a sacrificarsi in copertura. Non si sa come lo schiererà Mourinho e come conviverà con Milito e Balotelli, ma non avrà problemi davanti a nessuna difesa. Dettaglio non da poco: l’africano ha da poco preso il passaporto spagnolo e quindi non conta come extracomunitario. Altro dettaglio non trascurabile: alla corte di Mourinho potrebbe arrivare anche Alex Hleb: il bielorusso non ha convinto Guardiola ma potrebbe adattarsi bene al gioco di Mourinho. Nell’Arsenal aveva fatto bene come centrocampista offensivo, molto tecnico e mobile ma poco incline al gol. Se migliorasse questo dettaglio potrebbe essere un buon rincalzo per Thiago Motta o Stankovic.
Bella forza
Il calcio è anche e soprattutto questione di gusti, quindi è difficile rispondere alla domanda: “Chi è più forte?”. Sono due giocatori diversi come caratteristiche, ma con lo stesso mestiere: fare gol. E in questo le cifre di Eto’o sono superiori a quelle di Ibra, soprattutto in Champions League, dove lo svedese non è mai riuscito a mettere in luce la sua classe. Ma Zlatan è anche molto bravo a mandare in rete i compagni e buona parte delle realizzazioni di Eto’o dipendono dal fatto di aver giocato in una squadra molto offensiva come il Barça. In definitiva, Ibra è più spettacolare, più tecnico e più potente, Eto’o è più veloce, più determinato e più efficace sotto rete.
Notizie da spogliatoio
Capitolo da non dimenticare: Eto’o se ne va dal Barça proprio perché non c’è feeling con l’allenatore. Con Mourinho, uno che parla chiaro e ha sempre avuto un buon rapporto con i propri campioni, potrebbe trovarsi meglio. Ma non è che Ibrahimovic sia uno facile da gestire. Chissà se arriverà con la sua aria sbruffona davanti ai campioni d’Europa a dire, come fece quando arrivò all’Ajax, “ciao io sono Zlatan, e voi chi cazzo siete?“
E allora, torna la domanda iniziale: “Chi ci guadagna”? Assodato che i due giocatori hanno ottenuto quello che volevano (Ibra una squadra più forte, Eto’o più soldi e un ruolo da leader) e che i procuratori hanno fatto un altro affarone, per quanto riguarda le squadre è facile dire che la risposta “verrà dal campo”. Ma la sensazione è che tra i due giocatori non ci siano quei quasi 50 milioni di differenza. E quindi, per il semplice fatto di vedere un’Inter con il bilancio in attivo (ma per quanto?), diciamo Moratti. Chi rischia di più? Guardiola. All’inizio della carriera da allenatore ha vinto tutto, ora si mette in gioco in prima persona, per ripetersi. Vedremo se Ibracadabra saprà dargli una mano.
Il VIDEO di addio a Zlatan di un tifoso interista:
Il VIDEO di tributo a Eto’o da Barcellona:
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Quanto può costare un grammo di cocaina nel mondo? Il prezzo sembra legato alla distanza dai luoghi di produzione: se nello Stato sudamericano di Panama costa 1,4 euro, in Nuova Zelanda può superare i 210 euro. È il prestigioso settimanale Economist a osservarlo, aprendo un dibattito tra i suoi lettori. “In Cina il prezzo è differente in ogni regione” osserva “per esempio, nella Cina sudoccidentale, vicino alla Tailandia, è davvero basso così i poveri possono permettersela”.
A sollevare la questione è stato un rapporto dell’Onu appena pubblicato: i cocainomani sono tra i 16 e i 21 milioni, tanti quanti la popolazione della Romania (qui il .pdf). Il principale mercato del mondo si conferma il Nord America (Canada e Stati Uniti), dove, però, il consumo è in diminuzione.
E in Europa? Secondo le Nazioni Unite il traffico di polvere bianca è in declino nelle nazioni dell’Ovest, almeno a giudicare dal volume dei sequestri. Ma nei paesi dell’Est, invece, l’uso della “neve” è in rapida crescita. I prezzi di strada, inoltre, sono aumentati nel 2007. In particolare, l’Italia è il terzo mercato dell’Ue: i consumatori sono il 2,2 per cento della popolazione. Alle radici di questi fenomeni, secondo le Nazioni Unite, sarebbe la riduzione dei campi coltivati in Colombia grazie alle politiche di contrasto: un colpo ai cartelli dei narcotrafficanti che non sarebbero riusciti a recuperare con le produzione in Perù e Bolivia.
Eppure altre rilevazioni segnalano un andamento differente: secondo il ministero degli esteri inglese, in Gran Bretagna (la principale piazza europea), un grammo costa tanto quanto un boccale di birra. Un crollo verticale dei prezzi rispetto a dieci anni fa che ha ampliato il mercato. In Italia l’uso di cocaina tra i govani è il più alto dell’Ue: in una ricerca dell’Ue, il 7,4 per cento degli intervistati tra i 15 e i 34 anni ha dichiarato di averne fatto uso almeno una volta.
I cocainomani, poi, bruciano il 60 per cento del loro reddito per acquistare le strisce. Secondo l’Onu, la maggior parte dei sequestri avviene in America (l’88 per cento), seguita dall’Europa (l’11 per cento).
Da mesi, però, la stampa internazionale ha acceso i riflettori sul Belpaese: il Los Angeles Times ha dedicato la prima pagina alla ndrangheta, “una crudele e misteriosa rete di 155 famiglie nelle aspre colline della Calabria”. Meno nota di Cosa Nostra siciliana, gestisce la maggior parte dei flussi di cocaina verso l’Europa.
Il VIDEO con le indagini del procuratore aggiunto Nicola Gratteri sulla ‘ndrangheta e sul traffico di cocaina
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Dove posso fare un acquisto high-tech al prezzo migliore? La domanda di questi tempi è più che lecita, ma muoversi da soli nel vasto mercato delle offerte non è facile. A orientare verso il risparmio l’acquisto di cellulari, televisori a schermo piatto e videoregistratori digitali ci ha pensato Altroconsumo.
Il nuovo servizio online dell’associazione, My Product Selector, è lo strumento che permette di trovare il prodotto ideale, vederlo in fotografia, conoscerne le caratteristiche e i risultati emersi nei test comparativi e scoprire in quale negozio lo si può acquistare al prezzo più basso.
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Ecco che con pochi clic, senza muoversi da casa, si possono confrontare tantissimi prodotti, ognuno con le caratteristiche dichiarate dai produttori, ma soprattutto con le valutazioni di Altroconsumo. In pochi minuti troverete il prezzo e il negozio (visualizzato con indirizzo e mappa cittadina) meno caro. Per orientarvi nel mondo della tecnologia abbiamo esplicitato le voci più tecniche: basta posizionarsi con il mouse sopra al termine che interessa per far apparire la spiegazione.
Chi vuole fare un acquisto tranquillo, senza sorprese, può fare la ricerca restringendo il campo ai soli modelli che abbiamo testato. Il piatto è ricco: sono 300 i prodotti portati in laboratorio approdati su My Product Selector.
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Sigarette all’arsenico. Scarpe e borse con cromo esavalente. Creme per il corpo, profumi e prodotti per la pulizia della casa tossici. E non è finita: abiti, gioielli e elettrodomestici pericolosi. È il mercato del falso che sempre più spesso ha effetti mortali sulla salute del consumatore e distrugge l’economia.
Secondo i dati presentati dal Censis nel rapporto ” Il fenomeno della contraffazione nel mondo e le ricadute sul mercato italiano: gli scenari e le strategie di contrasto”, il mercato della contraffazione ha prodotto nel 2008 un fatturato di 7 miliardi e 107 milioni di euro con una perdita per il Fisco tra imposte dirette e indirette di circa 5 miliardi e 281 milioni di euro,ovvero pari al 2,5 per cento del totale del gettito dello Stato per le imposte considerate.
Negli ultimi anni si è registrato un incremento notevole della contraffazione del marchio e dei prodotti Made in Italy che rappresenta una fetta cospicua del fenomeno che interessa tutto il territorio europeo. Solo in Europa, nel 2007, le Dogane dei 27 Paesi comunitari hanno sequestrato 79 milioni di pezzi contraffatti di cui il 60 per cento proveniente dalla Cina; Il 22 per cento dei sequestri di merce falsa sono stati effettuati dalla Guardia di Finanza e dalla Dogana ai confini del nostro Paese.
Il dato cresce nello scorso anno: le fiamme gialle solo in Italia, sequestrano 95 milioni di prodotti falsi e nocivi per la salute. “Un’analisi dei dati fa emergere un’escalation dei sequestri di prodotti per l’elettronica , aumentati dai 7 milioni di 2007 agli oltre 31 milioni di pezzi nel 2008″ spiega a Panorama.it il colonnello Alfredo Sanfelice, Capo Ufficio Spesa e Mercati del Comando Generale della Guardia di Finanza ” giustificato dal sistematico ricorso alla tecnologia digitale e alla diffusione della contraffazione online”.
Negli ultimi due anni la Guardia di Finanza (che ha stilato anche una guida per la difesa dalla contraffazione, qui una brochure in .pdf) ha denunciato oltre 32mila persone e ne ha arrestate 1.199 di cui 123 per reati associativi.
Ma gli effetti della contraffazione diventano estremamente pericolosi, talvolta mortali, in settori chiave come quello farmaceutico e quello alimentare. Nonostante negli ultimi mesi siano stati approvati nuovi regolamenti a tutela e controllo del consumatore, il mercato dei prodotti farmaceutici falsi si ipotizza sia pari allo 0,1 per cento dell’intero mercato della contraffazione e riguarda quelli acquistati via Internet, il cui valore è stato stimato in circa 19, 4 milioni di euro.
Nel nostro Paese, invece, il valore di mercato dei falsi prodotti alimentari, secondo i dati Censis, sarebbe di circa 1.153 milioni di euro; Quest’ultimo un valore approssimativo e difficile da quantificare in quanto riguarda molti prodotti italiani e internazionali che si distribuiscono su mercati molto differenti tra di loro.
Il settore della moda resta quello più colpito dal fenomeno della contraffazione: 60 milioni di prodotti sequestrati con false indicazioni di origine e provenienza.
“Questo periodo di crisi economica spinge il cittadino all’acquisto di falsi oggetti di marca o griffe di alta moda che ritrova nel mercato della contraffazione a prezzi notevolmente inferiori” puntualizza il colonnello Sanfelice ” per questo la Guardia di Finanza ha incrementato ulteriormente i controlli nel settore della falsificazione”. Poi prosegue: ” Per cercare di contrastare questa continua crescita abbiamo modificato e adeguato le tecniche investigative sui cambiamenti registrati nelle modalità di spedizione, fabbricazione e acquisto dei prodotti”.

Per la lotta al falso, infatti, la Finanza mira a ricostruire i canali d’importazione, le reti di produzione, i centri di stoccaggio e i canali di distribuzione in rete attraverso internet ;
“Abbiamo aumentato sensibilmente controlli all’interno dei laboratori , opifici e nei capannoni utilizzati come magazzini” conclude Alfredo Sanfelice ” solo nello scorso anno ne sono stati scoperti e sequestrati quasi 4 mila” .
In Italia le regioni maggiormente interessante dal fenomeno della contraffazione rimangono la Campania, il Lazio e la Lombardia. In particolare, in quest’ultima i sequestri, negli ultimi dodici mesi sono più che triplicati rispetto al 2007.
Il VIDEO servizio:
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Il pericolo più grande in questo momento di difficoltà? “La paura”.
Non nega la crisi, il premier Silvio Berlusconi e aggiunge le sue preoccupaziopni a quelle espresse dal ministro Giulio Tremonti. Però: “C’è una distonia completa” fra quello che raccontano i media e “il messaggio che noi ci sforziamo di dare ai nostri concittadini e che è un messaggio che anche tutti gli altri capi di Stato e di governo stanno cercando di dare”, ha insistito il premier.
“Nel Consiglio europeo di domenica scorsa” ha proseguito il Cavaliere “abbiamo concordato la necessità di far capire a tutti quanti che questa crisi, che esiste e davanti alla quale certamente noi non chiudiamo gli occhi, è vissuta sui media in maniera più drammatica di quanto non sia, perché anche guardando al calo delle borse, se si guarda quante sono le azioni cambiate a certi prezzi si vede che sono una manciata di azioni”. E a proposito del modo in cui i media descrivono la crisi Berlusconi non ha risparmiato neanche la Rai, “unica tv di Stato che attacca il governo in carica”. Nel rivolgersi a quelli che chiama “operatori dei media”, Berlusconi ha chiesto “un minimo di benevolenza, nell’interesse di tutti”, visto che “è dannoso, e vorrei dire una parola più dura ma non la dico, per gli interessi di tutti noi il fatto che ci siano dei media che raccontano di una crisi che è pesante, certamente, ma non è tragica o definitiva”.
E proprio ai cittadini il premier chiede di avere fiducia e spiega come il governo sia pronto a mettere in campo tutte le misure necessarie a frenare la crisi e ad attutinerne gli effetti: sono stati approvati 4 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali che vanno ad aggiungersi a quelli già stanziati dalle Regioni e dalla Finanziaria per un totale di 9 miliardi di euro. Bocciata, invece, la proposta dei democratici di un assegno ai disoccupati: “Sarebbe una licenza a licenziare”.
“Chi ha delle azioni e non ha bisogno di fare cassa immediatamente” ha osservato il Cavaliere “si deve più o meno tranquillamente tenere le azioni nel cassetto e aspettare che passi questa crisi” Mentre, ha sottolineato, “se si continua a dare l’impressione che la crisi sia assolutamente tragica questo non fa che spaventare le persone che forse, soltanto per la paura, rischiano di cambiare il loro stile di vita”. Berlusconi è tornato poi a fare l’esempio degli impiegati della pubblica amministrazione che “hanno avuto un incremento” salariale grazie ad una inflazione inferiore a quella tendenziale, grazie al prezzo basso del petrolio e alle tariffe delle bollette.
“Non voglio rispondere qui a ipotesi dell’opposizione circa la garanzia per tutti coloro che perdono il posto di lavoro”, ha detto il premier con riferimento all’assegno di disoccupazione proposto dal leader del Pd Dario Franceschini. “Il sistema attuale” ha aggiunto “è già un sistema che consente di intervenire e modulare gli interventi e di farlo in maniera opportuna e migliore di quella che non sarebbe se adottassimo la misura che è stata preconizzata” che “sarebbe una licenza di licenziare, soprattutto per i piccoli imprenditori e gli artigiani”, i cui dipendenti “godrebbero dell’indennità e continuerebbero a lavorare in nero”. Sarebbe quindi, ha concluso Berlusconi, “un incentivo a licenziare e un incentivo al nero”.
I Tremonti bond, ha poi sottolineato il premier nella conferenza stampa di Palazzo Chigi saranno 10-12 miliardi di euro, a seconda delle richieste e che vanno al patrimonio delle banche. Berlusconi ha spiegato che con questi si potranno “attivare 150 miliardi di euro di finanziamenti alle imprese”. “Nessuno ha fatto più noi in Europa. Noi riteniamo che potremo fare di più, ma è tutto legato alla crisi e alla sua profondità”. Il Cavaliere ha spiegato che in Europa infatti se vi sono stati stanziamenti “più imponenti sono stati per salvare le banche e non come supporto all’economia”.
Le misure varate dal governo in favore del settore dell’auto “stanno dando ottimi risultati” come dimostra il fatto che “le industrie hanno richiamato la quasi totalità dei lavoratori che erano in cassa integrazione”, ha detto il presidente del Consiglio, riferendo di aver ricevuto i “complimenti dal presidente” della casa automobilistica Volkswagen per “l’efficacia” delle misure adottate dall’Italia per contrastare la crisi.
Le parole del presidente del Consiglio sono state commentate con sarcasmo dal segretario del Pd Dario Franceschini: “come fa Berlusconi a dire che la crisi non è drammatica? Lo sa che la cassa integrazione in febbraio è cresciuta del 554% sul 2008? Che ogni settimana migliaia di persone perdono il lavoro”. “Evidentemente” dice l’ex vice di Veltroni, “il premier vive in un bunker dorato e continua a dire di no alle nostre proposte”. Parole condivise da Pierluigi Bersani, che definisce Berlusconi e Tremonti due “giocolieri” che “Raccontano ancora una volta la favola dei miliardi che si impegnano in infrastrutture mentre i fondi sono senza cassa fino al 2010″.

Alla fine (in zona Cesarini, è il caso di dire), Ricardo Izecson dos Santos Leite ha fatto prevalere le ragioni del cuore. Il brasiliano in questione fa il calciatore e gioca nel Milan: tutti lo conoscono semplicemente come Kaka. E da ieri sera continuerà a vestire la maglia rossonera, dopo aver rinunciato alla strabiliante offerta di 18 milioni di euro a stagione da parte dello sceicco Mansour bin Zayed, proprietario del Manchester City.
Al termine di una giornata ricca di colpi di scena, quando ormai l’accordo sembrava fatto tra le due squadre (al Milan sarebbero andati oltre 120 milioni di euro, al giocatore 15 più diritti di immagine e particolari bonus legati agli sponsor), Silvio Berlusconi annuncia poco prima delle 23 che “Kakà continuerà ad essere un giocatore del Milan. Hanno prevalso il cuore e il buon senso. Non potevamo dire di no a quell’offerta, ma lui non ha voluto che si perfezionasse. Ha detto di no e basta. Resta con noi, ci sono delle cose che sono più importanti dei soldi”.
Il giocatore per ore se ne è rimasto chiuso nella sua casa in via Saffi, forse leggendo le centinaia di lettere che il suo portiere gli ha recapitando, segnali di affetto dei suoi tifosi che mai lo vorrebbero vedere andare via. Poi, nella piovosa notte milanese, ha deciso di uscire dalla finestra dell’ultimo piano, battersi più volte la mano sul cuore e baciare la maglietta numero 22 con il suo nome. “Il Milan è casa mia, nemmeno per trenta secondi ho pensato di andare al Manchester City dirà il brasiliano poco dopo la mezzanotte ai microfoni di Milan Channel. Aggiungendo che “tutti i messaggi che mi arrivavano mi dicevano di scegliere con il cuore. E io cosi’ ho fatto. Non è una stata una scelta economica. E’ sempre stato il Milan ad accontentarmi. Devo ringraziare Galliani, Berlusconi, Leonardo che è più di un amico”.
Eppure l’affare era sul tavolo e, secondo qualcuno, anche le firme: 120 milioni di euro al Milan e 15 milioni a stagione per il giocatore. 120 milioni: esattamente il fondo varato con l’ultima Finanziaria per la scuola, dopo le proteste sui tagli soprattutto sollevate dalle scuole paritarie. La cifra vale sei volte la dotazione data con il decreto anti-crisi, varato dalla Camera e ora all’esame del Senato, al fondo affitti per aiutare le famiglie in difficoltà a pagare il canone di locazione. Se fosse stato perfezionato il trasferimento, sarebbe stato il più costoso nella storia calcio: un record storico. Di storico, ora, resta solo il “gran rifiuto”.
Il precedente primato venne stabilito nel 2001 dal Real Madrid, che pagò 75 milioni di euro alla Juventus per avere Zinedine Zidane.
L’affare è sfumato, dunque, ma Kakà vale 130 milioni di euro: lo dice lo sceicco Bin Zayed. Un’offerta del genere apre adesso scenari impensabili. Fino a quanto si potranno spingere le offerte per i più grandi calciatori del mondo? Chissà quanto può valere allora Cristiano Ronaldo, vincitore con lo United (l’altra squadra di Manchester) del campionato inglese, della Champions league, della Coppa intercontinentale e del Pallone d’oro nel 2008 e oggetto di un’altra furiosa trattativa che lo vorrebbe al Real Madrid. Oppure Fernando Torres, che ha trascinato la Spagna alla vittoria del campionato europeo e che nel Liverpool è cresciuto in modo impressionante.
Gli altri fuoriclasse del suo stesso valore andranno presto a battere o dal loro attuale presidente o da qualcun altro, smuovendo un mercato che propone già cifre spaventose. Ibrahimovic sfiora gli undici milioni di euro all’Inter, Kakà al Milan ne guadagna nove, ma è da pensare che andrà dritto dritto a chiedere un aumento dell’ingaggio, il quinto ritocco contrattuale da quando è al Milan. E di conseguenza provocherebbe una scossa tra chi, come Ronaldinho, di milioni ne guadagna “appena” quattro. Bin Zayed è, quindi, l’innesco del mercato di oggi e dei prossimi mesi per tutti.
Oggi tocca allo sceicco, ieri è stato il turno di Abramovic, Moratti, Berlusconi o di società che amministrano una quantità di denaro talmente esponenziale (Manchester United, Liverpool, Real Madrid, Barcellona) che incidono in modo significativo in qualsiasi stagione di mercato: anche se alle spalle di questi club non ci sono appassionati di calcio, ma multinazionali americane o amministratori e società di investimento. Che trattano i giocatori, e di conseguenza le passioni della gente, come semplice merce di scambio.
Gli arabi, comunque, sono pronti a tutto e perso Kakà la campagna acquisti non si è certo fermata. Secondo la stampa inglese, ci sono anche due allenatori che lavorano in Italia nelle mire dei “Citizens”. Il club sarebbe, infatti, pronto a dare la caccia a Josè Mourinho, obiettivo numero uno per la successione sulla panchina del deludente Marc Hughes. Se non si dovesse arrivare al portoghese, la seconda alternativa sarebbe Carlo Ancelotti, attuale tecnico del Milan. Tra i calciatori sarebbe stato messo nel mirino anche un italiano di valore: il centrocampista della Roma Daniele De Rossi. Per lui si parla di una spesa di 50 milioni di euro. Se De Rossi fosse d’accordo, Rossella Sensi non potrebbe dire di no, anzi sarebbe quasi costretta, viste le condizioni economiche non proprio floride della società giallorossa. E poi Adriano o Nilmar, il forte attaccante dell’International di Porto Alegre: un altro angolo di Brasile nell’Inghilterra industriale per un investimento globale di quasi 300 milioni di euro. Nel frattempo si sta perfezionando l’acquisto dell’attaccante del West Ham, Craig Bellamy, prelevato per 14 milioni di euro. Tanto per non perdere l’abitudine a spendere altri quattrini.
Ma con tuti questi nomi, le vittorie sono assicurate? Questa è un’altra storia: non tutti i soldi del mondo costruiscono trofei e leggende.
Il VIDEO servizio:

In Serie A succede di tutto: la prima in classifica si schianta a Bergamo e ne incassa tre, l’ultima in classifica, il Chievo, ferma la corsa del Napoli. Il Genoa è quarto, zona Champions League: non succedeva dal 1991, gli anni di Branco e Aguilera.
Ma tutto passa in secondo piano nel pianeta-pallone di fronte alla telenovela che fa palpitare i cuori milanisti: Kakà se ne andrà alla corte dell’emiro Mansour, il ricchissimo padrone del Manchester City e membro della famiglia reale di Abu Dhabi?
Secondo il quotidiano inglese Daily Star, l’affare è già cosa fatta. Mancherebbe solo la firma del giocatore, ma il padre-procuratore Bosco avrebbe già definito i termini del munifico contratto. Le cifre sono clamorose: 110 milioni di euro al Milan e 15 all’anno al brasiliano.
Per l’Observer, però, una fonte vicina all’emiro avrebbe smentito: “Cifre irrealistiche” e si sarebbe rifatto sotto il Real Madrid con un’offerta da 80 milioni di euro più il gocatore Sergio Ramos.
Da Milano non arrivano conferme. Ieri Kakà ha giocato quello che potrebbe essere stato il suo ultimo match in rossonero, in uno stadio Meazza che non ha smesso di cantare il suo nome per tutti i 90 minuti. Numerosi gli striscioni dedicati al campione brasiliano e critici verso la società, Galliani e Berlusconi, come “Pensavo che il diavolo non potesse vendere l’anima. Mi sbagliavo”. Oggi il giocatore non era presente alle sfilate di Armani, marchio di cui è testimonial come il compagno di squadra David Beckham, il quale si è detto “speranzoso” che Kakà rimanga a Milano.
Il campionato, comunque, va avanti e sorprende: l’Inter di Mourinho finora aveva perso solo nel derby. Oggi è stata sconfitta dall’Atalanta, incassando due gol da Doni e uno da Floccari.
La Juventus ha avuto l’opportunità di ridurre le distanze a un punto, ma l’ha sprecata, fermandosi sull’1 a 1 nel posticipo contro la Lazio (prima rete di Ledesma grazie a un errore di Manninger e pareggio bianconero con una zuccata di Mellberg) . I biancocelesti di Delio Rossi restano un punto sopra la Roma priva di Totti ma in grande ripresa grazie a Baptista, autore del gol della vittoria al 92′ con una spettacolare rovesciata.
La quarta forza del campionato è il sorprendente Genoa di Gasperini, vittorioso in trasferta a Lecce anche senza il “principe” Milito.

Giovane con un’età che va dai 18 ai 34 anni, prevalentemente donna e nel 62% dei casi non si sente in colpa per l’acquisto. Questo l’identikit di chi compra “taroccato” secondo la ricerca realizzata dall’Istituto Piepoli e da Confcommercio. Tra le motivazioni che spingono ad acquistare i “falsi” la convenienza è sempre al primo posto, ma la piacevolezza estetica è indubbiamente rilevante (31% delle motivazioni espresse).
Nello “shopping”, si acquistano principalmente beni non necessari, superflui, che rappresentano qualcosa in più. Se la scelta cade soprattutto su abbigliamento, accessori, elettronica di consumo, libri e oggettistica, il prodotto di marca è percepito come una cosa speciale. Si compra un prodotto “firmato” perché rappresenta uno status symbol, è alla moda, è difficile sbagliare, è rassicurante in quanto certifica una scelta e si ha la sensazione di conseguire un’identità. Il prodotto contraffatto, spiega la ricerca, non è che un’imitazione di un prodotto di marca e si trova facilmente, per le strade senza bisogno di cercarli e sono per lo più prodotti che rientrano nell’area dell’abbigliamento e degli accessori.
A mettere insieme i numeri e il giro d’affari del mercato dei falsi in Italia si superano i 7 miliardi di euro, di cui 3,3 miliardi nei settori abbigliamento, accessori e prodotti multimediali e informatici che hanno registrato nell’ultimo anno oltre 108 milioni di acquisti.
Tanto che “l’Italia” spiega la ricerca “risulta il primo produttore di beni falsificati a livello europeo e il terzo a livello mondiale”. La produzione di “falsi” in Italia risulta strettamente legata agli stessi distretti industriali che operano nella produzione “legale”. I “centri del falso” italiani, d’altronde, ormai molto spesso si pongono unicamente come centri di mediazione, nel senso che tendono a non produrre più ma semplicemente a rifinire, marcare e smistare le merci. E sono principalmente due i canali attraverso cui i prodotti vengono veicolati: le bancarelle abusive degli extracomunitari e il web.
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