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Trasporti difficili: quel bus chiamato desiderio

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di Donatella Marino
Sono distanti 800 chilometri ma accomunate da record negativi. Se a Torino, con una delle reti urbane di trasporto pubblico meno estese, chi abita in periferia fatica a raggiungere il centro, con il risultato che la città ha il minor utilizzo del mezzo pubblico, a Campobasso, dove il parco autobus è antiquato, d’estate si suda nei molti veicoli senza aria condizionata.
Il punto sul sistema del trasporto pubblico locale e sulla gestione della viabilità l’ha fatto la Fondazione Civicum, in un dossier che Panorama ha potuto esaminare in anteprima. L’associazione, fondata senza scopo di lucro cinque anni fa, ha commissionato l’analisi al Politecnico di Milano. Ne è venuta fuori una fotografia variegata. Così è vero che il pensionato, sempre a Campobasso, viaggia praticamente gratis, con il costo del biglietto tra i più bassi, ma ne fa le spese il disabile che raramente trova le passerelle ribassate per salire a bordo. Idem a Cagliari, dove sono pochi i posti dedicati. Andrebbe meglio se vivesse a Trento, unico comune con tutti i veicoli dotati di pianali d’accesso.

L’obiettivo della ricerca era coinvolgere i 20 capoluoghi di regione, però solo la maggioranza ha risposto all’appello e inviato dati, tra cui Ancona, Bologna, Cagliari, Campobasso, Genova, Milano, Palermo, Roma, Torino, Trento e Venezia. “È una cartina di tornasole della difficoltà di far passare la cultura della trasparenza” afferma Federico Sassoli de Bianchi, presidente di Civicum. “Non è la sola: nei bilanci erano indicate le spese comunali, ma non quanto scopo è di fare da pungolo”.
Il secondo passo è stato allargare il tiro a città più piccole ma importanti per peso economico, come Brescia, Novara e Pescara. “Volevamo capire le differenze legate alla dimensione” chiarisce Giovanni Azzone, prorettore al Politecnico e coordinatore della ricerca. “Abbiamo visto che non è un fattore che incide molto. Pesa di più il divario Nord-Sud. In ogni caso il comune perfetto, con tutti i parametri a posto, non esiste”. E quanto a indicatori ne sono stati esaminati molti.
A partire dalle spese. È emerso che i 15 comuni, con 7,9 milioni di abitanti complessivi (13 per cento della popolazione), spendono in media 77 euro pro capite per la gestione del trasporto pubblico locale e 35 per la viabilità. A questi vanno aggiunti gli investimenti, dall’acquisto di nuovi mezzi alla costruzione di infrastrutture o, sull’altro versante, la manutenzione delle strade.
La ricerca li riporta: il record positivo è di Roma (oltre 350 euro a testa per la voce trasporti), la maglia nera di Cagliari. “Ma va sottolineato che queste cifre sugli investimenti consentono un confronto meno significativo” avverte Azzone. “Possono oscillare nel tempo e qui è considerato il solo 2007″. A Cagliari, per esempio, negli ultimi tre anni sono stati spesi 9,8 milioni di euro per informatizzare il parco mezzi e la rete con sistema satellitare di controllo e display, sono stati acquistati 55 nuovi autobus, con piattaforme per disabili, e si punta ad altri 170 entro il 2010. C’è pure uno stanziamento iniziale per costruire la prima metropolitana. “Siamo gli ultimi? ” commenta il sindaco Emilio Floris. “L’auspicio è che diventeremo i primi”. Anche a Torino sono state aggiunte quattro stazioni della metropolitana e si sta lavorando per altri 6 km di linea entro il 2011.
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I passeggeri secondo i dati della Gtt (Gruppo Torinese Trasporti, una S.p.A. di proprietà della Città di Torino), l’azienda comunale, nel 2008 sono passati da 40 mila a 90 mila. Inoltre è stato avviato un servizio autobus notturno di 10 linee. Resta il fatto che Torino e Cagliari, in un ulteriore approfondimento svolto dal Politecnico per Panorama, sul totale delle spese comunali dedicano a trasporti e viabilità solo, rispettivamente, il 5 e il 2 per cento.
Mentre spicca il 16 di Genova, seguito da Roma (15) e Venezia (14), il cui sistema di trasporto pubblico è strutturalmente oneroso. Genova è fra le città che devolvono al settore più entrate tributarie (32 per cento), come Roma (31) e Brescia (25). Nel dossier Genova e Roma hanno valori doppi rispetto alla media nazionale anche sulla spesa pro capite (il minimo è di Palermo, con 8 euro).
Non stupisce quindi, considerato l’impegno finanziario del comune, che chi vive a Genova possa trovare fermate praticamente ovunque. Il rapporto tra chilometri di rete di trasporto pubblico e chilometri di strade urbane a Genova tocca il 95. Al Sud la cifra è 40 mentre al Nord è 60. Al crescere della qualità del servizio aumentano i passeggeri. L’assalto, in rapporto al totale degli abitanti, lo registrano Venezia, Roma e Milano, però non bisogna trascurare l’apporto di turisti e pendolari. Si usa invece più l’automobile a Novara e a Campobasso, città che non ha ancora definito livelli minimi essenziali del servizio.
Il confronto con l’Europa sfata il luogo comune di uno scarso utilizzo dei trasporti pubblici: la media italiana è inferiore solo a Londra, Manchester e Lione. E la produttività (rapporto tra numero di passeggeri e numero di dipendenti)?
In testa alla classifica c’è Roma, poi Milano e Brescia. Roma batte Milano anche sul numero di chilometri percorsi per veicolo. Quanto a comfort e servizi, bene va ai triestini, con il record di mezzi climatizzati, meglio ai bresciani, con i bus più veloci. Sul fronte dei prezzi (calcolati al minuto, per omogeneità), il biglietto medio costa 1,34 centesimi. Le più care? Bologna, Trieste e Venezia (1,67 centesimi).
L’intero dossier sarà consultabile sul sito della fondazione.

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Sciopero a metà: traffico intenso e qualche disagio

Sciopero mezzi pubblici a Roma

A sentire i sindacati autonomi che hanno proclamato lo sciopero nazionale di venerdì 15 nel trasporto pubblico locale, sono rilevanti i primi dati sull’astensione dal lavoro. In una nota, la Cub (confederazione unitaria di base) - che ha indetto la protesta assieme a Cobas e Sindacato dei Lavoratori - precisa che a Venezia si registra una media del 80% nel trasporto urbano, 60% in quello extraurbano e 50% nel marittimo; a Trieste una media del 43%; a Bologna 55%. Sono fermi, secondo quanto riferisce la Cub, i trasporti extraurbani a Catania, Agrigento e Caltanissetta; forti disagi a Palermo.
Si tratta, si legge nella nota, “di percentuali destinate a salire dopo la seconda fascia di garanzia, che sarà diversa di città in città”. I dati “confermano la bocciatura da parte dei lavoratori di un’intesa tutta a loro sfavore”, commenta Giampietro Antonini, coordinatore della Cub trasporti. “È infatti inaccettabile un adeguamento salariale che è pari ad un caffè al giorno, la possibilità di una deroga peggiorativa nei contratti aziendali, l’allungamento da due a tre anni della scadenza del contratto nazionale, ed ulteriori limitazioni al diritto di sciopero, già fortemente compresso”.
Nei fatti, tuttavia, ha vinto più l’effetto annuncio che la serrata: per non rischiare, molti pendolari hanno preso i mezzi prima del solito, congestionandoli. E molti hanno preso l’auto, congestionando il traffico, anche se non si registra un blocco totale del servizio.In una nota sul proprio sito l’Atm, azienda trasporti milianesi, ha informato che “alle 10.30 le metropolitane funzionano regolarmente. In superficie 25 mezzi su cento sono rientrati in deposito”. Ricordando che la prima fascia di sciopero è iniziata alle 8.45 e si concluderà alle 15. Come comunicato sul sito del Comune di Milano, per l’intera giornata di venerdì 15 maggio il provvedimento Ecopass è sospeso.
Anche a Roma, comunica l’Atac, è regolare il servizio sulle due linee della metropolitana e sulle ferrovie Roma-Lido e Roma-Viterbo, con qualche leggera riduzione a livello locale. L’adesione presso l’azienda Trambus che gestisce le linee centrali e di Ostia è del 24 per cento. Lo sciopero nella Capitale si concluderà alle 17, momento in cui inizierà la fascia per garantire la mobilità di studenti e pendolari, per poi riprendere dalle 20.
Molto bassa la percentuale di adesione allo sciopero dei lavoratori del trasporto pubblico a Napoli. Secondo la prima stima diffusa dall’Azienda napoletana mobilità nei depositi sono rientrati appena il 10,5 per cento dei mezzi in servizio.

Il Nord sotto la neve. Disagi in strada e aeroporti chiusi

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Ancora neve. Da 30 ore, quasi ininterrottamente, nevica su Milano, dove si sono accumulati 28 centimetri di neve (qui le IMMAGINI).
Ma i fiocchi stanno cadendo in tutta la Lombardia, e su tutto il Nord, e solo nel pomeriggio di oggi 7 gennaio è prevista un’attenuazione del fenomeno. I milanesi tornano quindi al lavoro con notevoli disagi: 320 operatori dell’Amsa, con mezzi spargi-sale e spala-neve, sono al lavoro per pulire le strade cittadine, ancora molto coperte da uno spesso strato bianco e scivolose. Interventi che tuttavia non sono bastati a pulire le strade, che, a metà mattina (come segnalano anche molti lettori) erano ancora impraticabili.

Al momento funzionano regolarmente i tram e le linee metropolitane. La circolazione dei veicoli, invece, è difficile non solo per la neve ma anche per la caduta di tre alberi, che per fortuna non hanno fatto feriti. Numerose, stamattina, le richieste di intervento ai vigili del fuoco per alberi, rami e cavi elettrici pericolanti.
Sulle tangenziali si viaggia senza particolari difficoltà, mentre sulle autostrade A21 e A7 c’è il blocco ai mezzi pesanti. Difficoltà sulla statale 336, in direzione Malpensa, dove, a causa di un grave incidente in località Somma Lombardo, il transito è stato ridotto a una sola corsia. In funzione le linee delle Ferrovie Nord, Malpensa Express compreso, anche se con ritardi fino ai 50 minuti. Oltre a Milano, nevica con particolare intensità soprattutto sulle province di Lodi, Pavia, Mantova, Como e Lecco; localmente sono caduti fino a 45 centimetri di neve.
A Linate e Malpensa “l’attività aeroportuale è stata sospesa fino alle 13″. E sono chiusi anche gli scali di Orio (Bg) e Caselle (TO). Lo ha reso noto la Sea, precisando che la decisione è stata presa dai Comitati Neve dei due aeroporti - Enac, Enav, Sea, Compagnie aeree ed enti aeroportuali - a causa del “perdurare delle avverse condizioni meteo e vista l’estrema difficoltà del personale aeroportuario e delle compagnie aeree a raggiungere gli aeroporti di Linate e Malpensa”.
Nel capoluogo lombardo e in quello torinese le scuole sono comunque rimaste aperte, contrariamente a quanto deciso a Genova e in altri comuni della Lombardia e del Piemonte (a Lecco e in parte della provincia di Bergamo gli istituti scolastici rimarranno chiusi, così come tutte le scuole delle province di Vercelli. Nel Verbano-Cusio-Ossola, invece, restano chiuse di sicuro soltanto le scuole secondarie superiori, di competenza della Provincia, mentre ogni Comune ha deciso in modo autonomo sulle scuole primarie e dell’infanzia). Decisione che ha fatto infuriare non pochi milanesi. Anche perché, in molti casi, i bambini e i ragazzi sono stati rimandati indietro, visto che non è stata garantita la consegna dei pasti

A Genova si registrano disagi al traffico soprattutto sulle zone collinari. In provincia sono in azione una ventina di mezzi spazzaneve per liberare le strade. La decisione di sospendere le lezioni negli istituti scolastici è stata presa dal comitato operativo per le emergenze riunito in permanenza. La neve ha creato disagi soprattutto nell’entroterra, sulle alture del genovese e savonese.

Autostrade per l’Italia ha reso noto che nevica da oltre da oltre 36 ore su oltre 800 km della rete del gruppo: la società non segnala disagi per la circolazione, grazie ai piani di intervento che stanno interessando il centro-nord. Facendo il punto della situazione, alle ore 7:30 risultano interessate dal fenomeno l’A1 Milano-Napoli, tra Milano e Modena; l’A4 Milano-Brescia; l’A8 Milano-Varese; l’A9 Lainate-Como-Chiasso; l’A7 Milano-Genova, tra Serravalle e Genova; l’A10 Genova-Savona; l’A12 Genova-Sestri Levante; l’A26 Genova Voltri-Gravellona Toce; l’A6 Torino-Savona; il Traforo del Monte Bianco.
Il piano operativo per il solo nord-ovest ha coinvolto - informa un comunicato della società - oltre 800 tra uomini e mezzi per la viabilità e per le operazioni spazzaneve e spargisale. Fino alla serata di oggi si prevedono precipitazioni nevose che potranno interessare anche l’Emilia e l’appennino Tosco-Emiliano tra Bologna e Firenze. Autostrade per l’Italia spiega che alla luce delle previsioni meteo avverse e per evitare disagi ad automobilisti ed autotrasportatori, “le prefetture liguri e del basso Piemonte hanno disposto il divieto di circolazione per tutti i mezzi con massa superiore alle 7,5 tonnellate. Il divieto sarà mantenuto fino al termine delle nevicate intense”. Potranno inoltre essere attivati “protocolli di filtraggio dinamico mezzi pesanti/controllo catene” e di regolazione dei flussi di entrata ai caselli. Inoltre, si potranno riscontrare tempi di percorrenza elevati a causa delle operazioni di controllo dotazioni neve ed a causa dei mezzi spazzaneve. Automobilisti ed autotrasportatori vengono invitati a verificare la manutenzione dei veicoli, a dotarsi di catene a bordo o pneumatici invernali e, comunque, a partire solo in caso di effettiva necessità.
Automobilisti ed autotrasportatori vengono invitati a verificare la manutenzione dei veicoli, a dotarsi di catene a bordo o pneumatici invernali e, comunque, a partire solo in caso di effettiva necessità. Un altro consiglio è quello di mantenersi costantemente informati sulle condizioni meteo e di viabilità ascoltando Isoradio 103.3 fm, Rtl 102.5 e prestare attenzione ai pannelli a messaggio variabile lungo la rete.

Tagli alla Difesa: e le stellette staranno a guardare

Il contingente italiano in Libano
di Stefano Vespa
La manutenzione dei mezzi e l’addestramento degli uomini scendono pericolosamente di livello, l’efficienza e la capacità operativa si riducono e di questo passo l’Italia non potrà più contribuire ai livelli attuali (in qualità e quantità) alle missioni. Con la Legge finanziaria 2008 torna una domanda: che ruolo si vuole che abbia l’Italia? L’allarme è arrivato dal ministro della Difesa, Arturo Parisi, illustrando gli stanziamenti alla commissione Difesa del Senato. Nella scorsa legislatura i tagli sono stati pesanti, in quella attuale sono stati inferiori, ma sempre tali da mettere in difficoltà le Forze armate.
Vediamo i numeri. Alla Funzione difesa (Esercito, Marina e Aeronautica) sono destinati 15,223 miliardi, il 5,4 per cento in più dell’anno scorso. Il costo del personale però sfiora il 60 per cento, agli investimenti tocca il 23,84 e all’esercizio appena il 16,52 per cento. Inoltre, l’accantonamento di risorse previsto dalla Finanziaria 2007 per il contenimento della spesa riduce i fondi effettivamente disponibili.
Esercizio significa manutenzione e addestramento. Spiega il generale Vincenzo Camporini, capo di stato maggiore dell’Aeronautica: “Un pilota deve addestrarsi almeno 150 ore l’anno, in ogni caso mai sotto le 120 ore. Con questi fondi, per consentire ad altri di addestrarsi al meglio, qualcuno resterà a terra, sarà costretto a un nuovo ciclo addestrativo e alla fine ci costerà di più”.
La Nota aggiuntiva allo stato di previsione per il 2008 è un allarme continuo. L’Esercito vedrà ulteriormente penalizzata “l’efficienza operativa e la qualità della vita del personale” e “si renderà estremamente difficile poter garantire tutti gli impegni assunti” a livello internazionale. Per la Marina non si frenerà il “decadimento” dei mezzi, delle infrastrutture “e dello stesso fattore umano”. Nella Nota i bilanci degli ultimi anni sono paragonati a quello del 2004: la voce Esercizio per il 2008 è in calo del 31,2 per cento rispetto a quattro anni fa, anche se meno del 2006 e del 2007.
I fondi della Finanziaria 2008 per la funzione Difesa
Gli investimenti fanno venire l’orticaria alla sinistra radicale, ma i mezzi vanno rinnovati (con piani pluriennali). Così, tra l’altro, vengono rifinanziati cingolati e blindati dell’Esercito; la portaerei Cavour e le fregate Orizzonte e Fremm della Marina; Eurofighter, F16, Jsf, C130J ed elicotteri dell’Aeronautica.
Non se la passano bene nemmeno i Carabinieri (Funzione sicurezza): 5,358 miliardi di cui il 93,2 per cento per il personale e solo lo 0,2 (116 milioni) per investimenti, nonostante la necessità di rinnovare autovetture ed elicotteri. “Professionalmente siamo al livello dei più importanti paesi europei” rileva il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri (Ds). “Per mantenere questo standard, però, occorrono scelte sia politiche sia finanziarie: il modello di difesa più snello verso cui stiamo andando costa inizialmente. Inoltre, bisogna capire se vogliamo mantenere il ruolo e le ambizioni internazionali attuali”.
Più snello significa più efficiente: ci sono troppi marescialli e pochi sergenti e volontari di truppa. Mancano soldi per lo scivolo pensionistico degli esuberi né si agevola il passaggio ad altre amministrazioni “che dev’essere volontario” ribadisce il generale Domenico Rossi, presidente del Cocer Difesa (l’organo di rappresentanza). Il quale batte cassa: “Sul patto per la sicurezza c’è una grave mancanza di risorse per il rinnovo contrattuale del biennio 2008-2009″. D’accordo che i militari non scioperano, però…

Firenze: il tram chiamato discordia


“Firenze non è Disneyland, con tram superveloci che sembrano metropolitane a cielo aperto, sfiorano pericolosamente i monumenti del centro e non permettono ai turisti di gustare le bellezze della città. È una questione di logica e di buon gusto. Domenici vuole fare l’americano sulla pelle dei fiorentini”.
La posizione di Paolo Bonaiuti, fiorentino, portavoce di Silvio Berlusconi, arriva direttamente da Palazzo Grazioli a Roma. “Purtroppo, ormai, è diventata solo una questione politica perché io sono al mio secondo mandato ed evidentemente il centrodestra è già in campagna elettorale” ribatte da Palazzo della Signoria il sindaco diessino, Leonardo Domenici.

Motivo del contendere, tre nuove linee tranviarie. La prima, dalla stazione di Santa Maria Novella a Scandicci, in allestimento, sarà pronta nel 2008. Per la seconda, quella che ha sollevato più polemiche, con tragitto aeroporto-Duomo-piazza della Libertà, deve ancora aprire il cantiere. Così come anche per la terza linea: dall’Ospedale di Careggi a Fortezza. Entrambe saranno finite, almeno sulla carta, nel 2010.
I tram, color argento con una striscia rossa, lunghi 32 metri, alti 3 metri e 30, larghi 2, capienza 202 persone, sono al momento in costruzione negli stabilimenti Ansaldo Breda. Tram già utilizzati a Milano, Napoli e Atene. “Molto simili al numero 8 che a Roma parte da largo Argentina” spiega il tecnico che si è occupato del progetto, Gabriele Ottanelli, mostrando a Panorama parte del cantiere aperto tra la Stazione e il parco delle Cascine.

“Tutte le accuse” dice a Panorama Giuseppe Matulli, vicesindaco e assessore alla Mobilità fiorentina, “sono infondate: la zona del centro sarà interamente pedonalizzata, quindi passerà un solo tram e non più tanti autobus inquinanti come adesso. Vibrazioni non ce ne saranno per via di speciali cuscinetti posti sulle rotaie. E comunque la zona del Battistero sarà libera finalmente dalle macchine. Per quanto riguarda i muretti di contenimento, sono semplici cordoli”.
Ma la questione è tutt’altro che chiusa. Nei giorni scorsi sono intervenuti il cardinale Ennio Antonelli, l’ex sovrintendente Antonio Paolucci, decisamente contrario al percorso in centro, nonché il direttore generale per i beni culturali della Toscana Mario Lolli Ghetti, che invece chiede solo che “la tramvia sia ben fatta”.

Ci sono poi i più oltranzisti. Un consigliere comunale dell’Udc, Mario Razzanelli, lancia l’idea di un referendum, sebbene i lavori siano già in corso. E sono attivi almeno due comitati antitram. Da un lato l’architetto Luciano Ghinoi (”Questa è una metropolitana di superficie che taglia in due interi quartieri”), dall’altro Mario Bencivenni, presidente del “comitato del quartiere quattro”, che aumenta il carico: “Per fare le rotaie hanno devastato il parco delle Cascine”.
Commenta con Panorama l’ex ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli, di An, toscano doc: “Piuttosto che pensare a una tranvia, nella zona Battistero-Duomo dovrebbe essere creato un parco culturale del Rinascimento: il centro di Firenze è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Qualcuno ha mai pensato di far passare un tram in piazza Navona a Roma, nella piazza dei Miracoli a Pisa o in altri luoghi simbolo della cultura italiana?”.

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