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Michela-Vittoria-Brambilla


«In questo palazzo c’erano le ragnatele. Ora è un luogo vivo, produttivo. E lo sarà ancora di più con l’approvazione definitiva del codice del turismo. Una vera e propria riforma». Roma, via della Ferratella in Laterano 51, ministero del Turismo: è tutto in ordine, la gentilezza delle persone è estrema, il controllo di Michela Vittoria Brambilla pure. Non poteva essere diversamente: il ministro definisce il dicastero «un’azienda», se stessa «un’amministratrice delegata», il turismo, va da sé, «il core businnes». Continua


Il fantino Luigi Bruschelli (S) detto Trecciolino in azione durante il palio dell'Assunta per la contrada della Torre con il cavallo Berio in una foto del 16 agosto 2005 a Siena (Ansa)
Si può capire l’entusiasmo con cui gli animalisti hanno accolto la proposta del ministro del Turismo di abolire manifestazioni come il Palio di Siena perché crudele con gli animali. Così come è anche comprensibile il duro comunicato con cui il Carroccio ha sottolineato che “non accetterà mai l’abrogazione di feste simili”. Continua
“Sono allibita. Mai fatto, né pensato alcun gesto apologetico verso il regime fascista, per cui non ho mai mostrato indulgenza e men che mai simpatia”.
Così il ministro per il turismo, la rossa (ma solo per il colore dei capelli, of course) Michela Vittoria Brambilla, ha replicato decisa alla polemica montata, con il passare dei giorni, sulla vicenda del presunto saluto fascista fatto dal ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla a Lecco alla festa dei carabinieri il 5 giugno scorso.
Lei era sul palco e la sua colpa è stata quella di… salutare il pubblico. Ma è stata sorpresa dal fotografo con il braccio alzato e subito qualcuno ha azzardato: il ministro fa il saluto romano.
Un affaire che ha fatto insorgere l’opposizione, che ha chiesto, attraverso alcuni esponenti del Pd, le dimissioni per apologia di fascismo con preventivo chiarimento in sede istituzionale. “Una vergogna senza limiti”, aveva spiegato il capogruppo in Commissione Attività produttive della Camera Andrea Lulli: “l’onorevole Brambilla non faccia finta di non capire”. Il filmato che la ritrae alla festa dei carabinieri di Lecco “non lascia dubbi e mostra chiaramente il ministro del Turismo fare il saluto romano alla fine dell’esecuzione dell’inno nazionale”.
Molto dura, come al solito, la presa di posizione di Beppe Grillo, che sul suo blog così scrive: “Littoria Brambilla ha prestato giuramento alla Repubblica e alla Costituzione come ministro. Per coerenza, durante la festa dei Carabinieri a Lecco, dopo l’Inno di Mameli, ha fatto il saluto romano. Si è fatta prendere dall’entusiasmo. I Carabinieri, benemeriti per aver arrestato a suo tempo Mussolini su ordine del Re, non l’hanno imprigionata per vilipendio alla Repubblica aggravato dalla carica istituzionale. Littoria ogni mattina si guarda allo specchio e si chiede: ‘Chi è la ministra più bella del Reame?’. Lo specchio non risponde, ma lei sa in cuor suo di essere solo la seconda classificata dopo la Carfagna e prima della Gelmini”.
“Ma davvero” ha sottolineato il ministro replicando a tutti “qualcuno in buona fede può pensare che un fermo immagine con la mano alzata, come ne esistono di Berlusconi e D’Alema, di Obama e di Fini, di Bertinotti e Cossiga, possa farmi passare per un ‘ministro che fa il saluto romano?’”.
E soprattutto: “Perchè mai avrei dovuto esibirmi pubblicamente in un gesto tanto condannabile quanto ingiustificato, appena nominata ministro, senza che mai, dico mai, in passato vi siano tracce di miei atteggiamenti, anche velati, in questo senso?”. Quindi, il chiarimento finale: “mai fatto, nè pensato di fare alcun gesto apologetico del regime fascista verso cui non ho mai mostrato indulgenza e men che meno simpatia”.
Il VIDEO della festa dei carabinieri il 5 giugno scorso:
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La promozione a ministro di Michela Vittoria Brambilla e Ferruccio Fazio (rispettivamente al Turismo e alla Sanità) scuote la maggioranza. Berlusconi è intenzionato a portare a termine il rimpasto di governo il più in fretta possibile, perchè nei due settori “c’è bisogno di un coordinamento centrale”. Per questo i due sottosegretari saranno fatti ministro.
Questo è l’unico cambiamento che si prospetta nella squadra di governo, “di cui sono molto contento”, dice il premier. Ma le rassicurazioni di Berlusconi non convincono le altre componenti della maggioranza. L’altolà della Lega è giunto per bocca di Roberto Calderoli che sabato aveva stoppato la proposta di Berlusconi. Inaspettatamente, però, un secondo stop alla nomina di Fazio e Brambilla, entrambi di Forza Italia, arriva dal capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri (di An) secondo cui le nomine sarebbero una manovra che “costringerebbe a riaprire il manuale Cencelli e a ridiscutere tutto. Sarebbe una lotteria. Meglio evitare”.
Marcello Dell’Utri, uno degli uomini più vicini al presidente del Consiglio, dà per certa la “promozione” di Fazio e della Brambilla: “Nella maggioranza non ci sono malumori” assicura il senatore di Forza Italia al quotidiano online Affaritaliani.it “è solo un pò di dialettica interna. Berlusconi ha annunciato da tempo che quelle due posizioni, la Sanità e il Turismo, sono molto importanti. Macché malumore della Lega… e poi non è che Alleanza Nazionale può pensare di avere una contropartita. C’è solo il Popolo della Libertà. Punto e basta. Poi una contropartita dove? Al Commercio con l’Estero… su dai. Non esiste”. Ma le certezze di Dell’Utri non convincono i leader di An che ribadiscono le loro perplessità sulla nomina di due nuovi ministri.
Nulla da dire sulle persone candidate alla promozione, Fazio e Brambilla, ma un eventuale ritocco comporterebbe un riequilibrio complessivo della squadra di palazzo Chigi, fanno sapere da via della Scrofa. Andrea Ronchi, ministro per le Politiche europee, ribadisce che “la leadership di Berlusconi non è in discussione, ma se fossero nominati due nuovi ministri, allora si dovrà tener conto dell’equilibrio complessivo del governo”. Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl, sottolinea che “per fare dei nuovi ministri ci vuole una legge. E per fare una legge, ci vuole una proposta del governo. Allo stato, non c’e niente in questo senso. Se ci sarà, allora vorrà dire che ne discuteranno in primo luogo al Consiglio dei ministri”. In quella sede, spiega, ci sono ministri che rappresentano An, e “ognuni dirà la sua. Ma, al momento, non c’è nulla”.
Anche il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ripete che l’arrivo di nuovi innesti comporterebbe necessariamente “una ridiscussione di tutto l’impianto” dell’esecutivo. “Se si vogliono nominare due nuovi ministri -precisa- non ci sono problemi, ma è evidente che non si può svincolare questo dalla discussione di un impianto generale”. L’ipotesi di allargare la squadra del governo non piace neppure alla Lega Nord. Calderoli si dice “perplesso” su nuovi ingressi al governo perchè “più ministri a Roma si traduce in meno ministri sul territorio”. In particolare, a preoccupare la Lega è la promozione di Fazio al dicastero della Salute che rappresenterebbe una “minaccia” per il federalismo fiscale. “Sanità e turismo” precisa infatti il coordinatore delle segreterie leghiste “sono materie di competenza regionale e” avverte ancora Calderoli “nel momento in cui si fa il federalismo non si possono accentrare due materie come queste”.
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Fare la lista dei ministri è più facile che assegnare le poltrone dei sottosegretari. Dove da sempre si scatenano gli appetiti più grandi (soprattutto di chi non è rientrato nell’infornata dei dicasteri). E anche il Berlusconi quater - nonostante il decisionismo del Cavaliere, messo in evidenza da tutti, e le indubbie novità apportate nella formazione del governo - paga questo pegno alla vecchia politica.
La nomina dei sottosegretari, che era prevista per questa mattina alle 11, è slittata a questa sera. Ci sono da completare 37 caselle (non è ancora certo se la minaccia di Berlusconi di non assegnare i posti di viceministro verrà messa in atto o meno) che sommate ai 21 ministri, al premier e a Gianni Letta comporranno la squadra fatta da 60 persone.
Il motivo del rinvio? Lo ha spiegato uscendo da palazzo Chigi la neo ministro aennina Giorgia Meloni: “Stiamo finendo di discutere…”. Salvo sorprese dell’ultima ora i viceministri dovrebbero esserci, ma il loro numero sarà notevolmente ridotto (quattro o cinque) rispetto ai nove previsti in precedenza. Secondo le ultime indiscrezioni resterebbe aperta la partita interna ad An per l’indicazione dei candidati ad un incarico nel nuovo esecutivo: tra i papabili, Mario Landolfi, Pasquale Viespoli, Adolfo Urso e Alfredo Mantovano. Proprio quest’ultimo non sarebbe gradito dalla Lega come vice all’Interno perché farebbe ombra a Maroni.
I boatos continuano a dare in pole position Roberto Castelli della Lega alle Infrastrutture con una delega di peso al Nord. Sembra proprio che dalle parti del Carroccio si consideri come punto fermo questo posto da vice all’ex Guardasigilli. Per Forza Italia restano tra i più accreditati Paolo Romani per la delega alle Comunicazioni. In ballo ci sono anche Guido Crosetto (Difesa) e Mario Mantovani (Infrastrutture). Sono alte le quotazioni per un posto di sottosegretario per Luigi Casero (Economia), Fabio Gava, Rocco Crimi (allo Sport), Stefania Craxi (agli Esteri), Maria Elisabetta Casellati, Giuseppe Vegas. Viene dato per certo Francesco Giro come sottosegretario ai Beni culturali.
Per il Carroccio corrono per un incarico di sottosegretario Daniele Molgora, Michele Davico e Giampaolo Dosso. Per l’Mpa verrebbe affidato a Giovanni Pistorio il ruolo di sottosegretario alle Infrastrutture. Mentre alla Salute gira sempre il nome del tecnico Ferruccio Fazio, ma non si escludono novità a con cui spesso il Cavaliere ha abituato la platea politica.
C’è poi il caso Michela Vittoria Brambilla, la presidente dei Circoli della libertà potrebbe entrare nel team di Palazzo Chigi come sottosegretario con delega al Turismo, anche se alcuni parlano ancora per lei di un viceministero.
Ma i problemi tra An e Forza Italia non esauriscono il mal di testa per il Cavaliere, che se ne sta chiuso nella sua residenza romana a palazzo Grazioli. Ci sono anche tutti i cosiddetti piccoli, dai socialisti di Stefano Caldoro e Stefania Craxi ai Repubblicani di Francesco Nucara, fino ad Alessandra Mussolini e all’Mpa che reclamano un posto al sole…
Tanto più dopo che Gianfranco Rotondi, con un blitz in pieno stile democristiano, ha piazzato la zampata l’ultimo giorno utile ed è diventato, unico tra i ‘nanetti’ del Pdl, ministro.
Con la nomina dei sottosegretari il Berlusconi quater sarà al completo. Da domani iniziano i riti della fiducia parlamentare. Appunto i riti, visto che dati i numeri scontati non saranno altro che delle formalità. Intanto il Cavaliere ha pronto il canovaccio dei discorsi che pronuncerà di fronte al Parlamento. Ribadirà che le promesse, per la verità non esagerate, fatte in campagna elettorale verranno mantenute. Niente bacchette magiche. Il Cavaliere starebbe ancora studiando il suo intervento ed è molto probabile che possa scegliere di sottolineare l’importanza di tenere aperto il dialogo con l’opposizione sulle riforme costituzionali e istituzionali: anche se la vicenda Travaglio-Schifani è considerata dal centrodestra un bastone tra le ruote del carro del dialogo. Così come che non mancherà di ricordare le difficoltà dell’economia internazionale e le zone d’ombra di quella italiana. Senza per questo rinunciare a rassicurare gli italiani di voler mantenere la parola data sulle priorità programmatiche del Pdl: dall’abolizione dell’Ici, alla detassazione degli straordinari passando per l’urgenza del capitolo sicurezza e per la questione centrale dei rifiuti.
Intanto il premier ha chiamato il leader del Pd Walter Veltroni. In una nota diffusa dall’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio si legge che “alla vigilia della presentazione del governo in Parlamento per la fiducia, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha telefonato al leader dell’opposizione, on. Walter Veltroni. Il presidente Berlusconi e l’on. Veltroni hanno concordato di vedersi dopo il voto di fiducia per avviare un confronto continuativo tra maggioranza e opposizione”.
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di Romana Liuzzo
C’è chi l’ha ribattezzata falange rosa, chiedendo il 50 per cento di candidature femminili sia alla Camera sia al Senato. Come Vittoria Franco, presidente della commissione cultura del Pd. E chi invece si infastidisce al solo pensiero, stufa di sentir parlare di quote rosa. “Chiamiamole piuttosto quote… fucsia. È essenziale valorizzare le donne brave, sarebbe un boomerang chiedere una maggiore rappresentanza nella classe dirigente (politica e non) solo perché donne. Significa che ci accontentiamo di una Barbie” spiega a Panorama Giulia Bongiorno, candidata per il Lazio di An per il Popolo della libertà. “La mia campagna elettorale non punterà su effetti speciali: sono convinta che la gente sia stanca di promesse e voglia concentrarsi sulla qualità dei componenti della classe dirigente. Parlerò di giustizia e di donne. Dove? Da qualche giorno mentre corro per il centro storico di Roma fin su a Villa Borghese la gente mi fa tante domande sul futuro politico: io con un po’ di fiatone mi fermo. Ma poi riprendo la corsa. Ecco, forse la campagna elettorale la farò così perché non si può attendere più. È giunto il momento di correre, correre, correre” conclude l’avvocato di Giulio Andreotti.
Donne all’attacco, anche perché, al di là delle promesse, c’è il sospetto che alla
fine la forte presenza femminile in Parlamento resterà un’utopia confinata nel limbo delle buone intenzioni. Nelle liste del Pd si sono rivelate, in molti casi, semplici specchietti per le allodole. A Milano, per esempio, solo tre candidate sulle 15 presentate hanno ragionevoli possibilità di essere elette.
Destra e sinistra un’idea comune sembravano averla. “La campagna elettorale? Famola strana” per dirla con Carlo Verdone. Walter Veltroni ha chiesto ai dirigenti delle 110 province un tour elettorale innovativo (”non solo comizi, voglio visitare luoghi simbolici e andare a pranzo nelle case delle famiglie”).
E mentre il leader del Pd e la Sinistra arcobaleno si inseguono sui voti di gay e trans (il Pd candida Paola Concia, fondatrice di Gayleft, e la Cosa rossa risponde con l’ex deputato di Rifondazione Vladimir Luxuria), ad appoggiare La destra di Francesco Storace, con Daniela Santanchè candidata premier, ecco la sorpresa: la giornalista sportiva Paola Ferrari, nuora di Carlo De Benedetti: “Sono da sempre una donna di destra e Santanchè è una cara amica” spiega.
Madri e bambini insieme, con indosso una maglietta: “Forza Stefy”. Solo Gianmaria, il figlio della candidata siciliana Stefania Prestigiacomo, ne avrà una diversa. Ci sarà scritto: “Forza mamma”. “Saranno 60 giorni molto pesanti, andremo per la strada, nelle palestre, nei mercati in tutta la Sicilia orientale, Siracusa, Messina, Ragusa” spiega l’ex ministro per le Pari opportunità del governo
Berlusconi. “Non terremo comizi, piuttosto staremo in mezzo alla gente, io e le mie collaboratrici con i figli. Tutte insieme tra la folla”.
Da un capo all’altro dell’Italia in mezzo al popolo (ma in Lombardia e per il Pd) Linda Lanzillotta. L’ex ministro per gli Affari sociali avrà il suo bel daffare. “La gente in questo momento è esasperata, percepisce una politica lontana. Non terrò comizi, il rapporto deve essere dialettico e molto femminile. Farò campagna elettorale al mercato, dove ho proseguito ad andare mentre ero ministro, in autobus e con gli amici dei figli”.
Orizzonti diversi per Michela Vittoria Brambilla. Il presidente dei Circoli della libertà, ridimensionata da Silvio Berlusconi sui seggi (partita da 30 posti, sarebbe scesa a 10, ma difficilmente riuscirà ad averne cinque), spiega a Panorama: “I tempi di questa campagna elettorale sono stretti. Ma almeno sulle grandi questioni vorremmo adottare il metodo delle primarie con i gazebo dei Circoli della libertà. L’idea del pullman di Veltroni non è originale: noi abbiamo un bus che sta girando l’Italia da dicembre, senza grancassa mediatica, ma con l’obiettivo di far partecipe tutto il Paese della novità del Popolo della libertà (che, è meglio ricordarlo, non è nato in febbraio, ma il 18 novembre) per raccogliere adesioni, idee, proposte”.
Sulla guerra dei seggi si fa sentire anche Alessandra Mussolini, ex Alternativa sociale, confluita nel Pdl: “Non vorrei fare la figura della venditrice di tappeti che chiede otto per avere quattro. In quanto alla campagna elettorale, ho sempre fatto di tutto, pure attaccare manifesti con l’aiuto delle figlie”.

Laura Ravetto (foto sopra, candidata del Pdl, Lombardia 2) sostiene che “il dibattito politico non è in tv ma tra la gente. Berlusconi è il numero uno, il mio coach, ci segue, ci consiglia. Io farò campagna elettorale sul treno: la gente mi riconosce, chiede, si parla. Oltre a Berlusconi mi consiglia il mio fidanzato: è avvocato e raccomanda: ‘Lascia perdere i bla bla, sii concreta’”.
Beatrice Lorenzin, coordinatrice nazionale giovani Lazio, nata ad Acilia, ex giornalista a Ostia: “La mia sarà una campagna elettorale maschile, girerò in camper. Ci sono 20 appuntamenti già in calendario: piazze, assemblee, palestre, università e due eventi. Nel programma, al primo posto, il piano casa: per un terzo da realizzare con affitti concordati. Il Piano regolatore di Veltroni è solo un grande pasticcio”.
Altro partito, altre donne. Oltre ai nomi storici della sinistra (Giovanna Melandri, Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Emma Bonino, Livia Turco) ci sono anche altre candidate doc. Cristina De Luca, ex sottosegretario alle Solidarietà sociali (Pd), in corsa a Roma per il Senato, è contraria ai comizi.
“Una campagna elettorale camminando per le strade, animata da dibattiti, privilegiando le periferie. La prima emergenza? Riformare la legge sull’immigrazione: deve entrare più gente regolarmente e va contrastata la criminalità”. Un’altra è Marina Sereni, capolista in Umbria alla Camera per il Pd. Dice a Panorama: “Si parte da Perugia e Terni fino ad arrivare a Foligno e Spoleto. Le donne sono più brave a toccare i temi della vita concreta perché ne conoscono le difficoltà quotidiane: negli ospedali, nei mercati, nelle palestre toccheremo temi come il costo della vita, la sicurezza, ma soprattutto l’aiuto alle famiglie degli invalidi”.

E tre… Dopo “l’annuncio dal predellino” in Piazza San Babila a Milano, dopo aver sparigliato le carte nella Cdl, dopo il sondaggio tra gli elettori, anche la “cosa berlusconiana” ha un nome: si chiamerà Il Popolo della Libertà. Il nome prescelto ha ottenuto più del 63% dei consensi; si è invece fermato a poco più del 36% il gradimento per l’altro nome in lizza, il Partito della Libertà.
E tre… perché, almeno formalmente, il nome del Partito della Libertà viene dopo il lungo parto del Pd e dopo la difficoltosa e già irrequieta federazione de La Sinistra-L’arcobaleno. Anche se, stando ai numeri presentati dal Cav stesso dagli schermi della Tv della libertà di Michela Vittoria Brambilla, il nuovo partito è primo nelle intenzioni di voto dell’elettorato: il 37,1% degli intervistati sarebbe disposto a dare il proprio voto al nuovo partito. Il Pd “uscito dall’unione tra Ds e Margherita sconta, come sempre avviene in caso di fusioni a freddo, un calo e oggi si attesta al 26%. Se si andasse a votare con l’attuale legge elettorale” ha detto Berlusconi “il 57,3% andrebbe al Centrodestra e il 42% al Centrosinistra, quindi anche con le attuali norme ci sarebbe una maggioranza netta che garantirebbe la governabilità”.
Il leader dell’ex Cdl si è poi detto felice della scelta di questo nome “perché essendo un movimento che parte dal basso c’è il superamento del vecchio concetto di partito. Inoltre, la parola popolo richiama direttamente il Partito popolare europeo a cui la nuova formazione vuole fare riferimento”. Il manifesto politico, ha aggiunto Berlusconi, sarà lo stesso del Ppe.

Viviamo insieme/ questa irripetibile esperienza/ con passione politica/ autentica… ci mancheremo/ quando verrà il tempo nuovo/ e ci mancherà/ anche quello che non abbiamo vissuto assieme… la mia fede è la tenerezza dei tuoi sguardi/ la tua fede è nelle parole che cerco.
Politica in versi. E il binomio porta subito a Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia e poeta prolifico. La poesia (sedici versi in tutto) è stata composta e dedicata ai 67 anni di Fabrizio Cicchitto, suo vice nel partito: un regalo particolare comparso sull’ultimo numero del settimanale Vanity Fair, dove Bondi tiene la rubrica “Versi diversi”.
Rime che ripercorrono la comune esperienza dei due dirigenti azzurri e che a quanto pare Cicchitto ha gradito in modo particolare. Bondi infatti questa poesia gliel’aveva già “donata” personalmente il 26 ottobre scorso, quando Cicchitto, per festeggiare il suo compleanno, aveva organizzato una cena con un trentina di amici. Dopo la torta, Bondi si è alzato è ha declamato i suoi versi davanti a tutti. Cicchitto, raccontano alcuni partecipanti alla serata, ha molto apprezzato il singolare regalo, considerandolo un gesto di “grande sensibilità” e il segno di “amicizia vera”.
Quanto al coordinatore azzurro, pure lui era parecchio soddisfatto. Bondi del resto non è nuovo a questi exploit letterari: per lui la poesia, come ha più volte spiegato, è una forma di distrazione dalla politica, quasi “un’evasione” dalla gabbia dei Palazzi. Di cui hanno beneficiato nel tempo altri esponenti dell’entourage forzista: da Michela Vittoria Brambilla (Ignara bellezza/Rubata sensualità/Fiore reclinato/Peccato d’amore), a Stefania Prestigiacomo (Luna indifferente/Materna sensualità/Velo trasparente/Severo abbandono); dalla moglie del Cavaliere (Bellezza del soccorso/sensuale ironia/vigore dell’amore/intrepida solitudine) alla signora Rosa, la madre (Mani dello spirito/Anima trasfusa. Abbraccio d’amore/Madre di Dio).
La vena poetica del politico non si è però limitata ai nomi noti (Veltroni, Ferrara, Berlusconi, Prodi sono finiti tra le rime dell’onorevole). Anche una anonima ma giovane commessa della Camera, “bella e gentile, di una bellezza sfuggente e dolente” ha fatto battere il cuore a Sandro Bondi. Come rivelato dallo stesso: “A lei misterioso arcano della vita e della femminilità, è ispirata questa poesia: Dolente fulgore/ mite regina/ misteriosa malia/ polvere di stelle.
La passione del coordinatore azzurro è sfociata, l’estate scorsa, in una raccolta, dal provocatorio e altisonante titolo Perdonare Dio, per le Edizioni della Meridiana.
Tornando ai versi per l’amico Cicchitto, Bondi è riuscito nell’impresa di suscitare l’apprezzamento, non disinteressato né privo di ironia, di Franco Grillini, deputato di Sd nonché presidente onorario di Arcigay: “È bene che ci sia tenerezza tra uomini anche in Parlamento”.