
di Silvio Del Vigo
Una lista di proscrizione, un file riservato con all’indice parlamentari, ministri e giornalisti. È quanto hanno scoperto i magistrati nel computer personale di Giuliano Mignini, il pm italiano più criticato in America (ha duramente puntato il dito contro la statunitense Amanda Knox nel processo per la morte di Meredith Kercher) e titolare della seconda parte dell’inchiesta sul mostro di Firenze. Continua

L’ultimo in arrivo tra gli scaffali delle librerie è il “codice” di Cosa Nostra.
Non è firmato Dan Brown ma dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia Michele Prestipino: il magistrato che l’11 aprile 2006 ha messo dentro Bernardo Provenzano, l’ultimo padrino, dopo 43 anni di latitanza.
Il Codice Provenzano (Laterza) si presenta come il più grande archivio della mafia: “Questo libro è Cosa Nostra spiegata da Cosa Nostra” dice il magistrato, forse stufo del codice penale. Nelle sue pagine ripropone, per la prima volta, oltre 45 degli ormai famosi “pizzini”.
Ma prima di lui una folta schiera di uomini di legge ha firmato libri su casi di cronaca. A cominciare da Giancarlo De Cataldo, giudice della Corte d’Assise di Roma che ha scritto, tra gli altri, Romanzo criminale, sulla storia della banda della Magliana (diventato anche film di successo) e dal capo del Ris di Parma, il colonnello dei Carabinieri Luciano Garofano con Delitti Imperfetti (primo e secondo volume). E ancora: Massimo Picozzi, stimato criminologo, spesso consulente delle procure, che in coppia con il giallista Carlo Lucarelli ha mandato in libreria più di un volume su serial killer e crimini efferati. Infine il poliziotto Michele Giuttari, padre dell’inchiesta e dei libri sul “mostro” di Firenze.
Tutti protagonisti del mondo della giustizia che, una volta liberi dal segreto istruttorio, qualche volta forse fin troppo in fretta, hanno sfogato nella letteratura la loro (seconda?) passione: scrivere di casi crudi e cruenti, storie che riemergono da indagini e sentenze. A volte senza neanche aspettare che i casi a cui si erano ispirati fossero arrivati alle sentenze definitive.