
Walter Veltroni e Massimo D'Alema, eterni duellanti del Pd - lapresse
L’Africa può attendere, ancora. Walter Veltroni si prepara a un ritorno in scena, per fare valere il suo peso nel Pd di cui fu primo segretario. Continua
- Giovedì 11 Febbraio 2010
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Michele-Salvati

Walter Veltroni e Massimo D'Alema, eterni duellanti del Pd - lapresse
L’Africa può attendere, ancora. Walter Veltroni si prepara a un ritorno in scena, per fare valere il suo peso nel Pd di cui fu primo segretario. Continua
di Carlo Puca
Luciano Violante alla Giustizia, Sergio Cofferati all’Interno, Stefano Ceccanti alle Riforme, Ermete Realacci all’Ambiente, Goffredo Bettini ai Beni culturali. Ancora: Andrea Ranieri al Lavoro, Roberto Morassut alle Infrastrutture, Michele Salvati all’Economia. Presidente del Consiglio: Walter Veltroni.
Non è fantapolitica, il governo-ombra veltroniano è dettato dagli eventi. Alcuni sono noti, altri meno. Come nel caso di Luciano Violante. Escluso dall’esecutivo di Romano Prodi, l’ex presidente della Camera ha scelto un profilo non polemico con il premier. Ma nelle ultime settimane “ha dato una grossa mano per documentare Walter sull’emergenza sicurezza” dicono dalle parti del sindaco di Roma. La richiesta di “tolleranza zero” (qui il FORUM) di Veltroni è figlia proprio degli appunti forniti da Violante, oltre che dei suggerimenti di Sergio Cofferati, il sindaco di Bologna, antesignano degli sceriffi di sinistra.
Quanto ai dossier su riforme istituzionali e legge elettorale, “la grossa mano” sta arrivando dal costituzionalista Stefano Ceccanti, allievo prediletto di Augusto Barbera e garante delle primarie nel 2005; attualmente Ceccanti è capo dell’ufficio legislativo del ministero per le Pari opportunità . Invece Ermete Realacci, rutelliano, ex numero uno di Legambiente, è il referente di Veltroni per le questioni ambientali e lo sviluppo sostenibile. Mentre Goffredo Bettini, mentore della candidatura di Veltroni alla segreteria del Partito democratico, è l’alter ego (qualcuno dice Walter ego) di Veltroni. E da presidente della Festa del cinema di Roma non manca di fornire consigli sulla politica culturale.
Forte è anche la liaison programmatica sulle tematiche del lavoro tra Andrea Ranieri, sindacalista di lungo corso, e Veltroni; in particolare sul precariato. Sul fronte infrastrutture pesa (e molto) il parere dell’assessore capitolino all’Urbanistica Roberto Morassut. Così come per la richiesta veltroniana di riduzione delle tasse, che tanto ha disturbato Prodi, è stato fondamentale il lavoro preparatorio di Enrico Morando, Nicola Rossi e Marco Causi. Il via libera definitivo l’ha però dato riservatamente Michele Salvati, economista e primo promotore del Partito democratico.

Insomma, una squadra di tutto rispetto, che certo non sfigura nel confronto con l’esecutivo Prodi. Personalità , quelle veltroniane, prontissime a coprire un giorno (vicino o lontano, chissà ) responsabilità ministeriali. E che nel frattempo lavorano da autentico governo ombra.
Peraltro, la lista è soltanto parziale. Mettiamo Francesco Rutelli. Con tutto il sostegno che sta dando a Veltroni, potrà liberamente scegliere il ruolo o il dicastero che più gli aggrada. Stesso discorso vale per Dario Franceschini, vice di Veltroni, Franco Marini, Massimo D’Alema, Beppe Fioroni. Né mancano i viceministri (Claudio Martini, Claudio Fava, Doris Lo Moro) e i sottosegretari ombra: Maurizio Martina, Pierfrancesco Majorino, Andrea Orlando, Vinicio Peluffo.
E poi c’è l’inseparabile Walter Verini, futuro sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel ruolo che fu, nei governi Berlusconi, di Gianni Letta.
Intorno a un futuribile governo veltroniano già esistono alcune certezze: avrà al massimo 15 ministri, a differenza dei 25 di Prodi, e sancirà il ridimensionamento di alcuni veltroniani della prima ora. Per esempio il cristiano-sociale Giorgio Tonini e la ministra Giovanna Melandri. È stata dalemiana nei governi D’Alema, amatiana nel governo Amato, prodiana nell’ultimo governo Prodi. Insomma, è una veltroniana soltanto presunta. Nel governo di Walterissimo o si è big o si è nuovi. Tutto il resto è fuori.