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migranti

Manifestazione di stranieri in Italia
Risiederanno soprattutto in provincia, saranno più istruiti e svolgeranno lavori sempre più qualificati. Questa la previsione sugli stranieri in Italia nei prossimi 50 anni di Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia all’università Statale di Milano e direttore della rivista Mondi migranti, interpellato da Panorama.it nel giorno in cui l’Istat fa sapere, attraverso il suo report sul futuro demografico del Paese (scarica qui), che entro il 2065 gli stranieri presenti sul nostro territorio passeranno dai 4,6 milioni di oggi a ben 14 milioni. Continua

I cadaveri degli immigrati sul molo di Lampedusa (Ansa)

“Non posso che ribadire il mio cordoglio per queste vittime di trafficanti di esseri umani senza scrupoli e a tal proposito, proprio oggi, durante l’esame del decreto legge al Senato ho accolto un ordine del giorno nel quale si chiedeva di accelerare l’iter di alcuni disegni leggi che tendono a inasprire le pene peri trafficanti esseri umani”. Così il sottosegretario all’Interno con delega all’immigrazione Sonia Viale dopo la morte, ieri, di 26 migranti, tutti uomini, in fuga dalla guerra in Libia, sacrificati dagli altri compagni di viaggio. Continua

Migranti provenienti dalla Tunisia arrivano a bordo di un barcone sulle coste siciliane
Mentre il premier Silvio Berlusconi, insieme al ministro dell’interno Roberto Maroni, vola in Tunisia per cercare un accordo sui rimpatri, in Italia continuano i trasferimenti da Lampedusa e contemporaneamente le fughe dai centri per i rifugiati e alle frontiere. A gestire l’ordine pubblico sono le forze di polizia sospettate, stando ai racconti di alcuni tunisini, di tenere particolarmente basso il livello di guardia proprio per permettere al maggior numero possibile di persone di lasciare l’Italia. Ma quali sono le condizioni in cui si trovano a lavorare in queste settimane agenti e militari? E le loro regole d’ingaggio, di fronte a un’emergenza come quella attuale, sono poi così chiare? Continua

Tunisini all'ingresso del campo rifugiati di Lampedusa

Fino a un milione e mezzo di immigrati pronti a sbarcare in Europa dopo il collasso dei regimi nordafricani. Facendo tappa proprio in Italia. La stima è di Frontex, l’agenzia europea che si occupa del controllo delle frontiere esterne del vecchio continente. Un’emergenza di fronte alla quale il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha già alzato le mani («Non reggeremo a lungo») insistendo con Bruxelles affinché anche gli altri paesi della Ue facciano la loro parte, non lasciando soli i Paesi europei del sud del Mediterraneo. Continua
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di Stefano Brusadelli
“Sono sconcertato dall’atteggiamento dell’opposizione. In tutta Europa il tema dell’immigrazione è considerato una questione di interesse nazionale, sulla quale maggioranza e opposizione si confrontano. Ovunque, tranne che in Italia, dove l’opposizione specula anche sulle tragedie, pur di attaccare il governo”. Solitamente misurato fino ai limiti dell’algore, stavolta Franco Frattini sembra davvero furibondo.
E in questa conversazione con Panorama il ministro degli Esteri ne ha per tutti: per il Pd (non tutto, però) e per l’Idv, per le intemperanze della Lega, per gli egoismi dei nostri partner nordeuropei e dei nostri vicini maltesi. Sul caso dei naufraghi il ministro fatto per regalargli troppo riposo. L’anno scorso scoppiò il conflitto tra Russia e Georgia. Stavolta sulla quiete ferragostana si è abbattuto il caso dei cinque naufraghi eritrei raccolti nei pressi di Lampedusa (forse gli unici sopravvissuti tra 78 partiti dalla Libia), che ha aperto il vaso di Pandora delle polemiche.
Con il governo accusato di inumanità e ritenuto quasi responsabile di strage; e a sua volta accusatore del centrosinistra e della Ue, che continua a considerare gli arrivi via mare dei disperati africani come un problema dei soli paesi mediterranei.
A indignare Frattini sono l’arrivo di una mozione contro l’esecutivo italiano annunciata al Parlamento europeo dal gruppo dipietrista e la (pubblicizzata) visita del segretario del Pd Dario Franceschini (secondo il quale il governo “è razzista e xenofobo”) a due dei naufraghi eritrei ricoverati a Palermo. “All’Italia” dice il ministro “si deve il salvataggio, non l’abbandono. Noi abbiamo salvato più vite in mare di tutti gli altri paesi europei messi insieme. Non dico che sull’intera politica estera l’opposizione debba avere un atteggiamento costruttivo, ma almeno sulle questioni che toccano la vita e la morte. I nostri partner europei sono stupefatti. Io stesso, negli anni trascorsi a Bruxelles da commissario europeo, non ho mai visto niente di simile. In Spagna il Pse di Zapatero ha sull’immigrazione un atteggiamento ben più rigido di quello italiano, eppure mai il Ppe ne ha fatto oggetto di speculazioni politiche fuori dai confini. Ecco dove sta l’anomalia italiana, ecco perché continuiamo a non essere un paese normale: a causa dell’ossessione antiberlusconiana che acceca l’opposizione, la porta a danneggiare persino il proprio paese”.
Viene da chiedere, ascoltando toni così aspri, se il titolare della Farnesina scorga vie d’uscita, occasioni di ricucitura, con la legislatura appena agli inizi. “Franceschini” è la risposta “ha cominciato male. Quella visita ai sopravvissuti con telecamere e giornalisti al seguito è stato un passo sbagliato. Sarà stato probabilmente influenzato dal clima congressuale, ma registro che Pier Luigi Bersani non l’ha seguito su questo terreno, e ciò va sottolineato. Dopo il congresso, con chi uscirà vincitore desidero francamente un confronto a tutto campo su politica estera, politica mediterranea e di immigrazione. Certo, se dovessero vincere Franceschini o Ignazio Marino non mi faccio molte illusioni”.
Ma non solo per Bersani il ministro ha parole d’apprezzamento. “Quando Piero Fassino era ministro degli Esteri ombra del Pd guidato da Veltroni, queste porcherie non c’erano, con lui avevamo un confronto settimanale. E si sapeva chi esprimeva la politica estera del Pd. Ora, non si sa più”.
Se i rapporti con l’opposizione sono una ferita sanguinante, anche quelli con la Chiesa sono una spina dolorosa. Dinanzi al dramma marittimo ferragostano, l’Avvenire ha addirittura evocato una nuova Shoah, sono arrivate critiche da Cl, dalla Caritas e dal Pontificio consiglio per i migranti. Con tanti temi delicati sul tappeto (testamento biologico, divorzio breve, pillola abortiva) e una pur fin qui misurata presa di distanza del mondo cattolico dalla vita privata del premier, c’è da drizzare le antenne. Ma Frattini non si mostra troppo preoccupato. “Con la Chiesa, a differenza che con il Pd, noi ci confrontiamo. E il salvataggio di ogni vita umana è per loro come per noi un punto irrinunciabile. Inoltre la Chiesa sa bene che abbiamo l’obbligo istituzionale di rispettare la legge europea che prevede il respingimento e il rimpatrio dei clandestini”.
E allora? Per il ministro all’origine delle tensioni ci sono le intemperanze leghiste, il crescendo di uscite al vetriolo (fino alla minaccia di rivedere i Patti lateranensi) che il Carroccio ha scagliato, già dall’inizio della vicenda, contro le gerarchie. “Quando importanti prelati vengono definiti “i soliti cattocomunisti che hanno ormai perso il catto” (riferimento alla polemica tra il leghista Roberto Cota e monsignor Agostino Marchetto, ndr), è chiaro che si innesca una polemica, e la reazione arriva. Bisogna smetterla con questi toni”.
Dopo il Pd e la Lega il Frattini furioso ne ha pure per i partner dell’Ue. Basta chiedergli, viste le sue accuse all’inerzia di Bruxelles che finora sulla lotta all’immigrazione via mare ha lasciato l’Italia da sola, dove fosse lui tra il novembre del 2004 e il maggio del 2008, quando era eurocommissario con delega proprio all’immigrazione. “Intanto” premette “la Commissione europea adotta finalmente un piano per la ridistribuzione dei rifugiati tra tutti i 27 paesi, che è anche frutto del mio lavoro. Poi, certo, il piano dovrà essere esaminato a ottobre dal Consiglio europeo, e può darsi che qualche stato non ci stia e blocchi tutto. Perché finché non entra in vigore il trattato di Lisbona che introdurrà le decisioni a maggioranza qualificata (e qui occorre tra l’altro aspettare il referendum irlandese di ottobre, ndr) tutte le scelte vanno fatte all’unanimità. Ma molti stati potrebbero aderire ugualmente su base volontaria; e in ogni caso sapremo chi denunciare all’opinione pubblica e al Parlamento europeo. L’Italia, statene sicuri, può e deve fare la voce grossa”.

Clandestini eritrei: c’è il sospetto che Malta li abbia forniti di giubbotto e spinti a proseguire verso le acque italiane
Sì, ma da che parte potrebbero arrivare i veti? Frattini non si tira indietro: “Belgio, Danimarca, Germania, Austria, Polonia. Gli ultimi tre paesi hanno assorbito in passato grandi flussi di immigrati dall’Est, soprattutto turchi, e non intendono farsi carico dei nuovi immigrati da sud”. Insomma, ci sarebbe da stare poco allegri, ma il responsabile della Farnesina è ottimista. “Anzitutto cresce la consapevolezza che, con la libera circolazione prevista dal trattato di Schengen, qualsiasi rifugiato entri in Italia poi potrà andare dappertutto. Inoltre ho fiducia nella presidenza di turno della Svezia. Tre anni fa circa 20 mila rifugiati provenienti dal Kurdistan si diressero tutti verso quel paese, dove esisteva già una loro comunità. La Svezia, che rischiava il collasso, fu aiutata dall’Europa che accettò di dividere l’onere. E ora sono certo chevorrà ricambiare quell’aiuto”.
L’auspicata redistribuzione dei rifugiati (ormai la gran parte dei clandestini) secondo Frattini porterà a soluzione anche la contesa con Malta, che ora fa di tutto per non accogliere sul proprio minuscolo territorio le barche dei disperati. “Quando capiranno che su 500 persone ne dovranno tenere solo un paio, vedrete che le rigidità maltesi verranno meno”. E con la Libia? Il bilancio sembra in chiaroscuro, visto che da quelle coste si salpa ancora.
Ma anche qui il ministro fa professione di ottimismo e regala qualche rivelazione. “È vero che dalla Libia si parte ancora, ma in proporzione di 1 a 1.000 rispetto a prima dell’accordo italolibico. E la prova che le ultime partenze sono organizzate da disperati isolati è nel fatto che a bordo, purtroppo per loro, non hanno più i gps e i telefoni satellitari forniti dai trafficanti di esseri umani con i quali chiedevano di essere raccolti non appena erano sicuri di essere nelle nostre acque”.
La situazione migliorerà ulteriormente, spiega, “perché sta per decollare un progetto Ue-Italia per monitorare via satellite i confini meridionali della Libia, 1.500 km attraverso i quali arriva il traffico organizzato dall’Africa nera che poi punta via mare verso l’Europa”. Buone notizie anche sul fronte della collaborazione con la Libia nei loro campi d’accoglienza. L’iniziale resistenza a ospitare funzionari dell’Italia e dell’Onu per accertare in loco chi abbia o no diritto all’asilo è venuta meno. “L’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati, ndr) ha già aperto un ufficio a Tripoli. E ai libici non dispiace certo se gli preleviamo qualche centinaio di persone in regola per venire in Europa”.
Prima di rituffarsi nelle ultime giornate di vacanza, il ministro ci tiene a smentire una preoccupazione esternata da vari comandanti di pescherecci, convinti che con la nuova legge sulla sicurezza dare soccorso ai clandestini comporti un’accusa di favoreggiamento. “Sciocchezze senza fondamento. Anzi, sarebbe reato fare il contrario”.
Migranti: Bruxelles chiede chiarimenti sui respingimenti, il ministro Maroni non cambia linea, la Chiesa predica l’accoglienza. Voi con chi state?

Parole dure. Forti. Senza appello.
Dal gornale della Cei, Avvenire. E da monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni. Tema: “L’Occidente a occhi chiusi” non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei.
L’accusa di Avvenire
A paragonare l’indifferenza verso gli immigrati dispersi in mare con quella delle popolazioni al tempo della Shoah è Avvenire con un editoriale in prima pagina all’indomani della tragedia denunciata da migranti eritrei, ieri, a Lampedusa.
Un dramma con oltre 70 morti del quale, peraltro, non si ha al momento alcun riscontro: “Tutte le procedure”, ha detto all’Agi il prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione “sono state attivate. La segnalazione è arrivata da Malta al Gruppo aeronavale della Guardia di Finanza di Messina che l’ha subito girata a Lampedusa. Immediatamente sono uscite le motovedette che hanno soccorso i cinque, che sono stati subito portati al molo Favaloro e sottoposti al triage sanitario. Sulla barca” ha detto ancora il prefetto “i finanzieri non hanno trovato tracce di altre persone. Poi hanno raccontato della traversata durata tre settimane e della morte degli altri compagni e di questo sie sta occupando l’autorità giudiziaria”.
E comunque, scrive Marina Corradi in un commento sulla prima del quotidiano dei vescovi, “almeno un equivoco in cui non è ammissibile cadere. Nessuna politica di controllo dell’immigrazione consente a una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufragi al suo destino. E questa legge ordina: in mare si soccorre. Poi, a terra, opereranno altre leggi: diritto d’asilo, accoglienza, respingimento. Poi. Ma le vite, si salvano”.
Invece quel barcone vuoto dice del farsi avanti della “nuova legge del non vedere”: “Come in un’abitudine, in un’assuefazione. Quando, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei soto il nazismo” scrive Corradi “ci chiediamo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il totalistarismo e il terrore, a far chiudere gli occhi. Oggi no. Una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione, sul Mediterraneo. L’Occidente a occhi chiusi“. “Così è stata violata una legge antica” conclude “che minaccia le nostre stesse radici. Le fondamenta. L’idea di cos’è un uomo, e di quanto infinitamente vale”.
Lo sfogo di Monsignor Schettino
Amaro lo sfogo monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e arcivescovo di Capua, per il quale la morte di oltre 70 immigrati che cercavano di raggiungere la Sicilia rappresenta una “grave offesa all’umanità e al senso cristiano della vita”. Si percepisce, ha aggiunto monsignor Schettino “un senso di povertà dell’umanità, non c’è attenzione verso l’altro, verso gente che è in fuga dalla guerra, dalla miseria, dalla povertà in cerca di serenità e di pace”.
“E’ una morte assurda” ha aggiunto “donne bambini innocenti gettati in mare, è il senso dell’uomo che decade, urge l’impegno dei cristiani di attivarsi concretamente verso coloro che soffrono, il problema è umano prima che politico”. Rispetto al problema dell’immigrazione così come esso si presenta oggi nel nostro Paese “come educatori di umanità e di umanesimo” afferma monsignor Schettino “dobbiamo essere propositivi, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, nel senso di una vera accoglienza verso i poveri. Davanti al povero bisogna inchinarsi. Il tema dell’accoglienza riguarda cristiani e non cristiani, l’umano è sempre umano”.
“Dobbiamo superare le distinzioni di parte” ha aggiunto l’arcivescovo “e affrontare il problema nella sua globalità il primato dell’uomo serve a costruire un’umanità rinnovata. Io per esperienza personale mi prodigo molto in favore degli immigrati, non abbiamo bisogno di declamazioni di principi ma di esperienze concrete forti”.
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Famiglia Cristiana, la Cei, l’Arcivescovo di Milano. Insieme, a più voci, per un unico bersaglio: la politica del governo per il contrasto all’immigrazione clandestina.
Parte la Cei. E va all’attacco contro la decisione delle “nostre autorità di riportare sulle sponde africane coloro che cercavano di raggiungere il nostro Paese”, perché corrisponde a farli tornare indietro “su strade di fame e di morte che già conoscevano: non tutti erano bisognosi di asilo, non tutti santi, ma poveri lo sono di certo”. Così scrive il bollettino del Sir, l’agenzia stampa dei vescovi, monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, presidente del Comitato scientifico delle Settimane Sociali e vescovo di Ivrea. Monsignor Miglio, a pochi giorni dall’inizio dell’assemblea generale dei vescovi italiani, restituisce un quadro complessivo della posizione della Chiesa sul dibattito relativo all’immigrazione in corso nel nostro Paese.
Il vescovo disegna un parallelo fra gli episodi di questi giorni e quanto avvenuto nei rapporti con i flussi migratori dall’Albania negli anni ‘90. Gli albanesi di allora erano “naufraghi sepolti in mare”, scrive il vescovo, così come “naufraghi del mare e della vita” sono “questi ultimi, con i loro stracci e i loro occhi che ci interrogano sulla nostra crisi e specialmente sulle nostre pubblicità tese a farci consumare di più e di tutto. Sono stati riportati d’autorità su strade di fame e di morte che già conoscevano: non tutti erano bisognosi di asilo, non tutti santi, ma poveri lo sono di certo e in questa occasione sono divenuti assai simili a Cristo, scaricato da Pilato a Erode e viceversa; i due in quel giorno divennero amici, dopo essere stati nemici. A questa cronaca triste e umiliante si sono aggiunte le proposte - poi declassate a battute - di un inedito apartheid da sperimentare a Milano”.
Milano, quindi. Da dove arrivano, inderettamente, altre critiche. Sono quelle del
cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo della città. Che, intervistato da Fabio Fazio per lo speciale di Che tempo che fa, in onda questa sera su Rai Tre, invita la politica - di fronte al fenomeno dell’immigrazione - a non limitarsi a gestire solo la fase di emergenza, cedendo alla paura, ma a pensare ad una soluzione progettuale di un fenomeno di così grande portata. “La politica deve partire da progetti grandiosi, e soltanto in questo quadro è possibile allora attivare le diverse forze sociali, culturali istituzionali, di volontariato, religiose”. “Milioni di Italiani hanno lasciato il loro Paese per trovare un ambiente di vita, di lavoro e di realizzazione della propria dignità” ricorda il porporato “In questo senso dobbiamo saper onorare la memoria del passato, non per essere nostalgici, ma per essere più coraggiosi nell’affrontare il futuro che ci vedrà molto più impegnati in un confronto inter-etnico, inter-culturale e inter-religioso”. L’emergenza si accompagna alla paura, ha detto ancora il cardinale. “E la paura non è la consigliera più saggia per affrontare il problema nella sua ampiezza e nella sua profondità”.
Batte il chiodo della paura, anche il nuovo (ennesimo) attacco al governo di Famiglia Cristiana. Il settimanale dei Paolini prende di mira la politica del Pdl in materia di immigrazione, traendo spunto dalle recenti polemiche sugli sbarchi dei clandestini e sui “respingimenti”. “Per un pugno di voti in più, il migrante è un nemico”: è il titolo scelto dal settimanale cattolico che, sulle sue pagine, punta il dito contro le decisioni di Palazzo Chigi e Viminale. “Lo stigma del reato di clandestinità - si legge in un editoriale pubblicato sul numero di questa settimana del settimanale - crea le condizioni perché i migranti vengano messi fuori dal consorzio umano. Si continua ad attizzare il fuoco della paura, tutto per una manciata di voti in più. Abbiamo trasformato il migrante in diverso, in nemico. La deriva xenofoba che sta prendendo piede in Italia dovrebbe preoccupare tutti, i cattolici in particolare”.
Ma ce n’è anche per le parrocchie: “L’indifferenza e il gelo della chiusura soffiano anche nelle parrocchie. Possibile che i cattolici facciano prevalere la paura e un ‘pacchetto propagandà sui principi evangelici?”. “Con il voto di fiducia sul pacchetto sicurezza” prosegue l’editoriale “il Parlamento è stato espropriato della libertà di coscienza su un tema molto delicato che riguarda la vita di uomini, donne e bambini”. “Il disegno di legge sulla sicurezza approvato dalla Camera con il voto di fiducia (evidentemente nella maggioranza c’è qualche ‘mal di pancia’), si intreccia con i respingimenti dei clandestini verso la Libia, ignorando i più elementari diritti d’asilo di chi fugge da guerra, tortura e, spesso, da una condanna a morte. Che ne sarà di questa gente una volta fatta sbarcare sul suolo libico” si domanda il settimanale dei Paolini “in un Paese che non riconosce le convenzioni internazionali sui rifugiati?”. “Perchè l’Italia, da sempre considerata la culla del diritto e della civiltà giuridica, Paese di profonde radici cristiane” prosegue il settimanale diretto da don Antonio Sciortino “antepone qualsiasi esigenza di sicurezza (vera o fittizia) ai diritti inalienabili dell’uomo? Sarebbe stata molto più efficace una seria politica di programmazione dei flussi e di sanatorie per regolarizzare quegli stranieri già inseriti nella società, come le badanti, che svolgono un ruolo prezioso e, molto spesso, insostituibile”.
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“È molto meglio esaminare nei luoghi di partenza se gli immigrati possano avere diritto d’asilo. Altrimenti, non vorrei dirlo, ma questi campi di identificazione assomigliano molto ai campi di concentramento”, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa all’Aquila con il presidente della commissione Ue José Manuel Barroso, cerca di spiegare la posizione del governo sul caso dei respingimenti degli immigrati. Ma la dichiarazione stona con la norma contenuta all’articolo 18 del disegno di legge sulla sicurezza che lo stesso governo ha presentato alle camere e che prevede l’allungamento dei tempi di permanenza dei clandestini nei centri in questione, da 60 a 180 giorni, norma voluta dalla Lega per facilitarne l’identificazione e l’espulsione.
Ancora oggi la Chiesa ha criticato per bocca di vari esponenti la politica italiana nei confronti degli immigrati: il servizio internazionale per i rifugiati dei Gesuiti ha accusato oggi l’Italia di aver violato i diritti umani impedendo lo sbarco dei migranti. ”Nessun tentativo è stato fatto per verificare quanti di quegli uomini, donne e bambini avessero diritto allo status di rifugiati”, afferma, e non si può agire - avverte - sulla base di ”politiche guidate dalla paura”.
Ma l’obiettivo di Berlusconi è un altro: che le domande di asilo siano esaminate nei paesi d’origine senza obbligare l’Italia a farsi carico dei barconi di disperati sulle coste siciliane. E per questo chiede all’Unione di fare la sua parte, di non lasciare Italia, Malta e Grecia sole con il problema.”Per il momento la questione dell’immigrazione non è in agenda, ma se l’Italia lo desidera possiamo lavorare insieme su questo tema il 10 giugno in Commissione”, ha detto il presidente della Commissione Europea, “possiamo discutere un programma di libertàsicurezza e giustizia sull’immigrazione, potremo discutere anche del problema dell’immigrazione clandestina”. L’Europa, ha detto poi Barroso commentando i lavori di ricostruzione post-terremoto in Abruzzo, ‘’sta assistendo le autorità italiane per la richiesta del fondo Ue di solidarietà”, e l’Abruzzo potrà usare ”il fondo Ue per lo sviluppo regionale per il periodo 2007-2013 per la messa in sicurezza degli edifici dai rischi sismici”. Il capo dell’esecutivo europeo ha poi annunciato che l’Italia riceverà 480 milioni di euro per la ricostruzione dal fondo europeo di solidarietà. Quello che è successo all’Aquila, ha concluso Barroso, ”conferma un principio, valido anche in un momento di crisi: oggi non è il momento di affievolire i valori dell’Europa ma di rafforzarli e porli a fondamento delle nostre società”.
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