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Milan

E’ sbarcato. Il Real Madrid è partito alla conquista dei giovani talenti italiani. La società madrilena non si è accontentata di aver strappato con un colpo di mercato alla tifoseria milanista il campione brasiliano Kakà, e ha scelto l’estate 2009 anche per entrare a pieno titolo con i propri Camp e tecnici nelle attività calcistiche estive dedicate ai ragazzi italiani.
Un vero e proprio boom: sei le regioni interessate (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lazio, Toscana, Puglia, Umbra), dieci i Camp e poco meno di mille ragazzi tutti di età compresa tra gli otto e i 17 anni.
Per il Real, l’Italia, si sa, è come altri Paesi del Mondo (Finlandia, Francia, Giappone, Estonia) un ottimo luogo per diffondere e sviluppare il marchio ma anche per osservare la preparazione calcistica degli adolescenti. Giornate piene con un programma tecnico intenso, modellato in base all’età e alle capacità degli aspiranti campioncini direttamente dai tecnici della società spagnola, due per ogni camp.
Nonostante le differenze, però, per tutti le 9.00 segnano l’inizio degli allenamenti e dei tornei, mentre le 19.00 la fine della giornata.
“Al Real Madrid piace l’Italia, piace la passione e l’entusiasmo dei giovani giocatori - spiega Fabio Ponso della società Starting Five e responsabile in Italia dei Real Madrid Camp – per questo dopo una timida partenza tre anni fa con un solo camp in Friuli, ha deciso di conquistare da nord a sud decine di località e di diffondere tra i piccoli amanti del football i metodi e le tecniche calcistiche della società madrilena”. Poi anticipa: “Per il 2010 i camp raddoppieranno”.
Insomma tutti a scuola dal Real tra dribbling, colpi di testa, stop, tiri, passaggi e il fascino irresistibile della camiseta blanca.
“I ragazzi italiani hanno un ottimo livello culturale e una buona la conoscenza delle regole del calcio- ammettono Santiago Sanchez e Ruben Maroto, allenatori del settore giovanile dei galacticos in ‘trasferta’ nel camp toscano di Riparbella- ma soprattutto apprendono velocemente i nostri metodi e tecniche di preparazione”.
Negano di aver scovato nuovi talenti ma hanno segnalato a società calcistiche locali alcuni giovanissimi: due al nord e un portiere in Toscana.
Campioncini in erba che la società, pur non ammettendolo ufficialmente, non ha intenzione di abbandonare.
Ma quanto costa una settimana di allenamento con tecnici dei grandi club italiani e stranieri?
I prezzi possono variare dai 350 ai 700 euro a seconda se si decide di far dormire il ragazzo all’interno delle strutture convenzionate o di farlo rientrare a casa per la notte.
Ma alcune volte questi camp possono riservare (comprese nel prezzo) anche sorprese interessanti come è avvenuto a Riparbella, Pisa, in quello del Real Madrid; i centoventi ragazzi si sono prima allenati e poihanno sfidato sul campo due ex giocatori di serie A: Igor Protti e Graziano Mannari. Quest’ultimo soprannominato ‘Lupetto’ è ricordato tra gli appassionati di football per due magnifici gol segnati al Bernabéu proprio al Real con la maglia del Milan.
Ma i camp sportivi dedicati alla disciplina del calcio si stanno affermando tra le migliori vacanze estive per gli adolescenti italiani.
Mixano il divertimento all’apprendimento delle regole dello sport e del vivere in squadra. E i grandi Club italiani lo sanno bene.
Il Milan che ha iniziato dieci anni fa, ripete ogni anno l’esperienza estiva in ventotto Paesi del mondo e in Italia in 53 località. Oltre duemila e 500 i giovani iscritti solo in tutto il teritorio nazionale.
“I nostri camp estivi non sono un’operazione di marketing come per altre società ” tiene a precisare Marco Marchi, responsabile del settore giovanile della Juventus, “ai ragazzi seguiti solo dagli allenatori e tecnici del nostro staff, affianchiamo anche psicologi. Sono figure indispensabili che aiutano i preparatori ad approcciarsi in modo adeguato ai giovani e a quest’ultimi a capire lo spirito giusto con il quale affrontare una settimana di allenamenti”.
A tal proposito l’Inter ribadisce il concetto e si rivolge ai genitori: “Non sono provini ma sono esperienze decisamente più formative ed importanti di una semplice ‘esibizione’” puntualizza Lello Dragone, Responsabile organizzazione scuole calcio estive dell’Inter “la società neroazzurra segue i ragazzi durante gli allenamenti con tecnici d’esperienza e medici ma anche fuori dai campi prestando attenzione sia al livello di socializzazione che all’ alimentazione di ciascun partecipante”.
Ma assieme alle scuole e ai camp, da anni l’Inter, gestisce un altro progetto che coinvolge migliaia di giovani che vivono in aree disagiate in tutto il mondo: l’Intercampus.
E i futuri campioni? “Ci sono ragazzi italiani promettenti - ammette Dragone - e questi camp ci permettono di selezionarli con maggiore attenzione potendoli osservare per un’intera settimana non solo sotto il profilo professionale ma anche caratteriale”. E in uno dei camp all’estero, Australia, il club rossonero ha selezionato un giovane talento di 11 anni che da alcuni mesi sta frequentando la scuola calcio della società a Sidney.
Fuoriclasse giovani anzi giovanissimi; lo stesso Silvio Berlusconi solo pochi giorni fa ha ammesso di voler puntare l’attenzione sui ragazzi al di sotto dei 23 anni.
E a Milano nel mese di settembre, la società ha organizzato il Milan Junior camp day al quale parteciperanno 400 ragazzi , selezionati nei camp effettuati all’estero.
- Tags: Brasile, calcio, campionato, figlio, giovinezza, ingaggio, inter, intervista, Kakà, Milan, Real-Madrid, Serie-A, soldi, squadra, stadio
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Quando firma un autografo prima scrive “Dio è grande” e poi Kakà: giusto per chiarire per chi tifa e a chi sta sotto in linea diretta. È evangelico Ricardo Izecson dos Santos Leite (qui la scheda sul sito del Milan), è cioè un ultrà del Cristianesimo, uno da curva sud della Bibbia: Cristo al centro, no alla Chiesa istituzione, verginità prematrimoniale, niente alcol, mai una canna, neanche per sbaglio, molta beneficenza e il comandamento interiore di allenarsi alla bontà più che al dribbling.
È pure in debito con il Padreterno, Kakà, per quella volta che lo ha salvato da una brutta caduta in piscina; e per quei gol così belli, improbabili e perfetti da sospettare lo zampino divino. Ci sta la pubblicità gratis. Senza contare che il ventottenne trequartista del Milan si è ritrovato con una faccia d’angelo e natali brasiliani, ma non in una favela: famiglia bene i Leite, padre ex manager, madre insegnante.
I VIDEO da Youtube
Le magie di Kakà
I dieci migliori gol di Kakà
Gli assist migliori di Kakà
Kakà a 15 anni
Kakà palleggia con due palloni
Kakà e l’affaire Manchester City
I tifosi assediano la finestra di Kakà: “Non ci lasciare”
Bello e buono, sempre. Mai stufo?
Non è che davanti alle telecamere sono in un modo e nella realtà in un altro. Non mento.
Però una volta ammise che in campo qualche bestemmia le è scappata…
Per noi brasiliani non esiste la bestemmia. Proprio non la conosciamo. Ho ammesso di dire “cazzo”, “merda”, parole che scappano quando si è sotto pressione, per noi quello è bestemmiare.
E come la mette con i suoi colleghi, serial killer verbali del Padreterno?
“Cosa c’entra Dio? Cerca un’altra parola!” dico loro. Mi limito a questo rimprovero.
A se stesso cosa rimprovera, invece?
Di essere impaziente, di non saper stare tranquillo. Anche a casa devo trovarmi qualcosa da fare.
Non è che ha creato una mistica intorno al mancato incidente mortale?
È successo nel 2000, una brutta botta al collo, la morte sfiorata. Io credo che Dio mi abbia aiutato, ma è solo una delle tante esperienze che ho avuto con lui da quando sono nato.
Si sente protetto?
No, benedetto.
Si è sposato il 23 dicembre, data simbolica, da presepe.
Erano gli unici giorni liberi che avevamo mia moglie e io, intorno a Natale.
E siete arrivati entrambi illibati.
C’era chi mi prendeva in giro, chi compiangeva la mia castità: “Oh, poverino!”. E battute da spogliatoio. Arrivare vergini al matrimonio per noi era importante, il celibato è un valore di Dio.
Soddisfatti o rimborsati? Ne è valsa la pena, per dirla in soldoni?
Sicuramente. Oggi ho una moglie e un figlio meravigliosi. Una benedizione di Dio. Non mi sono mai pentito.
E adesso come la mette con i rapporti? Secondo i sacri testi dovrebbero essere solo procreativi, più che ricreativi…
No, va bene.
Va bene come? Metodi anticoncezionali?
Controlliamo.
Tentazioni?
Mi piace mia moglie.
E la signora Kakà non si irrita per la scritta “I belong to Jesus”, “Appartengo a Gesù”, stampata sulla maglietta e mostrata a ogni gol?
Condivide. Forse dovrei correggere la scritta: “We belong to Jesus”, tutti e tre, Caroline, Luca e io.
Marcello Lippi ha detto che non ci sono gay nel mondo del calcio.
Mai trovati.
Oltre alle donne, piace anche agli uomini. Si sente un’icona?
Non lo so. Non mi interessa essere un sex symbol, non cerco nulla di ciò. Mi interessano i valori familiari, sono quelli che voglio comunicare.
Casa, chiesa e bottega Milan. Ciclicamente girano voci che sia in trattativa con altre squadre. La religione ha pesato nel no al Manchester City, il cui proprietario è un musulmano?
No, per nulla.
Da uno a dieci, quanto contano i soldi nella sua vita?
Sono importanti, ma non è il mio primo valore.
Sarebbe disposto ad autoridursi l’ingaggio, come ha proposto Gennaro Gattuso?
Dipende. È da valutare.
Sembra un no. È suo padre, che le fa da procuratore, a decidere?
Per fortuna non è un dittatore. Non mi dice “fa’ questo o fa’ quello”. Discutiamo.
Non crede che fra supercontratti, sponsor e diritti tv, il sistema calcio sia drogato?
Si parla sempre di quello che non funziona e mai della parte buona, che invece c’è. E che io tento di comunicare.
Mai un’espulsione, pochi cartellini gialli: dà il buon esempio, insomma.
Ci provo.
Paolo Maldini lascia la fascia di capitano: la vorrebbe?
Un giorno, magari.
Sempre perbene.
È che ci sono altri prima di me.
I leader dello spogliatoio?
Gattuso, Nesta, Ronaldinho. E anch’io.
Il più bello della squadra: lei?
Adesso c’è anche David Beckham.
Il più dotato: una volta si è lasciato scappare che è Clarence Seedorf…
Gli sto facendo pubblicità: mi dà dei soldi.
I più donnaioli?
Ronaldinho, Borriello, Flamini.
I più pronti a fare casino?
Gattuso, Nesta, Pato, Inzaghi.
Pelè o Diego Armando Maradona?
Pelè.
Doccia o bagno?
Doccia.
Bionde o brune?
Guardi chi ho scelto. Brune, brune.
Suv o Cinquecento?
La Q7 della Audi: è uno sponsor.
È vero che fa pubblicità solo a marchi “puliti”?
Non potrei mai fare da testimonial a sigarette o bevande alcoliche.
Un integralista dello spot: dicono che abbia accettato i Ringo perché erano metà bianchi, metà neri.
Mi piaceva quel messaggio.

George W. Bush o Barack Obama?
Sono contento che ci sia un nero alla presidenza. Un’altra barriera abbattuta.
Lo sa che è talmente politically correct da spezzare le gambe a un intervistatore?
Gliel’ho detto, non fingo.
Ci riprovo: perché ha vinto sempre l’Inter dopo Calciopoli?
Non è vero, noi abbiamo portato a casa la Coppa dei campioni.
E degli arbitri cosa dice, è cambiato qualcosa da quando c’è Pierluigi Collina al vertice?
Di solito non parlo mai degli arbitri, in pochi secondi devono valutare un’azione che noi rivediamo alla moviola cinque o sei volte. Non è semplice.
Insomma, è meglio o peggio adesso?
Gli arbitri stanno migliorando, ma la preparazione è fondamentale, si può fare di più.
Quanto ha pesato Leonardo nella sua carriera?
Tantissimo. È stato sei mesi in Brasile e quando è tornato ha fatto il mio nome ai dirigenti del Milan, ha spiegato loro chi ero e come giocavo. Era il 2002, ero un ragazzino, mi conoscevano in pochi.
E ora se lo ritrova allenatore…
È un carissimo amico, per me questo conta.
Il suo maestro calcistico?
Raì, centrocampista, brasiliano. Era più lento di me, ma più tecnico. L’ho sempre considerato il mio modello.
Se le dico Ancona-Milan, anno 2003, cosa mi risponde?
La mia prima partita con la maglia rossonera. E da titolare. Mi ritrovavo in campo con alcuni dei miei miti.
E poche settimane dopo il derby.
Gol di testa su cross di Gattuso. La mia prima rete milanista. Da raccontare ai nipoti.
Il gol più bello, invece?
Alla semifinale della Champions, aprile 2007, contro il Manchester in Inghilterra: lancio di Dida e colpo mio di testa.
E dire che da ragazzino era partito con un handicap di costituzione.
Fino a 15 anni sono stato sempre il più piccolo. A scuola, a calcio. Il più basso. In una parola: uno sfigato. Ero in ritardo nella calcificazione delle ossa. Loro, allenatori e presidenti, non hanno tempo per aspettarti.
E allora?
Giocavo nel San Paolo. Per fortuna qualcuno ha detto: “È un talento, non perdiamolo”. Così mi hanno portato da uno specialista: facevo una cura a base di creatina e aminoacidi, ogni tre-quattro mesi. A poco a poco le ossa si sono messe a posto e intanto io avevo potenziato la massa muscolare. Anche stavolta mi ha aiutato Dio.
Niente libero arbitrio, si direbbe a sentirla parlare.
Penso che Dio abbia previsto una strada per ognuno di noi, ma questo non ci esime dallo scegliere, dal prendere le nostre responsabilità. Io cerco di stare vicino a lui il più possibile. Prego parecchie ore al giorno, quando cammino, quando faccio la doccia, guido. Ogni volta che posso.
È per pietas che ha difeso Adriano?
Non condivido le sue scelte, ma le rispetto. Non giudico. So capire quello che sta attraversando.
Che cosa le manca in bacheca?
Il secondo pallone d’oro, il secondo Mondiale, la seconda Champion. Il bis di tutto.
Nel 2000 le chiesero di scrivere i suoi dieci desiderata: erano tutti calcistici. Oggi?
Cento gol con la maglia del Milan, giocare bene nella nazionale brasiliana ai Mondiali, e alla Confederation cup in Sud Africa a giugno. E trasmettere valori sani a mio figlio.
Ha la bacchetta magica: cosa fa?
Elimino la fame nel mondo: se hai la pancia vuota, non ragioni.
E per il calcio?
Tolgo la violenza dagli stadi
- Tags: barconi, Carlo-Ancelotti, Cei, Chiesa, critiche, ddl-sicurezza, Giorgio Napolitano, immigrazione, Milan, respingimenti, Silvio Berlusconi
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Approvato il ddl sicurezza dalla Camera (ora andrà al Senato) il premier, Silvio Berlusconi, esce dall’Aula e conversa con i giornalisti in Transatlantico dicendosi “soddisfatto per l’approvazione di una legge lungamente approfondita e assolutamente necessaria perché dobbiamo affrontare questo fenomeno dell’immigrazione con tutto il buon senso necessario per non lasciare la situazione che si era instaurata con i governi della sinistra”. Una sinistra che per il Cavaliere incentivava “l’immigrazione clandestina con le frontiere spalancate”. E allora ecco spiegata la fiducia sul ddl sicurezza che “è un segnale, un deterrente, per non trasformare l’Italia nell’approdo di molte persone che sarebbero venute in Italia e in Europa senza avere le necessarie possibilità di accoglienza”.
Poi risponde anche al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che aveva parlato in mattinata di rischi di xeonofobia dicendosi “da sempre contro la xenofobia. Da parte nostra - ha aggiunto Berlusconi – c’è sempre stato un atteggiamento di netto contrasto nei confronti di ogni espressione di xenofobia”. Ma Berlusconi smentisce anche di aver ricevuto critiche dalla Cei: “Non sono a conoscenza di queste critiche”, anzi dice di parlare spesso con i vertici della Conferenza Episcopale e ho sempre trovato un’accoglienza positiva da parte loro”.
E allora l’Italia avanti con la linea dei respingimenti: “Lo fanno anche gli altri paesi. I respingimenti” ha detto il Cavaliere “sono nell’ambito delle direttive europee, sono necessari per quella deterrenza senza la quale non si riesce a superare l’empasse che era stata costituita precedentemente dalla sinistra”. E quindi, come annunciato ieri dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, la linea italiana sarà quella di far sì che i richiedenti asilo facciano richiesta in Libia e non una volta approdati sulle nostre coste. Tanto più, sottolinea il presidente del Consiglio, “che la Libia ha avuto la presidenza del Consiglio dei diritti umani dell’Onu. In Libia c’è l’Onu, quindi non vedo perché non si possano identificare i migranti nel Paese africano”.
Berlusconi poi, rispondendo indirettamente al segretario Pd, Dario Franceschini, che in Aula aveva accusato il governo di ‘inseguire i sondaggi’, ha rivelato che gli italiani sono con lui: “Il 76% degli italiani è d’accordo con l’azione del governo sull’immigrazione”. E per questo ribadisce di avere una concezione dell’immigrazione radicalmente diversa dalla sinistra: “Loro vogliono le porte spalancate all’immigrazione clandestina. Noi socchiuse solo per fare entrare chi vuole venire in Italia trovando la possibilità di un lavoro e
integrandosi nei nostri costumi, nelle nostre leggi e tradizioni”.
Prima di lasciare la Camera il Cavaliere trova il tempo per rispondere alle indiscrezioni di stampa (soprattutto inglese) che vogliono Carlo Ancelotti prossimo mister del Chelsea: “Della questione non me ne sono mai interessato”. Quindi ha smentito di aver mai detto che fosse colpa dell’allenatore rossonero se il Milan quest’anno ha perso lo scudetto: “Mi si attribuiscono dichiarazioni rese a destra e a sinistra ed io cado dalle nuvole”.

Certo più avvezzo ai trucchi degli attaccanti che a quelli degli estorsori, Massimo Oddo, 33 anni, terzino destro del Bayern Monaco (in prestito dal Milan), nonché testimonial di Dolce & Gabbana, c’è cascato in pieno. È stato abbordato da un’avvenente fanciulla, una soubrette svizzero-tedesca, e poi paparazzato da un complice in un residence di Monaco.
Quelle foto, una ventina, dovevano servire per ricattare il calciatore (anche se, secondo l’avvocato di Oddo, Andrea Schietti, quelle fotografie erano insignificanti e comunque assolutamente non idonee a incrinare l’unità familiare). Contattato a Monaco, al campione del mondo 2006 è stata offerta l’alternativa: pagare 150 mila euro oppure vedere le foto “compromettenti ” pubblicate sui giornali. Quando Oddo ha rifiutato, la banda non si è persa d’animo. S’è spostata in Italia, a Milano, dove abita la moglie del terzino, Claudia Crivelli, che qualche anno addietro fu complice di Scherzi a parte simulando un finto tradimento con un amico del marito che fece andare in bestia il calciatore.
Alla signora Oddo è stato chiesto un appuntamento per una comunicazione importante e, quando le sono state mostrate le foto, non ha tradito emozione, anzi, è riuscita a ottenere uno “sconto”: 40 mila euro anziché i 150 mila chiesti al marito. Era una finta: Massimo e Claudia si sono diretti dai carabinieri della compagnia Duomo di Milano e d’intesa con il maggiore Giovanni Pellegrino hanno concordato un appuntamento con gli estorsori per chiudere la vicenda con lo scambio foto-denaro. L’appuntamento era in un bar di corso Garibaldi a Milano, dove Oddo si è presentato in tuta e valigetta con 40 mila euro che erano stati fotocopiati dai carabinieri.
All’appuntamento si sono presentati anche i militari dell’Arma in borghese che hanno documentato lo scambio con una telecamera. Poi sono intervenuti, quando l’estorsore ha raggiunto il collega su un’auto poco lontano, recuperando i soldi e catturando i due. La vera sorpresa è stata quando si è scoperto che i due arrestati sono agenti della Polizia di Stato: Stefano Ricci, 43 anni, già sospeso dal servizio, e Cristiano Tomaino, 40 anni (ora agli arresti domiciliari), entrambi di La Spezia dove lavoravano presso il Centro nautico e sommozzatori.
(Domenico Calabrò)
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Serviva solo una telefonata. Quella decisiva, con il premier. E il contatto con Silvio Berlusconi alla fine c’è stato. Esito: positivo (ma non ancora ufficiale). Salvo sorprese dell’ulima ora, il Pdl ha nell’ex portiere di Fiorentina, Milan e nazionale Giovanni Galli, 50 anni, il proprio candidato a sindaco di Firenze.
Il suo nome era circolato molto nelle ultime settimane, e lui, commentatore sportivo per le reti Mediaset, si era subito detto disponibile a “scendere in campo”. Ma qualcuno, all’interno del centrodestra, aveva storto la bocca per la sua inesperienza politica. E qualcun’altro aveva posto resistenza. Poi gli appoggi del coordinatore nazionale di Fi Denis Verdini (convinto della necessità di un candidato “civico” per pescare voti anche nell’elettorato di sinistra deluso dalla maggioranza) e del ministro aennino Altero Matteoli hanno fatto pendere la bilancia in favore di Galli. E alla fine il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha contattato, affidandogli il compito di guidare il Pdl nel tentativo - difficile ma non impossibile, pensando alla storica vittoria di Guazzaloca a Bologna del 1999 - di strappare Palazzo Vecchio alla sinistra e al candidato del Pd, Matteo Renzi.
La chiamata del premier è avvenuta giovedì in tarda serata. E, secondo le indiscrezioni, Berlusconi avrebbe chiamato anche i deputati Gabriele Toccafondi e Paolo Amato, che erano altri due nomi circolati come possibili candidati del Pdl, chiedendo loro di fare squadra. “È stata una telefonata tra due persone che si stimano e si rispettano”, ha detto Galli interpellato sul colloquio telefonico avuto con il premier: “non si sa ‘’se ero piu’ entusiasta io o lui”. L’incontro tra i due sarà lunedì o martedì, ma Galli non vuole ancora parlare di programmi: “L’unica cosa che dico è che voglio fare le cose per bene per Firenze: ho un progetto per la città che condividerò e porterò avanti anche con l’aiuto del presidente e del governo”.
Silenzio anche nei confronti del candidato a sindaco avversario Matteo Renzi: “Io” osserva “non devo confrontarmi con nessuno, il mio è un piano diverso da quello solo politico”. “Con Berlusconi” ha proseguito Galli “ho parlato della determinazione che vogliamo mettere tutti per vincere e, durante l’incontro che avrò con lui, sicuramente parleremo di impegni e di programmi”.
Sposato, tre figli, la sua vita personale venne sconvolta nel 2001 quando Niccolò, promessa delle giovanili del Bologna, morì a soli 17 anni in un incidente stradale. Da allora l’ex portiere è impegnato in prima persona nel sociale con la fondazione “Niccolò Galli”, con la quale è presente in molte iniziative di solidarietà a Firenze e non solo.
Tra gli altri candidati sindaco correranno, sostenuti da alcune liste civiche, l’ex ministro Valdo Spini (Insieme per Firenze) e Mario Razzanelli (Firenze c’è), mentre la sinistra radicale è ancora alla ricerca di un nome unitario con cui scendere in campo.
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“Manca solo la stretta di mano”: a sentire alcuni dei dirigenti locali del Pdl, per la candidatura di Giovanni Galli a sindaco di Firenze, è ormai questione di ore.
L’ex portiere della nazionale (e storica “figurina” di Fiorentina, Milan, Napoli, Torino, Parma e infine Lucchese), infatti, pare che abbia ormai messo d’accordo tutti, a cominciare dal senatore di An Achille Totaro e dal consigliere regionale di Forza Italia Angelo Pollina.
Già, dettaglio non da poco “la benedizione” definitiva dei vertici di via del Plebiscito, ma l’ex calciatore avrebbe dato la sua disponibilità: “Sto studiando molto”. Come riferisce riferisce La Stampa, il premier, “esaminerà al suo rientro in Italia le candidature”, spiega Paolo Bonaiuti, che ha rinunciato a scendere in campo.
Firenze, Giovanni Galli, la conosce piuttosto bene: con la maglia dei viola ha giocato più di duecentocinquanta partite, trascorrendovi quasi dieci anni della sua vita, e contribuendo al secondo posto dei gigliati (dietro la Juventus) nella stagione 1981/1982. Lì, tra l’altro, ha conosciuto la moglie dalla quale ha avuto tre figili, di cui uno, Niccolò, grande promessa del calcio nostrano, è scomparso tragicamente a diciasette anni a causa di un incididente col motorino.
Quel lutto ha però dato a Galli la forza di reagire, portando qualche mese dopo alla costituzione di una fondazione intitolata al figlio.
Ad ore, dovrebbe dunque arrivare la definitiva conferma delle numerose indiscrezioni: a favore dell’ex portiere (che nelle vesti di commentatore appare settimanalmente nella trasmissione sportiva Controcampo di Rete4) giocherebbe la popolarità e la capacità di stare davanti ad una telecamera. Qualità necessarie per sfidare l’altro outsider, Matteo Renzi (Pd), già presidente della provincia fiorentina, e ora scelto dalle primarie del centrosinistra come candidato per la poltrona di primo cittadino del capoluogo toscano.
Dai primi sondaggi di opinione, i trascorsi da calciatore di Galli - su cui qualcuno ha ironizzato: “con un portiere come candidato il capo staff sarà il massaggiatore?” - dai fiorentini non sarebbero affatto considerati penalizzanti. Anzi, l’amarcord dei bei tempi viola gioverebbe all’ex calciatore, sebbene sia nato a Pisa (nel ‘58) e non a Firenze. Dal canto suo, l’assessore cittadino alla sicurezza Graziano Cioni (Pd) ha già avvertito i suoi compagni di partito a non storcere il naso: “Non sottovalutate Galli. Ha ottimi rapporti con la Curia e la sua Fondazione fa assistenza vera”.
E l’ex portierone del Milan di Sacchi ammette: “Se il presidente darà il suo via libera ora si apre un altro capitolo e un’altra storia. Anche se io personalmente son sempre stato in ottimi rapporti anche con Domenici e Cioni, che hanno molto aiutato la Fondazione dedicata a mio figlio”. Proprio la Fondazione e i buoni rapporti con la cittadinanza sarebbero le armi di Galli, che plaude al suo possibile avversario: “Sono stato contento della vittoria di Matteo alle primarie, ha rotto con i riti della sinistra, io l’ho conosciuto e c’è un rapporto di simpatia”.

Il Milan non c’è più. A certificare la crisi di una squadra piena di campioni in infermeria e povera di spirito ci hanno pensato Antonio Cassano e una grande Sampdoria. Troppo tardiva la reazione dei rossoneri a Genova: sotto di due gol (il primo realizzato da Cassano e il secondo, di Pazzini, ispirato dal genio di Bari vecchia) il diavolo ha reagito solo all’80′ con una rete di Pato, il più vivace della squadra (e il più giovane…).
Fuori dalla Uefa, dalla Coppa Italia e ormai fuori gioco in campionato. Per il Milan l’annata si può salvare solo con il posto in Champions. Ancelotti ha tante attenuanti, a cominciare dagli infortunii importanti nella parte decisiva dell’anno, ma non erano questi gli obiettivi di inizio stagione.
Così, dietro all’Inter rimane sola la Juventus, che ieri ha difeso bene il gol fortunato di Marchisio a Napoli.
La capolista frena un po’, il pari con la Roma nel posticipo è spettacolare e Mourinho può essere soddisfatto per il pareggio acciuffato grazie a Balotelli, Crespo - i due attaccanti meno considerati in questa stagione - e un rigore inesistente. Sempre più avvincente la lotta per il quarto posto: come la Roma, Genoa e Fiorentina hanno pareggiato fuori casa rispettivamente con Siena e Reggina.
Il risultato più eclatante della giornata è però la netta sconfitta del Palermo nel derby siciliano con il Catania: quattro i gol rifilati dalla squadra di Zenga a quella di Ballardini: ha pesato l’espulsione di Bresciano al 16′ del primo tempo e un gran gol di Mascara: un tiro alla Maradona, da metà campo è finito all’incrocio dei pali.
L’Udinese ha ripreso a viaggiare sui ritmi di inizio stagione, con un due a zero sul Lecce firmato da D’Agostino e Pasquale. Anche la Lazio sembra essersi ritrovata, o perlomeno aver ritrovato Zarate, ieri decisivo con una doppietta contro il Bologna. Il Torino ha scavalcato proprio i rossoblù di Mihajlovic con un buon pareggio a reti bianche a Cagliari. La sorpresa della giornata è invece il Chievo, che batte due a zero l’Atalanta a Bergamo. In coda i giochi non sono ancora fatti.
Il VIDEO del gol di Mascara da YouTube:
Il VIDEO servizio:

Turnover in casa Juve. Capitan Del Piero si accomoda in tribuna. L’Udinese non sembra un ostacolo insormontabile: non vince da 12 partite, mentre i bianconeri di Torino sono in piena rincorsa sull’Inter. E invece, Di Natale e Quagliarella tornano in versione “da azzurro” e fanno un brutto scherzo alla vecchia signora, che si ritrova di nuovo a meno sei nonostante il rigore segnato dall’ex Iaquinta. Già, perché la capolista non perde colpi. A Catania, con uno stadio contro, inviperito dalle polemiche dell’andata, Stankovic e Ibrahimovic stendono gli etnei. E le buone notizie per la banda Mourinho non finiscono qui: l’altra inseguitrice, il Milan, si fa acciuffare al 43′ del secondo tempo dal Genoa, dopo aver dominato. E’ Diego Milito, che ormai a Genova è in via di beatificazione, a gelare San Siro, che era esploso nel primo tempo per il secondo gol italiano di un David Beckham (su punizione) di nuovo a suo agio vestito da giocatore di calcio e non da modello. Dalle retrovie, per i liguri, si fa avanti la minaccia di una Roma ormai pienamente ritrovata: contro il Palermo (in gol con Cavani), Totti e Brighi fanno godere l’Olimpico. Il capitano giallorosso è un protagonista ritrovato per il campionato. Come il suo ex partner Antonio Cassano, che a Genova spinge la Sampdoria alla vittoria (3-1 sulla Lazio) con una serpentina delle sue, in mezzo ai difensori, fino in porta. Sembra invece aver perso la strada il Napoli di Reja, che a Firenze perde per la terza giornata consecutiva contro i viola di Prandelli, in gol con Santana e Montolivo. Vince ancora il Cagliari, che si porta oltre quota 30 punti vincendo sul Siena con un gol di Acquafresca. Nella parte bassa della classifica, il Bologna si prende tre punti d’oro a Bergamo, dove era caduta l’Inter, Chievo e Lecce rimediano un pareggio che serve poco a entrambe, ma sempre meglio di Torino e Reggina: entrambe in zona retrocessione, non vanno oltre un triste zero a zero.