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Questione di cuore: 130 milioni non bastano per strappare Kakà al Milan

Kakà resta al Milan

Alla fine (in zona Cesarini, è il caso di dire), Ricardo Izecson dos Santos Leite ha fatto prevalere le ragioni del cuore. Il brasiliano in questione fa il calciatore e gioca nel Milan: tutti lo conoscono semplicemente come Kaka. E da ieri sera continuerà a vestire la maglia rossonera, dopo aver rinunciato alla strabiliante offerta di 18 milioni di euro a stagione da parte dello sceicco Mansour bin Zayed, proprietario del Manchester City.

Al termine di una giornata ricca di colpi di scena, quando ormai l’accordo sembrava fatto tra le due squadre (al Milan sarebbero andati oltre 120 milioni di euro, al giocatore 15 più diritti di immagine e particolari bonus legati agli sponsor), Silvio Berlusconi annuncia poco prima delle 23 che “Kakà continuerà ad essere un giocatore del Milan. Hanno prevalso il cuore e il buon senso. Non potevamo dire di no a quell’offerta, ma lui non ha voluto che si perfezionasse. Ha detto di no e basta. Resta con noi, ci sono delle cose che sono più importanti dei soldi”.

Il giocatore per ore se ne è rimasto chiuso nella sua casa in via Saffi, forse leggendo le centinaia di lettere che il suo portiere gli ha recapitando, segnali di affetto dei suoi tifosi che mai lo vorrebbero vedere andare via. Poi, nella piovosa notte milanese, ha deciso di uscire dalla finestra dell’ultimo piano, battersi più volte la mano sul cuore e baciare la maglietta numero 22 con il suo nome. “Il Milan è casa mia, nemmeno per trenta secondi ho pensato di andare al Manchester City dirà il brasiliano poco dopo la mezzanotte ai microfoni di Milan Channel. Aggiungendo che “tutti i messaggi che mi arrivavano mi dicevano di scegliere con il cuore. E io cosi’ ho fatto. Non è una stata una scelta economica. E’ sempre stato il Milan ad accontentarmi. Devo ringraziare Galliani, Berlusconi, Leonardo che è più di un amico”.

Eppure l’affare era sul tavolo e, secondo qualcuno, anche le firme: 120 milioni di euro al Milan e 15 milioni a stagione per il giocatore. 120 milioni: esattamente il fondo varato con l’ultima Finanziaria per la scuola, dopo le proteste sui tagli soprattutto sollevate dalle scuole paritarie. La cifra vale sei volte la dotazione data con il decreto anti-crisi, varato dalla Camera e ora all’esame del Senato, al fondo affitti per aiutare le famiglie in difficoltà a pagare il canone di locazione. Se fosse stato perfezionato il trasferimento, sarebbe stato il più costoso nella storia calcio: un record storico. Di storico, ora, resta solo il “gran rifiuto”.
Il precedente primato venne stabilito nel 2001 dal Real Madrid, che pagò 75 milioni di euro alla Juventus per avere Zinedine Zidane.

L’affare è sfumato, dunque, ma Kakà vale 130 milioni di euro: lo dice lo sceicco Bin Zayed. Un’offerta del genere apre adesso scenari impensabili. Fino a quanto si potranno spingere le offerte per i più grandi calciatori del mondo? Chissà quanto può valere allora Cristiano Ronaldo, vincitore con lo United (l’altra squadra di Manchester) del campionato inglese, della Champions league, della Coppa intercontinentale e del Pallone d’oro nel 2008 e oggetto di un’altra furiosa trattativa che lo vorrebbe al Real Madrid. Oppure Fernando Torres, che ha trascinato la Spagna alla vittoria del campionato europeo e che nel Liverpool è cresciuto in modo impressionante.
Gli altri fuoriclasse del suo stesso valore andranno presto a battere o dal loro attuale presidente o da qualcun altro, smuovendo un mercato che propone già cifre spaventose. Ibrahimovic sfiora gli undici milioni di euro all’Inter, Kakà al Milan ne guadagna nove, ma è da pensare che andrà dritto dritto a chiedere un aumento dell’ingaggio, il quinto ritocco contrattuale da quando è al Milan. E di conseguenza provocherebbe una scossa tra chi, come Ronaldinho, di milioni ne guadagna “appena” quattro. Bin Zayed è, quindi, l’innesco del mercato di oggi e dei prossimi mesi per tutti.
Oggi tocca allo sceicco, ieri è stato il turno di Abramovic, Moratti, Berlusconi o di società che amministrano una quantità di denaro talmente esponenziale (Manchester United, Liverpool, Real Madrid, Barcellona) che incidono in modo significativo in qualsiasi stagione di mercato: anche se alle spalle di questi club non ci sono appassionati di calcio, ma multinazionali americane o amministratori e società di investimento. Che trattano i giocatori, e di conseguenza le passioni della gente, come semplice merce di scambio.

Gli arabi, comunque, sono pronti a tutto e perso Kakà la campagna acquisti non si è certo fermata. Secondo la stampa inglese, ci sono anche due allenatori che lavorano in Italia nelle mire dei “Citizens”. Il club sarebbe, infatti, pronto a dare la caccia a Josè Mourinho, obiettivo numero uno per la successione sulla panchina del deludente Marc Hughes. Se non si dovesse arrivare al portoghese, la seconda alternativa sarebbe Carlo Ancelotti, attuale tecnico del Milan. Tra i calciatori sarebbe stato messo nel mirino anche un italiano di valore: il centrocampista della Roma Daniele De Rossi. Per lui si parla di una spesa di 50 milioni di euro. Se De Rossi fosse d’accordo, Rossella Sensi non potrebbe dire di no, anzi sarebbe quasi costretta, viste le condizioni economiche non proprio floride della società giallorossa. E poi Adriano o Nilmar, il forte attaccante dell’International di Porto Alegre: un altro angolo di Brasile nell’Inghilterra industriale per un investimento globale di quasi 300 milioni di euro. Nel frattempo si sta perfezionando l’acquisto dell’attaccante del West Ham, Craig Bellamy, prelevato per 14 milioni di euro. Tanto per non perdere l’abitudine a spendere altri quattrini.

Ma con tuti questi nomi, le vittorie sono assicurate? Questa è un’altra storia: non tutti i soldi del mondo costruiscono trofei e leggende.

Il VIDEO servizio:

Giallo Kakà: “Ha firmato per il City”. L’Inter crolla a Bergamo

Kakà nei guai
In Serie A succede di tutto: la prima in classifica si schianta a Bergamo e ne incassa tre, l’ultima in classifica, il Chievo, ferma la corsa del Napoli. Il Genoa è quarto, zona Champions League: non succedeva dal 1991, gli anni di Branco e Aguilera.

Ma tutto passa in secondo piano nel pianeta-pallone di fronte alla telenovela che fa palpitare i cuori milanisti: Kakà se ne andrà alla corte dell’emiro Mansour, il ricchissimo padrone del Manchester City e membro della famiglia reale di Abu Dhabi?
Secondo il quotidiano inglese Daily Star, l’affare è già cosa fatta. Mancherebbe solo la firma del giocatore, ma il padre-procuratore Bosco avrebbe già definito i termini del munifico contratto. Le cifre sono clamorose: 110 milioni di euro al Milan e 15 all’anno al brasiliano.

Per l’Observer, però, una fonte vicina all’emiro avrebbe smentito: “Cifre irrealistiche” e si sarebbe rifatto sotto il Real Madrid con un’offerta da 80 milioni di euro più il gocatore Sergio Ramos.
Da Milano non arrivano conferme. Ieri Kakà ha giocato quello che potrebbe essere stato il suo ultimo match in rossonero, in uno stadio Meazza che non ha smesso di cantare il suo nome per tutti i 90 minuti. Numerosi gli striscioni dedicati al campione brasiliano e critici verso la società, Galliani e Berlusconi, come “Pensavo che il diavolo non potesse vendere l’anima. Mi sbagliavo”. Oggi il giocatore non era presente alle sfilate di Armani, marchio di cui è testimonial come il compagno di squadra David Beckham, il quale si è detto “speranzoso” che Kakà rimanga a Milano.
Il campionato, comunque, va avanti e sorprende: l’Inter di Mourinho finora aveva perso solo nel derby. Oggi è stata sconfitta dall’Atalanta, incassando due gol da Doni e uno da Floccari.
La Juventus ha avuto l’opportunità di ridurre le distanze a un punto, ma l’ha sprecata, fermandosi sull’1 a 1 nel posticipo contro la Lazio (prima rete di Ledesma grazie a un errore di Manninger e pareggio bianconero con una zuccata di Mellberg) . I biancocelesti di Delio Rossi restano un punto sopra la Roma priva di Totti ma in grande ripresa grazie a Baptista, autore del gol della vittoria al 92′ con una spettacolare rovesciata.
La quarta forza del campionato è il sorprendente Genoa di Gasperini, vittorioso in trasferta a Lecce anche senza il “principe” Milito.

Calcio, Inter schiacciasassi. Ma Juve e Milan non mollano

bobone

Calcio, vincono le grandi. Stop per Udinese, Napoli, Genoa e Fiorentina

Josè Mourinho

Inter, Milan e Juve. La vetta della classifica di serie A torna all’aspetto classico. Dopo settimane di mini-crisi, sorprese e provinciali in zona-scudetto, questa giornata di campionato sembra aver ristabilito le solite gerarchie. In attesa del risultato di stasera nel derby romano (la Lazio, se vincesse, si ritroverebbe davanti alla Juve). E’ stata una giornata disastrosa per tutte quelle squadre che avevano ben impressionato e stazionato in alta classifica fino ad oggi: perde l’Udinese, in casa con la Reggina (gol di Brienza per i calabresi). Perde la Fiorentina, in casa del Cagliari (rigore di Acquafresca). Sconfitto anche il Napoli, che incassa tre gol dall’Atalanta (reti di Ferreira Pinto, Floccari e Manfredini). Il Genoa, altra rivelazione del torneo, ha perso malamente giovedì sera nell’anticipo con la Juventus.
All’Inter, capolista grazie alle due perle di Ibrahimovic nella partita di ieri sera contro il Palermo, risponde un Milan cinico, cui basta un rigore generoso (il fallo era al limite dell’area) trasformato da Kakà, per battere il Chievo e ritrovarsi solo un punto sotto ai “cugini”. Nelle altre partite di Serie A, il barese Cassano sente aria di derby pugliese e trascina la Sampdoria alla vittoria contro il Lecce con un gran gol e molte azioni pericolose; mentre a Catania è il siciliano Mascara il mattatore con una tripletta che inguaia il Torino, cui non bastano i gol di Amoruso e Colombo per non sprofondare in basso nella classifica, da dove sta tentando di risalire il Bologna di Mihajlovic, che strappa un pareggio a Siena con il sesto gol in campionato di Marco Di Vaio, su rigore.

Juve e Roma a fondo, campionato senza padroni

Sorride Ancelotti: due settimane fa sembrava condannato, stasera il suo Milan ha l’occasione di portarsi a un punto dal terzetto di testa, composto da Udinese, Lazio e Inter. Chissà se Ronaldinho replicherà con una magia delle sue al tacco “da arti marziali” con cui Ibrahimovic ha steso ieri sera il Bologna. Il campionato, alla sesta giornata, non ha ancora un padrone. Non è la Lazio, la squadra rivelazione, fermata dal Lecce ieri sera, né l’Inter, che deve ancora dimostrare tutto, dopo la sconfitta nel derby. Ma Mourinho può guardare comunque dall’alto i suoi principali avversari: Roma e Juve hanno steccato completamente le partite di oggi:

La squadra di Spalletti ha perso le staffe nel finale a Siena: espulsi Mexes e Panucci (e qualcuno malignerà: salteranno proprio la partita contro i nerazzurri), brutta sconfitta contro i bianconeri che vanno in vantaggio con Frick. La Juve non fa molto meglio, ma Ranieri ha molte attenuanti: le assenze di Iaquinta, Trezeguet e Nedved. L’espulsione di Sissoko (comunque imbarazzante come playmaker). Non basta il gol di capitan Del Piero contro il Palermo, lanciato alla quarta vittoria in cinque partite da Ballardini. Di Miccoli e del giovane georgiano Mchelidze i gol dei rosanero. Le grandi stentano a ingranare, e allora le protagoniste del campionato sono le squadre più organizzate e in forma: oltre alla Lazio, l’Udinese di Marino (che ha ritrovato un grande Quagliarella, autore di una doppietta contro il Torino) e l’Atalanta di Del Neri, che sotterra la Sampdoria con 4 gol (doppietta di Floccari, Doni e Garics). Tra i liguri si salva solo Cassano (doppietta oggi), ma predica nel deserto.

Si ferma invece il Napoli, che cade (come Milan e Roma) nel fortino genoano di Marassi, davvero inespugnabile: per i partenopei non bastano i gol della coppia argentina Lavezzi-Denis, i rossoblù corrono tantissimo anche in dieci per l’espulsione di Papastathopulos (autore del primo gol) e finalizzano con le reti di Palladino e di Diego Milito, sempre più “principe” del Ferraris, già cinque gol per lui. Uno in più di Gilardino, a segno anche oggi nella vittoria esterna della Fiorentina contro il Chievo Verona per 2 a 0 (di Kuzmanovic l’altra rete). Sorprendente anche il Catania di Zenga, che pareggia nel derby dello stretto con la Reggina per 1 a 1 (di Paolucci e Costa i gol).

L’ottava meraviglia di Valentino, e Ballan è mondiale nel ciclismo

Valentino Rossi

Sinfonia azzurra sulle due ruote. Valentino Rossi e Alessandro Ballan sono due personaggi molto diversi tra loro, ma hanno un unico obiettivo: arrivare primi al traguardo. Campioni del mondo per grinta, carattere, forza ed efficacia. Il primo, il centauro pesarese, si riprende quello che gli era sfuggito negli ultimi due anni, il titolo mondiale in Moto Gp, la classe regina dei motori a due ruote. Il secondo, buon corridore, brillante nelle corse di un giorno, scatta al momento giusto e arriva da solo sul traguardo di Varese. Un’apoteosi tutta italiana, che fa dimenticare il disastro delle Ferrari a Singapore. Ma andiamo per ordine.
VALE: “È IL TITOLO PIÙ BELLO”. Sono le sette della mattina in Italia quando sulla pista di Motegi, in Giappone, scatta il Moto Gp. Tutti attendono Rossi, quarto nelle prove, e invece Pedrosa è primo davanti a Stoner. Valentino è quinto, poi quarto e dopo, appena tre giri, è già terzo. Basterebbe questa posizione per vincere il mondiale. Ma “The Doctor” non si accontenta e prima sorpassa Pedrosa, poi, in una staccata molto pulita e spettacolare, lascia al palo Stoner, il suo rivale di sempre. È l’inizio del trionfo: Valentino arriva al traguardo impennando sulla sua Yamaha. Stoner è staccato in classifica di 92 punti, troppi a tre gare dal termine (ogni vittoria assegna 25 punti). Dopo l’arrivo è cominciato lo show. Prima la maglietta “Scusate il ritardo”, dopo due anni in cui tra sconfitte in pista e fuori (vicenda fiscale inclusa) è sicuramente cambiato e cresciuto. Poi il tavolino a bordo pista preparato dal fan club: un finto notaio, sedicente Ottavio Ottaviani (nome che dice tutto) certifica la firma di Valentino sul casco bianconero celebrativo del titolo. “Quello del 2004 e questo di oggi sono i titoli più belli che ho vinto. Mi mancava la sensazione di essere di nuovo campione del mondo”. Il tutto con una moto competitiva, gomme che vanno bene e un team che aveva più voglia di vincere di me”.
BALLAN, SCATTO MONDIALE Tutti si aspettavano Paolo Bettini, campione del mondo in carica da due stagioni, ma alla fine spunta Alessandro Ballan, uno spilungone di Castelfranco Veneto che fino adesso in carriera aveva vinto poco o nulla. Che stacca tutti a meno di quattro chilometri dalla fine e vince per distacco il mondiale di ciclismo a Varese davanti ad un altro italiano, Damiano Cunego. Quarto Rebellin, a sfiorare un podio tutto italiano che avrebbe completato una giornata memorabile per i nostri colori. Bettini, che forse ha speso troppe energie troppo presto, è rimasto attardato all’ultimo giro insieme a Freire e Valverde. Il “grillo” ha tagliato il traguardo esultando per il successo di Ballan. “È stato un Mondiale difficile, ero molto teso. Ma sono orgoglioso di aver chiuso la mia carriera con una squadra straordinaria. Complimenti a Ballan, uno che magari ha poche vittorie ma tutte buonissime”.
DISATRO FERRARI NELLA NOTTE DI SINGAPORE. La scuderia italiana esce con le ossa rotte dall’inedito Gp di Singapore, disputato in notturna, con 30 gradi di temperatura e quasi l’80 per cento di umidità dentro le monoposto. Dopo una partenza perfetta, con Massa che teneva il primo posto davanti a Hamilton e Raikkonen subito dietro al pilota della Mc Laren, all’improvviso l’irreparabile. Massa al rifornimento parte trascinandosi dietro il bocchettone della benzina: deve fermarsi in attesa che gli impacciati meccanici lo raggiungano alla fine dei box e riescano a togliergli il bocchettone. Perderà oltre un minuto. Poi verrà anche penalizzato per aver intralciato il passaggio di un altro pilota. Raikkonen va a sbattere contro un muro quando era quinto. Alla fine vince Fernando Alonso, dopo un anno di digiuno. Hamilton chiude terzo e ringrazia ancora una volta le disgrazie Ferrari. Ora è a a +7 da Massa e la McLaren sorpassa nella classifica costruttori.
DERBY AL MILAN, LAZIO IN TESTA E il calcio? Regala emozioni fino a tarda sera con il Milan che nel posticipo della quinta giornata batte l’Inter con un gol di Ronaldinho e costringe alla prima sconfitta Mourinho che questa volta deve presentarsi per forza e prendersi tutte le responsabilità di una sconfitta meritata. La contemporanea vittoria della Lazio a Torino per 3 a 1 (doppietta di Zarate, sempre più leader di questa squadra) permette ai biancocelesti di balzare in testa alla classifica, seguiti da Napoli che espugna Bologna e si candida a essere la squadra rivelazione del campionato. Bene Udinese, Fiorentina (contro il Genoa decide il solito Gilardino) e la Roma che torna al successo contro l’Atalanta. Reggina e Cagliari chiudono la classifica: sullo stretto e nell’isola le panchine traballano.

Serie A, l’Inter in testa ringrazia il Catania di Walter Zenga

inter

Clamoroso al Cibali. La storica frase pronunciata da Sandro Ciotti nel 1961 per commentare la sorprendente vittoria del Catania sull’Inter, torna di grande attualità al termine della quarta giornata di campionato. La squadra allenata da Walter Zenga, questa volta in trasferta, blocca sull’1 a 1 la Juventus grazie ad un gol di Gianvito Plasmati, una vita passata sui campi della serie C2 (Chieti, Brindisi, Ragusa e Andria) e della C1 (lo scorso anno a Taranto) per arrivare a siglare il secondo gol in massima serie in tre partite giocate. E, ironia della sorte, l’Inter ringrazia il suo ex portiere (e una rete di Cruz su assist di Ibrahimovic per superare il Lecce con grande sofferenza) per volare in testa alla classifica, a quattro giorni dal derby della Madonnina. Un derby rinvigorito dalla vittoria del Milan a Reggio Calabria che rilancia definitivamente gli uomini di Ancelotti. Dietro all’Inter, Lazio (3 a 0 sulla Fiorentina) e Atalanta (1 a 0 sul Cagliari). Male la Roma, sconfitta anche a Genova, e il Palermo, battuto da un sempre più convincente Napoli.
FORMULA UNO IN NOTTURNA A SINGAPORE. All’indomani della decisione della Corte d’appello della Fia, che ha giudicato “inammissibile” il ricorso della Mc Laren, confermando la penalità inflitta a Lewis Hamilton in Belgio e la vittoria della gara di Massa, si riparte con la Formula Uno con il suggestivo scenario in notturna a Singapore, il primo in assoluto di tutta la storia dei Gran premi. “Arriviamo a Singapore dopo tre giorni di test che ci hanno aiutato a progredire con il pacchetto della F2008 – dice Stefano Domenicali, responsabile della gestione sportiva Ferrari - La lotta per i due titoli sarà molto dura. Raikkonen e Massa hanno incontrato a Maranello il presidente Montezemolo, il quale ha chiarito che, come sempre, la Ferrari ha il semplice obiettivo di chiudere la stagione vincendo entrambi i titoli”. Domani alle 13 e alle 15.30 (ora italiana) le prime prove libere. Sabato alle 16 le qualifiche ufficiali e domenica alle 14 la gara con diretta su Rai1 e Sky Sport2.
BASKET CAOS, SI DIMETTE IL PRESIDENTE. Fausto Maifredi ha rassegnato le dimissioni da presidente della Federazione italiana pallacanestro (Fip). La decisione è stata presa dopo un incontro con il presidente del Coni Gianni Petrucci. Maifredi, 59 anni, era in carica dal 1999 (riconfermato nel 2001 e 2005) e il suo mandato era in scadenza a marzo. Domenica scorsa, all’indomani del Consiglio federale che aveva escluso dal campionato di serie A Napoli e Capo D’Orlando, si erano dimessi 6 dei 20 membri del consiglio. Nei prossimi giorni Petrucci nominerà un commissario, probabilmente un membro della Giunta Coni, che traghetterà la federazioni verso le elezioni che a questo punto potrebbero essere anticipate. A proposito di Capo D’Orlando, che ha chiesto un incontro urgente con Petrucci e ha già annunciato il ricorso contro la sua esclusione, i giocatori hanno scritto una lettera dicendosi di fatto “disoccupati a due settimane dall’inizio del campionato”. “I disoccupati della serie A forse aumenteranno di 13 unità a cui vanno sommati i colleghi, gli allenatori e i dirigenti del basket Napoli – dicono – Non siamo i piloti Alitalia e nessun politico si muoverà per noi, ma sicuramente il basket italiano subirà un altro colpo alla sua credibilità e l’ennesima figuraccia in Europa, dovendo noi partecipare alla Eurocup”.

Il VIDEO servizio:

Juventus e Inter in testa. Le avversarie sono già avvisate

Juventus
Il Milan ritrova gol e vittoria nel posticipo contro la Lazio del solito argentino Zarate, arrivato al quarto gol in campionato (anche se inutile). Di Seedorf, Zambrotta, Pato e Kakà le reti dei rossoneri, apparsi in ripresa rispetto a sette giorni fa. In testa scattano l’Inter (3 a 1 al Torino) e la Juventus grazie alla seconda rete consecutiva di Amauri, ottimo sostituto di Trezeguet, che dovrà stare tre mesi fuori dai campi di gioco a causa dell’operazione ai legamenti del ginocchio. La Roma chiude una settimana terribile e batte la Reggina grazie alle reti di Panucci, Aquilani e Perrotta. Un gol di Paolucci regala al Catania di Walter Zenga la seconda vittoria in questo campionato e il secondo posto in classifica. Il Cagliari resta ultimo con zero punti e la posizione del suo allenatore comincia a traballare. E mercoledì si torna in campo con il primo dei turni infrasettimanali previsti. Inter e Juventus ospiteranno rispettivamente Lecce e Catania: in caso di vittoria sarebbero le due reali antagoniste per lo scudetto. Spiccano anche Genoa-Roma e Lazio-Fiorentina.
BASKET: TERREMOTO IN SERIE A. Napoli e Capo d’Orlando sono state escluse dalla serie A su decisione del consiglio federale, che ha revocato, con l’unanimità dei presenti, l’ammissione per le due squadre che non avevano la documentazione in regola per l’iscrizione ai campionati. Per entrambe le società, che potranno appellarsi alla camera di conciliazione del Coni, ci sarà ora la possibilità di ripartire dai campionati regionali ovvero dalla ex C2. Il presidente della Federbasket, Fausto Maifredi, ha confermato che non ci saranno ripescaggi. Gli accordi tra Fip e Lega prevedevano, infatti, che si dovesse disputare un campionato con un numero pari di squadre quindi Varese, prima avente diritto al ripescaggio, sarebbe potuta rientrare in gioco solo in caso di un solo forfait in serie A. Choc in casa siciliana. I giocatori apprendono la notizia un’ora prima di scendere in campo contro la Enel New Basket Brindisi per la semifinale della Coppa “Lo Forte” davanti al proprio pubblico. Partita annullata e giocatori e pubblico a chiedere a gran voce quale sarà il futuro del più piccolo paese della serie A. “È un’esclusione che contesteremo ad ogni livello” dice il presidente di Capo d’Orlando, Roberto Sindoni ai microfoni di Sky Sport 24. “Credevo si trattasse di uno scherzo. Quello che posso assicurare è che il 5 ottobre Capo d’Orlando giocherà a Cantù, come previsto dal calendario. Siamo in serie A e ci resteremo”.
L’ITALTENNIS SI SALVA DALLA SERIE C. Sulla terra rossa del Circolo Tennis Sporting di Montecatini, gli azzurri sudano sette camice ma, alla fine, allontano i fantasmi di un’umiliante retrocessione nella serie C della zona Eurafricana della Coppa Davis. Il nostro team ha avuto comunque bisogno di ricorrere al quinto e decisivo match per avere ragione della squadra lettone. Di Polito Storace il punto del definitivo 3 a 2. Ora i sorteggi per stabilire il tabellone per i play off promozione. Si giocherà ad inizio 2009, le squadre da evitare sono Gran Bretagna e Belgio, le altre sei sembrano abbordabili e l’Italia può rientrare in serie A. Dalla domenica di Coppa Davis, la Spagna di Rafael Nadal, numero uno al mondo, esce vincitrice sugli Stati Uniti, campioni in carica, con il netto punteggio di 4/1. In finale, gli iberici, che sembrano ormai i grandi favoriti per la vittoria della prestigiosa insalatiera, incontreranno il vincitore della seconda semifinale tra Argentina e Russia.

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Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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