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Milano, la moda si sfila dalla Fiera

L'ex sala delle grida di piazza affari, allestita per un defilé di Versace
Qualcuno penserà: per fortuna è finita. Sì, la bagarre della settimana di Milano Moda Uomo si è ufficialmente conclusa. Da giovedì 28, tutti a Parigi: fotografi, giornalisti, modelli. E i buyer stranieri, gli ospiti internazionali e pure i curiosi. Tutti all’ombra della Tour Eiffel. I milanesi si riappropriano così delle strade, dei taxi (che è impossibile trovare in tempo di sfilate), persino dei luoghi cittadini che fanno da cornice alle passerelle modaiole.

Nonostante in città non manchino strutture adeguate, gli stilisti negli ultimi giorni hanno invaso teatri, studi fotografici, musei, una scuola militare (la Teulié di Corso Italia), l’ex sala delle grida di Piazza Affari (ribattezzata Congress and training Centre di Palazzo Mezzanotte (nella foto), la Galleria Meravigli e persino una piscina (la Cozzi di viale Tunisia) e i Giardini di Porta Venezia. Ogni angolo della città è diventato passerella, costringendo gli operatori del settore a spostarsi freneticamente da un luogo all’altro e intasando il già difficile traffico quotidiano. Sempre la stessa scena, specialmente in occasione delle sfilate maschili: “La moda donna storicamente è più legata alla Fiera, che per 25 anni ha ospitato le passerelle in piazza VI Febbraio, mentre ora molte si svolgono nella struttura di via Gattamelata“, dice Mario Boselli, Presidente della Camera Nazionale della Moda (Cnmi), “quando invece si tratta della moda maschile, con meno sfilate, gli stilisti vogliono atmosfera e scelgono posti strani, anche se farebbero meglio a seguire la nostra organizzazione: con le sale che mettiamo a disposizione tutti potrebbero sfilare negli stessi luoghi, risparmiando tempo, fatica a chi deve seguire gli eventi e soprattutto soldi, poiché i nostri costi sarebbero molto inferiori rispetto alle medie di mercato”. Invece no. A parte chi organizza gli eventi all’interno della maison o in strutture private, come Armani nel suo Teatro di via Bergognone o Iceberg nella Pelota di via Palermo, gli altri si sono divisi tra la gettonatissima via Tortona, dove c’è il Superstudio, e le altre location: “Abbiamo organizzato il calendario studiando i tragitti e i percorsi meno impegnativi”, continua Boselli, “ma a volte ciò non è bastato”. Come nel caso della sfilata di Valentino, o in quella di Laura Biagiotti, che hanno rispettato l’orario previsto ma alle quali molti sono arrivati in ritardo. “Una sfilata dura tra i 12 e i 14 minuti, se tutti fossero nello stesso posto, realisticamente, potremmo avere un defilé ogni tre quarti d’ora, contro l’ora in media prevista attualmente dal calendario (e mai rispettata, ndr)”. Ma allora perché i designer preferiscono cercare uno spazio diverso? “Perché chi non ha un luogo privato tende ad individuare un posto bello, centrale e facile da raggiungere, e a conservarlo nel tempo, quasi a renderlo riconoscibile e identificabile con la griffe”, raccontano da Gazzarrini, che da qualche stagione ha scelto la Galleria Meravigli. Così Richmond da anni sfila ai Giardini di Porta Venezia, Versace per due stagioni ha preferito Piazza Affari e Gucci per ben cinque anni ha presentato le collezioni all’interno del Museo della Permanente, utilizzato ora dallo stilista Valentino. I costi? Da 10 mila a 60 mila euro, a seconda della location e dello stilista. Tanto più centrale, tanto più cara: da Piazza Affari fanno sapere che il successo di Palazzo Mezzanotte dipende dal fatto di far rivivere le emozioni del cuore della finanza italiana, ma anche perché è a due passi dal quadrilatero della moda e per lo spazio antistante, che consente eventi collaterali. Compresi gli ingorghi: taxi e macchine private in doppia fila, traffico bloccato, andirivieni di fotografi e cineoperatori.

Tuttavia il business non manca: “La sfilata rappresenta l’evento visibile di un sistema complesso fatto di piccole e medie imprese che lavorano a tutti i livelli”, ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, “favorire l’evento sfilata vuol dire favorire tutte le imprese che lavorano ai servizi, gli showroom commerciali, le pubbliche relazioni, la manifattura stessa, con una serie di ricadute positive non solo per il sistema moda ma per l’intera città”. Così il marchio Milano si impone in tutto il mondo: “all’estero siamo talmente considerati che non spostano la data di una sfilata senza consultarci”, chiosa Boselli, “mentre qui puntualmente dobbiamo lottare con chi vorrebbe stravolgere il calendario che prepariamo”. La soluzione? Superare la diffidenza e i protagonismi di ognuno. Difficile. Com’è difficile che vada meglio la prossima volta. Quando? Dal 23 settembre con Milano Moda donna. La città è avvisata.

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