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Il presidente della Repubblica e il ministro della Difesa alla festa delle Forze Armate
Il quattro novembre di novant’anni fa finiva sul fronte italiano la “Grande Guerra”, la prima vera occasione in cui le Forze Armate dell’allor giovane Regno d’Italia si trovarono a combattere in un conflitto di grandi proporzioni. Anche per questo l’anniversario di oggi, giornata delle Forze Armate e dell’unità nazionale ha un significato particolare per i militari.
“Ringrazio le Forze Armate per il loro impegno a difesa della pace”, nel ricordo ”dei tanti uomini caduti per la difesa dei valori fondanti dell’Italia”. Silvio Berlusconi si è rivolto così in una lettera al capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Vincenzo Camporini. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha deposto questa mattina una corona all’altare della Patria, rendendo onore a tutti i caduti. Napolitano era accompagnato dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e dal capo di Stato maggiore della difesa, Vincenzo Camporini. Presenti il presidente del Senato Renato Schifani, quello della Camera Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente della Corte costituzionale Franco Bile. Tra le autorità anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, e i vertici delle forze armate e di polizia. Tra i politici Antonio Di Pietro. Dopo la cerimonia a Roma, il presidente della Repubblica si è recato al Sacrario di Redipuglia, in provincia di Gorizia, dove ha deposto una corona d’alloro ai piedi della tomba del conte Duca D’Aosta comandante della terza armata all’epoca della prima guerra mondiale. Successivamente è partito per Vittorio Veneto, dove novant’anni fa l’esercito italiano riscattò la disfatta di Caporetto e sconfisse gli austriaci.
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“Io sono favorevole alle manifestazioni purché siano pacifiche e nei limiti della legge: non potrà succedere ciò che è successo con la precedente manifestazione a Castel Volturno. Nessuno può pensare di replicare quelle violenze”. È questa l’opinione del ministro dell’Interno Roberto Maroni parlando della manifestazione di solidarietà agli immigrati in programma sabato 4 ottobre a Caserta.
Accanto ai movimenti e agli immigrati che sfileranno per le strade della città, ci saranno anche i 500 paracadutisti pronti a scendere in campo nel casertano: impiegati per posti di blocco, controllo di chi è agli arresti domiciliari, presidio di esercizi commerciali a rischio, ricerca di armi.
È stato infatti firmato dal presidente della Repubblica il decreto che autorizza, fino al 31 dicembre, l’impiego di 500 militari per il controllo del territorio e, molto probabilmente già da sabato 4 ottobre, i parà della Folgore saranno operativi in pattugliamenti e check point anti-camorra. Dopo l’ennesimo scontro, mercoledì, tra i ministri dell’Interno e della Difesa proprio sul contingente di militari da schierare nel casertano, il punto di situazione è stato fatto dal Consiglio supremo di Difesa, che tra le altre questioni ha affrontato anche questa. I dissidi, più o meno “lessicali”, sono stati ricomposti: il decreto ha avuto il via libera del presidente Napolitano ed è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
Il provvedimento - che oltre alla firma del capo dello Stato porta quelle del premier Berlusconi, dei ministri Maroni, Alfano, La Russa, Brunetta e Tremonti - entra in vigore “il giorno stesso della sua pubblicazione” e prevede l’impiego dei militari fino al 31 dicembre, ma il termine potrà essere prorogato. Dunque, fin d’ora, i parà della Folgore sono a disposizione del prefetto di Caserta, Ezio Monaco, che dovrà disporne l’impiego.
I paracadutisti sono già da alcuni giorni a Caserta, dove alloggiano nella sede dell’Aeronautica, presso la reggia. Il loro compito - come ha spiegato il colonnello Aldo Zizzo, comandante del 186/o, in occasione della visita del ministro della Difesa La Russa - sarà quello di “garantire un costante e capillare controllo del territorio attraverso attività operative diversificate, in autonomia o insieme alle forze di polizia”. E dunque, “pattugliamenti a piedi e motorizzati” (i parà possono contare su 118 vicoli VM, 5 defender, 7 camion e un’ambulanza), “posti di controllo, vigilanza fissa ad obiettivi sensibili”. L’obiettivo finale è quello di “contrastare la criminalità e liberare da questi servizi di controllo diverse centinaia di unità delle forze dell’ordine”, che potranno così dedicarsi esclusivamente alle indagini. L’area di intervento è stata circoscritta all’ “agro aversano-domizio”, da Castel Volturno fino quasi ad Aversa.
Secondo voi è utile l’esercito per combattere la criminalità?
Con le armi che sono state sequestrate dai carabinieri durante il blitz che ha portato all’arresto di tre presunti killer della camorra “sono stati compiuti altri undici omicidi, oltre alla strage di Castel Volturno, e diversi atti intimidatori”. Lo ha detto il comandante della regione Campania dell’Arma, generale Franco Mottola, parlando con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che si trova al comando provinciale dei carabinieri per congratularsi personalmente per “l’importantissima operazione”.
“Gli stessi magistrati” ha affermato il generale Mottola “hanno parlato di una operazione magistrale e di altissima professionalità: sono stati arrestati senza sparare un colpo mentre si temeva uno scontro a fuoco con conseguenze cruente. Abbiamo tolto dei terroristi dal territorio. Lo Stato a volte è lento ma arriva sempre a conseguire i suoi risultati, raggiunge sempre i suoi obiettivi. Ieri siamo riusciti ad arrestare Oreste Spagnuolo, Alesandro Cirillo e Giovanni Letizia. Siamo già a lavoro, anche con perquisizioni e speciali servizi di controllo del territorio per una nuova fase dell’operazione che dovrà portarci a mettere le mani tutti gli altri latitanti”. Così spiegano il generale Mottola e il colonnello Carmelo Burgio, comandante provinciale di Caserta, parlando con i giornalisti.
Gli sforzi degli investigatori sono concentrati ora, in particolare, sulle ricerche di Giuseppe Setola, ritenuto a capo del gruppo di scissionisti della fazione dei Casalesi guidata da Francesco Bidognetti, detto “Cicciotte e mezzanotte”; un gruppo, ha spiegato il generale Mottola, costituito proprio da Setola, dopo la sua evasione dagli arresti domiciliari.
Sul fronte della lotta ai clan, da oggi sono allestiti i due check point a Castel Volturno (alle estremità della cittadina, sulla via Domiziana).
I posti di blocco sono composti da un’avanguardia dei 500 militari che l’esercito invierà nel Casertano in funzione anticamorra. Il grosso del contingente sarà schierato a partire da sabato. Il ministro La Russa ha inoltre annunciato una direttiva attraverso la quale regola la presenza massima dei militari nelle pattuglie e nei posti di blocco pari al 50% dell’organico.
Il titolare della Difesa ha ricordato che l’impiego delle Forze Armate per i controllo del territorio è stato ampiamente accettato dall’opinione pubblica e i militari vengono richiesti da varie parti, ma che “rimane il mio convincimento” ha detto “che fuori dall’attuale situazione di emergenza ognuno deve fare il proprio lavoro”.
La guerra dunque, ha dichiarato il ministro dell’Interno Maroni, “continuerà nel tempo finché non sarà vinta”. L’obiettivo, spiega il titolare del Viminale dopo il blitz contro il clan dei Casalesi, è “il controllo e il presidio del territorio che hanno l’obiettivo di togliere l’acqua ai pescecani, togliere l’erba sotto i piedi dei latitanti, eliminare i loro nascondigli per farli uscire allo scoperto e catturarli”.
Per Roberto Maroni quella divampata in questi giorni nel Casertano è “una vera e propria guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato”.
Non usa mezzi termini il ministro dell’Interno, nel corso di un’informativa svolta questa mattina nell’Aula di palazzo Madama sulla strage di Castel Volturno. Però, ha detto, lo Stato reagirà: “Lo Stato deve rispondere con tutti i mezzi a disposizione contro questa guerra dichiarata dalla camorra, che con la strage di Castel Volturno ha compiuto un vero ed autentico atto di terrorismo”. E per fronteggiare la criminalità organizzata Maroni ha ricordato di fronte al Senato i provvedimenti adottati ieri dal Consiglio dei ministri: “Abbiamo varato un decreto legge con nuove misure urgenti per contrastare la criminalità organizzata e l’immigrazione clandestina. Invieremo 500 militari nel casertano e nelle aree dove è più necessario assicurare un maggiore controllo dei territori particolarmente colpiti da fenomeni di emergenza criminale”.
Maroni, davanti ai senatori, ha ribadito - come aveva fatto già ieri al termine del Consiglio dei ministri - che chi è in cella ed è accusato di reati di mafia non dovrebbe godere di benefici carcerari. E per questo ha rivolto un “invito al Parlamento a studiare, insieme al Governo, le iniziative necessarie per la riduzione dei benefici carcerari a tutti coloro che sono accusati di reati di mafia”.
Il ministro del Carroccio, in particolare, pensa a ridurre gli arresti domiciliari a tutti coloro che sono accusati di mafia. Nel suo intervento parlamentare Maroni ha difeso le forze dell’ordine: “Sono state rivolte accuse ingenerose alle forze dell’ordine dopo l’arresto di Alfonso Cesarano, uno dei presunti componenti del gruppo di fuoco che ha agito lo scorso 18 settembre in quanto era agli arresti domiciliari. Io confermo il pieno e incondizionato apprezzamento per l’opera svolta dalle forze dell’ordine”.
La situazione dell’ordine pubblico in Campania, e nel casertano in particolare, non appare rosea dal quadro delineato da Maroni. Nel solo comune di Castelvolturno - ha spiegato il responsabile del Viminale - sono 118 i detenuti agli arresti domiciliari, a fronte di due stazioni di Carabinieri che assicurano una vigilanza sul territorio e che garantiscono comunque una media di 17 ispezioni giornaliere.
Insomma, per Maroni, quella in Campania, è una vera e propria guerra da combattere sul campo: “Puntiamo ad individuare gli autori della strage, catturare i latitanti ed espellere i clandestini. E con l’invio dei rinforzi dell’esercito risponderemo con fermezza, riappropriandoci del territorio perché la nostra pressione continuerà fino a che la guerra non sarà conclusa”.
Parole che infastidiscono il ministro della Difesa La Russa: “L’obiettivo del governo” spiega a Sky Tg24 “sia con l’invio dei 400 uomini delle forze dell’ordine, sia con quello successivo dei 500 militari, è quello di riaffermare il principio di legalità in ogni angolo dello Stato. Senza fare nessuna critica a Maroni, non parlerei di guerra civile perché sembra quasi di dare una patente, non dico di legittimità, ma di importanza extracriminale alla camorra”. Secondo La Russa, “si tratta di un’aggressione della criminalità organizzata alla legalità, più che una guerra civile allo Stato. L’attacco - ha aggiunto - è diretto ad altre forme di criminalità per cercare di realizzare una sorta di monopolio della criminalità sul territorio e, quindi, credo che il vecchio termine di guerra tra bande sia adatta anche a questa fase”.
A quel punto il disagio è divenuto palpabile. L’entourage di Maroni ha parlato di “forte irritazione” e il ministro dell’Interno avrebbe chiamato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per fargli presente la situazione - visto che non è la prima volta che dal ministro della Difesa arrivano critiche al collega -, con l’avviso che se episodi simili dovessero ripetersi si porrà un problema politico.
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Roma docet. Milano segue. Contro prostituzione, droga, accattonaggio e graffittari, prwsto anche nel capoluogo lombardo calerà il pugno duro del sindaco e delle forze dell’ordine. Entro fine mese Letizia Moratti firmerà infatti quattro ordinanze anti degrado che colpiranno questi vizi cittadini. Tra le novità destinate a sollevare il dibattito il “divieto di drogarsi in pubblico”: chi sarà colto a farsi uno spinello per strada sarà multato fino a 500 euro. Sanzioni inasprite anche ai writers e ai clienti delle lucciole.
In particolare, l’ordinanza contro la droga è stata fortemente voluta dal sindaco Moratti, sostenitrice della comunità di recupero di San Patrignano. Prevista una sanzione di 500 euro e l’obbligo di avviare un percorso psicoterapeutico con comunità o associazioni di recupero per tossicodipendenti. In conformità con i nuovi poteri previsti nel decreto Maroni, la segreteria generale ha messo a punto il testo della nuova ordinanza che punirà severamente, in nome del decoro urbano, il consumo di droga nei parchi e nelle strade. ”L’ordinanza” ha spiegato il vicesindaco Riccardo De Corato “ricalca le precise richieste, rimaste inascoltate, che il Comune di Milano avanzò al governo Prodi sulla revisione normativa in tema di droga, che chiedevano misure coercitive ma anche interventi di recupero per chi consuma droga in pubblico”.
Il giro di vite comporta anche sanzioni inasprite ai clienti delle prostitute, che passano da 167 a 500 euro in attesa che venga approvato il disegno di legge del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna che introdurrà il divieto di prostituzione in strada punibile con arresti e multe a lucciole e clienti.
Milano dichiara poi guerra, con multe maggiorate e l’obbligo di ripulire ciò che si è danneggiato, anche ai graffitari che deturpano muri e monumenti e all’accattonaggio molesto, per svuotare il centro dai mendicanti insistenti con cittadini e turisti.
Quanto al provvedimento contro la guida in stato di ebbrezza, il sindaco Moratti non ha introdotto nuove misure poiché ritiene sufficienti quelle del ministero del Welfare sulle tabelle alcoliche e i controlli potenziati.
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Nessun tentennamento del Governo su sicurezza e immigrazione. La faccia dura dell’esecutivo la mostra a Cortina il responsabile dell’Interno, Roberto Maroni, confermando che “la tolleranza zero va applicata fino in fondo”.
Il ministro ha reso noto che mercoledì firmerà “il decreto di espulsione dei due romeni” accusati della rapina e dello stupro a Roma ai danni dei due turisti olandesi.
“Se dovesse succedere che per un cavillo tra una settimana escono - ha aggiunto, parlando a CortinaIncontra - li rispediremo in Romania”. Maroni ha detto d’essere rimasto “esterrefatto dalla confessione della violenza carnale come giustificazione. Come se nel loro modo di pensare la violenza sulla donna fosse normale”. I fatti di Roma sono “gravissimi”, ma pensare di impedire il 100% dei reati è impossibile. “Importante - ha osservato - è colpire subito”.
Maroni ha difeso con convinzione la scelta di schierare l’esercito nelle città. “Se i militari fossero stati impiegati dal governo Prodi - ha rilevato - forse la signora Reggiani a Roma non sarebbe morta”. E proprio in tema di misure per la sicurezza, Maroni ha voluto dare il voto a questo governo “decisionista”, assegnandogli un “8 pieno”.
Specificando che la linea del governo resta quella della “tolleranza zero”. Quanto alla percezione di sicurezza degli italiani, che secondo i sondaggi non aumenta nonostante il decrescere dei reati, Maroni commenta: “È vero che i fatti gravi di sangue sono diminuiti, ma aumentano reati piccola criminalità che sono proprio quelli che fanno aumentare il livello di insicurezza. Il nostro compito è lavorare sui fondamentali, sono solo o non tanto sulla percezione, diminuendo davvero il numero dei reati e contrastando in modo più efficace la criminalità: questo nel tempo porterà a un maggiore livello di sicurezza. Qualcuno magari pensa di fare qualche azione eclatante - ha aggiunto - a beneficio dei media: sarebbe sbagliato, perché se non si interviene sui fondamentali il marketing della sicurezza non dura molto”.
La tolleranza zero va usata, secondo Maroni, anche con gli immigrati clandestini. “Garantire ai cittadini il massimo della sicurezza è interesse del Governo” ha spiegato, e l’obiettivo si raggiunge “con il contrasto all’immigrazione clandestina e il controllo del territorio per prevenire i reati predatori”. Importante sarà, ha osservato il responsabile degli Interni, il censimento del prossimo ottobre “per verificare i clandestini”. Sui barconi che partono dalle coste libiche diretti a Lampedusa, Maroni ha reso noto che “tra pochi giorni, grazie alla visita di Berlusconi a Tripoli, dovrebbe essere firmato un nuovo accordo” con le autorità della Libia. Su tutto però una certezza: “Mai più indulti quotidiani o permanenti, mai più sanatorie”.
Anche per questo, continua il titolare del Viminale: “Dobbiamo modificare il sistema giudiziario per garantire la certezza della pena. In Inghilterra, dove c’è un governo di sinistra tengono in galera i delinquenti. Perché la sinistra italiana non la critica? In Inghilterra gli accattoni vengono espulsi”. E i magistrati che sbagliano grossolanamente - Maroni ha citato il caso del mafioso uscito dal carcere perché un giudice non aveva depositato una sentenza - “devono essere radiati”.
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Petto in fuori, pancia in dentro, l’inno cantanto dall’inizio alla fine e sul podio, postura perfetta, quasi sull’attenti: si riconosco anche così la maggiorparte dei vincitori italiani della XXIX edizione dei Giochi Olimpici. Sono infatti gli atleti che appartengono ai Gruppi sportivi militari e ai Corpi dello Stato e che dividono le loro giornate far divisa e palestra, ad aver fatto incetta di medaglie.
Appena chiuso il sipario su Pechino 2008, è subito tempo di bilanci: grazie anche ai colpi messi a segno nell’ultimo giorno di gare dal peso massimo Roberto Cammarelle, l’Italia sorpassa la Francia nel medagliere per numero di ori (8) e si assesta al nono posto. Piazzamento questo che mantiene anche per il numero totale di medaglie vinte arrivando a quota 28, subito dietro il Giappone e davanti all’Ucraina.
Nel conteggio fra oro, argento e bronzo, se il titolo di disciplina regina se lo dividono la scherma e il pugilato (3 medaglie a testa), si delinea invece come vincitore incontrastato il gruppo degli atleti militari.
Polizia penitenziaria o di Stato, Guardia di Finanza o Forestale, il podio è quasi sempre loro: su 43 atleti che hanno vinto una medaglia (fra discipline individuali e a squadre) 33 vestono la divisa.
A contendersi lo scettro del corpo più sportivo, si giocano il testa a testa Polizia, Aeronauica e Guardia di Finanza: per questa edizione dei Giochi però nessuno riesce a superare l’altro e il conteggio definitivo segna quota sette medaglie a testa per le tre formazioni. Si fermano invece a sei medaglie i Carabinieri e ne portano a casa due la Forestale e la Polizia Penitenziaria, una sola invece per l’Esercito.
Diverso il conto se si guarda ai piazzamenti: sul gradino più alto del podio sono andati tre volte gli atleti della Polizia di Stato (Valentina Vezzali, Andra Minguzzi e Roberto Cammarelle), una la Forestale (Chiara Cainero), l’Aeronautica (Matteto Tagliariol), Carabinieri (Alex Schwazer) e Guardia di Finanza (Giulia Qunitavalle).
Per numeri di atleti qualificati per le Olimpiadi, a fare la parte del leone, era stata la Guardia di Finanza, sbarcata a Pechino con un drappello di 42 atleti, seguito dall’Arma dei Carabinieri con 28 atleti, l’Aeronautica (25), il Corpo Forestale (23), l’Esercito (20), la Polizia di Stato (19), quella penitenziaria (18) e ultima la Marina Militare (9).
Un “esercito”, di nome e di fatto, con 177 militari su 348 atleti totali.
Dal 4 agosto tremila militari presidieranno le città italiane alle prese con i maggiori problemi di sicurezza. L’annuncio è stato dato a Brescia dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il quale ha siglato con il sindaco Adriano Paroli e con il prefetto Francesco Paolo Tronca il Patto sulla Sicurezza. “Martedì”, ha annunciato Maroni, che in mattinata a Milano aveva incontrato il capo della Polizia, il questore e il Prefetto proprio per studiare il dislocamento dei militari nel capoluogo lombardo, “riunirò il comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, quindi mi incontrerò con il ministro La Russa per firmare il decreto che destina 3 mila militari nelle città”.
I soldati non avranno compiti di polizia giudiziaria ma presidieranno gli obiettivi sensibili e le istituzioni in modo da consentire il recupero di poliziotti e carabinieri da destinare alle pattuglie che operano in strada. I tremila militari avranno compiti di pubblica sicurezza, per cui potranno arrestare solo le persone sorprese in flagranza di reato. Inoltre - secondo ciò che ha spiegato La Russa - saranno accompagnati nel pattugliamento da poliziotti o da carabinieri. “In questo modo”, ha sottolineato dicendosi soddisfatto per la “sintonia” trovata con Maroni, “ogni problema viene superato”.
Ed è stato lo stesso ministro della Difesa a spiegare come e dove verranno utilizzati i soldati: un terzo sarà impiegato per vigilare gli obiettivi sensibili (ambasciate, consolati e varie istituzioni), un altro terzo per la sorveglianza dei centri di permanenza temporanea e i restanti mille a pattugliare le città. Si parte con Milano, Roma, Napoli, Padova e Verona e successivamente si arriverà a una decina di città. La parte del leone la faranno Milano (”ce ne sarà un numero più alto di quanto preventivato”, ha assicurato il titolare della Difesa), Roma e Napoli: in ciascuna città dovrebbero infatti andare tra i 200 e i 300 militari.
Che si muoveranno rigorosamente a piedi. “C’è nel decreto, lo confermo e lo preciso”, ha detto La Russa. “I militari saranno insieme ai giovani in divisa delle forze dell’ordine e pattuglieranno a piedi. Ho insistito molto su questo, così c’è maggiore visibilità”. Lo stanziamento finanziario per il 2008 è di 31,2 milioni di euro, altrettanto per il 2009. “La firma del decreto è un tassello in più”, ha spiegato Maroni, “per garantire la sicurezza ai cittadini che devono sentirsi padroni a casa propria”. Il ministro ha anche replicato alle accuse mosse dall’opposizione sia per quanto riguarda le impronte digitali prese ai rom, sia per quanto riguarda la dichiarata emergenza immigrazione: “Sono solo polemiche per cercare di ridurre l’efficacia dell’azione del governo. Noi però non ci fermeremo”.
Proprio da Brescia, una delle città italiane con il maggior numero di immigrati (150 mila solo i regolari, 70 mila domande di regolarizzazione presentate per i flussi), Maroni ha anche annunciato che non ci saranno più sanatorie generalizzate. “Non faremo più sanatorie generalizzate”, ha spiegato il ministro. “Condividiamo in pieno la posizione della presidenza francese per il semestre europeo che non prevede più alcuna sanatoria. Semmai siamo disponibili a discutere caso per caso”. Il patto sulla sicurezza per Brescia è stato possibile grazie alla “Carta di Parma” ed è il primo firmato da Maroni da quando è ministro. “È una eredità del precedente governo”, ha spiegato. “Quei patti li abbiamo giudicati positivamente, ma abbiamo fatto alcune modifiche in senso federalista”.