
“Progetto eversivo”: sono queste le due parole usate dal premier Silvio Berlusconi per commentare l’ennesima, fra le continue rivelazioni, accuse e indagini, che nelle ultime settimane lo hanno visto coinvolto.
“Io ho parlato con assoluta chiarezza e precisione di un chiaro attacco al presidente del Consiglio: un chiaro progetto eversivo messo in atto da un gruppo editoriale schierato a sinistra e con la connivenza della sinistra”, si sarebbe lasciato andare il premier davanti ai microfoni di Teleuniverso, emittente locale del basso Lazio.
Dopo Repubblica, il Corriere
A complicare le cose è adesso l’allargamento del fronte degli accusatori mediatici. Che Repubblica infatti avesse preso di mira Silvio Berlusconi era cosa ormai nota, anche al primo ministro stesso che non ne aveva mai fatto mistero. Ma l’attacco stavolta porta una firma inaspettata: quella del Corriere della Sera.
In via Solferino la svolta antigovernativa di Repubblica deve aver destato qualche preoccupazione, a causa del tam-tam mediatico che i suoi “scoop” hanno ricevuto negli ultimi mesi. Che abbiano deciso di seguirne le orme per una mera questione di marketing? Le cose potrebbero non essere propriamente così.
Nuovi protagonisti
A preoccupare Berlusconi sarebbe infatti la possibile, probabile presenza di una regia occulta che sta tirando le fila di quanto accade in Italia: lo sfogo della moglie Veronica Lario, la sentenza sul caso Mills, le voci su Noemi Letizia, lo pseudo scoop delle foto rubate a Villa Certosa e ora anche la nuova indagine della procura di Bari.
Una sequenza di avvenimenti dal timing sospetto, concentrati in un momento molto delicato per il primo ministro italiano: dalle recenti elezioni europee al futuro G8 in Abruzzo, si preannuncia infatti un’estate calda per il leader del PdL. E la mente corre al 1994, quando l’avviso di garanzia che lo vedeva “coinvolto” in Mani Pulite gli fu recapitato proprio in corrispondenza dell’incontro con i grandi mondiali. Coincidenze?
Il premier non ne sarebbe troppo convinto. Pare, anzi, che abbia chiesto ai suoi: “Com’è possibile che sia solo frutto del caso? Chi è in grado di allestire un complotto del genere?”
Già , chi? E a che pro?
Fare implodere la maggioranza? Costringerlo alla crisi di governo? Sostituirlo a Palazzo Chigi, dando vita a un governo istituzionale? Per togliersi rabbia e cattivi pensieri, il premier è partito per Bruxelles dove giovedì e venerdì 19 partecipa al Consiglio Ue, nella speranza che, concentrandosi sui problemi continentali (c’è da sostenere la candidatura italiana alla guida del parlamento Europeo e in lizza ci sono l’italiano Mario Mauro e il polacco Jerzy Busek) gli faccia dimenticare i guai di casa.
Il 24 luglio dell’Elefantino
A ricordarglieli però ci si mette anche un “amico politico non servile” del Cavaliere (nonché suo stretto collaboratore e ministro in passato): Giuliano Ferrara, oggi direttore del Foglio. In un editoriale, a firma Elefentino e con un titolo che è già un programma: 24 luglio (cioè il giorno prima del Gran consiglio del fascismo che nel 1943 dimissionò Mussolini), Ferrara immagina che siamo ancora al giorno prima, che quindi si sia in tempo per fermare congiure di palazzo e ribaltare la scena: “Berlusconi deve liberarsi della molta stupidità e inesperienza politico-istituzionale che lo circonda, e deve decidersi: o accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze oppure si mette in testa di ridare il senso e la dignità di una grande avventura politica all’insieme della sua opera”.
Che cosa dovrebbe fare il premier, secondo l’Elefantino? “Tirarsi fuori da questa incredibile condizione di minorità civile in cui si è ficcato e reagire con scrupolo, intelligenza e forza d’animo”.
Il premier Silvio Berlusconi ha ricusato il giudice Nicoletta Gandus, che presiede il collegio giudicante del processo Mills
Continua lo scontro intorno al processo Mills a Milano: i giudici della decima sezione del tribunale del capoluogo lombardo hanno tramesso gli atti alla consulta affinché valuti la legittimita costituzionale del Lodo Alfano. il processo è stato sospeso per il solo Silvio Berlusconi, la cui posizione è stata stralciata, mentre continuerà per l’avvocato inglese. La Corte, presieduta da Nicoletta Gandus, giudice ricusato dagli avvocati del premier, ha ritenuto che il lodo Alfano contrasti, in particolare, con l’ art. 138 della Costituzione: quello che prevede un particolare iter per l’approvazione di norme costituzionali. Per i giudici milanesi gli argomenti trattati dal lodo sulle quattro alte cariche dello Stato sono ”evidentemente materia costituzionale”. ”E’ andata esattamente come previsto” ha commentato il deputato Pdl e avvocato di Berlusconi Nicolò Ghedini, molto critico con la scelta dei giudici “Milano non applica le norme approvate dal Parlamento che consente al presidente del Consiglio di curare gli interessi del Paese. Loro lo vogliono al processo e non interessano loro né i rifiuti di Napoli né Alitalia”. Per Ghedini, la decisione dei giudici crea un ”problema processuale straordinario e irrisolvibile”. Mentre Antonio Di Pietro coglie l’occasione per attaccare Berlusconi: “Avrebbe potuto comportarsi” afferma il leader Idv “come un normale imputato, presentandosi ai giudici, e reclamare cosi’ la propria innocenza ma, evidentemente, si sente in colpa se è vero come e’ vero che con il ‘Lodo Alfano’ ha tentato di non farsi processare. Ora” prosegue “si ritrova con il suo processo davanti la Corte Costituzionale per essersi fatto fare una legge ad hoc solo per lui, e con il coinputato Mills che, a breve, riceverà una sentenza di condanna che finirà per travolgere anche il Presidente del Consiglio”. Un’ipotesi che Ghedini rifiuta categoricamente: “In caso di condanna di Mills”, dice, “la sentenza non avrebbe alcun valore politico né giuridico nei confronti di Berlusconi. Giuridicamente perché lo stesso Tribunale non potrebbe più giudicare Berlusconi; politicamente perché é presieduto da un giudice (Nicoletta Gandus, ndr) che noi abbiamo ricusato e di cui abbiamo dato ampia prova di orientamento politicizzato”.
Si chiama Chiara Zardi, 28 anni, ed è avvocato da meno di due anni. E per poco più di un’ora è stata il più giovane avvocato che abbia mai difeso Silvio Berlusconi. Già , perché, vista l’impossibilità da parte degli avvocati Ghedini e Longo a essere in aula perché impegnati in Commissione Giustizia in Senato e Camera e poiché, in loro rappresentanza, era presente solo un praticante non abilitato, l’avvocato Zardi è stata rintracciata tramite il call-center degli avvocati d’ufficio. “C’è da difendere un cliente un po’ particolare”, le è stato detto e lei, scusandosi perché non aveva con sé la toga, si è presentata in aula e ha fatto l’unica cosa che poteva fare: chiedere dei termini a difesa per esaminare la situazione.Dopodiché, si è associata nella richiesta di rinvio dell’udienza per legittimo impedimento dei difensori titolari. Chiara Zardi non è parsa affatto intimorita. “Non credo che Berlusconi mi terrà come avvocato. Ha altri difensori, sono comunque contenta di aver prestato la mia collaborazione”. Anche se quando le hanno detto di cosa si trattava credeva “fosse uno scherzo”. Ventotto anni, legale dell’associazione dei consumatori Assoutenti, capelli lunghi e frangetta, viso da ragazzina, tailleur nero con pantaloni, al suo arrivo in aula ha deciso di chiedere i termini a difesa. Incassato il rinvio, dal momento che la corte ha riconosciuto il legittimo impedimento dei due avvocati parlamentari, Chiara Zardi ha lasciato l’aula ed è tornata alla sua attività in tribunale, tra udienze, cancellerie e appuntamenti.
Quindi l’udienza, per legittimo impedimento degli avvocati difensori, è stata rinviata. Proseguirà il prossimo 27 settembre.
L’udienza era infatti cominciata ma era stata subito sospesa per consentire la nomina di un legale iscritto alle liste degli avvocati d’ufficio in quanto, assenti Ghedini e Longo, Berlusconi era rappresentato in aula da un praticante non abilitato.
Poco prima che i giudici prendessero la loro decisione in camera di consiglio, il pm titolare dell’inchiesta, Fabio De Pasquale, si era opposto alla richiesta di rinvio. “Mi chiedo se il comportamento di Berlusconi sia in linea con la leale collaborazione costituzionale e il dovere di far in modo che il processo si svolga indicati da giurisprudenza costituzionale”, aveva detto De Pasquale. Al centro del processo, che ha preso il via nel marzo 2007, c’è l’accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 fece inviare 600mila dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone le informazioni su due società off-shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Sia Berlusconi sia Mills hanno sempre respinto le accuse, e il gruppo di Segrate ha ribadito in più occasioni in diverse note la propria correttezza e trasparenza.
La replica di Niccolò Ghedini non si fa attendere: “Il pm si assume le responsabilità di quello che dice” ha detto stizzito Ghedini, interpellato a margine della seduta della commissione Giustizia di Montecitorio dove l’esponente del Pdl ha avanzato una proposta di modifica al ddl intercettazioni. “Noi” fa sapere l’avvocato del premier “abbiamo dato comunicazione martedì scorso del nostro impedimento. In questo processo non abbiamo dato mai impedimenti, ma questa mattina era importante che illustrassi una novità importante in tema di intercettazioni. Il professor Longo invece era impegnato al Senato. Avevamo chiesto di spostare l’udienza a lunedì, più leale collaborazione di così…”. Peraltro, ha ricordato Ghedini, “stiamo parlando di un processo sospeso ex lege (in base al Lodo Alfano) ma siccome siamo a Milano i pm fanno quello che vogliono e quindi l’udienza si deve tenere lo stesso. È il tribunale di Milano a dover avere leale collaborazione…”.