

- Il David di Michelangelo, custodito nella Galleria dell’Accademia di Firenze
A chi appartiene il David di Michelangelo? La disfida ferragostana e la disputa patrimoniale è, a distanza, tra il ministero dei Beni culturali e il Comune di Firenze. Secondo una relazione dettagliata degli avvocati dello Stato, commissionata dal ministero dei Beni Culturali, si tratterebbe di un bene dello Stato. Come ce ne sono tanti a Roma, Milano, Napoli e in altre città della Penisola. Punto. Continua

Vi ricordate del sito www.italia.it, il portale del turismo italiano?
Quello che dovrebbe servire a pubblicizzare, entro i patrii confini e all’estero, l’immagine dell’Italia. Quello presentato, in un inglese che definire maccheronico è un eufemismo, dal ministro Francesco Rutelli, che lo aveva inaugurato come una vetrina per dare ancora maggiore lustro alla nostra bella nazione?
Quello costato anni di programmazione, 45 miliardi di euro, centinaia di persone impiegate? Quello subissato di critiche per le spese, per problemi tecnici, per alcuni madornali errori e i contenuti piuttosto vecchiotti?
Ve lo ricordate? Bene, ora scordatevelo: potrebbe chiudere. Da un momento all’altro: “Quel sito o cambia oppure è meglio chiuderlo”. A pronunciare queste parole non è un cittadino qualsiasi, tanto meno il Grillo capopopolo ed esperto di rete. A parlare è proprio il ministro della Cultura, Francesco Rutelli. E non ha parlato in inglese stavolta. Anche lui si è reso conto dell’enorme spreco e ha rilasciato dichiarazioni nettissime: “Facciano qualcosa, altrimenti è meglio lasciar perdere”.
Lanciato nel marzo del ‘94 dall’allora ministro per l’Innovazione e la Tecnologia, Lucio Stanca, come la pagina web che avrebbe rivoluzionato l’immagine del Bel Paese rendendola fruibile a tutti coloro che vogliono visitarla, italia.it non ha mai cessato di incassare critiche. E stop parlamentari. L’ultimo a fine settembre quando all’audizione presso la X Commissione delle Attività Produttive, tenutasi alla Camera dei Deputati, Ciro Esposito, capo del Dipartimento Innovazione della Presidenza del Consiglio, ha comunicato che le nuove società che hanno vinto la gara per la gestione dei portali della PA, bandita dal CNIPA, (al posto della IBM che aveva un contratto fino al luglio scorso), hanno bisogno di almeno tre mesi di rodaggio operativo, per poi partire autonomamente i primi mesi del 2008. Saltando così l’appuntamento alla Bit del 2008 (la Borsa Internazionale del Turismo, dal 21 al 24 febbraio).
Nel frattempo, il mega sito è rimasto praticamente invisibile e inaccessibile ai navigatori: inchiodato al 2.539/mo posto nella classifica degli accessi dei web nazionali. In questo ultimo periodo, va detto, si anche è cercato di rilanciare il progetto, svecchiandolo, anche utilizzando mezzi come YouTube. Ma i risultati non sono stati soddisfacenti. La stessa Unionturismo aveva lanciato i suoi allarmi: “Siamo preoccupati per il contenuto fuorviante del portale: contiene errori madornali nelle informazioni sul Molise, sulle Marche, sulla Liguria e sull’Abruzzo. Il governo deve intervenire”.
Detto, fatto. Senza perdere tempo. Tempo che sta per scadere per italia.it.
Il VIDEO su YouTube della presentazione del sito da parte del ministro Rutelli:

L’ultima lamentela (in ordine di tempo) è di UnionTurismo (Associazione nazionale delle Aziende e degli Enti pubblici e privati di promozione turistica): “L’Abruzzo senza coste, spiagge e mare è un’assurdità visto che da Ortona a Roseto, da Giulianova ad Alba Adriatica il mare è di qualità e apprezzato da milioni di turisti italiani e stranieri”. Il “macroscopico errore”, rilevato dal presidente di UnionTurismo Gian Franco Fisanotti, è, manco a dirlo, uno dei tanti che abbondano sul portale www.italia.it, ormai da tempo nel mirino del popolo della rete (blogger e non solo).
Pur non essendo ancora chiuso il tempo delle critiche, si apre sabato 31 marzo quello delle proposte alternative: trova il suo culmine infatti l’iniziativa di Scandalo Italiano: una lettera aperta Prodi, Rutelli e Nicolais, affinché mettano a disposizione dei firmatari gli atti della Pubblica Amministrazione relativi al sito.
Sempre sabato, all’Università Bicocca di Milano, si incontrano esperti del web, informatici, creativi, project manager e semplici cittadini per discutere su un progetto alternativo a Italia.it. Il sito di riferimento per tutte le informazioni è: ritalia.eu.
Italia.it è nato per presentare il Belpaese al mondo, aspirando a competere con i più collaudati siti nazionali di Francia e Spagna, presi da sempre come esempio. Un portale, insomma, dove gli stranieri dovrebbero trovare informazioni utili e affascinanti per organizzarsi una vacanza in Italia. Ideato nel 2004 dall’allora ministro per l’Innovazione e la Tecnologia Lucio Stanca, dopo tre lunghi anni di “gestazione” e una spesa choc di 45 milioni di euro, è andato in rete alla fine di febbraio alla Bit di Milano, per volere del ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli. Da allora si è formata in rete una community piuttosto “rumorosa” che non ha risparmiato al sito alcuna critica: assenza di interattività , errori inconcepibili, difficoltà tecniche. Nella blogosfera l’idea che ci si è fatti di Italia.it: è che sia un sito nato già vecchio. E, incontrandosi, vogliono dimostrare di poter fare di più e meglio, per non passare come i “soliti” disfattisti. È la democrazia partecipata nell’era del web 2.0.

Il sito internet che dovrebbe servire a pubblicizzare, entro i patrii confini e all’estero, l’immagine dell’Italia è stato colpito dalla vendetta di Montezuma digitale. Da qualche giorno e ancora oggi se da Google, il motore di ricerca più famoso del mondo si digita “merda” , la ricerca dà come primo risultato proprio www.italia.it.
Ma questa volta la politica non c’entra. Italia.it è rimasto vittima del Googlebombing, una tecnica che sfrutta un punto debole del motore di ricerca: viene attribuita importanza a una pagina in rapporto a quante volte è linkata da altri siti web. Di solito è una pratica utilizzata per denigrare un sito o l’argomento in esso trattato, ma viene utilizzata anche dagli spammer per posizionare in alto determinati siti ai primi posti sui motori di ricerca. Che il nuovo portale (e relativo logo) del turismo italiano non piacesse al popolo della rete (e non solo) si era capito da subito. Ereditato dall’ex ministro Lucio Stanca, realizzato da Ibm e partorito in pompa magna dall’attuale dicastero dei Beni Culturali (quello di Francesco Rutelli, immortalato da un video esilarante postato du YouTube), costa troppo e convince poco: sia per i contenuti, sia per la tecnologia impiegata, sia per quel logo (costato centomila euro) che il ministero della Grafica, in una lettera-manifesto, bolla come un “Cetriolo”.
Al di là della “provocazione” tecnologica, l’associazione sito-parola dice di quanti e quali commenti il portalone del turismo abbia suscitato ancor prima di debuttare in rete. Per segiuirne la cronologia è anche nato un nuovo servizio, messo in piedi da Scandalo Italiano: un sito, un programma.
Niente da fare. Nato male, continua peggio: il sito Italia.it, è più sfortunato di Fantozzi.
Ereditato dall’ex ministro Lucio Stanca e partorito dall’attuale dicastero dei beni Culturali (quello di Francesco Rutelli), è costato 45 milioni di euro ma convince ben pochi, sia per i contenuti - piuttosto scarsi, se si pensa che lo stanziamento per testi, video e immagini è di ben 25 milioni di euro - sia per la tecnologia impiegata (altri 20 milioni) sia per quel logo (costato centomila euro) che il ministero della Grafica, in una lettera-manifesto bolla come un “Cetriolo”. Di più: la onlus nata per promuovere la cultura del progetto non si ferma e dice di avere intenzione di denunciare la Presidenza del Consiglio per “lesione dell’immagine del paese”.

E come se non bastasse, sul web sta in questi giorni spopolando il video del titolare dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, che nel “suo” inglese, invita gli stranieri a visitare l’Italia e il suo nuovo sito. Insomma un polverone che ha spinto il vicepremier a fare marcia indietro e chiedere ai blogger di aderire al progetto di rifacimento del portale: “Ci diamo un anno di tempo per rendere il sito definitivo, per correggere ciò che potrebbe essere migliorato”. Inglese compreso?