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Una badante straniera accompagna un anziano signore per le vie del centro di Roma
Meno di 24 ore. Alla mezzanotte di mercoledì 30 settembre scadono i termini per la regolarizzazione dei lavoratori domestici clandestini.
Oltre non si può andare: “Quel che è fatto è fatto”, spiega il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, chiarendo che “non c’è alcuna possibilità di fare proroghe”. Continua

In sei casi su dieci gli autori delle violenze sessuali sono italiani. Il dato è emerso durante un convegno dedicato alla violenza sulle donne, che si è tenuto oggi a Roma.
Secondo i dati del ministero dell’Interno, gli autori di stupro sono di nazionalità italiana nel 60,9 per cento casi. Solo il 7,8 per cento dei violentatori, invece, è romeno, mentre il 6,3 per cento è marocchino. In Italia gli episodi di violenze sessuali nel 2008 sono comunque diminuiti dell’8,4 per cento, secondo dati diffusi dal dipartimento della Pubblica sicurezza. La maggior parte degli stupri rientra nelle violenze sessuali non aggravate, anche queste in diminuzione del 7,4 per cento.Le vittime di violenza sessuale sono per lo più donne (85,3 per cento) e di nazionalità italiana (68,9 per cento).
I casi di stupro di gruppo, dopo un incremento registrato nel 2007 (+10,9%) invece sono diminuiti del 24,6 per cento, mentre per le violenze sessuali aggravate è stato registrato un trend decrescente nel triennio 2006-2008 con il 16 per cento in meno. Nel 2007, invece, in Italia era stato registrato un aumento dei casi di violenza sessuale del 5 per cento rispetto al 2006 (da 4.821 a 5.062 episodi).
Lo scorso anno le forze di polizia hanno individuato 8.845 autori di violenze sessuali, a fronte di 8.749 segnalazioni nel 2007 e di 7.715 nel 2006. I numeri sono nazionali, ma ci sono anche dati relativi alle singole zone e città.
“Vicino Roma il dato cambia”, sottolinea il capo di gabinetto delle Pari opportunità, Simonetta Matone. “Rimane la prevalenza degli italiani, ma nei dintorni della capitale la percentuale scende al 48 per cento, mentre quella dei romeni sale al 28 per cento”. A Milano le violenze sessuali sono diminuite nel triennio 2006-2008: si passa dai 526 episodi del 2006 ai 480 del 2008. Anche qui però prevalgono gli italiani tra gli autori del reato: nel 41 per cento dei casi denunciati il responsabile è cittadino italiano, nell’11 per cento romeno, nell’8 per cento egiziano e nel 7 per cento marocchino. A Bologna il fenomeno ha fatto registrare un netto calo, passando da 179 episodi nel 2006 a 139 nel 2008. Con riferimento alla nazionalità degli autori, risultano nel 47 per cento dei casi italiani, nell’11 per cento marocchini e nel 10 per cento romeni.
“Ritengo che la violenza sessuale sia il reato che più lede i diritti fondamentali delle donne. Io sono in realtà tra i fautori del decreto legge antistupro, bisogna far capire che le istituzioni sono dalla parte delle vittime ma soprattutto che con questo decreto si sono abbreviate di molto le lungaggini burocratiche della legge”, aggiunge la Matone. “Oltre a tutto questo, il ministero per le Pari opportunità sta portando avanti un Piano nazionale antiviolenza. Stiamo pensando alla creazione di corsi di formazione per il personale di base delle forze dell’ordine, a corsi da fare nelle scuole per rendere i bambini consapevoli dei propri diritti, a campagne di informazione”.
Il VIDEO servizio:
Una delle difficoltà maggiori è quella di identificare gli stranieri che commettono reati in Italia. Siano clandestini oppure provenienti da Paesi dell’Unione Europea, come la Romania, nel caso in cui abbiano dei precedenti penali diventano dei fantasmi. Non hanno documenti, usano decine di alias, si spostano di continuo. Vengono espulsi e rientrano in Italia più volte e rintracciarli per le forze dell’ordine diventa quasi impossibile.
Per questo il ministero dell’Interno ha cominciato la collaborazione con la polizia di alcuni Stati esteri. Il risultato sono squadre di investigatori miste, che riescono a collegare le persone fermate o i sospettati ai loro precedenti in patria e alle organizzazioni criminali.
Una soluzione non nuova. Ma che in queste ore, in cui le ripetute violenze sessuali (dal parco della Caffarella di Roma, a Bologna, a Milano) portano la firma di immigrati clandestini o di cittadini romeni, rappresenta la risposta istituzionale alla proposta delle ronde di residenti. Prima di tutto la Romania.
Da un paio di anni il Viminale ha promosso il progetto Itaro (Italia Romania, appunto), che prevede l’affiancamento di agenti romeni agli italiani. Il lavoro congiunto ha già dato buoni risultati, ad esempio, a Milano nel contrasto allo sfruttamento dei minori e ai reati informatici.
Nelle ricerche dei responsabili dello stupro al parco della Caffarella la collaborazione è stata intensificata. Due giorni fa a Roma sono arrivati i primi 15 ufficiali della polizia romena che affiancheranno la polizia italiana in questa e nelle altre indagini delle questure maggiormente coinvolte nel contrasto alla criminalità organizzata proveniente dalla Romania. Presto la task force, istituita in base ad accordi tra il capo della polizia Antonio Manganelli e il suo omologo romeno nel corso di numerosi incontri sia in Romania sia al Viminale, sarà rafforzata da altri 10 ufficiali romeni.
Dieci dei quindici agenti arrivati dalla Romania, spiega un comunicato della polizia di Bucarest, provengono dall’ispettorato generale e, fino al 15 aprile, lavoreranno insieme ai colleghi italiani in una nuova missione di collaborazione nell’ambito del progetto Itaro. Il progetto in passato è stato attuato anche nelle indagini sull’omicidio Reggiani (avvenuto a Tor di Quinto nell’ottobre 2007), quando arrivarono in Italia circa 35 poliziotti. Rimasero fino ad aprile 2008, quando furono sostituiti da altri 16 colleghi. Itaro ha consentito alle forze dell’ordine di arrestare in poco più di un anno alcune centinaia di cittadini romeni autori di reati in Italia.
“La sollecitazione è avvenuta a seguito del contributo decisivo dei poliziotti romeni nella soluzione di altri simili casi avvenuti in Italia, che hanno visto coinvolti dei cittadini romeni” negli ultimi anni, si legge ancora nel comunicato della polizia romena. I dieci agenti che provengono dall’ispettorato generale parlano molto bene l’italiano e parteciperanno a pattugliamenti misti per sostenere le autorità italiane nelle inchieste che vedono coinvolti dei romeni, facilitando così lo scambio di informazioni per la prevenzione e il contrasto della delinquenza. Gli altri cinque sono poliziotti di confine e, per un mese, aiuteranno i colleghi italiani a controllare i documenti di viaggio negli aeroporti e verificheranno se i romeni hanno le carte in regola in base alla legislazione italiana ed europea.
Il caso della polizia romena non è isolato. Pattuglie miste composte da poliziotti italiani e nigeriani lavoreranno presto nelle città. Lo scopo è di combattere il traffico di esseri umani e l’immigrazione clandestina. L’accordo di cooperazione tra Italia e Nigeria è stato sottoscritto ad Abuja dal capo della polizia Manganelli e dai vertici della polizia nigeriana. L’accordo, simile a quello già siglato con la Tunisia, punta a intensificare la lotta ai reati legati all’immigrazione illegale e spesso gestiti dalle organizzazioni criminali.
Il progetto pilota, coordinato dall’Interpol cui spetta proprio il compito di individuare eventuali legami tra le persone fermate e la criminalità organizzata nazionale ed internazionale, durerà due anni e vedrà lavorare insieme le forze di polizia dei due paesi. Verranno create squadre di polizia miste che opereranno in Italia per un anno: non solo alle frontiere, nei porti e negli aeroporti, ma anche nella città dove la presenza nigeriana è più radicata. Infine, l’accordo prevede dei corsi per i poliziotti nigeriani, che saranno organizzati dalla Direzione centrale per l’immigrazione e le frontiere della polizia italiana.

di Bianca Stancanelli
Nell’Italia ossessionata dalle imprese dei bulli rilanciate da YouTube, una piccola, buona notizia arriva dalle statistiche del ministero della Giustizia: il numero dei minorenni arrestati è in calo, lento e costante. Erano più di 4 mila dieci anni fa, si sono fermati a quota 3.385 nel 2007. Nei primi sei mesi di quest’anno, i ragazzi entrati in un Cpa, i centri di prima accoglienza, le strutture filtro dove i minorenni vengono portati dopo il fermo o l’arresto, sono stati 1.612. Hanno scritto i ricercatori dell’Eurispes nell’ultimo Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza: “I tassi di delinquenza minorile registrati nel nostro Paese diminuiscono in modo pressoché costante”. E hanno annotato: “La situazione italiana appare oggi decisamente meno grave rispetto a quella della maggior parte dei paesi europei in condizioni economico-sociali simili alle nostre”.
Sullo sfondo c’è uno scenario in continuo mutamento. Segnala il criminologo Ernesto Savona: “Dai dati del ministero dell’Interno, nel primo semestre 2008 risultano una diminuzione delle denunce di reato e un aumento del numero di reati per i quali è stato identificato l’autore. Ma tra quegli autori di reato si contano più minorenni che nel primo semestre 2007″. Una contraddizione? “No” risponde Savona “piuttosto il segno che le forze di polizia lavorano con più efficacia. E prendono più delinquenti, maggiorenni o minorenni che siano”.
Gli scenari della criminalità minorile sono in rapido mutamento. Da anni, sull’onda delle grandi migrazioni degli anni Novanta, il numero dei minorenni stranieri arrestati ha sorpassato quello degli italiani. Fino al 1996 il 52 per cento dei ragazzi che entravano in un cpa erano italiani. Dal 1997 gli stranieri sono diventati la maggioranza, fino a toccare punte record del 59 per cento degli arresti. Ma a sorpresa, nei primi sei mesi di quest’anno gli esperti del Dipartimento della giustizia minorile hanno annotato una novità che va ancora decifrata: tra i 1.612 minori entrati in un centro di prima accoglienza, gli italiani sono stati 823, la maggioranza, contro 789 stranieri.
È un fenomeno che ha il suo epicentro a Roma. Spiega Donatella Caponetti, responsabile del Centro per la giustizia minorile del Lazio: “Assistiamo al riassettarsi di una situazione che era stata segnata per anni da una grande anomalia: a partire dal 2004, c’era stato a Roma un enorme aumento della criminalità minorile, soprattutto romena. Un’esplosione che ha cominciato a riassorbirsi con l’ingresso della Romania nell’Unione Europea”. Nel 2006, nel solo Lazio, i minorenni romeni arrestati erano stati 515. Nel 2008 si sono dimezzati. Sostiene il criminologo Savona: “Sono diminuiti notevolmente anche gli arresti di romeni adulti. L’impressione è che tanti abbiano deciso di andarsene dall’Italia”.
È proprio fra gli stranieri che si conta il maggior numero di bambini sorpresi a commettere reati, in massima parte furti e borseggi. Dal gennaio al giugno 2008 sono stati 112 i minori di 14 anni portati in un centro di prima accoglienza e rilasciati perché non imputabili. La maggioranza proveniva da paesi dell’Est europeo: Bosnia, Croazia, Romania, Serbia e Montenegro.
Sostiene Donatella Caponetti: “A Roma abbiamo un gran numero di reati contro il patrimonio continuamente reiterati da minorenni non imputabili. È un dato che sicuramente non ci piace”. E non è l’unica ragione di preoccupazione. Racconta la responsabile del Centro per la giustizia minorile: “Una novità degli ultimi anni è data dall’arrivo nei nostri servizi di ragazzi che manifestano problemi di tipo psichiatrico. Per loro è più difficile l’inserimento in comunità educative. Accade sia con i ragazzi italiani sia con gli stranieri. Per questi ultimi stiamo cominciando a collaborare anche con etnopsichiatri, che ci aiutino a capire e a intervenire. Quanto agli italiani, notiamo un aumento dei ragazzi, anche figli di famiglie benestanti, che hanno gravi problemi nell’ambito familiare. È una novità che ci preoccupa anche perché, sui tassi decisamente più contenuti di devianza minorile nel nostro Paese rispetto ad altre nazioni europee, incide probabilmente la maggior tenuta delle nostre famiglie, una realtà sociale più solida”.
Sono segnali da non trascurare. Soprattutto in un paese che ha un codice minorile tra i più avanzati al mondo e un sistema d’intervento studiato con attenzione in Europa. Rivendica Donatella Caponetti: “Inglesi e francesi sono venuti a visitare le nostre carceri, si sono stupiti nel constatare come siano prive di violenza. Nei confronti dei minorenni c’è in Italia un fortissimo investimento di risorse. I finanziamenti per i progetti ci arrivano dagli enti locali, dalle Regioni, dai privati, come banche e grandi aziende. È una realtà degli ultimi anni che ci ha consentito di conseguire risultati interessanti e di sopperire alla diminuzione degli stanziamenti da parte dello Stato, che ha già annunciato, per il 2009, un taglio di spesa del 30 per cento rispetto al 2008″.
E anche di sperimentare strumenti innovativi. Uno dei più riusciti è la messa alla prova, inaugurata nell’autunno del 1991. Adottata dal giudice, la messa alla prova sospende il processo per consentire al ragazzo di dedicarsi a un progetto di recupero che può durare da un mese a tre anni (la media è di poco inferiore ai dieci mesi). Trascorso quel periodo, il giudice valuta i risultati del lavoro svolto: se è convinto che sia servito, dichiara l’estinzione del reato, come se non fosse mai stato commesso.
In 15 anni la giustizia minorile ha quadruplicato l’adozione dei provvedimenti di messa alla prova: erano stati 788 nel 1992, sono diventati 2.339 nel 2007. E i risultati sembrano essere eccellenti. Hanno scritto gli esperti del Dipartimento della giustizia minorile, calcolando la media per tutti gli anni Duemila: nell’80,7 per cento dei casi, concluso il periodo di prova, il giudice si è pronunciato per l’estinzione del reato. Una quota di successi così alta da convincere il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a proporre l’adozione di uno strumento simile anche per gli adulti. Senza fortuna: impallinata da una scarica di polemiche, la proposta è stata rapidamente ritirata.
Non si torna indietro sui rom, l’ingresso clandestino diventerà reato e continueranno le espulsioni. Di fronte alla bocciatura europea di espellere i cittadini comunitari, il ministro degli Interni, Roberto Maroni, in un’intervista a La Stampa parla di un provvedimento che presto sarà presentato in Aula e consentirà di proseguire sulle espulsioni.
Sulla decisione europea Maroni commenta: “non condivido ma prendo atto, intanto continuiamo con lo smantellamento dei campi nomadi abusivi”. Riguardo alle future possibili espulsioni, il ministro individua strade alternative, “se non li potremo costringere, li convinceremo”, dice. E il provvedimento che verrà presentato prevede che l’ingresso clandestino diventi reato. In sostanza, la nuova direttiva europea prevede solo l’invito a lasciare il territorio nazionale, a meno che non ci sia una sentenza penale.
“Estendere il reato a tutti quelli che entrano clandestinamente - spiega Maroni - a prescindere dalla sanzione, carcere o ammenda, ci permetterà di procedere all’espulsione di tutti e non solo di quelli che vengono a delinquere”.
Il provvedimento prevederà che il giudice di pace possa ordinare l’espulsione direttamente in udienza anche prima della sentenza definitiva.
Sulla questione ancora aperta con la Libia che, nonostante il patto firmato con l’Italia, secondo Maroni, non sta rafforzando i controlli sull’immigrazione, il ministro sottolinea che è “urgente ratificare l’accordo bilaterale in Parlamento”.
L’auspicio è che il problema si possa risolvere prima della prossima primavera. Nell’agenda di Maroni è previsto, per la prossima settimana un viaggio a Malta, in cui il ministro definirà meglio le aree di competenza e le procedure comuni di contrasto all’immigrazione clandestina.
Permesso di soggiorno a punti, “formato patente”: chi viola le leggi o non è in regola perde il “bonus”e all’esaurimento dei punti sarà espulso; chi si integra nella società italiana vede accresciuto il punteggio. È uno degli emendamenti messi a punto dai senatori della Lega Nord per il ddl sulla sicurezza (i termini per la presentazione sono slittati a mercoledì 8 ottobre) e illustrati nel corso di una conferenza stampa a palazzo Madama.
A spiegarne il senso è il presidente dei senatori della Lega Federico Bricolo: “Vogliamo dare delle regole a chi vive a casa nostra che, fino a quando non ottiene il permesso di soggiorno o la cittadinanza è comunque un ospite. È un po’ come la patente a punti: se si commettono delle infrazioni vengono decurtati dei punti e si può perdere anche il permesso di soggiorno; chi invece rispetta le regole e la legalità non avrà conseguenze, anzi vorrà dire che è avviato verso una integrazione reale che è quella che noi della Lega vogliamo raggiungere”.
Il testo leghista prevede inoltre referendum comunali per costruire edifici di culto per confessioni religiose che non hanno stipulato intese con lo Stato e pene più pesanti per chi commette i reati di violazione di domicilio, furto e rapina, soprattutto quando tali reati sono associati a violenza sulle cose, sulle persone o anche solo a minacce. In questo caso, l’emendamento della Lega prevede di fissare la sanzione pecuniaria al massimo consentito dalla legge. “Insomma” ha spiegato la senatrice Rosi Mauro “abbiamo il diritto di vivere sicuri in casa nostra. Oggi non si è più sicuri neppure di giorno. Quando chiudo la porta alle mie spalle, la sera, qualche volta mi chiedo se il giorno dopo potrò ancora svegliarmi”.
E a chi ribatte che in questo modo si esasperano i toni nel confronto con gli extracomunitari, gli onorevoli del Carroccio rispondono così: “Le accuse di razzismo che arrivano sono sicuramente delle strumentalizzazioni; ci sono però, soprattutto nelle periferie delle grandi città, situazioni di disagio e questo si risolve impostando regole chiare e chiedendo il rispetto della legalità da parte di tutti, dagli immigrati che sono nostri ospiti e dai nostri concittadini”.
Bricolo ha, quindi, spiegato l’emendamento che prevede l’istituzione di un Fondo per aiutare gli immigrati nei loro Paesi d’origine. Il Fondo per la prevenzione dei flussi migratori, istituito presso il ministero degli Esteri, è finalizzato nelle intenzioni del Carroccio al finanziamento di progetti di cooperazione e dovrebbe essere finanziato con la metà del contributo fisso (100 euro) chiesto per le istanze o dichiarazioni relative alla cittadinanza, nonché per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno.
Anche sul versante dei matrimoni misti la Lega prevede una stretta, con la modifica di alcune norme del Codice civile. Il senatore Sandro Mazzatorta ha infatti spiegato che due matrimoni su tre a Milano e in provincia sono fittizi, dunque finti. “La nostra proposta prevede che nessun immigrato può contrarre matrimonio - ha detto Mazzatorta - senza aver prima ottenuto il permesso di soggiorno ed essere in regola. Dopo, ma soltanto dopo, gli verrà riconosciuto il diritto di contrarre matrimonio”.
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“Se necessario costruiamo celle negli stadi per mettervi subito chi delinque”. Lo ha detto il presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese, a margine della presentazione della campagna di comunicazione contro la violenza degli stadi promossa dal ministero dell’Interno.
Sulla possibilità invece di importare o meno il modello inglese di lotta al tifo violento, il numero uno della Lega è stato molto chiaro: “Loro hanno un’altra cultura e poi non dimentichiamo che noi abbiamo comunque un’ottima tifoseria fatta di gente per bene che segue le squadre. Certo, in Italia ci sono delle leggi che vanno cambiate”, ha aggiunto, “e così anche le attività di quegli uomini politici che trovano gusto a difendere quelle persone che dovrebbero andare in galera. Invece, da noi c’è la corsa al padrino politico per la ricerca dei consensi. Noi non dobbiamo imitare nessuno, ma semplicemente dobbiamo cambiare e applicare le leggi, magari mettere se necessario delle celle negli stadi. Così se ci sono delinquenti, si mettono subito in cella e poi si trasferiscono nelle carceri. O siamo forti o è meglio arrendersi. Noi non ci arrendiamo”.
La campagna di comunicazione del ministero è costituita da spot in televisione, nei cinema e sui siti internet, nonché magliette per dire no ai tifosi violenti. L’iniziativa è stata presentata oggi dal ministro Roberto Maroni, dal presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese e dal presidente della Federcalcio Giancarlo Abete. Si tratta, ha spiegato Maroni “di una campagna di sensibilizzazione per promuovere i valori veri dello sport ed il tifo corretto: l’iniziativa si affianca alle misure anti violenza adottate”.
la campagna partirà domani con uno spot di 30 secondi sulle reti Rai, che presentano immagini di belle azioni di gioco alternate alle violenze dei tifosi. Lo slogan è “Tifosi violenti, vigliacchi all’ultimo stadio”. In seguito gli spot andranno in onda anche sulle reti Mediaset, in alcuni cinema, sui siti internet dei quotidiani sportivi ed anche sui maxi schermi degli stadi. Nella prossima giornata di campionato, inoltre, i calciatori di A e di B entreranno in campo indossando una maglietta con la scritta “Stop alla violenza”. A indossarla, oggi al Viminale, il pugile medaglia d’argento a Pechino Clemente Russo.
Matarrese ha assicurato che “continueremo a combattere la violenza senza abbassare la guardia: i presidenti stanno facendo l’impossibile, a volte hanno espressioni poco felici, ma poi si ravvedono e non dimentichiamo che alcuni vanno in giro con la scorta perché si sono opposti alle tifoserie violente”. Abete, da parte sua, ha sottolineato che “questa è una battaglia che si può vincere insieme”.
Lo spot del ministero, “Stop alla violenza”:
“La nostra isola è ormai un carcere a cielo aperto, è l’Asinara dei giorni nostri”, così il sindaco di Lampedusa e Linosa, Bernardino De Rubeis definisce la sua terra dopo un fine settimana di sbarchi (domenica oltre 300) che nel Centro di prima accoglienza (Cpa) di Lampedusa hanno fatto registrare il record di migranti: “Sono quasi 2 mila, un numero inaccettabile per una struttura la cui capienza, progettata e pattuita con il popolo lampedusano era di 381, estesa poi a 762. E solo per situazioni straordinarie a 1200. Ora diciamo basta”.
De Rubeis promuove la linea dura e oltre a intimare la sistemazione del filo spinato attorno al centro di accoglienza “per impedire le fughe di clandestini, gli ultimi sono scappati stanotte e poi sono stati ripresi”, propone anche l’attivazione del servizio di ronda di vigilantes e volontari.
Qual è la situazione?
Siamo in emergenza, anche se ieri 200 persone sono state trasferite e oggi, spero, altre 500 saranno portate via con voli civili, militari e navi presso i centri di permanenza di Crotone e Caltanissetta, che sono comunque pieni. Per questo i tempi diventano così lunghi. Non possiamo accettare che questa gente stia ammassata tra immondizia e urine, con i bagni e le docce impraticabili. Ho visitato questo centro ed è chiaro che qui dentro non sono garantiti gli standard di vivibilità per un’accoglienza dignitosa, così come la sicurezza e la pubblica incolumità degli extracomunitari e della popolazione. Un paio di giorni fa tre immigrati sono riusciti a fuggire e quando li abbiamo trovati erano talmente sbronzi che, una volta riportai al centro, sono stati sedati perché erano pericolosi.
Eppure Cono Galipò, il responsabile della cooperativa che gestisce il Cpa dice di essere in grado di fronteggiare l’emergenza.
Questo signore è una persona poco seria, che ha messo in dubbio le mie dichiarazioni dopo la mia visita ispettiva. Ma io ho descritto quello che ho visto, non siamo in campagna elettorale, qui il sindaco pensa al bene della comunità. Oggi denuncerò il suo operato ai carabinieri e chiederò un’ispezione immediata del centro, dove non è garantita la dignità umana. Chiederò al prefetto di Agrigento di rimuovere Galipò dalla propria carica perché nasconde quello che accade dentro la sua struttura, di cui tra l’altro è amministratore unico. Gli immigrati non sono merce di scambio e non possono vivere così.
Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu, pur concordando con lei sulla necessità di accelerare i ritmi di trasferimento dei migranti e dei richiedenti asilo verso altre destinazioni, sottolinea che chi arriva a Lampedusa via mare non costituisce una minaccia per l’isola, perché si tratta di persone in fuga da guerre e persecuzioni, che chiedono solo protezione. Lei è d’accordo?
Boldrini è una donna che stimo, che dice le cose come stanno, ma non condivido la sua idea che tutti siano da considerare rifugiati politici. Noi comunque non possiamo ospitare tutte queste persone, il nostro è un centro di prima accoglienza, qui le persone dovrebbero essere identificate e massimo dopo 48 ore mandate nei centri di permanenza temporanea, invece stanno qui mesi e mesi e noi non possiamo occuparcene. Il governo non può esagerare, siamo un’isola turistica, viviamo di questo, ai nostri cittadini e ai turisti dobbiamo garantire la sicurezza.
Cosa bisognerebbe fare?
Le ho provate tutte, ho anche chiesto alla Caritas di ospitare almeno le donne e i bambini nelle tante abbazie e conventi semivuoti. Domenica c’erano 96 bambini e circa 140 donne ammassate su materassi sotto il sole. La situazione è critica soprattutto per loro, che sono a rischio di malattie contagiose per le pessime condizioni sanitarie. Abbiamo raggiunto il limite del decoro. La gente è trattata come bestie. E il personale che lavora in queste strutture non riesce ad accudire tutti. Anche se dall’inverno in cui c’erano 35 dipendenti, ora sono circa 75, ma sempre pochi per gestire la situazione. Così come iniquo è il rapporto tra le forze dell’ordine e gli extracomunitari. Oltre all’Arma dei carabinieri che opera sul territorio, nel centro lavorano anche 40 carabinieri del battaglione Sicilia-Palermo, ma adesso il ministro della Difesa ha deciso che al loro posto arriveranno 70 militari dell’aeronautica, che seppur preparati, sono comunque meno esperti.
In una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha chiesto il rispetto non solo delle norme giuridiche, ma anche di quelle di civiltà. Ha avuto risposte?
Ancora no, ma entro domani ho intenzione di diffidare il ministero dell’Interno, in particolare il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione le forze dell’ordine, e il ministero delle Difesa affinché non trasferiscano più un solo uomo o una sola donna, e meno che mai un bambino in questa struttura. E li invitiamo anche a garantire un ponte aereo o con qualunque altro mezzo di trasporto, da utilizzarsi in via esclusiva per il trasferimento di questi essere umani.
Avete deciso di usare la linea dura?
Nel primo semestre del 2008 le persone sbarcate in Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna sono state 10.611, mentre nello stesso periodo del 2007 erano 5.380. La quasi totalità di questo flusso è assorbito da Lampedusa. Non è più possibile assistere inermi a questa tragedia dai connotati apocalittici che sta ingoiando la nostra isola e i suoi cittadini. Una popolazione vocata alla pesca e al turismo. Che adesso rischia di perdere tutto.
Il VIDEO servizio:
Non un’approvazione definitiva, che arriverà a metà settembre, ma una ulteriore riflessione sui decreti legislativi in materia di immigrazione adottati dal governo: i testi (in materia di status di rifugiato e di ricongiungimento familiare), dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, saranno ora affidati alla “verifica informale” della commissione Ue. Ad annunciarlo al termine del Consiglio dei ministri è stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni.
I tre decreti legislativi in materia di immigrazione affrontano le questioni del riconoscimento e revoca dello status di rifugiato; il diritto al ricongiungimento familiare; il diritto dei cittadini Ue di circolare e soggiornare liberamente sul territorio degli Stati membri. “Il testo è stato adottato, ma su mia richiesta non c’è stata approvazione definitiva, perché vista la rilevanza degli argomenti” ha spiegato Maroni “manderemo il testo alla Commissione Europea perché abbia la possibilità di valutare in modo informale il testo del governo e suggerire eventuali proposte. Se non ci saranno modifiche sarà approvato a metà settembre”.
Maroni ha spiegato che “Si tratta di materie delicate, su cui il Cdm ha discusso le modifiche proposte delle Camere, e alla fine ha approvato un testo finale che recepisce tutte le proposte, tranne una che riguarda i limiti di reddito che devono avere coloro per i quali viene chiesto il ricongiungimento familiare: abbiamo attenuato la richiesta della Camera”.
L’invio alla Commissione Ue per una “verifica informale” è una “procedura anomala” ha ribadito il ministro dell’Interno, “ma la delega scade ad ottobre-novembre, e quindi abbiamo ancora un paio di mesi per chiudere il testo. Ho concordato la procedura con l’opposizione, ho sentito il collega-ombra del Pd Marco Minniti, che ha ritenuto assai utile questa iniziativa, per cui procederemo all’adozione definitiva se non ci saranno richieste di modifica da parte della commissione, al Cdm di metà settembre”.
Tempi più lunghi nel caso in cui “la Commissione riterrà di intervenire su alcuni aspetti, quali ad esempio il termine in cui un cittadino Ue può essere trattenuto in un centro essendo impossibile la sua immediata espulsione (attualmente è 48 ore ma la Camera propone 15 giorni)”. “Ci è sembrato opportuno che ci fosse questa verifica informale da parte della Commissione” ha concluso Maroni. “Con il commissario Jacques Barrot e con la Commissione c’è un ottimo rapporto di collaborazione, diversamente da altri consigli. Anche per questo ho proposto questo invio preliminare e Barrot si è detto lieto di questa decisione”.
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Dalle spiagge di Taormina alle notti milanesi, fino alle periferie romane, cominciano a delinearsi le destinazioni del contingente di 3.000 militari che da lunedì prossimo sarà dispiegato con funzioni di ordine pubblico in 21 province su tutto il territorio nazionale.
A decidere sono i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza che si stanno riunendo in questi giorni nelle città interessate.
A Milano il Comitato ieri ha disposto che i militari destinati alle pattuglie miste con le forze dell’ordine opereranno a piedi, prevalentemente di sera e di notte. Saranno presidiati 20 punti considerati a rischio e controllate 11 zone, fra cui i Consolati - tra cui quelli americano, cinese (viste le Olimpiadi) e dei Paesi mediorientali, primo fra tutti Israele - le sinagoghe e i luoghi di culto, il Duomo e così via.
I controlli partiranno già dal 4 agosto con l’arrivo di 45 soldati con pattugliamenti nelle zone di via Padova, Baggio (Quinto Cagnino) e la Stazione Centrale oltre a una decina dei possibili obiettivi sensibili partendo dalla Cattedrale. In particolare, 170 unità saranno utilizzate in controlli, 174 in postazioni fisse e 80 al Centro per immigrati di via Corelli.
Per Roma, che avrà il contributo più generoso di uomini delle forze armate, poco più di 1.000, l’indicazione sarebbe quella di usare le pattuglie miste in periferia, evitando che nel centro storico ci sia “l’immagine di una città militarizzata”, ma non si esclude la presenza di forze armate nel “cuore” della Capitale. La maggior parte dei militari (797) verrà comunque impiegata a tutela di siti fissi (ambasciate, luoghi di culto, ecc.), che sono ben 51. Presidi ci saranno inoltre su due stazioni periferiche dove si sono consumati nei mesi scorsi due gravi fatti di cronaca: l’omicidio di Giovanna Reggiani (Tor di Quinto) e la violenza ai danni di una studentessa del Lesotho (La Storta). Altri 60 presidieranno i Centri per immigrati di Ponte Galeria e Castelnuovo di Porto.
A Torino la dislocazione sarà decisa dal Comitato provinciale in programma venerdì.
Ottanta militari opereranno in pattuglie in città, mentre 70 presidieranno i Centri per immigrati di Corso Brunelleschi e Settimo Torinese.
Sul contingente siciliano, è intervenuto il ministro siciliano La Russa, che ha chiesto un occhio di riguardo per Taormina e Naxos, rinomate località balneari meta, ha ricordato, “di turisti stranieri, italiani e di molti catanesi”: a perlustrare quest’area saranno così le pattuglie miste soldati-forze dell’ordine. Dei circa 250 militari destinati alla Sicilia, la metà sarà impiegata a presidio dei Centri per immigrati di Lampedusa, Pian del Lago (Caltanissetta), Cassibile (Siracusa), Salina Grande e Serraino Vulpitta (Trapani). Per quanto riguarda le pattuglie, 50 soldati della sesta divisione Bersaglieri di Trapani saranno a disposizione della prefettura di Palermo. In Calabria, i 130 militari saranno destinati alla vigilanza dei Centri per immigrati di Lamezia Terme (Catanzaro) ed Isola Capo Rizzuto (Crotone). In Puglia, 220 dei 310 militari previsti proteggeranno i Centri per immigrati di Bari, Brindisi e Borgo Mezzanone (Foggia).
Altri 90 uomini delle forze armate faranno pattugliamenti per strada a Bari. In Friuli Venezia Giulia sono attesi 90 militari del Reggimento “Genova Cavelleria” di stanza a Palmanova (Udine), che saranno in servizio con compiti di vigilanza al Centro per immigrati di Gradisca d’Isonzo (Gorizia).
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