Leggi tutte le notizie su:
Ministero-dellInterno

Una pattuglia della Polizia stradale controlla lil traffico sull'autostrada A14 nei pressi di Bologna
Giordano Biserni è furioso: “Voglio proprio vedere se gli sponsor della velocità avranno ancora il coraggio di insistere sull’aumento del limite fino a 150 km/h - sbotta il presidente dell’Asaps, l’Associazione amici della polizia stradale – per conto nostro ci opporremo ferocemente.” Continua

Una badante straniera accompagna un anziano signore per le vie del centro di Roma
Meno di 24 ore. Alla mezzanotte di mercoledì 30 settembre scadono i termini per la regolarizzazione dei lavoratori domestici clandestini.
Oltre non si può andare: “Quel che è fatto è fatto”, spiega il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, chiarendo che “non c’è alcuna possibilità di fare proroghe”. Continua

In sei casi su dieci gli autori delle violenze sessuali sono italiani. Il dato è emerso durante un convegno dedicato alla violenza sulle donne, che si è tenuto oggi a Roma.
Secondo i dati del ministero dell’Interno, gli autori di stupro sono di nazionalità italiana nel 60,9 per cento casi. Solo il 7,8 per cento dei violentatori, invece, è romeno, mentre il 6,3 per cento è marocchino. In Italia gli episodi di violenze sessuali nel 2008 sono comunque diminuiti dell’8,4 per cento, secondo dati diffusi dal dipartimento della Pubblica sicurezza. La maggior parte degli stupri rientra nelle violenze sessuali non aggravate, anche queste in diminuzione del 7,4 per cento.Le vittime di violenza sessuale sono per lo più donne (85,3 per cento) e di nazionalità italiana (68,9 per cento).
I casi di stupro di gruppo, dopo un incremento registrato nel 2007 (+10,9%) invece sono diminuiti del 24,6 per cento, mentre per le violenze sessuali aggravate è stato registrato un trend decrescente nel triennio 2006-2008 con il 16 per cento in meno. Nel 2007, invece, in Italia era stato registrato un aumento dei casi di violenza sessuale del 5 per cento rispetto al 2006 (da 4.821 a 5.062 episodi).
Lo scorso anno le forze di polizia hanno individuato 8.845 autori di violenze sessuali, a fronte di 8.749 segnalazioni nel 2007 e di 7.715 nel 2006. I numeri sono nazionali, ma ci sono anche dati relativi alle singole zone e città.
“Vicino Roma il dato cambia”, sottolinea il capo di gabinetto delle Pari opportunità, Simonetta Matone. “Rimane la prevalenza degli italiani, ma nei dintorni della capitale la percentuale scende al 48 per cento, mentre quella dei romeni sale al 28 per cento”. A Milano le violenze sessuali sono diminuite nel triennio 2006-2008: si passa dai 526 episodi del 2006 ai 480 del 2008. Anche qui però prevalgono gli italiani tra gli autori del reato: nel 41 per cento dei casi denunciati il responsabile è cittadino italiano, nell’11 per cento romeno, nell’8 per cento egiziano e nel 7 per cento marocchino. A Bologna il fenomeno ha fatto registrare un netto calo, passando da 179 episodi nel 2006 a 139 nel 2008. Con riferimento alla nazionalità degli autori, risultano nel 47 per cento dei casi italiani, nell’11 per cento marocchini e nel 10 per cento romeni.
“Ritengo che la violenza sessuale sia il reato che più lede i diritti fondamentali delle donne. Io sono in realtà tra i fautori del decreto legge antistupro, bisogna far capire che le istituzioni sono dalla parte delle vittime ma soprattutto che con questo decreto si sono abbreviate di molto le lungaggini burocratiche della legge”, aggiunge la Matone. “Oltre a tutto questo, il ministero per le Pari opportunità sta portando avanti un Piano nazionale antiviolenza. Stiamo pensando alla creazione di corsi di formazione per il personale di base delle forze dell’ordine, a corsi da fare nelle scuole per rendere i bambini consapevoli dei propri diritti, a campagne di informazione”.
Il VIDEO servizio:
Una delle difficoltà maggiori è quella di identificare gli stranieri che commettono reati in Italia. Siano clandestini oppure provenienti da Paesi dell’Unione Europea, come la Romania, nel caso in cui abbiano dei precedenti penali diventano dei fantasmi. Non hanno documenti, usano decine di alias, si spostano di continuo. Vengono espulsi e rientrano in Italia più volte e rintracciarli per le forze dell’ordine diventa quasi impossibile.
Per questo il ministero dell’Interno ha cominciato la collaborazione con la polizia di alcuni Stati esteri. Il risultato sono squadre di investigatori miste, che riescono a collegare le persone fermate o i sospettati ai loro precedenti in patria e alle organizzazioni criminali.
Una soluzione non nuova. Ma che in queste ore, in cui le ripetute violenze sessuali (dal parco della Caffarella di Roma, a Bologna, a Milano) portano la firma di immigrati clandestini o di cittadini romeni, rappresenta la risposta istituzionale alla proposta delle ronde di residenti. Prima di tutto la Romania.
Da un paio di anni il Viminale ha promosso il progetto Itaro (Italia Romania, appunto), che prevede l’affiancamento di agenti romeni agli italiani. Il lavoro congiunto ha già dato buoni risultati, ad esempio, a Milano nel contrasto allo sfruttamento dei minori e ai reati informatici.
Nelle ricerche dei responsabili dello stupro al parco della Caffarella la collaborazione è stata intensificata. Due giorni fa a Roma sono arrivati i primi 15 ufficiali della polizia romena che affiancheranno la polizia italiana in questa e nelle altre indagini delle questure maggiormente coinvolte nel contrasto alla criminalità organizzata proveniente dalla Romania. Presto la task force, istituita in base ad accordi tra il capo della polizia Antonio Manganelli e il suo omologo romeno nel corso di numerosi incontri sia in Romania sia al Viminale, sarà rafforzata da altri 10 ufficiali romeni.
Dieci dei quindici agenti arrivati dalla Romania, spiega un comunicato della polizia di Bucarest, provengono dall’ispettorato generale e, fino al 15 aprile, lavoreranno insieme ai colleghi italiani in una nuova missione di collaborazione nell’ambito del progetto Itaro. Il progetto in passato è stato attuato anche nelle indagini sull’omicidio Reggiani (avvenuto a Tor di Quinto nell’ottobre 2007), quando arrivarono in Italia circa 35 poliziotti. Rimasero fino ad aprile 2008, quando furono sostituiti da altri 16 colleghi. Itaro ha consentito alle forze dell’ordine di arrestare in poco più di un anno alcune centinaia di cittadini romeni autori di reati in Italia.
“La sollecitazione è avvenuta a seguito del contributo decisivo dei poliziotti romeni nella soluzione di altri simili casi avvenuti in Italia, che hanno visto coinvolti dei cittadini romeni” negli ultimi anni, si legge ancora nel comunicato della polizia romena. I dieci agenti che provengono dall’ispettorato generale parlano molto bene l’italiano e parteciperanno a pattugliamenti misti per sostenere le autorità italiane nelle inchieste che vedono coinvolti dei romeni, facilitando così lo scambio di informazioni per la prevenzione e il contrasto della delinquenza. Gli altri cinque sono poliziotti di confine e, per un mese, aiuteranno i colleghi italiani a controllare i documenti di viaggio negli aeroporti e verificheranno se i romeni hanno le carte in regola in base alla legislazione italiana ed europea.
Il caso della polizia romena non è isolato. Pattuglie miste composte da poliziotti italiani e nigeriani lavoreranno presto nelle città. Lo scopo è di combattere il traffico di esseri umani e l’immigrazione clandestina. L’accordo di cooperazione tra Italia e Nigeria è stato sottoscritto ad Abuja dal capo della polizia Manganelli e dai vertici della polizia nigeriana. L’accordo, simile a quello già siglato con la Tunisia, punta a intensificare la lotta ai reati legati all’immigrazione illegale e spesso gestiti dalle organizzazioni criminali.
Il progetto pilota, coordinato dall’Interpol cui spetta proprio il compito di individuare eventuali legami tra le persone fermate e la criminalità organizzata nazionale ed internazionale, durerà due anni e vedrà lavorare insieme le forze di polizia dei due paesi. Verranno create squadre di polizia miste che opereranno in Italia per un anno: non solo alle frontiere, nei porti e negli aeroporti, ma anche nella città dove la presenza nigeriana è più radicata. Infine, l’accordo prevede dei corsi per i poliziotti nigeriani, che saranno organizzati dalla Direzione centrale per l’immigrazione e le frontiere della polizia italiana.

di Bianca Stancanelli
Nell’Italia ossessionata dalle imprese dei bulli rilanciate da YouTube, una piccola, buona notizia arriva dalle statistiche del ministero della Giustizia: il numero dei minorenni arrestati è in calo, lento e costante. Erano più di 4 mila dieci anni fa, si sono fermati a quota 3.385 nel 2007. Nei primi sei mesi di quest’anno, i ragazzi entrati in un Cpa, i centri di prima accoglienza, le strutture filtro dove i minorenni vengono portati dopo il fermo o l’arresto, sono stati 1.612. Hanno scritto i ricercatori dell’Eurispes nell’ultimo Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza: “I tassi di delinquenza minorile registrati nel nostro Paese diminuiscono in modo pressoché costante”. E hanno annotato: “La situazione italiana appare oggi decisamente meno grave rispetto a quella della maggior parte dei paesi europei in condizioni economico-sociali simili alle nostre”.
Sullo sfondo c’è uno scenario in continuo mutamento. Segnala il criminologo Ernesto Savona: “Dai dati del ministero dell’Interno, nel primo semestre 2008 risultano una diminuzione delle denunce di reato e un aumento del numero di reati per i quali è stato identificato l’autore. Ma tra quegli autori di reato si contano più minorenni che nel primo semestre 2007″. Una contraddizione? “No” risponde Savona “piuttosto il segno che le forze di polizia lavorano con più efficacia. E prendono più delinquenti, maggiorenni o minorenni che siano”.
Gli scenari della criminalità minorile sono in rapido mutamento. Da anni, sull’onda delle grandi migrazioni degli anni Novanta, il numero dei minorenni stranieri arrestati ha sorpassato quello degli italiani. Fino al 1996 il 52 per cento dei ragazzi che entravano in un cpa erano italiani. Dal 1997 gli stranieri sono diventati la maggioranza, fino a toccare punte record del 59 per cento degli arresti. Ma a sorpresa, nei primi sei mesi di quest’anno gli esperti del Dipartimento della giustizia minorile hanno annotato una novità che va ancora decifrata: tra i 1.612 minori entrati in un centro di prima accoglienza, gli italiani sono stati 823, la maggioranza, contro 789 stranieri.
È un fenomeno che ha il suo epicentro a Roma. Spiega Donatella Caponetti, responsabile del Centro per la giustizia minorile del Lazio: “Assistiamo al riassettarsi di una situazione che era stata segnata per anni da una grande anomalia: a partire dal 2004, c’era stato a Roma un enorme aumento della criminalità minorile, soprattutto romena. Un’esplosione che ha cominciato a riassorbirsi con l’ingresso della Romania nell’Unione Europea”. Nel 2006, nel solo Lazio, i minorenni romeni arrestati erano stati 515. Nel 2008 si sono dimezzati. Sostiene il criminologo Savona: “Sono diminuiti notevolmente anche gli arresti di romeni adulti. L’impressione è che tanti abbiano deciso di andarsene dall’Italia”.
È proprio fra gli stranieri che si conta il maggior numero di bambini sorpresi a commettere reati, in massima parte furti e borseggi. Dal gennaio al giugno 2008 sono stati 112 i minori di 14 anni portati in un centro di prima accoglienza e rilasciati perché non imputabili. La maggioranza proveniva da paesi dell’Est europeo: Bosnia, Croazia, Romania, Serbia e Montenegro.
Sostiene Donatella Caponetti: “A Roma abbiamo un gran numero di reati contro il patrimonio continuamente reiterati da minorenni non imputabili. È un dato che sicuramente non ci piace”. E non è l’unica ragione di preoccupazione. Racconta la responsabile del Centro per la giustizia minorile: “Una novità degli ultimi anni è data dall’arrivo nei nostri servizi di ragazzi che manifestano problemi di tipo psichiatrico. Per loro è più difficile l’inserimento in comunità educative. Accade sia con i ragazzi italiani sia con gli stranieri. Per questi ultimi stiamo cominciando a collaborare anche con etnopsichiatri, che ci aiutino a capire e a intervenire. Quanto agli italiani, notiamo un aumento dei ragazzi, anche figli di famiglie benestanti, che hanno gravi problemi nell’ambito familiare. È una novità che ci preoccupa anche perché, sui tassi decisamente più contenuti di devianza minorile nel nostro Paese rispetto ad altre nazioni europee, incide probabilmente la maggior tenuta delle nostre famiglie, una realtà sociale più solida”.
Sono segnali da non trascurare. Soprattutto in un paese che ha un codice minorile tra i più avanzati al mondo e un sistema d’intervento studiato con attenzione in Europa. Rivendica Donatella Caponetti: “Inglesi e francesi sono venuti a visitare le nostre carceri, si sono stupiti nel constatare come siano prive di violenza. Nei confronti dei minorenni c’è in Italia un fortissimo investimento di risorse. I finanziamenti per i progetti ci arrivano dagli enti locali, dalle Regioni, dai privati, come banche e grandi aziende. È una realtà degli ultimi anni che ci ha consentito di conseguire risultati interessanti e di sopperire alla diminuzione degli stanziamenti da parte dello Stato, che ha già annunciato, per il 2009, un taglio di spesa del 30 per cento rispetto al 2008″.
E anche di sperimentare strumenti innovativi. Uno dei più riusciti è la messa alla prova, inaugurata nell’autunno del 1991. Adottata dal giudice, la messa alla prova sospende il processo per consentire al ragazzo di dedicarsi a un progetto di recupero che può durare da un mese a tre anni (la media è di poco inferiore ai dieci mesi). Trascorso quel periodo, il giudice valuta i risultati del lavoro svolto: se è convinto che sia servito, dichiara l’estinzione del reato, come se non fosse mai stato commesso.
In 15 anni la giustizia minorile ha quadruplicato l’adozione dei provvedimenti di messa alla prova: erano stati 788 nel 1992, sono diventati 2.339 nel 2007. E i risultati sembrano essere eccellenti. Hanno scritto gli esperti del Dipartimento della giustizia minorile, calcolando la media per tutti gli anni Duemila: nell’80,7 per cento dei casi, concluso il periodo di prova, il giudice si è pronunciato per l’estinzione del reato. Una quota di successi così alta da convincere il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a proporre l’adozione di uno strumento simile anche per gli adulti. Senza fortuna: impallinata da una scarica di polemiche, la proposta è stata rapidamente ritirata.
Non si torna indietro sui rom, l’ingresso clandestino diventerà reato e continueranno le espulsioni. Di fronte alla bocciatura europea di espellere i cittadini comunitari, il ministro degli Interni, Roberto Maroni, in un’intervista a La Stampa parla di un provvedimento che presto sarà presentato in Aula e consentirà di proseguire sulle espulsioni.
Sulla decisione europea Maroni commenta: “non condivido ma prendo atto, intanto continuiamo con lo smantellamento dei campi nomadi abusivi”. Riguardo alle future possibili espulsioni, il ministro individua strade alternative, “se non li potremo costringere, li convinceremo”, dice. E il provvedimento che verrà presentato prevede che l’ingresso clandestino diventi reato. In sostanza, la nuova direttiva europea prevede solo l’invito a lasciare il territorio nazionale, a meno che non ci sia una sentenza penale.
“Estendere il reato a tutti quelli che entrano clandestinamente - spiega Maroni - a prescindere dalla sanzione, carcere o ammenda, ci permetterà di procedere all’espulsione di tutti e non solo di quelli che vengono a delinquere”.
Il provvedimento prevederà che il giudice di pace possa ordinare l’espulsione direttamente in udienza anche prima della sentenza definitiva.
Sulla questione ancora aperta con la Libia che, nonostante il patto firmato con l’Italia, secondo Maroni, non sta rafforzando i controlli sull’immigrazione, il ministro sottolinea che è “urgente ratificare l’accordo bilaterale in Parlamento”.
L’auspicio è che il problema si possa risolvere prima della prossima primavera. Nell’agenda di Maroni è previsto, per la prossima settimana un viaggio a Malta, in cui il ministro definirà meglio le aree di competenza e le procedure comuni di contrasto all’immigrazione clandestina.
Permesso di soggiorno a punti, “formato patente”: chi viola le leggi o non è in regola perde il “bonus”e all’esaurimento dei punti sarà espulso; chi si integra nella società italiana vede accresciuto il punteggio. È uno degli emendamenti messi a punto dai senatori della Lega Nord per il ddl sulla sicurezza (i termini per la presentazione sono slittati a mercoledì 8 ottobre) e illustrati nel corso di una conferenza stampa a palazzo Madama.
A spiegarne il senso è il presidente dei senatori della Lega Federico Bricolo: “Vogliamo dare delle regole a chi vive a casa nostra che, fino a quando non ottiene il permesso di soggiorno o la cittadinanza è comunque un ospite. È un po’ come la patente a punti: se si commettono delle infrazioni vengono decurtati dei punti e si può perdere anche il permesso di soggiorno; chi invece rispetta le regole e la legalità non avrà conseguenze, anzi vorrà dire che è avviato verso una integrazione reale che è quella che noi della Lega vogliamo raggiungere”.
Il testo leghista prevede inoltre referendum comunali per costruire edifici di culto per confessioni religiose che non hanno stipulato intese con lo Stato e pene più pesanti per chi commette i reati di violazione di domicilio, furto e rapina, soprattutto quando tali reati sono associati a violenza sulle cose, sulle persone o anche solo a minacce. In questo caso, l’emendamento della Lega prevede di fissare la sanzione pecuniaria al massimo consentito dalla legge. “Insomma” ha spiegato la senatrice Rosi Mauro “abbiamo il diritto di vivere sicuri in casa nostra. Oggi non si è più sicuri neppure di giorno. Quando chiudo la porta alle mie spalle, la sera, qualche volta mi chiedo se il giorno dopo potrò ancora svegliarmi”.
E a chi ribatte che in questo modo si esasperano i toni nel confronto con gli extracomunitari, gli onorevoli del Carroccio rispondono così: “Le accuse di razzismo che arrivano sono sicuramente delle strumentalizzazioni; ci sono però, soprattutto nelle periferie delle grandi città, situazioni di disagio e questo si risolve impostando regole chiare e chiedendo il rispetto della legalità da parte di tutti, dagli immigrati che sono nostri ospiti e dai nostri concittadini”.
Bricolo ha, quindi, spiegato l’emendamento che prevede l’istituzione di un Fondo per aiutare gli immigrati nei loro Paesi d’origine. Il Fondo per la prevenzione dei flussi migratori, istituito presso il ministero degli Esteri, è finalizzato nelle intenzioni del Carroccio al finanziamento di progetti di cooperazione e dovrebbe essere finanziato con la metà del contributo fisso (100 euro) chiesto per le istanze o dichiarazioni relative alla cittadinanza, nonché per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno.
Anche sul versante dei matrimoni misti la Lega prevede una stretta, con la modifica di alcune norme del Codice civile. Il senatore Sandro Mazzatorta ha infatti spiegato che due matrimoni su tre a Milano e in provincia sono fittizi, dunque finti. “La nostra proposta prevede che nessun immigrato può contrarre matrimonio - ha detto Mazzatorta - senza aver prima ottenuto il permesso di soggiorno ed essere in regola. Dopo, ma soltanto dopo, gli verrà riconosciuto il diritto di contrarre matrimonio”.
Partecipa al FORUM
“Se necessario costruiamo celle negli stadi per mettervi subito chi delinque”. Lo ha detto il presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese, a margine della presentazione della campagna di comunicazione contro la violenza degli stadi promossa dal ministero dell’Interno.
Sulla possibilità invece di importare o meno il modello inglese di lotta al tifo violento, il numero uno della Lega è stato molto chiaro: “Loro hanno un’altra cultura e poi non dimentichiamo che noi abbiamo comunque un’ottima tifoseria fatta di gente per bene che segue le squadre. Certo, in Italia ci sono delle leggi che vanno cambiate”, ha aggiunto, “e così anche le attività di quegli uomini politici che trovano gusto a difendere quelle persone che dovrebbero andare in galera. Invece, da noi c’è la corsa al padrino politico per la ricerca dei consensi. Noi non dobbiamo imitare nessuno, ma semplicemente dobbiamo cambiare e applicare le leggi, magari mettere se necessario delle celle negli stadi. Così se ci sono delinquenti, si mettono subito in cella e poi si trasferiscono nelle carceri. O siamo forti o è meglio arrendersi. Noi non ci arrendiamo”.
La campagna di comunicazione del ministero è costituita da spot in televisione, nei cinema e sui siti internet, nonché magliette per dire no ai tifosi violenti. L’iniziativa è stata presentata oggi dal ministro Roberto Maroni, dal presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese e dal presidente della Federcalcio Giancarlo Abete. Si tratta, ha spiegato Maroni “di una campagna di sensibilizzazione per promuovere i valori veri dello sport ed il tifo corretto: l’iniziativa si affianca alle misure anti violenza adottate”.
la campagna partirà domani con uno spot di 30 secondi sulle reti Rai, che presentano immagini di belle azioni di gioco alternate alle violenze dei tifosi. Lo slogan è “Tifosi violenti, vigliacchi all’ultimo stadio”. In seguito gli spot andranno in onda anche sulle reti Mediaset, in alcuni cinema, sui siti internet dei quotidiani sportivi ed anche sui maxi schermi degli stadi. Nella prossima giornata di campionato, inoltre, i calciatori di A e di B entreranno in campo indossando una maglietta con la scritta “Stop alla violenza”. A indossarla, oggi al Viminale, il pugile medaglia d’argento a Pechino Clemente Russo.
Matarrese ha assicurato che “continueremo a combattere la violenza senza abbassare la guardia: i presidenti stanno facendo l’impossibile, a volte hanno espressioni poco felici, ma poi si ravvedono e non dimentichiamo che alcuni vanno in giro con la scorta perché si sono opposti alle tifoserie violente”. Abete, da parte sua, ha sottolineato che “questa è una battaglia che si può vincere insieme”.
Lo spot del ministero, “Stop alla violenza”: