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Cpa di Lampedusa al collasso. Il sindaco: siamo come l’Asinara

Immigrazione clandestina

“La nostra isola è ormai un carcere a cielo aperto, è l’Asinara dei giorni nostri”, così il sindaco di Lampedusa e Linosa, Bernardino De Rubeis definisce la sua terra dopo un fine settimana di sbarchi (domenica oltre 300) che nel Centro di prima accoglienza (Cpa) di Lampedusa hanno fatto registrare il record di migranti: “Sono quasi 2 mila, un numero inaccettabile per una struttura la cui capienza, progettata e pattuita con il popolo lampedusano era di 381, estesa poi a 762. E solo per situazioni straordinarie a 1200. Ora diciamo basta”.
De Rubeis promuove la linea dura e oltre a intimare la sistemazione del filo spinato attorno al centro di accoglienza “per impedire le fughe di clandestini, gli ultimi sono scappati stanotte e poi sono stati ripresi”, propone anche l’attivazione del servizio di ronda di vigilantes e volontari.

Qual è la situazione?
Siamo in emergenza, anche se ieri 200 persone sono state trasferite e oggi, spero, altre 500 saranno portate via con voli civili, militari e navi presso i centri di permanenza di Crotone e Caltanissetta, che sono comunque pieni. Per questo i tempi diventano così lunghi. Non possiamo accettare che questa gente stia ammassata tra immondizia e urine, con i bagni e le docce impraticabili. Ho visitato questo centro ed è chiaro che qui dentro non sono garantiti gli standard di vivibilità per un’accoglienza dignitosa, così come la sicurezza e la pubblica incolumità degli extracomunitari e della popolazione. Un paio di giorni fa tre immigrati sono riusciti a fuggire e quando li abbiamo trovati erano talmente sbronzi che, una volta riportai al centro, sono stati sedati perché erano pericolosi.
Eppure Cono Galipò, il responsabile della cooperativa che gestisce il Cpa dice di essere in grado di fronteggiare l’emergenza.
Questo signore è una persona poco seria, che ha messo in dubbio le mie dichiarazioni dopo la mia visita ispettiva. Ma io ho descritto quello che ho visto, non siamo in campagna elettorale, qui il sindaco pensa al bene della comunità. Oggi denuncerò il suo operato ai carabinieri e chiederò un’ispezione immediata del centro, dove non è garantita la dignità umana. Chiederò al prefetto di Agrigento di rimuovere Galipò dalla propria carica perché nasconde quello che accade dentro la sua struttura, di cui tra l’altro è amministratore unico. Gli immigrati non sono merce di scambio e non possono vivere così.
Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu, pur concordando con lei sulla necessità di accelerare i ritmi di trasferimento dei migranti e dei richiedenti asilo verso altre destinazioni, sottolinea che chi arriva a Lampedusa via mare non costituisce una minaccia per l’isola, perché si tratta di persone in fuga da guerre e persecuzioni, che chiedono solo protezione. Lei è d’accordo?
Boldrini è una donna che stimo, che dice le cose come stanno, ma non condivido la sua idea che tutti siano da considerare rifugiati politici. Noi comunque non possiamo ospitare tutte queste persone, il nostro è un centro di prima accoglienza, qui le persone dovrebbero essere identificate e massimo dopo 48 ore mandate nei centri di permanenza temporanea, invece stanno qui mesi e mesi e noi non possiamo occuparcene. Il governo non può esagerare, siamo un’isola turistica, viviamo di questo, ai nostri cittadini e ai turisti dobbiamo garantire la sicurezza.
Cosa bisognerebbe fare?
Le ho provate tutte, ho anche chiesto alla Caritas di ospitare almeno le donne e i bambini nelle tante abbazie e conventi semivuoti. Domenica c’erano 96 bambini e circa 140 donne ammassate su materassi sotto il sole. La situazione è critica soprattutto per loro, che sono a rischio di malattie contagiose per le pessime condizioni sanitarie. Abbiamo raggiunto il limite del decoro. La gente è trattata come bestie. E il personale che lavora in queste strutture non riesce ad accudire tutti. Anche se dall’inverno in cui c’erano 35 dipendenti, ora sono circa 75, ma sempre pochi per gestire la situazione. Così come iniquo è il rapporto tra le forze dell’ordine e gli extracomunitari. Oltre all’Arma dei carabinieri che opera sul territorio, nel centro lavorano anche 40 carabinieri del battaglione Sicilia-Palermo, ma adesso il ministro della Difesa ha deciso che al loro posto arriveranno 70 militari dell’aeronautica, che seppur preparati, sono comunque meno esperti.
In una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha chiesto il rispetto non solo delle norme giuridiche, ma anche di quelle di civiltà. Ha avuto risposte?
Ancora no, ma entro domani ho intenzione di diffidare il ministero dell’Interno, in particolare il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione le forze dell’ordine, e il ministero delle Difesa affinché non trasferiscano più un solo uomo o una sola donna, e meno che mai un bambino in questa struttura. E li invitiamo anche a garantire un ponte aereo o con qualunque altro mezzo di trasporto, da utilizzarsi in via esclusiva per il trasferimento di questi essere umani.
Avete deciso di usare la linea dura?
Nel primo semestre del 2008 le persone sbarcate in Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna sono state 10.611, mentre nello stesso periodo del 2007 erano 5.380. La quasi totalità di questo flusso è assorbito da Lampedusa. Non è più possibile assistere inermi a questa tragedia dai connotati apocalittici che sta ingoiando la nostra isola e i suoi cittadini. Una popolazione vocata alla pesca e al turismo. Che adesso rischia di perdere tutto.

Il VIDEO servizio:

Immigrazione: via libera ai decreti. E al vaglio dell’Europa

Emergenza immigrazione a Lampedusa

Non un’approvazione definitiva, che arriverà a metà settembre, ma una ulteriore riflessione sui decreti legislativi in materia di immigrazione adottati dal governo: i testi (in materia di status di rifugiato e di ricongiungimento familiare), dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, saranno ora affidati alla “verifica informale” della commissione Ue. Ad annunciarlo al termine del Consiglio dei ministri è stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni.
I tre decreti legislativi in materia di immigrazione affrontano le questioni del riconoscimento e revoca dello status di rifugiato; il diritto al ricongiungimento familiare; il diritto dei cittadini Ue di circolare e soggiornare liberamente sul territorio degli Stati membri. “Il testo è stato adottato, ma su mia richiesta non c’è stata approvazione definitiva, perché vista la rilevanza degli argomenti” ha spiegato Maroni “manderemo il testo alla Commissione Europea perché abbia la possibilità di valutare in modo informale il testo del governo e suggerire eventuali proposte. Se non ci saranno modifiche sarà approvato a metà settembre”.
Maroni ha spiegato che “Si tratta di materie delicate, su cui il Cdm ha discusso le modifiche proposte delle Camere, e alla fine ha approvato un testo finale che recepisce tutte le proposte, tranne una che riguarda i limiti di reddito che devono avere coloro per i quali viene chiesto il ricongiungimento familiare: abbiamo attenuato la richiesta della Camera”.

L’invio alla Commissione Ue per una “verifica informale” è una “procedura anomala” ha ribadito il ministro dell’Interno, “ma la delega scade ad ottobre-novembre, e quindi abbiamo ancora un paio di mesi per chiudere il testo. Ho concordato la procedura con l’opposizione, ho sentito il collega-ombra del Pd Marco Minniti, che ha ritenuto assai utile questa iniziativa, per cui procederemo all’adozione definitiva se non ci saranno richieste di modifica da parte della commissione, al Cdm di metà settembre”.
Tempi più lunghi nel caso in cui “la Commissione riterrà di intervenire su alcuni aspetti, quali ad esempio il termine in cui un cittadino Ue può essere trattenuto in un centro essendo impossibile la sua immediata espulsione (attualmente è 48 ore ma la Camera propone 15 giorni)”. “Ci è sembrato opportuno che ci fosse questa verifica informale da parte della Commissione” ha concluso Maroni. “Con il commissario Jacques Barrot e con la Commissione c’è un ottimo rapporto di collaborazione, diversamente da altri consigli. Anche per questo ho proposto questo invio preliminare e Barrot si è detto lieto di questa decisione”.

Sicurezza: da lunedì 1.000 soldati a Roma. A Milano presidiati 20 punti a rischio

Esercito e polizia di pattuglia

Dalle spiagge di Taormina alle notti milanesi, fino alle periferie romane, cominciano a delinearsi le destinazioni del contingente di 3.000 militari che da lunedì prossimo sarà dispiegato con funzioni di ordine pubblico in 21 province su tutto il territorio nazionale.
A decidere sono i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza che si stanno riunendo in questi giorni nelle città interessate.
A Milano il Comitato ieri ha disposto che i militari destinati alle pattuglie miste con le forze dell’ordine opereranno a piedi, prevalentemente di sera e di notte. Saranno presidiati 20 punti considerati a rischio e controllate 11 zone, fra cui i Consolati - tra cui quelli americano, cinese (viste le Olimpiadi) e dei Paesi mediorientali, primo fra tutti Israele - le sinagoghe e i luoghi di culto, il Duomo e così via.
I controlli partiranno già dal 4 agosto con l’arrivo di 45 soldati con pattugliamenti nelle zone di via Padova, Baggio (Quinto Cagnino) e la Stazione Centrale oltre a una decina dei possibili obiettivi sensibili partendo dalla Cattedrale. In particolare, 170 unità saranno utilizzate in controlli, 174 in postazioni fisse e 80 al Centro per immigrati di via Corelli.
Per Roma, che avrà il contributo più generoso di uomini delle forze armate, poco più di 1.000, l’indicazione sarebbe quella di usare le pattuglie miste in periferia, evitando che nel centro storico ci sia “l’immagine di una città militarizzata”, ma non si esclude la presenza di forze armate nel “cuore” della Capitale. La maggior parte dei militari (797) verrà comunque impiegata a tutela di siti fissi (ambasciate, luoghi di culto, ecc.), che sono ben 51. Presidi ci saranno inoltre su due stazioni periferiche dove si sono consumati nei mesi scorsi due gravi fatti di cronaca: l’omicidio di Giovanna Reggiani (Tor di Quinto) e la violenza ai danni di una studentessa del Lesotho (La Storta). Altri 60 presidieranno i Centri per immigrati di Ponte Galeria e Castelnuovo di Porto.
A Torino la dislocazione sarà decisa dal Comitato provinciale in programma venerdì.
Ottanta militari opereranno in pattuglie in città, mentre 70 presidieranno i Centri per immigrati di Corso Brunelleschi e Settimo Torinese.
Sul contingente siciliano, è intervenuto il ministro siciliano La Russa, che ha chiesto un occhio di riguardo per Taormina e Naxos, rinomate località balneari meta, ha ricordato, “di turisti stranieri, italiani e di molti catanesi”: a perlustrare quest’area saranno così le pattuglie miste soldati-forze dell’ordine. Dei circa 250 militari destinati alla Sicilia, la metà sarà impiegata a presidio dei Centri per immigrati di Lampedusa, Pian del Lago (Caltanissetta), Cassibile (Siracusa), Salina Grande e Serraino Vulpitta (Trapani). Per quanto riguarda le pattuglie, 50 soldati della sesta divisione Bersaglieri di Trapani saranno a disposizione della prefettura di Palermo. In Calabria, i 130 militari saranno destinati alla vigilanza dei Centri per immigrati di Lamezia Terme (Catanzaro) ed Isola Capo Rizzuto (Crotone). In Puglia, 220 dei 310 militari previsti proteggeranno i Centri per immigrati di Bari, Brindisi e Borgo Mezzanone (Foggia).
Altri 90 uomini delle forze armate faranno pattugliamenti per strada a Bari. In Friuli Venezia Giulia sono attesi 90 militari del Reggimento “Genova Cavelleria” di stanza a Palmanova (Udine), che saranno in servizio con compiti di vigilanza al Centro per immigrati di Gradisca d’Isonzo (Gorizia).

“Raid violenti contro i nomadi”. Scontro aperto tra Consiglio Ue e Viminale

Censimento dei nomadi

Era venuto in Italia il 19 e 20 giugno scorsi per discutere della nuova politica italiana in materia di immigrazione e della situazione dei nomadi. E in occasione di quella visita Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha steso la sua relazione (qui il testo). Dura: “Le misure attuate in Italia non tengono conto dei diritti umani e dei principi umanitari e potrebbero fomentare altri episodi xenofobi”.
Concetti e denunce che hanno provocato la replica indignata del Viminale: “Sono tutte falsità: il Paese è in un stato d’emergenza dettato da una pressione eccezionale”.

Nel suo rapporto, reso noto oggi e composto da una ventina di pagine, il commissario Hammamberg osserva che “il ripetuto ricorso a misure legislative d’emergenza” per affrontare i problemi legati all’immigrazione sembra indicare “una incapacità di affrontare un fenomeno non nuovo” che dovrebbe quindi essere gestito attraverso leggi ordinarie e altre misure. Hammarberg guarda anche con “forte preoccupazione” ai provvedimenti che nel pacchetto sicurezza sembrano essere mirati in particolar modo ai Rom e per la volontà espressa dal governo di estendere a tutto il territorio italiano lo stato di emergenza già in vigore in tre regioni.
Hammarberg sottolinea come “la decisione di rendere la presenza illegale in Italia una aggravante nel caso in cui la persona commetta un reato, potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione”. Anche le espulsioni di cittadini Ue condotte sulla base di motivazioni di pubblica sicurezza potrebbero sollevare, secondo il commissario, “seri dubbi di compatibilità con la Convenzione dei diritti umani”, su cui si basano le sentenze della Corte di Strasburgo.
Il commissario si è detto anche “estremamente preoccupato” per tutti gli atti di violenza avvenuti in Italia ai danni di campi nomadi “senza che vi fosse una effettiva protezione da parte delle forze dell’ordine che a loro volta” accusa Hammarberg “hanno condotto raid violenti contro gli insediamenti” di questi gruppi. Nonostante gli sforzi delle autorità, secondo il commissario, “sono stati fatti pochi progressi nell’effettiva protezione dei diritti umani dei Rom e dei Sinti“.
Hammarberg ricorda che le autorità hanno il dovere di investigare efficacemente su questi fatti e che lo Stato deve garantire la sicurezza di Rom e Sinti. “L’approvazione, diretta o indiretta, di questi atti da parte di certe forze politiche, singoli politici e da parte di alcuni organi di informazione è particolarmente preoccupante” afferma il commissario nel suo rapporto.
Hammarberg, che durante la sua ispezione ha visitato alcuni insediamenti, ha definito “inaccettabili” le condizioni del campo nomadi Casilino 900 di Roma, esistente da quarant’anni e definito semi regolare dove però “la situazione è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi tre anni”. Positiva invece la situazione a Pescara dove “le autorità locali hanno saputo rispondere al problema abitativo”.

E non si è fatta attendere la risposta “indignata” del responsabile del ministero dell’Interno, Roberto Maroni, in una comunicazione alla Camera. La polizia, ha sottolineato il ministro, “non ha mai fatto ciò” (che denuncia il Consiglio Europeo, un’organizzazione internazionale fondata nel 1949, da non confondere - recita la home del sito del Consiglio - con gli altri organismi dell’Unione europea, come il Consiglio Europeo ecc). “È una falsità clamorosa. La polizia non ha mai tenuto comportamenti di questo genere. Dica il commissario quando ciò è avvenuto”. Per il ministro, dunque, le accuse del Consiglio d’Europa sono assolutamente infondate.
In precedenza, Maroni aveva spiegato le motivazioni che hanno portato il governo a estendere lo stato di emergenza sulla questione immigrati a tutto il territorio nazionale. “Nel primo semestre 2008 le persone sbarcate in Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna sono state 10.611, mentre erano 5.380 nello stesso periodo del 2007″ ha riferito il responsabile del Viminale. “Appare evidente la situazione di eccezionale pressione migratoria” ha aggiunto Maroni “tale da estendere su tutto il territorio nazionale lo stato di emergenza che il governo Prodi aveva dichiarato per sole tre regioni”.
“Se questo trend sarà confermato” ha detto Maroni “si arriverà a circa 30 mila arrivi entro la fine dell’anno. Da qui la necessità” ha spiegato il ministro “del provvedimento adottato dal governo di estendere a tutto il territorio nazionale lo stato di emergenza per far fronte alla eccezionale pressione derivante dagli arrivi in questi mesi” Maroni ha anche ricordato che il provvedimento è in vigore dal 2002 ed è stato adottato anche dal Governo Prodi.

Il VIDEO servizio:

Militari in città: il Senato dice sì

L’aula del Senato ha approvato (con 158 sì e 122 no) l’emendamento del governo al decreto sicurezza nel quale si prevede la possibilità di impiegare unità delle Forze Armate, fino a tre mila militari e per non più di sei mesi, per affrontare situazioni di emergenza sul territorio italiano. Nella proposta di modifica si parla anche di costi: la possibilità di utilizzare militari dell’Esercito costerà alle casse dello Stato 31,2 milioni di euro per il 2008 e 31,2 milioni di euro per il 2009, da prelevare presso i fondi accantonati del ministero dell’Economia, della Giustizia e degli Esteri.

Il ministro ombra della Difesa Roberta Pinotti (Pd) aveva criticato severamente la norma, indicando alcune lacune: non sono indicate le città nelle quali si intende usare l’esercito; se si parla di prevenzione non si capisce dove sia l’emergenza; non si sa quanto durerà in tutto l’intera operazione. “Non c’è insomma” aveva sottolineato “nessuna assonanza con i ‘Vespri siciliani‘. Non ci sono certo emergenze, come quella della morte di Falcone e Borsellino. Il problema è solo politico e riguarda il coinvolgimento che si è voluto avere per forza del ministero della Difesa”. “Con la paura si possono vincere le elezioni” aveva concluso “ma non si può governare”.

La Lega, con il senatore Divina, aveva parlato a difesa dell’emendamento, ma aveva dichiarato espressamente che il Carroccio non è “per militarizzare completamente il territorio”. Però ci sono delle situazioni e delle zone, aveva aggiunto, “in cui fa piacere vedere una divisa. Dà un senso di sicurezza e di tranquillità. La sinistra invece ha sempre risposto con sufficienza al bisogno di sicurezza avanzato dai cittadini”.
Quindi: “Parlare di militarizzazione delle città”, aveva infine osservato il senatore di An Luigi Ramponi, “è davvero un’idiozia, una sciocchezza. Si tratta semplicemente di un sostegno che le forze armate danno alle forze dell’ordine per aiutarle a garantire la sicurezza. Si sono già fatte, negli anni, pattuglie miste, non vedo davvero dove sia lo scandalo. Possiamo dire che avevamo militarizzato i terremoti? Non ha nessun senso creare questi allarmi”.

Secondo voi, è giusto che l’esercito pattugli le strade per garantire una maggiore sicurezza dei cittadini?

Militari in città. La Russa d’accordo con Maroni: decida il Parlamento

Militari al lavoro a Caserta

L’annunciato emendamento al decreto legge sulla sicurezza che prevede l’utilizzo di 2500 militari in pattuglie miste nelle città, non sarà presentato. Sarebbe questa la decisione presa nel corso di un incontro a Milano, tra il ministro dell’Interno, Roberto Maroni e quello della Difesa, Ignazio La Russa. Quest’ultimo infatti intende prima illustrare il provvedimento al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Pur esprimendo l’auspicio che l’emendamento sui soldati da utilizzare nelle città entri a far parte del pacchetto sicurezza, La Russa ha sottolineato la volontà che sia oggetto di un voto del Parlamento. “Questo emendamento non è stato messo ancora nel decreto” ha detto il ministro”perché non vogliamo che entri in vigore nemmeno per un solo minuto senza il voto del Parlamento. Perché diventi legge deve essere dunque votato dal Parlamento”. Il ministro della Difesa ha precisato che la dotazione di questi 2.500 militari sarà messa a disposizione del Viminale che a sua volta potrà affidarla alle città metropolitane o alle aree densamente abitate su richiesta dei prefetti, sottolineando di non vedere “dunque alcun tipo di allarme”.
Nemmeno nei rapporti tra esponenti dell’esecutivo, ha ribadito il ministro della Difesa. Che proprio per dimostrare la piena sintonia tra i ministri in merito al decreto sicurezza ha incontrato oggi in Prefettura a Milano il ministro dell’Interno Roberto Maroni con il quale, alla presenza di giornalisti, fotografi e operatori tv, si è abbracciato: “Non sognatevi mai che in questo governo ci siano situazioni di contrasto come spesso accadeva in quelli precedenti”.
Il ministro della Difesa, conversando con i giornalisti, ha precisato anche che buona parte dei 2.500 militari d’ausilio alle forze dell’ordine nelle città metropolitane, potrebbero essere carabinieri. “Pochi sanno” ha detto “che i carabinieri sono forze armate, ma su 120 mila circa quasi tutti sono impegnati in servizi di ordine pubblico e quindi sono già a disposizione del Viminale: ne restano circa 10 mila che hanno compiti specifici al servizio della Difesa e nessuno vieta che una parte di questi 2.500 uomini, o una buona parte di essi, siano attinti dalle forze dei carabinieri a disposizione della Difesa”.
Dello stesso tono l’opinione del ministro Maroni: “Non ci sarà alcuna militarizzazione delle città: quella dell’esercito è una disponibilità che va accolta perché permette interventi in situazioni a rischio”, ha rassicurato il responsabile del Viminale. “Il contenuto dell’emendamento prevede la possibilità per il ministro dell’Interno di utilizzare fino a 2.500 militari accanto alle Forze dell’Ordine in alcune determinate situazioni. È una decisione che spetta al ministro dell’Interno e quindi non c’è alcuna militarizzazione delle città ma un presidio e un controllo di aree a rischio. È una soluzione buona perché mette tutto nelle mani del Ministero dell’Interno, e quindi non c’è nessuna invasione di competenze da parte delle Forze Armate”.
“Prevediamo di inserire nel Ddl sulla sicurezza” ha poi annunciato Maroni “il reato di induzione all’accattonaggio, che determinerà la perdita di quella che un tempo era definita patria potestà dei genitori che si macchiano di questo reato”. Il responsabile dell’Interno ha spiegato che grazie a questo provvedimento normativo “saranno modificati molti atteggiamenti che avvengono anche nei campi nomadi regolari”. In nome della tutela della sicurezza, ha spiegato ancora Maroni, i controlli sui campi nomadi saranno condotti a 360 gradi. “Interverremo in tutte le realtà” ha precisato “anche nei campi regolari. Nessuna situazione di già autorizzata sarà salvaguardata dal punto di vista del rispetto della legalità e della sicurezza”.

Secondo voi, è giusto che l’esercito pattugli le strade per garantire una maggiore sicurezza dei cittadini?

Immigrati: basta con i Cpt, ecco i Cei. Saranno usate le ex caserme

Il cpt di Lampedusa

Caserme dismesse dal ministero della Difesa a disposizione del Viminale: diventeranno sedi dei nuovi Centri di identificazione ed espulsione (Cei) che prenderanno il posto degli attuali Cpt (centri di permanenza temporanea). È il disegno di legge approvato nello scorso Consiglio dei ministri a rendere necessaria l’apertura di nuovi centri in cui trattenere gli immigrati irregolari in attesa dell’espulsione.
Il provvedimento stabilisce infatti che il tempo di permanenza in queste strutture si allunghi dagli attuali 60 giorni a 18 mesi. Ciò - insieme all’introduzione del reato di immigrazione clandestina prevista dallo stesso ddl - comporta l’esigenza di nuovi centri. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha indicato in 10 il numero delle nuove strutture da aprire.
L’obiettivo, ha spiegato il ministro, è averne una per regione pronte nel giro di due mesi, quando il ddl del pacchetto sicurezza sarà probabilmente approvato dal Parlamento.
Attualmente sono 10 i Cpt operativi: Bari-Palese (196 posti), Bologna (95), Caltanissetta (96), Lamezia Terme (75), Gradisca d’Isonzo (136), Milano (112), Modena (60), Roma (300), Torino (92), Trapani (57). Per i nuovi si pescherà tra le caserme dismesse della Difesa, che potrebbero essere allestite rapidamente, secondo quanto assicurato oggi dal ministro Ignazio La Russa a Maroni. E sarà il gruppo misto Interno-Difesa istituito oggi a visitare le strutture e valutare quali sono idonee ad ospitare i Centri di identificazione e espulsione(Cei).
A questa decisione sono giunti il titolare dell’Interno e quello della Difesa, Ignazio La Russa, che si sono visti al Viminale. Nel corso dell’incontro, fa sapere il Viminale, è emersa “piena convergenza” sulle recenti misure legislative per la sicurezza contenute nel pacchetto sicurezza e sulla necessità di individuare nuovi centri di identificazione ed espulsione.
Intanto il decreto legge sulla sicurezza approvato mercoledì scorso dal Cdm è arrivato a Palazzo Madama. Lo ha annunciato in aula in apertura di seduta il Presidente del Senato, Renato Schifani. Oggi la Commissione Affari Costituzionali voterà i presupposti di costituzionalità del provvedimento e da domani pomeriggio inizierà l’esame nel merito nelle commissioni congiunte Affari Costituzionali e Giustizia. I relatori del dl saranno gli stessi presidenti delle due commissioni, Carlo Vizzini e Filippo Berselli.
Sempre in tema di immigrati, la Regione Toscana non cambia la propria posizione sui cpt: il presidente Claudio Martini ribadisce la propria contrarietà, ricordando che “l’Europa lo considera un modello fallito”, e sottolineando come l’idea di tenere fino a 18 mesi una persona all’interno dei Cpt, “supera di gran lunga la permanenza media in un carcere”.
Comunque sia, anticipa Martini, dovrà essere lo stesso governo “a scegliere dove realizzarlo”. Il presidente parlando con i giornalisti a margine di una conferenza stampa, non sembra preoccupato di veder realizzato in tempi brevi un Centro in Toscana, ”intanto deve essere fatta una legge”. Un modo per dire che dovrà passare un pò di tempo.

La questione rom a Strasburgo: “Ma l’Italia non è sotto accusa”

Momenti di tensione nel campo rom di via Argine a Napoli

La situazione dei rom in Italia e in Europa sarà al centro del dibattito dell’Europarlamento che si terrà oggi a Strasburgo. Le immagini del roghi dei campi rom hanno fatto il giro del mondo, hanno suscitato le reazioni della Commissione Europea e non potevano certo mancare quelle del Parlamento.
A chiedere il dibattito è stato il gruppo del Pse, mentre il Ppe, invano, ha chiesto di riservare il dibattito alla commissione parlamentare per le libertà pubbliche. I rom sono la minoranza più numerosa in Europa e per la maggior parte, vive in condizioni povertà e di esclusione sociale. E la Commissione insiste perchè in Italia come in Europa, si approfitti degli aiuti a disposizione per combattere la loro esclusione.
Nel Gruppo socialista, non c’è nessun intento “di fare del dibattito odierno un’occasione per mettere sotto accusa il Governo Berlusconi”. Ad assicurarlo è il presidente del gruppo Martin Schulz nel corso di una “cordiale telefonata” con il ministro degli esteri Franco Frattini. Il titolare della Farnesina, da parte sua, ha sottolineato l’importanza che la “Commissione Europea ponga a disposizione dei Paesi interessati, e quindi anche dell’Italia, fondi sufficienti per affrontare efficacemente la situazione di degrado e di abbandono in cui vivono da lunghi anni molte comunità Rom”.
Intanto il governo continua a lavorare sul decreto sicurezza che sarà presentato mercoledì in Consiglio dei ministri. Ieri il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha confermato di essere favorevole alla previsione del reato di immigrazione clandestina ed ha annunciato che le misure del pacchetto sicurezza che verranno inserite in un disegno di legge saranno comunque approvate entro la fine di luglio perché il Governo intende chiedere una corsia preferenziale in Parlamento.
E nel dibattito sul decreto sicurezza intervengono anche i vescovi. “L’errore maggiore sarebbe buttarla, per l’ennesima volta, in politica”, è il monito che il Servizio Informazione Religiosa della Chiesa Italiana al Governo e all’opposizione che sembrano dividersi sul tema della sicurezza. “Una questione vera” spiega l’agenzia stampa della Cei “per l’Italia come per molti Paesi europei”, e che così “rischia di diventare un affare ideologico, l’alibi per schiamazzi e contrapposizioni, per eludere, anziché risolvere i problemi”.

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