Leggi tutte le notizie su:


minori

Devid muore a soli 23 giorni, di freddo e fame: stavolta dov’erano le assistenti sociali?


Storia ben triste, quella di Devid, il bambino che a Bologna è morto di fame e di freddo, per strada, dopo soli 23 giorni di una vita miserabile. Ma anche storia che fa indignare chi un poco conosca il mondo dei tribunali dei minori e dell’assistenza sociale, solitamente fin troppo solleciti a intervenire per sottrarre minori a genitori anche solo distratti. La madre e il padre di Devid, Claudia e Sergio, non avevano una casa e vivevano da tempo sui marciapiedi della città: avevano, sì, un indirizzo ufficiale, ma la casa non c’era. Le assistenti sociali Continua

I misteri di Rignano Flaminio: tante accuse, nessuna certezza

Bambini della scuola materna di Rignano Flaminio (Roma) giocano in cortile

Bambini della scuola materna di Rignano Flaminio (Roma) giocano in cortile

La bambina gironzola attorno a un letto pieno di peluche. È l’ora di pranzo: un giorno di luglio del 2006, in un condominio di Rignano Flaminio, paesino a un’ora da Roma. Lei ha 4 anni, indossa solo un paio di mutandine bianche. Una telecamera registra. Il padre le domanda: “Ma chi è che faceva la bua a questi amichetti tuoi?”. “Il drago!” risponde lei. “E oltre il drago chi era?”. “Polifemo”. L’uomo le chiede: “Non stavano dentro la scuola?”. “No”. Continua

A Rignano Flaminio spunta un’altra casa dei misteri

rignano2

Le indagini sui presunti abusi sessuali subiti dai bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio (Roma) proseguono. E hanno un nuovo filone. La conferma si trova sul cancello di una villa della frazione di Montelarco. Un cartello avverte che la casa è sotto sequestro per “accertamenti urgenti”. Continua

I nostri figli portati via da un giudice

Sono 15.624 i minorenni collocati in case-famiglia. Sono 16.767 quelli dati in affido familiare

Sono 15.624 i minorenni collocati in case-famiglia. Sono 16.767 quelli dati in affido familiare

Barbara e Patrizia si sono ritrovate il 2 ottobre del 2009, in una mattinata di pioggia. Barbara, 54 anni, vive in Toscana: ha mento affilato e parole decise. Patrizia, 35 anni, ha la stessa forma del viso e uguale risolutezza. Madre e figlia non immaginavano di assomigliare tanto l’una all’altra. Non si vedevano dal 1976: dal giorno in cui Patrizia venne tolta a Barbara per essere chiusa in un istituto e poi data in adozione. Si sono riabbracciate dopo 33 anni. Per scoprire di essere unite da quel mento affilato e da un’unica sorte. Perché anche a Patrizia hanno portato via un figlio: Davide, di sette anni. “Gliel’hanno sottratto ingiustamente, come successe a me” dice Barbara. Continua

Una linea verde per i minori scomparsi. Nel 2008 sono stati 1.330

Numero unico europeo 116-000

In crescita costante, dagli anni ‘90 ad oggi, il numero dei minori scomparsi. A certificarlo, i dati del ministero dell’Interno: 1.330 (332 dei quali italiani) nel 2008. In grande aumento rispetto ai 510 del 2007. L’ultimo caso, fortunatamente sventato, è datato proprio 24/25maggio. Quando cinque nigeriani, tre uomini e due donne hanno tentato di sequestrare una bambina napoletana di 11 anni, forse oggetto del desiderio di un piccolo boss locale della comunità immigrata. I cinque sono stati arrestati a Napoli dagli agenti dell’Ufficio prevenzione generale della Questura di Napoli. Bloccati dai familiari della bambina, hanno rischiato il linciaggio della folla prima di essere portati via dalle forze dell’ordine.
Un aiuto per rintracciarli da oggi arriverà anche tramite il numero unico europeo 116-000, la linea verde dedicata ai bambini scomparsi. L’iniziativa (qui il protocollo d’intesa) è stata presentata oggi al Viminale dal ministro Roberto Maroni e da Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, l’Associazione che gestirà la linea telefonica grazie a un protocollo d’intesa siglato oggi con il ministro. “L’iniziativa di oggi” ha spiegato Maroni “conferma il grande impegno del ministero e del governo a tutela dei minori, accendendo un faro sui cosiddetti bambini ombra, quelli che scompaiono”. Si tratta di un fenomeno, ha proseguito il ministro, “che nasconde spesso l’odioso crimine dello sfruttamento dei minori”.
L’incremento senza sosta del numeri dei piccoli spariti è riconducibile ai mutamenti socio economici degli ultimi anni e, in particolare ai flussi migratori: i minori scomparsi, e ancora da rintracciare, dal 1974 al 30 settembre 2008, in Italia sono 9.802, di cui 1.722 italiani e 8.080 stranieri.
Il numero verde 116.000 - di cui Telecom Italia ha fornito la tecnologia - viene avviato simultaneamente oggi, oltre che in Italia, in altri nove Paesi europei. Il lancio della linea sarà accompagnato da una campagna di comunicazione per informare genitori e bambini sull’esistenza del servizio. La campagna, ha sottolineato Maroni, “partirà dopo le elezioni, perchè le normative ci impediscono di farlo prima, ma fosse dipeso da me sarebbe partita subito”. Il ministro ha anche ricordato che “nel ddl sicurezza che verrà approvato nelle prossime settimane sono contenute alcune norme a tutela dei bambini, come l’introduzione del reato di sottrazione e trattenimento del minore all’estero e pene severe per chi sfrutta i minori nell’accattonaggio”.
Il numero verde è attivo 24 ore su 24; risponderanno alle chiamate operatori adeguatamente formati per gestire queste segnalazioni. Il servizio è organizzato in una centrale operativa collocata presso la sede di Palermo di Telefono Azzurro. Il 116.000 ha detto il presidente dell’Associazione, “non è soltanto intervento in emergenza, ma è anche prevenzione. Sul sito che da oggi è attivo in Italia, www.116-000.it, i genitori, i bambini e gli adolescenti possono trovare informazioni utili a comprendere questo fenomeno e, cosa ancora più importante, suggerimenti utili a prevenire il verificarsi di queste drammatiche situazioni”. Ma perchè il numero sia veramente efficace, ha aggiunto Caffo, “c’è bisogna di una comunità attenta, solidale e sensibile ai diritti dei bambini e degli adolescenti; c’è bisogno di rompere il muro dell’indifferenza e il timore di esporsi. L’auspicio è dunque che i cittadini italiani siano opportunamente sensibilizzati e siano pronti a cogliere tutti quegli elementi che possono essere utili a ritrovare un bambini, segnalandoli a questo servizio”.

Abusi falsi, tragedie vere. Solo 3 denunce su 100 si concludono con una condanna

Abusi su minori

Strappati dalle mura domestiche e rinchiusi all’interno di comunità. Sono 3.498 i minori che nel 2006, solo in Piemonte, sono stati allontanati dalle famiglie naturali. Di questi 2.319 sono stati affidati ad altre famiglie e 1.179 vivono all’interno delle comunità.
Storie di sofferenze, abusi, maltrattamenti ma anche di errori giudiziari che segnano indelebilmente la vita di minori costretti a vivere e crescere in comunità o famiglie affidatarie lontane dall’affetto dei genitori. “I dati della Regione piemontese rispecchiano anche quelli a livello nazionale” dichiara Gian Luca Vignale, consigliere regionale Pdl “ed indicano che il 76,8 per cento dei bambini vengono allontanati per motivi che potremmo definire soggettivi come incapacità dei genitori o metodi educativi inidonei oppure per impossibilità di seguire i minori, mentre solo il 18,16 per cento per motivazioni oggettive gravi come abusi, maltrattamenti o abbandono. Inoltre le statistiche dimostrano che su cento denunce per abusi su minori all’interno delle mura domestiche solo il 3,6 per cento si conclude con una condanna”.

Tutte le altre sono storie di falsi abusi e falsi maltrattamenti che però costringono a sofferenze terribili i bambini e anche le loro famiglie. Spesso innocenti. Come è avvenuto per Laura, adolescente torinese che a Panorama.it racconta il periodo di distacco dalla famiglia e la vita in comunità.
“C’era tanta confusione. Un caos. Due donne che non conoscevo sono entrate in casa, si sono sedute in salotto e hanno iniziato a discutere con i miei genitori. Erano da poco trascorse le 11. Era freddo. Ripensandoci, non ho capito se fosse stato il freddo di quella mattina di febbraio o solo il presentimento di quello che sarebbe accaduto quattro ore dopo”. Laura si ferma un attimo, fa un grande respiro e riprende il suo ricordo di quella mattina di tre anni fa. “Mi hanno portato via. Erano le tre del pomeriggio. Non sapevo dove stavo andando, ma mi rassicuravano. Erano due assistenti sociali. Qualche ora di viaggio in auto e mi sono ritrovata a Pavia, in un appartamento. C’erano altre cinque ragazze della mia stessa età e un bambino di otto anni. Ricordo i loro sguardi e il silenzio. Terribile”.
Torino-Pavia. È stato il primo trasferimento per Laura, quindici anni, studentessa di un liceo del centro storico del capoluogo piemontese; I suoi genitori erano stati accusati di incapacità genitoriale e maltrattamenti.
Tutto nasce, nel 2006, da una bugia che Laura, adolescente sensibile e fragile, racconta alla sua insegnante di educazione fisica. Si sente trascurata e dice che la madre non la segue e quando si incrociano in casa nei ritagli di tempo che avanzano tra il lavoro e la scuola, lei la maltratta, la umilia. L’insegnante ascolta lo sfogo, non capisce che si tratta solo di un bisogno d’amore e dà inizio così al calvario di una normale famiglia torinese. L’insegnante coinvolge la direttrice e senza nessun chiarimento con i genitori di Laura, vengono chiamati gli assistenti sociali.
“Sono rimasta in quell’appartamento per un mese e mezzo. Lavavo e pulivo la casa e stiravo. Ci portavano solo da mangiare. Ma la sofferenza più grande era il non poter parlare con nessuno dei miei familiari. Ero costretta solo ad ascoltare le tragedie di chi era con me e le offese degli assistenti sociali nei confronti dei miei familiari. Li screditavano, li descrivevano come dei mostri e alimentavano il distacco e l’allontanamento”. Laura sospira e poi riprende a raccontare: “Quante volte mi hanno detto che i miei genitori non mi volevano bene. Che mia madre non mi voleva. Con me avevo solo una fotografia di una delle mie due sorelle, Patrizia, che mi era rimasta nel diario di scuola preso il giorno in cui mi avevano portato via da casa”. Quello era solo l’inizio di un periodo durato sette mesi. L’inferno arriva con il trasferimento a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria; Laura rimane, all’interno di una comunità per cinque mesi e mezzo.
“Era una comunità mista” continua “e assieme a noi adolescenti c’erano tanti bambini di sei, sette e otto anni. E’ stato terribile: i più piccoli non riuscivano a trattenere le emozioni e urlavano, piangevano, cercavano i genitori mentre io cercavo di non sentire, volevo stare sola ma non era possibile”. Laura spiega che a quel clima di dolore, rabbia, confusione e abbandono è riuscita a sopravvivere grazie alla complicità che si era creata con alcune delle ragazze della comunità. “La complicità ti permetteva di continuare a vivere. Non era un’amicizia ma qualcosa di più”.
Poi una mattina, dopo cinque mesi che non vedeva e parlava con nessuno dei suoi parenti, le accordano il permesso di incontrare le due sorelle:”Ero come rimbambita, non riuscivo a parlare e anche se avevo voglia di abbracciarle e di farmi portare via da quell’inferno, non riuscivo a chiederglielo. Le ho riviste un’altra volta e mai da sole. Poi basta”.
Laura è la terza di tre figlie di due imprenditori: madre e padre lavorano nell’azienda di famiglia che hanno ereditato. Insieme da trent’anni, avevano cresciuto le figlie senza nessun problema ed erano diventati nonni di due bambine solo pochi mesi prima che Laura fosse  portata via di casa.
“Sono ancora in cura da una psicologa” sussurra Laura “mi sta aiutando ma la mia vita è stata segnata. Non potrò più dimenticare quello che ho provato nella comunità e soprattutto come vengono trattati i bambini. Sono pochi gli assistenti sociali che vivono il loro lavoro come una missione e comprendono la tua sofferenza. Adesso ho diciotto anni ma questa esperienza mi ha tolto la capacità di dare fiducia alle persone e la fiducia è la prima cosa per affacciarsi al mondo e quindi al futuro”. La vicenda di Laura si è conclusa con una sentenza del Tribunale dei minori di Torino che dichiarava l’inesistenza di situazioni gravi tali da giustificare l’allontanamento da casa.
Trenta associazioni in tutta Italia si sono riunite giovedì scorso a Torino, per presentare un manifesto chiamato “Cresco a Casa”. Un documento con il quale chiedono che gli allontanamenti da casa debbano essere eseguiti solo dopo l’acquisizione di prove oggettivi gravi e attendibili;
“Le perizie psichiatriche e psicologiche devono avere solo valore di opinioni” puntualizza Vignale “ci batteremo perché non siano più considerate prove fondamentali per l”accertamento della verità durante i procedimenti giudiziari”. Poi prosegue: “Sui giudizi spesso sbagliati di esperti incapaci di decifrare la realtà, vengono sottratti e costretti a violenze psicologiche all’interno di comunità centinaia di bambini e adolescenti di tutta Italia”.
Proprio com’è accaduto a Laura. Ma quanto si spende per le comunità? Solo in Piemonte, i 1.179 minori che ci vivono costano annualmente 35 milioni di euro. Cifra che non ricomprende le spese sostenute per gli affidi. “Una somma decisamente superiore a quanto la Regione stanzia sulla legge per il sostegno alle famiglie”, conclude Gian Luca Vignale.

Minori stranieri e senza genitori: otto mila in Italia nel 2008

Save_the_children-Progetto_civico_0_03__roma_19-02-2009
Il centro diurno CivicoZero (Foto Marco Iegri per Save the Children)

Quasi ottomila minori stranieri soli sono arrivati in Italia nel 2008. Per la precisione 7.797, ragazzini separati dai genitori o senza un adulto di riferimento, figure deboli che, se non entrano in contatto con le istituzioni accedendo al sistema nazionale di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza, sono sensibilmente a rischio di coinvolgimento e sfruttamento in circuiti di attività illegali, di lavoro forzato, di sfruttamento sessuale e abuso.
I dati sono quelli che emergono dal Dossier “Minori stranieri” di Save the Children, movimento internazionale indipendente per la difesa e la protezione dei diritti dei bambini che oggi lancia a Roma CivicoZero, centro diurno creato proprio per l’orientamento, la consulenza legale, la fornitura di servizi essenziali e la realizzazione di attività formative e ricreative per minori stranieri non accompagnati o “male accompagnati”, in situazioni di marginalità e pericolo devianza. La struttura semiresidenziale, situata in prossimità della Stazione Termini, integrerà le azioni di unità di strada e di mediazione sociale e culturale già sperimentate dall’Organizzazione attraverso il progetto “Orizzonti a Colori”, che in tre anni ha effettuato 3.143 contatti con ragazzi e ragazze stranieri nella Capitale.
La schiera di bambini lontani dalla loro terra d’origine giunge nel nostro Paese da Marocco (15,29%), Egitto (13,75%), Albania (12,49%), Palestina (9,47%), Afghanistan (8,48%), Eritrea (4,99), Nigeria (4,14%), Somalia (3,90%), Serbia (3,76%) ed Iraq (3,68%), per un totale di 78 paesi diversi. Si tratta soprattutto di maschi, che rappresentano il 90,46%, con età compresa tra i 16 (26,22%) ed i 17 anni (50,58%) (l’11,39% ha 15 anni, 10,85% tra i 7 e i 14 anni).
“Riteniamo che il dato d’insieme, tuttavia, sia profondamente sottostimato, perché in esso non sono inclusi i minori neocomunitari, i richiedenti asilo, le vittime di tratta oltre, naturalmente, a quelli che non sono mai entrati in contatto con il sistema istituzionale di accoglienza”, specifica Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia.
Infatti dall’1 gennaio 2007 i minori non accompagnati provenienti da Romania e Bulgaria, al pari degli altri minori comunitari, non sono più censiti dal Comitato per i Minori Stranieri, e si deve tenere presente che tra il 2001 e il 2006 i ragazzini extracomunitari soli erano in media 7.700 all’anno, provenienti soprattutto da Romania, Albania e Marocco. Le ultime tendenze dicono per di più che i piccoli rumeni sono in aumento (la loro presenza è cresciuta di sei volte, passando dal 6% del totale nel 2000 al 33,5% nel 2006).
La regione che nel 2008 ha accolto il maggior numero di minori stranieri non accompagnati è stata la Sicilia (41,37%), seguita da Lombardia (12,65%), Emilia Romagna (7,28%), Piemonte (6,80%), Lazio (4,82%), Friuli Venezia Giulia (4,36%), Toscana (4,25%), Marche (4,22%) e Veneto (4,08%). In fondo a questa speciale classifica il Molise, con solo 3 minori, pari allo 0,04% del totale. Più pronte al sostegno le grandi città, con oltre 100mila abitanti, ma i centri di medie dimensioni stanno ampliando i loro numeri di accoglienza.
Sulle zone di destinazione dei minori gioca un ruolo importante la rete dei parenti e dei connazionali che fa da ponte tra l’Italia e il paese di provenienza. Così, negli ultimi anni, i giovani rumeni risultavano presenti soprattutto in Lazio e in Friuli Venezia Giulia, gli albanesi in Emilia Romagna, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Puglia, i marocchini in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna e gli afgani soprattutto nelle Marche e nel Lazio.
Il focus sul solo comune di Roma conta 1.152 minori stranieri (includendo anche i neocomunitari) e richiedenti asilo accolti nel 2007, rappresentati soprattutto da rumeni. Sono in crescita in Capitale gli afgani, passati da 32 minori del 2004 a 264 nel 2007.
Ma sono tanti anche quelli che si perdono nelle maglie delle istituzioni: circa due terzi dei minori stranieri non accompagnati si allontanano dalle comunità di prima accoglienza, sottolinea il dossier di Save the Children.
Per questo l’organizzazione chiede un maggiore coordinamento tra i soggetti istituzionali incaricati dell’accoglienza dei minori sia a livello nazionale che a livello locale, Ministero dell’Interno, Regioni e Comuni, e un potenziamento di iniziative differenziate di intervento sociale.

Save_the_children-Progetto_civico_0_11__roma_19-02-2009
Il centro diurno CivicoZero (Foto Marco Iegri per Save the Children)

Bimbi tolti ai genitori per disegno osé, indagati psicologi e assistente sociale

Bimbo tra i genitori

Due psicologi e un’assistente sociale sono indagati dalla procura di Milano per lesioni colpose ai danni del bambino di 13 anni di Basiglio, allontanato dalla famiglia dopo che una maestra aveva scoperto un disegno osé sotto il banco della sorellina di 9 anni, allontanata anch’essa dai genitori. Ne dà notizia un articolo di Luigi Ferrarella sul Corriere della sera.
Al vaglio del pm Marco Ghezzi la sofferenza psicologica causata al ragazzino dalle modalità dell’allontanamento, basata su una perizia di “disturbo post traumatico da stress”. Secondo l’accusa, quando fu eseguito d’urgenza il provvedimento del tribunale dei minorenni, lo psicologo avrebbe peggiorato la situazione dicendo al piccolo che avrebbe cambiato genitori, strattonandolo per un braccio e negandogli di salutare la sorella. Tutte accuse respinte dallo psicologo. Si sono avvalse della facoltà di non rispondere, invece, una psicologa e un’assistente sociale accusate di aver fatto pressioni sul bambino affinché confermasse i sospetti nati dai disegni. A novembre erano già state indagate la preside e due maestre di Basiglio per l’ipotesi di falsa testimonianza, mentre ai primi di febbraio il Tribunale dei minori ha revocato l’affidamento dei due minori al Comune di Basiglio e li ha restituiti ai genitori.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!