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Terza nel mondo (dopo gli Usa e la Spagna) per numero di bambini accolti, l’Italia sta vivendo - almeno sul piano quantitativo - una positiva stagione in tema di adozioni internazionali. Il 2008 ha registrato un “record” di ingressi: sono stati sfiorati i 4 mila, ossia il 16,3% in più rispetto all’anno precedente. E poi, entro il mese arriveranno le prime bambine dalla Cina (22) mentre nuovi accordi si delineano per alcuni paesi africani, come il Gambia e la Burkina Faso.
A fare il punto sulle adozioni internazionali è stato il sottosegretario Carlo Giovanardi che oggi, a Palazzo Chigi, ha presentato insieme a Paolo Bonaiuti l’ultimo rapporto della Commissione per le adozioni internazionali (dati al 31 dicembre 2008: la maggior parte è giunta da Ucraina, 640 bambini; dalla Federazione russa: 466; dalla Colombia: 434).
“E questa è” spiega Giovanardi “una risposta positiva per le tantissime coppie italiane che stanno aspettando di adottare un bambino all’estero e anche la speranza che nasce dal fatto che si sono aperte strade nuove con la Cina”.
“Sulle adozioni non esistono né scorciatoie, né bacchette magiche” sottolinea Giovanardi “dipendono in gran parte dai rapporti che si instaurano con i paesi di provenienza dei bambini e questi sono frutto di un lungo lavoro diplomatico. I paesi inoltre hanno regole e norme che vanno rispettate. La Cina ad esempio chiede ai genitori non solo redditi alti ma anche che non siano obesi, affinché in futuro non abbiano problemi cardiaci”.
Poi Giovanardi si sofferma sui rapporti bilaterali con alcuni paesi su questo fronte: “Arriveranno i primi bambini cinesi proprio in questo mese di gennaio. Inoltre c’è anche la convenzione sottoscritta con la Russia che ampia la possibilità di intervento in quel paese e tanti altri paesi del mondo, soprattutto dell’Africa, con cui stiamo allacciando rapporti per avere più possibilità, attraverso gli enti, di avere bambini in adozione in Italia”.
Quanto al numero degli enti presenti nel nostro paese, settantatrè, Giovanardi afferma che “non è un handicap perché se gli Enti agiscono, come avviene in Italia, sotto il controllo della Commissione con criteri di professionalità che sono in grado di coprire tutto il mondo, l’Africa, l’Asia e l’America Latina, questo rende più probabile alle coppie la possibilità di soddisfare la loro esigenza di genitorialità. “Non andiamo in cerca di bambini che hanno già una famiglia e che vengono acquistati come purtroppo avviene in tanti paesi” afferma con forza Giovanardi “da noi la questione è morale: si tratta di dare a un bambino abbandonato una famiglia”.
Sulla Romania che ha di fatto chiuso le porte alle adozioni dall’estero Giovanardi precisa: “Prendiamo atto della decisione della Romania. Speriamo ci possa essere un ripensamento perché situazioni di disagio certamente esistono”. Con la Bielorussia invece, altro paese da cui non giungono bambini in adozione, Giovanardi conferma che sono in corso contatti diplomatici. Infine, sul perché ci siano pochi bambini italiani adottati in Italia, Giovanardi conclude: “Il nostro è il paese con meno bambini e quelli orfani in condizione di adottabilità si contano sulle dita di una mano per cui la difficoltà è oggettiva”.
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di Giampaolo Musumeci
Il centro della Croce Rossa di Jesolo, in provincia di Venezia, ha aperto le sue porte per ospitare 45 immigrati minorenni, trasferiti da Lampedusa nel pomeriggio del 7 gennaio.
I minori, tutti non accompagnati, erano sbarcati nella settimana di Natale nell’isola siciliana dopo viaggi su barconi provenienti dalle coste libiche e molti di loro hanno affrontato un mare “forza 7″ e alcuni tra i peggiori sbarchi che Lampedusa ricordi.
I ragazzi sono per lo più egiziani, ma anche nigeriani, marocchini, somali, eritrei, quasi tutti maschi (solo tre le ragazze), di età media intorno ai 15 anni. Il più giovane è un marocchino di 11 anni. Il gruppo inizialmente doveva essere composto da 80 ragazzi, in accordo con il Viminale. La trattativa intercorsa tra comune di Jesolo, Prefettura e Ministero dell’Interno ha determinato la riduzione del numero di ospiti. I giovani potranno soggiornare nella struttura della Croce Rossa, molto ben attrezzata e dotata di grandi spazi comuni, fino al 31 marzo prossimo. Due giorni fa, Francesco Calzavara il sindaco leghista della cittadina veneta, aveva espresso al Ministro dell’Interno Roberto Maroni perplessità: “Avevamo dato la disponibilità di massima ad accettare un gruppo soprattutto femminile che non superava i 12-13 anni”. Poi, quando il piano aveva previsto l’arrivo di 80 ragazzi, molti dei quali vicini alla maggiore età, allora era scattato il veto di Jesolo. Il timore era dovuto alla scarsa controllabilità di ragazzi quasi adulti. Ieri la soluzione: numero dimezzato ed età “limitata” ai 15 anni. L’ipotesi di accoglienza aveva poi suscitato diverse prese di posizione a livello locale, con annunci da parte di organizzazioni di destra di una protesta in occasione dell’arrivo dei ragazzi. E infatti ieri mattina, davanti alla sede jesolana della Croce Rossa, si è svolto un presidio della Fiamma Tricolore che ha protestato e distribuito volantini contro la scelta del Comune di ospitare i giovanissimi immigrati. Un altro presidio è stato annunciato per sabato prossimo al porto di Venezia, dove ogni settimana vengono scoperti nuovi arrivi di migranti, nascosti nei camion e provenienti per lo più dal porto greco di Patrasso.
L’arrivo dei giovani immigrati si è comunque svolto senza problemi, e nei tempi previsti. E con la soddisfazione di Calazavara: “La vicenda si è conclusa come avevamo prospettato. Jesolo si dimostra capace di accogliere e dare ospitalità”.
“La difesa e la tutela dell’infanzia è per noi priorità assoluta” ha sottolineato Francesco Rocca, commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, che ha gestito totalmente l’operazione. E così quella appena trascorsa, è stata la prima notte dei 45 ragazzi nel nuovo centro.
Operazione importante, ma che rimane una goccia in un oceano, quello dell’immigrazione dei minori. Le stime, in assenza di statistiche precise, parlano di 7mila minorenni non accompagnati che ogni anno raggiungono il nostro paese. Sono per lo più maschi, e di età media attorno ai 15 anni. Arrivano dal nord Africa, dall’Albania, ma anche e in misura crescente, da Iraq e Afghanistan. Il centro di prima accoglienza di Lampedusa, denunciava Save The Children due settimane fa, ne accoglieva quasi 200, ed è attrezzato per ospitarne una settantina. Il destino dei giovani migranti dipende da chi incontrano una volta arrivati in Italia. Malavita e sfruttatori sono in agguato, le loro tele sempre più stringenti. Prostituzione, accattonaggio, furti: i modi in cui impiegare i giovani migranti sono tanti. Recuperarli, una volta entrati nei giri malavitosi, è assai difficile.

Non se ne parla solo a Rio (dove si sta tenendo il III Congresso Mondiale contro lo Sfruttamento Sessuale Commerciale di bambini e adolescenti; presente per l’Italia il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna): di abusi nei confronti dei minori si sta discutendo anche in Italia
Dove si è registrato un + 30% dei casi di abusi sessuali sui bambini, rispetto agli anni precedenti. Nel 2007 sono 3.000 i minori scomparsi. Si è mantenuta drammaticamente bassa l’età media delle vittime di abuso, che va da zero a cinque anni.
E le Regioni più colpite sono la Lombardia, il Veneto, il Lazio e la Campania: è il quadro allarmante fatto dall’assessore alle politiche sociali, Anna Coppotelli, che sottolinea: “Abusi e pedopornografia sono un’epidemia silenziosa che deve essere combattuta con ogni mezzo possibile”. Durante le giornate per l’apertura dell’anno giudiziario 2008, in tutte le Procure d’Italia, sono stati resi pubblici i numeri reali sui crimini commessi contro i minori nel 2007.
“I dati sono drammatici”, ha ricordato l’assessore a margine della conferenza stampa organizzata a Frosinone dall’associazione “La Caramella Buona Onlus”, sottolineando: nel 2007 sono state aperte circa 3.000 pratiche legate a minori scomparsi, il 20% dei quali non viene più ritrovato e si sospetta per immissione nel circuito delle reti pedopornografiche. Ancora: solo nel primo semestre del 2006 i siti, collettivi o individuali, pro-pedofilia hanno avuto un incremento del 300% e la criminalità legata alla pedofilia in internet, produce un introito giornaliero di circa 90mila euro per sito.
In molti paesi l’abuso è socialmente accetto o persino legale - ha detto ancora Coppotelli - e, purtroppo, l’Italia persiste ad essere uno dei paesi a esportazione di turisti sessuali. “E”, ha evidenziato l’assessore “alle mete consolidate, come Romania e Thailandia, nuovi “territori di caccia” sono stati aggiunti: l’Ungheria, che nel 2006 ha visto triplicati i reati di abusi a danno di minori, e il Kenya, dove esistono circa 15 mila bimbi di strada vittima di violenza”. Inoltre, nell’Europa orientale 1 milione e 500mila bambini vivono fuori dalla famiglia, 900mila dei quali sono rinchiusi in istituti, “spesso in condizioni ai limiti della sopravvivenza”, ha dichiarato l’assessore Anna Coppotelli, concludendo: “Abusi e pedopornografia sono un’epidemia silenziosa che deve essere combattuta con ogni mezzo possibile”.
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Il 24% dei minori italiani, quasi uno su quattro, è esposto a rischio di povertà. Sono circa 900mila i giovani che abbandonano prematuramente gli studi. Permangono, sebbene continuino a rimanere sommersi, fenomeni di sfruttamento e abuso, quali lavoro minorile, prostituzione e pedo-pornografia on line. C’è poi una tendenza ad utilizzare la detenzione preventiva per i minori, in particolare per quelli stranieri, e a non rispettare le misure di protezione previste per i quelli che vengono ascoltati in un processo. Sono alcuni dei problemi che emergono dal IV Rapporto su I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, dossier sulla condizione dei minori nel nostro paese e sul grado di rispetto della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Crc), presentato oggi alla vigilia dell’anniversario della ratifica della Convenzione da parte dall’Italia.
Il rapporto è stato redatto dal Gruppo Crc composto da 73 organizzazioni ed associazioni, coordinato da Save the Children Italia. Il dossier identifica tra le sue raccomandazioni l’adozione di un Piano Nazionale Infanzia, la non più rinviabile istituzione di un Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, politiche e risorse espressamente destinate alla tutela dei minori, soprattutto a quelli che vivono in situazioni d’indigenza, sfruttamento, sottoposti a varie forme di violenza o discriminazione, come i minori stranieri o quelli che fanno parte di minoranze. Nemmeno nel corso della XV legislatura, il Parlamento italiano ha approvato una legge istituiva del Garante per l’infanzia e l’adolescenza.
Unici passi avanti nel corso dell’ultimo anno sono stati fatti su base locale, lamentano i promotori del Rapporto, pur persistendo la disomogeneità tra le leggi istitutive, altre due regioni, il Lazio ed il Molise, hanno formalmente nominato un Garante regionale, andando ad aggiungersi a Marche, Friuli Venezia Giulia e Veneto, mentre la Provincia Autonoma di Trento ne ha approvato la legge istitutiva. Riguardo alle risorse economiche, l’ammontare dei fondi destinati all’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e al Centro nazionale di documentazione e analisi è pari ad un milione e mezzo di euro per il 2008. “Ancora una volta, non possiamo non sottolineare una sostanziale disparità rispetto all’Osservatorio nazionale sulla Famiglia, che ha avuto esattamente il doppio degli stanziamenti, sproporzione ancora più evidente se ad esso si aggiungono altri 10 milioni di euro espressamente allocati per l’elaborazione del Piano Nazionale per la Famiglia”.
I bambini e gli adolescenti residenti in Italia al primo gennaio 2007 erano 10.089.141, di cui 666.393 di origine straniera . La maggioranza è di sesso maschile ed è residente nel Nord Italia. “Troppi di loro, ancora oggi, vivono privati in tutto o in parte di diritti fondamentali, come quello ad una vita dignitosa, all’istruzione, al gioco, alla salute” commenta Arianna Saulini, Coordinatrice del Gruppo per la Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza. “Sono inoltre preoccupanti la disuguaglianza e la disomogeneità geografica nella tutela dei diritti tra le varie aree del nostro paese”. “L’attività di monitoraggio che abbiamo condotto nel corso di quest’anno fornisce una chiara fotografia sulle necessità e i problemi dell’infanzia nel nostro Paese, sull’attuazione o la violazione dei diritti dei bambini/e e degli adolescenti presenti in Italia”, commenta ancora Saulini.
“Il rapporto non vuole essere solo un momento di denuncia sulle carenze del nostro sistema, ma anche” aggiunge Saulini “un utile strumento di lavoro per coloro che nella nuova legislatura saranno responsabili delle politiche dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, nell’ottica del consolidamento del confronto istituzionale avviato negli scorsi anni e volto ad migliorare l’attuazione dei diritti garantiti dalla Convenzione”. In Italia non esiste un piano Nazionale per l’Infanzia, sottolineano i promotori del Rapporto, nonostante le sollecitazioni del Comitato Onu e contrariamente a quanto previsto dalla normativa che ne stabilisce l’adozione ogni due anni. L’ultimo risale infatti al biennio 2002-2004. “Si auspica che il nuovo Governo, approvi al più presto un nuovo Piano, prevedendo idonee risorse per la sua attuazione”, afferma ancora Saulini.
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Quando i numeri bassi, in merito alle violenze, non fanno ben sperare. Nel 2005, stando ai dati di Telefono Azzurro, le segnalazioni di abusi sessuali sui minori in Italia sono state 699, nel Regno Unito sono state 2.400 e in Francia 4.700.
Appunto: le cifre preoccupano l’associazione: “È evidente” commentano gli operatori “che in Italia manca ancora un sistema di monitoraggio che consenta di quantificare il fenomeno in modo adeguato”. La cifra oscura degli abusi sui minori in Italia resta quindi una grave incognita.
Dal gennaio 2006 all’ottobre 2007, infatti, il Servizio 114 gestito da Telefono Azzurro ha ricevuto 2824 richieste di aiuto relative a situazioni di violenza e maltrattamenti. Secondo la Criminalpol nel 2005 bambini e adolescenti vittime di abuso sessuale sono state 699, 605 le segnalazioni di reato, 692 le persone denunciate all’autorità giudiziaria.
Per questo Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, ha chiesto alla politica e alle istituzioni impegni concreti: “Ogni legislatura, ogni commissione parlamentare porta all’apertura di tavoli che propongono studi e ricerche. Le riflessioni non bastano più, occorre pianificare le azioni da intraprendere a tutela dei minori, senza correre dietro alle emergenze e ai crimini raccontati dalle cronache”.
Ma Caffo ne ha anche per piano anti-bullismo del ministro dell’Istruzione Beppe Fioroni: “L’esplosione del bullismo, riportata dai media, è solo una parte di un problema molto più vasto. Si tratta di una questione ancora poco affrontata da parte della scuola, occorre fare molto di più e con gli strumenti giusti”. E continua: “Fare commissioni di lavoro è utile per scambiare idee, ma il problema bullismo è molto più serio e va affrontato in termini concreti. È un fenomeno sempre più presente nelle scuole medie e superiori, ed è rimasto per troppo tempo nascosto”.
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Prima la guerra civile, a Rignano. Le accuse, le fazioni, il paesone alle porte di Roma separato in casa, tra garantisti e forcaioli.
Ora la guerra legale, tra gli avvocati della parti in causa e contro il Tribunale di Tivoli. Una battaglia di posizione, di trincea, in cui tutti mirano ad altezza uomo, sperando di non ferire i bambini coinvolti, già vittime di una vicenda che non dimenticheranno mai.
Ieri, dopo il secondo incidente probatorio su uno dei bambini ritenuti “idonei a testimoniare”, il fuoco si è fatto più intenso. A sparare all’impazzata è stato soprattutto l’avvocato Giosuè Naso, uno dei legali delle maestre indagate: ha annunciato che presenterà un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura contro il Gip Elvira Tamburelli. Durante la testimonianza di una delle piccole ex alunne della scuola materna Olga Rovere, il magistrato ha deciso di violare la stanza dove la piccola stava giocando e raccontando la sua storia a una psicologa. Una stanza opportunamente allestita con giochi e disegni, da dove la bambina poteva essere ascoltata, via auricolare, dal giudice, dai genitori, dai legali delle due parti. Poi la piccola si è stancata, innervosita, ammutolita. Ed è stato il momento in cui il giudice per le indagini preliminari ha deciso di entrare e di varcare il confine tra il gioco, l’analisi e il procedimento giudiziario.
Un atteggiamento condannato dagli avvocati delle maestre sotto accusa. Ma che ha lasciato dubbiosi anche i legali dei genitori. L’avvocato Franco Merlino, che rappresenta la parte civile, ha chiesto di mettere un freno agli esami sui piccoli e ha presentato un’istanza per trasferire i prossimi incidenti probatori direttamente a casa dei bambini.
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Scarcerati. Patrizia Del Meglio, suo marito Gianfranco Scancarello, le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti ed Kelum Da Silva sono stati rimessi immediatamente in libertà. Chi sono? Pochi forse ricordano i loro nomi, ma tutti in Italia li conoscono come i “mostri di Rignano Flaminio”: “le maestre della scuola degli abusi”, “il produttore televisivo”, “il benzinaio cingalese”…
Il tribunale del riesame di Roma ha accolto il ricorso di cinque dei sei arrestati nell’inchiesta per i presunti casi di pedofilia nella scuola materna Olga Rovere e ha disposto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Per la sesta arrestata, la bidella Cristina Lunerti, l’udienza è fissata per il 15 maggio.

Esultano gli avvocati difensori, mentre ieri nel corso della sua requisitoria il pm Marco Mansi aveva fatto intendere: “se il tribunale del Riesame riterrà di annullare le ordinanze di custodia cautelare nei confronti degli indagati, tanto valeva archiviare le denunce”. Non sappiamo come si regolerà adesso.
Certo che i giudici devono aver accertato la mancanza di quei gravi indizi di colpevolezza che stanno alla base di una carcerazione preventiva. E che comunque non dovrebbero bastare a sbattere come mostri in prima pagina persone incensurate. Tanto più in caso di un reato tanto odioso come la pedofilia, sarebbe opportuno che la giustizia intervenisse presto, prestissimo (non ad aprile del 2007 se le prime denunce sono del luglio 2006), ma con quella riservatezza che le è (sarebbe) propria e nel massimo rispetto della presunzione di innocenza.
Non c’è da sorprendersi se a Rignano Flaminio, dopo lo sgomento e le fiaccolate, oggi sono arrivate urla, lacrime, rabbia nei confronti delle telecamere da parte dei parenti e degli amici degli indagati.
Una sola cosa non va fatta adesso. Lasciare sole quelle famiglie che, indubbiamente in buona fede, hanno creduto al terribile sospetto e, probabilmente mal consigliate e mal guidate, hanno denunciato le violenze sui loro figli. Anzi, bisogna continuare a indagare e verificare che non ci sia nulla, o altro su cui indagare, e meglio. Anche perché adesso, con tutta questa brutta storia, qualunque sia la verità, quei bimbi vittime lo sono davvero.
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I fatti di Rignano; le 53 persone fermate in 31 città d’Italia (e all’estero) dopo un’inchiesta sulla pedofilia via web partita da Catania; il fattaccio di Bari, dove un padre, secondo le accuse, ha fatto prostituire la figlia di 13 anni. Con l’opinione pubblica scossa dalle ultime notizie di cronaca, alzi la mano chi, anche solo di fronte a questi ultimi e recenti casi, avrebbe mai pensato che l’Italia è il paese dove i bambini vivono meglio. Invece…
Invece a dire dell’eccellenza italiana è l’ottavo Rapporto sullo Stato delle Madri nel mondo (qui il .pdf 2,6MB), diffuso alla vigilia della Festa della Mamma (domenica 13 maggio) da Save The Children.
Il perché della prima posizione italiana (davanti a Islanda, Germania, Svezia) sta nei parametri scelti per valutare il benessere infantile: tasso di mortalità sotto i 5 anni; tasso di iscrizione alla scuola materna; tasso di iscrizione alla scuola superiore.
In particolare, nel nostro paese, nel 2005, la mortalità infantile sotto i 5 anni registrava uno dei valori più bassi - 4 morti su 1000 neonati - mentre il tasso di iscrizione alla materna e alla scuola superiore si attestavano, rispettivamente, al 103% e al 99%. “Si tratta di percentuali elevate che indicano come la pressoché totalità delle bambine e dei bambini nel nostro paese goda di buona salute e di un’adeguata istruzione” spiega la Ong. “Situazione ben diversa, ad esempio, da quella dei bambini afgani, il 40% dei quali è malnutrito e solo un terzo degli iscritti a scuola è costituito da bambine”.
Le cose, secondo il rapporto, vanno meno bene per le madri italiane, in base ai parametri dell’indice relativi alla salute e benessere delle mamme, alla parità di genere e alla tutela della maternità: emergono differenze e distanza fra l’Italia (solo diciannovesima) e i paesi che campeggiano in testa alla classifica. In particolare, in Italia (nel 2005) è il 39% delle donne che fa uso di contraccettivi a fronte del 72% delle donne svedesi. Nel 2007 la partecipazione delle donne italiane al governo del paese è del 17% (questa la percentuale di posti occupati da donne) contro il 47% in Svezia. Le donne italiane (dato del 2004) percepiscono uno stipendio mediamente inferiore della metà rispetto a quello dell’uomo mentre le svedesi hanno un salario quasi identico (pari allo 0,81) a quello maschile. Per quanto riguarda i benefici per la maternità, una donna italiana in maternità prende l’80% del suo stipendio ordinario. Una donna svedese percepisce invece lo stipendio pieno.

Allargando lo sguardo al globo, dice il rapporto di Save The Children, è facile notare come il mondo sia spaccato in due: i paesi industrializzati, primi nella classifica del benessere materno-infantile, dove si concentra l’1% della mortalità dei bambini (la Romania detiene il primato negativo); mentre il 94% del totale delle morti infantili avviene nei paesi in via di sviluppo, dove oltre alle malattie neonatali si muore a causa di polmonite, diarrea e malaria.
Il rapporto segnala che in alcuni paesi il tasso di mortalità infantile ha registrato un’impennata - come in Iraq (+150%), ma anche che in altre zone ci sono stati progressi significativi, come in Egitto dove la mortalità infantile è diminuita del 68% dal 1990 a oggi e quella materna del 52% soprattutto grazie a interventi per garantire servizi sanitari di base a madri e figli.