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Modena

Camorra: blitz anticasalesi a Modena, 25 catture in 3 regioni - Foto

Il procuratore della Repubblica di Bologna Roberto Alfonso (d) e il comandante provinciale della Guardia di finanza generale Piero Burla

(ANSA/GIORGIO BENVENUTI)

(ANSA) - Un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, condotta dal Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria ha portato all’esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti presunti affiliati o fiancheggiatori del clan camorristico dei Casalesi, dediti abitualmente, secondo le accuse, al compimento di estorsioni nella provincia di Modena. FOTO

I Casalesi in trasferta a Modena, cinque arresti

Polizia

Gomorra aveva messo radici in Emilia e i boss dettavano legge anche dal carcere. Lo scenario di dominio del clan dei Casalesi al di fuori dei confini di origine emerge da un’indagine della Dda di Bologna chiamata “Medusa”, che questa mattina ha portato in carcere cinque persone tra cui due agenti di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Modena.

Gli arresti sono la conclusione di un’indagine cominciata nel dicembre 2007 e condotta dalla polizia di Modena su alcuni componenti del clan dei Casalesi. Le accuse sono di vario tipo, aggravate dalla partecipazione alla associazione di stampo camorristico. Le indagini hanno scoperto l’infiltrazione di esponenti del clan in provincia di Modena, oltre che nel campo delle estorsioni anche nell’amministrazione pubblica e nella gestione di due circoli privati.

Secondo quanto è emerso, alcuni esponenti dei Casalesi detenuti nella Casa circondariale di Modena in regime di “alta sicurezza”, con la complicità dei due agenti di polizia penitenziaria arrestati, davano ordini e direttive per mantenere contatti all’esterno (con la provincia di Modena e con centri dell’Agro Aversano) e per gestire i circoli adibiti a sale da gioco, uno a Castelfranco Emilia ed uno a Carpi. Numerosi i sequestri e le perquisizioni eseguiti nell’ambito dell’operazione.

Le indagini hanno anche fatto emergere minacce di rappresaglie nei confronti del magistrato di sorveglianza di Modena che non aveva concesso i permessi premio richiesti dai camorristi in carcere. Lo si deduce dalle intercettazioni: “Non ne vuole sapere proprio dei Casalesi… eppure lo dobbiamo buttare con la testa sotto, quello lo deve capire… deve passare quel guaio, deve passare quello…”, sono le frasi intercettate in cui gli affiliati parlavano del magistrato.

Sulla base di queste minacce al magistrato è stata assegnata una scorta. I due agenti della polizia penitenziaria arrestati (originari di Carinola e Caivano) facevano da tramite tra gli appartenenti al clan in carcere e gli altri affiliati e avrebbero mantenuto tutti i contatti con l’esterno per le necessità dei detenuti. I due avrebbero permesso l’accesso all’interno della struttura penitenziaria di persone mai autorizzate, che avevano colloqui proprio con i detenuti affiliati ai Casalesi.

I camorristi in questo modo dirigevano le loro attività all’esterno. In alcune occasioni i due operatori avrebbero anche informato gli appartenenti al clan della possibilità di essere intercettati. I favori resi in carcere da uno dei due agenti della Penitenziaria - secondo l’inchiesta - erano stati pagati anche con la partecipazione alle quote di uno dei due circoli privati del Modenese che facevano capo ai Casalesi.

L’operazione, che ha portato anche a cinque denunce e al sequestro dei due club, è il risultato di circa un anno di indagini svolte dal Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria di Roma e dalla Mobile di Modena, con la collaborazione del personale di polizia penitenziaria del carcere di Modena. Il procedimento penale, spiega una nota del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, è uno stralcio di una più vasta e articolata indagine promossa dalla Dda di Napoli.

Torino la città a misura di bambino. Ma quella ideale non esiste

Quattro bambini su un carrello da supermercato in un immagine d'archivio | Ansa
È cambiato poco o nulla. Nel bene e nel male. Il rapporto di Legambiente “Ecosistema bambino 2008″, l’annuale fotografia sulla vivibilità delle città dal punto di vista dei più piccoli, è praticamente identica a quella, con molte ombre e poche luci, scattata lo scorso anno. Classifica compresa: in testa di nuovo Torino (per aver dimostrato di essere dotata di uffici comunali competenti), seguita da Ravenna (la migliore tra le città dell’Emilia Romagna alle politiche sociali), Roma (per la ricca offerta di stimoli e iniziative culturali, per i tanti progetti, in periferia e in centro città, dentro e fuori dalla scuola) e Modena. Maglia nera a Lecco, Enna, Agrigento e Crotone, posizionate agli ultimi quattro posti dei 61 centri urbani che hanno risposto al questionario.
La top list cambia invece quando il bilancio vien fatto su dieci anni di indagine e valutando tutti i 103 capoluoghi italiani. Ecco allora che al primo posto sale Modena, con Pistoia al secondo, Torino al terzo, quindi Pesaro, Siena, Piacenza, Belluno, Reggio Emilia, La Spezia e Firenze. Pochi lampi di sensibilità in un panorama tutto sommato poco stimolante che nell’ultimo decennio, cioè da quando è partita la ricerca di Legambiente, risulta praticamente fermo.
Insomma, i comuni, dopo un iniziale entusiasmo che in molti posti, per esempio, ha portato alla nascita dei consigli comunali dei ragazzi, non sono seguiti relativi fatti. “Da molti anni purtroppo non si vedono esperienze interessanti” dice Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente. E invece servirebbe “che le città italiane e i loro sindaci in prima fila si rendessero protagoniste di una riscossa culturale che metta al centro le generazioni più giovani, puntando su loro coinvolgimento e sulla loro partecipazione”.
La pagella di “Ecosistema Bambino 2008″ tiene conto di diversi parametri indicatori dell’attenzione al benessere dei minori. Si va dagli strumenti di coinvolgimento (consulte giovanili, consigli comunali dei ragazzi, incontri con le istituzioni), alle forme di partecipazione, alla presenza e al funzionamento di strutture e uffici dedicati ai giovani, alla quantità e qualità dell’offerta culturale (musei, aree riservate, eventi, teatri, ludoteche, biblioteche), fino alle iniziative di promozione culturale e sociale ad hoc per i piùpiccoli (pubblicazioni e riviste per ragazzi, rassegne, soggiorni in città e fuori, corsi, laboratori).
E il quadro, sconfortante, si chiude con una riflessione ancor più amara da parte degli esperti di Legambiente. Quale sarebbe la città ideale per i bambini? Una vera città a misura di bimbo, in Italia, non esiste. A meno che, osservano, non siano i bambini stessi a inventarla.
Gli stessi bambini, ha concluso Rossella Muroni, di cui “tv e giornali parlano solo quando sono vittime di fatti violenti, a scuola, in famiglia o per strada. Senza che l’attenzione dei media si sposti sia al ruolo attivo che i più piccoli possono esercitare, sia alla loro capacità di essere i primi suggeritori nelle scelte a loro destinate”.

Il VIDEO servizio:

Il Tar dice no ai Tir: sorpasso vietato sulla A22. E il traffico migliora

Tir in coda sulla Autobrennero
Non esulteranno i camionisti che hanno fretta, ma neanche gli imprenditori che per distribuire i loro prodotti nel più breve tempo possibile scommettono sul trasporto su gomma. Ma ora un giudice lo ha detto chiaro e tondo: il divieto di sorpasso dei Tir in autostrada salva le vite umane e quindi è più che legittimo che una società autostradale (nella fattispecie: Autobrennero) vieti determinate manovre ai camion, nei tratti in cui il percorso si fa pericoloso.

Tutto ha inizio lo scorso maggio quando Autobrennero, presieduta da Silvano Grisenti, emana un’ordinanza in cui vieta i sorpassi in tutto l’asse autostradale altoatesino: dal Brennero fino a Bolzano (85 chilometri) ai Tir con più di 7,5 tonnellate, da Bolzano fino all’innesto con l’A1 all’altezza di Modena (230 chilometri circa) a quelli con oltre 12 tonnellate. Una vera e propria rivoluzione che mette mano a una serie di divieti precedenti, del 1999 e del 2001, che interessavano le tratte in prossimità dei valichi o di lunghe gallerie. La società rilevò che dopo aver costretto i conducenti dei Tir a starsene sulla corsia di destra, si era registrato una diminuzione del 66% del numero di morti negli incidenti (da 27 a 11), senza andare minimamente a intaccare la fluidità del traffico. “Ci siamo accorti” ha spiegato allora Grisenti “che il numero di morti nel tratto con il divieto di sorpasso è la metà rispetto a quello dove non esiste, ed è addirittura di un terzo per il numero di feriti. Si tratta quindi di un obbligo morale e di un atto urgente, dovuto”.

Peccato che Conftrasporto e Fai (Federazione italiana autotrasportatori), due associazioni di categoria degli autotrasportatori, non hanno gradito i divieti e hanno risposto con un ricorso al Tar del Lazio, che il giudice ha appena respinto. Quasi a voler lanciare un appello anche alle altre società autostradali invitandole a prendere la stessa iniziativa.

Pirati della strada e brevi di cronaca al tempo dell’immigrazione

“INCIDENTI STRADALI: UBRIACO INVESTE E UCCIDE DONNA A MODENA
Una donna di 39 anni è morta in un incidente stradale la scorsa notte a Modena: stava attraversando la strada, quando è stata investita da un’auto, condotta da un ragazzo di 22 anni che è risultato ubriaco. È accaduto verso l’una della notte.
La donna, che lavorava in una casa di cura, era uscita da una festa al vicino parco Ferrari e stava attraversando viale Italia, pare sulle strisce pedonali. Una Ford Fiesta, l’ha travolta: la donna è morta sul colpo. Il tasso alcolemico del giovane conducente è risultato di quattro volte superiore al limite consentito, perciò è stato denunciato”.

Questo è il testo di un lancio di agenzia di oggi, depurato solo di un dato: la nazionalità dei due protagonisti. Uno viene da Modena, l’altro dalla Moldavia.
Se un moldavo ubriaco avesse investito una donna modenese la notizia stasera sarebbe probabilmente ripresa da tutti i tg e domani potreste leggere i dettagli della vita della povera vittima sui quotidiani, con tanto di ulteriori servizi sui funerali. Ma la vittima è un’immigrata moldava (con regolare permesso di soggiorno) e il conducente ubriaco un giovane modenese. Perciò dovrete accontentarvi di queste poche righe…

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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