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I rom in campo ai Mondiali antirazzisti

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Il governo cerca di tenere d’occhio i rom, schedando i loro bimbi pizzicati a rubacchiare o accattonare. Ma se ci fosse un modo diverso di approcciarsi ai nomadi? Ad esempio coinvolgendoli in un’iniziativa che punta all’integrazione. È quello che succede nell’edizione di quest’anno dei Mondiali antirazzisti – in programma dal 9 al 13 luglio a Casalecchio di Reno (Bologna) – ci saranno anche loro: i rom e i sinti della comunità locale, arruolati come staff e chiamati a dare una mano nell’organizzazione dell’evento sportivo e culturale. Ma anche in campo a competere.

“La partecipazione della comunità nomade di Casalecchio è simbolica e rappresentativa dello spirito dei Mondiali antirazzisti”, spiega Carlo Balestri, coordinatore del Progetto Ultrà e organizzatore dell’evento. Arrivata alla XII edizione, la manifestazione porta in campo 204 squadre, 28 nazioni e 50 comunità. “L’intento”, dice Balestri, “è far convergere le diversità. Tutto ciò che è contrastante: tifosi, spesso visti nell’immaginario comune come xenofobi, e migranti; abitanti del posto e persone venute da fuori. È un laboratorio contro la discriminazione”. Calcio a sei, rugby, cricket, pallavolo e basket, le discipline dei tornei che iniziano il 10 luglio. “In un luogo unico si cerca di creare per quattro giorni un esperimento di vita comune tra persone con diverse usanze, lingue e tradizioni”.

Le iscrizioni ai Mondiali si fanno online. Gli aspiranti partecipanti possono, con congruo anticipo, compilare un modulo e, nel caso fosse necessario, fare richiesta per il visto. E così ecco arrivare dai quattro angoli del mondo. Dagli Stati Uniti, dalla Norvegia dall’Africa, in campo insieme alle comunità italiane di eritrei, e profughi afgani e quelle inglesi di pakistani e somali. “Ci saranno anche otto squadre di rom e sinti”, dice Balestri, “questi ultimi protagonisti di un incontro l’11 luglio con Elena Montani, rappresentante della Commissione europea in Italia per l’integrazione delle comunità sinti”. Novità di quest’anno è poi il gemellaggio con il carcere minorile bolognese del Pratello. Una squadra di operatori e alcuni detenuti con permesso parteciperanno ai tornei sportivi, “nell’ottica di favorire una rieducazione di questi ragazzi attraverso attività sociali e sportive”.

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