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Primo caso: dichiarava al fisco un reddito da fame nera ma sul conto corrente muoveva somme a sei cifre. Secondo caso: aveva denunciato solo il possesso di una barca a vela, poi si è scoperto che l’amore per il mare lo aveva condotto fino alle spiagge dei più esotici paradisi fiscali.
Terzo caso: come una specie di Dottor Jekyll e Mister Hyde si baloccava con Bmw appariscenti e appartamenti da sogno, ma come contribuente risultava un uomo a dir poco modesto.
Sono storie diverse per il sesso e la professione dei protagonisti, i luoghi e i tempi in cui si sono svolte. Ma c’è un filo che le collega: il fatto che i contribuenti infedeli siano stati stangati nel corso dell’offensiva che l’Agenzia delle entrate, guidata da Attilio Befera, ha lanciato su tre diversi fronti per rimpinguare le casse dello Stato, colpite dalla crisi ma anche dalla perdurante evasione fiscale. Un fenomeno che in Italia fa ancora mancare all’Erario, secondo stime, sui 100 miliardi di euro ogni anno. Primo fronte scelto per la campagna d’estate: le vacanze.
Attraverso un’offensiva condotta dai militari della Guardia di finanza e dal personale civile del l’Agenzia delle entrate, il fisco ha cominciato a registrare il livello di vita sfoggiato da un certo numero di contribuenti al mare o in montagna, valutando poi il reddito minimo necessario per possedere o affittare yacht, ville, automobili costose, per riservare campi da golf, stanze in alberghi di lusso, consumare cene e pranzi in ristoranti inavvicinabili o partecipare a feste in locali da milionari. In secondo luogo l’Agenzia delle entrate ha confermato l’impegno nell’uso delle rilevazioni di cui dispongono il fisco e gli altri settori dello Stato.
Il sistema è quello dell’incrocio via computer delle notizie disponibili: un metodo capace di far emergere le differenze tra le dichiarazioni dei redditi consegnate al fisco e i movimenti finanziari che risultano da conti correnti e investimenti in titoli e immobili.
Infine, ma non in ordine di importanza, è partito l’attacco contro chi ha nascosto all’estero ricchezze. Dopo le ultime norme sui paradisi fiscali, varate dal governo e approvate dal Parlamento, i patrimoni nascosti nei paesi inseriti nella lista dei paradisi fiscali con il bollino grigio o nero sono considerati di fatto sfuggiti al fisco, a meno di una prova contraria (sono invece rimaste salve le principali banche italiane, che pure in quegli stessi paradisi fiscali hanno società controllate).
Non basta, l’Agenzia delle entrate ha pure messo a confronto le dichiarazioni fiscali dei contribuenti e i movimenti di capitali che risultano dalle rilevazioni delle autorità valutarie. Sono così finiti nel mirino di Befera e collaboratori 170 mila italiani, perché nei documenti che hanno consegnato al fisco non risultano acquisti, pagamenti, spostamenti di denaro e patrimoni che invece sono emersi dalle banche dati pubbliche sui movimenti di capitale. Ora corrono il rischio di pagare cara la propria faciloneria, soprattutto se si scoprirà che su quelle somme non sono state pagate le tasse in Italia o all’estero. Inoltre, sono state passate al vaglio svariate liste di italiani con sospetta residenza all’estero. E alcuni risultati sono stati già raggiunti e pubblicizzati, come dimostrano i 3,3 miliardi di euro di redditi non dichiarati scoperti dalla Guardia di finanza nei primi 7 mesi del 2009. L’obiettivo di questo affondo sull’estero è chiaro: ottenere il massimo risultato di incasso con i controlli, ma soprattutto con il prossimo scudo fiscale.
Il fisco, cioè, ha suonato l’allarme, ricordando ai contribuenti che correranno un serio rischio se non hanno denunciato i redditi prodotti e lasciati all’estero e se non faranno rientrare i capitali illegalmente detenuti fuori dai confini. Tanto più che per godere dell’immunità per le violazioni fiscali, e restare nell’anonimato, basterà versare un’una tantum pari al 5 per cento del patrimonio, come prevedono le norme sullo scudo fiscale italiano, di gran lunga il più favorevole per i contribuenti infedeli fra quelli varati da diversi paesi. Come ulteriore avvertimento sono trapelate notizie su personaggi noti e potenti.
L’Agenzia delle entrate ha confermato, per esempio, di avere aperto un’indagine su un presunto tesoretto estero della famiglia Agnelli che sospettano sottratto al prelievo fiscale. E nell’ambito della ricerca sugli italiani che hanno spostato la residenza al di fuori dei confini è finito nel mirino il cantante Tiziano Ferro, trasferitosi a Londra. Insomma, il messaggio che l’amministrazione fiscale ha voluto dare quest’estate è che i controlli si fanno, portano a risultati e non riguardano solo alcune attività particolari, bensì le situazioni più disparate.

Come dimostrano anche gli esempi di blitz fiscali che seguono, scelti da Panorama fra le migliaia di casi di cui si è occupata e si sta occupando l’Agenzia delle entrate.
L’IMMOBILIARISTA
La signora M.A. era socia di un’azienda, con una base azionaria molto ristretta, che si occupa di attività immobiliari. Negli anni passati ha dichiarato al fisco un reddito lordo di 3 mila euro l’anno: come dire 250 euro al mese. Insospettiti da tanta povertà, i funzionari del fisco hanno avviato un’indagine finanziaria. E hanno scoperto versamenti non giustificati sul conto corrente bancario della signora per 196.325 euro. A quel punto, scattato l’accertamento, la contribuente ha chiuso l’accordo con la cosiddetta adesione. Importo complessivo pagato, fra imposta e sanzioni: 112 mila euro.
L’INVESTITORE
Passando al setaccio la dichiarazione fiscale del signor L.R., amministratore di società di capitali, gli agenti del fisco hanno rilevato che denunciava appena 28 mila euro lordi. È bastata, però, una ricerca al computer per far emergere che lo stesso contribuente aveva acquistato azioni con tre diversi atti per un valore totale di oltre 1,7 milioni di euro. Non solo, allo shopping sul mercato azionario si era aggiunta l’acquisizione in leasing, quindi attraverso il pagamento di un canone, di due macchinoni Cherokee. E subito dopo anche la sottoscrizione di polizze assicurative e di fondi esteri per un ammontare pari a circa 150 mila euro. La stangata è stata inevitabile. Il fisco, sulla base di questi elementi, ha accertato un reddito “sintetico”, cioè valutabile attraverso spese e consumi secondo un meccanismo codificato e che è volto anche a difendere il contribuente, di 457 mila euro lordi. Come dire 16 volte la somma dichiarata dal signor L.R. L’esito? Di fronte all’accertamento il contribuente ha scelto la strada dell’adesione, pagando in tutto 194 mila euro. Ma è scattato anche un accertamento sulla società di cui L.R. era amministratore, mossa che ha prodotto un ulteriore incasso in tema di iva.
L’EVASORE TOTALE
Al fisco G.R. aveva dichiarato di avere percepito modesti redditi per prestazione di lavoro occasionale. Insomma, il prototipo dell’italiano appartenente al mondo del precariato. Poi sono spuntati contratti pesanti. L’indagine finanziaria è scattata e si è scoperto che sul conto corrente c’erano movimenti per oltre 8 milioni di euro. Il contribuente, invitato, non si è presentato al contraddittorio. Sono stati quindi accertati sinteticamente redditi per oltre 4 milioni di euro. L’accertamento non è stato impugnato e le imposte e le sanzioni dovute sono state iscritte a ruolo.
CAPITALI ALL’ESTERO
Si sa, chi ama andare per mare pensa sempre a magnifiche spiagge, magari con le palme. Se però la titolarità della barca a vela conduce a un porto offshore la curiosità degli agenti del fisco si risveglia. È accaduto al signor M.G., che sottoposto per questo a indagine finanziaria è finito nei guai per una complessa movimentazione di fondi attraverso fiduciarie e trust in paradisi fiscali. L’accertamento, notificato dopo un lungo contraddittorio con la persona fisica titolare dei conti, ha portato alla notifica di un avviso di accertamento con maggiore reddito imponibile pari a circa 6 milioni di euro.
TROPPE AUTO
M.L. aveva dichiarato un reddito tutto sommato non modesto, 60 mila euro lordi l’anno. Solo che bastava guardare il parco automobili, tutte superpotenti, e l’elenco degli immobili per dubitare che fosse vero. È scattata la verifica e, inevitabile, anche la stangata.
CONTROLLI PER 30MILA
Nella cartina il numero di italiani (30mila) segnalati dai comuni e iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero (Aire). Su di loro il fisco ha deciso di incrementare i controlli nel dubbio che la loro residenza fiscale sia di comodo

Maltempo improvviso, ghiaccio, imprudenze, fatalità. Le cause possono essere varie. Ma il risultato è lo stesso: un incidente in alta montagna spesso può rivelarsi fatale. Come è avvenuto ieri sul Monte Bianco: quattro le vittime. A cui si aggiunge l’uomo morto sul Gran Sasso e ritrovato questa mattina.
L’incidente che ha causato la fine di quattro alpinisti piemontesi è avvenuto durante la discesa in cordata lungo il versante nord-occidentale dell’Aiguille du Midi, una guglia alta 3.842 metri che si trova nella parte meridionale del massiccio del Bianco. L’ipotesi è che uno dei componenti della cordata sia scivolato sabato notte in un passaggio pericoloso e abbia poi trascinato nel vuoto i suoi compagni. Poco prima avevano chiamato per chiedere aiuto, viste le condizioni meteo poco favorevoli. Una caduta di mille metri, che non ha lasciato scampo. I corpi dei quattro sono stati recuperati solo ieri, sul ghiacciaio del Bossons. Sono tutti piemontesi: Dario Tomellini, 32 anni, Stefano Tabacco, 37 anni, Gianluca Molino, 43 anni e Antonio Carnino, 36 anni. Non si trattava di dilettanti ma di appassionati della montagna.
Così come l’escursionista Giampiero Capoccia, 50 anni, di Roma morto assiderato nella notte e recuperato oggi sul Gran Sasso, disperso da ieri pomeriggio. Salvo il suo compagno, ricoverato in ospedale dagli uomini del Cai e della Gdf. L’escursionista che si è salvato, P.M., 41 anni di Urbino, ha raccontato che mentre lui e l’amico si accingevano a scendere dalla vetta del Gran Sasso, sono stati colti da una nebbia fittissima verso la Sella di Monte Aquila: a quel punto si sono persi e hanno passato la notte all’addiaccio. Sono stati più fortunati i due scalatori persi ieri sui monti Sibillini, nelle Marche: avevano perso l’orientamento durante la discesa, finendo in un canale sbagliato. Stanchi e disorientati dalla nebbia, avevano lanciato l’Sos con il cellulare, e si erano accampati per un bivacco in parete a 1700 metri di quota. Sono stati recuperati questa mattina da un elicottero 212 dell’Aeronautica militare.
Ed è polemica per l’intervista a Reinhold Messner trasmessa ieri sera dal Tg2. ”Impariamo qualcosa da questi incidenti” ha affermato il grande esperto di alpinismo “è meglio non legarsi. Ognuno va per conto proprio. Se uno purtroppo cade, allora non trascina giù gli altri”. ” ”Consigliare di non legarsi è un messaggio assolutamente sbagliato e molto pericoloso” ha risposto oggi Guido Azzalea, presidente delle guide alpine della Valle d’Aosta, “In montagna la corda fa parte della catena di sicurezza che ogni alpinista o professionista che abbia un briciolo di intelligenza deve adottare sistematicamente”.
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Via alle partenze per le festività di Natale, quest’anno sotto l’ombra della crisi economica e con l’incubo maltempo. La fotografia di Intesaconsumatori (che riunisce Federconsumatori, Codacons, Adoc e Adusbef) illustra un Paese che tira la cinghia: rispetto ad un anno fa, infatti, ha deciso di rimanere a casa il 15% in più degli italiani; calano, inoltre, anche le partenze per i weekend (-3%) ed i viaggi di una settimana (-5%).
Ma le festività rischiano di essere condizionate dal gelo. Freddo, vento e neve ci accompagneranno dal 25 dicembre ai primi giorni del 2009. “Fra oggi e mercoledì 24″ spiega Andrea Giuliacci del Centro Epson Meteo “l’alta pressione garantirà prevalenza di tempo bello e temperature pomeridiane piuttosto miti su gran parte delle nostre regioni. Ma a Natale la nostra Pensiola verrà investita da un nucleo di aria gelida polare che farà crollare ovunque le temperature, spingerà nuove nuvole su quasi tutte le regioni e darà vita a un vortice di bassa pressione che poi a Santo Stefano porterà maltempo in gran parte d’Italia, con la neve che oltre alle montagne imbiancherà anche la Valpadana Occidentale e le coste centrali adriatiche. Molto probabilmente” aggiunge Giuliacci “nevicherà anche a Torino, Milano, Bologna e Ancona. Pioggia, freddo intenso e nevicate fino a bassa quota, alternati a brevi e temporanee pause, ci accompagneranno quindi fino alla fine dell’anno”. Ma ecco in dettaglio le previsioni per i prossimi giorni.
Mercoledì 24: molte nubi e qualche acquazzone in Calabria e Sicilia. Un po’ di nuvole anche su Campania, Basilicata e Sardegna; tanto sole altrove. Venti moderati, di Tramontana o Grecale, al Centrosud. Temperature massime quasi ovunque in diminuzione.
Natale: nuvole su gran parte dell’Italia, ma in generale alternate a qualche sprazzo di sole e accompagnate da qualche pioggia solo in Liguria, Toscana e Sicilia; qualche nevicata fino a quote collinari su Basso Piemonte ed entroterra ligure. Deciso calo delle temperature, con il freddo accentuato da gelidi venti orientali.
S.Stefano: le nubi copriranno tutta l’Italia. Piogge sparse su regioni centrali tirreniche, Sud e Isole, con nevicate in montagna al di sopra di 500-800 metri; nevicate fino a quote di pianura su Piemonte, Lombardia, Emilia, Romagna, Marche e Abruzzo. Ventoso per intensi e gelidi venti orientali. Freddo in ulteriore intensificazione.
È il mare la meta più gettonata per le vacanze dei politici per la pausa estiva in vista della ripresa dell’attività parlamentare.Spiagge, scogli e onde per le tre più alte cariche dello Stato, Giorgio Napolitano, Renato Schifani, Gianfranco Fini e per il premier Silvio Berlusconi che sarà al lavoro fino al 10 agosto, ma poi si concederà un po’ di riposo in Sardegna a Villa Certosa, tra le sue amate piante esotiche. Altro che incrocerà da quelli parti sarà Massimo D’Alema con il suo “veliero” Ikarus.
Il capo dello Stato tornerà prima nell’amata Stromboli, anche se solo per cinque o sei giorni e poi trascorrerà qualche giorno all’Ammiragliato della Maddalena. Insomma, mare doc per il presidente della Repubblica. Il presidente del Senato Schifani non sarà da meno: per lui, prima del viaggio in Terrasanta (in pellegrinaggio insieme al vice presidente della Camera Maurizio Lupi e alla teodem Paola Binetti), qualche giorno nella “sua” Sicilia, alle Eolie, e poi una settimana alle Cicladi, in Grecia.
Gianfranco Fini, invece, lascia Anzio dopo venti anni e si trasferisce sull’Argentario, ad Ansedonia, dove trascorrerà le ferie estive con la compagna Elisabetta Tulliani e la figlia Carolina, nata lo scorso dicembre. Grande appassionato di immersioni subacquee, Fini potrà esplorare i fondali dell’isola del Giglio e di Giannutri.
Il leader del Pd Walter Veltroni, vero cultore della vacanza “on the road” negli States, quest’anno si dovrà accontentare di trascorrere le ferie agostane a Sabaudia, anche perché Vittoria, la figlia più piccola, deve studiare. Mare anche per lui, quindi, come per il presidente del Copasir Francesco Rutelli che non rinuncerà alla consueta puntatina in quel di Capalbio sulla sabbia dell”Ultima spiaggia’, in passato meta d’obbligo per l’intellighenzia di sinistra.
Sarà per la depressione economica o per un’umiltà tattica dopo i processi alla Casta, ma la politica nel 2008 accenna a preferire la battigia nostrana alla vacanza chic, un rifugio vicino alle esagerazioni tropicali, una sorta di esilio intimo, low profile. E c’è chi si affretta a precisare, come il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che anche in vacanza, per carità, si lavora (tra Todi e Ravello). Spiaggia e ombrellone per il ministro dell’attuazione del Programma Gianfranco Rotondi, che resterà entro i confini nazionali. Andrà a Pineto degli Abruzzi. “È la mia meta da circa 40 anni, in attesa che diventi una località ‘alla moda’: per ora ci vado solo io…”, rivela.
Al mare pure il ministro della Difesa Ignazio La Russa: prima in Liguria, poi nella casa di famiglia alle pendici dell’Etna e poi alle Eolie. A Ferragosto, però, “pausa” di lavoro: La Russa sarà a bordo di un aereo da ricognizione della Marina militare per sorvolare Lampedusa e verificare il servizio di avvistamento di gommoni e barconi degli immigrati.
Sulle spiagge siciliane anche il capogruppo del Pdl a palazzo Madama Maurizio Gasparri che, come di consueto, sarà con la famiglia a Marettimo, nelle isole Egadi. Il capogruppo del Pdl a Montecitorio Fabrizio Cicchitto, invece, ha scelto Cipro.
Mare anche per il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che sarà a Otranto con la famiglia, in spiaggia soprattutto per giocare con i figli: “Mi immergo totalmente nel loro mondo. Gioco con le Winx, anzi - ha rivelato il leader centrista in una recente intervista ad un settimanale - posso dire di sapere tutto di Aisha, Flora, Bloom e Stella… Spesso mi travesto da Bella Addormentata per far felice Caterina, insieme mettiamo in scena le favole, anche quella di Peter Pan”.
Ha scelto le onde anche Ermete Realacci, ministro dell’Ambiente del governo ombra del Pd. Andrà in Corsica, a Galeria, “Negli stessi posti dove sono andato per la prima volta in campeggio un quarto di secolo fa…”, dice. L’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini ama i viaggi avventurosi, meno relax forse, ma più adrenalina: quest’anno andrà in Madagascar. Anche l’ex segretario del Partito socialista Enrico Boselli ha optato per una vacanza ‘dinamica’: il suo tour, quest’anno, prevede una trasferta in Messico, tra Acapulco e lo Yucatan.
Passioni più casalinghe per Anna Serafini Fassino e Daniela Santanché, che d’estate amano soprattutto mettersi a cucinare per gli amici, fosse anche un semplice piatto di spaghetti col pomodoro fresco.
I “montanari” sembrano in netta minoranza, comunque ci sono. A cominciare dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, grande appassionato di montagna, capace di scalare il K2, nel 2004, come capo spedizione nel cinquantenario della conquista italiana alla seconda vetta del mondo.
In montagna, ma ad altitudini ben più modeste, andrà anche Enrico Letta, ministro del Welfare del governo ombra del Pd, in attesa dell’arrivo del terzo figlio. Lo aspetta il fresco Tirolo. Sui monti anche il capogruppo della Lega alla Camera Roberto Cota: anche per lui tranquillità e temperature più miti in Trentino, nella Val di Sole.
In montagna, sulle Dolomiti, pure il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi e per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (a Lorenzago di Cadore)
Estate in Lombardia per i ministri della Lega: Roberto Calderoli a Bergamo per architettare un nuovo taglio di leggi, Umberto Bossi per passare il ferragosto nell’amata Ponte di Legno. Sulla costa settentrionale della Toscana sono già stati visti i ministri Bondi e Matteoli, che lascerà la sua terra solo per dieci giorni alla volta del Portogallo. Del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna si sa che trascorrerà le vacanze “più al mare che in montagna” e leggerà Balzac, Papà Goriot e La signora delle Camelie di Alexandre Dumas.
Sarà un’estate lunga, perché alla Camera le prime commissioni si riuniranno l’8 settembre, l’Aula il 16. Più di un mese, quindi, per “staccare” e mettersi in riflessione, cominciando dai libri: Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci entrerà nelle valigie del ministro dei beni Culturali Sandro Bondi e del presidente del Senato Renato Schifani, mentre il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto si immergerà nella Recherche di Proust. Per Veltroni un autore americano: Cormac Mc Carthy con il best seller La strada.
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Turista fai-da-te o da villaggio all inclusive? Avventuroso o in cerca di relax?
Al di là della risposta, occhio alla fregatura: è sempre dietro l’angolo. Ed è in grado di rovinare una vacanza e trascinarsi in inutili e costosi strascichi legali una volta tornati a casa. Uno strumento utile per evitare tutto ciò può rivelarsi la “Carta dei diritti del turista” presentata oggi sul sito del Movimento dei consumatori: un documento di 54 pagine scaricabile gratuitamente qui.
“Vuole essere una guida aggiornata ai principali diritti e doveri di chi viaggia. Con l’auspicio che possa risultare uno strumento utile a prevenire situazioni negative e a orientare in quelle che non è stato possibile evitare” spiega Lorenzo Miozzi presidente dell’associazione.
Nella guida viene fornita una panoramica sulla normativa nazionale e regionale con un elenco dettagliato regione per regione. L’associazione, da sempre sensibile alla tutela dei diritti del turista, negli anni scorsi, oltre alle precedenti edizioni della Carta, ha realizzato una guida informatica (“A practical guide for tourists in Europe”) in collaborazione con l’UE; ha partecipato, in tema di turismo, alle consultazioni per il “Codice del Consumo”; ha sviluppato, con i propri sportelli, una rete “SOS Turista” sul territorio nazionale.
Quali sono i casi più frequenti di “sole” per chi si mette in viaggio?
Il Movimento dei consumatori propone qualche esempio: “l’albergo ”vista mare” come da catalogo del tour operator, si trova in realtà in una landa desolata a due chilometri dalla spiaggia più vicina; la valigia che avete scrupolosamente preparato è arrivata a destinazione una settimana dopo di voi e la compagnia aerea rifiuta di risarcivi il danno subito; il noleggiatore dell’auto si rifiuta di restituirvi la caparra accampando dei presunti danni da voi causati; a causa dell’overbooking vi negano l’imbarco e la compagnia aerea rifiuta di rimborsarvi i costi della notte imprevista in albergo”.
E via elencando una serie di sfighe o soprusi di cui almeno uno è capitato a ogni turista che si rispetti.

Le donne non raggiungono il vertice? Non è sempre vero… Nell’Esercito c’è chi, quote rosa a parte, riesce a salire fino in cima. Simona Hosquet, 24 anni, i gradi di primo caporal maggiore appuntati sul petto, è la prima donna diventata istruttrice militare di sci e alpinismo. “In vetta ora aspetto altre ragazze”, dice soddisfatta del successo guadagnato, “anche se è una prova difficile: la montagna richiede passione e impegno. Bisogna esserci nati”.
Simona c’è nata. Originaria di Aosta, ha inforcato gli sci che era una bambina. A 12 anni ha cominciato a gareggiare e nel 2002 è entrata nella nazionale juniores di fondo. Nello stesso anno si è arruolata nell’Esercito ed è entrata nel Centro sportivo di Courmayeur. Nel 2004 e poi nel 2005 il traguardo più ambito, il brevetto di istruttore militare di sci e quello di istruttore militare di alpinismo. Di tutte le forze armate, è l’unica donna. Non solo, Simona fa parte anche della Sezione sci alpinistica, il selezionatissimo gruppo di istruttori (una ventina, tutti uomini tranne lei) che addestrano a loro volta gli altri istruttori dell’Esercito.
“Ho cominciato con lo sci, ma presto ho subito il fascino dell’arrampicata”, racconta la giovane. “La montagna mi ha conquistato. Le scalate non sono solo difficili prove tecniche da superare, ma anche la sfida di trovare il passaggio giusto, la via migliore in un territorio sconosciuto”. L’ascesa che più le ha dato soddisfazione è stata quella della via “Padre Pio prega per noi” sul versante sud del Cervino: “È la montagna di casa mia”, spiega il primo caporal maggiore, “da bambina la guardavo dalla finestra. Ed è una via poco battuta, non avrei mai sperato di scalarla un giorno”.

Nessun problema, assicura Simona, a stare in un ambiente doppiamente maschile (in montagna e militare) per tradizione, “siamo un gruppo molto affiatato, non ci sono differenze di sesso”. Da istruttrice ormai esperta, “ma che impara ogni giorno qualcosa di nuovo”, il primo caporal maggiore dà le regole base per chi, professionista o amatore, affronta le scalate. “La prima è la cura quasi maniacale della sicurezza”, elenca, “se le condizioni climatiche non sono le migliori o se ci si è dimenticati una parte di attrezzatura, bisogna rinunciare. Il livello di attenzione deve essere sempre al massimo, neppure chi è abituato ad arrampicare può permettersi distrazioni. In montagna, purtroppo, ogni piccolo errore si paga”.
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Mediare, ascoltare, tenere una posizione sempre equidistante dai schieramenti ma non dai problemi. Anzi, sollevarli senza poterli risolvere, sottolinearli ma vedere i propri appelli, spesso, cadere nel vuoto. Fare il Presidente della Repubblica è davvero un lavoraccio. Non sarà inserito nella lista di quelli usuranti, ma è di sicuro tra quelli più stressanti.
Sarà anche per questo che Giorgio Napolitano, durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale, che segna l’interruzione estiva dell’attività politica, e prima di partire per un periodo di villeggiatura a Castel Porziano, saluta l’Italia così (qui il discorso integrale): mi auguro che la politica si prenda una pausa e vada in vacanza “ma non ne sono sicuro. Certo questo aiuterebbe ad eliminare le tensioni e calmerebbe i bollenti spiriti”.
Proprio come un “vecchio” maestro che manda in vacanza e rimanda a settembre i “bimbi discoli”: Basta, non ce la facciamo più. Dateci un taglio: ora tutti in vacanza, rilassatevi e abbassate i toni. Infine, dopo aver passato in rassegna la riforma della Giustizia (”Mi auguro una soluzione a breve”, anche se è “improprio” ogni paragone fra la situazione attuale e quella di Tangentopoli), i costi del Palazzo (”Essenziale il coinvolgimento delle regioni e degli enti locali”), dopo il consueto richiamo alle forze politiche per un ascolto reciproco e dopo quello per la sicurezza sul lavoro (”Una questione drammatica su cui sono intervenuto a più riprese), il Presidente fa gli auguri di buone vacanze a tutti gli italiani: “Anche e in particolare a quanti le vacanze fuori casa non se le possono permettere”.
“A tutti auguro un periodo di serenità e di fiducia, nonostante le difficoltà, per molti, della vita quotidiana - ha ripreso Napolitano - e nonostante la comune preoccupazione per i problemi del Paese. Un Paese, il nostro, che per altro sta mostrando di saper crescere”.
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Giacomo Giacobbi, 40 anni, avvocato, da cinque è il sindaco di Cortina, la più famosa località di montagna italiana, forse del mondo. Guida, ancora per un mese, visto che a fine maggio si vota, una lista civica di centrodestra, senza però l’appoggio della Lega. E una giunta che ha promosso un referendum di autodeterminazione cui parteciperanno i circa 6 mila abitanti del comune. Semplice il quesito su cui dovranno pronunciarsi: Cortina d’Ampezzo (in ladino Anpezo, in veneto Ampèso e in tedesco Petsch-Hayden) deve restare veneta, visto che attualmente fa parte della provincia di Belluno, o è meglio che passi armi e bagagli a quella di Bolzano, nel vicinissimo Alto Adige, regione a statuto speciale? Un tema che supera per importanza anche l’altro di cui si parla a Cortina, ovvero del troppo vippume di serie B che la popola nei periodi vacanzieri.
Non mi dica che anche lei, sindaco, è per la secessione di Cortina e il passaggio a Bolzano.
Piano, piano… Il consiglio comunale ha solo indetto un referendum, come previsto dalla legge. Poi è tutto da vedere. Ma il rispetto per le nostre attuali istituzioni, la Regione Veneto e la Provincia di Belluno, resta.
Sì, ma se non resta Cortina per il Veneto la perdita è pesantissima.
Ci sono motivi storici alla base della richiesta. Pensi che nella guerra del 1915-18 i nostri nonni hanno combattuto con l’Austria.
Deduco che lei voterà per passare con Bolzano.
Sono sindaco uscente, si vota a maggio. Ma sempre sindaco, dunque io sono neutrale. Ora come ora bisogna placare gli animi e considerare il referendum come un grande momento di dibattito democratico.
Ma si prendono più soldi passando con Bolzano?
Non scopriamo l’acqua calda. Bolzano ha un sistema diverso. Chieda quali sono le trattenute fiscali che non vanno a Roma, o che tornano dalla capitale, e si fa un’idea. Parliamo di una regione a statuto speciale. Bolzano ha competenza legislativa.
Per i cosiddetti vip che passeggiano in corso Italia sarà lo stesso stare di qua o di là?
Certo, Cortina è città del mondo. Va bene se si apre il dibattito anche tra gli ospiti, visto che ci sono personaggi di levatura. Ma il destino di Cortina lo decidono i cortinesi. E poi, scusi, in Italia si fa il referendum per qualsiasi cosa, non vedo perché non si possa farlo per l’autodeterminazione dei popoli.
Lei è leghista?
No, guido una lista civica di centrodestra. Ma senza l’appoggio della Lega. E non mi ripresento alle prossime elezioni comunali. Ho 40 anni, sono troppo giovane per poterne fare altri cinque. Ma resterò in politica.
Felice per avere vinto il campionato di hockey su ghiaccio?
Felice come una Pasqua. Abbiamo vinto contro il Milano lo stesso giorno in cui la Roma perdeva 7 a 1 con il Manchester. Sono orgoglioso che dopo 32 anni lo scudetto torni da noi.
Se poi arrivano i mondiali di sci del 2013 si fa bingo…
Abbiamo vinto i mondiali 2010 di curling, sa quel gioco con la boccia e le scope che ha avuto tanto successo alle ultime Olimpiadi. E poi siamo in gara per il 2013. Insomma, Cortina risorge.
Per la verità non mi sembrava morta. Adesso avrete anche il campo di golf.
Vero, non è mai morta. Ma la concorrenza è forte. È come se lei mettesse una fabbrica cinese vicino a una italiana. La prima è naturalmente qui vicino, a Bolzano. L’altra da noi. Ma fabbricano lo stesso prodotto. Confronti costi e incentivi e poi dica. Il campo di golf? Sì, ce l’avremo. Ma intanto, finché si chiacchierava, Riscone l’ha fatto, e pure Braies.
Allora che si diano una mossa i veneti se vogliono tenersi la perla delle Dolomiti.
Il referendum può essere l’occasione per fare un ragionamento sul tema. Pensi che noi, in Veneto, non abbiamo ancora gli aerei cinesi che scaricano la marea di nuovi ricchi all’aeroporto di Venezia. Milioni di persone che spendono e spandono e che invece di venire qui vanno in Savoia e in Austria. Questo vuol dire buttare i soldi dalla finestra.