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Le prossime battaglie Inail? Le malattie professionali, parola di presidente

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“C’è un’inversione di tendenza molto positiva: nel periodo 2001 - 2008  nel nostro Paese sono stati registrati circa 150 mila incidenti in meno, per un calo relativo, tenendo conto della crescita occupazionale, del 21,1 per cento e una mortalità ridotta del 33,3 per cento. Si tratta di un record storico che vede l’Italia scendere nettamente, per la prima volta dal 1951, sotto la soglia dei 1200 casi/anno”.
Esprime soddisfazione a Panorama.it  Marco Fabio Sartori, presidente dell’Inail, nel giorno della presentazione del “Rapporto annuale 2008″. E aggiunge: “Il decremento di eventi infortunistici è stato più sostenuto nell’industria (-8,2 per cento) e in agricoltura (-6,9 per cento). Un calo significativo si è registrato in quei due settori fondamentali dell’industria rappresentati dalle costruzioni e dal metalmeccanico, con una flessione rispettivamente del 12,4 e del 10,6 per cento”.

Quali sono, secondo lei, gli altri dati sui quali focalizzare l’attenzione per il 2008?
Un aspetto che, a mio parere, merita una particolare sottolineatura è quello relativo alle aziende coinvolte dal fenomeno infortunistico. Su una platea di 3 milioni e 820 mila imprese iscritte all’Inail, quelle dove si è verificato almeno un incidente sono risultate circa 290 mila: meno del 7,6 per cento sul totale. Contrariamente a quanto si pensa, i dati non segnalano una situazione più negativa nelle piccole imprese rispetto a quelle medie e grandi. Se limitiamo il confronto dimensionale alle sole imprese di tipo industriale, vediamo che gli indici di incidenza più elevati non riguardano affatto le realtà al di sotto dei 15 dipendenti, anzi la maggiore pericolosità si registra nelle imprese con più di 30 dipendenti.

Nel rapporto si fa riferimento anche alle alle malattie professionali. Può spiegarci meglio questi numeri?
A differenza di incidenti e morti sul lavoro, le malattie professionali procedono purtroppo in controtendenza con un sensibile incremento nel corso dell’ultimo biennio: dai 26.700 casi circa nel 2006, il 2008 registra 29.700 casi circa, di cui 280 mortali. In prospettiva la “generazione completa” di morti per patologie professionali denunciate nel 2008 si aggirerà intorno alle 1.000 unità, quasi eguagliando gli infortuni “tradizionali” complessivamente considerati. Riteniamo che tale crescita sia riconducibile a una progressiva emersione del fenomeno, sia per l’impegno profuso dall’Istituto nella sensibilizzazione e informazione delle parti coinvolte, sia per i più stringenti obblighi di segnalazione delle malattie professionali da parte dei medici che ne vengano a conoscenza.

Qual è e quale sarà in futuro l’impegno dell’Inail e cosa chiedete al mondo politico per risolvere questo annoso problema?
L’Inail, di concerto col governo e le parti sociali, ha messo a punto un piano che, in vista di una diffusione davvero capillare della prevenzione e della formazione, punta a una diversa articolazione dell’Istituto, sia della sua struttura territoriale diretta, sia dei suoi rapporti con tutti gli operatori di settore che sono a contatto quotidiano con i lavoratori e con le imprese. Si tratta non solo di un approccio innovativo al problema – che viene considerato prima di tutto da un punto di vista culturale – ma anche al trattamento post infortunio per consentire a chi è stato preso in carico di ritornare a un pieno e soddisfacente reinserimento professionale. L’Inail potrà fare di più se il governo sarà disponibile a lasciarci agire con maggiore capacità di movimento. Le risorse certo non mancano. Anzi, ne potremmo destinare ancora di più alla prevenzione e agli interventi per la sicurezza. Una risposta operativa importante l’abbiamo data proponendo, nel pieno rispetto dei limiti imposti dalle norme, la costituzione di un fondo immobiliare che restituisca al paese un Istituto più virtuoso anche sotto il profilo della redditività del suo consistente patrimonio immobiliare.

Inail: morti bianche ai minimi dal’51. Aumentano gli incidenti degli stranieri


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La GALLERY: I dati del rapporto Inail in .pdf

Meno infortuni e, soprattutto, meno morti sul lavoro in Italia, lo scorso anno. A dirlo è l’Inail nel rapporto 2008. Anno in cui sono giunte all’Istituto nazionale infortuni sul lavoro 874.940 denunce, circa 37.500 casi in meno rispetto al 2007. Anche per gli infortuni mortali il bilancio 2008 risulta numericamente favorevole: 1.120 morti con una riduzione del 7,2% rispetto ai 1.207 dell’anno precedente. Un trend confortante, che tuttavia non riguarda i lavoratori stranieri, tra i quali si è invece registrato un aumento (+2 per cento.)

Le cifre italiane in dettaglio
La distinzione dell’Inail è tra gli infortuni “in occasione di lavoro”, cioé quelli avvenuti all’interno del luogo di lavoro nell’esercizio effettivo dell’attività, e gli infortuni “in itinere”. Da questo punto di vista, il nemico numero uno è sicuramente la strada, colpevole di oltre la metà delle morti bianche. Dei 1.120 infortuni mortali del 2008, infatti, 335 sono quelli determinati da circolazione stradale in occasione di lavoro (autotrasportatori, commessi viaggiatori, addetti alla circolazione stradale, ecc.) e 276 quelli in itinere, ovvero sul percorso casa lavoro e viceversa, accaduti prevalentemente su strada. Un dato particolarmente importante quest’ultimo se si tiene presente che alcuni Paesi dell’Europa a 15 (Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Portogallo) non rilevano gli infortuni in itinere e che tra questi, Irlanda e Regno Unito, non registrano neppure quelli stradali occorsi durante l’esercizio dell’attività lavorativa.

Nord, centro e sud
L’analisi territoriale mostra che la riduzione degli infortuni osservata tra il 2007 e il 2008 ha riguardato praticamente tutte le regioni, ad eccezione della Valle d’Aosta (+3,9 per cento), che, tuttavia, presenta una consistenza numerica molto limitata. Più sostenuti i cali in Friuli-Venezia Giulia (-7,6 per cento) e nella provincia autonoma di Trento (-7,1 per cento). Da rilevare la stabilità della Sicilia che ha registrato solo una settantina di denunce in più (+0,2 per cento) e del Lazio che ha contato 70 denunce in meno.
A livello di ripartizione la riduzione ha interessato tutte le grandi aree geografiche, con maggiore accentuazione nel Nord-Est (-5,3 per cento); il calo più modesto si rileva, invece, nelle isole (-0,6 per cento).   Le morti sul lavoro sono diminuite in particolar modo nel Nord-Ovest (-14,5 per cento) con punte ancora più elevate in Piemonte (-27 per cento) e Lombardia (-16 per cento).
In valori assoluti, la regione con più elevata frequenza di accadimento è l’Umbria, per la quale si è rilevato un indice maggiore del 48 per cento rispetto alla media nazionale, sceso comunque da 45,23 a 43,70 rispetto al precedente triennio. Al secondo posto nella graduatoria troviamo l’Emilia-Romagna, segue il Friuli-Venezia Giulia. Migliora la posizione della Puglia che scende dal quarto al sesto posto. Agli ultimi posti si confermano ancora una volta Sicilia (-16 per cento rispetto alla media nazionale), Campania (-31 per cento) e soprattutto Lazio (-35 per cento), con una situazione analoga a quella riscontrata nel triennio precedente.

Meno incidenti in agricoltura
Il calo degli infortuni in ambiente lavorativo è risultato più consistente, come ormai di consuetudine, in agricoltura (-6,9 per cento) e sostenuto, comunque, anche nell’industria e servizi (-4,3 per cento), mentre per i dipendenti dello stato si è registrato un aumento del 7,6 per cento, sulla scia degli incrementi già osservati negli anni precedenti. Il calo è molto più accentuato per gli uomini (-5,6 per cento) che per le donne (-0,2 per cento). Per quanto riguarda invece gli infortuni mortali la situazione è diversa: una riduzione del 7 per cento circa, in linea con l’andamento generale, per gli uomini (dai 1.110 morti del 2007 ai 1.035 del 2008) mentre la componente femminile fa registrare una flessione superiore al 12 per cento (85 lavoratrici decedute nel 2008 rispetto alle 97 del 2007). Dal punto di vista dell’età, i lavoratori che hanno avuto maggiore beneficio del miglioramento dei livelli di rischio infortunistico nel 2008 sono i giovani (fino a 34 anni) per i quali gli infortuni sono scesi da 350.000 circa del 2007 agli oltre 320.000 del 2008, con un calo dell’8 per cento, mentre per i casi mortali le flessioni più consistenti, nell’ordine del 16 per cento, si registrano per le classi di età più anziane (50 - 64 e 65 e oltre).

Confronto Italia-Europa-Mondo
Secondo le statistiche dell’Ilo, l’Organizzazione internazionale del lavoro, ogni giorno circa 6 mila lavoratori nel mondo muoiono per incidenti e malattie professionali, un dato in continuo aumento. L’Organizzazione stima, infatti, in 268 milioni i casi di incidenti sul lavoro non mortali che mediamente si verificano ogni anno. I decessi per incidenti sul lavoro sono stimati pari a oltre 351 mila ogni anno. Tutto ciò rappresenta un costo per la società pari a circa il 4 per cento del prodotto interno lordo mondiale (1.250 miliardi di dollari americani), che è assorbito dai costi diretti e indiretti determinati da incidenti sul lavoro e dalle malattie professionali.

Rapporto Inail 2008. Morti sul lavoro ai minimi dal'51
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Meglio di Spagna, Francia e Germania
L’Italia, infine, evidenzia l’Inail sulla base dell’ultima rilevazione Eurostat, (del 2006, ultimo anno disponibile) non risulta affatto maglia nera in Europa. L’Italia ha infatti registrato un indice infortunistico pari a 2.812 infortuni per 100mila occupati, inferiore alla media delle due aree Ue (3.469 per l’Area-Euro e 3.013 per l’Europa a 15), collocandosi al di sotto di importanti Paesi come Spagna, Francia e Germania. Stesso trend per gli infortuni mortali: con 2,9 decessi per 100mila occupati nel 2006, l’Italia, pur con un indice leggermente superiore alla media Ue, si pone al di sotto di grandi Paesi come Portogallo, Austria, Grecia, Spagna e Francia.

Tre anni di incidenti sul lavoro

Ecco alcuni dei più gravi incidenti sui luoghi di lavoro avvenuti negli ultimi tre anni:

8 gennaio 2007 - Due operai muoiono a Pegognaga (Mantova) dopo una caduta nell’imbuto di un silo di una azienda agricola, durante operazioni di pulizia.
12 marzo 2007 - Due operai romeni muoiono travolti dalla ghisa fusa nella Fonderia Anselmi, a Camposampiero (Padova).
16 marzo 2007 - Padre e figlio muoiono a Cogollo di Tregnago (Verona), uccisi dalle esalazioni provenienti dalla cisterna in cui si erano calati per eseguire lavori di manutenzione.
23 aprile 2007 - Una fabbrica di fuochi d’artificio esplode a Gragnano (Napoli); muoiono il titolare e due nipoti che lavoravano con lui.
11 maggio 2007 - Due morti, e 32 feriti, per un’esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio a Piane di Montegiorgio (Fermo).
24 maggio 2007 - A Correggio, due muratori sono uccisi dal crollo del muro di un vecchio fienile da ristrutturare.
18 giugno 2007 - Il crollo di un cornicione di un albergo in ristrutturazione a Ischia travolge un’impalcatura: muoiono due operai rumeni.
6 dicembre 2007 - Incendio alla Thyssen Krupp a Torino: sette operai, fra i 26 e i 54 anni, muoiono nel giro di 24 giorni. E’ il più grave incidente degli ultimi anni.
18 gennaio 2008 - Due operai addetti ai lavori di pulizia della stiva di una nave a Porto Marghera (Venezia) muoiono asfissiati dalle esalazioni di gas.
6 febbraio 2008 - Quattro persone, tutte appartenenti alla stessa famiglia, muoiono nell’esplosione di una fabbrica di fuochi d’artificio nel comune di Orvieto.
3 marzo 2008 - Cinque persone muoiono a Molfetta (Bari) per le esalazioni liberatesi durante la pulitura della cisterna di un camion. Nella cisterma muoiono tre dipendenti e il titolare dell’azienda ‘Truck center’, calatisi successivamente nella cisterna nel tentativo di salvare i colleghi, mentre un altro lavoratore muore in ospedale il giorno seguente.
16 aprile 2008 - A Cornate d’Adda, due operai dipendenti dell’azienda Masterplast muoiono per l’esplosione di un macchinario per la lavorazione della plastica; le vittime sono un italiano ed un cittadino del Burkina Faso. Un terzo operaio resta ferito.
22 aprile 2008 - Il titolare di un’azienda di trasporti e un suo parente muoiono folgorati in un incidente a Schiavonia d’Este (Padova), mentre lavorano alla pulizia della cisterna di una betoniera.
11 giugno 2008 - Sei morti a Mineo, in Sicilia: pulivano una vasca del depuratore, quattro erano dipendenti comunali, altri due di un azienda privata. Dopo quello della Thyssen è uno degli incidenti più gravi dell’ultimo periodo.
8 settembre 2008 - Due cognati muoiono a Ono San Pietro, un migliaio d’abitanti, in Valcamonica, travolti dalmuro della casa che stavano risistemando.
25 maggio 2009 - Tre operai muoiono all’interno degli impianti della raffineria Saras a Sarroch (Cagliari).

Tragedia in Sardegna: 3 morti in raffineria. Intossicati dall’azoto

Il 118 all'ingresso della raffineria Saras

Si chiamavano Bruno Muntoni, 58 anni (sposato e padre di tre figli), Daniele Melis e Pierluigi Solinas, entrambi 30enni, tutti di Villa San Pietro, i tre operai della ditta “Comesa srl” morti nel primo pomeriggio nell’impianto di desolforazione MHC1 dello stabilimento della Saras di Sarroch. Si tratta di un’enorme cisterna capace di contenere fino a 100mila litri di gasolio in lavorazione. Secondo le norme di sicurezza, due operai devono restare all’esterno mentre gli altri procedono materialmente con l’intervento.

Una prima ricostruzione dell’incidente è stata fornita dai colleghi di lavoro delle vittime. Un primo operaio si sarebbe sentito male intorno alle 13.30, il secondo avrebbe chiesto aiuto ai due rimasti all’esterno: tutti sarebbero quindi entrati nella cisterna, ma solo uno ne è uscito vivo. Gli altri tre sono stati stroncati dalle esalazioni tossiche sprigionatesi dai residui delle lavorazioni. I vapori letali non gli hanno lasciato scampo. Alla squadra apparteneva un quarto collega, Mario Salonis, intossicato anche lui, ma sopravvissuto. Immediatamente soccorso, è stato trasportato all’ospedale Brotzu di Cagliari per accertamenti, ma le sue condizioni non sono preoccupanti. Era un’operazione consueta quella ordinata questo pomeriggio ai operai: pulire un serbatoio. Ma la routine si è trasformata in tragedia.
I medici del 118 ma non hanno potuto che constatare il decesso in attesa del medico legale, che dovrà accertarne le cause, e del magistrato di turno cui spetterà il compito di indagare sull’incidente. Da diverse settimane sono in corso una serie di interventi di manutenzione programmata sugli impianti.
Prima delle 14 è scattato l’allarme in tutta la raffineria: i dipendenti sono stati invitati a mettere in sicurezza gli impianti e ad abbandonare lo stabilimento. Almeno 200-300 operai hanno saputo attoniti della morte dei loro colleghi.

Appresa la notizia del mortale incidente sul lavoro avvenuto alla raffineria sarda, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dalla prefettura di Firenze, si è messo in contatto con il prefetto di Cagliari per avere ragguagli sulla dinamica del grave infortunio. Il capo dello Stato ha pregato il prefetto di esprimere ai familiari delle vittime la sua vicinanza e il suo cordoglio a nome di tutto il Paese. In omaggio agli operai il presidente della camera Gianfranco Fini ha voluto osservare un minuto di silenzio in aula. Il presidente della Camera Gianfranco Fini presente all’incontro “Lavoro che cambia” a Montecitorio ha chiesto un minuto di silenzio in memoria dei tre operai: “Credo si doveroso per tutti alzarsi in piedi e commemorarli come si deve” ha detto Fini, ricordando di aver appreso della “ennesima tragica notizia” del decesso che “secondo le prime ricostruzioni” riguarda tre lavoratori “che stavano lavorando in un ambiente chiuso, saturato dalle esalazioni”. Raggiunto dalla notizia dell’incidente nello stabilimento della Saras, il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha immediatamente sospeso la riunione che stava presiedendo a Cagliari e ha deciso di recarsi subito sul posto. “È una tragedia immane”. “Il tragico incidente avvenuto negli stabilimenti della Saras ci colpisce duramente. A nome mio e di tutto il Partito democratico esprimo profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie degli operai morti nell’incidente. Perdere la vita esercitando un proprio diritto è una cosa inaccettabile: ora è necessario che sia accertata con rapidità la causa e le eventuali responsabilità”, afferma in una nota il segretario del Pd, Dario Franceschini.

Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per domani uno sciopero di otto ore, l’intera giornata lavorativa, nello stabilimento Saras di Sarroch. Dalle 6 i lavoratori dell’area industriale, circa 3.000 persone, aderenti alle tre sigle sindacali si asterranno dalle attività. Lo sciopero riguarderà tutte le categorie operanti nella zona: chimici, metalmeccanici ed edili. “L’Italia deve reagire contro il senso di ineluttabilità che sembra accompagnare le morti sul lavoro altrimenti, per il paese, sarà una sconfitta civile e morale”, è stato il commento del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. “Se il senso di ineluttabilità prenderà il sopravvento, ha detto il leader della Cgil, “ci sarà una sconfitta morale, civile e culturale di un’intera comunità”.

La Saras con il suo stabilimento di Sarroch è un operatore leader nel settore della raffinazione in Europa con una capacità di 300.000 barili al giorno. Lo stabilimento della Saras, fondata da Angelo Moratti nel 1962, inizia l’attività nel 1965. Le migliorie apportate ad alcuni impianti negli anni 2000 hanno consentito alla raffineria di incrementare la capacità di conversione in prodotti a maggiore valore aggiunto, ovvero la produzione di diesel a scapito di olio combustibile, per circa 150.000 tonnellate all’anno.
Nello stabilimento vengono realizzate tutte le operazioni necessarie per trasformare gli idrocarburi presenti nel petrolio greggio nelle differenti tipologie di prodotti petroliferi. Il 53% della produzione è destinato al mercato italiano (di cui il 23% al mercato sardo); della restante quota del 47% destinato all’esportazione, circa un terzo è stato venduto in Spagna. “Gli investimenti annui per tecnologie, interventi e formazione su ambiente e sicurezza, sono rilevanti - spiega il sito ufficiale Saras - la tutela della salute, la sicurezza sul lavoro e la salvaguardia ambientale, rappresentano obiettivi prioritari e irrinunciabili”.
Per questo “la raffineria è munita delle migliori dotazioni di sicurezza, fra cui sistemi di regolazione dei processi in Sala Controllo, sistemi antincendio fissi e mobili, rilevatori di incendio e di sostanze tossiche nelle aree di produzione e movimentazione, valvole di sicurezza con convogliamento al sistema-torcia e bacini di contenimento dei serbatoi”.
Il presidente e l’amministratore delegato della Saras, Gianmarco e Massimo Moratti, si recheranno in serata in Sardegna da Milano, per visitare lo stabilimento. Dove si trovano già il direttore generale, quello finanziaria e quello del personale. In un comunicato la società esprime “Profondo dolore per la tragedia”.

Via al processo Thyssen: sostituiti 3 giudici popolari

Corteo thyssen

Ha preso il via nella maxi aula 1 del Tribunale di Torino il processo per il rogo della Thyssen, costato la vita a 7 operai morti nell’incendio che si sviluppò la notte del 6 dicembre 2007 sulla linea 5. In aula tutti i familiari delle vittime che indossano la maglietta con le foto dei parenti deceduti, in cui chiedono giustizia per i morti e condanne severe per gli indagati. A giudizio 6 manager della multinazionale tedesca, tra cui l’amministratore delegato di Thyssen Krupp Italia, Harald Espenhahn. A presiedere l’udienza in Corte d’Assise il giudice Maria Iannitelli, che tra i primi atti dovrà decidere se ammettere o meno le riprese televisive delle numerose emittenti che affollano il corridoio del Palagiustizia.
Tre dei giudici popolari titolari della Corte d’Assise di Torino, scelti il 12 dicembre 2008 insieme a tre riserve, hanno chiesto e ottenuto dal presidente del Tribunale di astenersi dall’incarico in seguito ai possibili “intralci procedurali” che potrebbero derivare dalla pubblicazione ieri di un articolo sul quotidiano La Stampa nel quale venivano loro attribuite alcune dichiarazioni generali, non nel merito del processo.
Sono due, su un totale di sei, gli imputati del processo ai manager della ThyssenKrupp che sono presenti in aula. Sono Raffaele Salerno, direttore dello stabilimento di Corso Regina Margherita, e Cosimo Cafueri, dirigente con funzioni di responsabile dell’Area Ecologia Ambiente e Sicurezza. “Li hanno ammazzati loro e devono andare in galera. Anche loro sanno di essere colpevoli”, ha detto Rosina Demasi, madre di Giuseppe, vittima 26enne del rogo, che è stata tra le prime a entrare nella maxi aula 1 del Tribunale di Torino.
All’ingresso del Palazzo di giustizia è stato esposto uno striscione, listato a lutto, delle rappresentanze sindacali dell’azienda tedesca. Il procuratore vicario, Raffaele Guariniello, è in aula insieme ai sostituti procuratori del suo pool e molti degli avvocati difensori.

Sequestri e morti bianche, l’Ilva nella bufera

L'Ilva di Taranto

Morti sul lavoro e guai ambientali riportano l’Ilva al centro delle polemiche, dopo mesi di scontri tra governo e Regione Puglia sulle emissioni di diossina.
La notte scorsa un operaio polacco, Jan Zygmunt Paurowicz, di 54 anni, dipendente di una ditta specializzata in montaggi, la Pirson Montaggio (del Gruppo belga Pirson International), è morto in un incidente avvenuto nello stabilimento siderurgico di Taranto, uno dei maggiori complessi industriali per la lavorazione dell’acciaio in Europa.
L’uomo stava smontando alcune parti dell’altoforno 4, un impianto fermo dal mese di luglio per lavori di rifacimento, quando è stato colpito dal braccio di una gru ed è precipitato da un’altezza di 14 metri. L’operaio, che era al suo ultimo giorno di lavoro nello stabilimento di Taranto, è morto poco dopo il trasporto in ospedale. La procura di Taranto ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e ha disposto il sequestro dell’impianto in cui è accaduto l’incidente.

È il il terzo infortunio mortale all’interno dello stabilimento siderurgico dall’inizio dell’anno e anche in questa occasione la vittima è un lavoratore dell’appalto. Mentre la Fiom segnala che dalla metà degli anni ‘90 i morti all’Ilva di Taranto sono arrivati a 44. L’azienda ha espresso in una nota “le più sentite e sincere condoglianze” per la morte dell’operaio. “In questo momento”, continua il comunicato, “l’Ilva, attraverso le proprie strutture di controllo, sta prestando aiuto alle due società coinvolte, collaborando con i rispettivi responsabili nel tentativo di ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e accertarne le cause”.

A Genova invece il presidente del cda del Gruppo Ilva, Emilio Riva, il direttore dello stabilimento, Giuseppe Frustaci, i responsabili dello smaltimento dei rifiuti, Franco Risso e Enrico Calderari, sono stati denunciati dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) per stoccaggio illecito di rifiuti nell’ambito di un’operazione contro il traffico illecito di rifiuti che ha interessato varie regioni d’Italia.
Nell’impianto di Genova sono state sequestrate 100 mila tonnellate di rifiuti speciali costituiti prevalentemente da polverino d’acciaio e circa 5 mila tonnellate di pasta di zolfo. Ai quattro manager dell’Ilva si contesta di aver realizzato uno stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi in mancanza delle previste autorizzazioni.

Nell’operazione del Noe sono stati arrestati inoltre presunti aderenti a un’organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti, con base in Abruzzo e diramazioni in diverse altre regioni. Il materiale sequestrato a Genova, residui della attività dell’altoforno chiuso in modo definitivo nel 2005, era stato accumulato tra il 1998 e il 2005. Nonostante fosse stato in parte smaltito, sia attraverso la eliminazione sia con il recupero del ferro dal polverino, l’accumulo aveva superato in grande misura le quantità indicate dalla legge.

L’azienda ha anche in questo caso diffuso una nota che “smentisce qualsiasi coinvolgimento in un presunto traffico illecito di materiali speciali ed esprime piena fiducia nell’operato degli inquirenti. Lo smaltimento dei materiali in questione (polverino di acciaieria e pasta di zolfo) rientrava tra i punti contemplati dall’accordo di programma che la stessa Ilva ha firmato con le varie istituzioni nazionali e locali nel 2005. È tra l’altro in corso con tali istituzioni un confronto relativo alle modalità più idonee per procedere al completo smaltimento degli stessi materiali”.

Questi fatti riportano alla cronaca un’azienda che ha una storia più che centenaria, ma anche contrassegnata da forti polemiche sull’impatto ambientale degli stabilimenti di Taranto e Genova. In passato sono state aperte diverse inchieste sull’inquinamento dell’Ilva. In Puglia in particolare negli ultimi mesi si è inasprito lo scontro col presidente della Regione, Nichi Vendola, che ha dichiarato: “Approfittando del vantaggio competitivo che deriva dal non avere i rigori normativi di altre aree d’Europa l’Ilva farà sempre più utili (negli ultimi quattro anni ha prodotto utili per 2,5 miliardi, ndr)”.
“In qualsiasi parte d’Europa, Slovenia esclusa, l’Ilva fosse stata, avrebbe dovuto chiudere o abbassare le emissioni” ha spiegato il direttore dell’Arpa pugliese, il professor Giorgio Assennato. “Soltanto in Italia esiste una legge con dei limiti così alti”. Il governo pugliese, in più riprese, ha chiesto di cambiare quella norma sia al governo di centrosinistra sia a quello di centrodestra. “Mai abbiamo avuto risposte”, ha continuato Vendola. “E ora mi trovo con i dirigenti cambiati, con Emilio Riva, il padrone dell’Ilva, come socio della Cai e sempre lui come principale beneficiario della processione anti Kyoto del governo Berlusconi. Io ho il dovere di mettere tutti gli interlocutori di fronte alle proprie responsabilità”. Un mese fa la Giunta pugliese ha approvato un disegno di legge che mette un tetto alle emissioni di diossina.

Bologna, esplosione in una fabbrica: due morti

spento incendio in fabbrica nel Bolognese

Due morti e diversi feriti nell’esplosione in un’industria di gomme a Sasso Marconi, in provincia di Bologna. I due morti sono il direttore dello stabilimento, Fabio Costanzi, 56 anni, e un operaio indiano di 45, Iadav Ramjaz.
Il disastro sarebbe stato causato, secondo le prime informazioni raccolte dai soccorritori, dall’esplosione di un macchinario della fabbrica che si trova in viale Europa. I due morti sarebbero rimasti carbonizzati dalle fiamme.

Secondo la prima versione del comandante dei vigili del fuoco di Bologna, Tolomeo Litterio, si è trattato dell’esplosione di un silos che contiene materiali per la produzione di gomma. Litterio ha spiegato che l’incendio è stato poi spento: “Stiamo provvedendo a mettere in sicurezza le persone e l’impianto, poi indagheremo sulle cause dell’incidente”, ha spiegato.

I feriti nell’esplosione, secondo il bilancio dell’Azienda usl di Bologna sono tre, e nessuno sarebbe grave. Due sono stati portati al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna, uno all’ospedale di Vergato. I sintomi sono dovuti all’inalazione da fumo; nessuno ha problemi dovuti a ustioni. Altri sei dipendenti sono stati assistiti sul posto.

L’azienda in cui è avvenuto l’incidente è la Marconi Gomma di viale Europa a Sasso Marconi, nella zona industriale del comune che guarda all’Appennino bolognese. L’esplosione si è verificata attorno alle 14. I giornalisti e i fotografi sono tenuti a distanza di fatto da un muro di cinta. L’incidente è avvenuto all’interno della fabbrica di viale Europa 28, dove sono arrivati due mezzi dei vigili del fuoco e diverse ambulanze.

Cosenza, un operaio cade dall’impalcatura e muore

Un operaio edile è morto in un incidente avvenuto a San Sosti, in provincia di Cosenza: Luciano Caruso, 55 anni, stava lavorando in un cantiere per la ristrutturazione del Santuario della Madonna del Pettoruto quando, per cause ancora in corso di accertamento, è caduto da una impalcatura ed è morto. Nell’incidente è rimasto coinvolto anche un secondo operaio che ha riportato lievi ferite ad una gamba. I due stavano lavorando all’armatura in ferro per la realizzazione di un muro. Sul luogo sono intervenuti i medici del servizio 118 ed i carabinieri della compagnia di San Marco Argentano.

Stragi di lavoro, 1.200 morti bianche nel 2007

Lavoro sui cantieri

Ogni giorno, in Italia, si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono tre persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Nel 2007 le morti bianche, secondo i dati Inail, sono state circa 1.200. Oggi sono oltre 800 mila gli invalidi del lavoro e quasi 130 mila i superstiti di caduti sul lavoro. Sono i dati forniti dall’Anmil, l’Associazione nazionale fra i mutilati e invalidi del lavoro, in occasione della 58esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, che si celebra oggi. Cifre, viene sottolineato, che testimoniano la persistente gravità del fenomeno infortunistico, una delle principali cause di morte, e con “quasi il doppio dei decessi rispetto agli omicidi”.

Una giornata, sottolinea l’Anmil, per richiamare l’attenzione delle istituzioni, delle forze sociali e dei mezzi di informazione sulla questione. Ma anche occasione “per denunciare le drammatiche condizioni di vita” degli invalidi e dei superstiti delle vittime “per i quali è necessario arrestare il progressivo deterioramento dei livelli di tutela indennitaria, interrompendo la deriva assistenzialistica verso cui il sistema si sta spingendo negli ultimi anni. Basti pensare che una vedova percepisce in media una rendita di appena 700 euro al mese”. Per l’Anmil, allo stesso tempo, deve però “essere un impegno condiviso da tutti quello di arginare il fenomeno degli infortuni sul lavoro, con una vera e responsabile applicazione delle norme per la prevenzione, sia da parte delle aziende che dei lavoratori”.

“È doveroso tenere viva l’attenzione al fenomeno, non demordere nell’allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative. È questo, un obiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati ed invalidi sul lavoro”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato all’Anmil, il occasione della 58esima Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro. Il capo dello Stato ricorda infatti che la realtà quotidiana propone “casi drammatici, persino ripetitivi nella loro dinamica, storie personali e familiari di dolore e sofferenze”.

Ecco il testo integrale del messaggio inviato dal presidente della Repubblica al presidente dell’associazione, Pietro Mercandelli: “Desidero rivolgere il vivo apprezzamento per il costante impegno associativo a favore della prevenzione nei luoghi di lavoro, della tutela dei lavoratori infortunati, dell’assistenza delle famiglie delle vittime e della sensibilizzazione dell’opinione pubblica. I preoccupanti dati diffusi dall’Anmil e le stesse tragiche cronache di questi giorni confermano quanto cruciale sia la questione della prevenzione sul lavoro. Si è levato naturalmente un indignato ‘basta’, sinceramente condiviso, di fronte a tragedie che, per la loro dimensione, suscitano il clamore dei media e il coinvolgimento dell’opinione pubblica. Ma la realtà quotidiana ci ripropone casi drammatici (persino ripetitivi nella loro dinamica), storie personali e familiari di dolore e sofferenze che la vostra Associazione, insieme a tante altre espressioni del volontariato e delle istituzioni, aiuta ad affrontare con un impegno concreto di solidarietà che è giusto riconoscere e valorizzare. C’è indubbiamente, anche un problema di risorse: è decisivo qualificare quelle disponibili perché si investa in formazione ed informazione, si persegua con determinazione l’obbiettivo dell’abbattimento degli incidenti sul lavoro, si rafforzino le tutele dei lavoratori e si sostengano le famiglie delle vittime sul lavoro. Particolare significato assumono le numerose iniziative promosse in ambito scolastico per una più diretta presa di coscienza da parte dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. È doveroso tenere viva l’attenzione al fenomeno, non demordere nell’allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative. È, questo, un obbiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati ed invalidi sul lavoro”.

Tre operai travolti da un tir sull’A1: uno muore, due sono gravi

L'incidente nei pressi di Treviso
Non si ferma la lista nera delle morti bianche. Tre operai sono stati travolti, la scorsa notte intorno alle 23, da un tir mentre stavano lavorando in un cantiere sulla A1 Milano-Napoli, tra Chiusi e Valdichiana. Uno è morto, gli altri due sono rimasti gravemente feriti.
I tre operai sono dipendenti della ditta Fau, azienda di Asciano in provincia di Siena, che si occupa di dotazioni stradali. Secondo una nota di Autostrade per l’Italia, l’operaio morto, nel momento dell’incidente, si trovava a bordo di un furgone “a protezione di un cantiere mobile regolarmente segnalato: il veicolo è stato tamponato da un mezzo pesante”. Le cause dell’incidente sono ancora da accertare, ma sono probabilmente da imputare all’eccessiva velocità e alla distrazione.
Autostrade per l’Italia, sottolinea la nota, “profondamente colpita dal doloroso evento, esprime il proprio cordoglio alla famiglia e ai compagni di lavoro”.
Intanto dopo l’incidente che venerdì scorso ha causato la morte di sette persone nel tratto dell’autostrada A4 Venezia-Trieste,all’altezza di Cessalto (Treviso), la Procura della Repubblica di Treviso ha disposto il sequestro del guard rail spartitraffico. Il sequestro - da quanto trapelato a Trieste e Palmanova (Udine), dove si trova la sede di Autovie Venete - dovrebbe essere finalizzato a verificare se il guard rail, per caratteristiche e le condizioni in cui si trovava, era in grado di garantire la sicurezza della circolazione automobilistica sull’autostrada.

Il VIDEO servizio:

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