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Giorgio Bocca, fotostoria di un partigiano della parola

Giorgio Bocca è scomparso il 25 dicembre 2011 all'età di 91 anni

Giorgio Bocca è scomparso il 25 dicembre 2011 all'età di 91 anni

Tra i grandi protagonisti del giornalismo italiano, nel giorno di Natale, il 25 dicembre 2011, Giorgio Bocca è morto dopo una breve malattia, all’età di 91 anni.
Piemontese nato a Cuneo il 18 agosto 1920, oggi nella sua città d’adozione, Milano, è stato salutato nella Basilica di San Vittore al Corpo in forma privata, anche se si sono presentati in centinaia tra colleghi, familiari e semplici cittadini-lettori. Continua

Afghanistan, lettera dal fronte. Massimo Ranzani, il «Ranza», c’è ancora


Afghanistan, lettera dal fronte: Massimo Ranzoni, il «Ranza», c’è ancora

Non dimentichiamoli. I militari italiani scrivono dai fronti caldi della guerra al terrorismo e delle missioni di pace. Questa settimana il maresciallo Demis Farina ricorda il tenente degli alpini Massimo Ranzani, suo ex compagno di corso, rimasto ucciso nell’attentato del 28 febbraio a Shindand, in Afghanistan, dove sono stati feriti anche quattro suoi compagni. Le altre lettere e le risposte dei lettori si possono leggere sul sito www.panorama.it. Continua

Afghanistan: Luca Sanna, era in trincea per noi


Afghanistan: Luca Sanna, era in trincea per noi

Si era sposato con Daniela alla fine dell’estate, un mese prima di partire per il fronte. «Amore, aspetta fino a marzo, il viaggio di nozze lo faremo appena torno dall’Afghanistan e ti giuro che sarà bellissimo». È tornato invece in una bara avvolta nel tricolore Luca Sanna, 33 anni, il caporal maggiore alpino della brigata Julia ucciso in un agguato da un terrorista travestito con la divisa della polizia afghana. Continua

Pirati in aumento (del 57%) sulle strade italiane, nella prima metà del 2009

vittima della strada
Duecentoquattordici episodi di pirateria stradale nei primi sei mesi di quest’anno, il 57% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno passato (quando erano stati 136), per un bilancio complessivo di 43 persone uccise (-10%) e 263 ferite (+ 107%).
A rilanciare l’allarme è l’Associazione amici sostenitori polizia stradale che sottolinea come il monitoraggio affidato allo speciale osservatorio del periodico Il Centauro “riguarda solo una piccola parte degli eventi effettivamente accaduti”.
Anche se il dato 2009 conferma, purtroppo, il trend al rialzo. Nel 2008, rispetto al 2007, sempre secondo i dati Asaps di Forlì, sono stati 136 gli eventi osservati (+74%), con 48 morti (+30%) e 127 feriti (addirittura +92%).

Boom di incidenti
Gli episodi passati al setaccio dall’Osservatorio sono quelli più gravi, utili, spiega il presidente Giordano Biserni, “per ottenere importanti spunti di riflessione”: il 75% degli autori viene poi smascherato, mentre “solo” il 25% resta ignoto. Su 214 inchieste monitorate, 160 hanno condotto all’identificazione del responsabile, arrestato in 73 occasioni (45,6% delle individuazioni) e denunciato a piede libero in altre 87 (54,4%). Su tutti questi eventi pesa l’ombra dell’alcol e delle droghe: in 59 casi, 37%, ne è stata accertata la presenza, “ma è un dato che deve essere accolto con eccessivo difetto per essere considerato ‘attendibile’. Bisogna infatti considerare che la positività dei test condotti è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, 160 su 214. In diversi casi poi gli investigatori non possono più sottoporre il pirata a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall’evento”.
Gli eventi mortali sono stati 42 (19,6%), quelli con lesioni 172 (80,4%), con 43 vittime e 263 persone ospedalizzate. “Ovvio” aggiunge Biserni “che al nostro esame passano solo gli atti di pirateria più grave, quelli che bucano la cronaca o che i nostri 700 referenti sul territorio selezionano sulla scorta di precisi standard di riferimento”.
La mappa degli episodi, regione per regione
La regione che vanta il poco invidiabile primato è la Lombardia, con 36 episodi, seguita dal Lazio (29), Emilia- Romagna 28 e Veneto (18), Puglia (15), Liguria (14), Piemonte, Toscana e Sicilia (11). Le categorie deboli della strada, in particolare anziani e bambini, pagano un prezzo altissimo in termini di mortalità e lesività: 26 sono gli anziani coinvolti. Incremento vistoso dei bambini vittime di pirateria in 42 episodi (13,7% del totale), rispetto ai 17 del 2008.
Tanti gli stranieri, tra le vittime  i pirati
L’Osservatorio ha preso in esame anche la presenza di conducenti stranieri, definiti per questo “attivi”. Il 26,9% dei pirati identificati è risultato essere forestiero; anche l’11,1% delle vittime è costituito da stranieri. Il 58,4% degli atti di pirateria - 125 su 214 - avviene di giorno. Nel mese di luglio, ad oggi, sono già stati monitorati 29 episodi, con 12 morti e 44 feriti (23 pirati identificati).
L’identikit del pirata? “Nella maggior parte dei casi uomini di età fra i 18 ed i 45 anni, spesso sotto effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti. I motivi della fuga sono sempre gli stessi: guida senza patente perché mai conseguita o ritirata, paura di perdere i punti e quindi la stessa licenza di guida, assicurazione falsa o scaduta e per questo decidono di fuggire, sottraendosi alle proprie responsabilità. Le pene, peraltro, rimangono non elevatissime: da un anno a tre anni. Ora però le sanzioni per l’omicidio colposo connesso col consumo di alcol o sostanze stupefacenti sono diventate più pesanti. Le vocazioni all’irresponsabile fuga dovrebbero calare, se non altro per il fatto che tre pirati su quattro vengono scoperti”.

Report pirateria primi sei mesi 2009
Totale: 214
Notturni: 89 (41,6%)
Diurni:    125    (58,4%)
Autore noto: 160 (74,8%)
Autore ignoto: 54 (25,2%)
Denuncia (*): 87 (54,4%)
Arresto (*): 73    (45,6%)
Ebbrezza accertata (**): 59    (36,9%)
Stranieri attivi (*): 43 (26,9%)
Stranieri passivi (***): 34 (11,1%)
Donne (*): 10 (6,2%)
Eventi mortali:    42    (19,6%)
Eventi con lesioni:    172 (80,4%)
Persone uccise:    43
Persone ferite:    263
Pedoni  –    episodi 96
morti: 21
feriti: 75
morti: 21,9%
feriti: 78,1%
Ciclisti  –  episodi 19
morti: 3
feriti: 16
morti: 15,8%
feriti: 84,2%
di cui under 14:  episodi 10
morti: 2    feriti: 8
morti: 20%
feriti: 80%

(*) ovviamente, il dato si riferisce agli autori noti, in tutto 160
(**) la fattispecie riguarda anche l’assunzione di sostanze stupefacenti. Si ricorda che in molti casi l’ebbrezza non è stata rilevata per il semplice fatto che l’autore è stato individuato a distanza di giorni, quando gli effetti sono ormai scomparsi. Ci si riferisce, dunque, ad episodi di cui si sia individuato l’autore, ma il dato è da considerarsi sottostimato.
(***) Percentuale sul totale delle vittime tra morti e feriti, in tutto 306

Elaborazione Il Centauro/ASAPS.
Fonte: referenti Asaps e cronaca


Visualizza Allarme pirateria, più 57% nella prima metà del 2009 in una mappa di dimensioni maggiori

Decine di treni a rischio in Italia. Ecco la mappa interattiva


Visualizza Dopo Viareggio: i treni a rischio in una mappa di dimensioni maggiori

La strage ferroviaria di Viareggio occupa tutte le prime pagine. E dopo la cronaca arrivano le inevitabili polemiche. Il Corriere della Sera punta il dito sui nuovi pericoli. Ogni giorno ci sono 35 treni ad alto rischio. Trasportano gas, acido solforico, zolfo. Viaggiano sulla rete ordinaria, spesso di notte.

Anche Il Giornale punta l’attenzione sulla sicurezza. Sicurezza, il libro nero: tre anni di incidenti: si dà conto di motrici deragliate, vagoni di traverso, disastri sfiorati. Salta fuori un dossier elaborato dai macchinisti preposti al trasporto merci su rotaia: un elenco degli incidenti sconosciuti alla cronache e delle tratte più a rischio.
Nella sua edizione in edicola, Il Giornale pubblica anche un’infografica con le zone critiche della rete ferroviaria italiana. Ve la riproponiamo qui in una versione multimediale.

Repubblica mette l’accento sulle polemiche, i controlli mancati, le omissioni da individuare, il j’accuse del procuratore: “Un disastro non per caso”. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo plurimo e incendio colposo. Ora dovrà fare luce l’inchiesta aperta dalla procura di Lucca.

Il video un minuto dopo l’esplosione


Le tragedie sfiorate a giugno

Il disastro di Viareggio è stato preceduto, nel mese di giugno, da altri due incidenti avvenuti sempre in Toscana, che hanno bloccato a lungo la linea ferroviaria, sfiorando, in alcuni casi, la tragedia.
6 giugno: un cavo della linea elettrica aerea si stacca e colpisce il locomotore di un treno Intercity partito da Milano, rompendo uno dei finestrini anteriori. Le schegge feriscono al volto, lievemente, uno dei macchinisti. L’incidente succede nella galleria Val di Sambro, tra Bologna e Firenze, in una zona tristemente famosa per le stragi dell’Italicus (1974) e della vigilia di Natale (1984). L’Intercity riesce a uscire dal tunnel e ad arrivare alla stazione di Vernio (Prato), ma un altro treno rimane bloccato in galleria per due ore circa. Pesanti ripercussioni su tutto il traffico ferroviario.
22 giugno: due vagoni di un treno merci deragliano a Vaiano (Prato) urtando un Intercity regionale, ma senza conseguenze per i passeggeri. Uno dei vagoni era una cisterna piena di acido fluoridrico. Il traffico ferroviario rimane bloccato per più di 4 ore e riprende poi su un solo binario, con ritardi enormi.

Le informazioni per chi viaggia

Sono stati attivati tue numeri verdi per rispondere agli inevitabili disagi dei treni dopo l’esplosione a Viareggio. Il numero 800.892.021 attivato dalle Ferrovie dello Stato: informazioni sul servizio dei bus sostitutivi. Il numero verde regionale 800.570.530: informazioni sui ritardi e sui blocchi del traffico ferroviario. Il numero verde 800.732.911 è stato invece attivato dal Comune di Viareggio: qui è possibile avere informazioni “relative all’incidente ferroviario, danni, vittime, interventi”.

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LA GALLERY

LEGGI ANCHE: La Rete commenta le critiche a Berlusconi

Morti alla Saras, 4 avvisi di garanzia per omicidio colposo

Il 118 all'ingresso della raffineria SarasOmicidio colposo plurimo. Questo il reato su cui indaga la Procura della Repubblica di Cagliari. La vicenda è quella dei tre operai morti martedì pomeriggio nello stabilimento Saras di Sarroch: sui loro corpi verrà effettuata l’autopsia perché dai risultati degli esami si potrà capire la dinamica dell’incidente che è costato la vita ai tre uomini di Villa San Pietro. Si potrà capire se si è trattato di una tragedia, una fatalità aggravata da qualche errore umano, o se si tratta di gravi mancanze nell’applicazione delle procedure di sicurezza, come denunciano alcuni dei lavoratori della Saras. Oggi sono stati inoltrati gli avvisi di garanzia al direttore dello stabilimento sardo, Guido Grosso, e a tre responsabili della società Comesa, per cui lavoravano le vittime: il caposquadra Giannino Melis, il capocantiere Vincenzo Meloni e il direttore Francesco Ledda. Atti dovuti, come hanno spiegato al tribunale di Cagliari, per consentire alle persone coinvolte nell’inchiesta di poter nominare i propri periti in vista dell’autopsia, in programma domani sui tre corpi di Daniele Melis, Luigi Solinas e Bruno Muntoni. In particolare è da chiarire se al momento dell’entrata del primo operaio nella cisterna la bonifica era stata eseguita a dovere per permettere l’entrata delle persone: se verrà trovato nel sangue dell’idrogeno solforato, sarà il segnale di un mancato rispetto delle norme di sicurezza.I risultati degli esami istologici e tossicologici richiederanno almeno un paio di settimane. I corpi saranno restituiti alle famiglie probabilmente solo sabato. A questo punto non è escluso che i funerali possano slittare a domenica.

Berlusconi: “Tre mie case agli sfollati”

L'Aquila: il giorno del lutto

Sale ancora il numero dei morti nel sisma in Abruzzo e arriva a 293 vittime. Inoltre risultano ancora una decina di dispersi. La terra non dà tregua, continua a tremare: alle 21.38 di giovedì c’è stata una scossa di 4,9 gradi Richter, cui sono seguite altre scosse ieri poco prima delle 5.30 (magnitudo 3,7), alle 8.41 (3) e alle 13.53 (3,1). Altre ancora sono state avvertite questa mattina presto. Dal governo arriva anche un bilancio aggiornato sul numero degli sfollati: sono quasi 39.500, 24.138 sono nelle tende; 15.350 sulla costa in 139 hotel e in 1.680 abitazioni private.

“È il giorno della commozione” ha detto ieri Silvio Berlusconi, tornando a parlare, come aveva fatto giovedì, di un “dolore lancinante”. Il premier ha partecipato ai funerali di Stato, nel cortile della scuola della Guardia di finanza a Coppito, subito fuori L’Aquila. Si è commosso più volte, abbracciando i familiari delle vittime. “È stato un dolore, una cosa lancinante e lacerante”, ha detto. “Tutte le storie che mi sono venute addosso sono state drammatiche e la sfilata di bare uno spettacolo terribile. Lo dico anche da padre che capisce che dolore può essere la perdita di un figlio. È una cosa che non dimenticherò mai”. Non solo: “L’ho promesso sulle bare” ha aggiunto, “non lasceremo sola questa regione”.

Concretamente, ha promesso che gli sfollati avranno al più presto sistemazioni più confortevoli, mettendo a disposizione anche le sue proprietà: “Già molte persone hanno offerto le proprie case per aiutare gli sfollati del terremoto, e anche io farò quello che potrò offrendo delle mie case. Il governo farà di tutto per allocare in situazioni degne le persone senza tenerle in tende o costruendo baraccopoli o roulotte che sono cose precarie e drammatiche per i cittadini, i giovani e gli anziani. Le sistemazioni in albergo che stiamo organizzando sono una sistemazione degna, niente a che vedere con le tende”. In serata il premier ha precisato di avere messo a disposizione della protezione civile “tre mie case”, facendo in questo modo “la stessa cosa che hanno fatto tanti italiani che hanno messo a disposizione milleseicento abitazioni, soprattutto case di vacanze”.

Mentre un ordinanza del presidente del Consiglio pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale stabilisce che gli sfollati riceveranno un contributo massimo di 400 euro mensili se la famiglia è composta da quattro persone (in pratica 100 euro a testa) oppure in presenza di disabili o ultra 65enni. L’ordinanza autorizza “un contributo per l’autonoma sistemazione fino a un massimo di 400 euro mensili, e comunque nel limite di 100 euro per ogni componente del nucleo familiare abitualmente e stabilmente residente nell’abitazione”. Se il nucleo familiare è composto da una sola persona, il contributo è di 200 euro. Se nel nucleo familiare sono presenti “persone di età superiore ai 65 anni, portatori di handicap o disabili con una percentuale di invalidità non superiore al 67%, è concesso un contributo aggiuntivo di 100 euro mensili per ognuno” di loro. I benefici economici saranno concessi per tutto il 2009 “salvo che non si siano realizzate le condizioni per il rientro nell’abitazione o si sia provveduto ad altra sistemazione avente carattere di stabilità”.

L’indennità di 800 euro mensili promessa ai titolari di attività commerciali, produttive, agricole e artigianali non è nell’ordinanza del presidente del Consiglio pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Secondo quanto si apprende da fonti di governo, l’indennità verrà inserita nel decreto legge che verrà approvato dal Consiglio dei ministri dopo Pasqua.

Alle esequie era presente il segretario del Pd Dario Franceschini (oltre al presidente Napolitano e tutte le massime cariche dello Stato) e Berlusconi ha sottolineato, al termine della cerimonia, la necessità di un clima di unità politica: “Di fronte a un accadimento come questo, non solo è necessario ma indispensabile un clima di unità”. I leader dei due schieramenti si sono stretti la mano. Terminati i funerali Berlusconi ha salutato Napolitano e il segretario di Stato vaticano Bertone, poi ha visitato la sala operativa della Protezione civile allestita alle spalle del palco dove si è tenuta la cerimonia. In mattinata il presidente del Consiglio aveva detto che il governo “si impegna davanti agli italiani per far rinascere il territorio e garantisco che troveremo tutti i fondi indispensabili”.

“Tutte le case distrutte saranno ricostruite” ha poi ribadito il premier. Rispondendo alle domande di un ingegnere a L’Aquila, Berlusconi ha assicurato che la “new town” da costruire a fianco della vecchia città (”richiesta dal vostro sindaco”) non sarà un ghetto, ma anzi sarà costruita, “con il linguaggio architettonico locale”, sul modello di Milano2 e Milano3. Un gruppo di esperti russi sarà in Italia domenica 12 aprile per valutare la stabilità degli edifici nelle zone colpite dal terremoto: sarà il primo aiuto dall’estero accettato dal nostro Paese dopo il sisma che ha colpito l’Abruzzo.

Il premier ha poi fatto notare che “tutte le case che sono venute giù, anche quelle non antiche, erano costruite senza criteri antisismici. Anche le case costruite negli anni ‘70 e ’80 sono venute giù”, ha aggiunto: “erano fatte con cementi che non si usano più, con ferri che non si usano più, senza meccanismi di aderenza e legate alle tecnologie di allora”.

Il terremoto visto dai bambini dell’Abruzzo: “Cosa vorrei? Un’ambulanza”

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La cosa più importante: l’ambulanza. Poi l’ombrello, la boccia con i pesci rossi, il sole. Sono queste le “cose” essenziali che, dopo il terremoto, i bambini delle tendopoli mettono nei loro disegni.

Elaborano la paura con fogli e matite colorate. Da quei disegni le neuropsichiatre infantili cercano di capire come e quanto il trauma della scossa è presente nei più piccoli.
Il foglio con l’ambulanza e l’ombrello l’ha disegnato Davide, un bimbo dell’asilo, che ha aggiunto anche delle pistole. Un simbolo di difesa in questo caso, precisano gli esperti, non di violenza.
La violenza è quella che i ragazzini attribuiscono al terremoto. In molti dei disegni dei piccoli ospiti della tendopoli di Piazza d’Armi, la più grande dell’Aquila, ci sono montagne minacciose all’orizzonte, i profili marcati e cime che assomigliano ai denti di una sega. Chi invece ha elaborato positivamente lo stress post-terremoto disegna le montagne come amiche, protettive, i profili sono dolci. Lo fa ad esempio Claudia, una bimba di 10 anni che al centro del foglio mette una casetta tutta di legno, senza finestre. Claudia disegna però se stessa fuori dalla casa, con le braccia aperte, in segno di fiducia. Nel disegno di Robert si intravede invece un bambino spaesato. Sul foglio ha realizzato un grande campo da calcio, ma lui è da solo su quell’erba, non ha amici accanto.
Per qualcun’altro il terremoto è un mostro tecnologico: un bambino, subito dopo il sisma - raccontano le neuropsichiatre - lo aveva disegnato come un robot che “aveva il compito di aprire e pulire la terra”.
Non mancano le elaborazioni mistiche della tragedia: “le case sono tutte rotte - ha scritto una bambina - la mia no, perchè la mamma l’ha salvata con le preghiere”. Laura, infine, una piccola di 5 anni, disegna sul foglio un grande arcobaleno che copre tutti i bambini sul prato, e sopra l’arco una sorta di “madre protettiva”. I bimbi che per Laura sono buoni si trovano sopra il prato, i cattivi, con le pistole, sono esclusi dal tappeto verde. Il titolo del disegno è “Forza Bambini”.
Dai racconti, e dai tanti, colorati disegni, emerge la creatività infantile, tra paura e capacità di adattamento, che si lega magari a cogliere gli aspetti positivi della nuova situazione, accanto alla nostalgia per la vecchia. E così c’è chi scrive della propria felicità di passare tutte le giornate con i genitori: “A volte giochiamo a carte con papà e io mi diverto tanto perchè mi spiace stare così sempre con lui”.
terrebimbi
A raccolgiere disegni, sfoghi, racconti delle piccole vittime del sisma - quello di Umbria e Marche, nel settembre 1997 - fu il maestro Antonio Mosciatti, della scuola elementare di Serravalle di Chienti. Li fece parlare, scrivere, disegnare su quella loro esperienza, anche per aiutarli a tirarla fuori. Da una frase, bella e terribile, di un bimbo, è nato anche il titolo Mi tremava anche il sogno del libro, edito dalle Edizioni Scientifiche Magi (pp. 104 - 10 euro)
Qualche stralcio: “La mamma urlava per il terrore. La casa ballava tanto forte che i mattoni cadevano davanti a noi, per fortuna senza colpirci. ‘Questa è la nostra fine!’, esclamava accanto a me che piangevo per la paura. Ora la mia casa è gravemente danneggiata e la mia famiglia non ha più un rifugio sicuro. Le vie del mio paese sono piene di ruderi. Dove noi giocavamo a nascondino non si passa più”, scrive Valentina. “In roulotte ci dormo perchè ancora abbiamo tanta paura del terremoto che non finisce mai: l’ultima scossa l’abbiamo sentita proprio oggi. Era fortissima. Comincio a stancarmi di questa vita. Io voglio che il terremoto finisca perchè voglio tornare a vivere nella mia casa”, sbotta Gessica.

Una Gessica di 12 anni fa a Serravalle, che non appare diversa dai bambini elle tendopoli abruzzesi, e anzi aiuta a capirli, a saperli sentire più vicini.

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Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
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