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Palermo: guerriglia notturna per vendicare due ragazzi morti

Morti per sfuggire alla polizia, scontri a Palermo

Doveva essere un’imboscata alla polizia. Dietro le violenze che la notte scorsa hanno visto protagonisti decine di ragazzi dell’Albergheria, quartiere popolare di Palermo teatro di scontri con le forze dell’ordine, c’era la precisa volontà di attirare gli agenti in un tranello.
Ne sono convinti gli investigatori che indagano sugli episodi di guerriglia urbana scoppiati a poche centinaia di metri dalla Questura, tra i vicoli del rione in cui sono cresciuti Pasquale e Giuseppe, i due ragazzi morti la settimana scorsa per sfuggire all’inseguimento di due “volanti” della polizia.

Una reazione, quella di alcuni abitanti della zona, annunciata da decine di scritte comparse sui muri del quartiere già ieri pomeriggio: testimonianze di odio contro la “polizia infame” e promesse di vendetta. “Sbirri” diceva una “dovete morire tutti”. E ancora: “Pasquale e Giuseppe, vi vendicheremo”.
Che in molti, all’Albergheria, incolpassero gli agenti della morte dei due 17enni, coinvolti in un incidente mentre fuggivano contromano sulla circonvallazione a bordo di uno scooter non assicurato, era evidente già il giorno dei funerali dei ragazzi, celebrati in una chiesa stracolma e accompagnati da grida e insulti contro la polizia. La scorsa notte il quartiere ha deciso di passare ai fatti.

Un gruppo di giovani ha dato fuoco ad alcuni cassonetti dei rifiuti, a pochi metri dall’Ospedale dei Bambini, nel cuore del rione. Poi, le fiamme sono state appiccate ad un’auto. Il fumo e l’odore di bruciato hanno invaso i vicoli. Probabilmente, dicono gli investigatori, cercavano di attirare le “volanti”. A spegnere il rogo, insieme ai vigili del fuoco, invece, sono arrivati i carabinieri a cui, ieri sera, andava la “competenza” territoriale su quella parte della città. Alla vista dei militari i ragazzi hanno cominciato a tirare sassi, poi sono fuggiti via.

Nelle strade del rione piene di persone, nonostante fosse piena notte, si respirava una forte solidarietà nei confronti degli autori dell’agguato. Pochi i commenti critici, temperati comunque dalla considerazione che “è necessario far luce sulla morte di Pasquale e Giuseppe” e dal dubbio che “forse quell’inseguimento non era necessario”. Una riflessione questa fatta, durante l’omelia, anche dal sacerdote che ha celebrato i funerali, padre Cosimo Scordato, da oltre vent’anni parroco dell’Albergheria. “Non avevo alcuna intenzione di aizzare gli animi” spiega. “La gente mi ha capito benissimo. Parlavo del mistero della morte di Cristo e mi chiedevo se Pasquale e Giuseppe sarebbero stati ancora tra noi, se non fosse successo quel che è successo”.

Non hanno dubbi e difendono l’operato della polizia, invece, il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, e il presidente dell’Ars Francesco Cascio che hanno espresso solidarietà agli agenti.

Palermo, sfuggono alla polizia: due 17enni si schiantano contromano

Un agente della Polizia

Tragico inseguimento a Palermo, dove due 17enni sono morti mentre tentavano di sfuggire a una volante della polizia a bordo di una moto. Sospettati di aver rubato il mezzo su cui viaggiavano, i due hanno imboccato una strada contromano, schiantandosi contro un’auto che procedeva nel giusto senso di marcia. Inutile l’intervento dei soccorsi. Giuseppe G. e Pasquale S. sono morti sul colpo.
Tra l’inseguimento e lo schianto sono trascorsi pochi minuti. Quando gli agenti delle volanti, avvertiti dal 113, si sono accorti che i due minorenni stavano procedendo contromano in viale Regione Siciliana, hanno rallentato, sospendendo l’inseguimento e, tenendo accessi i lampeggianti, hanno cercato di avvertire gli automobilisti che viaggiavano nel senso di marcia della presenza dello scooter.
Secondo una prima ricostruzione, però, i due ragazzi hanno proseguito nella fuga e si sono schiantati frontalmente contro una Fiat Punto. Il conducente dell’auto è ricoverato in ospedale con un trauma cranico e 25 giorni di prognosi. I due ragazzini erano incensurati.

Tutto è nato quando gli agenti erano stati avvisati da una telefonata anonima del furto di uno scooter. All’arrivo degli agenti, i due ragazzi sono scappati e i poliziotti hanno pensato che fossero loro i ladri. In realtà non era così.
Il motorino su cui viaggiavano, un Honda 150, apparteneva a uno dei due ragazzi, che si sono spaventati perché non era assicurato e hanno temuto che potesse venire sequestrato. Una circostanza accertata dai vigili, che hanno controllato i documenti dopo la tragedia, e confermata dai familiari dei ragazzi: dietro la fuga c’era solo la volontà di non perdere il mezzo e di non pagare una multa probabilmente salata. Gli agenti li inseguivano dopo avere ricevuto una segnalazione dalla sala operativa relativa al furto di una moto. Sulla vicenda il pm di Palermo Annamaria Picozzi ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti. Il reato ipotizzato è omicidio colposo.
Ora Antonio Ferrara, padre di uno dei due ragazzi morti, non riesce a darsi pace: “Voglio la verità, voglio sapere come si sono svolti i fatti, chi ha ucciso mio figlio”. Gridano i parenti e tengono a precisare che Pasquale “non era un ladro” e che la fuga era determinata soltanto dal fatto “che l’assicurazione dello scooter era scaduta”.

Morta a 77 anni per 800 euro. Preso l’aggressore: era libero per l’indulto

Una pattuglia di carabinieri

Preso. Dai carabinieri di Desio, centro della provincia di Milano. Si chiama Pierluigi Russello Saccullo, 31 anni, ed è accusato di aver ucciso la donna di 77 anni che aveva resistito a un tentativo di scippo. L’uomo è piemontese di origine ma da qualche anno vive nella cittadina del milanese dove sabato si è consumata l’aggressione costata la vita all’anziana.
L’uomo aveva da pochi mesi beneficiato dell’indulto, uscendo dal carcere dove stava scontando una pena per rapine e sequestro di persona. Uscito dal carcere, era stato ricoverato in una comunità terapeutica per tossicodipendenti dalla quale era poi scappato, ripiombando nel tunnel dell’eroina.
Noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio, all’uomo potrebbero essere riconducibili almeno altri sette scippi commessi nell’ultimo mese e mezzo. Stando alle testimonianze raccolte dai carabinieri, in particolare quella dell’amica della vittima, dalla quale la donna si era separata poco prima di subire l’aggressione, i carabinieri hanno ricostruito che la donna rimasta uccisa, Antonietta Mariani, aveva nella propria borsetta 800 euro e non pochi soldi. Il suo aggressore, però, in un paio di giorni aveva polverizzato quella somma.

Catturato dai carabinieri già nel tardo pomeriggio di domenica, avrebbe reso piena confessione. Nel suo racconto sembrano però non trovare conferma due elementi che erano invece emersi da alcune testimonianze raccolte dai militari: l’aggressore sarebbe stato infatti da solo in moto, e non con un complice, e non avrebbe usato un bastone. L’anziana donna sarebbe morta nella violenta aggressione, cadendo a terra e battendo la nuca contro il bordo del marciapiede.

Le indagini hanno ricevuto una svolta grazie alla testimonianza di un appassionato di due ruote che, subito dopo lo scippo, ha fornito ai Carabinieri il modello esatto della moto, una Honda 950, utilizzata dallo scippatore. Le telecamere di un distributore e di un supermercato hanno fatto il resto:una telecamera vicino alla stazione di rifornimento è riuscita ad inquadrare, seppur parzialmente, la dinamica dello scippo, filmando l’arrivo di un motociclista a bordo di una moto di grossa cilindrata e di colore nero tigrato e la successiva caduta della donna. Il motociclista vestiva indossava una t-shirt nera su cui era disegnata una lisca di pesce: la stessa maglietta indossata da Pierluigi Saccullo Russello quando, poco prima dello scippo mortale, era stato ripreso dalle telecamere a circuito chiuso del supermercato Esselunga, dove si era recato per fare alcune fototessera per il rinnovo di un documento.

A Desio il fenomeno degli scippi aveva creato particolare allarme. Negli ultimi due mesi, infatti, ne sono stati messi a segno una ventina. “Sono da sempre contrario all’indulto, e la morte della mia povera concittadina ne è purtroppo un’amara conseguenza”: ha commentato il sindaco di Desio Giampiero Mariani. Che poi ha sottolineato: “Desio è sempre stata un’isola felice, e lo è ancora”. Vero è però che a Desio si sono verificati di recente diversi episodi di microcriminalità, in particolare scippi. Secondo il sindaco, questo è comunque un fatto isolato, di altra portata. “Una rondine non può fare primavera” ha detto Mariani “questo è un caso isolato legato a una persona con evidenti problemi, che veniva da fuori (l’arrestato è originario di Settimo Torinese, ndr), che era da tempo controllata dalle forze dell’ordine”. “Per prevenire eventuali nuovi episodi di violenza” ha aggiunto Mariani “intendiamo promuovere maggiore coesione fra carabinieri, polizia e comune, al fine di monitorare meglio la zona e far sentire i cittadini più sicuri”. E proprio ai desiani va il pensiero del sindaco: “Amo i miei concittadini: la loro spiccata coscienza collettiva ci sarà d’aiuto per superare tutte le difficoltà”.

A 300 all’ora sulla A7: da bulli su Internet a indagati per istigazione a delinquere

Un fermo immagine del video in cui un centauro sfrecciava a 300 km/h sul tratto Serravalle-Bolzaneto e ritorno sull'autostrada A/7,
Sono terminate le indagini preliminari sulle corse spericolate in moto sull’autostrada A/7, filmate e messe su Internet. Due gli indagati: un 25enne e un 39enne, entrambi abitanti ad Arquata Scrivia (Alessandria) ai quali vengono contestati i reati di attentato alla sicurezza dei trasporti, gareggiamento in velocità, istigazione per delinquere per avere messo in rete i filmati.
Le indagini della polizia stradale risalgono a novembre 2006 quando su Internet compaiono due video con la performance di un centauro che, sul tratto Serravalle-Bolzaneto e ritorno sull’autostrada A/7, sfreccia tra le auto sul filo dei 300 all’ora, sfiorando cantieri e muri. Dal riflesso del casco sul contachilometri e da altri particolari, gli investigatori risalgono al primo giovane: nel suo garage sono trovati una moto Honda Cbr 1000 smontata, giubbotto, webcam e staffa per applicarla al cruscotto, un hard disk.

Poi la polizia stradale viene in possesso di un terzo video di una corsa spericolata sull’A/7 compiuta da un rider in sella a una Aprilia Rsv 1000.
Per gli investigatori è l’altro uomo, filmato questa volta dal primo che lo seguiva sulla sua Honda.

Bormio, quei pirati della strada ragazzini

La moto che ha travolto il piccolo Renzo Giacomella
Due facce normali, da giovani senza problemi. La prima è quella di un ragazzino di 17 anni, che ha smesso di studiare e si è messo a fare il muratore. L’altra è quella di un neo maggiorenne, ancora studente. A legarli, il destino di un’assurda tragedia; a dividerli 120 chilometri: quelli che corrono tra il carcere di Sondrio e il Beccaria di Milano.
Perché lì sono stati portati i due ragazzi, dopo aver ammesso di essere i responsabili della morte del piccolo Renzo Giacomella, il bimbo di 3 anni e 10 mesi che con mamma Nicoletta Martinelli e la sorellina Mery di 6 anni, sabato sera stava rincasando lungo la pista ciclabile di Bormio, dopo una scampagnata in bicicletta.
Hanno dunque il volto dell’innocenza, eppure non si sono costituiti spontaneamente. Anzi, hanno cercato di mentire ai carabinieri di Sondrio che li hanno sentiti prima come persone informate sui fatti, poi come indagati.
Nel tardo pomeriggio di mercoledì 10 ottobre, la svolta. E le prime ammissioni, tra i singhiozzi di un pianto liberatorio. Poi l’abbraccio con i loro genitori che si sono mostrati inflessibili davanti al loro arresto. “È giusto così”, ha commentato il papà di uno dei giovani.
Il più giovane, che abita a Bormio, è ora sotto la custodia del tribunale dei minori di Milano. Il più grande, di Santa Lucia, è stato portato nel carcere di via Caimi a Sondrio. La posizione più delicata è quella del minorenne, che aveva dato un passaggio all’amico. Gli viene contestato l’omicidio volontario: guidava al buio e si assunto perciò, secondo l’accusa,  il rischio di causare la morte di qualcuno. Deve anche rispondere di omissione di soccorso e fuga. Per il neo maggiorenne, invece, omicidio colposo. Erano tutti e due in sella a un’Husqvarna 125 da enduro, quella sera. Il minorenne alla guida con in testa un casco (ma nulla a che vedere con quello descritto dalla giovane madre) il maggiorenne seduto dietro, a capo scoperto. Anche per questo, e soprattutto perché su quella stradina proprio non potevano viaggiare (men che meno in due e senza protezione) avevano deciso di spegnere il fanalino anteriore. L’idea era di percorrere a fari spenti e nel minor tempo possibile la pista ciclabile dell’Alute, la piana che collega Bormio con Valdisotto. Del resto era già buio. Ormai erano le 20 e nessuno li avrebbe visti dalla vicina statale. Nemmeno le pattuglie che spesso si incrociano sulla 38.
Li ha visti solo all’ultimo, invece, mamma Nicoletta, che insieme a Renzo e Mary, stava tornando a casa dopo una scampagnata in bicicletta.

Il VIDEO servizio:

Sicurezza stradale: due ruote, una carneficina. Ci vuole più casco sulle spalle

Dall’inizio dell’anno sono stati 152 gli incidenti mortali in Italia che hanno coinvolto veicoli a due ruote su 478 vittime della strada totali, considerando i soli giorni del weekend: il 31,8%. Dati impressionanti, rilevati dal presidente dell’Associazione sostenitori della Polizia stradale (Asaps), Giordano Biserni. E a partire dal fine settimana di Pasqua per scooter e motociclette gli incidenti dalle conseguenze estreme sono stati 69 su 105 complessivi, pari al 65,7%: in particolare 26 su 37 (70,3%) nel periodo pasquale (6-9 aprile), 19 su 34 (55,9%) nel weekend successivo (13-15 aprile) e 24 su 34 (70,6%) nell’ultimo (20-22 aprile).

Il truce bollettino non prende poi in considerazione la strage recente di Appignano (Mc), con i quattro adolescenti falciati dal furgone guidato da un ubriaco. O i due fidanzatini di 13 e 14 anni deceduti il 24 aprile nel cuneese, o i due centauri schiantatisi sull’A3, vicino Napoli…

Tutto mentre è in corso, agli sgoccioli, la Settimana mondiale per la sicurezza stradale, che termina domenica prossima. Tante le azioni di sensibilizzazione in programma, per l’occasione, anche per i “due ruotisti”. Oggi e domani ad Orvieto “Sicuri su due ruote”, teenager in piazza a scuola di guida sicura.

La giunta comunale di Canosa (Ba), per favorire un atteggiamento più responsabile verso la propria incolumità, ha deciso di regalare un casco ai ragazzi che supereranno il corso per il conseguimento del “Certificato di idoneità alla guida dei ciclomotori”. E a Castellammare di Stabia (Na) si è appena concluso “Strade amare, strade da amare“, un ciclo di incontri con i ragazzi dell’Istituto superiore “Vitruvio” per spronarli a misure di sicurezza stradale e soprattutto all’uso del casco.

Raccordo anulare, che passione! Ci mancavano solo i Tir lumaca

Traffico in via Latina, a Roma. Foto di _mirko_ (ç„¡)'s, tratta da flickr.com
L’appuntamento, si fa per dire, è sabato mattina. Tutti sul grande raccordo anulare di Roma con i Tir dell’Associazione italiana delle imprese di autotrasporto (Assotir). Che, per denunciare la drammatica situazione del trasporto su gomma - si legge in una nota - hanno invitato centinaia di imprese di autotrasporto a “passeggiare” a bassissima velocità, con i loro veicoli lunghi 18 metri, sulla carreggiata interna del Gra, partendo dallo “svincolo per l’Autostrada di Fiumicino, alle ore 09,00 di sabato 14 aprile”.
Prevedibile quindi che il lungo serpentone di camion, Tir e furgoni, come ammette la stessa Assotir, avrà inevitabili ripercussioni sul traffico della capitale e trasformerà il sabato in un tranquillo giorno di ingorgo “da paura”. Con una differenza, tuttavia: la coda avanzerà, sia pur a passo d’uomo, non sarà immobile, come avviene quasi a tutte le ore nei giorni feriali.
La protesta, indetta “dopo il deludente e scontato esito della vertenza con il Governo”, verrà anche raccontata “in diretta” in una conferenza stampa sui generis organizzata in autogrill: perché l’opinione pubblica, auspica Assotir, conosca la fatica di chi lavora viaggiando sulle strada. La stessa che fiacca i nervi degli automobilisti imbottigliati, ogni giorno, nel traffico. Non solo di Roma.

Segnalate a Panorama.it le altre “strade di scorrimento” d’Italia in cui scorre solo il tempo, perché si viaggia a passo d’uomo.

Qui, per consolarsi, il raccordo anulare cantato da un esilarante Guzzanti-Venditti:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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