Leggi tutte le notizie su:
MpA

Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani
Che cosa accadrebbe se i gruppi parlamentari di Pd, IdV, Udc, Api (Rutelli) e Fli (Fini) salissero al Colle, in caso di crisi politica, per dare vita a un governo di transizione che riscriva una nuova legge elettorale che archivi il Porcellum? Avrebbero i numeri per costruire una nuova maggioranza? La risposta (oggi) è no: quand’anche trovassero un accordo su un sistema di voto alternativo –   ipotesi tutta da verificare – questi cinque gruppi parlamentari potrebbero contare alla Camera al massimo su 309 voti (la maggioranza è di 316 deputati) mentre a Palazzo Madama i senatori di PdL e Lega sono 161 su 321 (compresi i senatori a vita), una quota che mette la maggioranza PdL+Lega relativamente al sicuro da eventuali ribaltoni. Continua
- Tags: Basilicata, egidio-digilio, elezioni, europarlamentare, Io amo l'Italia, Lucania, Magdi-Allam, MpA, nicola-pagliuca, Pd, pdl, petrolio, regionali 2010, Udc, vincenzo-de-filippo
-

Il giornalista Magdi Cristiano Allam, candidato governatore in Basilicata | (Ansa)
Quant’è complicata la sfida e quanti schiamazzi nell’arena politica della Basilicata, regione più timida del Meridione. Alle regionali di fine marzo, a differenza della confinante Puglia, dove i candidati in gara sono tre, per la conquista del “Texas italiano” (per la presenza di importanti giacimenti di petrolio), sono addirittura sei. E potrebbero diventare sette. Continua
- Tags: Fas, Gianfranco-Miccichè, governo, Lega, MpA, Nord, partito, pdl, Raffaee-Lombardo, Sicilia, Silvio Berlusconi, Sud
-

di Andrea Marcenaro
Gianfranco Miccichè vuole fare il partito del Meridione. E ama cucinare. Meglio ancora, adora nutrire le persone. Vedeste come salta tra i fornelli di pasta e polpi e gamberoni nella sua casa sopra Cefalù, località Sant’Ambrogio, per la precisione. Che intanto, come patrono ispiratore di un progetto sudista, un santo propriamente meridionale non si potrebbe dire.
Ma esiste una specie di test. Dite voi se avete mai sentito di qualcuno capace di nutrirsi, o di nutrire generosamente gli ospiti, e valente nello stesso modo nella battaglia politica. Non esiste. Esempi, finché se ne vuole. Bettino Craxi, bulimico con se stesso e con gli altri, è finito come si sa. Marco Pannella, che a vederlo quando s’ingozza resta un piacere, s’è fatto fare le scarpe da Emma Bonino, una che con l’1 per cento, l’1,2 quando esagera, già è satolla. Giuliano Ferrara potrebbe fare il segretario di dieci partiti, se non stesse troppo schiettamente a tavola. Giulio Andreotti, invece lui sì, lui non si nutriva veramente mai. Al massimo sbocconcellava. Un assaggino e un po’ di mal di testa. Un po’ di mal di testa e un assaggino. Cinquecento governi digeriti a stomaco chiuso. Così va la politica che vince. Come perfino i muri sanno, l’onorevole sottosegretario Gianfranco Miccichè, grande mangiatore, grandissimo cuoco, siciliano, anzi palermitano, anzi berlusconiano, anzi berlusconiano della prima ora, si è messo comunque in testa di fondare un partito suo, diverso da quello di Silvio Berlusconi. E mica in un posto da ridere. Dove nacque quella quisquilia chiamata questione meridionale.
Disse una volta un tipo: se un siciliano ti dice prendiamoci un caffè, tutto avrà voglia di fare, farsi vedere al bar con te, scambiare due chiacchiere, invitarti a cena davanti agli altri, evitare qualcuno, guardare le tette della cassiera, qualsiasi cosa, ma l’unica cosa che non gli interessa, puoi star sicuro, è prendere un caffè. La prima lettura non è mai esatta, puoi giurarci. Ricorda chi lo disse?
No.
Lei. Che, se oggi dichiara facciamo il partito del Sud, tutto vuol farci intendere, probabilmente, che desidera più spazio per lei in Sicilia, che ha voglia di bastonare il ministro Giulio Tremonti, o di procurare magari un fastidio alla Lega nord, meno che fare davvero il partito del Sud. La prima lettura non è mai esatta, può giurarci.
La metafora del caffè si riferiva a un linguaggio antico, al modo di parlare tipico dei democristiani. Stagione finita e linguaggio anche. Nei bar di Borgo Nuovo si parla oggi col linguaggio che si usa a Treviso?
No, nei bar di Borgo Nuovo hanno visto quello che hanno fatto gli avventori dei bar di Treviso e gli sta frullando in testa l’idea di copiare un po’ la loro esperienza. Di organizzarsi anche loro un po’. Di contare quel poco a loro volta. Insomma, di difendersi per ripartire. Tra loro, da qui. Che c’è, dà fastidio?
A qualche siciliano del suo partito molto fastidio, a quanto pare. Al presidente del Senato Renato Schifani, per esempio, o al ministro Angelino Alfano.
Non ne voglio parlare.
Ne deve parlare.
Chieda a loro perché sono infastiditi, non lo chieda a me.
Io sono qui con lei.
Allora solo questo: che abbiano invitato il governo a non concedere al Sud i fondi del Fas, perché sarebbero stati spesi male, diciamo che è stato doloroso.
Ma mica del tutto campato in aria.
Del tutto campato in aria.
Scusi, signor sottosegretario, le leggo alcuni titoli usciti oggi sulla cronaca locale dei giornali di Palermo: “Musei, dagli incassi mancano 20 milioni. La regione li chiede ai gestori privati, si apre il contenzioso”. Poi: “L’università approva il bilancio, ma il deficit reale resta un’incognita. Per quantificare il buco bisognerà attendere”. Ancora: “Il sindaco Cammarata: la giunta può aumentare l’Irpef”. E un’ultima cosa: “All’Azienda comunale dei rifiuti il posto fisso viene trasmesso di padre in figlio”. Non sembrerebbe un’eccezione, è la regola.
Lei sta operando una manipolazione.
Mi dispiace, le sto mostrando una fotografia.
Certo che è una fotografia. Se confronta questa foto con quella di ciò che sta succedendo in questo momento in Lombardia, è così. Ma se guardiamo il film degli ultimi 10 anni, risulta clamoroso come il gap sia diminuito e stia tuttora diminuendo. Solo che quel film non ce lo vogliono far vedere, c’è qualcuno che lo nasconde nei cassetti. E tra quel qualcuno c’è la stampa nazionale.
Potrebbe essere leggermente più circostanziato?
Lei è disponibile a lasciarmi circostanziare un po’ di più?
Prego.
Guardi che può risultare noioso.
Prego.
Lungo e noioso.
La prego.
Conosce l’Ocse? Bene. Il capitolo della relazione Ocse 2001, pagina 116, concludeva con un giudizio perentorio sulla gestione degli interventi pubblici nel Mezzogiorno: “Il meccanismo di coordinamento di queste politiche è molto debole e può portare a risultati contraddittori. Monitoraggio e valutazione di queste politiche sono egualmente assai deboli e richiedono di essere drasticamente migliorati”. Morale, un disastro.
Non si dia la zappa sui piedi, onorevole Miccichè.
Le sto proiettando il film, trattenga la pazienza.
Rapporto Ocse del 2003, due anni dopo: “Nel sistema di governo del Sud c’è stata una radicale trasformazione da una mentalità di contributi a pioggia a vincoli di bilancio rafforzati con un uso efficiente di aiuti pubblici mirati e fondi strutturali comunitari”.
Un passo avanti.
Aspetti. “In conseguenza, tutte le regioni del Sud hanno migliorato i loro sistemi di governo pubblico e la loro performance economica in conformità con il nuovo approccio”. Conclusione: “Come risultato, tutte le regioni del Sud hanno pienamente utilizzato le risorse comunitarie”. E deve ancora portare pazienza.
Perché?
Perché le offro la colonna sonora del film che i giornali e alcune forze politiche, diciamo qualunquisticamente del Nord, tendono a tacitare. Rapporto Ocse del maggio 2005: “In gran parte per effetto delle nuove politiche di sviluppo, il Sud ha registrato negli ultimi anni un più alto tasso di crescita rispetto al Centro-Nord (un record dal dopoguerra), riducendo in misura significativa il divario di reddito pro capite. È la prima volta dagli anni Sessanta che l’accumulazione di capitale, la base essenziale dello sviluppo, è favorevole al Sud”.
Complimenti, adesso basta.
No, me lo consenta, c’è la ciliegina del Fondo monetario internazionale. Che questo dice: “Il nuovo quadro delle politiche per il Sud si è quindi allontanato dalla logica dei sussidi e dagli interventi settoriali… e i risultati segnalano che il contributo alla crescita degli investimenti pubblici è notevolmente aumentato nel Sud, mentre alla fine degli anni 90 tale contributo risultava decisamente inferiore a quello del Centro-Nord”. Contento?
Aspetto che tiri la sua morale. Qual è?
Che per la prima volta, nel silenzio generale, e diciamo pure con un’ostilità palpabile, una classe dirigente meridionale aveva raggiunto risultati straordinari e l’hanno stoppata. E di brutto. Perché?
Perché i soldi sono quelli che sono e se vanno al Sud non vanno al Nord?
Bravo. E tutto nasce in questa legislatura.
Colpa di Berlusconi?
No, Berlusconi ha fatto molto. Credo che abbia più volte immaginato che una cosa come quella che ora stiamo mettendo sul piatto gli fosse utile. E se non avesse ricevuto forti pressioni contrarie, mi avrebbe dato più spazio. Me ne ha dato molto, certo. Ma è il primo a sapere che la nascita del partito del Sud ormai è ineluttabile.
Lo sta facendo dietro sua indicazione?
No, ma senza la sua ostilità , mi pare.
Beh, non è che debba cercarle proprio col lanternino le ostilità nel centrodestra. Tutto nasce in questa legislatura, diceva prima, perché?
Perché, prima, i ruoli consentivano che in qualche modo il Sud pesasse nelle scelte. Meno del necessario, ma un po’ sì. Ora, con il partito unico di centrodestra e una forte Lega schierata come un sol uomo contro il Sud, tutto è saltato.
Lei descrive un Meridione che, se non ci fosse Umberto Bossi, sarebbe l’Eldorado. La questione puzza un po’. L’acqua manca ancora nelle case, i lavori socialmente utili si sprecano, la disoccupazione tocca picchi che sembravano dimenticati: fino al 30 per cento, si dice. Insomma, forse ci sono classi dirigenti migliori in giro. E altrove c’è anche più voglia di spazzare davanti all’uscio della propria casa senza aspettare l’aiuto divino, forse.
Fino a poco tempo fa nelle case di Palermo l’acqua arrivava per quattro ore ogni due giorni. Ora c’è 24 ore al giorno, ovunque. La disoccupazione qualche anno fa era al 25 per cento. Poi è scesa al 12. Ora è cresciuta al 13, non al 30. Chi dice al 30 spara balle sapendo di spararle. Lasciamoli perdere, non c’è niente da fare. Anzi, li faremo neri: noi vogliamo la nostra rappresentanza politica e l’avremo.
Se c’è una cosa che non è mai mancata al Sud è la rappresentanza politica. Ministri da tutte le parti, in tutte le stagioni, con qualsiasi governo. Forse avete niente niente trascurato i territori che vi avevano eletto.
È vero che la politica, al Sud, ha funzionato sempre come un trampolino per volare a Roma. Nostra colpa, storica, questo sì. Il resto sono balle. Noi non abbiamo una rappresentanza reale. Durante il governo Prodi, per la prima volta, non c’è stato nemmeno un ministro siciliano e uno solo era del Sud, un tecnico.
Con Berlusconi non è così, e va ammesso, però un fatto salta agli occhi e resta incontestabile: chi detiene il potere lo gestisce a favore del Nord.
Anche questo rischia di diventare un luogo comune.
Senta, l’Alitalia stava male, bisognava tagliare delle tratte. Quali? Bari-Milano, Catania-Roma, Napoli-Torino. Era giusto? Non so, certo che veniva facile. Se alle Ferrovie dello Stato i poteri decisionali sono nordisti, ricevono pressioni dai loro. Se all’Anas è lo stesso, si propone il raddoppio della Milano-Bergamo. È vitale? Non ne dubito. Vuole che le snoccioli una trentina di opere vitali per il Sud? Ne vuole una cinquantina?
La Lega vi provoca dei complessi divoranti.
Tutt’altro. La Lega ci stimola a copiarla. La Liga veneta nacque quando il pil della sua regione era da ridere. Quando è cresciuto, il suo peso politico è cresciuto più che in proporzione. Noi oggi siamo cresciuti, vogliamo fare come la Liga. Non ci stiamo più, in Europa, a che l’Italia faccia accordi sulle quote latte barattandole nero su bianco con un disimpegno sulla pesca del tonno, che per noi è ricchezza.
Mi faccia i nomi di quattro dirigenti del futuro partito del Sud.
Il partito non c’è, niente nomi. Il nostro dirigente tipo sarà giovane, curioso, libero, assomiglierà a quello di Forza Italia quando nacque.
Beh, pari pari le caratteristiche peculiari di Raffaele Lombardo.
Mi viene da ridere. Alcuni avevano voluto Lombardo contro Miccichè perché pensavano che Lombardo avrebbe rappresentato la continuità col passato. E cosa ti ha combinato il continuatore col passato? Le leggi sulla sanità e sulla burocrazia. Due bombe atomiche. Fatte bene? Male? Non lo so. In ogni caso il segnale, devastante, era la fine della festa. Giù le mani, stop: sulla sanità d’ora in poi si risparmiava. Le ha viste le reazioni? Dia retta a me. Sarà stato anche un fottutissimo democristiano, Raffaele Lombardo, ma è un rivoluzionario. E di rivoluzionari noiabbiamo bisogno.
Non lo farete mai questo partito.
Che vogliamo farlo, non dubiti. Che ne siamo capaci, non so.
Avete dei sondaggi in mano?
Qualcosa. L’ultimo parla del 50 per cento dei siciliani a favore e dell’8 per cento sul territorio nazionale.
Pensate di federarvi al Pdl?
Certo. Non riuscirei a capire un atteggiamento ostile del centrodestra. Per quanto se ne vedano i segnali.
Si rende conto che sta quasi proponendo un’altra specie di primavera di Palermo, ma in grande, estesa a
tutto il Sud? Si rende conto che si trattò della più planetaria presa in giro di tutti i tempi?
Vero. Non abbiamo in mente niente del genere. Ma non trascuri il fatto che anche quella cosa, a prescindere dal merito, diede una specie di scossa.
I tempi della politica vanno veloci. Non potrete tenere la vostra creatura a bagnomaria per troppo tempo. Diventerebbe una caricatura.
Vedrà che le sorprese supereranno l’immaginazione.
Intanto Berlusconi si mette alla testa di quello che ha definito il nuovo rooseveltismo per il Sud.
E ne siamo felici.
Mentre la Lega parla di nuove gabbie salariali.
E ne siamo infinitamente infelici.
E Berlusconi fa l’occhiolino alla Lega.
Una volta Berlusconi mi disse: “Gianfranco, sai qual è la differenza tra te e Bossi? Che Bossi ha un partito e tu no”. Proveremo a colmare la lacuna.
Il banco di prova fatale?
Non potranno che essere le prossime elezioni politiche.
Campa cavallo…
Proveremo a campare anche noi.
Forza, Miccichè, mi dica che è tutto uno scherzo.
È la roba più seria che io riesca a immaginare.
Sarà serissima. Le faccio soltanto presente che in un’intera intervista, lunghissima, lei non ha nominato una volta calabresi, pugliesi, campani e quant’altro. Solo siciliani.
La parte per il tutto. Ma lavoreremo insieme.
Le ricordo poi l’obiezione iniziale: i generosi col cibo perdono in politica.
Berlusconi fa eccezione, nutre e si nutre.
È un’eccezione, appunto.
Con me faranno due.
Lombardo è una buona forchetta?
- Tags: Fas, fondo, fronda, governatori, Lega, meridionalisti, MpA, partito-del-Sud, pdl, Pil, Sud
-
I governatori Antonio Bassolino (Campania), Agazio Loiero (Calabria) e Nichi Vendola (Puglia)
di Stefano Brusadelli
Quattro governatori in difficoltà , e con le elezioni alle viste.
Una montagna di soldi (per dare l’idea, l’equivalente di tutto il pil annuale della Bulgaria) che dovrebbero arrivare.
E un ministro che ha disperato bisogno di denari e non si fa intenerire dalle ragioni (anche legittime) del meridionalismo. Su questo plot si gira “il partito del Sud”, il tormentone politico dell’estate 2009. Una classica trama di potere, di voti e, appunto, di soldi.
L’arcigno ministro è il responsabile dell’Economia, Giulio Tremonti. Il tesoro è quello del Fas, una montagna d’oro che valeva in origine 63 miliardi di euro e che tra il 2007 e il 2013 avrebbe dovuto beneficiare per l’85 per cento (53 miliardi) le quattro regioni italiane con il reddito più basso, ossia Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
Ma che ora, abbondantemente utilizzato per varie esigenze del bilancio statale, si è ridotto alla metà , rimasta fra l’altro congelata a Roma. I governatori che sono scesi sul piede di guerra evocando (in verità senza troppa convinzione) lo spauracchio di una Lega in salsa meridionale sono, appunto, i quattro moschettieri del Sud. Che al momento hanno le piume alquanto ammaccate e di spendere quei soldi hanno gran bisogno. Sia per provare a fronteggiare un Pdl in forte avanzata sia (soprattutto) per evitare di essere rottamati dai loro stessi compagni di schieramento.
In Calabria l’ex margheritino Agazio Loiero, con un consiglio abbondantemente lambito dalle inchieste giudiziarie, guarda alle regionali del 2010 come a un incubo. Se al congresso del Pd vincerà Dario Franceschini, a fargli le scarpe come candidato del centrosinistra sarà Marco Minniti, che ha puntato le sue carte sul segretario in carica. Se invece ce la farà Pier Luigi Bersani, il pericolo non sarà da meno: in un eventuale accordo nazionale con l’Udc, che i dalemian-bersaniani perseguono con determinazione, al partito di Pier Ferdinando Casini andrà quasi certamente la Calabria, dove si scalda il deputato Roberto Occhiuto. E in ogni caso sulla regione incombe la candidatura del dipietrista Luigi De Magistris, votatissimo alle europee. Loiero, che finora di infrastrutture ne ha inaugurate poche, ha almeno bisogno di far vedere che fa sul serio con il raddoppio e la messa in sicurezza della statale 106 ionica tra Taranto e Reggio Calabria, 490 km tra i più pericolosi d’Italia.
Il voto del 2010 è un incubo anche per il governatore pugliese Nichi Vendola. E non solo perché da quelle parti alle amministrative di giugno il Pdl ha sfondato quasi ovunque. Il leader di Sinistra e libertà è entrato in rotta di collisione con Massimo D’Alema per questioni di potere locale e in caso di vittoria di Bersani al congresso corre il rischio di essere giubilato per fare posto a Francesco Boccia, giovane tecnocrate legato a Enrico Letta che fu già suo avversario alle primarie pugliesi del 2005.
I soldi del Fas a Vendola servono anzitutto per le bonifiche ambientali di Taranto, Brindisi e Manfredonia, per la messa in sicurezza di 990 scuole e per la metropolitana di Bari, dove amministra l’ultimo vero alleato che gli è rimasto, il sindaco Michele Emiliano.
Caso diverso, ma non troppo, nella Campania dell’inossidabile Antonio Bassolino. Il governatore ha deciso di tentare il grande ritorno al comune, dove fu già sindaco tra il ‘93 e il 2000. A parte che i ritorni (vedi Francesco Rutelli a Roma) possono riservare brutte sorprese, e che anche in quella regione il centrodestra è in crescita (a giugno si è votato per le province di Napoli, Avellino e Salerno e il Pdl ha fatto l’en plein), nel Pd monta la fronda verso un personaggio che non ha certo legato il suo nome a una stagione felice per la Campania.
Bassolino si prepara ad abbattere in autunno la giunta di Rosa Russo Iervolino, pure lei del Pd, per far coincidere la fine del suo mandato in regione con le elezioni comunali, altrimenti fissate nel 2011; ma sulla sua strada si è messo un gruppo di giovani del Pd (Enzo Amendola, Stefano Graziano, Tonino Cuomo, Guglielmo Vaccaro) decisi a contrapporgli l’europarlamentare Andrea Cozzolino. Inutile dire che anche le chance bassoliniane dipendono dalla disponibilità dei miliardi del Fas, che secondo il piano già presentato al Cipe dovrebbero servire a completare l’autostrada Salerno- Reggio Calabria, la metropolitana di Napoli e l’asse viario tra Lioni e Grottaminarda, nell’Avellinese.
Resta la Sicilia, cioè la regione dove tutto lo sconquasso è nato (e proprio oggi il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, ha dato via libera allo sblocco di 4miliardi e 313 milioni di euro del Fas, destinati alla Sicilia - il 43% sarà dedicato ai progetti per infrastrutture con il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, che ha precisato che il trasferimento delle risorse avverrà con l’avanzamento dei lavori - disinnescando di fatto la protesta del frondista Lombardo).
Anche qui c’è una trama squisitamente politica. Nato nell’orbita del Pdl, il governatore Raffaele Lombardo si è progressivamente affrancato dal centrodestra, soprattutto quando ha deciso di mettere mano ai delicati equilibri della sanità regionale.
Oggi la sua situazione è assai incerta: oltre che l’Udc dell’ex governatore Totò Cuffaro, si trova contro quasi tutto il Pdl tranne Gianfranco Miccichè e Stefania Prestigiacomo, che però difficilmente sarebbero disposti a rompere con il Cavaliere (E infatti dopo lo sblocco dei fondi da parte del Cipe, per Miccichè “quello approvato oggi dal Cipe è il Par della pace”. E il partito del sud, tutto appianato nel centrodestra? “Il partito del sud era uno strumento per raggiungere un obiettivo. Se l’obiettivo si raggiunge, con Tremonti non ci sono problemi”).
Se la guerriglia dovesse continuare (”Il partito del Sud rimane una spada di Damocle. Visti i risultati che abbiamo ottenuto, prima o poi lo faremo“, ha detto il leader autonomista), Lombardo non esclude un autoaffondamento della sua giunta per andare al voto anticipato nel 2010. Magari anche contro il Pdl, e facendo l’occhiolino al Pd di Sergio D’Antoni:
Gli uomini del governatore siciliano dicono ancora più apertamente ciò che si mormora anche a Bari, Reggio e Napoli, e cioè che il taglio dei fondi Fas nasca anche dalla volontà del governo di togliere ossigeno ad amministrazioni regionali di centrosinistra o, nel caso siciliano, non ortodosse. E anche qui la lista della spesa è lunga: il porto di Augusta, gli interporti di Termini Imerese e di Catania Bicocca, il completamento dell’anello autostradale e il rinnovo della rete ferroviaria.
All’insegna del Sud tradito, è partito il cannoneggiamento verso la capitale. “Da una parte” dice Loiero a Panorama “il governo parla di federalismo, dall’altra procede a un accentramento di risorse. Mi sembra una strana politica”.
“Il Sud” tuona il senatore Giovanni Pistorio, punta di lancia a Roma del Mpa di Lombardo, “ha diritto ai suoi investimenti strategici. E poi basta con i luoghi comuni: non c’è una sola zona del Sud dove il livello di spesa pubblica sia più alto che nel Nord”.
Gli fa eco Gianfranco Viesti, assessore pugliese al Mezzogiorno: “Qui gli investimenti sono inferiori a una qualunque regione a statuto ordinario del Nord”. “Ormai” protesta l’assessore al Bilancio della Campania Mariano D’Antonio “l’agenda del governo la fa la Lega”.
Tutti argomenti che però dalle parti di Tremonti lasciano il tempo che trovano. Perché se al Sud si sospetta una stretta con timing politico, lì sono convinti che i soldi del Fas sarebbero stati spesi, più che in opere strategiche, per annaffiare cooperative, lavoratori socialmente utili o, addirittura, per pagare stipendi. Dopo l’intervento diretto di Silvio Berlusconi, i cordoni della borsa si riapriranno un poco; ma non certo come si spera al Sud. Anche perché la minaccia di un partito del Sud agitato da leader così eterogenei tra loro non la prende sul serio nessuno.
(hanno collaborato Antonio Calitri e Carlo Porcaro)

Li ha convocati per un pranzo-vertice. Li ha riuniti intorno a un tavolo di Palazzo Grazioli per dire che no, non c’è spazio per un “Partito del Sud”, perchè a rappresentare le istanze del Mezzogiorno c’è già il Popolo delle Libertà , e la dimostrazione è il piano per la Sicilia e per il sud che il governo varerà dopo le ferie. Anche per questo l’unità del Pdl non deve essere minimamente messa in discussione.
È un alt, forte e chiaro, quello che il premier Silvio Berlusconi avrebbe espresso nella riunione con i “lealisti” del Pdl siciliano tenutasi a palazzo Grazioli, secondo quanto riferito da alcuni dei partecipanti: “Nessuno può minare l’unità del Pdl. La mia missione è, è stata e sarà quella di costruire questo grande soggetto politico a qualsiasi sacrificio. Io ci tengo ancor più dell’attività di governo”. Insomma: non c’è possibilità per alcun progetto politico al di fuori del Pdl. “Ci sono delle regole, dei coordinatori e una struttura chiara. Non ci sono altre possibilità e spero che anche Micciché, che conosco da tanto tempo, si adegui a questa realtà ”, ha spiegato il premier.
Al pranzo nella residenza del presidente del Consiglio (piatto unico: pomodori al riso e roast-beef seguiti da un gelato, racconta Il Giornale) erano presenti il ministro della Giustizia Angelino Alfano, i coordinatori siciliani del Pdl Domenico Nania e Giuseppe Castiglione, presidente della Provincia di Catania, e numerosi parlamentari e amministratori locali dell’isola tutti del “correntone” che fa capo al ministro Angelino Alfano e al presidente del Senato Renato Schifani.
Mancavano cioè i frondisti, quelli dell’Mpa del governatore Raffaele Lombardo e quelli dell’area di Gianfranco Micciché(fra i senatori il gruppo può contare su Mario Ferrara e Roberto Centaro; alla Camera su Fallica, Minardo, Grimaldi, Stagno): “Coloro che hanno messo in atto un ricatto non corretto, arrivando addirittura a non votare l’ultima fiducia alla Camera, con una posizione dialetticamente sbagliata”, spiega il senatore Antonio D’Alì al termine della riunione. Riferisce il senatore Carlo Vizzini, laconico e soddisfatto: “Qualunque altro soggetto non ha spazio, non c’è spazio per nessun “Partito del Sud, perchè c’è già il Pdl. E la dimostrazione e il bel piano per la Sicilia e per il sud che oggi ci ha illustrato il presidente Berlusconi”.
“Stiamo lavorando” ha osservato il Cavaliere secondo quanto viene riferito “ad un grande piano per il Sud e lo dovremo fare tutti insieme. Noi sappiamo che il Mezzogiorno è uno dei problemi prioritari per l’esecutivo”.
Il coordinamento regionale ha consegnato al premier un documento, un contributo in cui vengono riportate le priorità per la Sicilia. Nel documento si parla dell’utilizzazione “virtuosa e non con fondi a pioggia” delle risorse, della necessità di una cabina di regia fra fondi europei i e fondi Fas e si sollecità il governo regionale a mettere in campo i soldi già disponibi. La premessa è che “il Pdl è un partito di aggregazione , non di divisione” e “c’è piena fiducia nell’impegno, anche a fronte delle diverse emergenze, che il governo sta mettendo per il Sud”. Berlusconi ha apprezzato, riferiscono le stesse fonti, il documento e ha aperto “alla discussione per qualsiasi contributo ulteriore”. “Insieme ‘rifaremo’ il Sud”, ha sottolineato il presidente del Consiglio.
Il primo mattone sarà posto venerdì 31 luglio, con la riunione del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che delibererà stanziamenti di 4 miliardi per le infrastrutture. Mai più finanziamenti a pioggia, ha assicurato Berlusconi ai presenti, ma soltanto finanziamenti in conto capitale per recuperare i ritardi infrastrutturali accumulati dal Mezzogiorno e dalla Sicilia in questi anni. Subito dopo ci sa sarà il Consiglio dei ministri.
Il complesso delle infrastrutture da finanziare in Sicilia, secondo quanto si è appreso, è stato calcolato da Berlusconi in 138 progetti “già definiti dal ministro per le infrastrutture Altero Matteoli per il Sud“, a partire da quello per il ponte sullo Stretto. Nella seduta del Comitato interministeriale per le infrastrutture in programma domani, saranno deliberati fondi per 200 milioni per opere infrastrutturali nel Comune di Palermo.

L’ “aria fritta” (citiamo Silvio Berlusconi) sulla richiesta di ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan avanzata tre giorni fa da Umberto Bossi ha appena dissolto i suoi effluvi. Ed ecco una nuova iniziativa del Carroccio: imporre agli insegnanti una prova di “cultura locale”, con il fine di poter meglio illustrare le tradizioni del territorio in cui il professore intende insegnare. Ci ha pensato Roberto Cota, presidente dei deputati della Lega, a chiarire che “la prova di dialetto” è una banalizzazione dei giornali. La proposta è quella di “fare dei test preselettivi per consentire l’accesso agli albi regionali degli insegnanti, albi previsti proprio dalla proposta di legge in discussione. Tali test, che dovranno riguardare uno spettro culturale ampio sono visti come propedeutici rispetto al superamento dei concorsi pubblici”.
E infatti non è il caso di archiviare come puramente folkloristica un’istanza che in fondo ha le proprie motivazioni nella cultura leghista delle origini, quella delle “piccole patrie”. Ma, nel merito della faccenda, non va neppure presa molto sul serio: tra discutere accanitamente di come celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia e tornare ai dialetti c’è qualcosa che non torna.
Al tempo stesso si rimuove “il partito del Sud”, altro tormentone ricorrente della politica italiana. Una sirena alla quale non sono neppure indifferenti, quando è il caso, la sinistra e il Pd. Così come del resto il Pd è interessato a intermittenza anche al “partito del Nord”.
Insomma, ce n’è per tutti, e non solo per Berlusconi. Ma non c’è dubbio che le spine sono soprattutto sue, e non basterà parlare di “aria fritta” per liquidarle.
I motivi sono almeno tre, e tutti seri.
1) A più breve scadenza c’è la situazione economica che troveremo in autunno. Se la tanto sospirata ripresa comincerà ad arrivare, i contrasti si sopiranno in qualche modo. Se i tempi continueranno ad essere duri, si tratterà di dividere una torta sempre più piccola, e tra appetiti sempre più grandi. Una torta, per giunta, affidata a Giulio Tremonti, proprio per questo soprannominato “mani di forbice”.
Tremonti ovviamente fa il possibile. Così come non appare affatto campato in aria il “modo innovativo” annunciato da Berlusconi per distribuire le risorse al Sud: niente più finanziamenti a pioggia per colmare i buchi di gestioni allegre, ma solo fondi finalizzati a singole infrastrutture. Il problema è: chi gestisce questi fondi? Chi vigila che essi vengano correttamente utilizzati? Il governo centrale? La solita cabina di regia con qualche posto in prima fila per ministri e sottosegretari siciliani o pugliesi?
Dunque i “sudisti” non depongono affatto le armi e attendono. E così la Lega.
2) A più lunga scadenza c’è la questione delle elezioni regionali del 2010. Bossi ha già chiesto la presidenza di almeno due delle tre grandi regioni del Nord: Lombardia, Veneto e Piemonte. Molto probabilmente si accontenterà di una candidatura blindata. Ed ancora più probabilmente, visto che il Piemonte è in bilico tra destra e sinistra, e Berlusconi ha appena designato Roberto Formigoni “presidente a vita della Lombardia”, la scelta cadrà sul Veneto. Ipotesi per nulla indolore.
La manovre sono già iniziate, il governatore Giancarlo Galan, del Pdl, minaccia di denunciare Tremonti per avere inserito il Veneto tra le regioni con i conti della Sanità non in regola. Maurizio Sacconi, ministro del Welfare ed anche lui, esponente Pdl, dà ragione a Galan. Superfluo dire che Tremonti viene sempre più percepito da molti esponenti del Popolo della Libertà come una quinta colonna di Bossi.
La questione è complessa. Anche perché ci sono in ballo due poltrone di sindaco: quello di Venezia, dove il Pd Massimo Cacciari scade nel 2010 e dove vorrebbe candidarsi il ministro antifannulloni Renato Brunetta (che proprio nei giorni scorsi ha tuonato contro “Venezia mercificata e svenduta”), e quello di Milano, dove Letizia Moratti è in scadenza nel 2011. Si profilano tortuosi negoziati, scambi e rimpasti.
3) Ma c’è anche un terzo motivo di questi malesseri nel centrodestra. Con l’opposizione di fatto ko, con un Pd intento ormai a leccarsi le ferite e a lacerarsi nella campagna congressuale, la maggioranza alla fine l’opposizione se la crea al proprio interno. È una costante della politica, che la sinistra ha sperimentato amaramente dopo la vittoria del 1996-2001 quando, con Berlusconi in piena traversata del deserto, Prodi & C. dettero vita a ben quattro governi in cinque anni.
Siamo, come si vede, alle più classiche manovre di palazzo. Stando ai sondaggi, un “partito del Sud” interessa grosso modo al 15 per cento degli italiani. Probabilmente l’insegnamento del dialetto nelle scuole non ottiene un gradimento più alto. Mentre il ritiro dall’Afghanistan, in Italia come all’estero, è assai popolare. Ma non è la popolarità che cercano nordisti e sudisti; bensì, in qualche modo, mettere sotto scacco Berlusconi. Vedremo se il premier dalle sette vite troverà anche questa volta la via d’uscita.
- Tags: Fas, fondi, fronda, governo, Lega, MpA, partito-del-Sud, pdl, poltrone, Raffaele-Lomabrdo, Roberto-Castelli, Silvio Berlusconi
-

Il dubbio deve essere venuto a molti, e non solo a quelli della Lega Nord: ma questo fantomatico partito del Sud che i “meridionalisti” della maggioranza (Mpa ed esponenti del Pdl) vorrebbero creare (anche a scapito di provocare fibrillazioni nel centrodestra), non sarà mica il solito ricatto di quelli della casta timorosi di perdere i privilegi posseduti?
A metter la cosa in chiaro dal punto di vista politico è stato, oggi, anche il viceministro delle infrastrutture Roberto Castelli, che proprio del Consiglio Federale del Carroccio fa parte: “Se significa una Lega del Sud che vuole più autonomia e federalismo e non più sprechi ben venga, ma se deve nascere il Partito del Sud per l’antico meridionalismo piagnone allora non ci siamo proprio”. Ma sono giorni che il pensiero serpeggia fra i politici della maggioranza. E anche in Rete, da tempo, l’elettorato ha i suoi dubbi sull’iniziativa di Gianfranco Micciché e Raffaele Lombardo, leader dell’Mpa.
Problemi reali, soluzioni irreali?
Quali carenze, e di quale peso, gravino sul meridione è argomento noto, dibattuto e da tutti accettato anche sul Web: mancanza di servizi al cittadino, scarsa qualità di quelli esistenti, clientelismo spiccato, criminalità organizzata troppo radicata nel tessuto sociale.
A esser meno chiare sono le possibili soluzioni da adottare per colmare un divario, con il Nord, che sembra destinato a crescere, così si lamentano i “frondisti” della maggioranza, anche a causa della marcata attenzione del Governo nei confronti del settentrione (su spinta della Lega).
Un partito del Sud potrebbe aiutare, riequilibrando la spinta localistica del partito di Bossi? O c’è il rischio di un movimento interessato solo ad aumentare i fondi destinati al Mezzogiorno. Dando nuova linfa alla cattiva gestione economica e politica che ha vessato negli anni molte delle Regioni meridionali?
Roberto Penna, di Conservatori liberali, lo spiega chiaramente: “Un’opera di contenimento della Lega potrebbe essere salutare, a patto però che Lombardo, Miccichè ed altri che eventualmente si aggiungeranno, non si facciano promotori di un Sud vittimista che chiede assistenza statale senza spiegarne bene le ragioni, magari nella peggiore tradizione democristiana e attraverso l’abbraccio con amministratori falliti e bolliti come Bassolino”.
Gli scopi di Micciché
Dal canto suo, in effetti, Gianfranco Micciché sembrerebbe confermare proprio la tesi economico-centrica. Sul suo blog personale Micciché se la prende infatti con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il suo decreto anticrisi all’interno del quale non è presente “neppure una riga per il Mezzogiorno, hanno perfino cancellato quel poco che c’era sul Ponte”.
E un’altra conferma viene anche dalla risposta del movimento meridionale alla contromossa del premier Silvio Berlusconi, che stufo di leggere consigli, avvertimenti e ultimatum, conferma un “piano Marshall” per il rilancio del Mezzogiorno: sblocco del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) riservate al Mezzogiorno e lavoro di concerto con i ministri delle Infrastrutture, dello Sviluppo, dell’Economia, dell’Ambiente e delle Regioni.
Promessa subito riportata dal già citato sito di Micciché, oltre che ben accolta dal Movimento per le autonomie di Lombardo, soddisfatto dalla scesa in campo di Berlusconi: “Che il presidente del Consiglio dica ‘ci penso io al Sud’ mi sembra una cosa molto buona”, dice il governatore siciliano. “E se il tema è finalmente entrato nell’agenda di governo è merito nostro”. “Noi rivendichiamo senza tema di smentita” aggiunge il numero uno del Movimento per le autonomie “di avere avviato un dibattito che campeggia su tutti i giornali e che adesso finalmente sta entrando nelle teste delle persone, soprattutto degli stessi meridionali che ci credono poco perchè sono disillusi. L’importante adesso è andare avanti con quanti ci credono ma non in maniera strumentale, perchè la politica è venire incontro alle esigenze reali delle persone”.
In ogni caso l’Mpa non abbassa la guardia e non intende sminuire il problema: “Le popolazioni del sud sono stanche”, commenta Arturo Iannaccone, parlamentare Mpa, “c’è un clima sociale ormai prossimo a fenomeni di ribellione e dobbiamo intervenire soprattutto per dare una nuova speranza ai giovani meridionali”. Secondo Iannaccone, “la diffusa avversione al progetto del Partito del Sud che emerge in queste ore, dimostra che si tratta di un’iniziativa politica che fa paura proprio perché scaturisce da un sentimento diffuso tra le popolazioni meridionali. Di questo ne dovrebbero tener conto esponenti politici che, in quanto espressione di un potere oligarchico, hanno una scarsa conoscenza del territorio”.
La questione però è tutt’altro che chiusa, quindi, e la creazione di un partito del Sud resta così sul tavolo dell’attualità politica.
Le opinioni della Rete
La mela non cade lontana dall’albero
“In effetti è da qualche giorno che leggo di partito del Sud con annessa foto di Miccichè, mentre so che anche Lombardo in Sicilia preme verso la costutizione di questo nuovo soggetto politico, ma cui prodest? [...] Se penso ai politici che abbiamo al Sud, prenderei a testate il muro: [...] da noi si mette in politica chi è un fallito della vita e cerca di fare soldi facili, di destra o di sinistra che sia.”
Riflessi di tana » Ma a cosa serve un “partito del Sud”?
Lotta fratricida?
“Si avanza ora su più fronti, coadiuvato dagli scontenti Micciché, Poli Bortone e chi altri. Un pericolo concreto per il PDL che potrebbe provocare un’emorragia di voti proprio nelle regioni in cui è sempre stato forte ed esporlo a ricatti vessatori. Insomma, siamo alle solite: il meridione contro il settentrione, piaga mai sanata di quest’Italia fratturata, nella cultura, nelle forme economiche, nelle usanze politiche.”
Il neoaristocratico » Lombardo vs. Lombardi
Sindrome di Stoccolma
“Nel frattempo, assistiamo con crescente inquietudine alla deriva del Mezzogiorno, che dovrebbe essere “salvato” da quegli stessi notabili-termiti che da lustri lo stanno spingendo verso l’inferno. “
Phastidio » Disfacimento federale
- Tags: amministrative, Autonomia, beppe-grillo, destra, elezioni, europee-2009, Idv, Lega, MpA, Noemi, Pd, Pdci, pdl, Prc, radicali, seggio, sinsitra, Udc
-

Partecipa al Forum: Cosa pensi del risultato di questa tornata elettorale?
Con oltre il 99% delle sezioni scrutinate in Italia (63.541 su 64.328) e il 68,75% di quelle estere (1.994 su 2.900) si delinea in maniera ormai definitiva il risultato delle elezioni europee del 6 e 7 giugno.
Il Pdl, con il 35,26 % (10.756.623 voti) si conferma il primo partito italiano.
Il Pd, con il 26,1% (7.975.716 voti) è la seconda forza politica del Paese, seguito dalla Lega Nord con il 10,2% (3.124.917 voti).
Le uniche altre due forze politiche che hanno superato lo sbarramento del 4% sono quindi l’Italia dei valori con il 7,99% (2.436.545 voti) e l’Udc con il 6,51% (1.985.528 voti).
In calo l’affluenza, al 65,04% rispetto al 72,88% delle precedenti consultazioni europee.
Ripartizioni in seggi
Stando a queste percentuali, quindi, il Pdl potrebbe contare su 29-30 eurodeputati, il Pd su 22. Ecco la ripartizione dei 72 seggi assegnati all’Italia nella nuova assemblea di Strasburgo, sulla base delle ultime proiezioni effettuate nella notte. Alla Lega Nord andrebbero 8 seggi. Sette quelli assegnati all’Italia dei valori e cinque all’Udc. Alle altre liste, sotto il 4%, nessun eurodeputato.
In Europa vince la diserzione al voto
Sull’Europa che conosce il suo record di diserzione del voto, con meno di un elettore su due alle urne, soffia vento da destra, ma si rivedono anche i Verdi. Nel complesso, guardando ai risultati nei singoli Paesi europei, il Ppe si conferma come gruppo più consistente, mentre segna un netto arretramento il partito socialista con risultati deludenti in Francia, Spagna e Gran Bretagna. Forte, invece, l’affermazione della destra estrema e, a sorpresa, decisa affermazione dei Verdi e delle liste ambientaliste.
Pdl è il primo partito italiano, il Pd perde 6 punti
Il Pdl, che sperava di raggiungere e superare la quota-simbolo del 40%, resta comunque il primo partito italiano. Il risultato non convince appieno il premier Silvio Berlusconi: “Ho dovuto fare tutto da me, come al solito ho tirato la carretta da solo”, si sfoga nel quartier generale del Pdl, come riporta il quotidiano Libero. E rivendica la scelta di candidarsi in prima persona al parlamento di Strasburgo: “Se non fossi sceso in campo io l’affluenza sarebbe stata ancora più bassa. È anche per mio merito che l’Italia si conferma il primo Paese per percentuale di votanti: con il record di elettori e di consensi il mio governo si conferma il più forte d’Europa”. Mentre è più semplice la ricostruzione del portavoce Paolo Bonaiuti: “Il Pdl non supera i livelli che erano stati pronosticati da tutti i sondaggisti, solo perché c’è un forte livello di astensione”.
Di fronte ai circa sei i punti persi dal Pd rispetto alle politiche, Piero Fassino commenta, ai microfoni del Tg5: “Non c’è stato lo ’sfondamento’ del Pdl, e anzi non c’è nemmeno la conferma del voto dell’anno scorso”. Pare che “i dati definiscano” ha poi continuato l’esponente del Pd “un giudizio severo degli elettori nei confronti del governo e di Berlusconi”.
E ora i democratici devono guardarsi dalla cerscita (quasi) raddoppiata (in un solo anno) dell’Idv di Antonio Di Pietro che sfiora l’8%, partendo dal 4,4% dell’aprile 2008. L’euforia è il sentimento che regna in casa dipietrista. Da dove parte anche il monito agli alleati Democrats: “Il Pd ha davanti a sé responsabilità importanti” sottolinea “scegliere con chi fare un’alleanza contro il modello di governo berlusconiano”. L’ex pm non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Noi non siamo il brutto anatroccolo da usare per le elezioni e poi buttar via. Finora ci hanno mal sopportato ora si devono rendere conto che c’è un partito che punta alla alternativa”.
Fuori da Strasburgo: sinistra, Radicali, Mpa e Storace
La tagliola della quota di sbarramento del 4%, come da molti pronosticato, fa strage dei partiti più piccoli: dopo essere rimasti esclusi dal Parlamento italiano, bissano l’insuccesso a livello europeo sia la lista anticapitalista promossa da Prc e Pdci, sia Sinistra e Libertà , poichè entrambe si fermano a qualche decimale nei dintorni del 3%.
Supera appena il 2% l’Autonomia, ossia l’aleanza tra il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, La Destra di Francesco Storace, i Pensionati di Carlo Fatuzzo (europarlamentare uscente) e l’Alleanza di Centro di Francesco Pionati.
Alla Lista Bonino-Pannella non basta il 2,5%. “In condizioni di regime abbiamo raggiunto un risultato stra-or-di-na-rio, uni-co!”, dicono. Ma di fatto i radicali restano fuori dal Parlamento, per la prima volta dal 1979 a oggi.
Affluenza in picchiata, all’Aquila vota uno su 4
I dati europei fermano la percentuale dei votanti al 43,09: un record per l’astensionismo, fenomeno che in Italia inchioda al 66,5% l’affluenza alle urne (nel 2004 era del 72,9%). All’Aquila, dove ad urne aperte c’è stata una nuova scossa di terremoto, ha votato il 27,9%, contro il 73,1 del 2004. In Italia però la percentuale di votanti è stata più alta rispetto a tutti gli altri paesi europei, ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, aggiungendo che “le operazioni di voto si sono svolte regolarmente, senza incidenti rilevanti di nessun tipo”.

Al seggio anche Noemi, tra le polemiche
Tra gli episodi e le curiosità il voto a Portici di Noemi Letizia, la ragazza al centro del caso scoppiato per l’amicizia con il premier. È stata polemica sulle procedure: e per la scorta dei vigili e per le porte chiuse per il tempo del voto. Occhiali scuri, capelli sciolti, abito nero elegante, Noemi è arrivata al seggio 62 di Portici a bordo di una Mercedes. I flash sono stati tutti per lei. Che non ha rilasciato nessuna dichiarazione alla stampa.
In provincia di Latina, invece, un’elettrice ha sbagliato a votare, ha chiesto di poter ripetere il voto e di fronte al no del presidente lo ha aggredito. A Potenza e a Tarsia (Cosenza) due elettori sono stati sorpresi a fotografare la scheda col cellulare: il rumore del telefonino li ha traditi e sono stati denunciati.