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Manuel Gomez, mebro della Mara Salvatrucha, arrestato a San Salvador nel febbraio 2008 (foto Lapresse)
La sanguinosa aggressione, costata un occhio a un ragazzo di 22 anni, risale a luglio. Oggi, con l’ultimo di cinque arresti la Squadra mobile di Milano (insieme al pm Grazia Colacicco, che ha coordinato le indagini, e al gip Guido Salvini, che ha emesso i provvedimenti), cerca di definire i termini di un fenomeno completamente nuovo in Italia.
La Mara Salvatrucha, banda di immigrati salvadoregni che per pericolosità negli Stati Uniti è considerata seconda solo a Cosa Nostra, non può considerarsi radicata in Italia. Ma ha fatto la sua prima apparizione sulle strade di Milano.
Dicono infatti di appartenere alla Ms-13, la gang che a Los Angeles si contrappone alla Ms-18, i cinque giovani arrestati con l’accusa di tentato omicidio. Per gli inquirenti, il 13 luglio scorso sono stati loro, forse insieme a un sesto ancora da identificare, a colpire col machete Ricardo, ragazzo salvadoregno “colpevole” di far parte della banda rivale. Alla fine di una partita di calcio l’hanno inseguito, accerchiato e aggredito. Il ragazzo è arrivato in ospedale con una grave ferita alla testa e ha perso un occhio. Alcuni degli arrestati hanno i tatuaggi che testimoniano la militanza nel gruppo.
I primi due, i salvadoregni di 31 e 19 anni Efrain L. O. e Jorge Giovanni C. G., sono stati fermati dagli agenti del commissariato Scalo Romana circa un mese dopo l’agguato. Elkin Antonio O. R., connazionale di 27 anni, detto “il Pirata” e considerato il capo, è finito in manette il 16 settembre, mentre Odir Ernesto B. T., 23 anni anche lui del Salvador, era già entrato in carcere ad agosto per una rapina. Oggi la Mobile ha arrestato Mauricio Anselmo C. C., messicano 31enne, operaio in un’azienda di pulizie, l’unico col permesso di soggiorno.
A Los Angeles la Mara Salvatrucha è tra le più potenti gang di Latinos. Nata negli anni ‘80 dai fuoriusciti salvadoregni per difendersi dagli altri sudamericani, in poco tempo è diventata la più temibile. Per il controllo sul traffico di droga da oltreconfine ma soprattutto per la violenza spietata dei suoi componenti. Entrano nella banda da ragazzini, finiscono in carcere o morti che non hanno neppure vent’anni. Vestono da rapper, ascoltano l’hip hop e hanno tatuaggi ovunque. Il numero 13, o il 18, su collo e fronte, una lacrima sotto l’occhio per ogni azione di sangue portata a termine.
A Milano si incontrano in un pub di viale Tibaldi, in prima periferia, e nella zona di via Imbonati. Sono solo emulatori dei cugini californiani oppure una gang organizzata e pericolosa? La polizia parla di stato embrionale. “Non hanno ancora una struttura e una gerarchia precise”, spiega Francesco Messina, capo della Mobile, “ma il fenomeno va tenuto d’occhio con molta attenzione”. Di sicuro c’è che sono capaci di cavare un occhio a un coetaneo a colpi di machete.
Un VIDEO sulla Ms-13 su YouTube:
- Martedì 30 Settembre 2008
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