
Le immagini di esultanza degli esponenti del Cnt e immagini di Muammar Gheddafi morto, prese da Al Jazeera e Al Artabiya. ANSA/ TV

Annalisa Chirico
Per il ministro Frattini la fine di Gheddafi sarebbe “una grande vittoria per il popolo libico, un momento di liberazione per il Paese”. Di parere analogo il segretario del PD Pier Luigi Bersani, il quale si augura che “tanto sangue generi democrazia, libertà, amicizia tra i popoli del Mediterraneo”. Almeno su questo governo e opposizione (democratica) parrebbero d’accordo: la soppressione di un uomo a suggellare il debutto della cosiddetta transizione democratica. Continua
- biker
- Venerdì 21 Ottobre 2011


L'europarlamentare della Lega Nord, Mario Borghezio (ANSA/ENZO LAIACONA)
Chissà che idea si è fatto dei dittatori dei paesi arabi e nord africani l’eurodeputato del Carroccio Mario Borghezio. Ieri, per esempio, ha detto che quella di Gheddafi, inventore della repubblica islamico - socialista (Jamahiriya) libica, “morto combattendo nel ridotto dei suoi ultimi fedeli, è indubbiamente una fine gloriosa”. E ha concluso il suo ragionamento con un “onore al templare di Allah”. Ma Allah e templare (i crociati che combatterono in Terra Santa) sono termini che stridono, un po’ come dire evangelizzazione jihadista. Ma tant’è. Continua


Le forze dell’ordine mi sono sempre state vicine e pattugliano il territorio - ANSA
di Pino Buongiorno
Due date profetiche. La prima: 1870, quando Napoleone III (soprannominato non a caso «il piccolo» da Victor Hugo), imbarcatosi nella guerra francoprussiana, finì sconfitto e prigioniero a Sedan mentre a Parigi crollava l’Impero di Francia. La seconda: 1956, la crisi di Suez, che oppose l’Egitto all’occupazione militare del canale da parte di Francia, Regno Unito e Israele, costretti a ripiegare dal presidente americano Dwight Eisenhower per non provocare l’intervento nucleare dell’Urss. Continua

Libia o non Libia? Con le Frecce o senza?
La visita del premier Silvio Berlusconi a Muammar Gheddafi - il 30 agosto prossimo per celebrare la prima giornata dell’Amicizia tra Italia e Libia - continua a lasciare sul cielo di Roma una scia di polemiche. Non meno dell’esibizione (il primo settembre) sul cielo di Tripoli in occasione dei festeggiamenti per la ricorrenza del 40/o anniversario della Rivoluzione, delle Frecce Tricolori.
Soprattutto dopo che il principe Andrea, duca di York, ha scelto di non andare in Libia, dopo le polemiche per la liberazione dell’attentatore di Lockerbie Al Megrahi, decisa da un tribunale del Regno Unito.
Contrari all’esibizione della pattuglia acrobatica e alla trasferta del premier sono soprattutto Italia dei Valori e Radicali, ma il ministro della difesa Ignazio La Russa conferma: “Ho dato il mio assenso tecnico per l’esibizione delle Frecce tricolori a Tripoli e non vedo il motivo per cambiare idea“. Il ministro rispedisce al mittente anche la polemica legata ai costi dell’esibizione: “Le spese” spiega La Russa “saranno inferiori rispetto a quelle di un’esibizione solita, anche in Italia: gli oneri, infatti, saranno tutti a carico dell’organizzazione libica. Solo una cifra che definisco ridicola graverà sull’Italia: sarà pari a circa 300 euro al giorno per ciascun militare delle Frecce tricolori che sarà impegnato nell’esibizione”.
Il ministro ha poi evidenziato che il suo è solo un “assenso tecnico”. “Se ci fossero problemi politici, ne dovremmo parlare con la presidenza del Consiglio ed il ministero degli esteri. Ma io davvero non trovo nulla di strano. Abbiamo avuto una richiesta ufficiale dal governo libico ed abbiamo dato l’ok. La nostra pattuglia acrobatica è una squadra di eccellenza e porta il marchio del ‘made in Italy’ ovunque nel mondo. Sarà applaudita anche dal popolo libico, e questo non può che farci piacere, soprattutto in una fase di sensibile miglioramento dei rapporti diplomatici tra Italia e Libia”.
Se i Radicali contestano soprattutto il costo della missione in Libia della pattuglia acrobatica, per il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori Massimo Donadi “inviare le Frecce Tricolori a Tripoli è un vergognoso regalo al dittatore che ha accolto come un eroe il terrorista responsabile della strage di Lockerbie“; e per il capogruppo al Senato dell’Idv Felice Belisario sarebbe “un appiattimento sulle richieste del leader libico che ha finanziato il terrorismo internazionale, sequestrato i beni degli italiani, violato i diritti umani, offeso il nostro Paese anche durante la visita in Italia”.
Per il governo risponde il titolare della Farnesina, Franco Frattini, per il quale l’accoglienza da eroe in Libia dell’attentatore di Lockerbie scarcerato per motivi di salute, non fa venire meno l’opportunità della visita del premier a Tripoli. Visita quindi “opportunissima” quella di Berlusconi al colonnello Gheddafi per il ministro degli Esteri. E per “tre ragioni”. “Innanzitutto” ha detto Frattini a margine del Meeting dell’amicizia di Rimini “perché Gheddafi è il presidente dell’Unione Africana. Pertanto, non facciamo chiacchiere sull’Africa e poi non incontriamo chi la rappresenta. In secondo luogo, con la Libia, abbiamo dimostrato con il resto del mondo di aver rotto con il colonialismo. Non l’ha fatto nessun altro Paese, ne rivendichiamo il merito. In terzo luogo” ha concluso il ministro “perché con la Libia abbiamo un rapporto ormai consolidato che non è anzitutto economico, ma è un rapporto di collaborazione mediterranea”.
La visita comunque non smette di suscitare divergenze. Anche nella stampa. Se il neodirettore del Giornale, Vittorio Feltri, dice sì per ragioni di real politik, un no netto viene dal direttore di Libero, Maurizio Belpietro, che afferma: “Caro Cavaliere, non salga sul cammello”. Feltri non ha dubbi: “Chiunque capisce che la collaborazione con il Colonnello, piaccia o no, è indispensabile; quindi non ci è consentito assumere atteggiamenti ostili verso di lui che possano compromettere il ‘contatto’”.
Per Belpietro, soprattutto dopo l’accoglienza trionfale a Tripoli del terrorista di Lockerbie, “non si tratta di fare i puri di spirito, semmai è ora di non essere troppo cinici. C’è un problema di coerenza, o, meglio ancora, un problema morale. Se Berlusconi vuole salvare capra e cavoli, ovvero la lotta al terrorismo e le ragioni politiche, inventi qualcosa, trovi una via d’uscita. L’importante e che insieme alla capra e ai cavoli salvi anche la faccia”.