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Sesso in auto? A Trani sì, con il decalogo dell’assessore

Il gruppo su facebook fondato dall'assessore di Trani, Pina Chiarello

Il gruppo su facebook fondato dall'assessore di Trani, Pina Chiarello

Oltre a saperlo fare, bisogna avere anche un posto dove praticarlo in tranquillità. E così per molti italiani, soprattutto i più giovani che non dispongono di una casa propria, l’auto rimane ancora uno dei luoghi più utilizzati per scambiarsi effusioni. In campagna però, come raccontano i fatti di cronaca, rischia di essere pericoloso, mentre in città è offensivo per il pudore di un incauto passante. E così l’avvocato Pina Chiarello, che è anche assessore al comune di Trani con delega all’Ecologia, Ambiente, Qualità urbana, Appalti e Contenzioso, ha pensato a un decalogo per le coppiette, che sta avendo molto seguito online.  Continua

Non soldi ma opere di bene: in Toscana in arrivo le multe socialmente utili

Un vigile in azione
Aiutare gli anziani, rifare i letti negli ospedali, assistere i disabili, spazzare i giardini pubblici.
Se non volgiono mettere mano al portafoglio ecco (alcuni) dei lavori che i cittadini toscani potranno scegliere di fare invece di pagare una multa per divieto di sosta o per un passaggio in una zona a traffico limitato.
Questo prevede una proposta di legge regionale che il vicepresidente della Regione Toscana (con deleghe in materia di direzione organizzativa degli uffici regionali, sistemi informativi, infrastrutture e reti tecnologiche), l’ex margheritino Federico Gelli, porterà in giunta tra due settimane. La proposta di legge prevede appunto di dare la possibilità, a chi ha commesso illeciti amministrativi, di non pagare neppure e saldare la sanzione facendo un lavoro socialmente utile: un’ora di lavoro ogni 20 euro di sanzione.
“Sarà il trasgressore a decidere se pagare o lavorare” spiega Gelli. “E se opterà per il lavoro saranno calcolate le ore in base alla multa e l’eventuale occupazione socialmente utile”.
La norma contro il degrado e per la sicurezza urbana è composta da sedici articoli ai quali hanno lavorato esperti e polizie municipali. Una legge che ha già avuto l’assenso del presidente dell’Anci Toscana, Alessandro Cosimi.
Si chiama ”lavoro volontario d’interesse pubblico”, ha scritto il quotidiano La Nazione, ricordando che secondo la nuova legge regionale sul ”degrado urbano” si potrà sostituire la pena pecuniaria nei ”comportamenti d’illecito amministrativo”. Che sono tanti: come lasciar vagare animali (soprattutto cani di grossa taglia) in modo incontrollato, far cadere oggetti dalla finestra di casa, accendere fuochi, camminare su tetti e cornicioni o sulle spallette dei fiumi.
Inoltre la legge, se approvata dalla giunta dovrà poi passare dal Consiglio regionale, conterebbe anche una risposta alternativa alle ronde: “L’idea” dice Gelli “è quella di organizzare conferenze di quartiere sulla sicurezza alle quali partecipino anche i cittadini e la nascita di comitati decentrati capaci di discutere i problemi e fornire alle polizie giuste informazioni”.

La Cassazione dice stop agli autovelox occulti

Controllo con l'autovelox

Le postazioni di controllo della velocità attraverso autovelox devono essere “segnalate e ben visibili”. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza n.11131, con la quale è stato confermato il sequestro preventivo, disposto dal gip di Paola e confermato dal tribunale del Riesame di Cosenza, di 7 autovetture e di diversi apparecchi autovelox di proprietà di una società utilizzati per la rilevazione della velocità dei veicoli in transito nei comuni di Fiumefreddo Bruzio, Belmonte Calabro e Longobardi.
Secondo l’accusa, “le apparecchiature in questione erano state ben occultate in autovetture” in molti casi di proprietà del titolare della società, il quale “ricevendo un compenso parametrato su ogni verbale di infrazione per cui era riscossa la relativa sanzione, era interessato ad incrementare le riscossioni”.
La seconda sezione penale della Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del legale rappresentante della società, rilevando che il tribunale del Riesame, nel confermare il sequestro, “sia pervenuto ad affermare la sussistenza del fumus del reato di truffa”.
La Corte di Cassazione ha confermato quanto da sempre sostenuto dal Codacons: gli autovelox vanno correttamente segnalati. “Con la decisione odierna” scrive in
una nota il Codacons, “la Cassazione ha stabilito che gli apparecchi devono essere segnalati agli automobilisti almeno 400 metri prima dal punto della loro collocazione. Altrimenti gli stessi autovelox possono venire sequestrati dall’autorita’ giudiziaria e i titolari della societa’ di rilevamento rischiano l’incriminazione per truffa.
“Si tratta di una sentenza sacrosanta” commenta il Presidente del Codacons Carlo Rienzi “perché limita il malcostume delle amministrazioni comunali di utilizzare tale strumento di controllo della velocità unicamente con lo scopo di fare cassa, e non con la finalità di garantire la sicurezza stradale. Ora”, conclude Rienzi, “i Comuni devono annullare d’ufficio tutte le contravvenzioni elevate da autovelox non segnalati almeno 400 metri prima. In caso contrario, si preannunciano migliaia di ricorsi, tutti accolti, da parte degli automobilisti, che potrebbero mettere in crisi le casse comunali”.

Ora l’immigrazione clandestina è reato: multa fino a 10mila euro

D’ora in avanti l’ingresso e il soggiorno illegale degli stranieri in Italia diventano un reato: il Senato ha approvato l’articolo 19 del disegno di legge sulla sicurezza.
Il trasgressore però non rischia il carcere, ma solo un’ammenda dai 5 ai 10 mila euro. La Lega esulta parlando di “rivoluzione culturale”. “Siamo davvero soddisfatti” afferma il capogruppo del Carroccio Federico Bricolo “questo servirà come deterrente a chi vorrà entrare illegalmente nel nostro Paese”. “Esprimo grande soddisfazione per l’approvazione da parte del Senato della norma che introduce il reato di immigrazione clandestina” dichiara il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Commento opposto quello del centrosinistra che, con Luigi Li Gotti (Idv), lancia l’allarme: “Grazie a questa norma-manifesto inutile, chi avrà in casa una badante clandestina rischia fino a cinque anni di carcere per favoreggiamento reale”. E in più per i processi ai clandestini si spenderanno “secondo i dati forniti dal governo oltre 400 milioni di euro”.

Gioisce con la Lega, invece, il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri che definisce la norma “nuova e importante”. Oltre alla trasformazione dell’immigrazione clandestina in reato, l’articolo 19 stabilisce anche la pena accessoria dell’espulsione che dovrà essere decisa dal giudice di pace. Se il clandestino non pagherà l’ammenda dovrà essere espulso.

L’Europa contro le doppiette nostrane. E l’Italia è a rischio multa

Due cacciatori

Le doppiette dei cacciatori italiani sotto la lente dell’Ue.

È ricominciata da poco la stagione ufficiale della caccia: i circa 800mila cacciatori italiani potranno dedicarsi all’arte venatoria fino al 31 gennaio, anche se in quasi tutte le regioni l’apertura è stata anticipata. Ma il nostro paese rischia di pagare una multa salata dalla Ue a causa di sette di esse che, con la scusa dei danni apportati all’agricoltura, hanno dato il permesso di abbattere alcune piccole specie di uccelli, vietate in tutta Europa, come il fringuello, le pettole, i passeri e lo storno. E il Wwf, in particolare, torna alla carica contro le leggi di Lombardia e Veneto, oggetto di un esposto fatto all’Unione europea: niente polenta e osei, insomma.

“Perché siamo fuorilegge?”, ha spiegato Patrizia Fantilli a Panorama.it, direttore dell’ufficio legale del Wwf: “È semplice: sono cinque anni di fila che le giunte regionali venete e lombarde approvano l’apertura alla caccia a specie protette C’è una direttiva europea che ha fornito un elenco di specie non cacciabili, che però si possono cacciare in limitati casi: se fanno danni accertati all’agricoltura, per scopi scientifici o prelievi di piccola quantità. Non stupisce che l’Italia stia per essere condannata, per colpa di alcune regioni, dalla Corte di Giustizia europea proprio per una procedura d’infrazione aperta nel 2006″.
Poi c’è la questione delle specie migratrici. “Il nostro paese è come se fosse un’enorme autostrada tra i paesi scandinavi e il Mediterraneo, solo che qui da noi rischiano di essere colpiti, negli altri paesi europei invece è vietato”, ha aggiunto la Fantilli.
Alcune regioni, inoltre, hanno anticipato ai primi di settembre l’apertura della caccia senza rispettare il parere vincolante dell’Istituto nazionale della Fauna selvatica (Infs, oggi Ispra – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che stabilisce quali animali si possono abbattere. “Molte specie ai primi di settembre sono ancora in riproduzione. Non capiscono queste regioni i danni che si possono provocare a causa di leggi superficiali”, ha aggiunto la Fantilli.
E le vittime di queste leggi regionali, per il Wwf, sono soprattutto i piccoli uccelli. “Dobbiamo adeguarci agli standard degli altri paesi europei, soprattutto, per quanto riguarda i piccoli uccelli canori, che in Italia si possono cacciare.
Non credo che sia dignitoso, anche per un cacciatore, sparare ad animali così piccoli”, ha detto a Panorama.it Fulco Pratesi, giornalista e presidente onorario di Wwf Italia: “Eravamo in Italia a un livello passabile una volta, ma ora siamo tornati indietro. La caccia è accettabile se non interferisce con la conservazione e lo sviluppo della fauna. Il futuro sarà un po’ deteriorante, non solo per la tutela degli animali in Italia, ma anche per le salate multe che ci verranno inflitte”.
Federcaccia, la federazione che conta 400mila iscritti (la metà dei cacciatori italiani), invece, ha spiegato che su oltre 400 specie che frequentano l’Italia, si può sparare solo a una cinquantina e ha puntato il dito contro le troppe spese sostenute dai suoi associati. Un business, quello della caccia, che frutta alle casse dello Stato 138,5 milioni di euro, considerando che i cacciatori italiani pagano tre tasse: una allo Stato (per il porto del fucile di 173,16 euro), una alla Regione (per il tesserino che varia dai 32,65 ai 64,56 euro) ed una alla zona di caccia (che va da un minimo di 10 ad un massimo di 100 euro). “Un settore”, ha aggiunto il presidente di Federcaccia in un comunicato, “che dà lavoro a non meno di 45.000 persone ed il cui comparto della produzione ha prodotto nel 2007 circa 549.000 armi sportive e venatorie. La caccia oggi non è più il mero impossessamento della selvaggina ma un’attività congiuntamente diretta alla protezione dell’ambiente naturale e della fauna”.

Verona, pugno duro e 500 euro di multa per chi va a prostitute

Una prostituta in strada

Conto salatissimo per i clienti delle prostitute veronesi: chi venisse sorpreso appartato per strada per fare sesso a pagamento rischia infatti una multa di 500 euro. La pena pecuniaria massima consentita dalle nuove norme del decreto sicurezza che danno più potere ai sindaci. E quello di Verona, il leghista Flavio Tosi, non si è lasciato sfuggire l’occasione:”In questo caso” spiega “abbiamo deciso di applicare la sanzione massima di 500 euro per la violazione dell’ordinanza antiprostituzione: un deterrente ben più forte dei 36 euro per intralcio alla circolazione previsti dal codice della strada al quale finora i sindaci erano tenuti a richiamare le proprie ordinanze”.

Nel mirino la prostituzione di strada, quindi. Per una volta non solo dal lato dell’offerta, ma anche e soprattutto della domanda. “Chi contratta prestazioni sessuali alimenta un racket criminale che riduce in schiavitù le donne” dice l’ordinanza, che si propone di colpire soprattutto “il degrado e il disturbo causato ai cittadini”. Ma non ci sono solo clienti e “belle di notte” tra gli obiettivi del sindaco veronese. Anche chi beve alcolici per strada fuori dai locali (multe a partire da 100 euro), chi compie “atti contrari al pubblico decoro” (gettare rifiuti solidi al di fuori dei contenitori, bivaccare o sistemare giacigli, passeggiare a torso nudo) che rischiano fino a 50 euro di sanzione.

Non poteva mancare la multa anti accattonaggio, già stabilita in altri comuni, contro cui si era espressa la Chiesa dalle colonne di Avvenire.

Stop alle prostitute in strada, le lucciole tornano in casa

Prostitute in strada

Chiuse le case, 50 anni fa dalla Legge Merlin, ora per le squillo potrebbero essere chiuse anche le strade e i vialoni delle città. Con sanzioni e possibile arresto anche per i clienti. A questo punta infatti la bozza del disegno di legge dei ministri dell’Interno (Roberto Maron) e delle Pari opprtunità (Mara Carfagna) che verrà esaminata venerdì dal Consiglio dei ministri: punta all’”eliminazione della prostituzione di strada”.
Non praticabile, per le critiche del mondo cattolico ma anche dei sindaci, la strada del ministro Maroni di realizzare i quartieri a luci rosse, tramontata l’idea di presentare il foglio di via alle squillo di strada a suo tempo presentato come emendamento al decreto sulla sicurezza da Filippo Berselli e Carlo Vizzini, per la prostituzione resteranno solo le case. Ma anche tra le mura domestiche saranno molte le limitazioni.
Il testo, che in pratica riprende la proposta Prestigiacomo-Fini–Bossi del 2002, si compone di quattro articoli: il primo introduce nel codice penale un nuovo reato (prostituzione di strada e in luoghi aperti al pubblico: bar, club, etc): la prima volta, la lucciola e il cliente pagheranno sanzioni amministrative che oscillano tra i 200 e i 3.000 euro; in caso di reiterazione del reato, oltre alla sanzione tra i 200 e i 1.000 euro, scatta l’arresto da cinque a 15 giorni. Non verrà considerata punibile la prostituta costretta a vendersi con la violenza o le minacce.
Molto pesanti le pene (da sedici a 18 anni) se la prostituta è una minorenne (o un minorenne) che verrà rimpatriata con la procedura utilizzata per i minori in stato di abbandono.
Nel mirino del Ddl anche chi affitta una casa dove ci si prostituisce, ma solo se il canone è superiore a quello di mercato. È previsto l’arresto da due a sei anni e la multa da 250 a 10mila euro. Chi presta assistenza a una squillo senza fini di lucro o profitto, inoltre, non è imputabile di favoreggiamento alla prostituzione (oggi la Merlin prevede il favoreggiamento). Infine, l’articolo 4 inasprisce le pene per l’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione: le sanzioni vengono aumentate fino a due terzi per promotori e organizzatori e da un terzo a metà per gli altri partecipanti.
È la terza volta in cinque anni che il Governo tenta di intervenire in questo ambito (che “fattura” 90 milioni di euro mensilmente in Italia). Nel dicembre 2002 venne approvato dal Governo Berlusconi un disegno di legge che, proprio come questo, vietava la prostituzione nei luoghi pubblici e aperti al pubblico. Il provvedimento non è stato approvato dal Parlamento. Così come è rimasto sulla carta il disegno di legge Amato-Lucidi della fine dell’anno scorso, che, tra l’altro, prevedeva maxi sanzioni per la prostituzione minorile. Ora il nuovo piano che si presenta come una rivoluzione per un mercato che conta milioni di clienti e 70mila professioniste.

Identikit dei clienti delle squilo

Caos rifiuti a Napoli, Bruxelles deferisce l’Italia

Si aggrava l'emergenza rifiuti a Napoli. Sono oltre 7000 le tonnellate di spazzatura non raccolte.</p> <p>La situazione di maggiore disagio si registra nei quartieri periferici, ma anche in altri quartieri, come quelli collinari e la zona ospedaliera.
Come ampiamente annunciato nei giorni scorsi l’Italia è stata deferita dalla Commissione Ue davanti alla Corte di Giustizia europea per la (mala)gestione dei rifiuti in Campania. La decisione è stata formalmente assunta oggi poiché “nonostante che progressi siano stati fatti per migliorare il sistema” spiega la Commissione “non ci sono certezze sui tempi nè sul fatto che il problema sarà risolto con le misure prese fino ad ora”.
La Commissione, si legge in un comunicato, “si accinge ad adire la Corte di giustizia delle Comunità europee contro l’Italia in merito all’emergenza rifiuti a Napoli e in Campania”. “Le montagne di rifiuti” è il commento del commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas “non raccolti accumulatisi per le strade della Campania illustrano emblematicamente le minacce per l’ambiente e per la salute umana risultanti da una gestione inadeguata dei rifiuti. Occorre” prosegue il commissario “che l’Italia dia priorità all’elaborazione di piani efficienti di gestione dei rifiuti in Campania e nel Lazio, nonché alla realizzazione delle infrastrutture di raccolta e di trattamento necessarie per attuarli correttamente”.
Ci vorranno ora alcuni mesi, anche un anno, prima che la Corte emetta la sua sentenza e se questa sarà negativa per Roma si aprirà una nuova procedura, anch’essa lunga molti mesi, (fino a 24) con nuove messe in mora da parte della Commissione e eventuali risposte dall’Italia prima che si possa giungere ad una eventuale condanna definitiva che commini anche una multa.
L’Italia inoltre riceverà dalla Commissione Ue una Lettera di Inadempienza per il mancato varo di un piano per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi nel Lazio. La decisione è stata assunta oggi dall’Esecutivo comunitario dopo che nel giugno del 2007 la Corte di Giustizia europea aveva già condannato in primo grado Roma per non aver adottato questo piano. “Dall’Italia a quasi un anno dalla sentenza non sono giunte comunicazioni ufficiali circa l’adozione del piano” spiega la Commissione “e per questo oggi è stato deciso l’invio della Lettera di Inadempienza”. In questo caso manca solo un altro passaggio perchè la Commissione commini sanzioni economiche contro l’Italia, a meno che dal governo italiano non arrivi la comunicazione dell’adozione di un piano conforme alle normative comunitarie.

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