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Blitz contro i Casalesi, Maroni: “Una giornata da incorniciare”

Roberto Maroni

“Nell’ultimo periodo abbiamo intensificato la lotta alla camorra e alla criminalità organizzata e questa notte abbiamo inferto un colpo durissimo al clan dei Casalesi e a tutta la camorra”.

Con queste parole il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha aperto la conferenza stampa convocata questa mattina a Palazzo Chigi (insieme con i vertici di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza) per spiegare i dettagli della maxi-operazione condotta in Campania questa notte contro il clan camorristico dei Casalesi. Maroni ha quindi sottolineato “l’importanza del lavoro svolto di concerto tra Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, procure e investigatori”. Un lavoro che per il titolare del Viminale “ha portato ad un risultato eccezionale, ad una giornata da incorniciare, da mettere negli annali”.
Nel corso della conferenza stampa nella sede del governo è stato spiegato che sono stati emessi 102 provvedimenti restrittivi, sequestrati beni per oltre cento milioni di euro, 48 società, 67 ditte individuali, 148 veicoli, 134 immobili e 13 cavalli”. Quindi Maroni ha ribadito, come aveva fatto la settimana scorsa in Senato, che “lo Stato c’è e ha intenzione di riprendersi il controllo del territorio nel casertano”. A questo fine proprio alla sua presenza nel finesettimana si terrà a Caserta una riunione operativa per intensificare la lotta al crimine: “perché” ha aggiunto Maroni “questa non sarà una pressione di poche settimane, ma durerà nel tempo fino a che la guerra non sarà vinta”. Per sconfiggere la camorra “bisogna togliere l’acqua ai pescecani, tagliare l’erba sotto i piedi dei latitanti, farli uscire allo scoperto e catturarli”.
Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha spiegato che la maxi operazione di questa notte contro la camorra è maturata in un quadro di “alleanza tra i clan Schiavone e Bidognetti”. All’interno di questo sodalizio criminale, però, “sono nati gli scissionisti che hanno deciso di dare dimostrazione su chi sia più forte in provincia di Caserta: ecco gli omicidi di questi ultimi giorni”. Quindi il prefetto Manganelli ha parlato delle precauzioni straodinarie prese in questi giorni nei controlli ai posti di blocco: “Visto che abbiamo la certezza che questi criminali non si lasciano catturare e non accettano la resa. Di fronte allo spiegamento di forze, escono anche armati di esplosivi”.
Per il comandante dell’Arma dei Carabinieri, Gianfrancesco Siazzu: “Questa notte, grazie al coordinamento stretto di tutte le forze dell’ordine, abbiamo arrestato tre dei cento latitanti più pericolosi d’Italia. Di cui due appartengono al gruppo di fuoco che ha effettuato la strage di Castel Volturno”. Sempre il comandante dei Carabinieri ha raccontato un aneddoto curioso accaduto durante gli arresti: “Alessandro Cirillo, uno dei boss presi, ha fatto i complimenti ai carabinieri che entrando nella sua villetta lo hanno arrestato”.
Infine parlando con i giornalisti, Maroni ha detto di aver ricevuto stamani le telefonate di felicitazioni da parte del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dei presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, del premier Silvio Berlusconi e del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.
“Felicitazioni” ha detto il ministro “che giro con piacere a chi ha materialmente eseguito l’operazione”.

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La fiducia condizionata di Napolitano: “L’Italia ce la farà”. Con i sacrifici

O'presidente

“L’Italia ce la farà” l’iniezione di ottimismo arriva da un ottantatreenne fresco di compleanno, il presidente Giorgio Napolitano: “A condizione che abbia la fiducia per affrontare i sacrifici necessari a costruire il futuro” .”l’Italia ce l’ha sempre fatta, la vera domanda è se noi altri ce la faremo” gli risponde il suo interlocutore, Henry Kissinger, ex Segretario di Stato americano (dal ‘73 al ‘77). L’incontro tra i due avviene a Palazzo Madama, in un dibattito promosso dall’Aspen Institute Italia. I due si conoscono da tempo, da quando Napolitano era uno dei più filoamericani tra i dirigenti del vecchio Pci. Oggi che è presidente della Repubblica, risponde a un’antica battuta di Kissinger (”Chi devo chiamare quando voglio parlare con l’Europa?”): “Spero che non sia troppo lontano il momento in cui per parlare con l’Europa il presidente degli Stati Uniti potrà chiamare un singolo numero di telefono e trovare all’altro capo chi sappia e possa rispondergli rappresentando e impegnando l’Unione Europea nel suo insieme”. Nel confronto con l’ex segretario di Stato statunitense,
Giorgio Napolitano ha affermato che l’Unione Europea deve farsi carico più apertamente anche dei problemi di una politica comune nel campo della sicurezza e della difesa. I ritardi dell’Unione, secondo il presidente è “la cacofonia, la varietà di posizioni e la difficoltà di approvare regole comuni, come si è visto con la Costituzione e col Trattato di Lisbona”. Un invito alla diplomazia e alla ricerca di accordi che Napolitano estende anche al quadro politico italiano: “Non dobbianmo farci paralizzare dai contrasti ideologici, non dobbiamo farci bloccare da una sorta di hyperpartisanship, un eccesso di spirito di parte, che è una camicia di forza”. Un capo di vestiario poco adatto alla politica.

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