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Centinaia e centinia di carcasse scarnificate. Come sul set di un film dell’orrore. Invece era tutto reale: i teschi e gli scheletri di pecore, capre, bovini e bufale mescolati al pellame e alle interiora, spuntavano ovunque.
La campagna intorno a Caivano, paesino della periferia nord di Napoli, era stata scelta da alcuni macellai abusivi come discarica a cielo aperto per la loro attività illecità. Continua
- Tags: Agenzia delle Dogane, Cina, contaminazione, cronaca, guardia-di-finanza, inchiesta porti, ispettori, ministero-della-salute, nas, PIF, porto di Livorno, tartufi, USMAF
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Controllo effettuato dal PIF, Posto d’Ispezione Frontaliera, di Livorno
Dopo due giorni trascorsi sulle banchine del porto di Livorno, tra un container di carne suina della Cina in decomposizione, pesci e molluschi tossici arrivati dal Vietnam e una montagna di totani al cadmio spediti dall’Indonesia, non è poi così difficile credere a quegli addetti ai lavori che dichiarano di essere diventati vegetariani. Continua
Visualizza abusivismo odontoiatrico in una mappa di dimensioni maggiori
Quando è scattato l’ennesimo blitz e i carabinieri del Nas di Bari sono entrati all’interno di un ambulatorio di San Ferdinando di Puglia il paziente era immobile sul riunito, la poltrona del dentista. Aveva la bocca aperta e un molare anestetizzato in attesa di un’otturazione. Intorno a lui nessuno. Era completamente solo con un tavolo, un armadio, un lavandino e diverse confezioni di medicinali scaduti.
Il falso professionista, che fino a pochi attimi prima gli stava trapanando il dente, si era appena dato alla fuga; si era accorto dell’arrivo dei militari da un monitor che trasmetteva le immagini di una telecamera a circuito chiuso che lui stesso aveva posizionato nella sala d’attesa. Così, come in una scena di un film, attraverso l’armadietto che nascondeva una porta, aveva deciso di nascondersi in una stanza adiacente: un garage che solitamente utilizzava per riparare le dentiere e costruire protesi. Da anni infatti si faceva chiamare dottore ma in realtà era solo un bravo odontotecnico con un fiuto per gli affari. Nel “suo studio dentistico” praticava prezzi decisamente concorrenziali; per un’otturazione, un impianto e per una pulizia dei denti si poteva risparmiare dal 30 al 70 per cento.
In Italia fenomeno dell’abusivismo odontoiatrico è in preoccupante crescita. Da Nord a Sud.
Nel 2008, i carabinieri dei Nas hanno sequestrato 170 laboratori per un valore di oltre 55 milioni di euro e denunciato 556 falsi odontoiatri, 80 in più rispetto all’anno precedente.
Solo nelle provincie di Bari e Foggia nei primi sette mesi di quest’anno ne sono stati scovati ventidue, di cui poco meno della metà proprio a San Ferdinando di Puglia. La crisi, si sa, aguzza l’ingegno ma in questo paesino in provincia di Foggia tutti sembrano aver avuto la stessa idea per poter arrotondare a fine mese. E tutti con ottimi risultati: centinaia di pazienti e un “fatturato” da capogiro.
In meno di trenta giorni i militari ne hanno scoperti e denunciati nove per esercizio abusivo della professione e per irregolarità nella licenza: “I falsi dentisti che abbiamo denunciato sono per la maggior parte odontotecnici che hanno deciso di ‘improvvisarsi’ odontoiatri per aumentare il reddito a fine mese” afferma il capitano Antonio Citarella, comandante del Nas di Bari e Foggia “lavorano abusivamente all’interno di ambulatori che non hanno i requisiti sanitari, in condizioni igieniche precarie e spesso con medicinali scaduti“.
All’interno degli studi dentistici sequestrati dalla magistratura, i militari dell’Arma, hanno trovato centinaia di confezioni di antibiotici e anestetici ormai scaduti da anni. E non solo in Puglia. Anche a Padova, Cagliari e Viterbo dove durante le perquisizioni sono spuntati anche medicinali rubati dagli scaffali degli ospedali pubblici. “Non tutti i pazienti che abbiamo sorpreso nelle sale d’attesa sono consapevoli di rivolgersi ad un falso dentista ma vengono attratti dai costi decisamente più contenuti” prosegue il capitano Citarella “altri invece pur essendo a conoscenza che si tratta solo di un tecnico e non di un medico, accettano di sottoporsi anche a delicati interventi chirurgici pur di risparmiare”.
Ma si moltiplicano anche i casi di medici odontoiatri, regolarmente iscritti all’Albo, titolari di studi dentistici che non esercitano la professione ma affidano i propri pazienti agli odontotecnici; Citarella conclude: “Stiamo ricevendo numerose denunce da parte di pazienti che hanno riportato gravi lesioni al cavo orale ma anche da parte dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Foggia che devono intervenire su pazienti che hanno subito danni”.

- Tags: allergene, bellezza, contraffazioni, corpo, cosmetici, guardia-di-finanza, nas, pelle, prodotti, proibite, sequestro, sostanze
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Contenevano un quantitativo massiccio di un potente allergene della pelle, il “metilbromoglutaronitrile” (noto come Mdbgn) in grado di provocare gravi dermatiti e danni permanenti all’epidermide. La Guardia di Finanza di Bolzano a sequestrato in 160 punti vendita di 52 province italiane oltre 22 mila prodotti per il make up, shampoo e detersivi per la casa e l’igiene intima contraffatti di cui 15.608 sono risultati, da analisi di laboratorio, altamente tossici.
La sostanza incriminata, la Mdbgn, vietata da una legge europea nel 2005 per i gravi danni che può provocare sulla salute del consumatore, era presente nei prodotti in un quantitativo 8 volte superiore a quello rilevabile strumentalmente; Le creme per il corpo, rossetti, profumi e bagnoschiuma erano tutti prodotti in Germania dalla Asam Gmbh & C Betriebs. Ad importarli in territorio italiano la Sms Distribution di Bolzano che li distribuiva nei negozi della catena “Nine-T-Nine” presenti in tutte le regioni d’Italia. L’ex amministratore della ditta importatrice è stato iscritto nel registro degli indagati per importazione di prodotti pericolosi per la salute pubblica mentre il responsabile tedesco dell’azienda produttrice verrà indagato a conclusione della rogatoria internazionale. In totale sono venticinque le persone sono state denunciate per reati amministrativi.
“Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Igor Secco della Procura di Bolzano sono iniziate dopo il sequestro amministrativo di circa 6.000 confezioni prive dell’etichetta in lingua italiana nell’ambito di un’operazione di polizia economica a tutela del corretto funzionamento dei mercati e dei consumatori” precisa Claudio Di Gregorio, comandante provinciale Guardia di Finanza di Bolzano. Dopo il maxi sequestro della Finanza italiana è scattata l’allerta per la commercializzazione di questi prodotti anche in tutta Europa. In Italia, solo nei primi quattro mesi del 2009, le fiamme gialle hanno sequestrato in due distinte operazioni oltre 600 mila prodotti cosmetici tossici.
Cosmetici pericolosi anche a Napoli. Mercoledì 14 i carabinieri del Nas del capoluogo campano hanno sequestrato in un’azienda di commercio all’ingrosso, gestita da un cittadino cinese, 44 mila confezioni di profumi, rossetti e fondotinta. I prodotti per il make up, sui quali saranno effettuate nei prossimi giorni analisi di laboratorio, venivano importati sia dalla Cina che da altri Paesi europei. Sulle confezioni non erano indicate la data di scadenza, il numero di lotto di fabbricazione e altri elementi previsti dalla normativa italiana che potessero garantire il corretto utilizzo del prodotto e di conseguenza, la salute del consumatore.
Ma gli italiani, malgrado i rischi, non rinunciano alla cura del corpo e nel 2008 si registra un forte incremento della cosmetica fai da te a fronte di una sostanziale stabilità dell’industria della cosmetica che mantiene un fatturato pari a 8,3 miliardi di euro (+0,3 per cento) secondo i dati presentati da Unipro (l’Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche).
E allora di fronte ai crescenti rischi per la salute o più semplicemente per la voglia di recuperare uno stile di vita più naturale ritornano i trucchi della nonna nella cura della bellezza che, con maschere, lozioni e balsami, fanno registrare un vero boom. Ecco il commento della Coldiretti sull’operazione dei finanzieri del Comando provinciale di Bolzano.
Le antiche ricette per maschere di bellezza ma anche infusi e tisane salutari, derivano tutte - sottolinea la Coldiretti - da prodotti naturali, hanno mille varianti, sono economiche e sono semplicemente alla portata di tutti. Maschera contro i punti neri a base di zucca gialla e panna, impacchi per l’acne ricavati da succo di arancia e limone, “terapia d’urto” dopo notti brave realizzata con una miscela di miele, latte fresco e farina bianca e ancora maschera decongestionante ottenuta dalla lessatura di un bel cespo di lattuga o il più classico dei detergenti naturali per eliminare polvere e trucco a base di latte e foglie di menta sono solo alcuni dei segreti per una bellezza fai da te tutta al naturale.
E ancora, nel dettaglio, è utile sapere che, per esempio, lo yogurt è un addensante naturale con grandi proprieta’ emollienti, il miele è molto idratante, cicatrizzante e nutriente, tutta la frutta di stagione è ottima per rendere la pelle luminosa e l’olio extravergine d’oliva, invece, è una fonte inesauribile di salute per la pelle perché, grazie alla sua acidità, fortemente compatibile con quella dell’epidermide, svolge una funzione emolliente e protettiva ed è anche un ottimo antiossidante e anti radicali liberi che quotidianamente, a causa di variazioni climatiche, fumo e inquinamento, rovinano la pelle.
C’era l’ombra dei Casalesi anche dietro un traffico illecito di sostanze utilizzate nel Casertano per dopare le bufale, in modo da favorire la produzione di latte per le mozzarelle. Questo è ciò che emerge dall’indagine condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dai Nas che ha portato all’arresto di 19 persone, tra cui tre veterinari compiacenti.
A sottolineare il coinvolgimento del clan dei Casalesi, le dichiarazioni dei pentiti che hanno confermato le ipotesi investigative degli inquirenti. “L’intero traffico era gestito dal clan” ha affermato Franco Roberti, coordinatore della Dda di Napoli “mensilmente percepivano del denaro proveniente da questa attività”.
Sono state 47 le perquisizioni eseguite in provincia di Caserta, tra abitazioni e allevamenti bufalini: di questi 25 sono risultati coinvolti nel giro delle bufale dopate. Un giro “transnazionale” quello venuto alla luce, che coinvolge l’Italia, sede direttiva dei traffici illeciti, l’Albania, dove l’associazione criminale si riforniva di stupefacenti e farmaci, la Svizzera, dove altri componenti dell’organizzazione gestivano il traffico di somatotropina e la Corea, dove il farmaco, vietato in Europa, viene prodotto.
Agli animali veniva somministrata appunto la somatotropina, anche conosciuta come “ormone della crescita”, in grado di aumentare la produzione di latte fino al 20%. La somatotropina, sottolineano gli inquirenti, è una sostanza vietata in Europa, ma non in altri Paesi. I Nas rassicurano: non ci sono rischi per la salute. Come ha spiegato il procuratore capo Giovandomenico Lepore, gli arresti di oggi servono a mostrare ai cittadini che “la guardia non è mai abbassata e che i controlli sono continui”. Soprattutto, ha aggiunto, “non bisogna colpire nè penalizzare un tessuto economico” come quello della provincia di Caserta. Sono, infatti, quasi 2 mila gli allevamenti presenti in quel territorio, 47 quelli controllati e di questi solo 25 sono risultati coinvolti. Una sparuta minoranza, dunque, a fronte di una maggioranza di allevatori che lavora onestamente.
L’indagine condotta sulle bufale dopate nasce come “costola” di una precedente inchiesta che portò gli inquirenti a conoscenza della frode nelle competizioni sportive del settore ippico, attraverso la somministrazione ai cavalli di sostanze dopanti. Il proseguimento delle indagini ha evidenziato due traffici di sostanze illecite. Da un lato la somatotropina somministrata poi alle bufale, dall’altro ketamina, psichedelico dagli effetti più potenti derivanti dall’assunzione di Lsd, e olio di hashish, ottenuto dalla mistura di hashih e marijuana.
Maggiori controlli sull’intera filiera, dall’allevamento di bufale alla produzione di mozzarelle, sono stati chiesi da Legambiente, mentre la Confederazione italiana agricoltori (Cia) propone la sua ricetta: “Tolleranza zero” per chi sofistica ed inquina gli alimenti, continui e rafforzati controlli, indicazione d’origine in etichetta, dura lotta alle falsificazioni
- Tags: assessore-regionale, branco, caccia, cani, Massimo-Russo, Modica, nas, Noe, polemiche, sanità, Scicli
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E adesso nella zona (a Sampieri, tra Scicli e Modica: location prediletta per gli omicidi della serie tv del Commissario Montalbano) è caccia al branco. Con i fucili in grado di sparare proiettili con effetto sonnifero, si cercano i cani killer. E si tenta di abbassare il livello della paura. Perché qui, domenica Giuseppe Brafa, 10 anni, è stato sbranato da un branco di cani, un altro ragazzo e un uomo sono finiti all’ospedale e, nella prima mattina di martedì, una turista di 24 anni è in grave condizioni. In tutto fanno quattro persone aggredite dal branco, in tre giorni. Situazione difficile, di emergenza.
I cacciatori sono carabinieri del Noe, dei Nas e delle due società incaricate della cattura. Di cani ce n’è ovunque. A dare manforte all’azione delle forze dell’ordine, la decisione del procuratore della Repubblica di Modica, Domenico Platania: i cani randagi che sono liberi e che “costituiscono un pericolo sociale per la comunità” potranno “essere abbattuti dalle forze dell’ordine se necessario” ma per “quelli già catturati la decisione spetta all’autorità amministrativa e non a quella giudiziale”, ovvero devono “decidere la Asl e le organizzazioni amministrative preposte”.
Sceglie invece l’appello all’evacuazione della zona di contrada Pisciotto - tra Marina di Modica e Sampieri - il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque, dopo la nuova aggressione di questa mattina. La giovane tedesca è stata salvata dall’intervento di alcune persone, tra cui proprio il sindaco Venticinque che, insieme ad alcuni funzionari del Comune, stava effettuando un sopralluogo. Ieri, peraltro, i cani killer stavano per aggredire una donna di 74 anni che è riuscita fortunatamente a chiudersi in casa e al branco inferocito non è rimasto che avventarsi su una bambola lasciata in giardino: sbranata, come se fosse un bambino in carne e ossa.
La caccia al branco non si ferma, quindi. E nemmeno le polemiche. A cominciare dallo stato igienico sanitario della “casa-canile” Virgilio Giglio, 64 anni, proprietario e affidatario dei cani (in carcere, con l’accusa di concorso in omicidio colposo). L’abitazione, sequestrata dai carabinieri della compagnia di Modica la notte scorsa, è considerata dagli animali la loro tana e potrebbero farvi rientro. “Servirebbe una task force”, dice a ScicliNews Nunzio Firrincieli, dei servizi veterinari dell’Ausl. “Eravamo stati qui in settembre, i cani erano ben nutriti, il recinto sicuro, il luogo sufficientemente pulito”. Oggi appare come un immondezzaio, un cimitero di cani e di ossa, con una puzza nauseabonda di escrementi, carcasse di cani, polli e bovini serviti da cibo ai cani.
La visita è stata confermata dal procuratore Platania, che ha anche detto che l’Ausl 7, in una relazione del 5 settembre 2008, dopo il ferimento di una turista nella zona di contrada Pisciotto avvenuto il 2 settembre, “aveva certificato che i locali dove Virgilio Giglio teneva i cani, erano idonei allo scopo”.
A Scicli e a Modica tutti si chiedono di chi sia la responsabilità di ciò che è accaduto. Intanto va precisato che i cani della casa di Giglio non sono randagi, ma stanziali. Hanno un padrone. Sergio Bramante, uno dei responsabili della ditta che si sta occupando della cattura dei cani, sempre dal sito Sciclinews conferma: “C’era un rapporto morboso tra gli animali e Giglio. Il padrone non aveva una leadership sugli animali, non aveva delimitato il loro territorio. Dormiva in una brandina, poco distante dal canile, in un rapporto di compenetrazione con gli animali. Procurava carcasse di bovini, di pollame, nutriva i cani, e nutrendoli si sentiva parte del branco. I cani sono, da un punto di vista ancestrale, dei lupi, e se non vengono educati mostrano la loro peggiore componente asociale. Asocialità che aveva colpito il loro padrone”.
Ma poteva un uomo che viveva accampato in una brandina a fianco ai suoi animali provvedere alla cura e alla sicurezza del branco?
Per saperne di più, l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, ha chiesto ai dirigenti del servizio veterinario dell’assessorato e dell’Ausl 7 di Ragusa una relazione urgente. Russo si è impegnato anche a varare un piano straordinario di interventi per ridurre il fenomeno del randagismo, che in Sicilia ha raggiunto “livelli di emergenza”. L’assessore chiederà un incontro al sottosegretario del ministero della Salute, Francesca Martini. “Sono rimasto molto scosso” ha commentato “è incredibile e inaccettabile che un bambino possa morire così e sono vicino ai familiari in questo momento di dolore. Voglio conoscere tutti i contorni di questa raccapricciante storia” ha assicurato. “Non intendo sottrarmi alle responsabilità, anche quelle indirette, e farò tutto quello che è nelle competenze del mio assessorato per migliorare una situazione che ha assunto proporzioni allarmanti”.
Il piano straordinario di interventi chiesto dall’assessore Russo prevederà l’adozione di un bando per l’immediata attuazione dei piani di sterilizzazione di cani randagi ricorrendo alle somme accreditate dal ministero della Salute per il 2009, l’adozione di un piano territoriale di interventi per la costruzione di rifugi sanitari, il risanamento delle strutture comunali esistenti, la predisposizione di ambulatori veterinari pubblici e l’adeguamento strutturale di rifugi già esistenti, insieme alla costruzione di nuove strutture gestite dalle associazioni per la protezione degli animali. Secondo le ultime stime regionali che risalgono al 2008 il numero dei cani randagi è di circa 75.000 unità mentre il numero dei cani di proprietà regolarmente iscritti all’anagrafe canina regionale è di 200 mila.
I carabinieri del Nas di Milano, dopo una lunga indagine sul traffico illecito di sostanze dopanti coordinata dal pm Gianluca Prisco, questa mattina hanno arrestato 12 persone ed eseguito 60 perquisizioni in Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto. Tra gli arrestati c’è anche il ciclista professionista Gianni Da Ros, 23 anni, di Pordenone. Da Ros verrà interrogato domani dal gip Andrea Pellegrino, il giudice che ha emesso le ordinanze di custodie cautelare in carcere.
Le indagini hanno coinvolto sportivi, professionisti e dilettanti, oltre che gestori di palestre e di attività commerciali, e hanno portato ad acquisire gravi indizi di colpevolezza per illecita importazione, detenzione, vendita, ricettazione e utilizzo di farmaci a effetto dopante, esercizio abusivo delle professioni sanitarie (del farmacista e del medico) e falsificazione della documentazione sanitaria consegnata presso farmacie che non erano al corrente del traffico.
Per una tredicesima persona è stato disposto l’obbligo di firma, mentre gli indagati sono in tutto 64, tra cui un ciclista dilettante, preparatori atletici, frequentatori di palestre di body building e anche due transessuali. L’inchiesta è partita un anno fa dalla diffusione delle sostanze anabolizzanti (ormoni gh, testosterone, nandrolone e altri) in alcune palestre di Milano. Da lì è stato individuato il canale di distribuzione e di approvvigionamento. Le sostanze sono state importate illecitamente anche da paesi extracomunitari.
L’inchiesta antidoping è nata da un servizio tv delle Iene andato in onda il 7 marzo 2008 e intitolato “Muscoli e doping”. Nel servizio uno degli inviati del programma per circa 700 euro acquistava in un Vitamin Store di Milano prodotti come il Sustanon, il Proviron o il Winstrol. Da qui sono stati identificati i venditori. Poi, tramite intercettazioni e pedinamenti effettuati dai carabinieri del Nas, sono state individuate tre filiere di distribuzione. Nelle intercettazioni telefoniche gli indagati usavano frasi e termini in codice come “Aggiungi due buttafuori da mettere a destra del palco” oppure “Mi serve Debora” o “due ufficiali”. Tra le 60 perquisizioni, due hanno riguardato altri due ciclisti dilettanti.
In una prima fase le indagini avevano portato al sequestro di diverse confezioni di sostanze ad effetto dopante importate illecitamente dai paesi dell’Est Europa e dal nord Africa o acquistate su Internet. Oggi, oltre ai 12 arresti e a un obbligo di firma, il gip Pellegrino ha emesso 64 decreti di perquisizione anche presso abitazioni private e palestre relativi a 81 luoghi sparsi tra Milano, Bergamo, Brescia, Pavia, Novara, Pordenone, Torino, Treviso, Varese e le loro province.
Da Ros è stato arrestato a Padova, dove si trovava con la Nazionale per allenamenti. Era diventato professionista da pochi mesi con la squadra Liquigas, con la quale ha già disputato alcune corse in Australia, in Qatar e, la scorsa settimana, in Friuli. Lo scorso anno l’atleta si era laureato campione italiano con la sua formazione (la Marchiol) nella gara “Open” di inseguimento a squadre su pista. Già nel 2002, da Allievo, con la maglia del Fontanafredda, aveva vinto il tricolore nell’inseguimento individuale su pista. Passista veloce, era considerato una promessa del ciclismo nazionale. In questi giorni era impegnato in un raduno della Nazionale in previsione dei Mondiali su pista, in programma a fine mese in Polonia: la sua convocazione nel quartetto dell’inseguimento su pista era praticamente scontata. Il ciclista, che compirà 23 anni in agosto, è iscritto alla Facoltà di Chimica dell’Università di Padova.
I destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, oltre a Da Ros, sono dieci. Si tratta di Giovanni Paolo Facchi, 45 anni, Pierangelo Colelli, 40 anni, Volodymyr Bushchyk, 41 anni, Vito Angelo Guerrieri, 33 anni, Davide Lucato, 29 anni, Stefano Marchesi, 42 anni, Fabrizio Pendesini e Leopoldo Romano, entrambi 37 anni, Walter Vaghi, 41 anni, e Antonio Verde, 45 anni. Altre due persone sono state colte in flagranza perché trovate in possesso di un ingente quantitativo di sostanze anabolizzanti. Per uno dei due il gip ha disposto solo l’obbligo di firma mentre l’altro, di intesa con la procura, è stato fermato.
Per quanto riguarda il giro di affari legato a questo traffico di sostanze dopanti si parla di diverse centinaia di migliaia di euro. Il comandante dei Nas di Milano, capitano Paolo Belgi, oltre a sottolineare che il fenomeno è diffusissimo, ha spiegato che queste sostanze “danno problemi cardiaci, al sistema scheletrico, renale, nervoso centrale. Inoltre l’assunzione di un ormone blocca la produzione naturale creando così una sorta di dipendenza”.
Le persone arrestate usavano nomi o frasi in codice come “ballerino sul palco” o “ballerino che trema” oppure “cd masterizzati” per indicare l’iniziale del nome della sostanza dopante. Nomi e frasi in codice come “due Viviana”, che stava per doppia W e cioè l’iniziale del Winstrol, sono emersi dalle intercettazioni riportate nell’ordinanza di custodia cautelare. Intercettazioni che per il procuratore aggiunto di Milano Nicola Cerrato sono state “fondamentali” e che protratte per alcuni mesi hanno consentito di allargare l’indagine che rischiava di rimanere circoscritta a pochi episodi. Le intercettazioni hanno anche consentito di accertare il coinvolgimento di Gianni Da Ros.
“A quanto è dato sapere, l’arresto di Da Ros s’inserisce in una più ampia operazione riferita ad un presunto traffico di sostanze dopanti nelle palestre. Liquigas, così come la Federazione ciclistica italiana, è dunque totalmente estranea alla vicenda. Lo staff tecnico della Nazionale ha offerto la massima collaborazione per facilitare il lavoro dei Nas”. Così si legge in un comunicato congiunto diffuso dalla Federciclismo e dalla Liquigas (la squadra dell’atleta finito in manette), in relazione alla vicenda che ha coinvolto l’azzurro. “Liquigas Sport”, fa sapere la Federciclismo, “ha disposto l’immediata sospensione del corridore. Qualora le responsabilità di Da Ros venissero provate, il gruppo sportivo procederebbe al suo immediato licenziamento e si riserverebbe di citarlo per danni. La Federazione ciclistica italiana ha sospeso l’atleta per l’attività della Nazionale”.
Il VIDEO servizio:

Kebab avariato, pollo con salmonella, ravioli cinesi contaminati e panini con feci di ratto. Mangi cucina etnica e rischi di essere truffato, se non avvelenato: un reato su quattro in Italia per frode alimentare e sofisticazione alimentare è stato commesso infatti da titolari di esercizi, bar e ristoranti stranieri. Tutti condannati, ma le multe che dovranno pagare non saranno certo salatissime, da 500 a 3000 euro. In testa alle segnalazioni all’autorità giudiziaria ci sono i ristoratori cinesi, soprattutto per la presenza di prodotti alimentari irregolari e contaminati. L’allarme è lanciato dalla Coldiretti, che ha analizzato l’elenco delle 81 sentenze penali passate in giudicato durante il 2008 per il reato di frode alimentare e sofisticazione alimentare, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 febbraio. E dal 2000 allo scorso anno sono state 360 le sentenze penali passate in giudicato relative a frodi e sofisticazioni alimentari commesse in Italia. “Tra i tipi di reato segnalati si possono evidenziare la vendita di kebab in cattivo stato di conservazione, di spiedini di pollo nocivi per la presenza di salmonella, di ravioli cinesi farciti con imballaggi inidonei per gli alimenti, di panini insudiciati perché contenenti feci di ratto, di mitili e cozze con una presenza di coliformi fecali superiore ai limiti consentiti”, segnala la Coldiretti.
Nel 2008 sono stati condannati per frode e sofisticazione alimentare 61 imprenditori italiani, 13 cinesi, due pakistani, un egiziano, un peruviano, uno dello Sri Lanka, uno di Singapore e un marocchino. E i gestori stranieri di ristoranti e bar, oltre a violare le leggi per la tutela della salute, spesso non rispettano anche le norme di tutela del lavoro, assumendo in nero lavoratori privi del permesso di soggiorno. “In Italia assistiamo a una crescita e a un incontrollato utilizzo di ingredienti da importazione che non garantiscono gli stessi standard di quelli nazionali”, spiega la Coldiretti. Caso esemplare è quello della Cina. “È il paese che ha ricevuto dall’Unione europea il maggior numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari, perché contaminati da tossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge” conclude la Coldiretti che chiede controlli più stringenti e l’estensione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti. Per quanto riguarda le varie tipologie di frodi alimentari l’associazione Adoc ha stilato un piccolo glossario utile a tutti i consumatori.