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L’orgoglio napoletano di Cannavaro: Sono ricco perché me lo merito

Fabio Cannavaro

Ora che l’amico del cuore Ciro Ferrara è diventato il suo allenatore, il “Muro di Berlino” passerà anche per raccomandato.
Strano il mondo del calcio: Paolo Maldini viene fischiato dai suoi tifosi nella partita d’addio e anche per Fabio Cannavaro si preannuncia una stagione non facile tra gli ultrà della Juventus dove torna a giocare dopo l’esperienza di Madrid.
Sì, perché non basta avere vinto il titolo mondiale (qui il VIDEO), non basta essere capitano della Nazionale, non basta essere stato consacrato miglior giocatore d’Europa con il Pallone d’oro (qui il VIDEO). I tifosi più rumorosi lo accusano di essere scappato dalla Juve dopo Calciopoli, lasciando la squadra in serie B, preferendo la ribalta internazionale del Real: non vedono di buon occhio il suo rientro a Torino. Ma Cannavaro, da buon napoletano, dice che “tutto si sistemerà”.
In questi giorni è uscito per la Mondadori La mia storia, dai vicoli di Napoli al tetto del mondo dove il bel Fabio ripercorre tutte le tappe, dalle battaglie tre contro tre per strada quando aveva 5 anni alla notte di Berlino 2006, passando per famiglia, amore, compagni, allenatori, errori, soldi e gloria.

Ferrara allenatore, lei casca sempre in piedi…
È successo tutto dopo la mia decisione di tornare: giuro che non c’entro niente. Lui ora è il mio mister prima di essere un amico e non sarò un privilegiato.
Ma questo gioco non l’annoia?

Per fortuna no, giocherò finché mi fanno contratti.
Al Real non è andata benissimo quest’anno.

È stata dura: cambio di presidente, di allenatore, infortuni. E secondi dietro un Barcellona stratosferico.
La verità sul mancato ritorno al Napoli?
Purtroppo non c’è stato niente, nessun contatto, ma solo un presidente che diceva che ero troppo vecchio.
L’ha ferita questa cosa?

Se uno è capitano della Nazionale, pallone d’oro e titolare nel Real Madrid, ma è troppo vecchio per il Napoli, che posso dirle? Peccato, però.
E la verità sul ritorno alla Juve?
La Juve andò in serie B, e non fu per colpa dei giocatori. Il mio passaggio al Real fu deciso insieme alla società e se ne andarono in molti. Ora torno a parametro zero, guadagno meno di prima e la Juve ha incassato i soldi della mia cessione. Direi che per loro è stata una operazione conveniente.
Sì, ma i tifosi?
Capisco l’amarezza dei tifosi quando uno se ne va.
Ma quelli che fischiano Maldini (qui il VIDEO) e fanno i cori contro di lei non le sembrano un po’ imbecilli?
Se noi cambiamo squadra, siamo considerati mercenari, ma se la società ti manda via, allora va tutto bene.
In Spagna i tifosi mai si sognerebbero queste cose.
Ci sono pure lì. Quando Luis Figo passò dal Barcellona al Real gli fecero trovare una testa di maiale in campo.
Molti sportivi accusano voi calciatori di allenarvi poco, faticare niente e guadagnare troppo.
L’invidia è una brutta bestia. Io sono un atleta e non vado certo a guardare quelli che guadagnano più di me.
Beh, non sono in molti a guadagnare più di lei.
È il mercato: la formula uno, l’Nba, il tennis sono sport che hanno un grande business e si guadagna molto. Il calcio piace e i calciatori guadagnano quello che il fenomeno permette. Di certo non andiamo con la pistola puntata dai presidenti. Loro hanno un budget e in base a quello fanno la squadra e stabiliscono i compensi.
Va bene, guadagnate quanto possibile, ma a volte non avete atteggiamenti un po’ esagerati in campo?
Sì, a volte dovremmo comportarci diversamente, a cominciare dalla ressa ogni volta che l’arbitro fischia un fallo. Pensi a quello che è successo tra Torino e Genoa all’ultima giornata. Uno spettacolo penoso.
I campioni fuggono dalla serie A, lei torna per chiudere la carriera?
Torno perché sono italiano, a 35 anni non avevo voglia di fare altre esperienze: avrei potuto andare in Russia, negli Stati Uniti, in Inghilterra…
Il suo libro è un po’ ruffiano, parla bene di tutti tranne che di Zinédine Zidane, possibile?
Ho detto che in campo Zidane non mi piaceva come avversario perché era scorretto e quanto successo alla finale lo dimostra. Per il resto non sono ruffiano, ma davvero sono portato ad avere buoni rapporti con tutti.
Chi è il più forte che ha visto giocare?
Maradona extra concorso. Poi Ronaldo, Thuram, Buffon, Ferrara. Maldini e Del Piero.
L’italiano più forte di sempre?

Roberto Baggio era uno spettacolo.
Il giovane più promettente?

Mi piace Davide Santon, non solo come calciatore: ha proprio una bella testa, un bell’atteggiamento. Uno che è così a 18 anni sarà un campione.
Il miglior amico?

Direi Benny Carbone, Fabio Pecchia, Ciro Ferrara, Lilian Thuram e Gianluigi Buffon.
La maggior delusione?

Forse Antonio Cassano al Real Madrid. Lui ha qualità pazzesche e non le ha sfruttate in quella società.
Uno incompreso?

Vincenzo Montella.
Il più scorretto?

Un francese che ha vinto il mondiale nel ’98: Stéphane Guivarc’h, attaccante.
Cosa le fa saltare i nervi in campo?

Ne ho date e prese tante, mi sono scusato e ho accettato le scuse, ma una cosa che proprio non tollero è lo sputo.
Frasi sui familiari?

Se me le dicono, ricambio.
Frasi razziste?

Ci ho fatto il callo. “Napoletano di m…” è talmente frequente che non mi fa quasi più effetto. Sono fiero di essere napoletano e lo sarò sempre.
Chi è il presidente che ogni giocatore vorrebbe avere?

Direi Massimo Moratti.
Perché spende e dà un sacco di soldi a tutti?

Non solo per i soldi. È un presidente che vive molto la squadra e lo spogliatoio. A volte anche troppo.
Ha sempre difeso in qualche modo Luciano Moggi.

Era il mio dirigente e ho solo detto: aspettiamo di vedere se è colpevole, il tempo e i giudici lo stabiliranno.
Dal campo lei non si è mai accorto di niente?

Una squadra con Buffon, Cannavaro, Vieira, Trezeguet, Ibrahimovic, Nedved, Camoranesi, Del Piero ha bisogno dell’aiuto degli arbitri? Io ho giocato nel Real e anche lì c’era la sudditanza, come alla Juve. Ma la cupola che controllava tutto mi sembra una gran fesseria.
Con Ferrara ha creato una fondazione a Napoli.

Siamo due napoletani che sono usciti dalla strada e hanno avuto successo. Finanziamo e realizziamo progetti per aiutare i giovani più sfortunati. Perché Napoli non è solo rifiuti, corruzione, disoccupazione, camorra.
Lei disse che Gomorra non dava una bella immagine dell’Italia.
Io ho detto che il libro era bellissimo, che Roberto Saviano è un grande, che mi sarebbe piaciuto che il film avesse vinto l’Oscar, però mi auguravo che la Campania non diventasse come Corleone con la mafia. Questo ho detto, tutto il resto non è vero e il giornalista che scrisse una cosa inesatta mi ha chiesto scusa.
Pensa mai che lei, scugnizzo tra i vicoli, l’ha scampata bella?
Io ho vissuto nei Quartieri spagnoli. Ho respirato la realtà di Napoli: sì, sono stato fortunato e ho avuto una famiglia che mi ha seguito e insegnato valori importanti. Ma non mi sono dimenticato da dove vengo.
Lei è un sex symbol (qui il VIDEO). Come si affrontano le fan?
Con un sorriso, ma sono sposato e si tengono a distanza.
Mai un tradimento?
Eh no, non si fa.
Mai una tentazione?

Sono tutto casa e campo.
È un santo, Cannavaro? Non picchia, non insulta, mai una tentazione…

I santi stanno in Paradiso.
E i suoi colleghi tutti discoteche e veline?

A 25 anni è giusto divertirsi. Non mi piacciono ipocrisia e moralismo. Certo, dopo una sconfitta non puoi fare le 5 all’Hollywood.
Adriano ha esagerato?

Ci vuole cervello. Io non mi sognerei mai, prima di una partita, di andare con mia moglie in discoteca, bere dieci birre e poi fare l’amore tutta la notte. Dopo, forse…
Per chi tifa?

Napoli, anche se non mi vogliono.
In campo, meglio furbi od onesti?

Meglio furbi. Ma senza barare. Furbo nel senso di capire prima quello che sta succedendo. In questo i vicoli di Napoli mi hanno insegnato molto.
Le simulazioni?

Mi danno fastidio.
Il simulatore piu grande?

Detto che e un maestro di tante altre cose, un calciatore bravissimo e una persona stupenda, penso che Pippo Inzaghi sia il piu bravo.
E nella vita? Meglio furbi od onesti?

Meglio onesti. Se no che cosa insegni ai tuoi figli?
La Nazionale di tutti i tempi.

Buffon in porta, Facchetti e Zambrotta sulle fasce. Io e Scirea centrali. A centrocampo Pirlo, Gattuso, Bruno Conti a sinistra e Angelo Domenghini a destra. Roberto Baggio e Gigi Riva in attacco.
La politica le interessa?

Mi interessa e la seguo. Mi da fastidio che l’opposizione di turno non segua il governo nelle cose che si fanno per la crescita e il bene dell’Italia.
Centrodestra o centrosinistra?

Centro.
Passioni: cibo?

Pizza, mozzarella. E in Spagna ho imparato a fare la carne alla brace.
Alcol?
Zero, nemmeno la birra.
Mai fatta una canna?

Da ragazzo si, ma non mi diceva granche.
Sesso?
Il sesso e una cosa importante.
Prima di una partita?
Io no.
L’astinenza pesa?
Quando sei in ritiro, pesa tanto.
Mai scappato da un ritiro per andare a fare l’amore?
No.
Ha mai fatto male a qualcuno deliberatamente?
No, pero ho fatto molto male involontariamente a Valon Berhami e Gaby Mudingay della Lazio. Mi e dispiaciuto molto, perche io, dentro, so’ bbuono.

I VIDEO di YouTube su Fabio Cannavaro:

Germania 2006, Cannavaro alza la Coppa del Mondo

Il Pallone d’oro consegnato da Monica Bellucci a Fabio Cannavaro.

Fabio Cannavaro il più Sexy Del Mondo

A Pechino 347 “fratelli d’Italia”. Chi sono gli atleti azzurri

Antonio Rossi

Mancano 16 giorni. Poi il mondo intero si fermerà e guarderà dentro il “Nido”, lo stadio olimpico di Pechino. Le Olimpiadi del 2008 si candidano a essere l’evento dell’anno. Lo sport italiano sarà rappresentato da un esercito di 347 atleti (12 riserve e un’atleta, Nadia Cortassa del Triathlon, ancora in attesa dell’idoneità sportiva). Ufficializzata oggi dal Coni la lista degli olimpionici italiani.

I numeri: La squadra azzurra è composta da 215 uomini e 132 donne. Gli sport più rappresentati saranno l’atletica con 49 atleti (27 uomini e 22 donne) e il nuoto con 33 (21 uomini e 12 donne). La regione da cui proviene la maggioranza degli atleti è la lombardia (52 nomi), seguita dal Lazio (45). Un solo sardo. Ben 25 i nati all’estero, Cuba (3) è la nazione da cui provengono più naturalizzati.

I protagonisti: a sapere prima chi vincerà l’oro non ci riusciva neanche l’oracolo di Delfi. Le sorprese, positive e negative, sono sempre dietro l’angolo. Ci sono però atleti sui quali l’Italia si affida con particolare attenzione. Giovani promesse o vecchi conoscitori dei podii olimpici, dominatori tirannici delle loro discipline o possibili outsider. Ogni quattro anni hanno l’opportunità di far sognare un paese intero. Panorama.it ne ha scelto dieci, per noi i più rappresentativi

Antonio Rossi (kajak): Non si può non cominciare dal portabandiera. Per il bell’Antonio sarà la quarta olimpiade. Da Barcellona ‘92, con l’esclusione di qualche parentesi televisiva, non ha mai smesso di remare con il suo kajak. All’Italia ha dato un bronzo a Barcellona, due ori ad Atlanta 96(insieme a Daniele Scarpa), un oro a Sidney e un argento ad Atene. Gareggerà nel K2.

Andrew Howe Besozzi (salto in lungo, velocità): nato a Los Angeles e “battezzato” dal “figlio del vento” Carl Lewis in persona. Un predestinato. A 23 anni, ha già vinto un oro europeo (Goteborg 2006) e un argento mondiale (Osaka 2007) nel salto in lungo. Ad Atene c’era, ma giovanissimo. Adesso è uno dei favoriti.

Antonietta di Martino (salto in alto): la speranza italiana del salto in alto è nata a Cava dei Tirreni (Sa) nel 1978. 7 titoli nazionali e una carriera in crescendo. E se dopo il secondo posto ai mondiali di Osaka 2007 dovesse salire ancora un gradino?

Vanessa Ferrari (ginnastica artistica): “La donna volante”, così è ribattezzata nello spot ufficiale dei giochi. La giovanissima ginnasta ha stupito il mondo con la sua bravura ai mondiali del 2006 ad Aarhus. Oro a meno di 16 anni. Adesso ne ha 17, la sua palestra è più grande ma lei continua a essere alta 1 metro e 43 e a pesare 36 kg. Si vola leggeri.

Valentina Vezzali (scherma): tiranna del fioretto da un decennio. La 34enne di Jesi è una macchina da medaglie. Limitandoci alle olimpiadi, due ori (Atene e Sidney) e un argento (Atlanta) individuali e due ori a squadre (Atlanta e Sidney). Una mamma dolce ma quando si mette la maschera e impugna l’arma è la fine. Comanda una squadra che schiera anche due altre campionesse mondiali: Giovanna Trillini e Margherita Granbassi.

Paolo Bettini (ciclismo): 34 anni. Oro ad Atene, doppio mondiale negli ultimi 2 anni. Sembra che non sia sceso dalla bici negli ultimi 4, in cui ha vinto di tutto, nelle gare da un giorno. Il livornese è chiamato a quella che potrebbe essere l’ultima impresa di una carriera da sogno.

Giuseppe Rossi (calcio): gli argentini avranno Messi, i brasiliani Ronaldinho. Noi il golden boy nato in New Jersey che gioca nel Villareal, in Spagna. Le speranze degli azzurri sono nei suoi piedi e in quelli della “formica atomica” juventina Sebastian Giovinco. Dodici gol nella liga l’anno scorso, per la gioia del ct Casiraghi. Per un oro olimpico che manca dalle olimpiadi di Berlino 36. Troppa attesa, per i campioni del mondo.

Giuseppe Maddaloni (judo): Tornato agli onori delle cronache a gennaio per aver dichiarato di “non poter più vivere” a Napoli per monnezza e criminalità. La medaglia d’oro nel Judo di Sidney 2000 nella categoria degli 81 kg è tornato a grandi livelli (argento agli europei del 2006) dopo un periodo di appannamento. L’Italia vuole da lui un altro “Ippon”.

Filippo Magnini (nuoto): Voto di castità durante i giochi per l’alfiere del nuoto italiano. Nei 100 stile libero dovrà vedersela coi più veloci del mondo, ma non è una novità per lui: campione mondiale nel 2005 a Montreal e nel 2007 a Melbourne. Polemiche sui costumi ipertecnologici (Jaked, Speedo o Arena?) permettendo, potrebbe ripetersi.

Federica Pellegrini (nuoto): Argento nei 200 stile libero ad Atene, quando aveva appena 16 anni. La sua love-story con l’altro olimpionico Luca Marin ha fatto bollire le vasche per mesi. Lei, in pochi mesi, ha preso tutto alla principale rivale Laure Manaudou: il fidanzato e soprattutto il record del mondo nei 400 stile libero. Si ritroveranno in vasca, per una gara da colpo al cuore.
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Gigi Buffon alla prima vacanza da papà

Gigi Buffon, in campo per beneficenza (© Paolo Della Bella/LaPresse)

di Giancarlo Dotto

Altro che rigore di Adrian Mutu o tiro di Karim Benzema, le grandi mani del più grande portiere al mondo si sono esibite nella più spericolata presa della carriera, quella del piccolo Louis Thomas, guizzante e imprevedibile cucciolo d’uomo, 7 mesi non ancora compiuti e due denti appena spuntati, mistero afferrabile dalla testa ai piedi secondo canoni che non sono quelli ben noti dell’oggetto sferico. Presa e impresa nella quale, sembra, Gigi Buffon se la sia cavata benone, non senza qualche brivido, più per la platea che altro, e nonostante gli acciacchi alla schiena, tipici di un ormai non più giovanissimo signore che ha passato la vita a fare il saltimbanco tra i pali.
Ultimi spiccioli di vacanza a Forte dei Marmi per Buffon, la compagna Alena e il robusto bebè di casa, mentre la Juventus è già in ritiro a sgobbare da giorni. Vacanza inedita per il portiere della Nazionale, la prima da pater familias, una sfida per lui che a trent’anni si sente ancora figlio di mamma, e che mamma: l’onnipresente Maria Stella. Vacanza che Buffon ha difeso con le unghie e con i denti dalla morbosa curiosità di fotografi e giornalisti: Corsica, Sardegna, Porto Rotondo e l’isola di Mortorio, nome perfetto per definire il livello di mondanità delle ferie di una delle coppie più glamour del calcio: zero.
Gigi ha appena finito di scartare con successo il piccolo Louis Thomas dal suo involucro di pezze e pannolini. Ora gli sta lasciando in ostaggio le sue preziose dita, che il pargolo mordicchia con entusiasmo, forte dei suoi primi due denti.
Mani assicurate per non so quanti milioni, immagino.
No, a dire il vero non ci ho mai pensato. Iker Casillas l’ha fatto? Non lo sapevo. Forse, però, ci ha pensato la Juventus, devo informarmi.
Vacanza inedita. La prima da papà.
Vero, con un figlio cambia tutto. Si vive in funzione delle sue esigenze. Un sacco di privazioni, meno divertimenti, alle 11 io e Alena eravamo già a letto.
Smaltito lo stress da Nazionale?
Ma sì. In fondo per me è stato anche un divertimento, una scoperta. Certo, anche una grande responsabilità. Ti ritrovi questo esserino fragile tra le mani, che dipende tutto da te.
A proposito di mani: i padri di solito vanno nel panico quando devono tenere in braccio un bebè.
Vuole dire che l’essere portiere mi ha facilitato? Può darsi. Mi sentivo molto sicuro anche quando lo tenevo sollevato ai bordi della barca per farlo giocare sul pelo dell’acqua, cosa che per altri poteva comportare un rischio.
Incredibile. Mamma Alena la lasciava fare?
Trepidava, ma si fidava.
Promosso come padre?
Alena è una mamma attentissima, vuole portare sempre con sé Louis Thomas. Ma, specie ora che ha smesso di allattarlo, ogni tanto me lo lascia e me la cavo discretamente bene.
Dove riesce meglio?
Un po’ su tutto. Scaldo l’acqua, il latte, cambio i pannolini, gli faccio il bagnetto e lui ride, segno che non vado male. Recentemente, me lo ha lasciato per una notte intera e lui ha dormito 10 ore di fila. Anche se poi mi è venuto il dubbio che abbia pianto e io non me ne sia accorto.
Capita di solito nei primi mesi che l’uomo di casa venga estromesso dal ménage madre-figlio.
Non nel mio caso. Anche se, è chiaro, la madre conta per l’80 per cento, come è giusto che sia. Non ho la smania di essere protagonista sempre. Mi basta esserlo nel mio lavoro.
È cambiato il vostro rapporto?
Siamo più uniti. Io la stimo ancora di più, Alena, vedendola all’opera come madre.
Litigate sulla gestione di Louis Thomas?
Qualche volta. Scaramucce. L’ultima l’altra sera. Quando usciamo a cena in due, io preferirei non portarlo con noi. Magari comincia a piangere, va calmato, e io mi ritrovo a tavola da solo anche per mezz’ora.
Gigi Buffon con il figlio Louis Thomas

Fantasie sul futuro del pargolo.
Mi piacerebbe seguisse l’esempio del padre. Lo sport tiene lontani dalle cattive tentazioni. Il fisico c’è. A nemmeno 7 mesi comincia a essere ingombrante. È un gigante per la sua età. Del resto, il nonno materno supera i 2 metri, la nonna paterna è 1,85.
A mente fredda, gli europei… Sembra un secolo.
Resta un grande dispiacere. Soprattutto vedendo con che facilità ha vinto la Spagna, con cui noi abbiamo perso solo ai rigori.
Chiederebbe ancora scusa dopo quell’Italia-Olanda?
Sì. Erano parole venute dal cuore. Se l’Italia gioca cento volte con il Brasile non perderà mai 3 a 0. L’Italia non può perdere 3 a 0 con nessuno al mondo in una competizione così importante.
Ha detto: “La peggior Italia della storia”. Il povero Roberto Donadoni non avrà gradito l’eccesso di autocritica.
Con Donadoni avevo e ho un grande rapporto. Ci siamo chiariti il giorno dopo. Lui lo sa che sono onesto e non sono un ruffiano. Sa che sono molto critico soprattutto con me stesso quando sbaglio.
Facile dire così, non sbaglia mai.
Non è vero. Ho riguardato i 32 gol presi lo scorso campionato e mi sono detto che almeno 20 potevo evitarli.
È mancato Fabio Cannavaro.
Con lui non avremmo certo perso in quel modo con l’Olanda. Lui ha carisma, è il capitano. Ci avrebbe guidato in campo con l’esempio e con le parole.
Le manca Donadoni?
Lo sanno anche i sassi che rapporto ho con Marcello Lippi, però Donadoni è stato una bella scoperta per me, come uomo e come allenatore.
Che vi siete detti dopo l’eliminazione?
Non sono capace di mentire. La cosa era nell’aria, gli ho solo detto: “Speriamo di rivederci”.
Sarebbe arrivato Lippi anche in caso di vittoria?
Non credo, magari si sarebbe dimesso Donadoni.
Con il nuovo-vecchio ct vi siete già incontrati?
Qui a Forte dei Marmi. Lui è di queste parti. Mi ha suggerito dei posti dove andare. L’ho trovato in forma, abbronzato come sempre. Un incontro traumatico per il mister. Louis Thomas lo ha graffiato, c’è rimasto male.
Una minestra riscaldata spesso non funziona, si dice.
Lippi è una certezza. Sarà anche una minestra riscaldata, ma è una buona minestra.
La parata su Mutu o quella su Benzema?
Quella su Benzema. Di solito non mi rendo conto quando faccio una grande parata, me lo segnalano gli altri. In quel caso l’ho capito subito.
Se non para il rigore su Mutu, l’Italia va a casa e le scuse non bastano più.
Fortuna ma anche abilità, quel riflesso nel tirare su la gamba.
Calcio italiano, campionato che sta per iniziare: io dico Roma o Juventus.
Io dico Milan. Per me è il favorito per lo scudetto. Non giocare la Champions è un vantaggio enorme. L’Inter? Bisognerà vedere quanto incide l’effetto Mourinho.
José Mourinho, la nuova star del campionato.
A me piace. Mi piacciono le persone che hanno le idee chiare e non hanno paura a comunicarle. Non ha dubbi, sa cosa vuole. Magari è tutta una maschera ma, a pelle, mi sembra uno vero.
Niente Juventus per lo scudetto?
L’anno scorso venivamo dalla B, avevamo stimoli esagerati che non potremo avere quest’anno. Dovremo essere bravi a cercarne altri.
È arrivato Amauri, ha detto: farò meglio di Zlatan Ibrahimovic.
Molti vorrebbero copiare Ibra. Penso che Amauri abbia le doti per imporsi da noi. E poi, a differenza di Ibra, parla bene italiano, saprà integrarsi con più facilità.
È arrivato Christian Poulsen, quello dello sputo di Francesco Totti. I tifosi lo hanno definito “un bidone”.
Magari non avrà le qualità di Amauri, ma è uno di quei giocatori che rendono solida una squadra.
David Trezeguet dice che bisogna aggiungere talento a questa Juve.
I conti vanno sempre fatti alla fine.
Alex Del Piero è vecchietto. Ce la farà a ripetersi?
È uno che si cura maniacalmente. La sua voglia di stupire, di essere all’altezza del suo nome, è intatta.
Joseph Blatter vuole liberare “lo schiavo” Cristiano Ronaldo.
Una battuta infelice, esagerata dai media. Soffro da morire quando magari scappa anche a me una battuta e viene strumentalizzata. È capitato spesso.
Totti forse ritorna azzurro.
Se torna sono contento. Vuol dire che è contento lui e, soprattutto, che è contento Lippi.

Azzurri, tutto in un pomeriggio: via Donadoni, riecco Lippi

Marcello Lippi

Roberto Donadoni non è più il ct della nazionale. Meno di tre ore per dirsi addio. Poco più di una per annunciare il nuovo commissario tecnico: Marcello Lippi. La comunicazione ufficiale arriva dalla Federcalcio, al termine dell’incontro tra Abete e il tecnico che ha guidato la nazionale a Euro 2008. È durata due anni l’esperienza del tecnico bergamasco sulla panchina azzurra. Un’esperienza “stupenda” dice, salutando, Donadoni. Sulla quale hanno pesato i rigori. Un vero incubo.

“Dispiace che un calcio di rigore abbia determinato questa situazione” l’ha ripetuto ancora oggi, dopo aver avuto la conferma, dal presidente della Figc Giancarlo Abete, della fine del suo contratto. “In questi due anni” si è difeso “la mia Italia ha fatto anche qualcosa di positivo, un’ ultima partita non può cancellarlo”. E invece, pare proprio che si possa.

La semifinale era l’obiettivo minimo, per i campioni del Mondo. Tanto che il contratto firmato prima dei campionati dava alla federcalcio la possibilità di rescindere se non si passavano i quarti. Senza penali. Donadoni ha ragione: “se fossero entrati i rigori di Di Natale e De Rossi adesso sarebbero tutti a elogiare la squadra”. Già, ma l’Italia contro la Spagna si è arresa prima del 120°, rinunciando a giocare. E quando si arriva alla lotteria può andar bene come male.

D’altronde, nessuno lo sa meglio dell’ormai ex commissario tecnico: nel 1990 è proprio lui a sbagliare uno dei rigori decisivi nella semifinale del 3 luglio contro l’Argentina; ad Usa ‘94 non riesce a vincere il Mondiale, battuto nella finale con il Brasile, sempre dal dischetto. Da calciatore di club ha vinto tutto il vincibile, dominando la fascia destra nel Milan di Sacchi e Capello. Da allenatore ha avuto meno fortuna, scontrandosi con presidenti bizzosi come Preziosi (esonero dopo appena tre giornate con il Genoa) e Spinelli (si dimise per le critiche del presidente quando occupava un ottimo sesto posto con il Livorno).
Oggi si chiude ufficialmente l’avventura dell’allenatore bergamasco sulla panchina azzurra. Scelto da Demetrio Albertini nei giorni di post-sbornia mondiale e post-incubo Calciopoli. L’ombra della coppa vinta a Berlino da Lippi sempre addosso. 23 panchine per un bilancio di 13 vittorie, 5 pareggi e 5 sconfitte. Pessimo esordio il 16 agosto 2006, amichevole perduta a Livorno per 0-2 contro la Croazia. Tre partite esaltanti, contro la Scozia a Glasgow (decisiva per la qualificazione all’Europeo), contro il Portogallo in amichevole (Cristiano Ronaldo e soci schiacciati dagli azzurri) e contro la decadente Francia di questi Europei, due settimane fa. Poi la fine, il 22 giugno scorso, contro la Spagna. Ovviamente dal dischetto. In queste 23 partite sono stati 59 i giocatori schierati almeno una volta, con pluripresente risultato Gigi Buffon, a quota 19 gettoni ed anche re dei minuti giocati (1695). Due invece i bomber dell’era-Donadoni: con 6 reti ciascuno ci sono Luca Toni e Totò Di Natale. Entrambi l’hanno tradito nel momento decisivo, a Euro 2008: il primo non segnando nemmeno una rete, dopo aver vinto la classifica dei cannonieri nel campionato tedesco; il secondo sbagliando un rigore nella sfida contro la Spagna.
Roberto Donadoni

Dei calci di rigore si dice sempre che siano una lotteria. A vincerla, dopo Berlino, è nuovamente Marcello Lippi. Che torna a sedersi sulla panchina della Nazionale. L’annuncio viene sempre dalla Figc. E non è una sorpresa. Quasi chiamato a furor di popolo (e di stampa), il nuovo Ct degli azzurri “sarà presentato ufficialmente il 1 luglio”, si legge sul sito della Federazione.

Si tratta del secondo “ritorno” tra i ct azzurri, a 60 anni da Vittorio Pozzo (il ct che vinse due titoli mondiali). Il tecnico viareggino - che ha collezionato in azzurro 29 panchine con 17 vittorie, 10 pareggi e 2 sconfitte - vanta tra l’altro un curriculum da vero numero uno. E nella notte mondiale di Berlino, se lo era detto: ”Non so quanti allenatori sono riusciti a fare quello che ho fatto io, a diventare campione d’Europa e del Mondo con un club, e poi Campione del Mondo con una Nazionale”. Infatti in un mondo di star, è quello del tecnico toscano il palmarès più ricco: 1 mondiale, 5 scudetti, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa europea, 1 Coppa Italia, 4 supercoppe di Lega.

Il VIDEO servizio:


Abete: “Esonerare Donadoni? Il contratto già non esiste più”

Allenamenti azzurri aspettando Italia-Romania

Fuori dalla panchina, senza passare dal via.

Donadoni non avrà nessuna penale dalla Figc in caso di rottura del contratto. Un’eventualità che sembra sempre più una certezza. ”Nel contratto firmato a Baden con il Ct si è tornati alla formula iniziale che non prevedeva nessuna clausola di rescissione esercitabile dalle parti ma un rinnovo automatico del rapporto in caso di raggiungimento di semifinale o finale”: i termini del contratto col Ct bergamasco sono stati resi noti proprio dal presidente della Federcalcio Giancarlo Abete a margine del consiglio nazionale del Coni.
Quindi, niente soldi per Donadoni, eliminato ai quarti di Euro 2008, ai rigori dalla Spagna. Nessuna penale anche se non si dimette. Il presidente della Federcalcio conferma che la versione iniziale del contratto prevedeva una clausola di rescissione: “Era stata fissata in una somma lorda di 900 mila euro ed è documentata. Quando Donadoni mi ha chiesto di eliminare la clausola di rescissione io ho accettato. Ho privilegiato la necessità di dare al commissario tecnico la massima serenità in vista degli Europei”.
Sembra sempre più certo, adesso, il ritorno sulla panchina azzurra di Marcello Lippi, il Ct campione del mondo, nonostante le smentite di facciata dei diretti interessati. Sempre Abete ci tiene a precisare due punti. Il primo: “L’automatismo inserito nel contratto di Donadoni dimostra che la Federazione non ha in tasca nessun accordo con un altro tecnico”. Il secondo aspetto che il presidente vuole chiarire è che nessuno ha mai remato contro il tecnico. “Abbiamo sempre continuato a lavorare con l’obbiettivo di far bene ad Euro 2008 - aggiunge Abete - e per questo abbiamo sempre voluto garantire la massima serenità al commissario tecnico e all’ambiente.

Stasera intanto, a Berna si affronteranno Turchia e Germania nella prima semifinale dell’Europeo. La Spagna, giustiziera dell’Italia, e la sorprendente Russia di Hiddink si contenderanno l’altro posto in finale giovedì sera.

Il VIDEO servizio:

Italia, futuro di ritorno: tutto pronto per il Lippi-bis

Marcello Lippi

A dispetto delle parole di circostanza di ieri sera del presidente Figc Giancarlo Abete, le sconfitte si pagano sempre con la testa degli allenatori. E nei corridoi della Federcalcio in via Allegri si parla sempre più della famosa clausola rescissoria con cui, pagando 500mila euro a Roberto Donadoni, lo si potrebbe mandare a casa. Il nome del tecnico campione del mondo, Marcello Lippi, potrebbe tornare a casa Azzurri. Il Ct toscano non allena dal 9 luglio del 2006, dalla finale vinta contro la Francia ai Mondiali di Germania. Lui, per due anni ha girato l’Italia, tra conferenze, premi, gite in barca, visite nelle carceri più o meno riservate. Ha rilasciato qualche intervista, con messaggi neanche tanto velati sulla voglia di tornare a respirare l’odore dell’erba e del calcio. Però ha detto no a grandi squadre, Lippi; ha rifiutato anche la panchina di qualche nazionale. Forse perché l’idea di tornare in azzurro lo affascina da tempo, anche se non si è mai esposto, per rispetto, nei confronti del lavoro di Donadoni che anzi ha più volte elogiato, in particolare dopo la partita di Glasgow contro la Scozia che diede agli azzurri la certezza di partecipare ad Euro2008.
Ora, per la rifondazione azzurra, il viareggino sarebbe pronto a tornare. E a rivoluzionare la Nazionale. In porta resterebbe, ovviamente il miglior portiere del mondo, Gigi Buffon. In difesa bisognerà vedere cosa deciderà capitan Cannavaro. Dopo l’operazione dello scorso 4 giugno assicurò che il suo obiettivo era quello di arrivare ai Mondiali del Sudafrica. Lippi se lo augura.
Nessun dubbio neanche su Zambrotta (che ha 31 anni ma dal prossimo campionato tornerà in Italia, nel Milan), Grosso e Chiellini, quest’ultimo il migliore in campo nel match contro la Spagna. È il centrale futuro della Nazionale, il nuovo Materazzi, anche se Matrix potrebbe allungare la sua avventura in azzurro. Ma c’è anche chi prevede un ritorno in azzurro di Nesta, che dopo lo sfortunato Mondiale tedesco si è chiamato fuori da solo. Lippi apprezza anche Bonera e Oddo, ma è pronto ad aprire anche ai nomi nuovi, da Dossena a De Silvestri. Con la partenza verso il campionato tedesco, sarà difficile per Zaccardo e Barzagli farsi notare e restare nel gruppo. Stessa cosa per il trentacinquenne Panucci (che tra l’altro non ha mai avuto ottimi rapporti con Lippi).

A centrocampo la mancanza di Pirlo contro i palleggiatori spagnoli è stata fortissima e dai piedi del regista rossonero passeranno anche le giocate del futuro. Accanto a lui De Rossi, Aquilani (a cui va data una seconda chance) e Montolivo, inserito in pianta stabile. Ma Lippi non rinuncerà a Rino Gattuso, altro “suo” uomo e a Mauro German Camoranesi che già alla Juve era uno dei pupilli dell’ex e futuro ct. Sotto osservazione anche Cigarini e Marchisio.
In avanti non sono molto alte le quotazioni di Luca Toni. Del Piero dirà addio all’azzurro, lo ha lasciato intendere ieri e Lippi potrebbe puntare su Cassano che ha sempre apprezzato. Il nome nuovo dovrebbe essere quello del brasiliano Amauri che presto diventerà italiano. E Borriello potrebbe, il campionato 2008-09 sarà il test definitivo per la giovane punta di scuola milanista, essere il nuovo ariete della Nazionale. Senza dimenticare Gilardino che spera di rilanciarsi a Firenze. Anche Iaquinta, condizione fisica permettendo, sarà del gruppo. Poi ci sono i giovani talenti: Giovinco, Rossi. Del resto questa Italia va un pò svecchiata, la rosa più anziana di Euro2008 era proprio quella azzurra.

Il problema però, come nell’appena terminata avventura austro-svizzera, è riuscire a individuare un leader. E se fosse lo stesso Lippi?

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Dopo l’uscita di scena ai quarti di Euro 2008, secondo voi, chi deve guidare gli azzurri per i Mondiali del 2010?
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L’ultima mano di Donadoni: “Mai pensato alle dimissioni”

 Roberto Donadoni

La nave è affondata ma il comandante resta lì, più per orgoglio che per convinzione. Quando tutti i giornali ormai lo danno per spacciato, Roberto Donadoni rilancia e rifiuta di dimettersi:”Non ci ho mai pensato” dice in conferenza stampa, “non può essere una partita vinta o persa ai rigori a stravolgere tutto”.
Certo è che se i tiri di De Rossi e Di Natale fossero entrati, adesso la sua situazione sarebbe ben diversa. Ma rigori a parte, l’Europeo degli azzurri non si può certo definire entusiasmante: nessun gol su azione, nessun gol degli attaccanti, qualificati grazie a un miracolo di Buffon, eliminati ai quarti (davanti a 21 milioni 750 mila telespettatori: 8 su dieci). Eppure il Ct non si pente di niente e ringrazia ancora i giocatori: “Sono amareggiato e dispiaciuto per i ragazzi. Io non devo fare altro che ringraziarli. Ieri sera negli spogliatoi ho visto i loro volti, le loro lacrime. Dico grazie a un gruppo straordinario per quello che ha fatto dal primo all’ultimo giorno di ritiro”. E ancora: “Appena un’ora fa, a colazione, ho parlato con il presidente Abete. Ho semplicemente detto di esser felice di aver vissuto questi due anni”, prosegue Donadoni, aggiungendo di avere “un rapporto umano che mi piace” con il presidente federale, ma anche di non voler rivendicare se merita o meno una riconferma. “Rispetto il ruolo di chi deve decidere - ha ammesso - non mi piace sponsorizzare nessuno e nemmeno me stesso. Quello che ho fatto è sotto gli occhi di tutti, non cerco appoggi di nessun tipo”.
Più che un arrivederci, sembrano le parole di un addio. Adesso la palla passa proprio al presidente della Federcalcio Abete, che potrebbe far valere la clausola rescissoria nel contratto del tecnico.

Per il futuro, accasatosi Fabio Capello in Inghilterra, l’ipotesi numero uno resta il ritorno del campione del Mondo, Marcello Lippi. Prossima tappa il 20 agosto, a Nizza, amichevole contro l’Austria. Ma l’impressione è che sapremo prima quale Ct inquadreranno le telecamere mentre va a sedersi sulla panchina italiana.

Restando in Svizzera-Austria, un po’ d’azzurro in finale ci sarà. Con arbitro e guardalinee. Il torinese Roberto Rosetti arbitrerà la finale di Euro 2008, che il 29 giugno a Vienna opporrà la vincente di Germania-Turchia alla vincente di Spagna-Russia. Per il 40enne Rosetti, arbitro internazionale dal 2002, è l’esordio assoluto in una finale. A Euro 2008 il direttore di gara torinese ha anche arbitrato il match inaugurale fra Svizzera e Repubblica Ceca.

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Brutta Italia, fuori dagli Europei. Di rigore

riflettori sui tifosi

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Roberto Donadoni cambia, vara la quarta formazione in quattro partite, ma l’Italia contro la Spagna gioca male. Anzi non gioca. E dopo una partita noiosa sono i rigori a buttarci fuori dagli Europei. Il ct azzurro partito con l’Olanda con il modello Milan con Pirlo, Gattuso e Ambrosini, finisce con il centrocampo giallorosso dei De Rossi, Aquilani e Perrotta. Ma il problema non era a centrocampo: agli Azzurri manca un leader. Uno pronto a caricarsi sulle spalle i compagni nei momenti che contano.
Nei primi minuti le due squadre si studiano a ritmi bassi. Si temono. La Spagna fa possesso palla con Iniesta che fa il Pirlo, mentre l’Italia prova le ripartenze di sacchiana memoria.

Partita bruttissima fino al ’20. Ma poi non sarà meglio. Lentissime le due formazioni: per vedere il primo timido tiro in porta bisogna aspettare un colpo di testa di Perrotta, che non impensierisce Casillas. Al ’24 punizione per gli spagnoli: Villa tira una cannonata sul palo del portiere, Buffon sicuro. L’Italia accorcia troppo poco e la Spagna fa molto possesso palla: al ’32 tiro teso di Silva su cui Buffon arriva ancora una volta tranquillo sulla palla. Ma è alla mezzora che le Furie Rosse schiacciano gli Azzurri. Che finalmente si scuotono: Cassano salta Sergio Ramos entra in area crossa e Toni di testa prova l’acuto di testa. La gara si accende e dopo un capovolgimento di fronte Silva sfiora il palo con un tiro da fuori. Negli ultimi 10 minuti del primo tempo finalmente il match decolla e ora sono i nostri a schiacciare i rossi iberici.

Il secondo tempo ricomincia con i ritmi bassi del primo. La Spagna preme più degli Azzurri, che al ’61 hanno una fiammata con la migliore palla gol della serata: Cassano prova e riesce nel dribbling crossa e dopo una mischia in area Camoranesi appena entrato si trova sui piedi la palla sui piedi tira a colpo sicuro dal dischetto del rigore ma Casillas compie un miracolo. La partita si trascina stancamente e l’Italia continua a non fare gioco: solo lanci lunghi per Toni che è solissimo tra i centrali spagnoli.

Come nel primo tempo il match si accende a 10 minuti dal termine. Le Furie Rosse premono e con un tiro da fuori mettono in seria difficoltà Buffon che commette un errore lasciandosi sfuggire la palla: ci salva il palo.
Dura poco il fuoco. Il caldo, la paura di prendere gol più che di farlo fa sì che le due squadre guardino già ai supplementari. Che puntualmente arrivano.

Extra time che inizia con una staffilata di Silva che, a Buffon battuto, esce di un soffio. Risponde Totò Di Natale con un guizzo di testa, miracolo di Casillas che manda in angolo.
Dopo una partita incolore Aquilani esce a 13 minuti dal termine dei supplementari per Del Piero che è anche rigorista.
Al ‘110 Bagni, che commenta la partita con Civoli, nomina la parola che tutti hanno in mente: i rigori. Parola scontata, la lotteria dei rigori. Rigori che ci hanno dato il mondiale a Berlino e che a Vienna ci negano il passaggio del turno.
Dal dischetto sbagliano De Rossi, Guiza e Di Natale, mentre Fabregas regala la semifinale alle Furie Rosse, che nel dopo partita festeggiano la vittoria negli spogliatoi con re Juan Carlos.

italia-spagna01

Le Pagelle

Buffon: 6. Compie numerose parate, ma nessuna difficile vista la sua bravura. Erroraccio su un tiro da fuori lo salva l’amico palo. Para un rigore, ma non basta.
Panucci: 6. Insieme a Chiellini è la diga centrale, ma è anche quello che fa i lanci con cui gli Azzurri iniziano sempre l’azione.
Chiellini: 7. Insieme a Panucci tiene bene la difesa centrale, facendo delle buone diagonali. Un grande intervento in area su Silva quasi da ultimo uomo salva il risultato. Non fa rimpiangere Cannavaro. Migliore in campo degli Azzurri.
Grosso: 6. Nel primo tempo inizia salendo bene sulla fascia sinistra, poi lascia molto l’iniziativa a Cassano. Nella ripresa si sacrifica molto di più in fase difensiva.
Zambrotta: 5,5. Gioca sulla fascia meno battuta dagli Azzurri, quella destra. Si vede poco, ma a pochi secondi dalla fine salva la Nazionale con una diagonale difensiva perfetta.
De Rossi: 6. Gioca nel suo classico ruolo di regista e di quinto di difesa al centro. L’errore dal dischetto pesa molto.
Aquilani: 5. Centrocampista di destra dove per di più l’Italia non gioca mai. Non è il suo ruolo e si vede. Compare nella ripresa con un timido tiro da fuori, poi niente più.
Ambrosini: 5,5. Lavora di fatica schiacciato in mezzo ai palleggiatori iberici.
Perrotta: 5. Tra i meno in forma. Tutti aspettano l’ingresso di Camoranesi. Cosa che avviene dopo pochi minuti dall’inizio della ripresa.
Cassano: 5,5. È tra i pochi in forma, ma salta l’uomo troppo lontano dalla porta. Nel primo tempo gioca solo lui. Nella ripresa va spegnendosi piano fino alla logica sostituzione con Di Natale
Toni: 5,5. Si batte come un leone lottando solo su palloni alti che gli arrivano dalla difesa o dalla tre quarti. Fa un lavoraccio sporco per tutta la partita. Generoso, ma poco incisivo.
Camoranesi: 6. Entra nella ripresa riuscendo a dare un po’ di brio agli Azzurri.Di Natale: 5,5. Il piccolo Totò prova il colpo di testa ma Casillas gli/ci nega la gioia del gol. Brutto rigore alla fine.
Del Piero: S.V. Entra a meno di un quarto d’ora dalla fine, ma incide poco.
Donadoni: 6. Azzecca i cambi, per la verità quasi obbligati, di Perrotta e Cassano per Camoranesi e Di Natale, che vivacizzano vagamente una stanca e con poche idee Italia. Forse avrebbe dovuto tirare fuori Toni nei supplementari per Borriello. La sufficienza la merita perché in campo ci sono andati i giocatori e non lui. E perché a pagare il prezzo nei prossimi giorni sarà lui. C’è da scommetterci…

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Italia avanti, Donadoni carico: “Possiamo battere chiunque”

iDaniele De Rossi esulta dopo il gol

Ai due gol dei suoi azzurri si è alzato per “dare il cinque” a tutti. A fine partita, con la qualificazione in tasca, ai suoi giocatori ha dato un “dieci” in pagella. Nella conferenza stampa del giorno dopo il trionfo sui bleus di Francia, il Ct dell’Italia Roberto Donadoni si mostra sicuro: “Io non avevo dubbi, quest’Italia è una squadra che può battere chiunque. Ci sono state sofferenze ed errori, ma anche nella partita con l’Olanda avevo rivisto cose positive”
Fugati i dubbi, le paure, il fantasma di un ritorno di Lippi. L’Italia si è qualificata per i quarti di finale dell’Europeo come seconda del gruppo C e affronterà la Spagna, vincente del gruppo D, domenica 22 giugno a Vienna.
Sarà dura contro le furie rosse, ma il Ct bergamasco sa di avere a che fare con un gruppo capace di tutto. E li ringrazia i suoi uomini, i quali, secondo lui “vedono in me non solo l’allenatore, ma qualcosa in più. Il migliore attestato della loro stima è il divertimento che mostrano nella fatica. A qualcuno non piace, ma a me va bene così”.

E ancora: “Io vado avanti per la mia strada, faccio quello che devo fare insieme ai miei ragazzi, al mio staff con l’aiuto della federazione del presidente Abete che anche ieri ci ha dato gli stimoli giusti, usando parole che hanno contribuito ad arrivare al risultato. Non mi nascondo però che davo per assodato un certo tipo di comportamento se le cose non fossero andate bene”. Cioè che quella contro la Francia sarebbe stata la sua ultima panchina azzurra in caso di mancata qualificazione.
“Quando si vince, c’è una certa tendenza a dover accettare gente sul proprio carro. Ma noi lo facciamo volentieri”, ha concesso amichevolmente Donadoni, rispondendo a una domanda sul cambiamento di linea di parte della critica italiana e dei tifosi azzurri.
Che per la sfida decisiva contro i cugini transalpini sono stati 23 milioni 491 mila sintonizzati su Raiuno. Lo share è stato del 74,09%. Nel primo tempo gli spettatori sono stati 22.886.000 (72,84%) e nel secondo 24.107.000 (75.36%). Per l’Italia a Euro 2008 è il record di spettatori (ma non di share): la partita, quella del 13 giugno del pareggio con la Romania aveva avuto 16.470.000 con uno share del 79.87%. Nella partita d’esordio del 9 giugno invece, con la pesante sconfitta dell’Italia contro l’Olanda, gli spettatori erano stati 18.350.000 pari al 62.10%.
Va male invece proprio per i francesi. Bastonati dalla stampa. “Et maintenant?” (E adesso?) si chiede L’Equipe, riprendendo una celebre canzone di Gilbert Becaud, per commentare l’Euro, appena finito per i bleus, e per parlare delle prospettive della nazionale e del suo allenatore, Raymond Domenech. Per L’Equipe, che titola a tutta pagina “Ineluttabile”, è uscita una Francia “ultraprudente” contro la Romania, “ultrapermeabile” contro l’ Olanda, “ultrasfortunata” contro l’ Italia, segnata da un conflitto “fra i più giovani e i più vecchi”. E non è andata giù al giornale sportivo neanche la richiesta di matrimonio fatta ieri sera in diretta tv da Domenech alla conduttrice televisiva Estelle Denis: “Ad una importante domanda che riguardava il futuro della nazionale francese” scrive il quotidiano sportivo “il ct ha preferito rispondere con una piroetta, esponendo la sua vita privata. Un infelice impasto di generi, poco appropriato alle circostanze”. Anche le altre pagine dei quotidiani sono dedicate alla sconfitta dei vice campioni del mondo. France Soir se la prende con Domenech e titola “Dimissioni”, per Le Parisien è “La fine”, Liberation parla di Francia “crocifissa che lascia l’Euro senza gloria”, Le Figaro accusa: “la disfatta dei bleus”.
E c’è poco da stupirsi: a parti inverse cosa avrebbero scritto i giornali italiani?

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Serata dolce per l’Italia: avanti senza biscotto

Italia-Francia

L’Italia approda ai quarti di Euro 2008 contro la Spagna: alla faccia del biscotto.
A Zurigo si gioca una finale annunciata tra Italia e Francia, ma la testa - e anche lo zapping - è a Berna per evitare il biscotto tra Olanda e Romania.
Gli azzurri partono subito forte ma al 4′ Toni non approfitta di un errore di Abidal e spreca solo davanti a Coupet. Il portiere transalpino salva poco dopo su colpo di testa di Panucci ma nulla può al 23′ quando un grande aggancio di Toni su lancio millimetrico di Pirlo costringe il lentissimo centrale francese Abidal al fallo da ultimo uomo. Rosso e rigore netto. Che Pirlo con freddezza trasforma.

È il momento migliore per gli azzurri, i blues sono frastornati e in 10, dal 26′ al 34′ l’Italia ha quattro nettissime occasioni da gol che il Toni visto quest’anno in Bundesliga non avrebbe sbagliato. La Francia si riorganizza e alza il baricentro della squadra e si affaccia con Henry che prova un timido diagonale che Buffon sorveglia fuori. Il primo tempo si chiude con il palo di Grosso su punizione e con la pesante ammonizione di Pirlo che salterà i quarti con la Spagna.
Nel secondo tempo l’Italia parte male, schiacciata in difesa dalla Francia che con Henry prova ad impensierire Buffon con due tiri innocui. Un campanello d’allarme per Donadoni che rafforza il centrocampo tirando fuori Pirlo per Ambrosini. Al 53′ arriva la notizia che tutti aspettavano: Huntelaar porta in vantaggio l’Olanda e lo fa nel momento più brutto dell’Italia. Rinfrancati e svegliati da Cassano gli azzurri arrivano al raddoppio con una fortunosa punizione di De Rossi deviata da Henry.

La partita è ormai in discesa, Cassano trascina il pubblico e i telespettatori che davanti alla TV ormai fanno un continuo zapping su Rai2. Italia-Francia è una partita ormai morta: blues umiliati e Domenech sempre più grigio. Il raddoppio di Van Persie all’86′ ci fa dimenticare l’incubo del biscotto e ci manda ai quarti con la Spagna.
Grazie Olanda, scusateci se abbiamo dubitato di voi.

PAGELLE
Buffon: 7. Non fa nulla nel 1° tempo. Nella ripresa miracolo su Benzema che tira alla Del Piero.
Zambrotta: 6. Inizia lentamente, poi comincia a correre ma non è quello dei tempi migliori.
Chiellini: 6,5. Fa il suo dovere e da grande sicurezza alla difesa.
Panucci: 6,5. Buone le proiezioni del centrale giallorosso in area offensiva.
Grosso: 6,5. Sgroppa sulla fascia e fa buone diagonali in difesa. Peccato per il palo.
Pirlo: 7,5. Piedi d’oro e lanci millimetrici, migliore in campo. Ci mancherà contro le furie rosse.
De Rossi: 7. Quasi un quinto davanti alla difesa, strepitosa azione offensiva nel 1° tempo in cui marca tutta la difesa francese.
Gattuso: 6. Corre, ma non ringhia. Ammonito, anche lui salterà la Spagna.
Perrotta: 5,5. Uno dei pochi in ombra, non si adegua al modulo di Donadoni. Sostituito con Camoranesi.
Toni: 6. Non è quello dei tempi migliori, spreca molto ma si procura il rigore. All’ultimo secondo la sfortuna e la traversa gli negano il meritato gol.
Cassano: 7. In squadra a furor di popolo dispensa giocate splendide e bei cross, ma non salta mai l’uomo. È la marcia in più di questa Italia.

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