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Giglio, il giudice antimafia che faceva favori alla ‘ndrangheta

Il magistrato antimafia Nicola Gratteri, in una immagine del 31 maggio 2010. ANSA/ANTONIETTA BELCASTRO

Il magistrato antimafia Nicola Gratteri, in una immagine del 31 maggio 2010. ANSA/ANTONIETTA BELCASTRO

Se queste accuse verranno provate ma noi di chi c… ci dobbiamo più fidare?”. E’ lo sfogo amareggiato di Mimmo Nasone , referente regionale Calabria dell’Associazione Libera dopo l’arresto del giudice del Tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Giuseppe Giglio per corruzione e  favoreggiamento personale di un esponente del clan Lampada, con l’aggravante di aver commesso questi reati «al fine di agevolare le attività» della ‘ndrangheta. Era il giudice Giglio, l’uomo dello Stato e esponente di Magistratura democratica al quale l’associazione nata nel 2005 per combattere le mafie e diffondere la cultura della legalità, Libera, si rivolgeva ogni qual volta doveva parlare di beni confiscati alla ‘Ndrangheta. Continua

Maxioperazione anti ‘ndrangheta a Reggio: la Dda arresta un giudice di Magistratura democratica e un consigliere regionale PdL

Ilda Bocassini

Ilda Bocassini

“Fateci leggere le carte. Dateci la possibilità di leggere qualcosa. Ancora non abbiamo nessuna notizia». E’ la richiesta più che legittima del presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti che nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Milano si è visto arrestare il consigliere regionale Francesco Morelli e il giudice del Tribunale di Reggio Calabria Vincenzo Giuseppe Giglio nonché presidente della Corte d’Assise e presidente della sezione «Misure di prevenzione». Continua

‘Ndrangheta: le parole intrise di sangue delle “donne d’onore”

Fortunata Bruzzise, arrestata nel 2010 (Ansa)

Fortunata Bruzzise, arrestata nel 2010 (Ansa)

Sono donne ma non sono uguali alle altre neanche a quelle della loro terra: la Calabria. Loro sono le donne d’onore, le mogli dei boss latitanti. “ Sono l’alter ego dei mariti, ovvero dei capi e ne assumono di fatto il loro posto” afferma il pm Giuseppe Lombardo. Che precisa: “Oggi non si possono più fare indagini trascurando l’altra metà del cielo”. Continua

L’assedio dei clan: Roma nuova capitale della mafia

L'arresto di Emilio Esposito, Il boss affiliato ai casalesi, fotografato in Questura a Roma, il 23 luglio 2011. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

L'arresto di Emilio Esposito, Il boss affiliato ai casalesi, fotografato in Questura a Roma, il 23 luglio 2011. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Claudia Daconto Per quanto già da tempo non fosse più un segreto per nessuno, fa comunque effetto leggere nero su bianco che Roma, non meno di Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Bari e praticamente tutto il Sud e le appendici settentrionali scoperte negli ultimi anni, è in mano ai clan mafiosi. Così c’è scritto nella relazione consegnata ieri dal prefetto della Capitale Giuseppe Pecoraro alla commissione antimafia presieduta da Beppe Pisanu. Continua

Roberto Castelli e lo spettro di “Gamma”


Una foto di repertorio dell'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, Lega Nord (ANSA)

Una foto di repertorio dell'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, Lega Nord (ANSA)

L’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli questa volta proprio non se l’aspettava. Perché agli attacchi della stampa di sinistra, al circo santoriano, dove spesso recita la parte del gladiatore padano, si era fin troppo abituato. Pure alle ricostruzioni di Roberto Saviano, l’autore di Gomorra che durante la fortunata serie di Vieni via con me ha fatto allusioni su presunti contatti tra la Lega e la ‘ndrangheta in Lombardia. Continua

Saviano conceda la replica, ma la cultura di centrodestra batta un colpo


Un'immagine di repertorio di Roberto Saviano (Ansa)

Un'immagine di repertorio di Roberto Saviano (Ansa)

La seconda puntata di Vieni via con me conferma il grande successo della trasmissione che già aveva avuto la scorsa settimana: un nuovo record per la terza rete, con il 30,21 per cento di share,  una media di 9 -10 milioni di spettatori, insomma numeri da big match della nazionale di calcio. Non sono però mancate le polemiche, prima contro la partecipazione di Fini e Bersani,  poi, stamane, contro il monologo “senza contraddittorio” dello scrittore Roberto Saviano incentrato sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’economia e nella politica lombarda. Il ministro Roberto Maroni, solitamente defilato rispetto alle polemiche politico-televisive,    ha chiesto subito a Saviano “un faccia a faccia per vedere se ha il coraggio di dire quelle cose guardandomi negli occhi”. Gli ha replicato, non si capisce bene perché, non Saviano, ma il capostruttura di Raitre, Loris Mazzetti secondo il quale, essendo un programma culturale, “non ci sarà la possibilità di replicare”. “Se noi abbiamo detto cose non vere, cose smentibili se lo abbiamo ingiuriato o offeso, si rivolga direttamente alla magistratura”. Continua

«Reggio non tace»: in migliaia dicono no alla ‘ndrangheta

Il corteo del 25 settembre 2010 a Reggio Calabria

Il corteo del 25 settembre 2010 a Reggio Calabria

di Roberta Mani*

Di nuovo in piazza. Di nuovo per dire no ‘ndrangheta. Esattamente come il 25 settembre scorso, quando Reggio Calabria si è fermata per dire basta, per dire noi non ci stiamo. E’ successo ancora. Poche ore fa, dopo l’ultimo avvertimento contro i magistrati. E questa volta è stato sufficiente un giro di telefonate, qualche messaggio. E riecco la voglia di esserci,di reagire. Alla fiaccolata organizzata dai ragazzi di “Reggio Non tace” erano in migliaia. Continua

Reggio Calabria: un bazooka e minacce per Pignatone. L’intervista a Panorama

Giuseppe Pignatone, Procuratore capo di Reggio Calabria

Giuseppe Pignatone, Procuratore capo di Reggio Calabria

Un bazooka è stato trovato dalla polizia davanti al Tribunale di Reggio Calabria, dopo una telefonata anonima in cui sono state fatte minacce contro il procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone. In seguito alla telefonata, la polizia ha fatto controlli che hanno portato alla scoperta del bazooka nella zona di San Giorgio. Il bazooka era comunque inoffensivo. L’arma, infatti, secondo quanto hanno riferito gli investigatori, era monouso e poiché era già stata utilizzata aveva perso la sua potenzialità offensiva. Qualche mesi fa il magistrato, in una lunga intervista a Panorama, ha spiegato perché lo Stato non si arrende alla ‘ndrangheta. Continua

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