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Più di 2 mila euro per superare matematica. Il tariffario degli esami a Bari

Carabinieri durante il blitz alla facoltà dei Economia e Commercio dell'Università di Bari | Ansa
Non si ferma lo scandalo Esamopoli a Bari. Nella mattinata di giovedì 3 aprile, i Carabinieri del reparto operativo hanno arrestato 6 persone. Si tratta di 2 docenti della Facoltà di Economia, Pasquale Barile e Massimo Del Vecchio, di 2 tecnici amministrativi, Lucia Lavermicocca e Michele Milillo e due addetti alle aule sempre della Facoltà di Economia, Giuseppe Maurogiovanni e Sergio Riso, tutti già indagati dalla Procura.

Le accuse formulate dal pubblico ministero sono di associazione a delinquere finalizzata alla concussione, corruzione, falso e rivelazione del segreto d’ufficio. Secondo la Procura i sei arrestati avrebbero organizzato una compravendita di esami e di tesi di laurea che avveniva su diversi livelli. Il primo era rappresentato dagli addetti alle aule, che, secondo le accuse, avrebbero avvicinato gli studenti fra una lezione e l’altra o, ancora meglio, dopo una bocciatura del ragazzo.
Informavano lo studente che c’erano altri modi per superare l’esame e subito dopo li avrebbero indirizzati verso i docenti indagati. Poi, per superare l’esame di matematica i ragazzi seguivano dei corsi a pagamento all’Istituto mediterraneo delle Scienze, diretto proprio dal professor Del Vecchio. E i pagamenti sarebbero avvenuti in base a un tariffario: 700 euro per quelli più facili, più di 2 mila euro per matematica, considerato da anni lo spauracchio di tutti gli studenti di Economia a Bari.

I docenti che conversavano sui prezzi però sono stati intercettati dai Carabinieri: “Diritto commerciale facciamo 1.500 - dice un docente ad un altro in una telefonata - per gli altri anche mille”. Secondo gli indagati poi le vere galline dalle uova d’oro erano gli studenti fuori corso ma soprattutto i greci. Un altro colloquio intercettato fra professori: “Dobbiamo puntare sui greci e sulla matematica, non ci facciamo andare via più nessuno”.
Dalle indagini sono emersi circa 57 casi di studenti che hanno acquistato esami. Questo il listino prezzi per superarli, come emerso dalle intercettazioni: Economia degli intermediari finanziari: 2.000 euro Matematica finanziaria: 1.500-2.000 Diritto commerciale: 1.500 euro Tecnica bancaria: 1.200 euro Economia e amministrazione delle aziende: 1.000 euro Diritto del lavoro, Economia monetaria: 500 euro. Tesi: da 1.800 a 2.650 euro.

Il VIDEO servizio:

Nepotismo accademico: se il professore tiene famiglia

da Bologna a Palermo lunga è la lista dei docenti imparentati

di Antonio Rossitto con Antonella Palmieri

La polemica sulla mancata visita del Papa alla Sapienza forse non è stato il maggiore assillo di Renato Guarini in questi giorni. Il rettore della più vasta università d’Europa si trova indagato dalla procura di Roma per abuso d’ufficio. Accusato di uno scambio di favori con il professore di estimo Leonardo Di Paola: incaricato della costruzione del parcheggio sotterraneo ad architettura, in cambio avrebbe agevolato Maria Rosaria Guarini. “Illazioni e maldicenze. Le mie figlie lavorano da decenni all’università” ha commentato con sdegno il rettore.
Il docente della Sapienza è l’ennesimo rettore sospettato di favoritismi. A dicembre la procura di Bologna ha indagato il “magnifico” di Firenze, Augusto Marinelli, e quello della Federico II di Napoli, Guido Trombetti: avrebbero pilotato alcune nomine. E a luglio, per un’altra vicenda, era capitato a Francesco Tomasello, dell’Università di Messina.
Ma è tutto il sistema che sembra vacillare. Nelle procure di diverse città risultano aperte 14 inchieste per supposti favori di docenti a loro familiari. I professori indagati sono 117; 44 hanno già ricevuto il rinvio a giudizio. Si parla di “Parentopoli”: neologismo che nasconde la sempreverde malapianta del nepotismo accademico.
Pargoli, mogli, nipoti che salgono in cattedra grazie a concorsi in cui i migliori sono ormai abituati a veder vincere altri. “È inutile nascondersi: i figli di sono quasi sempre persone che hanno pubblicazioni di scarsa validità scientifica e una produttività accademica piuttosto modesta” sostiene l’economista della Bocconi Roberto Perotti, che sta lavorando a un saggio sull’argomento: sarà pubblicato il prossimo autunno per la Einaudi.
Non c’è solo il proliferare delle inchieste. Dopo anni di omertà e reverenze, negli atenei aleggia la rivolta. I baroni, sempre più arroccati, vengono additati come pessimi maestri. Alcuni noti docenti hanno aperto dei blog per denunciare i sistemi feudali delle facoltà italiane. Giovani ricercatori denunciano in procura, e non più anonimamente, gli illeciti subiti nei concorsi. A Napoli gli studenti confezionano dossier con gli alberi genealogici dei docenti.
Chiaro che non è solo l’università a tenere famiglia. I favoritismi tra consanguinei sono diffusi ovunque in Italia. Ma nelle facoltà raggiungono dimensioni vastissime, indipendentemente dalle inchieste della magistratura e da quei concorsi in cui, meritatamente, risultano idonei cognomi accademicamente noti.
la top ten dei decani delle Università italiane
Da Bologna a Catania, la lista dei familiari di docenti saliti in cattedra è sterminata. Nonostante le inchieste della magistratura, non accenna a diminuire.

Qui, di seguito, l’albero genealogico delle cattedre: Università di Bologna - Università di Firenze - Università di Siena - La Sapienza di Roma - Tor Vergata di Roma - Università Cattolica di Roma - Federico II Napoli - Università della Basilicata - Università di Bari - Università della Calabria - Università di Cagliari - Università di Foggia - Università di Palermo - Università di Messina - Università di Catania

Nepotismo accademico: Università di Cagliari

“Quando un padre va in pensione, come un tempo succedeva in banca o all’Enel, è logico che ci sia un occhio di riguardo”. Così parlò in una recente intervista Pasquale Mistretta, dominus incontrastato della più grande università sarda da 18 anni. “Molti figli illustri, proprio a causa dei complessi d’inferiorità verso i padri, a volte si sono smarriti: alcuni sono finiti anche nel tunnel della droga”. Sta di fatto che suo figlio Fausto è ricercatore ad architettura.
Nell’ateneo ci sono famiglie ben più numerose. Fra giurisprudenza ed economia sono tre i Corrias. Altrettanti sono i Seatzu. E molte parentele si contano pure tra gli amministrativi.

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Nepotismo accademico: Università di Foggia

A Foggia hanno fatto presto ad adeguarsi ai costumi accademici. L’ultimo concorso contestato è quello per un posto da ricercatore di statistica. Un anno fa venne assegnato a Laura Antonucci, moglie di Corrado Crocetta, associato nella stessa materia. E a economia c’era già stato un caso apparentemente analogo: un altro posto da ricercatore vinto dal figlio dell’ex preside, Valeria Spada. Rampolli che si sono fatti in fretta non mancano neppure a medicina: tra i ricercatori c’è Luigi Di Biase, figlio di Matteo, prorettore dell’ateneo. Non sfugge poi l’intreccio con le facoltà baresi. Stefano Dell’Atti è docente a economia, il padre lo è a Bari. Così come Michele Milone, figlio di un ordinario del capoluogo pugliese.

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Nepotismo accademico: Università di Messina

L’ateneo dello Stretto continua a essere fucina di polemiche. La scorsa estate l’antimafia di Messina ha arrestato tre docenti, tra cui il preside di agraria, Battesimo Macrì, accusato di avere favorito il figlio Francesco in un concorso per associato. Fra gli indagati c’era pure l’allora rettore, Francesco Tomasello.
Università di figli d’arte, quella messinese. A partire proprio dal figlio di Tomasello: Dario, associato a lettere. Il neotitolare della cattedra di procedura penale, a poco più di 30 anni, è invece Stefano Ruggeri, figlio di Antonio e di Lidia Russo, entrambi professori in diritto costituzionale. Mentre a medicina, di generazione in generazione, dominano i Galletti. Tra questi l’otorino Francesco. Bisogna poi ricordare il concorsone del 1988, con cui salì in cattedra una pletora di giovanotti dai cognomi illustri.

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Nepotismo accademico: Università di Palermo

L’aria che tira nel capoluogo siciliano si può capire dalla storia che ha coinvolto Francesca Patanè, responsabile del giornale online Ateneopalermitano.it. La donna, bibliotecaria dell’università, ha rischiato il posto per aver pubblicato la notizia, peraltro nota, di un’inchiesta su due professori di agraria: il preside della facoltà, Salvatore Tudisca, e l’ordinario di economia agroalimentare, Antonino Bacarella. Finiti sotto indagine con l’accusa di aver pilotato concorsi nella loro disciplina. Ipotesi che entrambi rigettano fermamente.
La facoltà di agraria resta un avamposto di parentele. Il caso più eclatante è quello del dipartimento di economia dei sistemi agroforestali, dove dieci docenti su 19 hanno legami familiari. E anche altrove la percentuale resta altina. Bacarella e Tudisca esemplificano. Con il primo lavorano sia la figlia Simona sia il nipote Luca Altamore: tutti e due diventati associati di recente. Mentre lo stesso preside Tudisca ha la moglie in facoltà: la professoressa Anna Maria Di Trapani.

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Nepotismo accademico: Università della Calabria

Pure nell’ateneo di Cosenza, in realtà spalmato sulle colline di Arcavacata, si respirano atmosfere familiari. Tanto da alimentare pettegolezzi, lettere e intrighi. La parentela più rilevante riguarda il precedente rettore Giuseppe Frega. Il figlio Nicola è ricercatore nella medesima facoltà del padre: ingegneria. A lettere, dopo il pensionamento di Franco Crispini, ex preside, sono rimaste le sue due figlie: Ines e Alessandra. Mentre a scienze dell’educazione ci sono i Trebisacce: Giuseppe e i due figli Giovambattista e Nicola, entrambi ricercatori.

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Nepotismo accademico: Università di Bari

Appare come una sorta di capitale del nepotismo accademico. Con intrecci e tribù da primato. A economia dominano i Massari. I fondatori dell’impero sono tre fratelli: Giansiro, Gilberto e Lanfranco, tutti nel dipartimento di economia aziendale. Risultano altri sette familiari, tra figli e nipoti, come Stefania, professore straordinario a Lecce, e Francesco Saverio, ricercatore alla Lum di Casamassima. Per chi avesse perso il conto, il totale dei Massari saliti in cattedra è dieci. Però, potrebbe essere una cifra prudente.
Sempre a economia quattro (con familiare distaccato a Foggia) sono i Dell’Atti, guidati dai fratelli Angelo e Antonio, ordinari di demografia e tecnica bancaria.
Ultimi i Girone, ma non certo per influenza: Giovanni, il capostipite, è l’ex rettore dell’ateneo barese, rimasto in carica 6 anni. Nella facoltà di economia oggi insegnano in cinque: oltre a lui le guide universitarie annoverano sua moglie, Giulia Sallustio, e i figli Gianluca, Raffaella e Francesco.
Il destino accademico ha invece diviso i fratelli Perchinunno: Remigio insegna a economia; Vincenzo a giurisprudenza, ma sua figlia Paola è ricercatrice di statistica. E pure le facoltà umanistiche hanno le loro tribù. Una delle più note è quella dei Canfora. Il filologo Luciano insegna a lettere, così come il figlio Davide. Mentre l’altra figlia, Irene, è associato di diritto agrario comunitario.
Sempre a Bari, nel 2004, è partita l’indagine sui concorsi pilotati in cardiologia, che coivolge una ventina di docenti. Per la prima volta si parla giudiziariamente di mafia accademica. Adesso le inchieste aperte dalla procura sono cinque. Tra cui quella per l’assegnazione di una cattedra di endocrinologia, che sarebbe transitata, grazie a un verbale truccato, da padre in figlio. Ossia da Riccardo a Francesco Giorgino. Entrambi sono indagati, così come il rettore di allora (era il 2000): Giovanni Girone.

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