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Nepotismo accademico: Università della Basilicata

La parentopoli lucana è scoppiata a ottobre. Sono state alcune sigle sindacali ad accusare la casta dell’ateneo. Non ne farebbero parte solo professori, ma pure impiegati amministrativi: almeno in una cinquantina di casi risulterebbero difatti legami di parentela, anche con i docenti. I numeri forniti dai sindacati sono questi: dieci unioni coniugali, 18 i fratelli; poi figli, cognati, conviventi.
Per esempio, nella facoltà di agraria. Francesco e Bruno Basso sono padre e figlio, ma anche ordinario e associato nello stesso dipartimento. Oppure Michele, professore, ed Emilia Langella, ricercatrice nello stesso ambito del padre: scienze delle produzioni animali. Identico dipartimento in cui lavorano Egidio Cosentino e il figlio Carlo, anche lui ricercatore.

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Nepotismo accademico: Università Federico II a Napoli

A Napoli sono stati alcuni studenti a denunciare la parentopoli accademica. Tanto da arrivare a organizzare, lo scorso ottobre, il “Barone day”: contro “i docenti che controllano l’accesso all’insegnamento”. A dicembre poi la Confederazione degli studenti ha presentato un dossier in cui ha raccolto i casi di legami familiari tra i docenti. “Siamo arrivati a 105, ma continuano ad arrivarci segnalazioni” spiega il responsabile dell’associazione, Rosario Pugliese. “E la lista aumenterà. Secondo i nostri calcoli, almeno il 15 per cento dei professori è imparentato”.
A guidare la classifica del nepotismo sarebbe economia: 32 casi di parentele. Gli esempi si sprecano. Docenti di economia aziendale sono Sciarelli padre e figlio: Mauro e Sergio; il primo associato e il secondo ordinario. A questi si aggiungerebbe Roberto Vona: professore di economia e gestione delle imprese, ma pure genero di Mauro. A quota tre ci sono i fratelli Enrico e Lucio Potito, ordinari, e Roberto Maglio, genero di Lucio, che insegna economia aziendale. Nell’omonimo dipartimento, secondo il dossier, lavorano anche Stefano Ecchia e la figlia Bruna, ricercatrice.
Significativi feudi accademici non mancano neppure a medicina. Vedi i Motta: il padre Giovanni era un docente di otorinolaringoiatria. Il figlio Gaetano oggi è ordinario nella stessa disciplina. L’altro erede, Sergio, è docente nel dipartimento di scienze mediche e preventive.
Nel 1988 Gaetano diventa ordinario a 32 anni. Ma con l’aiuto del padre: condannato nel 2001 in via definitiva, assieme ad altri sette cattedratici. Tutti accusati di aver favorito figli propri e degli amici, falsificando le prove.
Un anno fa il parlamentare del Pd Andrea Colasio si è occupato del concorso. In un’interrogazione accusa: restano in servizio 14 dei 16 vincitori della cattedra. Tra questi c’è pure Gaetano Motta, professore ordinario di otorinolaringoiatria già da un ventennio.

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Nepotismo accademico: Università Cattolica di Roma

E al Policlinico Gemelli? Anche nell’ospedale della Cattolica le dinastie non difettano. I cognomi si ripetono. Tante cattedre si tramandano per tradizione. Nulla di illegale, ma il numero di discendenti di luminari entrati nell’ateneo è alto. Luca Proietti, ricercatore, è figlio di Rodolfo. Francesca Cittadini a medicina legale è figlia di Achille. Antonio Gasbarrini, associato nel dipartimento di patologia, è figlio di Giovanni Battista. L’elenco potrebbe continuare. Un altro esempio? Alessandro Arcovito è associato nel dipartimento di fisica: lo stesso in cui lavora il padre Giuseppe.

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Nepotismo accademico: Università Tor Vergata Roma

Pure nella seconda università romana il rettore non dà il buon esempio. Alessandro Finazzi Agrò, ordinario di biochimica, ha in facoltà non solo il figlio Enrico, associato di urologia, ma anche i nipoti di primo grado: Calogero Foti e Gaetano Gigante, entrambi docenti a medicina. Facoltà in cui nemmeno il preside Renato Lauro si è sottratto: professore di medicina interna, ha un figlio che è ordinario nello stesso dipartimento. Sempre a medicina Giorgio Federici è docente di biochimica; il figlio Massimo è associato di medicina interna. Pure Giovanni Leonardis, ex ordinario di anestesiologia, ha lasciato prole in servizio: Carlo e Francesca, tutti e due ricercatori.
Cambiando specialità il risultato non cambia. Prendiamo il caso di otorinolaringoiatria, dove spopolano i Di Girolamo: il padre è Alberto, emerito della disciplina in cui un figlio, Stefano, è professore associato. L’altro ha cambiato ramo: Michele è difatti ricercatore a odontoiatria.

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Nepotismo accademico: La Sapienza di Roma

In tutte le università della capitale le tribù accademiche sono numerose. A partire da quella del rettore della Sapienza, Renato Guarini: tre dei suoi familiari lavorano nell’ateneo. Ancora più numerosa la stirpe del potente prorettore, Luigi Frati, preside della facoltà di medicina e chirurgia. La figlia Paola è docente di medicina legale. L’altro rampollo, Giacomo, è associato nella facoltà paterna. La moglie, Luciana Rita Angeletti, è docente di storia della medicina.
Altra inestinguibile dinastia è quella dei Dolci. Il capostipite è Giovanni: professore di malattie odontostomatologiche, condannato lo scorso settembre a 10 mesi per alcuni concorsi pilotati con l’accusa di falso ideologico. Il figlio Alessandro è associato di odontoiatria a Tor Vergata. L’altro figlio Marco è invece ordinario nella stessa disciplina a Chieti. E anche i due generi di Dolci sono associati.
Altro cognome che gli studenti hanno ben presente è quello degli Scuderi. È andato in pensione Giuseppe, professore emerito della Sapienza e presidente, sempre emerito, dell’Accademia mondiale di oftalmologia. Ma il buon nome viene portato avanti dai figli. Sulle orme del padre, Gianluca è associato in malattie dell’apparato visivo alla II facoltà di medicina. Nicolò, invece, è ordinario di chirurgia plastica.

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Nepotismo accademico: Università di Siena

Piccola, ma con intrecci familiari in forte sviluppo, è farmacia, a Siena. Ci sono i Pessina padre e figlia: Gian Paolo, ordinario di fisiologia, e Federica, ricercatrice nella medesima facoltà. I Botta: Maurizio, docente di chimica farmaceutica e direttore del dipartimento, ha due figli, entrambi hanno vinto un dottorato nella stessa disciplina paterna. È invece in pensione Vittorio Brizzi, ex docente di chimica farmaceutica. Il testimone lo ha lasciato alla figlia Antonella: ricercatrice, pure lei, in chimica farmaceutica.
È però medicina la facoltà in cui si annida il maggior numero di parentele. Da tre generazioni i Bertelli conservano la cattedra di anatomia, oggi in mano al professore Eugenio. Lavorano nello stesso dipartimento di chirurgia generale pure Sergio Mancini, ordinario, e il figlio Stefano, ricercatore.
Materie differenti dividono invece l’ex rettore Piero Tosi, che insegna anatomia patologica, e il figlio Gian Marco, diventato ricercatore di oculistica. Sul concorso è stata aperta un’inchiesta: tra gli altri, è indagato il padre.
Un’altra indagine, ben più drammatica, riguarda invece Carlo Setacci, ordinario di chirurgia vascolare, e il figlio Francesco, ricercatore nella stessa disciplina. A dicembre sono finiti sotto inchiesta per la morte di un fornaio, operato dai due chirurghi per un’occlusione alla carotide.

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Nepotismo accademico: Università di Firenze

Anche il rettore di Firenze, Augusto Marinelli, tiene famiglia. Così come l’ex prorettore, Calogero Surrenti. In entrambi i casi indaga la magistratura. Nel 2002 Nicola Marinelli vince un posto da ricercatore in economia agraria, stessa disciplina del padre. Nel 2004 Silvia Surrenti ottiene un posto da ricercatore a medicina e chirurgia, identica facoltà in cui insegna il genitore. All’epoca nessuno dei due aveva il dottorato di ricerca.
Legati non da rapporti di sangue ma sentimentali risultarono altri due professori finiti in un’inchiesta della procura: la neonatologa Giovanna Bertini e Firmino Rubaltelli, ordinario nell’identica materia. Il professore, secondo l’accusa, avrebbe brigato per far ottenere alla compagna un posto da associata.
Indagini a parte, le parentele accademiche fiorentine sono numerose. Tra le più note, quella del preside di medicina, Gianfranco Gensini, che ha nella sua facoltà la figlia Francesca, ricercatrice.

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Nepotismo accademico: Università di Bologna

Minacce telefoniche e sette proiettili inviati per posta: sarebbe stata questa la vendetta di Alberto Meduri, all’epoca ordinario di oculistica, sul collega Emilio Campos, presidente della commissione che assegnava un posto da associato di oftalmologia. Quel posto, secondo Meduri, doveva andare alla moglie: l’allieva Lucia Scorolli, in passato componente della massoneria. Il pm Enrico Cieri ritiene che Meduri abbia incaricato del lavoro un autotrasportatore torinese e un karateka marchigiano, entrambi finiti agli arresti domiciliari.
Lo stesso magistrato è titolare di un’altra indagine, su presunti concorsi pilotati. Nei prossimi giorni una quarantina di docenti potrebbero essere rinviati a giudizio. L’inchiesta riguarda, fra gli altri, Roberto Corinaldesi, direttore di medicina interna, e il collega Berardino Vaira. Ma soprattutto la potente preside di medicina, Maria Paola Landini. In un’intercettazione, riferendosi a una nomina, Landini parla del rettore, Pier Ugo Calzolari: “Guarda” dice al telefono a una conoscente “sto facendo un’operazione di una pesantezza tremenda. Però non lo deve sapere asssolutamente nessuno perché sto lavorando con il rettore… Ma guarda sono a metà del lavoro. Ho fatto più del lecito… Ho fatto anche qualcosa di più”.
Su Calzolari però non c’è nulla di penalmente rilevante. Il rettore è stato invece tacciato di nepotismo in un’interrogazione parlamentare firmata da Enzo Raisi, di An, e Fabio Garagnani, di Forza Italia. Questo, secondo i parlamentari, l’albero genealogico accademico del rettore di Bologna: il figlio Giacomo, 38 anni, è professore straordinario di economia; la nuora, Francesca Barigozzi, è associato nella stessa facoltà; la cognata Luisa Brunori insegna invece a psicologia. Calzolari ha chiesto un risarcimento di 8 milioni di euro ai due parlamentari: per il danno di immagine che avrebbero causato alla facoltà.

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